30 ottobre 2019

Recensione, LA DOTTRINA DEL MALE di Alessandro Berselli

Lettori buongiorno, oggi si chiude il mese del Book Bloggers Blabbering e si chiude con uno degli autori italiani di punta della casa editrice: il nostro caro Alessandro Berselli.

 La Dottrina del Male di Alessandro Berselli

| Elliot, 2019 | pag. 150 |

Ivan Cataldo è uno spin doctor, un guru della comunicazione politica seducente e carismatico, con un matrimonio appagante e un’invidiabile posizione socioeconomica. Le sue certezze professionali e affettive cominciano a sgretolarsi nel momento in cui alla MindFactory, l’agenzia della quale è amministratore delegato, si presenta il portavoce di una misteriosa organizzazione che si dichiara in grado di vincere le elezioni in tutti gli Stati nevralgici, Italia compresa, per creare un nuovo ordine mondiale. Chiamato a seguirne la campagna mediatica, Cataldo è dapprima riluttante ma poi, affascinato dal loro manifesto di partito, decide di accettare l’incarico. Sarà il più grande errore della sua vita. Noir distopico e intimista, La dottrina del male riflette sugli inquietanti scenari di dominio all’orizzonte e ne indaga le ripercussioni psicologiche, domandandosi a quale prezzo siamo disposti a vendere la nostra integrità.
Berselli, come Morozzi, è il mio faro nella nebbia. Quando sono persa, quando non so dove andare, lui mi indica la strada e per chiudere il mese del Book Bloggers Blabbering di ottobre, dedicato alla casa editrice Elliot, non potevo scegliere altro che il suo ultimo romanzo, La Dottrina del Male.

Ancora una volta l'autore bolognese affronta un tema a lui caro: quello della caduta negli inferi dei suoi protagonisti.
Dopo la viziata e annoiata Ludovica de Le Siamesi e l'insoddisfatto Claudio Roveri di Non Fare la Cosa Giusta, siori e siore, ecco a voi Ivan Cataldo, guru della comunicazione, abilissimo nel vendere servizi alla categoria più odiata del mondo: quella politica.
Ed è la politica il fil rouge che tiene insieme i vari pezzi della storia, una politica che non ha un vero e proprio credo e non si basa sull'abilità oratoria degli esponenti di partito, ma punta tutto sulla seduzione.
Quella che subirà Ivan Cataldo sarà una sorta di anestesia emotiva. Lui che aveva tutto, una moglie innamorata, una figlia in gamba e un'altra in arrivo, si troverà genuflesso ai piedi di un perverso vangelo e diventerà un devoto praticante di una religione che promette successo e potere... ma in cambio di cosa? Be', come in ogni patto con il diavolo che si rispetti, la merce di scambio è sempre una sola: la propria anima.
La morale è semplice. Non siamo bianchi e non siamo neri. Non siamo buoni e non siamo cattivi. Siamo solo poveri uomini in balia delle tentazioni. A volte virtuosi e a volte no. Che cercano di fare del loro meglio, ma che il più delle volte si trovano a scegliere il loro peggio.
Dopo un inizio non particolarmente travolgente ma, mea culpa, la sola parola "politica" mi fa sbadigliare e alzare gli occhi al cielo, impariamo a conoscere quest'uomo che tra festini di dubbia morale, morti improvvise e taciti ricatti, si ritrova a sovvertire l'ordine dei suoi valori quasi senza rendersene conto, anteponendo il successo e il denaro alle proprie convinzioni.
Ivan impara a simulare indifferenza, mente a se stesso, mente alla sua famiglia e si trasforma in una maschera di imperturbabile e finta onestà. Vendere un'illusione, in un paese di grande disaffezione generale, sembra la cosa più normale del mondo, ma varrà il prezzo pagato?

Visionario, in parte lungimirante e come al solito cattivo, La Dottrina del Male si conferma un buon titolo, ma non il migliore di Alessandro Berselli. Manca a mio avviso un background  un po' più solido e un finale - perché lui è bravissimo negli epiloghi malefici - ancora più d'effetto (almeno rispetto a quelli a cui ci aveva abituati).
Resto però in trepidante attesa di una sua nuova fatica in cui poter esplorare i contorti labirinti della mente umana. Sempre senza sconti. Sempre senza pietà per nessuno 8)

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Il Book Bloggers Blabbering

25 ottobre 2019

Recensione, SECONDS di Brian Lee O'Malley

Ragazzi, finalmente è venerdì! Gioia e gaudio. E quale modo miglior per festeggiare l'arrivo del weekend se non consigliando un fumetto stra-super-mega carino?

SECONDS di Brian Lee O'Malley

| Rizzoli Lizard | pag. 336 |

Katie fa la chef: da qualche anno dirige la cucina di un ristorantino chiamato Seconds, ma lavora duro per aprire un locale tutto suo in un vecchio edificio lungo il fiume, nel quale ripone tutte le proprie speranze di successo. Tra lo stress, le preoccupazioni, la mancanza di soldi e un ex fidanzato che le ha spezzato il cuore, la sua non sembra proprio essere la vita che ha sempre sognato: ha 29 anni e la sensazione di non avere più il controllo su niente. Ma grazie all'incontro sovrannaturale con il curioso "spirito della casa" di Seconds Katie scopre un modo inaspettato di "correggere" il passato e rimediare ai propri errori. Una scappatoia fin troppo facile, che metterà a rischio la sua stessa esistenza e quella di tutto il mondo da lei conosciuto.
Voto:

Seconds mi è piaciuto da subito. Mi è piaciuto il modo scanzonato, leggero e surreale con cui Brian Lee O'Malley ha raccontato una storia capace di porre gli accenti su questioni profonde come il nostro essere vulnerabili davanti alle difficoltà. Siamo soliti dire che gli errori ci hanno reso quello che siamo, ma cosa faremmo se avessimo la possibilità concreta di porvi rimedio? Torneremmo indietro?
Katie ha ventinove anni e un sogno nel cassetto: avere un ristorante tutto suo. Trova l'edificio "giusto", lo compra, continua a gestire la cucina del Seconds, ma i lavori i lavori accavallano, le spese aumentano, e poi ha una tresca con il cuoco, ma il suo ex continua a farle battere il cuore... un casino insomma. Finché non incontra lo spirito della casa e scopre dei magici funghi allucinogeni che forse potrebbero rimettere in asse la sua vita. Basta mangiarne uno, scrivere su un blocco cosa non andava fatto e poi dormire! Il giorno dopo, come per magia, tutto sarà diverso! In meglio? All'inizio sì. Poi a Katie la situazione sfugge letteralmente di mano e allora sì che sarà un vero e proprio casino...


Allegro, coloratissimo, pieno di ironia (geniali gli scambi di battuta tra Katie e il narratore!), ma anche avvincente e riflessivo, Seconds a prima vista potrebbe far pensare a una cosa, ma leggendolo ne viene rivelata un'altra. I disegni stilizzati, i colori sgargianti e l'effetto un po' manga che rimanda ai fumetti per ragazzi convivono in modo adorabilmente perfetto con una storia matura che mi sento assolutamente di consigliare.
A prima vista avrei detto "no". Poi l'ho letto ed è "assolutamente sì". Grande O'Malley.

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21 ottobre 2019

Recensione, BED TIME di Alberto Marini

Lettori buongiorno, oggi recensione dell'ennesimo libro che vi ho spammato su Instagram! Se amate le storie malate, eccone una. Tutta per voi 8)

Bed Time di Alberto Marini

| Mondadori, 2012 | pag. 310 |


[La trama vi consiglio di non leggerla. Ci sono troppi dettagli.]
Cillian lavora come portiere in un elegante condominio dell'Upper East Side a New York. All'apparenza è un uomo mite, servizievole, sempre pronto a dare una mano, un punto di riferimento per gli abitanti del palazzo, le cui vite, giorno dopo giorno, scorrono davanti a lui. L'insospettabile Cillian, però, nasconde un segreto terribile: fin dall'adolescenza è ossessionato dall'idea del suicidio ed è incapace di essere felice. Per questo la sua sola ragione di vita è impedire che gli altri lo siano, facendo loro del male e vedendoli soffrire.
Sono tanti i condomini che più o meno consapevolmente subiscono le conseguenze della sua invidia e della sua volontà distruttiva. Meticoloso fino alla paranoia, Cillian segna sul taccuino le abitudini e le caratteristiche di ognuno per potergli procurare il massimo disagio: ruba la posta, lascia morire le piante che gli vengono affidate e provoca danni di ogni genere all'interno degli appartamenti. Ma è Clara, una ragazza giovane e solare, la cui gentilezza e allegria lo disturbano profondamente, a diventare la sua vittima per eccellenza. La passione morbosa che Cillian nutre per lei cresce sempre di più, insieme all'accanimento persecutorio, fino a quando la sua follia strisciante si trasforma in rabbia cupa e sadica che esploderà con una violenza spaventosa.
Bed Time è un thriller psicologico che proietta il lettore in un universo claustrofobico ma ipnotico dove nulla è come sembra e in cui svetta la figura mostruosa del protagonista, moderna incarnazione di un male che si nasconde nel luogo che si è sempre ritenuto il rifugio più sicuro: la propria casa.
Voto:

Capita che in certi momenti della vita servano libri cattivi in grado di compiere una sorta di esorcismo, altrimenti quello cattivo diventerai tu; in un periodo in cui avrei voluto cavare gli occhi a un numero imprecisato di persone e gettare alle ortiche anni di self control, Bed Time mi è venuto in soccorso.
Alberto Marini, di origini italiane, ma spagnolo d'adozione, ha scritto un libro (e parallelamente la sceneggiatura dell'omonimo film) sul male che, diciamolo, mi ha fatto un sacco di bene.
Siamo a New York, nella ricca zona dell'Upper East Side, e Cillian, il nostro protagonista, fa il portiere in un lussuoso condominio.
Vita semplice direte voi, invece no, perché Cillian, per vivere, ha bisogno di provocare la sofferenza altrui. È il dolore del prossimo che da ossigeno al suo respiro.
Cillian conosce i segreti di tutti i condomini, ha le chiavi dei loro appartamenti, conquista la loro fiducia poi, nel momento stesso in cui abbassano la guardia, li attacca, li colpisce nei punti più deboli.
Non risparmia nessuno, in modo subdolo e sottile sa come ferire, ma al momento la sua preda preferita è Clara, la bella rossa dell'8A, a cui riserva un trattamento molto, molto speciale...
Per la giovane condòmina nutre un'insana ossessione, un'odio che soffoca a stento per poi liberarlo nelle ore notturne, un'odio che non si placherà finché non le avrà cancellato dalla faccia quello stramaledettissimo sorriso che regala a tutti con candore e gentilezza. Clara deve soffrire. Non può essere altrimenti. O Cillian non avrà più un motivo per vivere.
Il ricordo della felicità non è più felicità.
Il ricordo del dolore è ancora dolore.
Bed Time è un gioiellino di perversione e sadismo, una storia ansiogena che sfiora i confini del genere horror senza essere splatter o paranormale. Peccato che sia fuori catalogo, ma in molti store online è disponibile tra i remainders al 65% e il mio consiglio è di non farvelo scappare soprattutto se amate il genere.
Personalmente l'ho adorato, pur essendo un "semplice" romanzo di (in)sano intrattenimento, pur non ambendo a diventare il libro nero del secolo, il suo sporchissimo lavoro lo fa egregiamente. E se abitate in un condominio, se avete un portiere, dopo Bed Time desidererete solo traslocare.

