2 gennaio 2020

Resoconto del 2019 e Buoni Propositi per il 2020


E facciamolo il post di rito di inizio anno, che le tradizioni in fondo è bello rispettarle!
L'anno scorso per non fare la figura dell'inetta mi ero posta pochi obiettivi, ovvero:
1) leggere 2) leggere 3) leggere 4) leggere 5) non diventare povera. Scherzi a parte vorrei rimpolpare la mia libreria di libri che non siano necessariamente romanzi, quindi testi da consultazione, albi fotografici, saggi... e poi mi piacerebbe scoprire qualche bella storia di fantascienza e buttarmi su un paio di classici. Tutto qui. Mi sono moderata dai, così forse tra un anno non farò la figura dell'inetta!
Direi che sui punti 1, 2, 3 e 4 non c'è nulla da dire, sul 5 ci dovrei lavorare... ma mi rifiuto di guardare quanto ho speso in libri, è come chiedere a un fumatore quanto spende in sigarette. Cambia qualcosa? Smette? No. Quindi andiamo oltre.
Volevo dedicarmi maggiormente ai testi da consultazione, agli albi fotografici, ai saggi e così è stato! In tutto nella mia libreria si sono aggiunti una quindicina di titoli di questo genere e sono stati tutti una gran rivelazione!
Purtroppo non ho scoperto nessuna storia di fantascienza e ho letto solo un classico ungherese, Anna  Édes. Posso migliorare, non c'è dubbio.
Però questo è stato un anno social non bello, ma bellissimo!
Le cose wow sono state così tante che le brutte sul piatto della bilancia hanno fatto puff! Sparite!
Cosa voglio portarmi in questo 2020?
Le risate in chat, gli scambi di consigli, le persone che hanno rotto il vetro che separa i social dalla realtà e sono entrate nella mia vita (Leda in primis!), le letture collettive, le visioni di gruppo, i regali librosi e non.
Questo Natale mi sono sentita viziata perché qualcuno mi ha pensata più di quanto avrebbe dovuto. Erika che mi ha cucito una cuffia bellissima con le orecchie da gatto, Veronica che mi ha mandato un libro malato, Tania che mi ha spedito gli sticker per l'agenda e le calamite per il tool stamping, Federica che mi ha confezionato uno gnomo e poi quella persona bellissima e meravigliosa che vuole restare anonima che mi ha mandato un super pacco pieno di dolci, cioccolata, pensierini e il libro illustrato da Lacombe dedicato ai racconti macabri di Poe. Ho dimenticato qualcuno? Ah sì, Stefania, con la sua card e la decorazione per l'albero con su scritto un pensiero che mi ha scaldato il cuore, Leda con la tazza #povertànontitemo, gli auguri e gli abbracci virtuali che sono arrivati a cavallo tra il 31 dicembre e il primo gennaio.

Insomma, è stato un anno super. I social mi hanno regalato un sacco di gioie, anche dei dispiaceri, perché negarlo, ma evidentemente fa tutto parte del gioco e quindi #chissene... ho gettato tutto nell'umido e sono andata avanti.

Tra l'altro ho scoperto così tante persone dietro ai nickname che uno dei miei obiettivi 2020 sarà proprio questo: seguire più persone e meno profili. Non è semplice, per conoscersi ci vuole tempo, ma è un impegno che voglio prendere con me stessa. In fondo, se ci penso, i rapporti più belli li ho instaurati anche con ragazze (sui social siamo tutte ragazze, chiaro?!) che non hanno blog o pagine instagram librose, ragazze che sono lettrici e stop. Che poi è quello che sono io. Una lettrice. Una lettrice con il bisogno sfrenato di condividere quello che legge!
Ormai devo ammetterlo, il mio spazio è su instagram, per me è come una grande condominio fatto di tante porte sempre aperte in cui poter entrare e accomodarsi nei salotti delle persone che più ci piacciono. In quel salotto possiamo restare, prenderci un cappuccino virtuale, parlare di libri. Non è detto che tutti i salotti siano fatti per noi, ma non ci sono regole che ci inchiodano alle poltrone, possiamo anche alzarci e andarcene, possibilmente con educazione.
Ci sono un sacco di "salotti" bellissimi con librerie stupende, vi invito ad andare da Ambra (@sonosololibri), Michele (@ragazzochelegge), Elena (@cappello.pieno.di.libri), Penny (@pennylaneonthetube), Laura (@lisoladicalipso), solo per citare una goccia in mezzo a un mare di possibilità.

