15 gennaio 2019

Recensione, Minivip & Supervip il mistero del via vai di Bozzetto, Panaccione

Lettori, oggi review di un fumetto che è diventato uno dei miei preferiti di sempre. Amo Minivip. Sapevatelo!

MiniVip & SuperVip, il mistero del via vai

di Bozzetto e Panaccione
| Bao Publishing, 2018 | pag. 288 |

Chi non ha mai sognato di avere un dispositivo con il quale viaggiare nello spazio e nel tempo senza bisogno di alcun mezzo di trasporto? Certo, nessuno immagina che quel marchingegno esista davvero, che si chiami "Via Vai" e che sia stato progettato da una perfida aliena determinata a invadere il nostro pianeta! Ma si sa che tenere un segreto è difficilissimo, ai giorni nostri. Prima o poi, si viene a sapere tutto...

Voto:

Ho guardato più volte la copertina di Minivip & Supervip domandandomi "ma dove li ho già visti questi due?" senza trovare una risposta. Poi grazie a google - l'oracolo del secolo! - mi si è accesa la lampadina! Ma certo! Bruno Bozzetto è il papà del Signor Rossi! Ma certo! Da piccola in tv ho visto il film! Sì, perché Minivip e Supervip sono nati nel 1968 grazie al film d'animazione Vip, Mio Fratello Superuomo e io ne ho un ricordo labile ma preciso: quel film l'ho visto. Sicuramente grazie a mio nonno, sicuramente su una qualche vecchia vhs, forse in TV, ma di sicuro l'ho visto. Youtube me lo conferma. Sono andata a vedermi qualche scena ed è stato come tornare piccola in un attimo. Mamma mia che ricordi. Chiudo gli occhi e sento l'odore della ciambella appena sfornata, della naftalina, delle caramelle Golia. Sento odore di nonni.
Vabbe', digressione a parte, torniamo a noi che non voglio tediarvi oltre.

Il mondo della nona arte è a mio avviso bellissimo quanto impervio. Capita che ci sguazzi che è una meraviglia o che fatichi proprio a entrarci. È vero che sono un'amante delle storie profonde, quelle che al di là delle apparenze dicono molto altro, quelle che ti deteriorano la psiche e ti fanno girare gli ingranaggi del cervello (Dolci Tenebre è un must per me!), ma a volte anche no. A volte anche meno. A volte c'è bisogno, anzi si sente proprio l'urgenza, di una storia tanto semplice quanto efficace. Il Mistero del Via Vai è un fumetto perfetto. Perfetto per i nostalgici e ancora più perfetto per la nuova generazione a cui un tuffo nel passato può fare solo che bene. Sfido chiunque a sfogliare l'ultima pagina senza sentire l'urgenza di guardare subito il film. E poi va detto che Bozzetto non passa proprio mai di moda. La sua vena ironica a distanza di cinquant'anni è rimasta la stessa, così come la satira pungente alla società e al consumismo, efficace e attuale come non mai. Già nel film Vip, Mio Fratello Superuomo la "cattiva" della situazione voleva conquistare il mondo attraverso la pubblicità massiva che avrebbe inebetito l'intera popolazione, un concetto molto più attuale oggi di allora, diciamocelo.
Anche nel fumetto edito in casa Bao Publishing in una fantastica edizione cartonata non manca un'attenta analisi a come il mondo, negli anni, sia sempre più invivibile. Ogni famiglia possiede almeno cinque macchine, l'aria è irrespirabile, lo stress è all'ordine del giorno e la televisione trasmette più spot che programmi.


