16 gennaio 2017

Recensione, LA LUCE SUGLI OCEANI di M.L. Stedman

Buonasera cari lettori, oggi si riparla di libri (ma va?!) e in particolare di un romanzo d'esordio che ha riscosso tantissimo successo e che presto vedremo anche al cinema.

La Luce Sugli Oceani di M.L. Stedman

| Garzanti, 2013 | pag. 366 | € 9,90 |
Isabel ama la luce del faro tra gli oceani, che rischiara le notti. E adora le mattine radiose, con l'alba che spunta prima lì che altrove, quasi quel faro fosse il centro del mondo. Per questo ogni giorno scende verso la scogliera e si concede un momento per perdersi con lo sguardo tra il blu, nel punto in cui i due oceani, quello australe e quello indiano, si stendono come un tappeto senza confini. Lì, sull'isola remota e aspra abitata solo da lei e suo marito Tom, il guardiano del faro, Isabel non ha mai avuto paura. Si è abituata ai lunghi silenzi e al rumore assordante del mare. Ma questa mattina un grido sottile come un volo di gabbiani rompe d'improvviso la quiete dell'alba. Quel grido, destinato a cambiare per sempre la loro vita, è il tenue vagito di una bambina, ritrovata a bordo di una barca naufragata sugli scogli, insieme al cadavere di uno sconosciuto. Per Isabel la bambina senza nome è il regalo più grande che l'oceano le abbia mai fatto. È la figlia che ha sempre voluto. E sarà sua. Nessuno lo verrà a sapere, basterà solo infrangere una piccola regola. Basterà che Tom non segnali il naufragio alle autorità, così nessuno verrà mai a cercarla. Decidono di chiamarla Lucy. Ben presto quella creatura vivace e sempre bisognosa d'attenzione diventa la luce della loro vita. Ma ogni luce crea delle ombre. E quell'ombra nasconde un segreto pesante come un macigno, più indomabile di qualunque corrente e tempesta Tom abbia mai dovuto illuminare con la luce del suo faro.
Voto:

 Di questo libro ho sempre sentito parlare tanto e bene, ma solo dopo l'uscita del trailer cinematografico mi sono decisa a iniziarlo. Più che decisa ne ho proprio sentito il bisogno e sono sincera, non tanto per il romanzo in sé, ma perché volevo vedere il prima possibile il film con Michael Fassbender e Alicia Vikander.
Come prima lettura di questo 2017 sono abbastanza soddisfatta, ma *prende un bel respiro* non del tutto. Ok l'ho detto... e be', per una volta, mi dispiace non condividere in pieno tutte le cinque stelle in giro per il web e sugli store.
Spiego brevemente cosa ho amato e cosa invece non mi è piaciuto.
La storia è davvero bella, di quelle che scuotono animi e coscienze, di quelle capaci di portarti in luoghi lontani e indietro nel tempo. 

Sono i primi anni del Novecento quando Tom Sherbourne arriva a Point Partageuse per diventare il guardiano del faro di Janus Rock un'isola distante 160 km dalla costa, situata nell'esatto punto in cui l'oceano indiano e quello australe si incontrano.
Tom è un uomo giovane piegato dagli eventi. La madre è morta, con il padre non ha più rapporti e il fronte occidentale l'ha messo così a stretto contatto con il male nella sua forma più estrema che adesso cerca solo pace. Crede di poterla trovare non solo al faro, ma anche in Isabel, l'esuberante ragazza di Partageuse che ha riportato il sole là dove c'erano solo ombre. Si sposano, vivono lontano da tutti e da tutto in un idillio perpetuo e incontaminato e solo la nascita di un bambino potrebbe renderli più felici. D'altronde Isabel ha così tanta vita che sembra nata per donarla a un altro essere umano. Ma la natura a volte è beffarda e lei, giovane, sana, forte, non riesce mai a portare a termine una gravidanza e quella luce che la faceva brillare poco a poco si spegne. Poi il destino sembra venirle in soccorso. Una barca a remi alla deriva, un uomo morto, una neonata avvolta in una coperta. Isabel sa da subito cosa deve fare. E' un segno. Tutti la credono incinta e quella bambina ha bisogno di lei... Anzi. Lei ha assolutamente bisogno di quella bambina.

In un'intervista l'autrice ha dichiarato che tramite il suo scritto voleva porre l'accento su una questione molto delicata. Di chi sono i figli? Di chi li cresce o di chi li mette al mondo? Ed è qui che io ho fatto fatica, perché la madre della piccola Lucy è viva, non ha abbandonato sua figlia e a distanza di anni la sta ancora cercando disperatamente. Scoprirlo e continuare a tacere ha reso Isabel non più una madre, ma un'egoista.
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Trailer Film


11 gennaio 2017

Recensione, I NOSTRI CUORI CHIMICI di Krystal Sutherland

Buongiorno cari lettori, è tempo di recuperare le letture del 2016 e parto proprio da quella con cui ho chiuso l'anno. Un bel libro, ma se mi conoscete io a Natale divento davvero più buona, e pretendo anche di leggere libri buoni. Non nel senso di belli, ma che mi facciano del bene. Ecco, i Nostri Cuori Chimici mi ha ferita e non ero pronta...

