13 luglio 2015

Recensione, SEI TU IL MIO PER SEMPRE di Katy Evans

Per spezzare un po' - ultimamente sto leggendo molti gialli e thriller - oggi parliamo di un bel romance! Be'... definirlo bello è proprio un azzardo, perché mie care lettrici Sei Tu il Mio Per Sempre di Katy Evans è stata la delusione più grande che mi sia capitata negli ultimi anni. Non mi capacito del suo successo. Non capisco le 5 stelle su Amazon, Goodreads, Anobii. E stavolta non credo che sia colpa mia, questo libro è semplicemente BRUTTO! Leggete la recensione se volete sapere perché non mi è piaciuto proprio per niente!

Sei Tu il Mio Per Sempre di Katy Evans

| Fabbri, 07/2015 | pag. 316 | € 15,90 | real #1 |

Brooke ha reinventato se stessa dopo la tragedia che le ha cambiato la vita, e ora lavora come fisioterapista. Quando la sua migliore amica la trascina a un combattimento clandestino di pugilato, basta uno sguardo di Remington Tate l'enigmatico vincitore dell'incontro - a sconvolgere ogni sua certezza. Data la sua fama, quando Remington la invita nello spogliatoio Brooke pensa che si tratti solo di una notte di sesso. Invece il dolce viso di Brooke l'ha colpito con la stessa forza di un gancio che ti coglie alla sprovvista. Remy la vuole a ogni costo e, pur di averla accanto, la assume come fisioterapista. Brooke accetta subito, anche se non ha la minima idea di che cosa l'aspetta. Resistere alla bellezza e alla perfezione di quel corpo è impossibile. Resistere alla sensualità di quelle labbra e di quel sorriso sfrontato è totalmente inutile. Brooke non ha altra scelta che abbandonarsi a Remington, a quel piacere devastante che soltanto lui è capace di farle provare e all'amore incondizionato che pretende. Ma cosa succederà quando il lato oscuro di Remy prenderà il sopravvento?
Voto:

RECENSIONE V.M. 18
E questo sarebbe il romanzo che aspettavo di leggere da oltre un anno? Questa accozzaglia di tutto e di niente, in cui un pugile strafigo e una giovane fisioterapista libidinosa comunicano per metà libro attraverso erezioni e bollori che si diffondono nelle principali zone erogene? Davvero... non ho parole...
Ma prima di addentrarmi nei complessi (?) e articolati (?) schemi di questa storia devo dire una cosa. Mamma, non leggere questo libro. Tu che sei fisioterapista potresti pensare di non aver capito niente dalla vita. Perché? Te lo spiego subito.
- Se vuoi essere professionale non devi indossare un camice bianco, ma un completino stretto e sexy che ti agevoli i movimenti (tipo l'apertura di coscia, tanto per fare un esempio).
- Se vuoi fare un buon massaggio alla schiena devi salire sopra al tuo paziente per essere sicura di non tralasciare la manipolazione di nemmeno un muscolo. I soldi che hai speso per un lettino professionale? Buttati.
- Creme e oli per far scivolare meglio le mani sulla pelle sono inutili (altri soldi finiti giù per lo scarico). Il sudore è il balsamo più naturale e migliore del mondo. Ricordatelo in futuro, d'altronde il BIO sta pompando di brutto!
- Le chiacchiere tra medico e paziente in cui si parla del più e del meno sono a dir poco superflue. Mamma, ci vuole la musica! Ma non una musica soft e rilassante, bensì una musica nel cui testo ci siano parole come toccami, eccitami, leccami, prendimi. Chiaro?
- Il tutto deve ovviamente essere messo in atto dalla primissima seduta. Aspettare non ha senso.