P.S. Avevi ragione Michele, i libri così sono roba nostra.

Trailer Film



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17 ottobre 2019

Recensione, IL MANOSCRITTO di Franck Thilliez

Lettori, buonasera, oggi vi lascio la recensione di un thriller che mi è piaciuto veramente molto, anzi, più ci penso e più lo amo! È pieno di enigmi, è super cervellotico, ma è anche geniale. Peccato che non sia di immediata comprensione e questo potrebbe essere un pregio da una parte (perché stuzzica l'ingegno), ma anche un difetto dall'altra (perché genera frustrazione).
Se amate le sfide però, non potete farvelo scappare!

Il Manoscritto di Franck Thilliez

| Fazi, 2019 | pag. 478 |

Léane Morgan è considerata la regina del thriller, ma firma i suoi libri con uno pseudonimo per preservare la propria vita privata, che ha subito un profondo sconvolgimento: sua figlia Sarah è stata rapita quattro anni prima e la polizia ha archiviato il caso come omicidio a opera di un noto serial killer, pur non essendo mai stato ritrovato il corpo della ragazza. Dopo la tragedia, del suo matrimonio con Jullian non è rimasto che un luogo, la solitaria villa sul mare nel Nord della Francia che Léane ha ormai abbandonato da tempo; ma quando il marito viene brutalmente aggredito subendo una perdita di memoria, lei si vede costretta a tornare in quella casa, carica di ricordi dolorosi e, adesso, di inquietanti interrogativi: cosa aveva scoperto Jullian, perso dietro alla ricerca ossessiva della verità sulla scomparsa della figlia? Intanto, nei dintorni di Grenoble, viene ritrovato un cadavere senza volto nel bagagliaio di una macchina rubata: potrebbe forse trattarsi di un'altra vittima del presunto assassino di Sarah. Le intuizioni del poliziotto Vic, dotato di una memoria prodigiosa, permetteranno di incastrare alcuni tasselli del puzzle, ma altri spaventosi elementi arriveranno a confondere ogni ipotesi su una verità che diventa sempre più distante, frammentaria e, inevitabilmente, terribile.
Voto:
Un romanzo è un gioco di illusioni, tutto è vero quanto è falso, e la storia inizia a esistere solo nel momento in cui voi la leggete.
Ho il cervello che mi fuma. Esco dalla lettura del Manoscritto e vedo enigmi ovunque, anche forse dove non ci sono. Non appena ho iniziato il romanzo ho attivato il mio personalissimo radar investigativo per poi disattivarlo e farmi trascinare dalla lettura, ma inevitabilmente, alla fine, ho dovuto rimetterlo in funzione.
Che dire. Criptico, labirintico, contorto, un vero gioco di specchi. 
Un libro, nel libro, nel libro. Autori che scrivono di altri autori e che si sono a loro volta ispirati ai grandi nomi del panorama "giallo" con tanto di riferimenti paralleli a Misery di Stephen King, ma soprattutto ai vari Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle.
Un metaromanzo al cubo. Un'equazione matematica piena di incognite. E adesso che ho sfogliato l'ultima pagina devo spegnere l'incendio che ho in testa, perché davvero, tante cose quadrano, alcune secondo me non del tutto, ma so che ci sono dei tasselli che ancora devo mettere al posto giusto in questo immenso puzzle tridimensionale (se qualcuno ha bisogno di aiuto c'è la sezione spoiler!).

Provo a riassumere la trama a grandi linee.
Nella prefazione (da leggere con estrema attenzione!) ci viene detto che Caleb Traskman, noto autore di thriller, ha lasciato incompiuto un romanzo a dieci pagine dalla fine e che il figlio, J.L. Traskman, l'ha portato a termine perché, grazie agli indizi disseminati dal genitore, la soluzione era a portata di mano. Bastava trovarla.
Quello che noi leggeremo è, per l'appunto, Il Manoscritto di Caleb Traskman, la storia di una famiglia andata in pezzi nel momento in cui la figlia viene rapita e di lei si perdono le tracce. Le vicende si svolgono quattro anni dopo la scomparsa di Sarah: la madre, Leane Morgan, si è buttata a capofitto nel lavoro e ha appena pubblicato il suo ultimo romanzo (che - indovinate un po'? - si intitola Il Manoscritto e parla di un'autrice che... vabbe', non ve lo dico, sorpresa!) mentre il padre, Jullian Morgan, non ha mai trovato pace e sopravvive dedicandosi alla ricerca spasmodica di un solo indizio che possa portarlo a scoprire la verità sulla morte della figlia: per tutti, Sarah, è una delle vittime di Andy Jeanson, il killer soprannominato "il Viaggiatore", nonostante del suo corpo non ci siano tracce. Intanto, dentro al cofano di un'automobile, viene ritrovato il cadavere di una donna e Vic Altran, poliziotto della sezione Omicidi di Grenoble, inizia a indagare...