I Nostri Cuori Chimici di Krystal Sutherland

| Rizzoli, 11/2016 | pag. 335 | € 17,00 |

Henry Page ha 17 anni e non si è mai innamorato. Paradossalmente, la colpa è del suo inguaribile romanticismo: Henry è da sempre così aggrappato al sogno del Grande Amore da non aver lasciato spazio alle cotte che da anni elettrizzano le vite dei suoi amici. Non è una scena da film nemmeno il primo incontro con Grace Town: Grace cammina con il bastone, porta vestiti da ragazzo troppo grandi per lei, ha sempre lo sguardo basso. Complice il giornale della scuola, Henry se la ritrova vicina di scrivania, e presto precipita nella rete gravitazionale di Grace, che più conosce, e più diventa un mistero. Grace ha ovviamente qualcosa di spezzato e questo non fa che attirare Henry, convinto di poterle ridonare quel sorriso che fino a pochi mesi prima la accompagnava ovunque. Ma forse il Grande Amore è più amaro di quanto i romantici credano. 

Voto:

"T'amo come si amano certe cose oscure, 
segretamente, tra l'ombra e l'anima."

I Nostri Cuori Chimici racconta due storie.
Quella di un'adolescente stramba e introversa, dall'andatura claudicante e una zazzera di capelli che sembrano tagliati con un paio di cesoie arrugginite. E quella di un ragazzo in cerca dell'amore vero, il cui cuore batte, per ora, solo per la grammatica, con cui ha un'intensa e duratura relazione.
Lei è Grace Town e ha il tipico aspetto dell'eroinomane: occhi infossati, zigomi incavati, sguardo assente. Lui, Henry Isaac Page, è un incrocio tra una Summer Glau in versione maschile e il Piton di Harry Potter, ma con le lentiggini al posto del naso adunco.

Di solito, in questo genere di romanzi, le storie dei due protagonisti sono destinate a fondersi in una sola, possibilmente con risvolti romantici e tormenti esistenziali rigorosamente a lieto fine. Questa volta no invece. Questa volta ognuno si tiene la sua storia, il suo vissuto, i suoi perché e i suoi dolori. Perché non sempre ci si può accollare il passato di un'altra persona. Non sempre si va avanti e si dimentica. La vita è una, le possibilità che ci offre tante, ma perdersi nell'oblio... è poi così terribile come sembra?
È quello che pensa Grace, malinconica, sfuggente, fin troppo presente in una realtà che non sente più sua... e più si comporta in modo contorto e criptico, più Henry si innamora di questo "rebus all'interno di un'enigma". Lui, con zero esperienza, zero relazioni e zero capacità comunicativa (a meno che non scriva quello che prova) vuole salvare Grace Town e trasformare l'esplosione chimica che gli sta devastando il petto in un amore con la A maiuscola. Vuole essere corrisposto, vuole provare quel folle sentimento che ha unito i suoi fortunati genitori per tutta la vita... ma la dura verità è che non si può competere con un morto.
Tra risate, lacrime, giornate trascorse alla redazione del giornale scolastico e serate a dar da mangiare ai pesci (fino ad adottarne uno!), Grace e Henry funzionano, sembrano quasi perfetti l'uno per l'altro, e a volte, complice qualche bevuta di troppo, i freni inibitori cadono, di baci e carezze si sente il bisogno, ma poi la realtà si ripresenta: dura, cattiva, impietosa.

Che dire... a volte i romanzi ti colgono impreparata e ti stupiscono inaspettatamente, questa volta invece non sono riuscita ad abbandonarmi totalmente alla lettura e me ne faccio quasi una colpa, perché I Nostri Cuori Chimici è un libro decisamente intelligente e acuto, e ho l'amara sensazione che in un altro momento avrei potuto amarlo follemente. Mi è piaciuto, sia chiaro, ma ho sentito troppo i richiami a John Green (dal doppio nome della protagonista - Grace Town/Hazel Grace - alle profonde riflessioni sull'oblio) e a Rainbow Rowell (il binomio quotidianità/malinconia la fa da padrone). E poi diciamocelo, il Natale manda in ferie il Grinch che mi possiede undici mesi all'anno, e mi fa tornare la voglia di finali zuccherosi e diabetici... sì, lo so, non sembro più io, divento così buona che quasi me ne vergogno.
Però lo consiglio. Non a tutti, ma lo consiglio. Io intanto resto in attesa, un po' come Henry... voglio un romanzo che da stella diventi supernova. Voglio un'esplosione che non sia destinata a svanire <3

 "La cosa migliore che l'Universo ci ha mai dato
è la sicurezza che verremo tutti dimenticati" 


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Nota: I commenti rilasciati a questo post, saranno visibili anche nella pagina del sito dedicata alla recensione.