Detto questo devo anche parlarvi di Remington e Brooke? Sinceramente ne ho davvero pochissima voglia, ma farò uno sforzo. Tralascio i commenti sui nomi dei due protagonisti, e passo a quella che fatico a definire "storia".
Sei Tu il Mio Per Sempre inizia con una scena in perfetto stile Beautiful Disaster 1) perché anche in questo caso assistiamo a un incontro di pugilato 2) perché è davvero un disastro di scena.
Immaginatevi lui. Remington Tate detto Riptide . Fossette assassine. Un sorriso da ragazzino su un corpo da macho. Si muove sul ring con agilità felina, mentre uno stuolo di donne in estasi e con la bava alla bocca grida il suo nome. Tra loro c'è la nostra protagonista, una semplice ragazza che fino al giorno prima poteva definirsi normale, ma che davanti a quello spettacolo riesce a pensare solo a una cosa: "Sono eccitata. Mi ribolle il sangue. Lo avverto nel mio sesso, e sembra che lui se ne sia accorto. Cosa che detesto. [...] Il mio sesso reagisce ogni volta che Remington attacca."
Brooke poverina è così. Come la sua omonima che in Beautiful tiene botta nonostante le ragnatele, e non c'è verso di calmarla, per tutto il tempo in cui Remy è nel raggio di un chilometro sente la pelle ardere come se fosse cosparsa di benzina. Lo ammetto, più volte ho sperato che qualcuno le passasse vicino con un cerino acceso, ma niente...
Poi l'eccitazione evolve e inizia a coinvolgere anche altri sensi. Gente, voi non ci crederete, ma Remy e Brooke non si sono praticamente parlati e lei sente il suo istinto materno risvegliarsi. Adesso l'autrice mi deve spiegare cosa c'entrano sesso e maternità? Ok, come si fanno i bambini lo so, ma vuoi un figlio da un uomo di cui non sai un tubo? Alt! Brooke è intelligente (cosa credevate?) così va in internet e scopre che negli articoli su Remington compaiono parole tipo "pessimo elemento", "ubriaco", "rissa in un bar", "prostitute". Ecco, adesso sa chi è, quindi quando accetterà la sua grossa caramella non sarà da uno sconosciuto. Vedete che non è una sprovveduta?
Il problema (serio) di questo libro è che le donne sono alla mera stregua di povere decerebrate, puttanelle felici di esserlo perché se a sbatterle è un tipo come Remy, allora chi se ne frega della dignità, del femminismo e dei valori. Tutte a 90° in allegria! Yeeee!!!
E Brooke non è da meno, perché quando immagina Remy che si trastulla con un paio di zoccolette da due soldi, non pensa "che porco", ma "vorrei essere al loro posto". Giuro, che la mia cagna quando è in calore ha più contegno.
A un certo punto il romanzo tenta di cambiare registro, ma invece di migliorare peggiora ulteriormente. Dopo pagine e pagine in cui Brooke ha pensato solo ed esclusivamente "io ti scoperò" arriva la fase tanto attesa (?) del "io ti salverò". Una specie di Candy Candy baldracca la nostra protagonista, perché non solo soddisferà ogni piacere del beneamato dolce Remi piccolo come sei, ma capirà l'origine dei suoi problemi e l'aiuterà a gestirli...
Devo dirlo, a me queste autrici fanno davvero incazzare. Ma proprio tanto. Lasciamo l'amore alle coppiette e la salute ai dottori. Non scriviamo minchiate facendo credere che basta una buona scopata per guarire, e non aggiungo altro per evitare spoiler, ma se la Evans crede di aver avuto un colpo di genio è meglio che vada a farsi curare anche lei.
Ho trovato questo libro quasi squallido, e mi dispiace dover usare un termine così forte, ma sinceramente non me ne viene in mente uno più appropriato.
Potrei leggere il seguito solo se Brooke venisse radiata dall'albo dei fisioterapisti e Remy diventasse impotente, ma sicuramente vivranno felici e contenti zompando come ricci. Che pena mi fanno.

Serie REAL
1. Real - Sei tu il mio per sempre
2. Real - Mine
3. Real - Remy
4. Real - Rogue
5. Real - Ripped
6. Real - in attesa di essere pubblicato


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11 luglio 2015

Recensione, L'UOMO NEL QUADRO di Susan Hill

A grande richiesta (due persone xD) pubblico la recensione de L'Uomo nel Quadro di Susan Hill che se non erro è stata proprio la seconda lettura vacanziera dopo L'Invito di Ruth Ware.
Per fortuna in questi due giorni il caldo torrido ha lasciato spazio a temperature più miti che mi hanno permesso di stare al computer, ma si prevede una nuova ondata di afa, quindi se sparisco dal web significa semplicemente che mi sono liquefatta. Il tempo di tornare a uno stato solido e ricomparirò. Intanto preparo qualche post... non si sa mai ^_^
Buon sabato!