La causa di tutto questo malessere è presto rilevata: un terribile mostro alieno - l'orripilante Fertile Sempiterna - ha fornito per secoli i mezzi opportuni perché l'uomo si rovinasse con le sue stesse mani e adesso è pronto per colonizzare la terra grazie alle mila e mila uova che ha covato e che sono pronte per schiudersi. Paura? In teoria tanta, in pratica si ride di più!
Ancora una volta il compito di salvare il Pianeta Terra spetterà a Minivip e Supervip che in modo quasi inconsapevole si troveranno invischiati in un caos dalle proporzioni cosmiche.
Ma come stanno i nostri supereroi?
Supervip è sempre quello figo e forte, ma la sua fidanzata l'ha mollato e non se la passa troppo bene. Minivip invece - quello piccolo e senza poteri -  è felicemente sposato con Nervustrella un personaggio a mio avviso riuscitissimo caratterizzato da un buonismo talmente artefatto che per assurdo non puoi non amarla.
Tra liti familiari, malintesi, depistaggi, rapimenti e chi più ne ha più ne metta, si snoda una storia avvincente e divertente che strizza l'occhio alla fantascienza classica e omaggia i vecchi film degli anni settanta.
Ovvio, gli stereotipi si sprecano, ma vengono anche dissacrati, esagerati, rimaneggiati e poi gente tra queste pagine ci si rilassa e si sorride parecchio, quindi vado subito a inserire Minivip & Supervip nel mio personale bugiardino delle letture terapeutiche. 

Graficamente poi è bellissimo.  Un applauso prima dei titoli di coda va tutto a Grégory Panaccione, il fantastico illustratore che ha dato a quest'opera un nuovo smalto senza snaturarne l'anima vintage.
Il Mistero del Via Vai nasce come sceneggiatura per un nuovo film, ma il sodalizio Bozzetto-Panaccione non fa rimpiangere la mancata uscita della pellicola, anzi; gli acquarelli, le splash page e le singole vignette hanno carattere, sono ricche di dettagli e si completano perfettamente con il testo.

Se volete un fumetto intelligente, ma allo stesso tempo leggero, fidatevi, non fatevelo scappare, perché anche se tra queste pagine si parla di salvaguardia ambientale, consumismo e risparmio energetico, i toni sono sempre giusti, la satira è acuta, ma non invadente e il divertimento - giuro - assolutamente assicurato.


Nota: il fumetto fa parte della collection Métamorphose della casa editrice francese Soleil, una collana di albi illustrati che tratta il tema della trasformazione.
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8 gennaio 2019

Auto Regali di Natale!

Cosa c'è di più gradito di un auto regalo? Direi niente. D'altronde come sbagliare?! Conosciamo i nostri gusti, sappiamo a memoria la nostra wish list, ci vogliamo tanto bene e siccome siamo state anche molto buone è giusto coccolarci un po'. O un po' di più rispetto al solito, vedete voi!
Il mio problema è uno solo. Ho così tanti libri nella lista desideri di Amazon che scegliere è sempre difficilissimo.

Quest'anno, dopo lunghe elucubrazioni, ho deciso di non prendere romanzi (nel 2018 ho saccheggiato i mercatini dell'usato così bene che ad Attila e a tutti gli unni avrei fatto pelo e contropelo), ma solo #libridacomodino.
Esistono i coffee table books, quei libri che puntano più sulle immagini che sui testi, quei libri che appunto fanno la loro porca figurina sul tavolino di un salotto e che si possono sfogliare da soli o in compagnia. A me piacciono le vie di mezzo. Ok il libro illustrato, ma deve anche avere qualcosa di dire. Senza però mandarmi in pappa il cervello. Per me i #libridacomodino devono stare vicino al letto e devono venirmi in soccorso in quelle sere in cui sono troppo stanca per avventurarmi in un romanzo. Allo stesso tempo però devono intrattenermi e soddisfare la mia curiosità.
Ma veniamo al dunque e vediamo su cosa mi sono orientata 8)


Ho preso Che Sfiga! di Micol Beltramini e già il titolo parla da solo. Si tratta di cinquanta biografie brevi di noti personaggi che nonostante la popolarità raggiunta hanno avuto una vita demmerda.
Micol Beltramini racconta il tutto con grande ironia, ci fa sorridere delle disgrazie altrui senza farci sentire in colpa e niente... io voglio diventare la sua amica di merenda, perché l'adoro!