6 gennaio 2017

Le Letture Più Deludenti del 2016

Delusione: sentimento di amarezza di chi vede che la realtà non corrisponde alle sue speranze [fonte: Treccani].
In questo post romanzi "schifezza" probabilmente non li vedrete perché quando sento aria di fregatura mollo subito il colpo. Mi sono stancata di perdere tempo con romanzi inutili, scritti coi piedi e revisionati con quella parte del corpo in cui non batte mai il sole.
Però quando ti aspetti tanto da un libro, quando fai il conto alla rovescia nell'attesa che venga pubblicato e poi, una volta terminato di leggerlo, provi un fastidioso senso di insoddisfazione... quanto è brutto?
Ecco, purtroppo anche quest'anno i "meh", "bah", "what?!" e "why?!?!?" non sono mancati, e quale giorno migliore se non quello della Befana per tirare fuori il carbone dalla calza?

 

La mia più grande delusione arriva da Joe Hill, che amo, venero, idolatro... Mi ero così divertita a leggere Horns (sì, lo so, ho un concetto strano di divertimento) e reputo la saga di Locke & Key un vero capolavoro (qui la recensione).
Aspettavo the Fireman come una bambina di cinque anni aspetta il Natale. Volevo darci cinque stelle, minimo quattro e se ne è portate a casa "solo" tre, che ci mancherebbe, è un voto a suo modo dignitoso, ma non è un voto degno del figlio del Re.
Inizia col botto l'uomo del fuoco e poi si spegne lentamente come un cerino esposto a flebili aliti di vento. Questo succede con il primo libro, che in sostanza è di preparazione e non ha grandi motivi di esistere senza la sua dolce metà, mentre nel secondo gli animi si risollevano, l'adrenalina scorre, però non è scattata quella sadica magia che mi fa amare l'horror e il paranormale.
Non mi sono incendiata e avrei tanto voluto che mi capitasse. Poi avrei altro da dire, ma mi tengo i sassolini nella scarpa in vista della recensione.

 

Passiamo al libro più inutile dell'anno: Volevo Solo Averti Accanto di Ronald H. Balson (qui la recensione). Io amo così tanto i romanzi storici che quando me ne capita tra le mani uno che non ha nulla da dire, ma fa finta di essere portavoce di scomode verità, mi incazzo pure. C'è una frase nel libro "Più grande è la bugia, più persone ci cascano". Ecco, io non ci sono cascata. Tiè!

 
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Nel panorama young adult due le delusioni: Forever di Amy Engel (qui la recensione) e Rebel di Alwyn Hamilton (qui la recensione)
Forever è una sottiletta di romanzo, se lo uso come strato per fare le lasagne non se ne accorge nessuno, e ha pure la presunzione di chiamarsi libro essere il primo di una duologia. L'autrice sa che esistono i titoli autoconclusivi? Tra l'altro 1) non succede un fico secco 2) il contesto post apocalittico è descritto zero 3) la protagonista è un'idiota 4) il protagonista è un fesso 5) finisce pure con un cliffhanger.
Insomma, frustrazione top!
Rebel invece mi ha deluso perché parte bene, poi a un certo punto l'elemento fantasy invade le pagine e io non ci ho capito più una mazza. Sì, ok, questa volta probabilmente è colpa mia che non amo proprio questo genere di storie... mi piace il fantastico ma non il fantasy.

 

Adesso non lanciatemi pomodori e nemmeno oggetti contundenti, ma io non sono riuscita ad apprezzare la serie de L'Allieva della Gazzola. Mi sono fermata al primo libro e forse ho fatto male, da quello che so la serie matura in modo esponenziale, ma non pensavo fosse così tanto "chick" e a me questa fantomatica letteratura per pollastrelle non ha mai fatto impazzire. Dovrebbe essere leggera e divertente, ma io mi annoio e sbadiglio, quindi ciao. Non prometto nemmeno di vedere la seconda stagione della serie TV, visto che non c'è stato un solo episodio della prima serie in cui non mi sia addormentata!

  

Carino, godibile, ma non il WOW che pensavo, La Terra delle Storie di Chris Colfer. Diciamo che ci sono romanzi per ragazzi che infrangono ogni tipo di barriera, in primis quella anagrafica, mentre questo non c'è riuscito. Per quanto abbia adorato ritrovare tra le pagine tutti i personaggi delle mie favole preferite, non è scattato l'amour.