Ho poi scoperto grandi profili fatti di altrettanta semplicità. Perché i numeri sono davvero niente rispetto alle persone che ci sono dietro. Vedi Ilenia (@simplynabiki) che seguo da tanti anni e che mi è sempre piaciuta per come si pone, o Gloria (@gloriabombarda) che ama viaggiare, fotografare e ovviamente leggere.

Nel mio salotto trovate me! Qui! Coi miei libri malati, quelli illustrati e i titoli per ragazzi. Trovate una lettrice dalle molteplici personalità (tutte disturbate!) che il mercoledì vi racconta cosa ha letto attraverso un'improbabile rubrica dall'improbabile sigla: vùvùvù mi piaci tu, vùvùvù... ♫♪

Ma veniamo alla vita vera. Il 2019 è stato un anno bello bello a livello di girin-girelli!
Ad aprile sono stata a Menton e ho gironzolato tra Nizza, Montecarlo e la riviera ligure, ad agosto ho fatto una vacanza stupenda all'insegna di scale, grotte e chilometri nel golfo di Policastro, per poi spostarmi in Calabria sulla costa ionica e finire il tour con due giorni alla Reggia di Caserta. E poi c'è stato il Lucca Comics per la quinta volta di fila con la mia inseparabile compagna d'avventure Simona. Sempre sotto la pioggia eh, ma a noi l'acqua ormai ci fa un baffo, siamo troppo cariche di entusiasmo per renderci conto di essere inzuppate e pronte per la centrifuga.

Quindi dico grazie. Grazie alle cose che belle che sono state tante e anche a quelle brutte che me le hanno fatte apprezzare di più.
Non so cosa mi riserverà il 2020. Augurarmi il meglio è banale e scontato. Mi auguro di saper prendere tutto nel verso giusto, di essere forte quando la vita (quella vera!) lo richiederà, di sorridere a chi saprà farlo a sua volta e di non pormi obiettivi, ma di saper afferrare le occasioni.

Buoni propositi librosi? Uno solo. Leggere Thomas Hardy. Ho in libreria Jude l'Oscuro da troppo troppo tempo!

E il vostro anno com'è stato?
Buoni propositi ne avete fatti per il 2020?
Ma soprattutto... avete mantenuto quelli del 2019?

27 dicembre 2019

Recensione, LA CASA DELLE VOCI di Donato Carrisi

Questa recensione doveva uscire prima di Natale, moooltooo prima, ma la programmazione di blogger non ha funzionato e il post, per qualche motivo che va oltre la mia tecnologica comprensione, era rimasto bloccato e non riuscivo a pubblicarlo. Oggi l'ho riscritta (ricopiata per lo più...); dopo i bagordi natalizi cosa c'è di più bello che vegetare sul divano, con un vecchio film che sai a memoria alla tv e il pc sulle gambe? 8)