Era da tempo che cercavo un libro che parlasse di come si fanno i libri a livello grafico e siccome non esiste nulla che affronti l'argomento su larga scala (o almeno non credo, nel caso illuminatemi!), mi sono buttata su Fare i Libri, Dieci Anni di Grafica in Casa Editrice in cui la Minimun Fax racconta come ha studiato le copertine e le campagne dei suoi titoli. Il limite di questo testo è abbastanza ovvio, l'autore, Roberto Falcinelli, parla solo della Minimun Fax, ma le logiche editoriali sono estendibili, molti concetti viaggiano su molteplici binari, e a conti fatta sono davvero soddisfatta dell'acquisto!
Il testo si integra perfettamente alla grafica, la carta usata è ottima, i colori vividi, le immagini sono innumerevoli e - cosa non meno importante - con lo sconto di Amazon l'ho pagato poco più di 12 euro. E li vale tutti!

Poi è stata la volta del Libraccio che mi ha regalato (si fa per dire, visto che si fa pagare) due gioie.
Da tempo desideravo uno degli Atlanti della Bompiani, ve li ho anche spammati nei consigli dei regali di Natale (in questo post), perché trattano argomenti insoliti mantenendo però la classica struttura tipica dell'atlante, con tanto di cartina geografica e coordinate. Quello che più bramavo era l'Atlante dei Luoghi Maledetti (ma va?!) e trovarlo a metà prezzo non mi è sembrato vero!
Non l'ho ancora iniziato, ma una cosa la posso dire: se ci fossero state non solo le cartine, ma anche le foto dei luoghi, sarebbe stato assolutamente perfetto. Però la carta usata è stupenda, soprattutto se odiate quella  liscia e lucida che fa tanto "libro di scuola".

Infine una specie di guilty pleasure che onestamente a prezzo pieno non avrei mai preso ma a 10 euro sì. Questa volta sono le immagini naif di Simone Pace a padroneggiare le scene, mentre Orazio Labbate racconta (un po' troppo in sintesi) quaranta dimore misteriose in cui non vorreste mai entrare perché probabilmente non riuscireste più a uscirne. Si va dall'albergo di Shining a quello di Psycho, dal laboratorio del dottor Frankenstein alla loggia nera di Twin Peaks. Ecco... un po' di testo in più non avrebbe guastato, o una qualche curiosità, un aneddoto particolare, perché se conoscete già i luoghi non troverete nulla che già non sapete. Anzi, di sicuro ne sapete più voi. In caso contrario invece avrete la spinta giusta per andare ad approfondire l'argomento.
L'Atlante del Mistero è un #librodacomodino che a prima vista sembra più un #coffeetablebook ma penso che ve lo recensirò, anche perché ho l'abitudine di recensire solo romanzi... e non va mica bene! Quest'anno si recensirà tutto! Anche il bugiardino delle medicine!

* * *


Se anche voi vi siete fatto un autoregalo (o due, o tre, o quattro...)
fatemi sapere cosa che sono curiosa 8)


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4 gennaio 2019

Recensione, POSIZIONE DI TIRO di Jean-Patrick Manchette

Prima recensione dell'anno dell'ultimo romanzo letto nel 2018!

Posizione di Tiro di Jean-Patrick Manchette

| Einaudi, 2014 | pag. 184 |

La vita di Martin Terrier è segnata dalla perfezione. Nessuno sa uccidere meglio di lui. È il più qualificato e il più richiesto dei sicari internazionali. La sua esperienza è di garanzia per qualsiasi committente. Ma proprio quando ha deciso di ritirarsi a vita privata, l'organizzazione spionistica per cui lavora gli impedisce di sottrarsi al proprio destino di assassino a pagamento e gli impone un ultimo incarico particolarmente difficile. La vita e le speranze covate in segreto dietro una cortina di freddezza glaciale si dissolvono in un vortice di sangue e morte. E di delitto in delitto, in un vuoto esistenziale quasi assoluto, Terrier scopre che ogni sua mossa rientra in un piano molto più grande di lui, tramato in oscure stanze del potere.
Voto:

Amo i noir, non faccio che ripeterlo, ma amo quelli sottili, quasi subdoli, capaci di scavare nei lati oscuri dell'animo umano, mi piacciono le psicologie complesse e il male si deve annidare là dove non dovrebbe mai stare, in quei luoghi che dovrebbero farti sentire al sicuro, come casa.
Posizione di Tiro non ha propriamente queste caratteristiche, è un romanzo molto "maschile" che parte da un plot tanto banale quanto efficace, quello del serial killer di professione che dopo dieci anni di "onorato" e ben retribuito servizio decide di ritirarsi dalle scene per andare a riprendersi la sua donna, quella a cui dieci anni prima aveva detto "aspettami, divento ricco e torno". E secondo voi? Lei l'ha aspettato? Manco per niente. E a lui? Preoccupa questa cosa? Manco per niente. Infine, si può aver camminato a braccetto con il Diavolo per poi salutarlo come se niente fosse? Manco per niente.

