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7 dicembre 2021

Recensione, C'ERA DUE VOLTE di Franck Thilliez

Mamma mia, credo che i romanzi di Thilliez siano tra quelli che attendo maggiormente ogni anno; da questo autore non so mai cosa aspettarmi e la curiosità di scoprire cosa ha in serbo per noi lettori mi divora sempre, motivo per cui C'era Due Volte non l'ho lasciato sul comodino a prendere polvere, ma l'ho letto subito.
Bello. Bello, ma con delle riserve che potrebbero annullarsi in previsione di un terzo libro. In questo caso il voto potrebbe aumentare vertiginosamente, ma se Thilliez avesse deciso di fermarsi qui - ahi ahi - confermo le tre stelle e mezzo. Nel post vi dico perché...

C'era Due Volte di Franck Thilliez

| Fazi, 2021 - pag. 500 |
Nel 2008, in un piccolo paese di montagna, il tenente Gabriel Moscato è alla disperata ricerca della figlia, diciassettenne piena di vita scomparsa da un mese. Uniche tracce la sua bicicletta, i segni di una frenata e poi più nulla. Deciso a indagare sull’hotel due stelle dove la ragazza aveva lavorato l’estate precedente, Moscato si stabilisce nella stanza 29, al secondo piano, per esaminare il registro degli ospiti. Legge attentamente ogni pagina, prima di addormentarsi, esausto dopo settimane di ricerche infruttuose. All’improvviso, viene svegliato da alcuni suoni attutiti. Quando si avvicina alla finestra, si rende conto che piovono uccelli morti. E ora è nella stanza 7, al pianoterra dell’hotel. Si guarda allo specchio e non si riconosce; si reca alla reception, dove apprende che è il 2020 e che sono dodici anni che sua figlia è scomparsa: la memoria gli ha giocato uno scherzo crudele. Quello stesso giorno il corpo di una giovane donna viene trovato sulla riva del fiume Arve...
Voto:

Leggere un libro di Thilliez, pensare di essere arrivate alla fine con un paio di neuroni ancora integri, e poi scoprire, grazie alle magie dell'autore, che no... non è proprio così. E ormai è tardi, perché con due neuroni rimasti... che ci fai? Ovviamente niente 😐 

In breve. 
Lettura così 🤓😨😱 
Che finisce così 🤯🤯🤯 

C'Era Due Volte è l'ennesimo trucco di uno scrittore che ho sempre amato, ma che sotto sotto sto iniziando a odiare per l'altissimo livello di frustrazione che mi fa toccare. Per fortuna c'è stato il gruppo di lettura (leggasi supporto), un gruppo fatto di lettori più cervellotici, esauriti e visionari di lui 😂, ma almeno non mi sono sentita sola. 

Veniamo al libro.
Da una parte c'è la storia di un padre che cerca disperatamente la figlia scomparsa da anni. L'indagine sembra molto lineare sotto vari punti di vista, è fatta di indizi che portano ad altri indizi, ma è anche una vera e propria discesa verso gli inferi, un viaggio nel male il cui punto di arrivo credo sia impossibile anche solo immaginare. La cosa più sconvolgente è che Thilliez parla di cose reali, ed è quanto di più agghiacciante e meno etico mi sia mai capitato di leggere. Riassumo il tutto con "disturbante".

Dall'altra parte (😬 e qui arrivano i dolori, le emicranie, le visioni, gli scleri...) c'è il Thilliez mago. Colui che in extremis moltiplica i pezzi del puzzle e li incasina ancora di più. Ha lanciato sassi e nascosto mani. È stato la dea Kali degli inganni. Vi assicuro che leggere Il Manoscritto, a confronto, è stata una passeggiata di salute.
⚠️ Essendo i due libri in qualche modo collegati (potremmo parlare di un libro nel libro, di un effetto matrioska) consiglio non solo di aver letto il Manoscritto… ma anche di ricordarselo 😅 
Veniamo ai puntini sulle “i”. 
Nonostante la storia “principale” si segua benissimo ho trovato alcuni personaggi contestualizzati in modo un po' forzato e situazioni rimaste avvolte nel fumo, ma tutto potrebbe avere un senso, per questo esigo un terzo libro. E non voglio lo spiegone da Thilliez, sia chiaro, solo un filo che mi possa permettere di collegare il tutto senza farmi finire in un reparto di psichiatria.

Chiedo troppo 😅?


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Sezione SPOILER


Se vuoi parlare del romanzo
facendo SPOILER clicca qui.

17 luglio 2023

Labirinti di Franck Thilliez [saga Caleb Traskman 3/3]

| Fazi Editore 30/05/2023 | pagine 334 |

Devo farmene una ragione, La trilogia di Caleb Traskman è finita. L'ha detto Thilliez, anche se personalmente di lui mi fido quanto di un politico italiano 😅

Labirinti è il romanzo meno labirintico dei tre, ma questa non vuole essere una critica, anzi, finalmente si parte senza capire un tubo e si sfoglia l'ultima pagina avendo un quadro chiaro e preciso della situazione. 

Tra l'altro mi sono più volte chiesta se Francuzzo nostro fosse un genio del thriller (A) o un abile illusionista (B) e adesso ho la risposta.
Accendo la B.

Intanto come sa giocare coi numeri lui, nessuno mai. Un vero mago!
Prendiamo Camille, il primo personaggio che incontriamo in Labirinti.
Camille: 3+1+13+9+12+12+5=55
E 55 sono i capitoli.
E Gabriel in C'era Due Volte ha 55 anni.
E Thilliez ha voluto che il libro uscisse assolutamente il 5/5
E potrei continuare...

In numerologia il 55 è il numero dell'istinto, del cambiamento ed è in assoluto il numero che rappresenta la nascita di un'idea.
Coincidenze? Non credo. Anche perché è proprio Thilliez a lanciare una serie di esche a cui - un lettore con varie turbe mentali (tipo me) - non può che abboccare; personalmente non appena ho incontrato un personaggio che di cognome fa Fibonacci ho applicato la sua stringa alla qualunque 😆😅 

Giochetti inutili ai fine della trama? Penso proprio di sì. 

Divertimento a parte (perché è innegabile che io viva i suoi libri come dei trip enigmistici), conscia del fatto che leggerò ogni sua pubblicazione, con Thilliez continuo un po' a prendermi a testate.

1. Gioca sempre, sempre, sempre con la memoria dei suoi personaggi e non solo in questa trilogia, l'ha fatto in Puzzle, l'ha fatto nel Sogno e l'avrà fatto anche in libri che devo ancora leggere e che lui forse deve ancora scrivere. Diciamo che alla lunga mi sembra un po' un "voler vincere facile", ecco.

2. Nonostante parli di traumi, vendette, nefandezze al limite dell'umana comprensione, io resto incollata alle pagine per la trama, non per l'empatia che sviluppo nei confronti di qualcuno. Curiosità a mille, battito cardiaco perlopiù regolare.

3. Anche se i suoi cattivi sono veramente CATTIVI, non entrano di diritto nella mia personale classifica di best villain. Nessuno turberà i miei sonni. Nessuno verrà a farmi visita nei miei incubi. Peccato 😆

Labirinti resta comunque un valido thriller d'intrattenimento, il mio cuore è tutto per il Manoscritto e... avete visto che alla fine del romanzo c'è un "vero" labirinto? Avete scoperto cosa farne della parola che viene fuori risolvendolo?