L'UOMO NEL QUADRO di Susan Hill 

| Polillo, 2008 | pag. 130 | € 15,00 |
In una fredda giornata di gennaio Oliver si reca da Londra a Cambridge per far visita a un suo vecchio professore d'università, Theo Parmitter. Il programma è d'incontrarlo nel tardo pomeriggio, cenare insieme e poi fare quattro chiacchiere davanti al camino con in mano un buon bicchiere di whisky. Il giorno successivo Oliver avrebbe visto un altro paio di persone, dopodiché sarebbe ritornato a Londra. La cena era stata deliziosa e ora, nel confortevole studio del professore, i due stavano chiacchierando. "Ti andrebbe di ascoltare una strana storia?", propone a un certo punto Theo. E la storia è davvero strana. C'è un quadro, un dipinto a olio appeso al muro della stanza, che mostra una folla di uomini e donne, a Venezia, durante il carnevale. Alcuni sono in maschera, altri no; davanti a loro si apre il Canal Grande. E' un quadro della metà del 1800 acquistato da Theo a un'asta, un quadro che qualcuno, arrivato colpevolmente in ritardo, ha cercato disperatamente di riacquistare, senza risultato, dal professore. Da allora il dipinto si trova lì, in quello studio, non è mai stato spostato. Non è di straordinaria bellezza, eppure ha una forza che impedisce a chiunque di distogliere lo sguardo dai personaggi dipinti. Da uno, in particolare; c'è un uomo, infatti, tra quella folla lungo il Canal Grande, che cambia sembianze. E non è una leggenda: è la verità.
Voto:

Se il capolavoro universalmente riconosciuto di Susan Hill - La Donna in Nero - non ha stravolto la mia carriera di lettrice, ho pensato bene di ritentare con un suo romanzo breve e mi sono buttata, fiduciosa e piena di speranze, su L'Uomo nel Quadro
La migliore dote di questa autrice è sicuramente quella di riuscire a calare le sue storie in scenari decisamente suggestivi. Grazie a una penna cupa e trascinante, la Hill trasforma Venezia in un luogo decadente e maleodorante, in cui la cupidigia e la malvagità trovano terreno fertile; il romanticismo tipico della Serenissima lascia spazio alla depravazione e i panorami mozzafiato diventano ipnotiche vedute in grado di catturare e annientare mente e corpo.
Tutto inizia con il racconto di Theo Parmitther il quale, durante una fredda sera invernale, si lascia andare ai ricordi e rivela a Oliver, un suo "vecchio" studente di Cambridge, le stranezze che ruotano intorno a un quadro acquistato all'asta.
Il dipinto, risalente al 1800, è apparentemente bellissimo: Il Canal Grande è impresso sulla tela in un gioco perfetto di luci e ombre, mentre un gruppo festoso di persone in maschera riempono le vie e le imbarcazioni. Ma non tutti sembrano divertirsi. C'è un uomo che fissa lo spettatore con timore e angoscia ed è difficile restare indifferenti di fronte a una paura quasi ipnotica.  
Nel corso della lettura la narrazione passa di voce e in voce, come se il mistero del quadro e quello che comporta possederlo, fosse uno scomodo fardello di cui si sente il bisogno di liberarsi, ma purtroppo quella che dovrebbe essere una ghost story non ha tutti gli elementi per definirsi tale. Soprattutto la maledizione del dipinto non ha radici abbastanza profonde e la Hill per qualche misterioso motivo, decide di non fornire troppe spiegazioni... diciamo pure nessuna.
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6 luglio 2015

Recensione, L'INVITO di Ruth Ware

Buon caldissimo e afosissimo pomeriggio! Gente, ma che è successo? Qui sui colli bolognesi non si respira °_______°
Durante le ferie avevo già abbozzato la recensione su Word, ma anche fare copia e incolla mi è costato uno sforzo immane!
Comunque... la recensione! Oggi parliamo del libro che avevo in lettura il giorno in cui sono partita e che - come previsto - non si è rivelato niente di che. Poi dipende sempre da cosa si cerca, ma L'Invito di Ruth Ware faccio fatica a identificarlo come un thriller mozzafiato. Al massimo posso classificarlo come lettura da ombrellone.