Onestamente pensavo che il romanzo avrebbe puntato maggiormente sull'etica, sull'onore, sulla morale e che in qualche modo andasse a scalfire la corazza di Martin Terrier, il protagonista, un giovane uomo di nemmeno trent'anni che sembra non avere né un'anima né cuore. Dei suoi pensieri e dei suoi stati d'animo  poco si sa e poco si saprà, non esterna nulla, è una macchina da guerra programmata per uccidere e per prendersi quello che vuole, ma ha anche un suo codice d'onore se così lo vogliamo chiamare, il che ce lo rende un po' più umano.
Durante la lettura non hai idea di dove voglia portarti Manchette, ma sei curioso di scoprirlo, ti fai trasportare dal suo stile schietto, duro, a tratti provocatorio, perché la penna per lui è un'arma e non rinuncia a usarla per denunciare quelli che erano gli Anni Settanta in Francia. Parigi non è l'idillio romantico fotografato da Robert Doisenau, ma un crogiolo di corruzione e degrado.
A detta di molti Posizione di Tiro è il romanzo più riuscito dell'autore, sceneggiatore, traduttore e giornalista  francese (sì, Manchette era tutte queste cose) che forse a sua insaputa ha rivoluzionato un genere gettando una nuova luce sul polar (poliziesco + noir) che è diventato neo-polar proprio in quegli anni.
Con il neo-polar c'è ancora più fame di verità, non esistono sconti e non ci sono inutili spiegoni, se le cose stanno in un determinato modo è così, punto e basta. In Italia un esempio di neopolar è senza dubbio Gomorra, quindi vedete voi, se vagamente avete capito di cosa sto parlando avete i mezzi per comprendere se Posizione di Tiro può fare al caso vostro. Io vi posso dire che se amate gli anti-eroi resi tali dalla società, se siete alla ricerca di storie al fulmicotone e non disprezzate qualche tocco di hard-boiled, allora dovreste darci una possibilità, se invece volete qualcosa di profondo e psicologico, anche no.
Resta comunque un romanzo molto veloce da leggere, personalmente sono contenta di aver sondato anche questo terreno, ok, non avrò scoperto il mio nuovo genere preferito, ma sento di aver ampliato i miei orizzonti di lettrice. E adesso sono curiosa di vedere il film del 2015, the Gunman, con Sean Penn nei panni di Terrier e di leggere il romanzo grafico disegnato da Jaques Tardi edito da Coconino Press. Così, perché mi piace chiudere il cerchio 8)

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2 gennaio 2019

Resoconto del 2018 e Buoni Propositi per il 2019


Ah-ah-ah, già mi viene da ridere, ogni volta che preparo questo post riguardo quello dell'anno precedente (QUI) e prendo atto di una cosa: io e i buoni propositi non siamo fatti per stare insieme.
Nel 2018 infatti ne ho azzardati pochissimi, ovvero:
- leggere gialli e thriller   fatto
- leggere libri per ragazzi  fatto
Ma qui volevo vincere facile (che proposito è citare una cosa che fai solitamente? vabbe' giusto io, giusto per pararmi un po' le chiappe!) infatti appena sono uscita dalla solita e ovvia confort zone ecco cos'è successo.
- riportare in auge rubriche come  Libro VS Film, Trame Riciclate, ma soprattutto Variant Book  ø Non fatto. O fatto male vedete voi. A parte Libro VS film che comunque è una rubrica che mantiene la sua pseudo regolarità,  Trame Riciclate è ferma dal 2014 e di Variant Book ho fatto un post solo.
Secondo voi sono così pazza da volerci riprovare? Ma ceeertooo che sì, è troppo divertente vedere, anno dopo anno, quanto sia scema e inconcludente!
Prima però facciamo un bel resoconto che questo 2018 mi ha regalato tante cose belle.