Adoro questi trucchetti, quindi mi tocca dirlo, merci pour tout Franck, à la prochaine fois. (l'avrò scritto bene? mah... ne dubito)


Trilogia Caleb Traskman:
  1.  Il Manoscritto - recensione | sezione spoiler
  2. C'Era Due Volte - recensione | sezione spoiler 
  3. Labirinti - sezione spoiler (per il link al file segreto)

17 maggio 2015

Recensione, QUANDO C'ERA MARNIE di Joan G. Robinson

Buongiorno e buona domenica a tutti!
Finalmente vi parlo di una mia recente (ma nemmeno troppo) lettura, Quando C'Era Marnie, un romanzo abbastanza datato (è del 1967), da cui recentemente è stato tratto un film d'animazione curato dallo studio Ghibli. Ovviamente l'ho visto subito dopo aver sfogliato l'ultima pagina, e direi che un libro VS film ci scapperà a breve!

Quando C'Era Marnie di Joan G. Robinson

| Kappalab, 2014 | pag 256 | € 15,00 |
Una ragazzina solitaria e senza genitori di nome Anna viene inviata presso la casa di un'attempata coppia in un paesino in riva al mare, nel tentativo di spingerla a socializzare con altri bambini della sua età. Nonostante i tentativi, Anna continua a preferire la solitudine, finché durante le lunghe passeggiate nella natura, decide di attraversare la baia in barca, e nei pressi di una grande casa sulla palude apparentemente disabitata incontra una misteriosa ragazzina bionda in camicia da notte di nome Marnie, sola come lei. Le due diventano amiche inseparabili e passano intere giornate a giocare e chiacchierare, ma per qualche incomprensibile ragione a volte si perdono di vista all'improvviso, pur senza allontanarsi l'una dall'altra. L'esplorazione della zona le porta nei pressi di un vecchio mulino scuro, che però incute tanto timore a Marnie da non volere nemmeno provare ad esplorarne l'interno. Quando un conoscente di famiglia dalla bionda ragazzina arriva in visita, Marnie smette definitivamente di frequentare Anna. E allora, ritenendo che Marnie si sia stancata di esserle amica, Anna decide di andare a verificare di persona presso la misteriosa casa sulla palude, ma quello che scopre è decisamente diverso da quanto si aspettava...
Voto:

Avrei dovuto leggere questo romanzo a dodici anni, eppure sono convinta che non sia mai troppo tardi per calarsi in una storia d'altri tempi, anche se questa storia è stata scritta per un pubblico di soli giovani. Ma un buon libro - se è davvero tale - se ne frega del target, dico bene? Nonostante When Marnie Was There figuri nella lista dei cinquanta titoli per ragazzi più belli mai scritti, io ne sono venuta a conoscenza solo grazie alla promozione dell'omonimo film dello Studio Ghibli; insomma come si dice, "meglio tardi che mai".
Premessa a parte veniamo al romanzo in questione. Partiamo dai lati positivi o da quelli negativi?
Ma sì, togliamoci subito i sassolini dalla scarpa. Non sono tanti i difetti, il romanzo nel complesso mi è piaciuto e le tre stelline che forse vi sembreranno poche sono una logica (e triste) conseguenza della mia anagrafe (leggasi età).
Però - e qui gli anni non c'entrano - l'edizione della Kappalab non l'ho trovata eccelsa. Nonostante una veste grafica suggestiva e curata (la cover è bellissima), il testo presenta numerosi errori. Articoli o preposizioni mancanti, verbi ripetuti due volte ma coniugati diversamente, come se il controllo fosse stato affidato a un semplice software, perché in effetti di refusi veri e propri non ce ne sono; manca il controllo dell'occhio umano a mio avviso, indispensabile e insostituibile.
Tanto per farvi un esempio andiamo a pagina 74.
"poi udì la signora Pegg rimbeccarlo arrabbiata affermando che era facile * lui parlare"
(manca "per")

"Ma come faccio con la signora Stubbs, che è così seccata e che dirige la bancarella delle torte, per cui sono incaricata * dare una mano con..."
(manca "di")
Bene, credo di aver spiegato questo punto a sufficienza, passiamo ai lati positivi?

Il romanzo di per sé è molto tenero, racconta la storia di una ragazzina introversa, un po' brusca e quasi anaffettiva, anche se in realtà Anna ha un disperato bisogno di amore. Osserva impassibile quel cerchio magico e invisibile all'interno del quale vivono tutte quelle persone che amano ridere, scherzare, andare alle feste e divertirsi in compagnia. Lei invece sta bene da sola. Lei è fuori dal cerchio.
Sua zia, preoccupata per la salute della piccola, decide di mandarla da dei parenti che vivono vicino al mare, con la speranza che Anna possa farsi degli amici e che il clima giovi alla sua cagionevole salute.
In effetti a Little Overton, Anna conosce Marnie, una ragazzina che vive in una grande villa raggiungibile a piedi solo durante la bassa marea e fin da subito diventano inseparabili, nonostante caratterialmente siano completamente diverse. Anna è un maschiaccio, ma è spontanea, sincera, genuina. Marnie invece dietro a un aspetto etereo nasconde un pizzico di malizia e alcuni suoi comportamenti sembrano artificiosi. Nonostante tutto loro sono amiche, anche se Marnie a volte scompare e Anna non si rende conto di come possa succedere. Oppure è lei ad addormentarsi e a svegliarsi all'improvviso in un altro luogo, da sola. Com'è possibile? Forse è tutto un sogno? Marnie è frutto della sua fantasia? O quel tratto di mare che attraversa tutti i giorni la porta in una dimensione parallela?
Anna non lo sa. E, miei cari, non lo saprete nemmeno voi (ci stava una risata satanica, ma ve la risparmio).
Credo che questo sia uno spoiler doveroso, perché o io sono tonta (e non credo), o questo punto non viene del tutto chiarito. Ovviamente ho una mia teoria, supportata da alcuni passaggi del libro, ma non è una teoria inconfutabile.
E' anche vero che l'autrice punta l'obiettivo sull'evoluzione di Anna che poco alla volta impara ad abbassare quel muro che impediva a chiunque di avvicinarsi a lei. Inizia anche a fare dei passi, prima piccoli, poi sempre più grandi, verso quel cerchio che tanto la intimoriva. Finché non cambia, finché non accetta l'amore che le viene offerto e impara a ricambiarlo.
Quando C'Era Marnie è un romanzo sulla solitudine, sulle ferite del passato, sul potere della fantasia. A volte sognare ti salva la vita e Marnie si rivelerà una vera e propria ancora di salvezza per Anna, ma sarà anche molto altro. Cosa o chi sta a voi scoprirlo. L'autrice sotto un certo punto di vista è stata geniale, la storia verso l'epilogo prende una piega del tutto inaspettata e la verità, una volta svelata, regalerà all'intero romanzo un significato totalmente diverso da quello che si poteva immaginare. Ma la Robinson si è presa anche la libertà di lasciare alcune cose alla fantasia del lettore e chissà... magari per molti ha fatto bene, io invece non ne sono del tutto convinta.

Trailer Film


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Nota: I commenti rilasciati a questo post, saranno visibili anche nella pagina del sito dedicata alla recensione.

7 dicembre 2021

C'Era Due Volte di Franck Thilliez - Sezione Spoiler

 

Hai letto C'Era Due Volte di Franck THilliez
e vuoi discutere del finale?
Direi che sei nel posto giusto!