 

Altra trilogia iniziata e interrotta è quella di Ben Winters. Ho letto solo Un Omicidio alla Fine del Mondo, un thriller adrenalinico (in teoria) in cui ci si chiede fino a che punto la giustizia abbia motivo di esistere quando il mondo sta per essere distrutto da un asteroide. Tutte le tematiche affrontabili, da quella sociale a quella psicologica, passando per il giallo che fa da sfondo, non hanno troppa presa sul lettore. Un romanzo scorrevole, scritto bene, ma l'autore non ha saputo addentrarsi sufficientemente nei meandri malati della mente umana. A malincuore mi viene da definirlo "superficiale".

 
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In ambito fumettoso due le delusioni. L'applaudito romanzo di Jiro Taniguchi, La Ragazza Scomparsa, e la famosissima duologia the Umbrella Academy di Gerard Way e Gabriel Ba.
Del mio incontro/scontro con Taniguchi vi ho già parlato in questo post, e come saprete non ho condiviso tanta delicatezza in una storia che doveva essere più esplicita, almeno a mio gusto. Invece the Umbrella Academy si brucia troppo in fretta, due volumi sono pochi, i personaggi troppi, il loro vissuto complicato ma sfuggente. Ahimé, non mi ha lasciato nulla...

 

E per finire col botto nomino Calendar Girl di Audrey Carlan. Allora... non dico niente sullo stile, l'autrice non è nemmeno da buttare nello scarico... ma la storia! La storia!? Che cazzarola di storia è?!?!?! C'è questa tipa stragnocca che per sanare i debiti del padre decide di fare la escort e ammalia tutti gli uomini che le capitano a tiro, uno più bono dell'altro. Assurdo. Lei cambia manzo con estrema facilità, è attratta prima da Tizio e poi da Caio, tiene il coltello dalla parte del manico (decide lei con chi andare a letto, ricordiamocelo!) ma non è che si faccia pregare nemmeno troppo. Eppure ha un solo grande amore... eh... certo... sti ca**i!
In breve dopo Gennaio, Febbraio e Marzo ho pensato che se funziona così... basta, chi me lo fa fare... io cambio lavoro!


E anche per quest'anno è tutto!
Aspetto di sapere le vostre delusioni letterarie ;)


4 gennaio 2017

Le Migliori Letture del 2016


Buongiorno a tutti! E' tempo di bilanci e per fortuna non di bilancia, perché le feste mi hanno davvero messa ko. Ma si può vivere di solo cibo e relax? Sì, gente, si può, e sarebbe la migliore delle vite se uno se la potesse permettere.
Detto questo, perché le mie introduzioni sono sempre molto pregne di significato, passiamo ai libri. 
Ahi, ahi, ma che anno è stato il 2016? Lo definirei l'anno della noia. Detta così suona male, ma ho iniziato e mollato più libri nel 2016 che in tutta la mia vita e non è da me, anzi non era da me. La vecchia Silvia un tempo (nemmeno troppo lontano) finiva un romanzo ad ogni costo, quella attuale non conosce i sensi di colpa e li abbandona con grande nonchalance (e a volte se ne vanta pure xD).
In questo lungo momento di noia mi sono avvicinata più del solito al mondo dei romanzi grafici infatti se l'anno scorso nel listone troneggiavano tre titoli quest'anno ce ne sono ben quattro, e per un pelo non sono diventati cinque. Ah, mi scuso fin da subito ma di due graphic novel non c'è ancora la recensione, ma vi assicuro che hanno entrambi un fascino disarmante. Ve li commento in breve qui sotto e spero di convincervi a leggerli. 
Intanto io inizio il mio 2017 togliendo la polvere a romanzi che ho da troppo tempo in libreria, perché come vi ho detto quest'anno smaltirò i titoli che vegetano in libreria e che rischiano di farla collassare. Siccome tengo solo i libri che amo davvero l'unico modo per fare spazio è sfoltire la to be read. Credo proprio di partire con La Luce Sugli Oceani di M. L. Stedman, che ne dite? Ma intanto vediamo quali sono i libri più belli letti quest'anno.

LE MIGLIORI LETTURE DEL 2016

LE TERRIFICANTI AVVENTURE DI SABRINA #1
di Aguirre-Sacasa, Hack

 
➲ RECENSIONE 
"Le Terrificanti Avventure di Sabrina è un concentrato irresistibile di occultismo, tensione psicologica, sano splatter e sensualità."
Fumetto old-style pieno di omaggi a vecchi film horror, una vera gioia per gli occhi e il cuore dei più nostalgici.


ODIO FAVOLANDIA #1
di Skottie Young

 
"Odio Favolandia è in assoluto il fumetto più liberatorio e terapeutico che mi sia mai capitato di leggere. Se siete stressati, se avete voglia di spaccare la faccia a qualcuno, se vi sentite circondati da ingiustizie e soprusi, leggetelo e starete meglio. Sarà come passare un'ora in palestra a prendere a pugni e calci il sacco da boxe."
Andrebbe venduto in farmacia oltre che in libreria e fumetteria. Questo fumetto, se ancora non l'avete capito, fa bene!