- Sono una blogger più consapevole. Ogni anno lo sono un pochino di più, ma ultimamente sono stata un po' meno tra le mie quattro mura e ho tastato con mano le gioie e i dolori di questo universo strambo e meraviglioso. Oggi però il mio bicchiere è mezzo pieno, non ho voglia di polemizzare e quindi non starò qui a elencare cosa mi sta sulle palle dei blog, dei social, delle case editrici e di tutta la gente che popola il mondo, anche perché a conti fatti sono molte di più le cose che mi hanno resa felice di quelle che mi hanno fatto alzare gli occhi al cielo.

- Questo è stato il mio anno social, più o meno da settembre ho voluto metterci la faccia e mi sono messa a chiacchierare di libri su Instagram. Ho scoperto una realtà nuova che fondamentalmente non mi aspettavo. Instagram è sempre stato il mio social preferito, ma non c'ero dentro, lo guardavo dall'esterno, senza conoscerne le dinamiche, pubblicavo foto che non c'entravano niente coi libri e poi così, dal nulla, mi si è aperto un mondo. Ho ancora tanto da imparare, sono una pippa su molti fronti, ma mi diverto, dico cose, ma soprattutto ne scopro, ed è bellissimo!

- Facendo un lavoro che purtroppo non c'entra niente coi libri non ho molto tempo per partecipare agli eventi e sfiga vuole che abiti anche fuori città, là sui monti con Annette, però ci sono degli appuntamenti a cui non posso mancare. Anche quest'anno Lucca Comics, Bologna Children's Book Fair,  Mare di Libri e Bologna Nerd sono state tappe imprescindibili che mi hanno reso tanto tanto happy per motivi diversi e che hanno contribuito a rendere stupendo il mio 2018 libroso!

* * *

E basta, tutto qui, insomma un po' la solita minestra, ma nonostante sia una persona che si stanca facilmente delle cose e sia spesso preda di facili entusiasmi destinati a sfumare miseramente nel giro di 24 ore, i libri sono stati, sono e sempre saranno una costante della mia vita. Mi accompagnano qui su internet dal lontano 2004, sono stato il mio panorama preferito dal momento stesso in cui ho sviluppatp una qualche capacità pseudo cognitiva, quindi direi che il nostro è un amore a prova di bomba!

Buoni propositi per quest'anno? Mhhh... vediamo... 1) leggere 2) leggere 3) leggere 4) leggere 5) non diventare povera. 
Scherzi a parte vorrei rimpolpare la mia libreria di libri che non siano necessariamente romanzi, quindi testi da consultazione, albi fotografici, saggi... e poi mi piacerebbe scoprire qualche bella storia di fantascienza e buttarmi su un paio di classici. Tutto qui. Mi sono moderata dai, così forse tra un anno non farò la figura dell'inetta!

E il vostro anno com'è stato?
Buoni propositi ne avete fatti per il 2019?
Ma soprattutto... avete mantenuto quelli del 2018?

24 dicembre 2018

BBB is coming to town – Distopia per Elisabetta di Sissi for Books


È tempo di scambiarci i regali anche tra noi del #BBB, si tratta di un semplice consiglio virtuale, ma è l'ennesima scusa per parlare di libri e per farci spendere soldi, questa è la verità.
Devo dire che è stato abbastanza semplice scegliere, perché Elisabetta la conosco soprattutto grazie al suo profilo instagram (@sissiforbooks) e bene o male l'ho inquadrata al di là del progetto che abbiamo in comune.
Sissi ama i distopici, ma anche i classici, quindi dopo una meditazione durata ben trenta lunghi secondi ecco il libro che ho scelto per lei: Noi di Evgenij Zamjatin.