 La Casa delle Voci di Donato Carrisi

| Longanesi, 12/2019 | 

Pietro Gerber non è uno psicologo come gli altri. La sua specializzazione è l'ipnosi e i suoi pazienti hanno una cosa in comune: sono bambini. Spesso traumatizzati, segnati da eventi drammatici o in possesso di informazioni importanti sepolte nella loro fragile memoria, di cui polizia e magistrati si servono per le indagini. Pietro è il migliore di tutta Firenze, dove è conosciuto come l'addormentatore di bambini. Ma quando riceve una telefonata dall'altro capo del mondo da parte di una collega australiana che gli raccomanda una paziente, Pietro reagisce con perplessità e diffidenza. Perché Hanna Hall è un'adulta. Hanna è tormentata da un ricordo vivido, ma che potrebbe non essere reale: un omicidio. E per capire se quel frammento di memoria corrisponde alla verità o è un'illusione, ha disperato bisogno di Pietro Gerber. Hanna è un'adulta oggi, ma quel ricordo risale alla sua infanzia. E Pietro dovrà aiutarla a far riemergere la bambina che è ancora dentro di lei. Una bambina dai molti nomi, tenuta sempre lontana dagli estranei e che, con la sua famiglia, viveva felice in un luogo incantato: la «casa delle voci». Quella bambina, a dieci anni, ha assistito a un omicidio. O forse non ha semplicemente visto. Forse l'assassina è proprio lei.
Voto:


Ormai aspetto Donato Carrisi più del Natale, perché da qualche anno a questa parte, intorno a dicembre, esce regolarmente un suo libro. Ci ha abituati bene e per me resistere al suo richiamo è assolutamente impossibile. Credo sia l'unico autore con questo grande potere e io puntualmente soccombo. Con gioia tra l'altro.
La Casa delle Voci - romanzo autonomo - racconta la storia di una donna che sotto ipnosi vuole tornare indietro nel tempo perché convinta di aver ucciso un bambino. Seduta dopo seduta prende forma quella che è stata un'infanzia insolita, eppure felice, fatta di dimore abbandonate, cibo approvvigionato andando a caccia, cieli stellati e cinque inviolabili regole.

Uno: fidati soltanto di mamma e papà.
Due: gli estranei sono il pericolo.
Tre: non dire mai il tuo nome agli estranei.
Quattro: non avvicinarti agli estranei e non farti avvicinare da loro.
Cinque: se un estraneo ti chiama per nome, scappa.

Sembra una favola quella che racconta Hanna, la sua voce di bambina ha il suono dell'innocenza, ma come in ogni favola che si rispetti ci sono orchi, streghe, anche fantasmi. Non sempre i "cattivi" si possono combattere e allora si scappa, quello che conta è essere con mamma e papà, le uniche persone in grado di proteggerti, perché il loro amore vince su tutto...

La Casa delle Voci è un romanzo suggestivo, a tratti quasi surreale, in cui atmosfere in bilico tra realtà e fantasia dominano gran parte della scena trasportando il lettore in una sorta di trance letterario, infatti, nel momento stesso in cui l'ho iniziato, ho fatto cessare il disturbo del mondo esterno e mi sono goduta appieno la storia. Storia diversa dalle solite raccontate da Carrisi, meno truce, meno violenta, ma sempre cupa e insolitamente triste e malinconica.
Qui si condensano le angosce e le paure dell'infanzia, parole come "verità" e "giustizia" non sono sinonimo di salvezza e le voci dei bambini vengono ignorate... 

"Se vuoi vivere, devi imparare a morire."