DENTRO SOFFIA IL VENTO
di Francesca Diotallevi

  
Se penso che Dentro Soffia il Vento conta poco più di duecento pagine, mi rendo conto che ha una forza narrativa che in pochi possono vantare, dirompente ed immediata. Non tutti sono in grado di condensare così tante emozioni in uno spazio talmente ridotto. Amicizia, amore, risentimento, rivendicazione. La Guerra. L'ambiente che non fa da sfondo alle vicende, ma che ne è protagonista, una natura incantevole, così potente e distruttiva, capace di vincerti, ma anche di salvarti. E poi quella sottilissima linea che separa il mondo dei vivi da quello dei morti, e gli zingari, coi loro nastri dai colori sgargianti e una saggezza ancestrale a contraddistinguerli.
Il poche pagine c'è tutto questo, perché Francesca è un'artigiana di sentimenti ed emozioni, la sua penna è polvere e ricordi, magia e verità. E mai una volta punta il dito contro, non c'è morale in questo libro, ma solo cuore, passione, commozione.
Una delle recensioni più lunghe del 2016, ma che comunque non rende giustizia al dono speciale di Francesca, artigiana di parole, abilissima nel confezionare storie delicate nella forma, ma potenti nel contenuto. Dentro Soffia il Vento ha il sapore della leggenda, dei ricordi, delle antiche favole, e come tale riesce a scavarsi un piccolo spazio nel tuo cuore.



BELLEZZA
di Hubert (testo) e Kerascoët (disegni)

 

Se Dostoevskij avesse avuto l'opportunità di leggere il romanzo grafico di Kerascoët e Hubert probabilmente non avrebbe mai detto una delle sue storiche frasi: "la bellezza salverà il mondo". Al massimo avrebbe potuto gridare (e pure a gran voce!) l'esatto contrario.
Bellezza è uno dei fumetti più suggestivi che mi sia mai capitato di leggere. Violento, distruttivo, infimo, e caratterizzato da quell'alone favolistico che rende il tutto ancora più incredibile, al limite dell'inverosimile.
Tante volte ho consigliato fumetti anche a quei lettori che solitamente non li leggono, ma mai come questa volta voglio dirvi "datevi questa possibilità". Fatelo con Bellezza.



DOLCI TENEBRE
di F. Vehlmann (testo) e Kerascoët (disegni)

 

Dolci Tenebre è stata la lettura che più mi ha fatto riflettere nel 2016. 
Iniziato e finito in meno di un'ora per giorni me lo sono portata dietro, l'ho sfogliato fino a consumarlo, mi sono stupita di tutti i nuovi particolari che andavo a scoprire e che servivano per ricostruire il puzzle di una storia atroce. 
Male, male, male. Questo libro è il dolore, e fa ancora più male perché apparentemente sembra tutt'altro. Ma d'altronde spesso è così, spesso anche il male indossa delle maschere.



NON ASPETTARE LA NOTTE
di Valentina D'Urbano

  
Mi ero innamorata della penna ruvida e tagliente di Valentina, una penna capace di prenderti a morsi e lacerarti la pelle, una penna che aveva unghie e denti e che adesso non c'è più. Ma solo in parte. Valentina scrive sempre magnificamente, ha solo voluto raccontare una storia diversa da quelle a cui ci aveva abituato. E per una volta invece che ferirci ha preferito curarci.
Non Aspettare la Notte è un bel cerotto che andrà a rattoppare tutti i tagli inferti precedentemente, e quindi va bene così.
Un romanzo sentimentale dovevo inserirlo per forza (ci vuole da repertorio!) e la mia scelta non poteva che cadere sulla bravissima Valentina D'Urbano. Tra tutti i romance iniziati, abbandonati, sfogliati con grandissima noia e quel senso di prevedibilità che mi facevano venire l'orticaria, Non Aspettare la Notte (per quanto "originalità" non sia la parola chiave) mi ha fatto tornare indietro nel tempo, mi ha regalato emozioni e mi ha ricordato che l'amore vero da qualche parte esiste sempre. Quando l'ho finito mi sono sentita più felice.



SETTE MINUTI DOPO LA MEZZANOTTE
di Patrick Ness

 
"Patrick Ness racconta la storia di un tredicenne, imprigiona tra le pagine il suo dramma, la sua rabbia, i suoi incubi peggiori, ma in realtà è agli adulti che parla, perché se un bambino ha il potere di rifugiarsi nella fantasia, loro hanno il dovere di riportarlo alla vita vera. Quella vita che bisogna imparare a mordere e a prendere a calci, ma a cui capita di doversi anche arrendere."
Visionario e struggente romanzo, leggerlo è stato come ingoiare un sasso, ma l'effetto curativo poi ha avuto la meglio. Piangi per liberarti di un peso, e poi ti senti più leggero.