 
Link Amazon: qui e qui

Penso che si possa tranquillamente affermare che questo romanzo ha fatto da apripista a tutta una serie di libri che vanno da 1984 di Orwell al Racconto dell'Ancella della Atwood; scritto nel 1920, durante il regime di Stalin, in Russia venne pubblicato solo nel 1988, perché da sempre ritenuto un titolo scomodo dal momento che raccontava di uno Stato che "proteggeva" i suoi cittadini attraverso il totale controllo delle loro azioni. Evgenij Zamjatin parla di non-libertà, di depersonalizzazione (nomi e cognomi sono stati aboliti, le persone sono identificate attraverso un codice numerico) di emozioni da reprimere e controllare.
Va detto che Noi non è un romanzo dalla forma semplice, i suoi anni se li porta tutti addosso, ma è quel tipo di testo che non può assolutamente mancare dalla libreria di un lettore esigente, ma anche semplicemente curioso di sapere cosa c'era "prima".

Qui la recensione completa: http://leggiamo.altervista.org/classici_noi.htm

21 dicembre 2018

Recensione, RESTIAMO COSÌ QUANDO VE NE ANDATE di Cristò

Sul Book Bloggers Blabbering cala il sipario di questo spumeggiante 2018 e a chiudere le scene in bellezza ci pensa TerraRossa casa editrice pugliese che ha saputo subito distinguersi grazie ai titoli ricercati e alle grafiche curatissime.

Restiamo Così Quando Ve Ne Andate di Cristò

| TerraRossa, 2017 | pag. 242 |


Francesco, il protagonista di Restiamo Così Quando Ve Ne Andate, lavora in un supermercato grazie alla raccomandazione paterna, odia fare gli straordinari e quando è a casa, nonostante gli infiniti buoni propositi, finisce per passare le ore, se non interi week end, su Internet a cercare la qualunque e a contare i like.
Francesco è la classica persona che la vita la subisce. Chi invece rompe gli schemi e spezza le catene del conformismo è l'autore. Cristò sperimenta, inventa un nuovo tipo di narrazione che si dipana su blocchi temporali differenti - dieci giorni, dieci minuti, dieci mesi, dieci anni - costruisce una trama che non è fine a se stessa e usa un linguaggio non linguaggio per raccontarci, nemmeno troppo tra le righe, una storia davvero terribile, triste, solitaria... addirittura misera. Ma anche ovvia, normale e comune, ahimé,  a molti di noi.
"Voglio cambiare vita, smettere una volta per tutte di lavorare, svegliarmi quando non ho più sonno pensando a cosa voglio fare e non a cosa devo fare. Invece mi sveglio sempre troppo presto e penso solo a quello che devo fare illudendomi che, prima il dovere e poi il piacere, domani o dopodomani, al massimo nel fine settimana, avrò un po’ di tempo per quello che voglio. Ed eccolo qui il fine setti­mana, con il portatile bollente sulle ginocchia, buttato sul divano, una canna di hashish tra le labbra e la televisione accesa su Ultimate Guinness World Records Show."
Nella vita di Francesco c'è Donatello, il migliore e forse troppo scontato amico, Monica la ragazza che chiama solo per il sesso (sì, è un gran bastardo!) e Fatima, la vicina di casa indiana, un sogno erotico degno di Tinto Brass. Ci sono poi le telefonate con la madre, i silenzi con il padre, c'è la musica che vorrebbe suonare e l'hashis che si fuma con regola. Le sue costanti sono divano, portatile, accendino, televisione. In un loop ininterrotto.
Francesco è solo in mezzo alla gente, pensa tanto ma conclude poco e gli unici testimoni del suo passaggio su questa terra sono i muri che spesso irrompono la scena per dire la loro, per mostrarci gli effetti collaterali del nostro pietoso mal di vivere e darci la possibilità di fermarci a riflettere.

Un romanzo molto attuale che attraverso una sorta di William Stoner all'italiana ci parla di un uomo vittima delle regole sociali, prigioniero del sistema, della sua casa e dei suoi stessi sogni.