L'anno scorso non ero uscita entusiasta dal Gioco del Suggeritore; pur avendolo divorato in poche ore ho sentito di non aver aggiunto nessun tassello importante a una serie che amo tantissimo ma i cui fili, forse, sarebbe ora di tirare.
Inoltre con gli anni lo stile dell'autore pugliese è cambiato, sembra quasi che il suo essere sceneggiatore si stia fondendo sempre di più con il suo essere narratore.
La Casa delle Voci ha i tratti di un film: ritmo serrato, frasi incalzanti, capitoli brevi, scene dal forte impatto visivo. Per molti è un difetto, per me rappresenta la naturale evoluzione di un autore che con carta e penna alla mano diventa un vero e proprio maestro delle illusioni; come riesca a creare una storia, a smontarla, a mostrare al lettore quello che vuole e a lasciargli addosso un senso totale di perdita, è il vero mistero. Anzi, è l'effetto Carrisi. Anche quando gli incastri sono prevedibili e i colpi di scena non sono da cardiopalma, i dettagli riescono sempre a fare la differenza: una bambina che si fa chiamare coi nomi delle principesse delle fiabe, una campanella legata alla caviglia per sapere sempre dove si trova, l'acqua della dimenticanza per cancellare i brutti ricordi in modo che possa essere felice, perché con un figlio puoi permetterti qualsiasi egoismo, basta che lo chiami amore.
Una volta terminato un libro di Carrisi non è facile iniziarne un altro. Lui ha anche questo potere, può farti uscire dal blocco del lettore e ributtarti a ruota nel buco nero in cui ti trovavi. E mi piace questa cosa. Amo farmi soggiogare, amo il tipo di intrattenimento che mi regala, il suo non essere banale, il suo fare fiction, ma raccontando anche delle dure verità.
Quindi applausi. Perché il Carrisi che mi tiene in pugno è tornato. Ma probabilmente non se n'era mai andato.

Nota bene: non so quanto le tecniche di ipnosi raccontate nel romanzo siano veritiere e efficaci, io prendo tutto come un espediente narrativo strettamente funzionale alla trama e non entro nel merito in quanto non ho i mezzi per farlo.


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20 dicembre 2019

La Casa delle Voci di Donato Carrisi - SEZIONE SPOILER

Hai letto La Casa delle Voci di Donato Carrisi
e vuoi discutere del finale?
Direi che sei nel posto giusto!


S P O I L E R La Casa delle Voci



ATTENZIONE!!!
I COMMENTI CONTENGONO SPOILER!

4 dicembre 2019

Recensione, TRAME LIBERE di Eleonora Antonioni

Lettori buonasera, oggi vi porto la recensione di un romanzo grafico che uscirà proprio domani, si tratta di una biografia e senza troppi salamelecchi vi lascio sibito alla recensione, anche perché la giornata di oggi mi ha devastata! Sono cotta. Corro in branda a rilassarmi con un buon libro. A presto e buona lettura <3

Trame Libere, cinque storie su Lee Miller di Eleonora Antonioni

| Sinnos, 05/12/2019 | pag. 147 |

Una donna dai mille talenti. Tra arte, moda e impegno civile, la storia ricchissima e complessa di Lee Miller, donna multiforme e spiazzante, mai soddisfatta, sempre in cerca di qualcosa di nuovo. Prima modella, poi artista d’avanguardia, fotografa di guerra, giornalista, cuoca perfino… Ma senza avere mai paura di confrontarsi con la grande Storia.
Voto:

Sapete bene quanto io ami le biografie a fumetti, soprattutto se mi permettono di scoprire la vita di personaggi a me poco noti e non avete idea di quanto mi senta ignorante e felice nel momento in cui mi capitano tra le mani simili gioielli. Se poi durante e a fine lettura mi ritrovo a navigare in internet alla ricerca di foto e approfondimenti, allora è fatta, significa che il libro ha sortito l'effetto sperato. Ed è quello che è successo leggendo Trame Libere di Eleonora Antonioni la quale, attraverso cinque momenti fondamentali della vita di Lee Miller, ci racconta di una donna straordinaria che non si è mai fermata, reinventandosi continuamente.

Lee (Elizabeth alla nascita) Miller è stato uno spirito libero, inquieto, bisognosa di continui stimoli e verità. Sicuramente la violenza domestica subita da bambina ha contribuito a forgiare un carattere già di per sé forte, è cresciuta senza un solo "no" (le si poteva negare qualcosa quando le era stato portato via tutto?) ma non si è mai arresa, sapendo fare spesso di necessità virtù.
Negli anni Venti ha sfruttato l'occasione di diventare modella per entrare nei salotti dell'alta società, per conoscere persone influenti e imparare dalla gente quello che nessun tipo di scuola avrebbe mai potuto insegnarle. Quando uno scandalo pubblicitario ha messo fine alla sua carriera ha capito che era ora di mettersi dall'altra parte dell'obiettivo e da apprendista fotografa si è trasformata nel giro di pochi anni in abile reporter. Le sue istantanee di guerra hanno fatto il giro del mondo, Lee ha testimoniato gli orrori più indicibili e non ha mai mancato di lanciare messaggi universali, come quando si fece fotografare nella vasca da bagno di Hitler dopo la sua caduta nel 1945. Lavare gli orrori dei campi di concentramento nel bagno dell'uomo che ne fu l'artefice. Un vero e proprio atto di purificazione. 