S P O I L E R


ATTENZIONE!!!
I COMMENTI CONTENGONO SPOILER!


Per la recensione spoiler free clicca qui

13 febbraio 2015

Weekly Recap #119

Weekly Recap nasce dalla voglia di non parlare solo delle mie new entry libresche, ma anche di altre piccole curiosità settimanali. Libri che ho adocchiato, un estratto che mi ha particolarmente colpito, un film che ho visto, e così via. Un po' come fanno alcuni blog con la rubrica Clock Rewinders on a Book Binge [X - X]. Ma tutto senza regole. Un po' alla cavolo insomma. Sostituisce In My Mailbox.

Gente, si torna a recappare! Yeeee!!!
Dopo più di un mese in cui avevo messo la rubrica a riposo, eccomi di nuovo qui a chiacchierare di libri e film.
Nuove entrate libresche ce ne sono state, nuove visioni filmesche no, ultimamente io e la TV andiamo poco d'accordo e il mio catorcio di computer non mi ha permesso di vedere nulla in streaming. Oddio, volendo me lo permetteva anche, ma un film di due ore lo caricava in otto. Secondo voi ho questa pazienza? Manco per niente 
Ma veniamo alle new entry. Non sono tante, ma dopo la famosa "fase uno" anche detta "scambiamocomesenoncifosseundomani" sono passata alla "fase due" "leggiamocomenoncifosseundomani", anche perché solo così potrò tornare alla fase uno. Eheheh, che genia che sono!

New Entry


La foto come sempre non è il massimo della nitidezza, ma la tecnologia mi viene in soccorso e qui sotto trovate le copertine dei vari libri e i link ad Amazon nel caso vogliate leggere le trame.

 
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Chi mi conosce bene già saprà che per anni ho comprato i romanzi Harlequin in modo quasi compulsivo. Tutti i mercatini dell'usato erano miei e la caccia sembrava non avere fine. Perché mi era presa una tale smania? Dovete sapere che dieci anni fa questa casa editrice era l'unica a dare un po' di prestigio alle copertine dei romance e credetemi, non era una cosa da poco. Finalmente non c'erano cosce, tette e pettorali scolpiti che gridavano "leggimi e avrai orgasmi a gogò!", ma la parola d'ordine era eleganza e sobrietà. Ok, una copertina non è tutto, ma è davvero scocciante essere classificata come una casalinga frustrata che cerca l'evasione nel porno soft quando non è così. Io non sono frustrata! E soprattutto non sono una casalinga, visto che ho dei problemi anche solo a coordinare scopa e paletta! Ma per colpa di certe cover il messaggio che arrivava era sbagliato. Per questo adoravo la collana MIRA che tra l'altro mi ha fatto scoprire la mia amatissima Erica Spindler, ma sproloquio a parte, torniamo a noi.
Purtroppo, almeno per il mio gusto, la corrente e le vendite stanno spingendo in nuove direzioni e anche l'Harlequin si è adattata alla richiesta del gentile sesso iniziando a pubblicare romanzi erotici. C'è solo un piccolo problemino... a me non piacciono!!! Quindi quando mi sono vista recapitare Da Quando Non Ci Sei ho saltato di gioia, ma poi ho estratto dalla busta Voglio Tutto di Te e sono sprofondata al suolo. Adesso non voglio essere prevenuta che non va bene - non si parla male di un libro prima di averlo letto - quindi faccio un appello. Qualcuno che conosce vagamente i miei gusti l'ha letto e me lo consiglia? Mi servono degli input, anche perché è una trilogia e sono oltre 500 pagine °___° Un input bello grosso quindi... (niente doppi sensi eh )

 
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Il Signore delle Mosche di William Golding è uno di quei romanzi che gli amanti dei classici e dei titoli distopici non possono assolutamente farsi mancare. Se non l'avete rimediate subitissimo. Io l'ho letto secoli fa, l'avevo preso alla biblioteca, ma ero anche sicura di averne comprata una copia in seguito. Boh, non la trovo più. Forse non l'ho mai presa e mi sono sognata tutto, niente di più facile. Comunque voglio rileggerlo. Adesso che ho una discreta cultura del distopico contemporaneo voglio rituffarmi in quello classico. Voglio tornare là... dove tutto è cominciato.
Parlando con le Api invece è il romanzo che sto terminando al momento. Non ha la frenesia e il ritmo che amo nei thriller, ma incanalarlo in questo genere non mi sembra neppure corretto. La storia che racconta Peggy Hesketh è molto delicata e intimista e anche se parte con l'omicidio di due anziane signore, ben presto tocca temi come la solitudine, e la nostalgia. E' un titolo che punta sulla riflessione e ancora non so in che termini parlarne.

 

La gatta voleva intromettersi nella foto...
Ok, ci sono.

*bimbaminkia mode on*

Io ho Training in Love, e tu no! Io ho Training in Love, e tu no! Io ho Training in Love, e tu no! Io ho Training in Love, e tu no! Io ho Training in Love, e tu no! Io ho Training in Love, e tu no! Io ho Training in Love, e tu no!

*bimbiaminkia mode off*

Ah scusate, non avevo finito.

*bimbaminkia mode on*

Io ho la dedica di Manuela, e tu no! Io ho la dedica di Manuela, e tu no! Io ho la dedica di Manuela, e tu no! Io ho la dedica di Manuela, e tu no! Io ho la dedica di Manuela, e tu no! Io ho la dedica di Manuela, e tu no! Io ho la dedica di Manuela, e tu no! Io ho la dedica di Manuela, e tu no!

*bimbaminkia mode off*

Perfetto, adesso che mi sono espressa al meglio mi sento proprio bene.
Per chi non conoscesse Training in Love, o non avesse ancora avuto il piacere di leggerlo, vi consiglio di farlo. Anzi andate a leggere la mia recensione che male non fa. Eccola qui. Ovviamente è un romanzo tutto al femminile, è anche molto semplice, ma davvero delizioso. Una coccola. L'ebook costa meno di due euro, quindi non  fate i tirchi e accattatevillo!


Cosa mi sono vista

 

Praticamente niente.
Però voglio spendere due parole per un film di cui mi ero dimenticata di parlavi due o tre "puntate" fa e della mia visione anti San Remo di Giovedì sera. Volevo vedere Master Chef, ma volevo anche guardare la TV da letto e così mi sono sintonizzata su Canale 5 dove trasmettevano 27 Volte in Bianco. Film senza pretese, ma Katherine Heigl è carinissima e James Marsden non si butta di certo. Insomma, per le romanticone una visione tutta cuori e buoni sentimenti.

Tornando invece al film di cui non vi avevo parlato avrete già capito dalla locandina che si tratta di un horror. Niente di che, sinceramente. Quando ho visto che tra i produttori di Nave Fantasma c'era Robert Zemeckis mi sono brillati gli occhietti, ma dopo una mezz'oretta l'interesse era già scemato.
La prima scena però - super mega splatter - vale tutto il film. Pochi secondi che non si dimenticheranno facilmente, solo che la storia è un po' sempre la stessa e la recitazione lascia anche a desiderare. Nel cast c'è pure Francesca Rettondini che parla poco ma fa vedere le tette... capirete che non hanno investito chissà che capitale in questa pellicola.
Voto 6+/10.

Alla prossima!