Sicuramente Restiamo Così Quando Ve Ne Andate è quel tipo di libro che esce dalla mia solita confort zone e onestamente non lo consiglierei a prescindere, però mi è piaciuto, mi ha sorpresa, ha coraggio da vendere, ha quella cinica ironia che mi ha spinto a sfogliare le pagine senza nemmeno accorgermene e non è banale, anzi tutto il contrario. C'è questo dualismo che funziona perfettamente e che vede in contrapposizione una vita come tante e uno stile quasi sperimentale; Cristò ci consegna un romanzo avanguardistico e intelligentissimo.
Ecco, forse l'autore non sarà John Edward Williams, ma è stato capace di strapparmi un amaro sorriso e poi di commuovermi.

Nota: Aprite un libro TerraRossa e guardate nella bandella di sinistra, troverete quello che per la casa editrice è il lettore ideale del romanzo in questione. In questo caso: chi nella vita avrebbe voluto fare altro e forse è ancora in tempo per provarci; chi pensa che la narrativa non sappia fare i conti con la realtà (e con l’irrealtà); chi ama le opere di John Barth, William Burroughs, Guido Morselli; chi non crede che Cristò possa essere il vero nome dell’autore; chi ne ha appena rullato uno.

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Il Book Bloggers Blabbering


13 dicembre 2018

Recensione, Ellie all'improvviso di Lisa Jewell

Lettori belli, bentrovati, oggi recensione, ma questo è anche un super consiglio, perché questo libro potrebbe essere il regalo di Natale perfetto. Perfetto per chi? Per chiunque. Per chi ama i thriller, le storie familiari, i gialli morbosi, i drammi e i misteri. Bello, bello e ancora bello.

Ellie all'Improvviso di Lisa Jewell

| Neri Pozza, 2018 | pag. 300 | 

Laurel Mack ricorda bene com’era la sua vita dieci anni prima, quando aveva tre figli anziché due: un accumulo di faccende da sbrigare, crucci e bollette scadute. Una vita che, con il senno di poi, le appare assolutamente perfetta. Perché una mattina, sua figlia Ellie, la figlia prediletta, quella con cui andava maggiormente d’accordo e di cui era più orgogliosa, era uscita di casa e non era più tornata. Da quel giorno di maggio del 2005 in cui Ellie è svanita nel nulla, non ci sono stati sostanziali sviluppi nelle indagini sulla sua scomparsa. Felpa nera con il cappuccio, jeans sbiaditi e scarpe da ginnastica bianche, Ellie era una qualsiasi adolescente con uno zainetto in spalla quando è stata avvistata l’ultima volta in Stroud Green Road, alle dieci e quarantatré del mattino: da quel momento le sue tracce si sono perse nel nulla, al punto che persino la polizia si è rassegnata e ha liquidato il caso come la fuga da casa di una ragazzina ribelle. Dieci anni dopo, Laurel sta provando a fare i conti con questa incomprensibile verità. Paul, il suo ex marito, ha una nuova compagna e i suoi due figli, Hanna e Jake, sono andati a vivere altrove. Tutti sembrano andare avanti, tutti sembrano essersi fatti una ragione della scomparsa di Ellie, tranne lei. Finché un giorno, in un bar, la sua attenzione viene catturata da un affascinante sconosciuto. Occhi grigi, capelli brizzolati e scarpe eleganti, l’uomo ordina una fetta di torta, prende posto nel tavolo accanto al suo e le rivolge un ammaliante sorriso. Inaspettatamente, Laurel sente qualcosa che si scioglie dentro di lei, un barlume di speranza. Che questo incontro rappresenti una seconda occasione di felicità? Floyd, questo il nome dello sconosciuto, non esita a invitarla a cena e, poco dopo, a presentare a Laurel le sue due figlie, avute da due diverse relazioni. Ma dinnanzi alla più piccola, Poppy, di nove anni, Laurel resta senza fiato: la bambina è infatti il ritratto di Ellie. La stessa fronte spaziosa, le palpebre pesanti, la fossetta sulla guancia sinistra quando sorride. All’improvviso, tutte le domande rimaste senza risposta che hanno tormentato Laurel per anni tornano a galla. Perché guardare quella strana bambina è come guardare sua figlia? Cosa è successo veramente a Ellie? È davvero scappata di casa, oppure c’è una ragione più sinistra per la sua scomparsa? Ma soprattutto, chi è Floyd davvero? Attraverso una prosa serrata, che non perde mai il ritmo, Lisa Jewell consegna al lettore un thriller mozzafiato, dalla suspense travolgente. Una storia dove niente è quello che sembra e tutte le certezze della vita possono infrangersi come uno specchio troppo fragile.
Voto:
 