Ecco, direi che non serve sapere altro, probabilmente creerei della confusione inutile e non ha molto senso, spiegarlo è più complicato che leggerlo, quindi preparatevi a essere catapultati in una vicenda torbida fatta di continui incastri in cui a muoversi sulla scena saranno personaggi dotati di ipermnesia, amnesia, criptomnesia. La memoria gioca un ruolo fondamentale, non c'è ombra di dubbio, ma la lettura non presenta intoppi, anzi, è fluida, veloce, avvincente, cruda. E Thilliez, non ci risparmia nulla. Teste mozzate, gente senza faccia, cadaveri mutilati, dark web, colpi di scena a ripetizione.
La struttura a incastro, in cui una serie di sottotrame ne vanno a creare una unica più grande, mi ha ricordato quella del Suggeritore di Donato Carrisi (romanzo top!), ma l'autore in questo caso si diverte a giocare con il lettore, riempe il libro di indizi per poi  lasciarci attoniti di fronte a un finale a dir poco criptico. Ma il bello è proprio qui. Il romanzo si rivela sì ingarbugliato, ma anche estremamente stimolante nel suo essere apparentemente illogico!
«Sai cos’è la misdirection?».«Una tecnica illusionista che consiste nel focalizzare l’attenzione del pubblico su un punto preciso mentre si svolge un’altra azione.»
Capite? Il Manoscritto è un grande misdirection.
Nonostante ci siano degli apparenti depistaggi, nonostante un lettore di gialli sia portato a non prendere per oro colato tutto quello che legge (il narratore se è affidabile o meno spesso lo si scopre solo alla fine), Thilliez ce la fa sotto il naso e il mio consiglio è quello di non farvi troppe domande. Leggete bene la prefazione però. Poi leggete attentamente l'ultima frase del libro. E non fermatevi qui, perché il bello viene adesso. Perché il romanzo di Thilliez comincia a pagina 7.

Che dire quindi... un thriller di grandissimo intrattenimento, peccato che il meccanismo non sia proprio così evidente, peccato manchino delle istruzioni per l'uso, ma per l'autore scrivere è come giocare una partita a scacchi ed evidentemente punta a vincere. Ma io sono un osso duro. E lo ammetto, non è stato facile sbrogliare la matassa, pensavo che Sebastian Fitzek mi bruciasse i neuroni, ma qui siamo stati a un passo dall'armageddon. Però ne è valsa la pena: per le atmosfere macabre, per le scene splatter, per la tensione che si crea, per i personaggi tormentati e ovviamente per il gioco di specchi. Davvero wow, un titolo a dir poco  le-ta-le.

N.B. Le parole sottolineate… non sono sottolineate a caso xD

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Sezione SPOILER


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16 ottobre 2019

Il Manoscritto di Franck Thilliez - Sezione Spoiler

Hai letto Il Manoscritto di Franck THilliez
e vuoi discutere del finale?
Direi che sei nel posto giusto!


S P O I L E R Il Manoscritto



ATTENZIONE!!!
I COMMENTI CONTENGONO SPOILER!


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7 ottobre 2019

Recensione, Ninfee Nere di Michel Bussi

Ho spammato così tanto Ninfee Nere su Instagram che quasi mi vergogno a parlarne ancora. Mai un libro era diventato virale come questo, non ho fatto in tempo a dire "bellissimo" che mi sono arrivate centinaia di condivisioni, e grazie al cielo (perché è sempre un po' una responsabilità consigliare un romanzo!) nella maggior parte dei casi avete trovato tra queste pagine le mie stesse emozioni. Poi ci sta, siamo tanti, tutti diversi, il libro che possa piacere a tutti nello stesso modo non esiste, ma questo credo si avvicini molto. Ha quel tipo di potenziale! Non aggiungo altro.
Buona recensione. E buon Bussi.

Ninfee Nere di Michel Bussi

| Edizioni E/O 2016 | pag. 394 |

A Giverny in Normandia, il villaggio dove ha vissuto e dipinto il grande pittore impressionista Claude Monet, una serie di omicidi rompe la calma della località turistica. L'indagine dell'ispettore Sérénac ci conduce a contatto con tre donne. La prima, Fanette, ha 11 anni ed è appassionata di pittura. La seconda, Stéphanie, è la seducente maestra del villaggio, mentre la terza è una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre. Al centro della storia una passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet (tra le quali le Ninfee nere che l'artista avrebbe dipinto prima di morire). Rubate o perse come le illusioni quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano il tempo. L'intreccio è costruito in modo magistrale e la fine è sorprendente, totalmente imprevedibile. Ogni personaggio è un vero enigma. Un'indagine con un succedersi di colpi di scena, dove sfumano i confini tra realtà e illusione e tra passato e presente. Un romanzo noir che ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta al lettore distinguere il vero dal falso.
Voto:
"Tre donne vivevano in un paesino.
La prima era cattiva, la seconda bugiarda e la terza egoista.
Il paese aveva un grazioso nome da giardino: Giverny.
La prima abitava in un grande mulino in riva a un ruscello, sul chemin du Roy; la seconda in una mansarda sopra la scuola, in rue Blanche-Hoschedé-Monet; la terza con la madre in una casetta di rue du Château-d’Eau dai muri scrostati.
Neanche avevano la stessa età. Proprio per niente. La prima aveva più di ottant’anni ed era vedova. O quasi. La seconda ne aveva trentasei e non aveva mai tradito il marito. Per il momento. La terza stava per compierne undici e tutti i ragazzi della scuola erano innamorati di lei. La prima si vestiva sempre di nero, la seconda si truccava per l’amante, la terza si faceva le trecce perché svolazzassero al vento."
* * *