 

Afflitta da grandi momenti di euforia che si alternavano ad altri di infinita apatia, Lee viaggiava per scappare dai suoi demoni. Parigi, Londra, New York, il Cairo. Una donna che non ho potuto fare a meno di ammirare, passionale, irraggiungibile, libera ed emancipata, nel lavoro come in amore.
È stata amica di Picasso, ha immortalato dive come Colette e Marlene Dietrich e se penso che a Bologna, a Palazzo Pallavicini, questa primavera, c'è stata una retrospettiva dedicata a lei mi mangio le mani per essermela fatta scappare!
Sono però contenta che Kate Winslet porterà sullo schermo il suo personaggio attraverso una sceneggiatura scritta proprio dal figlio di Lee,  Antony Penrose. Ecco, forse tra queste pagine mi è mancato scoprire la Miller "madre", ma magari è anche giusto così, forse quello è stato un lato della sua vita che ha voluto tenere privato, mentre tutto il resto l'ha restituito al mondo con forza e veridicità.
Davvero un bell'esordio che mi ha aperto tanti cassettini della memoria, perché quando ho iniziato la lettura pensavo di non sapere nulla di Lee Miller, invece l'avevo già incontrata. Tipo qua. In questo quadro di Picasso per cui ha posato come modella.

Lee Miller secondo Picasso
Super apprezzata anche la scelta cromatica del volume: un secco bianco e nero dominato dal giallo, il colore dell'energia, della conoscenza, ma anche dell'ansia e della tensione. Perché Lee Miller era così, solare, volitiva carismatica, ma anche fragile, incostante, annoiata. Non c'è un suo lato che non abbia capito, condiviso, amato e spero che possa essere lo stesso anche per voi. Spero che questo romanzo grafico possa essere un trampolino di lancio per approfondire la storia di una donna che ha avuto tante vite ma un solo indomito cuore.

Letture correlate


Le Vite di Lee Miller
(Archinto Editore, 2009 - pag.215 - € 35,00)
New York, 1927: giovane donna dalla bellezza classica, Lee Miller è "scoperta" da Condé Nast, compare sulla copertina di "Vogue" e viene immortalata dai più grandi fotografi del tempo, tra cui Steichen, Hoyningen-Huene e Horst. Parigi, 1928: amica di Eluard e di Picasso, allieva e compagna di Man Ray, inventa con lui la tecnica della solarizzazione, diventa una brillante fotografa e interpreta il ruolo della statua in "Le Sang d'un poète" di Jean Cocteau. Europa, 1944-1945: corrispondente di guerra, è l'unica donna al seguito delle truppe alleate, dalle coste della Normandia ai campi di sterminio, al "nido dell'aquila" di Adolf Hitler in Baviera. Le sue fotografie di Dachau sconvolgono il mondo intero. Queste sono solo tre delle molteplici "vite" di Lee Miller, raccontate dal figlio Antony, nato dalla sua unione con il pittore surrealista Roland Penrose. Di questa eroina sorprendente quanto bella e intrepida, il fotografo David Scherman diceva che "ha incarnato quant'altre mai la nuova donna della metà del Novecento". Arricchito da oltre centocinquanta fotografie in duotone - tra cui anche alcuni ritratti firmati dai più grandi fotografi - il libro ripercorre l'esistenza di quella che fu per certo una delle donne più straordinarie del suo tempo.