L'INVITO di Ruth Ware



| Corbaccio, 2015 | pag. 348 | € 16,90 |
Dieci anni cambiano una persona. A dieci anni dalla fine del liceo Leonora Shaw, Nora, ne ha fatta di strada: è diventata una scrittrice, la sua vita è scandita dal lavoro alla scrivania nel suo monolocale dell'East End londinese, dalle tazze di caffè e dalle corse nel parco. Della vecchia Leonora non resta più nulla, nemmeno il nomignolo di allora, Lée. Tutti possono avere mille buoni motivi per non frequentare gli amici di un tempo, per troncare con il passato, per incominciare una nuova vita. E Nora ha un ottimo motivo. Eppure, quando riceve l'invito all'addio al nubilato della sua ex amica del cuore, si fa strada in lei un assurdo senso di colpa unito a un assurdo sentimento di riconoscenza verso Clare per essersi fatta viva dopo dieci anni. Sebbene con riluttanza, accetta di trascorrere un weekend in una villa nei boschi del Northumberland insieme ai vecchi amici, e di colpo si trova catapultata indietro nel tempo di dieci anni, in quel passato che ha meticolosamente cercato di cancellare. E capisce di aver commesso un errore. Il peggior errore della sua vita...
Voto:

L'Invito di Ruth Ware viene definito "un thriller psicologico che aggancia il lettore fin dalla prima pagina e lo conduce nei recessi della psiche umana", ed è il romanzo d'esordio di una trentottenne che è stata cameriera, insegnate di inglese e addetta all'ufficio stampa della Vintage Pubblishing. Adesso a quanto pare è un'autrice a tutti gli effetti, visto che anche Wulf Dorn ne ha tessuto le lodi.
Ovviamente non sono d'accordo praticamente su tutto.
Di psicologico c'è poco, il lettore si ritrova a sbadigliare dopo venti pagine ed è tutto così prevedibile e all'acqua di rose che mi sono chiesta il perché di tanto successo.
Come trama e intreccio L'Invito mi ha ricordato i romantic suspense che leggevo svariati anni fa nella collana Harlequin Mira, si "salva" solo perché la componente rosa non è preponderante, ma se devo dirla tutta a me quella collana piaceva parecchio, non ti dava false speranze, ma manteneva quello che prometteva, mentre in questo caso non posso dire la stessa cosa.
Ho sentito aria di fregatura nel momento stesso in cui ho conosciuto Nora, la protagonista, una giovane scrittrice di thriller che da dieci anni ha tagliato i ponti con la sua vecchia vita per puro istinto di autoconservazione. Quando però Claire, l'amica con cui ha condiviso gran parte dell'adolescenza, la invita al suo addio al nubilato, lei accetta di rituffarsi in quel passato che le ha causato i dolori più grandi.
Non sa perché, ma sente che non può tirarsi indietro. Nonostante non voglia andarci, nonostante una miriade di strane sensazioni le affollino la mente, lei parte per passare un week end con gente di cui non sa praticamente nulla, perché al contrario di quello che dice la trama sul risvolto - cito: Sebbene con riluttanza, accetta di trascorrere un weekend in una villa nei boschi del Northumberland insieme ai vecchi amici [...] - delle sei persone invitate lei ne conosce solo due.
Un incipt che manca un po' di credibilità, ma che è servito alla Ware per ricreare un'atmosfera in perfetto (si fa per dire) stile Dieci Piccoli Indiani e rinchiudere in una grande e suggestiva casa di vetro Nora e gli altri personaggi. Personaggi decisamente sottotono, privi di spessore, legati tra loro da vecchi e taciti rancori che non mancheranno di venire a galla secondo un copione letto e riletto.
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5 luglio 2015

Weekly Recap #128

Weekly Recap nasce dalla voglia di non parlare solo delle mie new entry libresche, ma anche di altre piccole curiosità settimanali. Libri che ho adocchiato, un estratto che mi ha particolarmente colpito, un film che ho visto, e così via. Un po' come fanno alcuni blog con la rubrica Clock Rewinders on a Book Binge [X - X]. Ma tutto senza regole. Un po' alla cavolo insomma. Sostituisce In My Mailbox.