24 settembre 2015

Weekly Recap #134

Weekly Recap nasce dalla voglia di non parlare solo delle mie new entry libresche, ma anche di altre piccole curiosità settimanali. Libri che ho adocchiato, un estratto che mi ha particolarmente colpito, un film che ho visto, e così via. Un po' come fanno alcuni blog con la rubrica Clock Rewinders on a Book Binge [X - X]. Ma tutto senza regole. Un po' alla cavolo insomma. Sostituisce In My Mailbox.

New Entry

La Sconosciuta di Mary Kubica e Talon di Julie Kagawa sono due anteprime Harlequin. Come faccio spesso ho letto i primi capitoli di entrambi e per motivi diversi promettono davvero bene. Julie Kagawa tra l'altro è una nostra vecchia conoscenza, in quanto il primo titolo della sua serie Blood of Eden è uscito con Fanucci nell'ormai lontano 2013 (emh... e i seguiti dove sono?)

La Sconosciuta: Un incontro casuale. Un atto di gentilezza. Un'intricata rete di menzogne. Heidi vede la ragazzina su un binario alla stazione, immobile sotto la poggia torrenziale, mentre stringe tra le braccia un neonato. La ragazzina sale su un treno e se ne va. Heidi non riesce a togliersi quella scena dalla testa... Heidi Wood è sempre stata una donna dal cuore d'oro, ma la sua famiglia inorridisce quando un giorno torna a casa con Willow e la sua neonata di soli quattro mesi: trasandata e senza casa, la ragazzina potrebbe essere una criminale, o anche peggio. Tuttavia Heidi invita Willow e la bimba a restare... A poco a poco, mentre Willow comincia a riprendersi, vengono alla luce inquietanti dettagli sul suo passato e così, quello che è iniziato semplicemente come un gesto gentile precipita sempre più velocemente verso l'abisso...
Dal 13 Ottobre 2015.

Talon: Ci fu un tempo in cui i draghi furono cacciati fino quasi all'estinzione dai cavalieri dell'Ordine di San Giorgio. Da allora, nascosti sotto sembianze umane, i draghi di Talon sopravvissuti al massacro si sono moltiplicati e hanno acquisito maggiore forza e astuzia nel corso dei secoli: non manca molto a quando saranno pronti a diventare i padroni del mondo, senza che gli esseri umani nemmeno se lo immaginino. Ember e Dante Hill sono gli unici esemplari di draghi fratello e sorella, addestrati per infiltrarsi nella società degli uomini. Ember non vede l'ora di vivere come una teenager qualunque e godersi quell'unica estate di libertà che le sarà concessa, prima di ricoprire il ruolo a lei destinato dentro il regno di Talon. Ma l'Ordine è sulle loro tracce per terminare quanto non era stato fatto nel passato: annientarli tutti. Il cacciatore di draghi Garret Xavier Sebastian, però, non può uccidere, a meno che non sia sicuro di aver trovato la propria preda. E niente è certo quando si tratta di Ember Hill.
Dal 6 Ottobre 2015.

Grazie a Bookmooch (ma quanto lo amo?) sono entrata in possesso di una copia praticamente perfetta de La Ragazza con l'Orecchino di Perla di Tracy Chevalier. Non avete idea di quante volte questo romanzo sia finito nel mio carrello di Amazon e quante l'abbia tirato via per ignoti motivi. Trovarlo su Bookmooch è stata una botta di fortuna. Riceverlo e vedere che è come nuovo mi ha mandato in estasi.
Poi mi sono regalata Il Postino Suona Sempre Due Volte di James M. Cain. Anche questo abitava nella mia wish list da tempo immemore. L'occasione l'ho colta quando ho comprato i libri di scuola per mio figlio e visto la cifra astronomica che ho pagato 9 euro in più (e c'era pure lo sconto!) che differenza potevano fare?

La Ragazza Con l'Orecchino di Perla: Delft, Olanda, XVII secolo. La vita scorre tranquilla nella prospera città olandese: ricchi e poveri, cattolici e protestanti, signori e servi, ognuno è al suo posto in un perfetto ordine sociale. Così, quando viene assunta come domestica in casa del celebre pittore Johannes Vermeer, Griet, una bella ragazza di sedici anni, riceve con precisione il suo compito: dovrà accudire con premura i sei figli dell'artista, non urtare la suscettibilità della scaltra suocera e, soprattutto, non irritare la sensuale, irrequieta, moglie del pittore e la sua gelosa domestica privata. Inesorabilmente, però, le cose andranno in modo diverso... Griet e Johannes Vermeer, divideranno complicità e sentimenti, tensione e inganni.
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Il Postino Suona Sempre Due Volte: Questa storia quasi intollerabilmente scarna di una passione devastante - che ha per teatro uno scalcinato distributore di benzina su una statale a pochi chilometri da San Francisco, per ostacolo un marito rozzo e brutale e per via di fuga nient'altro che la tenebra - ha stretto, e continua a stringere, con i suoi lettori lo stesso patto di sangue che lega i suoi protagonisti, portando spesso anche i primi (per girare "Ossessione" Luchino Visconti svendette i gioielli di famiglia) alla rovina. Il perché lo si capirà leggendo, e fatalmente arrendendosi fin dal primo incontro, come Frank Chambers, a Cora, uno dei più temibili e vessatori fantasmi femminili che abbiano mai abitato le pagine di un romanzo: nelle parole dello stesso Cain, neppure una donna, ma "il desiderio fatto realtà".
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Appena ho avuto tra le mani il romanzo di Cain la rigattiera che è in me è riaffiorata con prepotenza. A breve la recensione ;)

Alla prossima!


11 settembre 2014

Chiacchiericcio con Francesca Diotallevi

 

Oggi sotto i riflettori Francesca Diotallevi una giovane autrice che con il suo romanzo d'esordio, Le Stanze Buie, sta conquistando un lettore dopo l'altro. E proprio perché Francesca è giovane e presumo stia vivendo una serie di emozioni forse mai provate che ho deciso d'improntare questo chiacchiericcio sulle prime volte.

Il primo libro che hai letto...
Francesca: Due sono i libri della mia infanzia, Il Mago di Oz e Lo Schiaccianoci; ma parlo di quando non sapevo ancora leggere ed era qualcun altro a farlo per me. Difficile ricordare esattamente quale sia il primo che abbia letto da sola. Il primo che ricordo, comunque, e viene confermato anche dai miei genitori, è Un barattolo mostruoso, della serie Piccoli Brividi. Alle elementari ero drogata di questi libricini dalle copertine mostruose e dalle pagine verdi e li ho macinati tutti, uno dopo l’altro. Poi rielaboravo le storie per terrorizzare mia sorella quando andavamo a dormire e la luce veniva spenta…

La prima storia che hai scritto...
Francesca: Non sono nata con la penna in mano, come forse succede a tanti altri scrittori, e, benché abbia sempre letto molto, alla scrittura vera e propria (immagino che non contino i diari personali, perché in quel caso devo ammettere di essere grafomane dall’età di sette anni) mi sono avvicinata negli anni dell’università, ovvero quando finalmente ho disposto di un computer portatile tutto mio. La prima storia che scritto, e che mi ha fatto capire che scrivere era divertente assai, è stata una fanfiction tratta da un anime. Per qualche anno mi sono cimentata con questo genere, impratichendomi, prima di prendere coraggio e provare a creare qualcosa di completamente mio. È stato allora che mi sono imbattuta nell’affascinante figura di Mr. Stevens, il maggiordomo di Quel che resta del giorno e Le Stanze Buie ha iniziato a prendere forma davanti a me.

© Francesca Diotallevi
  
Il primo rifiuto...