Il Bambino che morse Picasso
(Gallucci Editore, 2012 - pag. 47)
Da bambino Tony ha avuto un amico molto speciale: si chiamava Pablo Picasso ed era un artista famoso in tutto il mondo. Ora che è diventato grande, Antony condivide con te il ricordo del suo straordinario compagno di giochi.
Il libro raccoglie 65 splendide immagini, che comprendono opere di Picasso, foto scattate dalla mamma di Tony (la fotografa Lee Miller) e disegni.
Con 22 illustrazioni a colori e 43 in bianco e nero.

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25 novembre 2019

Recensione, THE MONEYMAN, la Vera Storia del Fratello di Walt Disney

Iniziare il lunedì con una recensione a tre stelle quando pensavi che il  libro in questione se ne potesse meritare quattro (se non quasi cinque). Bene, ma non benissimo.

The Moneyman, la vera storia del fratello di Walt Disney

| Tunué, 11/2016 | pag. 173 |

"Ci stiamo accollando noi tutto il rischio, quindi se andasse a finir male potremmo trovarci ancora a vivere con voi, nella vostra bella casa spaziosa. Tienimi da parte il salotto, ok? Ma in fin dei conti ho la certezza che Walt possa mettere insieme un buon lungometraggio, e che quando uscirà nei cinema farà davvero un bel po' di soldi." (Lettera di Roy O. Disney a suo padre, all'inizio della produzione di Biancaneve, 1937)
Voto:

Tutti conosciamo Walt Disney, in pochi sappiamo che dietro al suo estro creativo c'era il fratello Roy, colui che non sapeva disegnare, ma era abilissimo nel tenere i conti, stringere i cordoni della borsa e trovare tutti gli escamotage possibili per evitare che il filo sottile che legava il rischio calcolato al fallimento si spezzasse.
La Disney ha navigato in cattive acque per anni e anni, i debiti che aveva con la Banca d'America sembravano aumentare sempre di più, ma se qualcuno ha detto "se puoi sognarlo, puoi farlo", un motivo ci sarà...

Quella di Alessio De Santa è una biografia decisamente interessante che mi ha fatto scoprire l'altro lato del patinato mondo Disney, quello fatto non solo di successi, ma anche (e soprattutto!) di incertezze e delusioni.
Roy e Walt non potevano essere più diversi; uno pratico e razionale, l'altro costantemente pervaso da una divorante furia creativa, incosciente, ambizioso e istintivo. Pagina dopo pagina assistiamo alla nascita dei primi cortometraggi e viviamo il grande successo di Biancaneve e i Sette Nani i cui introiti furono poi male investiti in Pinocchio e in Fantasia, due veri e propri flop al botteghino.
Intanto, a fare da sfondo, due guerre mondiali, la grande depressione, le rivalità aziendali e il bisogno impellente di Walt di stare sempre al passo coi tempi.

The Moneyman racconta senza ombra di dubbio la nascita e la realizzazione di un sogno, ma - e qui scatta quel tipo di critica che non avrei mai voluto fare - a tratti risulta troppo didascalico. Insomma, stiamo parlando della Disney! Onestamente mi aspettavo qualcosa di più immaginifico, in costante bilico tra realtà e fantasia, non un preciso excursus simil-wikipedia. Per quanto graficamente sia in perfetto stile disneyano io tra queste pagine ho appreso una serie di informazioni (alcune decisamente curiose), ma non mi sono particolarmente emozionata. E ci sono rimasta male, perché era un tipo di rischio che non avevo calcolato in quanto presumibilmente lontanissimo dalla realtà.
Tra l'altro non mi è piaciuto nemmeno l'espediente narrativo. Roy, alla vigilia dell'inaugurazione di Magic Kingdom, incontra una fan e le racconta (non si sa bene per quale motivo!) tutta la storia sua e del fratello in un grande flashback. Flashback totalmente inutile e poco funzionale allo svolgersi degli eventi, ma vabbe', non è questo il punto... il punto è che ci sono storie da cui mi aspetto "fatti" e storie da cui mi aspetto "cuore".