Buon pomeriggio e buona domenica a tutti! Oddio non mi sembra vero di essere tornata e sinceramente non so con quali forze e con quale faccia andrò in ufficio domani. Direi questa comunque: 


Venendo a noi non voglio dire nulla sui libri che ho letto, perché nei prossimi giorni pubblicherò le recensioni, ma sono stati tutti delle mezze delusioni o niente di eccezionale. Come si dice "fortunata in vacanza, sfortunata nelle letture". Sarebbe l'evoluzione di "fortunata al gioco, sfortunata in amore" e... ok, sto delirando più del solito, comunque se vi interessa consiglio a tutti la Francia e la Spagna dei Pirenei Atlantici, tutta la zona dei paesi baschi è una vera gioia per gli occhi, un meraviglioso spettacolo della natura.

Vedere per credere




 *fine dello spot touring club*

Vi starete chiedendo cosa ci faccio qui se non voglio parlarvi dei libri letti. Be', ho alcune new entry, la mia cassetta delle lettere non ha smesso di lavorare -brava lei - e come al solito mi piace condividere con voi di tutto e di più, sperando di esservi d'ispirazione o di ricevere i sempre utilissimi consigli che mi date ^^


La Ragazza del Treno di Paula Hawkins è stata una sorpresa del tutto inaspettata, avevo capito dall'ufficio stampa che le copie staffetta erano poche e che si erano subito esaurite per il gran parlare che ha fatto questo libro, quindi non immaginavo di certo di trovarlo al mio ritorno dalle ferie.
Invece La Ragazza Che Guardava il Cielo di Alberto Reggiori è un regalo di mia cognata che sta traslocando e piuttosto che buttare dei libri li prendo io. Mi pare giusto no? Peccato solo che legga prevalentemente in francese e che non mi possa accalappiare troppo xD Ah, ma guardate cos'aveva sul comodino quando sono andata a trovarla :)


La versione francese de L'Amore Bugiardo ^^

L'ultimo a destra - Il Creasogni - è un gentilissimo omaggio dell'autore Simone Toscano che tra l'altro mi ha fatto una dedica azzeccatissima. Adoro questi dettagli capaci di rendere un romanzo ancora più unico e personale.


Bene, per oggi è tutto. Ho il frigo vuoto e la spesa mi attende... O_O

A prestissimo! ^_^

18 giugno 2015

Weekly Recap #127

Weekly Recap nasce dalla voglia di non parlare solo delle mie new entry libresche, ma anche di altre piccole curiosità settimanali. Libri che ho adocchiato, un estratto che mi ha particolarmente colpito, un film che ho visto, e così via. Un po' come fanno alcuni blog con la rubrica Clock Rewinders on a Book Binge [X - X]. Ma tutto senza regole. Un po' alla cavolo insomma. Sostituisce In My Mailbox.

Buongiorno a tutti popolo di lettori, questo è il mio ultimo post pre-vacanze, per due settimane non dovrete sopportare i miei deliri, ma preparatevi perché al mio ritorno vi inonderò di recensioni, spero tutte positive, perché di leggere ciofeche non ne ho proprio voglia.
E a proposito di ciofeche vi sconsiglio subito un libro (forse due... dipende dall'uso che volete farne)

 

Un Amore Oltre le Stelle non sono nemmeno riuscita a finirlo e mi dispiace perché chi l'ha letto in inglese l'ha trovato carino, ma non posso sempre dare la colpa alle traduzioni. Secondo me è bruttino e basta. Anche la scrittura in terza persona che in generale mi piace molto, mi è sembrata forzata e impersonale. Insomma, investite questi 9 euro in altro...
Invece vi consiglio Grey. In previsione della sua uscita (3 Luglio) stampatevi la copertina, appendetela al muro e usatela come bersaglio per le freccette. Se colpite la sclera 5 punti, l'iride 8, la pupilla 10! Buon divertimento ^_^

