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11 luglio 2015

Recensione, L'UOMO NEL QUADRO di Susan Hill

A grande richiesta (due persone xD) pubblico la recensione de L'Uomo nel Quadro di Susan Hill che se non erro è stata proprio la seconda lettura vacanziera dopo L'Invito di Ruth Ware.
Per fortuna in questi due giorni il caldo torrido ha lasciato spazio a temperature più miti che mi hanno permesso di stare al computer, ma si prevede una nuova ondata di afa, quindi se sparisco dal web significa semplicemente che mi sono liquefatta. Il tempo di tornare a uno stato solido e ricomparirò. Intanto preparo qualche post... non si sa mai ^_^
Buon sabato!

L'UOMO NEL QUADRO di Susan Hill 

| Polillo, 2008 | pag. 130 | € 15,00 |
In una fredda giornata di gennaio Oliver si reca da Londra a Cambridge per far visita a un suo vecchio professore d'università, Theo Parmitter. Il programma è d'incontrarlo nel tardo pomeriggio, cenare insieme e poi fare quattro chiacchiere davanti al camino con in mano un buon bicchiere di whisky. Il giorno successivo Oliver avrebbe visto un altro paio di persone, dopodiché sarebbe ritornato a Londra. La cena era stata deliziosa e ora, nel confortevole studio del professore, i due stavano chiacchierando. "Ti andrebbe di ascoltare una strana storia?", propone a un certo punto Theo. E la storia è davvero strana. C'è un quadro, un dipinto a olio appeso al muro della stanza, che mostra una folla di uomini e donne, a Venezia, durante il carnevale. Alcuni sono in maschera, altri no; davanti a loro si apre il Canal Grande. E' un quadro della metà del 1800 acquistato da Theo a un'asta, un quadro che qualcuno, arrivato colpevolmente in ritardo, ha cercato disperatamente di riacquistare, senza risultato, dal professore. Da allora il dipinto si trova lì, in quello studio, non è mai stato spostato. Non è di straordinaria bellezza, eppure ha una forza che impedisce a chiunque di distogliere lo sguardo dai personaggi dipinti. Da uno, in particolare; c'è un uomo, infatti, tra quella folla lungo il Canal Grande, che cambia sembianze. E non è una leggenda: è la verità.
Voto:

Se il capolavoro universalmente riconosciuto di Susan Hill - La Donna in Nero - non ha stravolto la mia carriera di lettrice, ho pensato bene di ritentare con un suo romanzo breve e mi sono buttata, fiduciosa e piena di speranze, su L'Uomo nel Quadro
La migliore dote di questa autrice è sicuramente quella di riuscire a calare le sue storie in scenari decisamente suggestivi. Grazie a una penna cupa e trascinante, la Hill trasforma Venezia in un luogo decadente e maleodorante, in cui la cupidigia e la malvagità trovano terreno fertile; il romanticismo tipico della Serenissima lascia spazio alla depravazione e i panorami mozzafiato diventano ipnotiche vedute in grado di catturare e annientare mente e corpo.
Tutto inizia con il racconto di Theo Parmitther il quale, durante una fredda sera invernale, si lascia andare ai ricordi e rivela a Oliver, un suo "vecchio" studente di Cambridge, le stranezze che ruotano intorno a un quadro acquistato all'asta.
Il dipinto, risalente al 1800, è apparentemente bellissimo: Il Canal Grande è impresso sulla tela in un gioco perfetto di luci e ombre, mentre un gruppo festoso di persone in maschera riempono le vie e le imbarcazioni. Ma non tutti sembrano divertirsi. C'è un uomo che fissa lo spettatore con timore e angoscia ed è difficile restare indifferenti di fronte a una paura quasi ipnotica.  
Nel corso della lettura la narrazione passa di voce e in voce, come se il mistero del quadro e quello che comporta possederlo, fosse uno scomodo fardello di cui si sente il bisogno di liberarsi, ma purtroppo quella che dovrebbe essere una ghost story non ha tutti gli elementi per definirsi tale. Soprattutto la maledizione del dipinto non ha radici abbastanza profonde e la Hill per qualche misterioso motivo, decide di non fornire troppe spiegazioni... diciamo pure nessuna.
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25 ottobre 2012

Libro VS Film - Sfida n° 22

A volte vorrei parlare dei film che mi capita di vedere, ma poi penso che un blog di libri non sia il posto giusto. Allora penso di parlare dei film tratti dai libri, questa cosa avrebbe senso, no? Ma quello che ne viene fuori non è mai una recensione, ma continui paragoni tra due opere dalla struttura tanto diversa. E così nasce questa rubrica (che posterò di giovedì) in cui mi divertirò a mettere sul piatto della bilancia un'opera letteraria e una cinematografica e vedere da che parte penderà l'ago.
LIBRO VS FILM
Halloween Edition
chi vincerà?