Mi capita spesso di pensare che gli autori di gialli e thriller abbiano vita dura, perché ormai è stato scritto davvero di tutto; l'originalità non esiste più e i trucchi del mestiere per ingannare il lettore sono triti e ritriti. Bussi dimostra che anche se è così... non è proprio così. Puoi scrivere una storia qualsiasi, anche semplice, che non importa, perché è come la racconti che fa la differenza.
Ninfee Nere è un caleidoscopio di luci e colori capace di affascinare il lettore a tal punto che una volta sfogliata l'ultima pagina sarà impossibile abbandonare Giverny, l'isola delle Ortiche, l'hotel Baudy, la casa di Monet, il mulino delle Chennevières... Ed è proprio da qui, dalla torre più alta di una fatiscente dimora, che una vecchia, dotata del grande potere di vedere senza essere vista, ci racconta tre storie. La sua storia, quella di Fanette, una talentuosa bambina innamorata della pittura, e quella di Stephanie, l'affascinante maestra del paese. Non dimentichiamoci però che questo è un giallo e che tutto ruota intorno al delitto di Jérôme Morval trovato morto sulle rive dell'Epte. C'è un'indagine, un duo irresistibile di investigatori (amerete l'ironia pungente di Laurenç Sérénac e l'acume di Sylvio Bénavides), si parla di tele forse rubate, delle innumerevoli ninfee dipinte da Monet (siamo nella culla dell'impressionismo), ma soprattutto di omertà, passioni mai sopite e desideri infranti.
Fin dal bellissimo incipit ci si trova prigionieri di un magico trompe-l'œil capace di cambiare forma in continuazione; si segue la storia, si fanno congetture, si cambia idea e si può anche arrivare a intuire la verità perché in fondo è sempre stata lì, davanti ai nostri occhi, sotto il primo strato di pittura. Bussi inganna, ma non mente.
Ed è questo che mi è piaciuto del romanzo, l'autore ha saputo andare oltre la semplice trama gialla e coinvolgere su molteplici fronti. Quello umano soprattutto. Ninfee Nere sa di vita e di morte, di odio e amore, di esistenza e sopravvivenza. E Michel Bussi con la sua penna elegante, dai tratti vivaci, a volte quasi confortanti, è riuscito a raccontare la storia più vecchia del mondo nel modo migliore del mondo.
Alla fine, non vi resterà nella mente il nome di un assassino, ma una bellissima e profonda riflessione da custodire nel cuore.
Originale, acuto, ironico e appassionante, Ninfee Nere è il libro perfetto per ogni tipo di lettore in cerca di una storia scritta bene. Che amiate i gialli, i noir, i romanzi d'amore o la pura narrativa, non importa, Ninfee Nere dovete leggerlo, perché è un romanzo completo, impossibile da incasellare in un unico genere; non è ansiogeno, non ha un ritmo incalzante, eppure è un libro nerissimo in grado di nascondere una varietà infinita di sfumature e colori. È una magica illusione e perdersi tra queste pagine sarà davvero bellissimo.

Ninfee Nere - graphic novel

| Edizioni E/O 2016 | pag. 394 |
| Frèdèric Duval, l'adattamento | D. Cassegrain, illustrazioni |


Voto:

Dopo aver finito il romanzo di Ninfee Nere mi sono fiondata su internet per scovare quante più informazioni possibili riguardo altri romanzi di Bussi (li voglio tutti per la cronaca) e ho fatto la scoperta del secolo: stava per uscire la graphic novel!!! Gioia e gaudio. Momenti di pura felicità. Salti pirotecnici sul divano. Poi mi sono fermata un attimo e ho pensato: "Oddio, ho sfondato il divano" "Oddio, ma come faranno a rendere graficamente una storia dalla costruzione così complessa?!" Ma l'arte può tutto. Ce l'ha dimostrato Monet, ce l'hanno dimostrato innumerevole artisti attraverso i secoli, e adesso ce ne da ulteriore conferma Frèdèric Duval con questo adattamento a di poco perfetto.
Se avete letto il romanzo (e direi che è quasi d'obbligo!) qui ritroverete le stesse magiche atmosfere, addirittura la stessa narrazione abilmente estrapolata dal testo di Bussi. Ma la cosa sicuramente più emozionante è stato incontrare, un po' come se fosse la prima volta, Laurenç, Sylvio, Fanette, Stephanie, la vecchia del mulino e il cane Neptune.
Le tavole catturano lo sguardo, i colori sono leggeri, quasi impalpabili, si ha nuovamente la sensazione di essere prigionieri di un quadro, si legge, ma si osservano anche i dettagli, si scrutano le espressioni, si analizzano gli indizi. Perché è piacevolmente bello rileggere un libro - giallo - di cui sappiamo già il finale. Lo analizziamo con occhi diversi, riusciamo a cogliere particolari che ci sono sfuggiti, ce lo godiamo con il cuore e con la pancia, anziché con la testa!
Che dire... ho spammato questa storia all'inverosimile attraverso abili tecniche di persuasione quali l'ammorbamento, l'ipnosi e le minacce, adesso passo il testimone a tutti quei lettori che, come me, sono stati stregati da Bussi. E per l'ultima volta dico "bellissimo". Un romanzo assolutamente da leggere!