Mi dispiace muovere tutte queste critiche, mi dispiace smontare un grandissimo lavoro di squadra che a parte De Santa vede all'opera sceneggiatori e illustratori come Filippo Zambello, Lorenzo Magalotti, Giulia Priori, Lavinia Pressato, ma - e sicuramente è stato un mio limite - avrei voluto vivere il tutto come un grande e immortale sogno capace di farmi tornare bambina.


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30 ottobre 2019

Recensione, LA DOTTRINA DEL MALE di Alessandro Berselli

Lettori buongiorno, oggi si chiude il mese del Book Bloggers Blabbering e si chiude con uno degli autori italiani di punta della casa editrice: il nostro caro Alessandro Berselli.

 La Dottrina del Male di Alessandro Berselli

| Elliot, 2019 | pag. 150 |

Ivan Cataldo è uno spin doctor, un guru della comunicazione politica seducente e carismatico, con un matrimonio appagante e un’invidiabile posizione socioeconomica. Le sue certezze professionali e affettive cominciano a sgretolarsi nel momento in cui alla MindFactory, l’agenzia della quale è amministratore delegato, si presenta il portavoce di una misteriosa organizzazione che si dichiara in grado di vincere le elezioni in tutti gli Stati nevralgici, Italia compresa, per creare un nuovo ordine mondiale. Chiamato a seguirne la campagna mediatica, Cataldo è dapprima riluttante ma poi, affascinato dal loro manifesto di partito, decide di accettare l’incarico. Sarà il più grande errore della sua vita. Noir distopico e intimista, La dottrina del male riflette sugli inquietanti scenari di dominio all’orizzonte e ne indaga le ripercussioni psicologiche, domandandosi a quale prezzo siamo disposti a vendere la nostra integrità.
Berselli, come Morozzi, è il mio faro nella nebbia. Quando sono persa, quando non so dove andare, lui mi indica la strada e per chiudere il mese del Book Bloggers Blabbering di ottobre, dedicato alla casa editrice Elliot, non potevo scegliere altro che il suo ultimo romanzo, La Dottrina del Male.

Ancora una volta l'autore bolognese affronta un tema a lui caro: quello della caduta negli inferi dei suoi protagonisti.
Dopo la viziata e annoiata Ludovica de Le Siamesi e l'insoddisfatto Claudio Roveri di Non Fare la Cosa Giusta, siori e siore, ecco a voi Ivan Cataldo, guru della comunicazione, abilissimo nel vendere servizi alla categoria più odiata del mondo: quella politica.
Ed è la politica il fil rouge che tiene insieme i vari pezzi della storia, una politica che non ha un vero e proprio credo e non si basa sull'abilità oratoria degli esponenti di partito, ma punta tutto sulla seduzione.
Quella che subirà Ivan Cataldo sarà una sorta di anestesia emotiva. Lui che aveva tutto, una moglie innamorata, una figlia in gamba e un'altra in arrivo, si troverà genuflesso ai piedi di un perverso vangelo e diventerà un devoto praticante di una religione che promette successo e potere... ma in cambio di cosa? Be', come in ogni patto con il diavolo che si rispetti, la merce di scambio è sempre una sola: la propria anima.
La morale è semplice. Non siamo bianchi e non siamo neri. Non siamo buoni e non siamo cattivi. Siamo solo poveri uomini in balia delle tentazioni. A volte virtuosi e a volte no. Che cercano di fare del loro meglio, ma che il più delle volte si trovano a scegliere il loro peggio.
Dopo un inizio non particolarmente travolgente ma, mea culpa, la sola parola "politica" mi fa sbadigliare e alzare gli occhi al cielo, impariamo a conoscere quest'uomo che tra festini di dubbia morale, morti improvvise e taciti ricatti, si ritrova a sovvertire l'ordine dei suoi valori quasi senza rendersene conto, anteponendo il successo e il denaro alle proprie convinzioni.
Ivan impara a simulare indifferenza, mente a se stesso, mente alla sua famiglia e si trasforma in una maschera di imperturbabile e finta onestà. Vendere un'illusione, in un paese di grande disaffezione generale, sembra la cosa più normale del mondo, ma varrà il prezzo pagato?