New Entry


Solo tre, ultimamente sono proprio bravina. Non Buttiamoci Giù lo stavano buttando nella spazzatura e subito me lo sono accaparrata anche perché, mi vergogno a dirlo, io di Hornby non ho mai letto nulla. E poi ho accettato di leggere l'ultimo romanzo di Francesco d'Isa che mi ha spedito Ultimo Piano (o porno totale). Al ritorno dalle ferie saprete cosa ne penso, intanto sono rimasta colpita dall'edizione Imprimatur davvero curatissima, soprattutto per quanto riguarda la carta dal momento che le piccole case editrici spesso usano quella bianca sparaflashante che ti acceca mentre leggi.
E poi il colpo di fulmine di questo mese: Il Ragazzo in Soffitta di Pupi Avati che ho recensito qui. Non perdetevelo, capito?

Cosa mi sono vista

 

Dopo essermi vista - ogni lunedì - tutti i film della serie Una Notte da Leoni, ho attaccato con Harry Potter. Con la messa in onda sono partiti dal quinto film, L'Ordine della Fenice, ma sinceramente i miei preferiti sono proprio i primi quattro. Non so, dopo le cose mi sembrano tirate per le lunghe, quello che funziona su carta sul grande schermo mi ha coinvolto molto meno. Comunque si vedono, per carità, ma i romanzi sono un'altra cosa.

Ho visto anche the Strangers, (solo per Scott Speedman che mi fa sangue) ma è davvero bruttino come film. Forse voleva fare il verso ad Arancia Meccanica, ma la prima parte è noiosissima e poi quando è scattata la viuuuulenza ero già mezza addormentata e non mi sono resa conto che tutto quel rosso non era il sugo con le polpette della suocera, ma sangue.

Cosa mi Porto in Vacanza

Purtroppo mi sono dovuta limitare, anche se è questioni di punti di vista...
Gli unici cartacei che ho nascosto infilato in valigia sono Tempo di Spettri di Perutz, Ultimo Piano (o porno totale) di Francesco d'Isa, Fiore di Neve e il Ventaglio Segreto di Lisa See, Caldo Come il Fuoco di Jennifer Armentrout, L'azzurro del Cielo non Ricorda della Richell e quel mattone de La Verità sul Caso Harry Quebert di Dicker (difficilissimo da occultare... °_°), Innamorarsi istruzioni per l'uso di Cecilia Ahern, L'Uomo nel Quadro di Susan Hill e Il Bambino Ombra di Vallgren.

  
  
  
  
Lo so, sembra che debba stare via due mesi, ma se non ho dei libri con me mi sento come un asmatico senza l'ossigeno. E si sa... la salute prima di tutto! 8) 

In Lettura

Cosa dicevo sopra? Che spero di tornare dalle ferie con tante recensioni positive? Mhhh... sì, speriamo che vada proprio così, ma ho qualche dubbio.
Ho in lettura L'Invito di Ruth Ware e boh, sento aria di fregatura. Personaggi abbozzati, frasi d'effetto che effetto non fanno e ci sono anche delle banalità che a mio avviso si potevano evitare. Lo stile? Niente di nuovo all'orizzonte. Scorrevole, ma è di quelli che non lasciano il segno. Qui il segno può lasciarlo solo la storia, quindi incrocio le dita anche perché sono solo all'inizio. 

A prestissimo!!!

16 giugno 2015

Recensione, IL RAGAZZO IN SOFFITTA di Pupi Avati

Forse dal mio periodo "nero" non sono del tutto uscita... forse devo attraversare tutta una serie di sfumature di grigio prima di dichiararmi ufficialmente "fuori". Oddio... spero di no...
La colpa però non è mia, ma di questo libro mi ha trovata quasi contro la mia volontà. L'ho iniziato e non sono più riuscita a staccarmi più dalle pagine. Non sto neanche a dirvi che ve lo consiglio, tanto l'avete già capito, vero? Pupi Avati racconta una storia difficile e toccante, con maestria, classicismo e talento. Mi serviva un romanzo così!