Oggi in sfida le due versioni di The Woman in Black.

Vince il film!

Stavolta dare la vittoria al film un po' mi dispiace. Non perchè abbia dei dubbi, ma perchè nella mia testa bacata una pellicola moderna non dovrebbe mai vincere contro un classico della letteratura (chiamarlo classico mi sembra comunque esagerato, non è mica così vecchio)! Ma stavolta è così. E pace.
Perchè vince il film?
Soprattutto perchè ha una trama mooooolto più ricca e articolata rispetto a quella del romanzo. In pratica quello che nel libro viene spiegato in 5 righe, nel film viene non solo spiegato, ma anche spalmato per un'ora e mezzo creando una graduale suspense inevitabilmente piacevole per chi ama il genere horror.
Provo a spiegarmi meglio e senza fare spoiler. Nel romanzo, riguardo la famosa (ma nemmeno troppo) maledizione della donna in nero, non si sa nulla se non quando la misericordiosa anima pia che cito nella recensione (qui) non decide di raccontare tutta la verità al protagonista. Ma nel film quella maledizione la vediamo. Non sappiamo per certo che quello che sta accadendo sia opera della Donna in Nero, ma possiamo intuirlo, e comunque il regista ci offre moltissimi altri elementi che in una ghost story non possono mancare  (apparizioni improvvise, rumori sospetti, visioni) e che allo stesso tempo sono inseriti perfettamente nel contesto vittoriano (a proposito, bellissima anche la fotografia!).
A dire il vero le differenze tra i due prodotti sono moltissime e non riguardano solo la struttura della trama.
L'Arthur cinematografico è decisamente più reattivo. Sa cosa deve fare per placare il fantasma (illuso) e fa di tutto per metterlo in pratica. Nel romanzo della Hill invece il povero Arthur pensa addirittura che questa signora sia totalmente innocua, perchè d'altronde la poverina non fa nulla se non guardarlo (normalissimo che una morta ti guardi O.o) anche se la sua espressione non è proprio confortante. Magari il regista ha snaturato in parte la sua personalità, ma ha fatto non bene, ha fatto benissimo!
Vogliamo poi parlare del finale? Drammatico in entrambi i casi, ma quello del film ha un sapore romantico che dopo tanto orrore riesce a regalare una magra consolazione.

P.S. Ho trovato Daniel Radcliffe proprio adatto alla parte (secondo me ha pure la faccia perfetta per i ruoli in costume) e visto che sicuramente passerà da qui a leggere questo post volevo dirgli che nemmeno una volta mi ha fatto ripensare a Harry Potter. Direi che per un attore son soddisfazioni ^^

E secondo voi?
Libro o film?


19 ottobre 2012

Recensione, THE WOMAN IN BLACK di Susan Hill

Sapete una cosa? Mi aspettavo di più! Adesso non sto qui a dirvi cosa non mi ha convinto e cosa sì, per quello c'è la recensione, ma forse, per colpa di queste dannatissime aspettative che tendono sempre a gonfiarsi man mano che il tempo passa, un po' di delusione c'è stata... sigh ;_;

The Woman in Black di Susan Hill
Polillo, 2012
Pagine 180
Prezzo € 12,90

Voto: 
Recensione 
Trama: Il giovane avvocato londinese Arthur Kipps viene incaricato dal principale di recarsi in uno sperduto villaggio per presenziare ai funerali di un'anziana cliente e occuparsi della gestione dell'eredità. La signora Drablow, vedova da poco dopo le nozze, viveva da reclusa in una lugubre dimora circondata da nebbiose paludi. Per Arthur, in procinto di sposarsi, è l'occasione di dimostrare finalmente le sue capacità. Così, quando al suo arrivo s'imbatte in una strana reticenza riguardo alla casa e alla sua eccentrica abitante, non se ne cura più di tanto. Né lo turba la presenza, al funerale, di una donna misteriosa e di antica bellezza di cui nessun altro sembra accorgersi. Ansioso di svolgere il suo incarico con efficienza e rapidità, Kipps decide, contro il parere di tutti, di fermarsi a dormire nella casa disabitata. Saranno notti da incubo, perché il terrore è una nebbia avvolgente come un sudario, il gemito del vento, il gracchiare di orridi uccelli, il pianto di un bambino, uno scalpitio lontano, un fruscio di vesti... Una donna in nero. 
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