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2 ottobre 2019

Recensione, IL PRINCIPE E LA SARTA di Jen Wang

Lettori buongiorno!
Oggi recensione lampo di un fumetto davvero delizioso, forse un po' troppo per la mia anima nerissima, ma questa volta, piuttosto che prendere un pugno nello stomaco, ho preferito farmi coccolare.

Il Principe e la Sarta di Jen Wang

| Bao Publishing, 2019 | pag. 296 |

 
| Edizione Bao Publishing | Edizione francese |
Jen Wang racconta una storia deliziosa, ambientata all’inizio del Ventesimo secolo, ma assolutamente senza tempo: il giovane principe del Belgio è un cross dresser, e assume una giovane sarta perché gli cucia i bellissimi vestiti femminili che lui stesso disegna. La sera girano i locali di Parigi, e nessuno sa che sotto la parrucca di Lady Crystallia c’è una futura testa coronata. Cosa può andare storto, giusto?
Una storia di amicizia, comprensione di sé, moda, pregiudizi, primi batticuori e la necessità di scriversi da soli il proprio destino. Un libro amatissimo e premiatissimo in tutto il mondo; un libro che fa bene, chiunque tu sia. Un piccolo gioiello narrativo, che rivela la piena maturità di una delle autrici più interessanti della moderna scena del romanzo grafico americano.
Voto: 

Quella del Principe e la Sarta è una storia dalla tematica attuale che mantiene però inalterati tutti i cliché tipici della più classica delle favole, abbiamo infatti un principe, una festa da ballo, uno stuolo di debuttanti che cerca di accalappiarsi l'erede al trono del Belgio e qualche vano tentativo di combinare un matrimonio vantaggioso.
Frances è una giovane piena di talento che confezionerà un abito così stravagante da attirare subito l'attenzione di una misteriosa persona che l'assumerà come sarta personale, ma la nostra protagonista non dovrà soddisfare solo le richieste del suo nuovo cliente, ma mantenere anche un segreto di proporzioni inimmaginabili. Colui che sta servendo infatti altri non è che il principe, un giovane ragazzo assolutamente etero, ma con l'insolito vizietto di vestirsi da donna. E chi potrebbe mai comprendere una simile stramberia nella Parigi del XX Secolo? Di certo non i genitori che non vedono l'ora di sistemarlo come si deve. E nemmeno il popolo, davanti al quale dovrebbe mantenere un'aria come dire... rispettabile?! Ma cos'è davvero rispettabile? E fino a che punto bisogna essere onesti verso il prossimo? Dove inizia la menzogna e finisce la verità?
In un susseguirsi di eventi quasi rocamboleschi, il principe e la sarta diventeranno più che amici, ma l'alter ego del futuro re, l'eccentrica Lady Crystallia, trasformatasi in breve tempo un'icona di moda e di stile, sembra destinata a finire in un baule insieme ai pizzi, ai volant e alla fulgida parrucca rosso fuoco... il mondo non è pronto per scelte così anticonformiste, bisogna farsene una ragione o, al contrario, bisognerebbe combattere per affermare la propria libertà d'espressione?


Forse uno dei pochi (per me l'unico) romanzo grafico che tratta il tema del cross dressing con una naturalezza tale da rendere questa lettura un vero e proprio toccasana. Chi se ne frega se la storia si svolge in modo del tutto prevedibile e chi se ne frega se il finale è scontato, ogni tanto qualcosa capace di stamparti un sorriso ebete sulla faccia e di metterti in pace con il mondo ci vuole!
La sceneggiatura ha un buon ritmo, è accattivante, i personaggi sono veri e carismatici anche se qualcuno ha delle uscite un po' fuori dalle righe, vedi il padre del principe alla fine, vabbe', fa tutto parte del gioco.
L'unica cosa che non mi ha fatto impazzire è il tratto grafico di Jen Wang (mero gusto personale); il disegno è semplice, pulito, ricco di colori, caratterizzato da nette sfumature, come se l'autrice stesse lavorando a un film d'animazione piuttosto che a un romanzo grafico, ma è tutto così fresco, spontaneo ed espressivo che alla fine quello che mi è parso un limite si è trasformato in un punto di forza. Però sì... ecco... adesso voglio/esigo/pretendo il film d'animazione!
Consigliato!