L'AZZURRO DEL CIELO NON RICORDA
di Hanna Richell

  
"L'Azzurro del Cielo non Ricorda è un libro che parla soprattutto di donne. Donne che cercano di correre più veloce del dolore e delle delusioni nel vano tentativo di afferrare l'amore o di curare le ferite del passato. Donne che si donano in modo incondizionato. Donne che bruciano di passione e fremono di rancore."
Parte in sordina questo romanzo. Scorrevole, a suo modo intenso, ma non ti aspetti certo di arrivare dove lui invece ti sta portando. L'ho chiuso con una vorace nel petto e l'amara consapevolezza che ci sono più vinti che vincitori.



MAX
di Sarah Cohen-Scali

 
"Sono il bambino del futuro. Concepito senza amore. Senza Dio. Senza Legge. Senza null'altro che la forza e la rabbia. Morderò, invece di poppare. Urlerò invece di vagire. Odierò, invece di amare. Heil Hitler!"
La potenza di Max è percepibile fin dal primo capitolo in cui ci viene presentato questo piccolo angelo ariano dal cuore di ghiaccio. 
Un romanzo in cui si fondono in maniera magistrale il disarmante incanto di un bambino e il fanatismo esasperato di un popolo che credeva di poter cambiare il mondo. 



CI PROTEGGERÀ LA NEVE
di Ruta Sepetys

 
"Ruta Sepetys, nata in America, di origini lituane, è nota per disseppellire segreti e scomode verità, e per raccontare una guerra priva di ideali e debordante di fanatismo, portatrice infetta di morte e orrore."
Un romanzo denso, delicato e feroce allo stesso tempo, con una protagonista (anche se proprio protagonista non è) tratteggiata in modo stupendo. Il romanzo sale sul podio grazie a Emilia, la ragazza dalla cuffia rosa e dal coraggio di mille guerrieri. La ragazza che non ha smesso di amare e che ha sconfitto la guerra con la forza del suo indomito cuore.



Aspetto di conoscere i vostri best title <3
e a presto con il post delle letture più deludenti del 2016 ;)
(o dovrei fare anche quello di tutte le letture abbandonate?!)

30 dicembre 2016

Cinque buoni propositi per il 2017


Buongiorno a tutti! Il 2017 è ormai alle porte e quest'anno oltre al solito bilancio delle letture voglio anche fare qualche previsione futura. Diciamo che ho dei buoni propositi in mente e forse mettendoli per iscritto forse riuscirò a mantenerli (ho detto forse...).
Questo 2016 è stato un po' difficile. Solitamente so quali saranno i romanzi che mi faranno compagnia; non so i titoli ovviamente, ma la mia indole chiama a gran voce storie thriller da alternare a qualche buon romance. Magari ci casca un bel distopico e perché no, anche un bel romanzo per ragazzi non fa mai male. Quest'anno però tutte le mie certezze hanno vacillato. E' stato l'anno dei gné. L'anno in cui ho iniziato una quantità indecente di libri per poi mollarli senza alcun senso di colpa. L'anno in cui non me ne andava bene una. Sia chiaro, non c'è stato nessun blocco del lettore, come spesso è normale che capiti, sono stata proprio incontentabile io.
Quindi ho pensato che forse, spaziare tra altri lidi potrebbe farmi bene. O per scoprire nuove passioni, o per farmi tornare a braccia aperte tra le vecchie.
Quindi ecco che cosa voglio leggere nel 2017 :)

1. Antologie di racconti. Precisiamo, io ho sempre odiato i racconti, quindi mi sento totalmente idiota a scrivere una cosa del genere, ma credo che in questa categoria potrei aggiungere anche i romanzi brevi. Ne ho già alcuni pronti sul comodino, tipo Novella degli Scacchi di Stefan Zweig e Le Notti Bianche di Dostovskij.

 

2. Saghe familiari. Io che odio le saghe e le famiglie, voglio leggere saghe familiari. No vabbe', sto proprio raschiando il fondo del barile in fatto di coerenza... E' che sento il bisogno di allargare alcuni orizzonti, poi per carità, magari mi addentrerò in territori da cui scapperò a gambe levate, ma voglio provarci. In cima alla mia lista c'è la saga dei Cazalet e a ruota quella dell'Amica Geniale (che ho già completa!)

 

3. Editoria indipendente. Questa non è una novità, ormai il mio amore per l'editoria indipendente l'ho dichiarato più volte. Amo follemente la Marcos y Marcos, ma anche realtà più piccole, come quella del Castoro, de l'Ippocampo, di Casa Sirio. Quindi voglio continuare su questa strada e ampliare i miei orizzonti.