Francesca: Pochi giorni fa la Mursia mi ha svincolato comunicandomi che, non potendo garantirmi una pubblicazione in tempi rapidi a causa della crisi in cui versa l’editoria, e avendo scelto di puntare sulla saggistica anziché sulla narrativa, sono libera di cercare un altro editore per quanto riguarda il mio secondo manoscritto. E dunque ricomincio tutto da capo, con qualche consapevolezza in più e tanti miti sfatati. Se c’è una cosa che ho capito, sull’essere scrittori, è che il primo requisito fondamentale è la pazienza. Tanta pazienza!

Il primo colloquio con una casa editrice...
Francesca: L’anno scorso, con la squisita signora dell’ufficio diritti di Mursia. Io sembravo una pazza, non facevo che ripeterle che pubblicare con loro era un sogno che si realizzava. Abbiamo preso un caffè nel bar-libreria della casa editrice, arredato con elementi d’epoca e assolutamente suggestivo, e per tutto il tempo non ho fatto altro che pensare che era tutto meraviglioso, tutto così perfetto. È un ricordo che conserverò per sempre con grande affetto.

Il primo autografo...
Francesca: La parola autografo mi mette un po’ a disagio, perché di autografi veri e propri non ne ho mai fatti. Mi sembra assurdo pensare che a qualcuno possa interessare il mio nome scribacchiato sul frontespizio del romanzo! Ho fatto tante dediche, però, perché mi sforzo sempre di trovare qualcosa di carino da dire a chi si appresta a leggere il mio libro. La prima in assoluto, comunque, l’ho scritta sul primo cartaceo che ho tenuto in mano, fresco fresco di stampa, e l’ho scritta per i miei genitori. Senza cui, logicamente, non sarei la persona che sono.


La prima intervista...
Francesca: La prima intervista che mi abbiano mai fatto è stata un’intervista alla radio, qualcosa come Radio Piemonte se non ricordo male. Avevo concordato un orario con la persona che avrebbe dovuto farmi le domande, ma non avevo tenuto conto che, proprio in quell’orario, sarei stata impegnata con i lavori di ristrutturazione a casa mia: c’erano i muratori che segavano, martellavano e scartavetravano, così quando ho ricevuto la telefonata mi sono dovuta rifugiare nella tromba delle scale per parlare! Lì, seduta su uno scalino, mi sono resa conto che rispondere in tre minuti a una decina di domande a raffica non è affatto una cosa semplice e che la sintesi è decisamente una dote che mi manca perché poi, risentendo la registrazione, mi sono accorta che avevano tagliato metà delle cose che ho detto!

La prima recensione positiva...
Francesca: La prima a recensire positivamente il mio romanzo è stata la fantastica Sabina del blog Una fragola al giorno. È stato emozionante scoprire per la prima volta il parere di un lettore neutro, estraneo quindi alla cerchia di amici e familiari che, fino a quel momento, erano stati gli unici ad avere avuto accesso alle bozze del manoscritto. I blogger che ho contattato per chiedere un parere sul romanzo si sono dimostrati tutti molto disponibili e professionali ed è solo grazie a voi se Le stanze buie è arrivato a tanti lettori!

La prima critica poco costruttiva...
Francesca: I complimenti vuoti non portano da nessuna parte e se c’è una cosa che ho sempre chiesto alle persone che si approcciavano alla lettura del romanzo,  è l’onestà. Le stanze buie è il mio primo libro e non è privo di difetti, sono la prima ad ammetterlo.  Ciononostante c’è stata una recensione, quasi completamente negativa, che mi ha dato da pensare. La lettrice lamentava l’eccessiva mielosità della storia e molte altre cose; ma, soprattutto, deplorava l’insopportabile flirt tra maggiordomo e padrona, che a detta sua non era affatto necessario ai fini della trama. Cerco sempre di trarre utili suggerimenti dalle critiche mi vengono mosse ma questa, francamente, la trovo un po’ fuori luogo perché la storia d’amore è proprio il perno su cui ruota tutta la vicenda, ed eliminandola avrei svuotato il romanzo di qualsiasi significato. Ma del resto, non si può piacere a tutti.

* * *

Sempre restando in tema di "prime volte" e visto che ogni autore si identifica nei propri personaggi (ma quando mai?!), due o tre domande proposte con un unico scopo: invogliarvi a comprare il romanzo. Pubblicità meno occulta di così, non s'è mai vista!



La prima volta che hai pulito casa (ricordo che Vittorio Fubini è un maggiordomo e più che pulire dirige i lavori domestici, ma dubito che Francesca abbia mai rivestito questo ruolo, quindi ho raddrizzato un po' il tiro!)
Francesca: E qui mi trovo costretta ad ammettere che Vittorio non sarebbe contento di me, tutt’altro! Vivo nel mio perenne marasma, detesto i lavori domestici e, per quanto l’acquisto di prodotti detergenti mi riempia di soddisfazione (mi piace leggere tutte le etichette e confrontarli tra di loro, posso passare ore al supermercato, da vera malata mentale) la messa in pratica mi deprime alquanto. Sono una procrastinatrice seriale e il mio motto è: perché pulire casa oggi quando posso farlo domani? Perciò trovo impossibile ricordare la prima volta che, volontariamente, io abbia messo mano a secchi e stracci… Anche se devo ammettere che, quando mi ci metto, vado fino in fondo al problema! Il dramma  è trovare la forza di volontà per iniziare…

La prima volta che hai pensato di uccidere qualcuno (chi non l'ha desiderato anche solo per un attimo? Sappiate che i personaggi de Le Stanze Buie non sono proprio degli stinchi di santo, non tutti...)
Francesca: Bella domanda! …Boh! Probabilmente da bambina devo averlo desiderato di qualcuno. Quando si è piccoli si può essere molto crudeli. Oggi, mediamente, lo desidero circa ogni minuto che passo a sgomitare sui mezzi pubblici: vivere a Roma ti porta a diventare una persona molto rancorosa, e, senza dubbio, un potenziale assassino!

La prima volta che hai visto un fantasma (eh sì... leggendo il romanzo di Francesca incontrerete anche loro... forse!)
Francesca: I miei primi fantasmi vivevano tutti insieme sopra a un armadio. Era l’armadio che c’era nella mia cameretta di bambina, talmente alto che non riuscivo a scorgere la cima. Lì, in quell’angusto spazio sotto il soffitto, si annidavano le creature più pericolose che un bambino possa immaginare. Mi addormentavo voltata dall’altra parte per evitare di scorgere, tra le ombre della notte, sinistri bagliori e movimenti sospetti. In genere i bambini sono spaventati da ciò che si nasconde sotto al letto. Io ero inquietata dagli spazi in cui non riuscivo ad arrivare. Qualche anno dopo (ero già ragazzina) c’è stato il pianoforte che suonava di notte, al piano terra, quando eravamo tutti a letto e la casa era sprofondata nel buio e nel silenzio. A volte mi sembrava quasi di udire lo sgabello stridere sul pavimento e immaginavo il misterioso musicista fantasma prendere posto e fissare sconsolato la tastiera, prima di iniziare a suonare. Al mattino controllavo gli spartiti per vedere se, per caso, avesse voltato le pagine. Lo immaginavo allampanato e con lunghi capelli scarmigliati. Per notti e notti ha terrorizzato mia sorella (a cui, naturalmente, non mancavo di raccontare storie raccapriccianti su questo sfortunato spettro in cerca di pace, costretto a suonare il nostro pianoforte per espiare le terribili colpe commesse in vita. Ancora oggi mi considera colpevole di parecchi traumi infantili, ero una sorella crudele!) Poi, così com’era venuto, se ne è andato. Il pianoforte ha smesso di suonare e noi ci siamo chiesti che fine avesse fatto il nostro fantasma… fino al giorno in cui l’accordatore non ha trovato un piccolo ospite baffuto, nascosto tra i martelletti, e ormai passato a miglior vita!