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30 settembre 2019

I Buoni lo Sognano i Cattivi lo Fanno di Robert I. Simon

Si chiude oggi il mese del #BBB dedicato alla casa editrice Raffaello Cortina.
Vi lascio con il mio pensiero su un saggio moooltooo interessante, dal loro catalogo non avrei potuto scegliere altro; per tutto il mese di settembre ho esplorato il buio e imparato a vedere la luce. Se amate la criminologia e cercate un testo alla portata di tutti, ma ricco di approfondimenti, questo deve finire immediatamente nella vostra #wishlist. Anzi, nel carrello Amazon!
Buona lettura 8)

I BUONO LO SOGNANO I CATTIVI LO FANNO di Robert I. Simon

| Raffaello Cortina Editore, 2013 | pag. 353 |
Nel raccontare gli efferati delitti che si è soliti attribuire ai "pazzi psicopatici", sentendosi virtuosi e immuni da cattivi pensieri, Simon non svela soltanto i misteri delle menti criminali, ma anche il lato oscuro presente in tutti gli esseri umani, uomini e donne, buoni e cattivi. Chi sono allora quei "pazzi", l'assassino di John Lennon, gli stupratori di Central Park, i serial killer sadici, gli adepti di sette apocalittiche e sataniche, ma anche i più "ordinari" genitori che picchiano e violentano i propri bambini, i preti molestatori, i professionisti che abusano delle clienti? L'autore racconta le loro storie, i loro demoni interiori, la sofferenza delle loro vittime, ma anche il modo in cui il crimine si può prevenire.
Negli Stati Uniti, ogni 22 secondi, un americano viene picchiato, accoltellato, ferito con un'arma da fuoco, stuprato o ucciso. In un'epoca in cui la violenza colpisce a caso, nessuno si sente al sicuro.
I Buoni lo Sognano i Cattivi lo Fanno è stato senza ombra di dubbio uno dei migliori #libridacomodino mai letti. L'ho tenuto a portata di mano per circa due mesi e l'ho centellinato per diversi motivi: da una parte mi affascinava, dall'altra mi incuteva una certa angoscia nonostante condivida appieno il pensiero dell'autore. Secondo Robert I. Simon la linea che divide i buoni dai cattivi è sottile, a volte labile, ma per molti è un'affermazione forte, difficile da accettare.
Eppure è così.
La violenza e l'aggressività fanno parte del nostro dna, ed è grazia alla nostra parte "cattiva" che ci siamo potuti evolvere anziché estinguere attraverso i secoli.
Oggi ci viene insegnata l'etica, la morale, ed è la stessa società in cui viviamo a definire i confini tra lecito e illecito, ma cosa succederebbe se non ci fossero regole o se queste fossero diverse? Basterebbe la nostra coscienza? No. La Storia ce lo insegna. Basti ricordare che durante il nazismo, quando giustiziare e torturare ebrei era una pratica all'ordine del giorno, tanti tedeschi che assistevano a centinaia di esecuzioni la sera tornavano a casa ed erano dei padri premurosi e dei mariti amorevoli. Cosa vuole dire? Molto semplicemente che al "male" ci si può anche abituare attraverso un meccanismo, attivato dalla nostra mente, detto"sospensione dell'empatia". A sospendere l'empatia, o a esserne totalmente privi, sono i serial killer, i criminali che forse più stuzzicano le fantasie di milioni di onesti cittadini che fruiscono regolarmente di film, programmi tv e libri che parlano di omicidi e altre forme di violenza.
Il fatto è che il "male" prolifica al buio, portarlo alla luce significa esorcizzarlo, soddisfare un impulso in modo indiretto. Perché tutti abbiamo un lato oscuro, è inutile negarlo.
In questo saggio vengono trattate le figure di psicopatici, stupratori, stalker, suicidi e vengono inoltre argomentati casi di personalità multipla, fanatismo religioso e violenza sul posto di lavoro.
Sono così tanti i fatti riportati che non ho potuto non andare ad approfondire storie che già conoscevo, ma di cui volevo sapere ancora di più. Come quella di Alexander Pichuskin, il killer della scacchiera, che uccise 49 persone, ma voleva arrivare a 64 tanti sono i quadrati del tavoliere. O quella di John Wayne Gacy, soprannominato il Killer Clown, che rapì, torturò e uccise 33 bambini/adolescenti. Per non parlare di Edmund Kemper di cui presto scoprirò tutto grazie al romanzo Viale dei Giganti.
Più di trecento pagine ricche di informazioni, analisi psicologiche, stralci di sedute psichiatriche e un messaggio sempre evidente: verbalizzare la violenza, parlarne, previene il bisogno di concretizzarla.
Un saggio avvincente come un romanzo e preciso come un'autopsia. Un trattato sulla criminologia alla portata di tutti, audace, provocatorio, intelligente. Mi ha spaventato, ma mi ha messo di fronte a tantissime realtà terribili e a considerazioni che ho condiviso nella maggior parte dei casi, alcune, lo ammetto, sono discutibili, ma la distanza tra giusto e sbagliato è forse labile quanto quella tra buoni e cattivi. D'altronde non sempre si nasce in un modo, ma lo si diventa; fortunatamente la maggior parte di noi, tutti i giorni, sceglie da che parte stare,  riconosce il male a prima vista, si sente un po' serial killer e un po' santo, ma in mezzo a questi due estremi non ha il vuoto, bensì un'infinità di sfumature che lo rende umano.
Davvero molto bello. Se vi interessa la materia un must have assoluto!
"La persona senza coscienza nelle piccole cose
sarà un farabutto in quelle grandi".
Arthur Schopenhauer
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Il Book Bloggers Blabbering

16 settembre 2019

Recensione, THE CHAIN di Adrian McKinty

Da grandi aspettative derivano grandi delusioni.
Capita, siamo lettori maturi e vaccinati e quindi sappiamo affrontare momenti come questo con dignità. Però cazzarola Adrian, questo non me lo dovevi fare!