4. Libri "vecchi". La sindrome dell'accumulo è tipica di ogni lettore, ma io sono leggermente arrivata al limite. Non posso comprare libri che voglio leggere disperatamente e poi accantonarli perché ne voglio leggere disperatamente altri diecimila. Mi rendo anche conto che per molti essere un book blogger significa recensire sostanzialmente delle novità, ma io non ho mai aperto il sito con questo scopo. Anzi, se devo dirla tutta l'ho aperto per il motivo contrario: consigliare titoli da molti snobbati, rovistare nell'editoria alla ricerca di piccole chicche. Quindi niente... probabilmente il mio 2017 sarà l'anno dei remainders.

  

5. Fumetti e romanzi grafici. Quest'anno ne ho letti parecchi, forse più del solito, e voglio continuare su questa linea, anche perché ho scovato delle vere perle (vedi Bellezza e Dolci Tenebre). Vorrei addentrarmi nel fumetto seriale e punto Invincible di Kirkman: sarà lui la mia sfida fumettosa del 2017 8)


E i vostri buoni propositi quali sono?

28 dicembre 2016

Recensione, LA RAGAZZA SCOMPARSA di Jiro Taniguchi

Buongiorno lettori, come state? E soprattutto, come avete passato il Natale? Se avete dato un'occhiata qui sotto a destra vi sarete fatti un'idea di come ho passato le feste, ma ve le riassumo io che facciamo prima: mi sono trasformata nell'elfo personale di Babbo Natale <3
Ragazzi, io amo regalare, impacchettare, decorare, e chi più ne ha più ne metta. Adoro follemente questo periodo dell'anno in cui dimentico tutto quello che non c'entra con il Natale. Ma non mi sono dimenticata di voi, e nemmeno del blog, quindi eccomi qua. Però nessun consiglio spassionato, anzi. La recensione di oggi è di quelle "meh", il libro non è male, ma personalmente non mi ha fatto impazzire e sì, ci sono anche un po' rimasta male... mi aspettavo di più.

P.S. Ho letto un romanzo grafico strabiliante in questi giorni... devo solo trovare il modo giusto per parlarvene!

La Ragazza Scomparsa di Jiro Taniguchi

| Coconino Press, 2008 | pag. 336 | € 18,00 |
Shiga fa il guardiano di un rifugio sulle Alpi giapponesi, ma deve abbandonare le sue montagne per addentrarsi nella giungla della metropoli alla ricerca di una giovane scomparsa in uno dei quartieri più malfamati di Tokyo. Taniguchi continua a parlare di uomini in lotta, ma questa volta la natura è quella urbanizzata, e l'uomo combatte non con gli elementi ma con il suo simile. Il noir rivisto da uno dei più grandi e celebrati autori di manga.





Ho rincorso Jiro Taniguchi per anni, senza mai avere l'occasione di comprarlo, perché aspettavo una sorta di chiamata del destino, che in effetti è arrivata: La Ragazza Scomparsa scontato del 50% sul Libraccio. Mi è parsa una combo provvidenziale: 9 euro invece che 18, e l'unico suo romanzo a tinte thriller. Insomma, aveva senso resistere? No.
Ma se per tanto tempo sono stata titubante nell'avvicinarmi a questo mangaka un motivo c'era. Jiro Taniguchi è noto per il suo garbo, la sua delicatezza, non per niente accostato al suo nome c'è spesso l'aggettivo gentiluomo. Dov'è il problema? Be', io amo i bifolchi. 8)
Probabilmente (nonostante pensassi l'esatto contrario), ho letto il romanzo che meno si adatta a me, perché essere edulcorati e soft in un thriller non è cosa buona e giusta. Non a casa mia.
Ovviamente l'autore voleva focalizzarsi non tanto sul giallo in sé (cattivissimo tra l'altro) ma sulla figura di un uomo solitario e pieno di demoni che un giorno, per far fede a un antico patto di amicizia, abbandona le montagne giapponesi per addentrarsi nelle insidie della città.
Shiga è rigoroso, giusto, disciplinato, fa la guida sulle Alpi e gestisce un piccolo rifugio. L'altitudine, l'aria rarefatta e la natura incontaminata sono il suo ossigeno quotidiano, la semplicità di una vita priva di beni materiali lo mantengono in pace. E' subito evidente la netta divisione che ha voluto operare l'autore mettendo gli accenti su cosa è il bene e cosa è il male. La montagna e la città sono due realtà antistanti e inconciliabili, rappresentano la salvezza e la perdizione.