Il Ragazzo in Soffitta di Pupi Avati

| Guanda Editore, 03/2015 | pag. 248 | € 16,00 | 
Berardo Rossi detto Dedo è popolare e brillante, è negato per il latino e tifa Milan anche se vive a Bologna. Giulio Bigi è timido e sovrappeso, legge "l'Eneide" come fosse "Tuttosport" e indossa orrende cravatte. Due quindicenni che sembrano appartenere a pianeti diversi, se non fosse che ora abitano nello stesso palazzo e frequentano la stessa classe... E che nella famiglia di Giulio c'è un segreto che coinvolgerà, suo malgrado, anche Dedo. Giulio, infatti, non ha mai visto suo padre, chiuso in ospedale fin da prima che lui nascesse. Ora quello sconosciuto sta per tornare a casa. Ma non è la persona che lui si aspetta. Mentre dagli armadi del passato emerge una favola nera di ambizione musicale e passione non corrisposta, Dedo si rende conto che il "ciccione del piano di sopra" è diventato un amico, che quell'amico è in pericolo, e che è il momento di fare delle scelte: ora sono loro due contro tutti. Da una Trieste intrisa di nostalgia a una luminosa e cinica Bologna, Pupi Avati mette in scena nel suo primo romanzo un intenso intreccio psicologico e una vicenda ricca di suspense: la storia di un'amicizia adolescenziale, di un lungo amore, di una nera vendetta. E crea con Dedo e Giulio due protagonisti di estrema autenticità: due ragazzi costretti a diventare grandi affrontando le sconfitte dei loro padri.
Voto:

A settantasei anni Pupi Avati - regista, sceneggiatore e produttore cinematografico - debutta come autore e con il suo romanzo d'esordio, Il Ragazzo in Soffitta, rivisita la figura dell'orco regalandoci un noir suggestivo tra le cui pagine si cela gran parte della sua arte.

Attraverso due storie raccontate parallelamente, ma temporalmente sfasate, siamo spettatori dell'amicizia che nasce tra Dedo e Giulio, in una Bologna contemporanea, ma allo stesso tempo nostalgica vista dall'alto dei suoi incantevoli tetti e osserviamo la vita di Samuele, un ragazzino cresciuto spiando la morte e con una madre solita a dargli lezioni di autostima mentre lo tiene stretto sotto le coperte.
Samuele non è un bambino speciale, non ha particolari talenti ed è fisicamente sproporzionato con quelle sue gambe troppo corte che sono spesso oggetto di scherno. Ma lui sa incassare i colpi come solo chi non ha avuto niente dalla vita è in grado di fare e col tempo si convincerà che la sua diversità altro non è che un punto di forza. Si renderà anche conto che l'infelicità e la paura saranno il solo cibo in grado di sfamarlo e poco importa se gli altri gli corrono davanti e afferrano la vita mentre lui non ha ancora allungato la mano, perché dalla sua parte ci sono ragione e consapevolezza. Convinto di avere tutte le risposte in tasca, ossessionato dal desiderio della madre che vuole vederlo diventare un celebre violoncellista e folle d'amore per Ornella, la moglie del suo insegnante di musica da quando aveva undici anni, Samuele impara a vivere di infelicità e rifiuti, nell'attesa di quel riscatto che - ne è certo - un giorno arriverà...

E così, mentre la quotidianità di Dedo e Giulio viene ripresa da lenti fotogrammi che immortalano come la paura e l'orrore possano entrarti in casa dalla porta principale, senza nemmeno dover chiedere permesso, quella di Samuele ci scorre davanti come una pellicola i cui colori si fanno via via sempre più accessi, immagini nitide e sgargianti che immortalano l'alienazione, lo squilibrio, l'orgoglio e l'ignoranza...
Fra le cose che ho vissuto nella mia vita o che vivrò so di sicuro che questa resterà per sempre quella più bestiale, il momento in cui ho davvero visto come la vita ammazzi un ragazzo, come lo abbranchi e cominci a stringere facendogli uscire tutto il bello che aveva, riempendolo di un male che ogni giorno diventa più grande, nelle ossa, nelle budella, nelle vene, nel cuore senza lasciare una parte che non si infetti. E così nei baci che darà ci sarà dentro quel male, e anche nelle pose che farà per la fotografia della scuola, o nel modo che giocherà alla Play ci sarà quel male e persino dentro il cheesburger e nella firma della sua prima carta d'identità. Per sempre ci sarà nella sua vita quel male a renderlo infelice.

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