Visionario, in parte lungimirante e come al solito cattivo, La Dottrina del Male si conferma un buon titolo, ma non il migliore di Alessandro Berselli. Manca a mio avviso un background  un po' più solido e un finale - perché lui è bravissimo negli epiloghi malefici - ancora più d'effetto (almeno rispetto a quelli a cui ci aveva abituati).
Resto però in trepidante attesa di una sua nuova fatica in cui poter esplorare i contorti labirinti della mente umana. Sempre senza sconti. Sempre senza pietà per nessuno 8)

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Il Book Bloggers Blabbering

25 ottobre 2019

Recensione, SECONDS di Brian Lee O'Malley

Ragazzi, finalmente è venerdì! Gioia e gaudio. E quale modo miglior per festeggiare l'arrivo del weekend se non consigliando un fumetto stra-super-mega carino?

SECONDS di Brian Lee O'Malley

| Rizzoli Lizard | pag. 336 |

Katie fa la chef: da qualche anno dirige la cucina di un ristorantino chiamato Seconds, ma lavora duro per aprire un locale tutto suo in un vecchio edificio lungo il fiume, nel quale ripone tutte le proprie speranze di successo. Tra lo stress, le preoccupazioni, la mancanza di soldi e un ex fidanzato che le ha spezzato il cuore, la sua non sembra proprio essere la vita che ha sempre sognato: ha 29 anni e la sensazione di non avere più il controllo su niente. Ma grazie all'incontro sovrannaturale con il curioso "spirito della casa" di Seconds Katie scopre un modo inaspettato di "correggere" il passato e rimediare ai propri errori. Una scappatoia fin troppo facile, che metterà a rischio la sua stessa esistenza e quella di tutto il mondo da lei conosciuto.
Voto:

Seconds mi è piaciuto da subito. Mi è piaciuto il modo scanzonato, leggero e surreale con cui Brian Lee O'Malley ha raccontato una storia capace di porre gli accenti su questioni profonde come il nostro essere vulnerabili davanti alle difficoltà. Siamo soliti dire che gli errori ci hanno reso quello che siamo, ma cosa faremmo se avessimo la possibilità concreta di porvi rimedio? Torneremmo indietro?
Katie ha ventinove anni e un sogno nel cassetto: avere un ristorante tutto suo. Trova l'edificio "giusto", lo compra, continua a gestire la cucina del Seconds, ma i lavori i lavori accavallano, le spese aumentano, e poi ha una tresca con il cuoco, ma il suo ex continua a farle battere il cuore... un casino insomma. Finché non incontra lo spirito della casa e scopre dei magici funghi allucinogeni che forse potrebbero rimettere in asse la sua vita. Basta mangiarne uno, scrivere su un blocco cosa non andava fatto e poi dormire! Il giorno dopo, come per magia, tutto sarà diverso! In meglio? All'inizio sì. Poi a Katie la situazione sfugge letteralmente di mano e allora sì che sarà un vero e proprio casino...


Allegro, coloratissimo, pieno di ironia (geniali gli scambi di battuta tra Katie e il narratore!), ma anche avvincente e riflessivo, Seconds a prima vista potrebbe far pensare a una cosa, ma leggendolo ne viene rivelata un'altra. I disegni stilizzati, i colori sgargianti e l'effetto un po' manga che rimanda ai fumetti per ragazzi convivono in modo adorabilmente perfetto con una storia matura che mi sento assolutamente di consigliare.
A prima vista avrei detto "no". Poi l'ho letto ed è "assolutamente sì". Grande O'Malley.

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