 

Quella di Shiga sarà una discesa agli inferi, la figlia di un amico morto anni prima è scomparsa e lui non può fare finta di niente, non può nemmeno aspettare i tempi della polizia. Deve sapere... e saprà.
Lo aspetta un'indagine sicuramente poco canonica, a suo modo anche ben strutturata, ma si arriva all'epilogo troppo in fretta e anche con troppa facilità.
Sicuramente una vita a pane e thriller hanno fortemente compromesso un reale coinvolgimento, ma quello che più mi è dispiaciuto è che la storia ha un risvolto davvero drammatico, e una componente voyeuristica che non andava così fortemente censurata. La narrazione non è leggera, assolutamente, ma si mantiene su un piano costantemente in bilico tra il detto e il non detto, il fatto e non fatto. E io non amo le mezze misure in questi casi, ma le posizioni nette e decise: o è bianco o è nero. Tanighuchi invece usa una palette emotiva ricca di sfumature delicatissime che non hanno infranto la mia corazza ma l'hanno resa ancora più inattaccabile.

Graficamente è ineccepibile. Disegni puliti, uso dei retini magistrale. Avevo già visto moltissime tavole di Tanighuchi e la ricercatezza del dettaglio, la cura che ha dei particolari, mi è sempre piaciuta molto. Proverò a leggere altro di suo, altro in cui l'aspetto intimista e il lato introspettivo non tentino di sposarsi con elementi che - a mio gusto - non dovrebbero incontrarsi mai.

* * *

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20 dicembre 2016

Libro VS Film - Sfida n°49

A volte vorrei parlare dei film che mi capita di vedere, ma poi penso che un blog di libri non sia il posto giusto. Allora penso di parlare dei film tratti dai libri, questa cosa avrebbe senso, no? Ma quello che ne viene fuori non è mai una recensione, ma continui paragoni tra due opere dalla struttura tanto diversa. E così nasce questa rubrica (che posterò random) in cui mi divertirò a mettere sul piatto della bilancia un'opera letteraria e una cinematografica e vedere da che parte penderà l'ago.
LIBRO VS SERIE TV
chi vincerà?

Oggi in sfida
Miss Peregrine - La Casa dei Ragazzi Speciali

 
Vince il Libro!

Buongiorno a tutti! Alzi la mano chi è già andato al cinema a vedere Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali! E alzi la mano chi ne è rimasto totalmente affascinato! Ecco, io sto ferma, non muovo un muscolo, non alzo nemmeno un ditino, perché insomma... per me tutto quello che tocca Tim Burton dovrebbe diventare oro, invece questa volta le cose sono andate in un modo che non mi sarei aspettata...

Con il romanzo (ricordate? qui la recensione) era stato subito amore, tutta la prima parte, quella in cui il protagonista affronta la morte del nonno e il successivo arrivo alla casa di Miss Peregrine mi aveva coinvolto tantissimo. Mi sentivo in una favola dai toni dark e le fotografie del romanzo avevano contribuito a una fortissima immedesimazione. Poi c'è stato un piccolo calo, come se l'entusiasmo e la magia si andassero ad esaurire poco alla volta, ma il libro non è lunghissimo e il finale aperto ti fa sperare che i seguiti siano all'altezza. Come saprete, ma se no ve lo dico, l'incanto non si è ripetuto e Hollow City mi ha delusa su diversi fronti (qui la recensione).
Con il film è successo un po' il contrario. Prima parte prevedibile, a tratti noiosa, recitazione mediocre, poi arriva Eva Green e CIAOOONE, la sua sola presenza manda in mille pezzi lo schermo e tutto assume una nuova luce. Qui Tim Burton ha fatto centro: se Miss Peregrine fosse stata una vecchia bacucca il film sarebbe stato un flop totale.
La scelta meno saggia? Samuel L.Jackson. A parte che non mi è mai piaciuto come attore, lo trovo eccessivo, troppo teatrale e con una voce a dir poco fastidiosa. Ricopre il ruolo del "cattivo" quindi che mi stia sulle balls va anche bene, ma nonostante tutto è una voce fuori dal coro.
Molto positivo invece che il regista abbia deciso di farsi sceneggiare il romanzo come se fosse autoconclusivo. Infatti se Ransom Rigg aveva chiuso una parentesi per aprirne una decisamente più grande, nel film il cerchio si chiude senza dare adito a nessun seguito.

Visivamente Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali è un film molto suggestivo non lo nego, anche se - effetti speciali a parte - la pellicola sembra permeata per buon a parte dai filtri di instagram, quelli tendenti ai toni freddi del blu e del grigio, ma emotivamente non ha toccato nessuna corda, non ci ho trovato il pathos del libro, e sapete bene che per me non è assolutamente scontato che il romanzo sia sempre migliore della sua trasposizione. In fondo con Big Fish (vedi libro VS film) Tim Burton aveva rimaneggiato un plot bello ma non memorabile dando vita a una delle pellicole più meravigliose di sempre. Miss Peregrine è carino, godibile, ma si dimentica, ed è un gran peccato.



E secondo voi?
Libro o Film?

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