La prima volta che ti sei innamorata (giusto per farci un po' i fatti suoi e perché Le Stanze Buie racconta un grande amore).
Francesca: Gli ho dato il primo bacio, ma lui mi ha spezzato il cuore mollandomi per un’altra (più popolare). Quando sei alle scuole medie queste cose ti segnano in un modo che, a distanza di (quasi) vent’anni, non riesci più a ricordare e ti fanno solo sorridere. Ma all’epoca pensavo che ne sarei morta. Voglio dire, avevo il suo nome scritto su ogni singola pagina del mio diario! Mollata a novembre, fino a giugno ho dovuto cancellarlo con una riga ogni volta che annotavo i compiti, è stato terribile. Ma quasi inevitabile: chi non ha mai cozzato contro il primo amore, ritrovandosi ammaccato e un po’ più disilluso? È la vita, certe regole sono universali.
Ad oggi, comunque, siamo rimasti buoni amici.

© Francesca Diotallevi
Le Stanze Buie in ristampa con copertina lucida

E per finire domanda d'obbligo. Progetti futuri?

Francesca: Come dicevo sopra, il mio primo progetto per il futuro è la ricerca di un nuovo editore per il mio secondo manoscritto o, in alternativa, il self-publishing. Vediamo come vanno le cose.
Per quanto riguarda la scrittura, dopo aver cestinato tante, troppe storie nel corso dell’ultimo anno, sono all’inizio di qualcosa che spero possa godere delle giuste correnti e prendere il largo. Ispirata a un fatto realmente accaduto, ci saranno una storia d’amore poco convenzionale, un bosco fitto di alberi e di ombre  e molta, moltissima neve. E quando inizia a nevicare, nelle mie storie, si mette sempre male per qualcuno… lettori avvisati!

E ci lasci così???
Ok, non è colpa tua, in effetti erano finite le domande, però quando ho letto "storia d'amore poco convenzionale" m'è partito un embolo! Posso farti da beta reader? ♥ ♥ ♥
Scherzi a parte (mica scherzavo) ti ringrazio infinitamente per la disponibilità e la spontaneità con cui hai risposto e ti mando un gigantesco in bocca al lupo per il tuo nuovo romanzo! 

» il sito di Francesca
» il blog di Francesca
» scarica i primi capitoli de Le Stanze Buie
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La parola ai lettori!
Avete amato Le Stanze Buie?
Aspettate il nuovo romanzo di Francesca?

5 giugno 2018

Libro VS Film - Sfida n°53, Fiori per Algernon

A volte vorrei parlare dei film che mi capita di vedere, ma poi penso che un blog di libri non sia il posto giusto. Allora penso di parlare dei film tratti dai libri, questa cosa avrebbe senso, no? Ma quello che ne viene fuori non è mai una recensione, ma continui paragoni tra due opere dalla struttura tanto diversa. E così nasce questa rubrica (che posterò random) in cui mi divertirò a mettere sul piatto della bilancia un'opera letteraria e una cinematografica e vedere da che parte penderà l'ago.
LIBRO VS SERIE TV
chi vincerà?

Oggi in sfida
Fiori per Algernon

 
Vince il libro!

[spoiler sulla sinossi, non sul finale]
Quando esci da una lettura provata, devastata, commossa, stravolta, insomma, non del tutto intera per essere chiari, se di quel romanzo esiste il film allora tu lo vuoi vedere. E subito anche.
Così, dopo una rapidissima ricerca, trovo su youtube la versione completa de I Due Mondi di Charlie, anno 1968, un oscar al protagonista Cliff Robertson e tanti complimenti dalla critica. Ovviamente clicco play. E Ovviamente non mi è piaciuto quanto il libro. Ma era prevedibile.
Non voglio dire la cosa più ovvia del mondo, ovvero che il libro è sempre migliore del film 1) perché non lo penso 2) perché non è vero. Però se un libro è bello, forte e intenso, un film difficilmente lo supera. Male che vada può gareggiare per un pareggio.
La cosa però che mi è dispiaciuta è che nella pellicola di Ralph Nelson c'è solo la superficie della storia di Charlie, non si è grattato il fondo, non si sono sviscerate le cause e gli effetti. Per questo - e lo dico a gran voce - urge un remake!
La trama è pressoché questa. Charlie ha trentadue anni ed è un ritardato mentale. Un giorno gli viene proposto un intervento che potrebbe raddoppiare, se non triplicare, il suo QI e lui accetta senza pensarci due volte, perché nonostante i vari limiti che lo contraddistinguono ha tanta fame di conoscenza.
Il romanzo, narrato in forma diaristica, ci porta nella mente e nel cuore di Charlie, ci mostra la sua grande ingenuità, la sua disarmante umiltà, la sua totale incapacità di conservare i ricordi per come sono esattamente. Ma soprattutto ci mostra come la madre abbia avuto un ruolo fondamentale nella sua formazione. Charlie non è stato amato perché stupido. Ed è stato abbandonato in un istituto per questo stesso motivo.
Nel film la sua infanzia non ci viene né mostrata né raccontata. Charlie è solo, non ha parenti, non si sa che fine abbiano fatto e per arginare il problema l'hanno messo a vivere nella soffitta di una vecchietta curiosa e pettegola.
Il resto poi è fedele alla storia di Daniel Keyes. Charlie si sottopone all'operazione o e poco alla volta il suo QI cresce in modo esponenziale, si innamora di quella che era la sua maestra alla scuola serale, studia, legge, compie ricerche e diventa un uomo completamente diverso, sicuro di sé, forse troppo...
Però la cosa bellissima e toccante del libro era leggere i capitoli del "primo" Charlie, scoprirlo senza armi, senza corazze, vederlo felice e circondato da gente che gli vuole bene. Il "secondo" Charlie invece si guarda indietro e scopre una realtà ben diversa. Si rivede preso in giro e umiliato da quelli che credeva i suoi migliori amici. Si rende conto che la madre ha smesso di amarlo nel momento in cui è nata la sorella, una bambina del tutto normale su cui la donna ha riversato un affetto incondizionato. E prende coscienza di una triste verità: da stupido era molto più felice.
Tante sfumature nel film si perdono. Il Charlie troppo colto, quasi saccente, non ci viene praticamente mai mostrato, la storia d'amore con Alice è molto diversa, e manca totalmente quella con Fay, la sua dirimpettaia, per non parlare di passaggi duri e cupi che rendono la lettura romanzo un'esperienza di forte impatto emotivo.
Sicuramente il film di Ralph Nelson è un'ottimo film, fuori moda anche per l'epoca, ma divenuto nel tempo un cult diffuso tuttora nelle scuole, ma visto che qui c'è una bilancia e che i due prodotti vanno pesati, l'ago non può non pendere che dalla parte del libro. Un libro bellissimo il cui fulcro è racchiuso in una frase di Charlie che poteva anche essere stupido, ma aveva un cuore enorme. "L'intelligenza è uno dei più grandi doni umani. Ma la ricerca della conoscenza esclude anche troppo spesso la ricerca dell'amore."