THE CHAIN di Adrian McKinty

| Longanesi, 2019 | pag. 353 | € 19,50 |

"Mi chiamo Rachel Klein e fino a pochi minuti fa ero una madre qualunque, una donna qualunque. Ma adesso sono una vittima. Una criminale. Una rapitrice. È bastato un attimo: una telefonata, un numero occultato, poche parole. Abbiamo rapito tua figlia Kylie. Segui le istruzioni. E non spezzare la Catena, oppure tua figlia morirà. La voce di questa donna che non conosco mi dice che Kylie è sulla sua macchina, legata e imbavagliata, e per riaverla non sarà sufficiente pagare un riscatto. Non è così che funziona la Catena. Devo anche trovare un altro bambino da rapire. Come ha fatto lei, la donna con cui sto parlando: una madre disperata, come me. Ha rapito Kylie per salvare suo figlio. E se io non obbedisco agli ordini, suo figlio morirà. Ho solo ventiquattro ore di tempo per fare l'impensabile. Per fare a qualcun altro ciò che è stato fatto a me: togliermi il bene più prezioso, farmi precipitare in un abisso di angoscia, un labirinto di terrore da cui uscirò soltanto compiendo qualcosa di efferato. Io non sono così, non ho mai fatto niente di male nella mia vita. Ma non ho scelta. Se voglio salvare Kylie, devo perdere me stessa...".
Voto:

No, no, nooo, nooooo e ancora NO!
Non importa da quale prospettiva guardi questo libro, perché non ce n'è una che funzioni. Salvo giusto l'idea, geniale, tutto il resto per me è fuffa, mi meraviglio solo che l'autore abbia all'attivo una ventina di titoli, perché questo ha l'inaspettato e amaro sapore dell'inesperienza.
The Chain è un'esclation di situazioni al limite dell'inverosimile, ma soprattutto di comportamenti tanto assurdi quanto improbabili e c'è così tanta carne al fuoco tra queste pagine che gli incendi in Amazzonia sono niente a confronto. Rapimenti, droghe, disabilità, cancro, social media, senso etico e morale, sopravvivenza, criminalità... 
Tutto inizia con il rapimento della tredicenne Kylie e una telefonata a sua madre, Rachel, che per riaverla indietro dovrà pagare un riscatto di venticinquemila dollari e sequestrare a sua volta un bambino: è entrata in un anello della Catena e solo non spezzandola nessuno si farà del male.
Fin qui tutto ok, anzi le premesse per una storia ansiogena ci sono tutte, eppure sin dal principio c'è la sensazione che qualcosa non vada per il verso giusto; poliziotti uccisi e depistati con grande faciloneria, soldi trovati come se crescessero sull'albero della cuccagna, un'arsenale di armi da far invidia a Rambo, il tutto condito da una psicologia pressoché inesistente che ti porta a non provare un minimo di empatia per nessuno.
Però ci ho voluto credere. Per le prime cento pagine non ho messo a tacere quel fastidioso prurito che mi viene quando i sensi si allertano, ma la verità è una sola: per apprezzare the Chain avrei dovuto disattivare ogni connessione logica, spegnere i neuroni e prendere per buone le parole di McKinty.
Solo che non ce l'ho fatta.
Lo stile velocissimo, incalzante, quasi telegrafico (qui siamo ben oltre il dono della sintesi), non mi ha impedito di notare la brillante incoerenza dei personaggi, i modi rocamboleschi con cui uscivano da situazioni pericolosissime e di storcere il naso di fronte alla malattia di Rachel. Sì, perché Rachel ha il cancro. L'autore ha spinto il tasto "vinco facile" per commuovere il lettore e ha miseramente fallito. Non si banalizza così una malattia. Non si usa come pretesto per impietosire. Soprattutto quando Rachel, sotto chemio, ha più energie di un atleta dopato.
Superficialità è la parola chiave di the Chain. Potremmo definire questo libro una colossale americanata, ma onestamente storie con così poca credibilità rasentano il comico. Certo, è un romanzo che si legge molto in fretta, ma è sufficiente? Per me no. Non c'è suspense, non c'è mistero, non c'è dramma. E come se non bastasse il nome del fatidico colpevole è così lampante che se l'autore l'avesse rivelato senza fare tanto il vago avrebbe fatto più bella figura. Invece i suoi tentativi di depistaggio si riducono a Rachel che quando vede una ragazza con una catenina al collo pensa faccia parte della Catena. Emh... il nesso? Perché indossa una catenina... catenina... catena... no vabbe' #mariaioesco.

Infine, e questo sasso non posso non togliermelo dalla scarpa, pur non essendo una di quelle persone che fa le pulci alle traduzioni che presentano sbavature - perché so benissimo che dietro alla pubblicazione di un libro ci sono esseri umani, non macchine! - non ho potuto restare indifferente davanti alla traduzione errata di ski mask. Perché? Perché ski mask significa passamontagna, ma è stato tradotto con maschera da sci, quindi io, per trecentocinquanta pagine, mi sono immaginata questa banda di balordi che rapisce bambini per le vie di Boston travestiti da Alberto Tomba. Capite, perché tutto sembrava ancor più tragicamente comico ai miei occhi?

Mi dispiace tantissimo per questa occasione mancata, ma non sono riuscita davvero ad apprezzare nulla. The Chain era nato sotto forma di racconto e tale doveva restare, perché come diceva mia nonna, "Se nasci tondo non muori quadrato".
Adrian, il nostro non è un arrivederci, ma un addio.


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