È proprio vero che una stessa storia, se raccontata da autori diversi, può risultare molto bella o incredibilmente brutta. A fare la differenze in un romanzo non è solo lo stile, ma anche la struttura narrativa, cosa si sceglie di dire, come lo si dice e quando, perché sì, anche i tempi sono fondamentali. Insomma non basta avere una buona idea, tutt'altro, spesso la base può essere anche scontata, basta saperla gestire.
Perché dico questo? Perché l'epilogo di Ellie all'Improvviso potrà essere intuibile quasi subito al lettore più navigato, eppure non è minimamente importante, il totale godimento del romanzo non ne risentirà nel modo più assoluto, molto semplicemente perché l'autrice è brava.
Lisa Jewell insinua il dubbio, lo elabora, lo manipola, ti fa temere delle tue stesse supposizioni e se fondamentalmente sai di aver ragione, allo stesso tempo non vorresti; scoprire che tutti i tuoi incubi non erano frutto di una mente troppo allenata ai thriller e ai gialli, non ti appaga di nulla, anzi. Ti fa un gran male. Perché questo libro non vuole essere solo un mistery, non cerca di dare un volto a un colpevole, ma scava nella quotidianità, in quell'ordinaria e apatica normalità che spesso ci fa sentire al sicuro e che invece di sicuro non ha nulla, fino a dimostrarci che niente è come sembra e che tutto cambia a seconda della prospettiva di chi guarda.
Sono i vari tipi di registro usati, uniti a una narrazione tagliente,  incisiva, ma anche evocativa, che hanno reso la lettura di Ellie all'Improvviso una corsa contro il tempo. Dovevo sapere. Dieci anni da vivere nell'incertezza sono tanti per una madre che ha visto la figlia uscire di casa per andare a scuola e non tornare più e me li sono sentiti tutti addosso: centoventi mesi di silenzio, di speranze, di buio. Poi la verità, dura come la pietra, fredda come le ossa di Ellie. Laurel deve farsene una ragione, deve andare avanti per il bene degli altri suoi due figli e per se stessa, ma non è semplice. L'incontro con Floyd - aria baldanzosa, sguardo languido - sembra ridarle il sorriso, finché non conosce la figlia di lui, Poppy, una bambina di un'ingenuità disarmate, ma allo stesso tempo di una saccenteria fastidiosa, una bambina con una fossetta a sinistra, la fronte spaziosa, le palpebre pesanti, un modo particolare di inclinare la testa come se cercasse di leggere nel pensiero di chi ha di fronte... una bambina così simile alla sua Ellie... certo, una coincidenza. Cos'altro potrebbe essere?
Finché l'armadio dei segreti non si apre. Travolgendo tutti coi loro scheletri.

Che dire... Amato. Tantissimo.
Ellie all'Improvviso è quel genere di romanzo che non solo ti tiene con il fiato sospeso, ma riesce a consumarti, a limare gli angoli già smussati del tuo cuore, a farli sanguinare.
Raramente un thriller mi commuove, di solito sono altre le sensazioni che provo: sgomento, incredulità, sollievo, ma tra queste pagine ho versato lacrime su lacrime, non puoi chiudere il libro e pensare di essere sopravvissuta indenne alla storia di Ellie, perché c'è un pezzettino di lei in ognuno di noi. Siamo stati tutti adolescenti con la testa piena di sogni, il cuore innamorato, una voglia pazza di spiccare il volo verso l'età adulta, di fare cose improbabili come lanciarsi con il paracadute e il bisogno fisico, urgente, di sentire la vita scorrere prepotente nelle vene. Ci siamo sentiti forti e invincibili a quell'età. Senza pensare che in un attimo tutto poteva finire.
Per questo il romanzo di Lisa Jewell non è solo un semplice thriller, ma una storia profonda, ingiusta, dolorosa, cattiva. Terribilmente cattiva. Ma è un "libro" e questo mi consente di definirlo anche terribilmente bello.

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