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20 giugno 2017

Weekly Recap #161 - speciale Mare di Libri



Lettori buongiorno! Avevo in mente di farvi un recap con le ultime new entry, ma visto che la maggior parte sono state letture mirate per il festival, perché non fare una sorta di "speciale Mare di Libri"? Per molti di voi lo so che questo post saprà di già visto e già letto, su Facebook e su Instagram ho già rotto le balls a dovere, ma potevo non lasciare anche qui una traccia del mio passaggio?
Tutto è cominciato con il mio accredito che purtroppo non è andato a buon fine causa anagrafe. Non vi dico che smacco. Fatti pure i capelli rosa, mettiti pure i jeans stracciati, ma quando un anonimo form ti dice "digita la tua data di nascita" c'è ben poco fare. E la verità fa male miei cari Mare di Libri è un festival dedicato in primis ai giovani e tu che giuovvvane non sei più, al 99% sei fuori. Ciao, via, sciò, smamma vecchia bacucca. Ma a volte le favole hanno anche un lieto fine. La mia fata Turchina si chiama Giulia Taddeo ed è l'addetta stampa Rizzoli. Grazie a lei ho avuto il pass e venerdì 16 Giugno ho tolto le scarpette di cristallo, infilato le Adidas, e sono finalmente scappata a Rimini!


Eccomi arrivata in Piazza Cavour, questo è il teatro Galli, sede della Stampa in cui era allestita una libreria con tutti i titoli consigliati ai ragazzi; si trattava soprattutto di novità, ma una sezione era dedicata ai romanzi di Siobahn Dowd e subito la mente e il cuore sono volati a due gioiellini che avrei voluto consigliare a tutti quelli che li guardavano di sfuggita: Le Rose di Shell e Il Mistero del London Eye (recensione).
Aperta parentesi: a parte tanti libri c'era anche tanto caldo. Chiusa parentesi.
Ma facciamo un passo indietro. Come mi sono preparata per il festival?
In questi post (qui e qui) potete vedere le primissime new entry, ci sono ovviamente i romanzi di Siobhan Dowd e il bellissimo L'Arte di Essere Normale di Lisa Williamson, ma scopriamo insieme le ultime novità.


Ecco, questa era la mia borsa giovedì sera.
Come potete vedere c'è iBoy di Kevin Brooks che ho già recensito qui e che mi è davvero piaciuto, d'altronde io ai supereroi non resisto se poi sono anticonformisti ancora meglio. L'autore sarebbe dovuto essere presente domenica 18 ma sapendo che io non sarei potuta andare ha disdetto l'incontro. Kevin... ci vedremo in un'altra occasione, stai tranquillo! (certo Silvia credici)
Per prepararmi all'incontro con Katherine Rundell non sapevo se leggere Sophie sui Tetti di Parigi o La Ragazza dei Lupi, poi ho scelto quest'ultimo, vincitore del Premio Andersen 2017 come miglior libro per ragazzi tra i 9 e i 12 anni. Solitamente preferisco titoli per adolescenti, ma ci sono sempre le eccezioni che confermano la regola, come è successo con un altro romanzo Rizzoli, In Viaggio nel Tempo con il Criceto. Il libro della Rundell mi è piaciuto (non quanto il Criceto però!), e l'ho trovato perfetto da regalare a una piccola lettrice in erba. L'autrice crea eroine giovani che ancora non conoscono la paura, pronte a buttarsi anima e cuore nelle imprese più straordinarie e incredibili. Un libro che ha tanto da insegnare, in primis il rispetto per gli animali e la forza dell'amicizia.
Ma la vera scoperta è stata Lorenza Ghinelli e il suo Anche Gli Alberi Bruciano. Storia breve ma intensa, veloce e dolorosa come un pugno in pieno stomaco. Nonostante tematiche difficili e importanti questo libro mi ha strappato anche tanti sorrisi, e ha toccato corde che da tempo nessuno riusciva nemmeno a sfiorare. Quindi lettori, comprate la Ghinelli. Io adesso voglio tutti i suoi romanzi.


E adesso torniamo a Rimini. Appena sono arrivata ho incontrato proprio Lorenza sui gradini del Teatro Galli e tutta felice e contenta faccio per tirare fuori il suo libro dalla borsa e - panico - non c'è .Il mio cervello si collega un attimo, ripassa i miei ultimi trenta minuti di vita e mi invia un messaggio del tipo "cogliona, l'hai lasciato sul sedile della macchina!". Oh porca vacca - respiro - respiro ancora - e mi ricompongo.
Dopo due chiacchiere, tanti complimenti perché lei se li merita tutti, e l'autografo fatto sul mio misero quadernino, la lascio libera anche perché stava per accompagnare i ragazzi al Teatro degli Atti per l'evento "Ragazze che Amano la Scienza" con Samantha Cristoforetti, Filomena Grimaldi e Licia Troisi. 

Essendo quasi mezzogiorno e non avendo niente da fare fino alle 14,30 me ne sono andata al mare a mangiare una super bruschetta pomodoro e mozzarella e poi con la panza piena mi sono spiaggiata al teatro degli Atti in attesa dell'Elogio al Lettore presenziato da Aidan Chambers. A introdurre l'evento c'è stata Beatrice Masini e dopo una frecciatina non troppo felice (ma forse l'ho interpretata male io) alla sua ex casa editrice (la Rizzoli), il monologo ha inizio. Bravo Chambers un grandissimo oratore davvero!

 
Lisa Williamson a sx - Katherine Rundell a dx (la rinco dietro sono io)

Alle 15,45 sono poi andata al bar Cavour dove mi aspettava Giulia con Katherine Rundell (adorabile, dolcissima... una fatina strappata dai boschi) e abbiamo fatto due chiacchiere proprio sul suo ultimo lavoro La Ragazza dei Lupi. Nei prossimi giorni pubblicherò recensione e intervista, all in one, quindi portate pazienza e restate sintonizzati!
Dopo, giusto il tempo di comprare un servizio di piatti di Villa d'Este stupendo, perché allo shopping non si rinuncia MAI, sono corsa alla biblioteca Gambalunga per l'incontro con Lisa Williamson, autrice de L'Arte di Essere Normale. Ci ha raccontato di quando ha lavorato con bambini e ragazzi transgender, del suo passato da adolescente e di come si sia sentita sola pur non avendo angoscianti segreti da confessare come David, il suo protagonista. D'altronde quando hai quindici anni sentirsi parte di un gruppo, avere la tua tribù, è una cosa di vitale importanza. Il libro per Lisa doveva quindi lanciare messaggi positivi mantenendosi però veritiero; doveva essere un faro, un rifugio, un testimone da poter consegnare ai genitori dicendo loro: ecco, leggetelo, io mi sento così.
Dopo circa quaranta minuti a cui non sono mancati vari interventi di ragazzi decisamente incuriositi davanti a un argomento così spinoso di cui si ha ancora timore di parlare (secondo Lisa, dieci anni fa, non sarebbe mai riuscita a pubblicare L'Arte di Essere Normale), è iniziata la sessione autografi; Mare di Libri è l'unico festival in cui vale la regola "prima i giovani" ma io ho cercato di mimetizzarmi al meglio nella fila... oddio, non credo abbia funzionato, ma forse, mossi da pietà, nessuno ha avuto il coraggio di dirmi niente o di darmi della babbiona (ragazzi educati, bravi :) )
A questo punto erano quasi le 18.00 e io ero felice ma sfinita. Volevo un letto. Ma anche i gradini di una chiesa sarebbero andati bene. Invece sono salita in macchina pensando al mio divano alla bella giornata trascorsa, a quanto i libri possano essere potenti e a quanto bene facciano. Mare di Libri è un festival straordinario, diverso da tutti gli altri, diverso da qualsiasi fiera; è più intimo, più discreto, ma ha una cassa di risonanza senza pari. 

A domani, con un altro post sempre collegato a Mare di Libri 8)

6 novembre 2017

Recap #163 Speciale Lucca Comics 2017

Weekly Recap, che da oggi - 06/11/2017 - si chiamerà solo Recap, nasce dalla voglia di non parlare solo delle mie new entry libresche, ma anche di altre piccole curiosità. Libri che ho adocchiato, un estratto che mi ha particolarmente colpito, un film che ho visto, e così via. Un po' come fanno alcuni blog con la rubrica Clock Rewinders on a Book Binge [X - X]. Ma tutto senza regole. Un po' alla cavolo insomma. Sostituisce In My Mailbox.

Lettori buongiornissimooo!!!
Sono tornata ieri da Lucca e finalmente riesco a ritagliarmi qualche minuto per fare due chiacchierare con voi e condividere questa esperienza stre-pi-to-sa! È vero che il primo Lucca non si scorda mai, ma dopo quattro anni io ho ancora l'entusiasmo di una bambina.

Quest'anno sono partita con poche ma chiare idee.
  1. Andare allo stand de Il Castoro per comprare Fantasmi.
  2. Portare a casa uno sketch di Rita Petruccioli.
  3. Passare ore sulle mura a fotografare cosplay.
L'ultima è una costante irrinunciabile, l'aria che si respira sulle mura di Lucca è la più salubre del mondo. Sa di passato, presente e futuro, di gioia e follia, di birra, ramen e patatine. In questi giorni puoi non essere te stesso, anzi, puoi esserlo come non lo sei per tutti gli altri giorni dell'anno. Non mi dilungo troppo, ma vi lascio il link al mio instagram dove trovate alcune foto belliccime.
E adesso parliamo di libri.

sotto il libro c'è la shopper bag più figa di sempre!
Fantasmi lo volevo da morire. Dell'ultima opera di Raina Telgemeir avevo sentito solo meraviglie ed erano tutte vere. Non ho fatto in tempo ad arrivare in albergo che mi sono tuffata tra le pagine di questa storia delicatissima che parla di paure e ti insegna ad affrontarle. Pensavo che potesse ferirmi e farmi male, invece ho sfogliato l'ultima pagina con il cuore pieno di speranza, perché si parla di morte, ma si celebra la vita.
Insomma, so già cosa regalare a Natale... e so già come festeggerò i prossimi primi novembre.
E poi, manco a dirlo, mi è venuta una gran voglia di leggere altre opere di Raina. La duologia Smile e Sorelle, in parte autobiografica, parla di crescita, apparecchio ai denti e problemi legati a un'età tanto bella e spensierata, quanto complessa. Invece nella serie de Il Club delle Baby Sitter c'è l'amicizia, quella di sangue, quella che cambia, matura ed evolve con te nel corso del tempo e degli eventi.
Non sono graphic novel su cui mi sarei soffermata se non avessi letto Fantasmi, ma è il modo in cui l'autrice ti rende tutto così familiare e reale che mi ha fatto partire la ship!


Ma non è finita. Ho avuto il piacere di conoscere Paola, l'addetta stampa della casa editrice e mi ha colpito subito per la passione con cui parla delle loro pubblicazioni. Non che avessi dei dubbi. Basta leggere alcuni romanzi della Castoro per rendersi conto della cura con cui scelgono i titoli. Non in base al successo internazionale, ma al loro valore intrinseco. Perché come diceva Paola non basta avere una bella trama tra le mani, bisogna saperla raccontare.
E proprio perché mi fido ciecamente del loro catalogo uno dei prossimi titoli che leggerò sarà La Zona Rossa di Silvia Vecchini e Sualzo. Qui si gioca in casa e si parla del terremoto che ha sconvolto il centro del nostro Paese, il tutto visto attraverso gli occhi dei bambini.

 
[clicca per ingrandire]

Allo stand Napoleone non imbattersi nella Bao Publishing è davvero impossibile visto che occupa quasi tutta la parte centrale su due lati. Volevo andarci alle 15,30 per Rita Petruccioli, ma in mattinata ci sono capitata davanti proprio quando Teresa Radice e Stefano Turconi avevano il firmacopie. Invidia. Ho risicato, ve lo dico. Per loro bisognava prenotarsi online e quando ho effettuato l'accesso era già tutto esaurito... Va be', mi sono detta, a questo punto comprerò il loro libro online, risparmierò il 15% e non avrò 80 kg sulle spalle da portarmi in giro. Poi invece è successo qualcosa. Niente sketch, ma una dedica e un autografo veloce lo facevano, e allora niente, senza pensarci due volte mi sono accaparrata la bellissima edizione di Non Stancarti di Andare e sono felice... anche se probabilmente resterò gobba a vita. Spero che come il Porto Proibito (qui la recensione) si riveli in tutto e per tutto un romanzo grafico di primissima qualità. Ma ci credo. E non posso sbagliarmi.


Poi alle 15,30, puntuale come un orologio svizzero, riesco a farmi fare lo sketch dalla bravissima Rita Petruccioli. Lo sapete vero che mi sono innamorata del suo stile con Frantumi (qui la recensione)?
Le ho chiesto un disegno che fosse suo al 100%, qualcosa che la rispecchiasse in toto, e lei "ti faccio una delle mie pupazze allora!". E pupazza sia.
Ditemi, questa Medusa, non è me-ra-vi-glio-sa?
So già dove appenderla, giusto il tempo di incorniciarla e finirà nella parete degli sketch.
Intanto fate un salto anche voi sul suo sito e ammiratela --> http://www.ritapetruccioli.net/


Prima di partire per Lucca, e qui faccio un passo indietro, mia mamma mi fa "Ehi, guarda se c'è qualcosa di Diabolik!!!" e non solo c'era lo stand Astorina, ma pure uno dei disegnatori!
Ho incontrato Matteo Buffagni e gli ho chiesto di dedicare un disegno a una delle fan numero 1 dell'antieroe per eccellenza e poi, per non farmi mancare niente, ho preso le due stagioni della nuova serie: DK. Qui il mondo delle sorelle Giussani non esiste più, i personaggi possono avere ruoli differenti rispetto ai canonici, e DK è un vero e proprio re del terrore. Perché ricordiamocelo, il Diabolik degli anni Sessanta non aveva i sani principi di quello del XXI secolo, anche se si è ammorbidito in fretta, soprattutto dopo l'incontro con Eva. Nel tempo ha abbandonato l'uso del suo micidiale coltello per sostituirlo con tonnellate di narcotici, ma siccome io sono tutto tranne che una buonista ho deciso di conoscere questo suo nuovo alter ego che ti infilza come uno spiedino e spezza il collo quando meno te lo aspetti. Cambierà anche lui? Vedremo. Intanto questa serie nasce sulla scia di quelle americani, quindi ci troviamo tra le mani una storyline più ampia e complessa e albi spillati a colori.
In foto i due cofanetti e lo sketch di Figlio.

Credo che sia tutto... e il vostro Lucca Comics com'è stato?

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