28 giugno 2018

Recensione, Fantasie di Stupro di Margaret Atwood

Casa editrice scoperta grazie al meraviglioso fiuto del Book Bloggers Blabbering, Racconti Edizioni, come dice il nome, si occupa per l'appunto di raccolte di racconti. Quindi se volete avvicinarvi al "genere" ma non sapete da che parte iniziare consultate il loro catalogo. Vi si aprirà un mondo. E se prima avevate un paio di dubbi su cosa leggere, dopo vorrete tutto.

Fantasie di Stupro di Margaret Atwood

| Racconti Edizioni | pag. 303 | € 18,00 |

Fantasie di stupro è una geografia di corpi, esistenze e sentimenti del femminile: le protagoniste di questi racconti sono tutte donne, problematiche, irrisolte e tutto fuorché perfette. Nel racconto che dà il titolo alla raccolta quattro amiche a pranzo conversano sull’ossessione dei settimanali rosa per gli stupri. Una cenerentola grassottella è tampinata da uno stalker e ci resta male quando scopre che lui non perseguita solo lei. Una guerra senza requie che ha come casus belli un bagno in condivisione viene scandita da un conto alla rovescia implacabile fino all’esplosione del conflitto. Racconti indimenticabili di una maestra assoluta della letteratura.
"Di rado veniva discriminata perché era una donna,
dato che nessuno la considerava tale."

Tradotta in oltre venti Paesi e considerata una delle scrittrici più influenti e talentuose del nostro secolo, Margaret Atwood, in Fantasie di Stupro, ci parla di donne frustrate, piegate dalla vite, sole e incomprese.
Un singolo racconto forse non può rendere giustizia alla complessità dell'opera concepibile solo nella sua interezza e da contestualizzare al periodo in cui è stata concepita: gli anni Settanta. Per molti quegli anni sono sinonimo di femminismo imperante, ricerca di uguaglianza, abolizione delle differenze; ma là dove molte donne hanno trovato voce, altre si sono rifugiate nel silenzio. Sono queste le figure femminili della Atwood. Donne prigioniere di convenzioni, desiderose di liberarsi dalle catene sociali e morali del tempo, ma impossibilitate dal farlo. Donne le cui guerre si consumano nelle loro menti, ma non nella vita vera.
C'è una certa inquietudine tra le pagine del libro a causa di una totale assenza di riscatto e un dilagante senso di apatia, rassegnazione e insoddisfazione. La protagonista di Sottovetro, scoperto il fallimento per proprio matrimonio, vorrebbe trasformarsi in una delle piante che coltiva in serra per poter in qualche modo fermare il tempo evitando così di affrontare il problema; la giornalista di Articolo di Viaggio, sopravvissuta a un incidente aereo, continua a pensare allo scoop o alla foto da scattare, senza percepire il reale dramma che sta vivendo; ne L’uomo che veniva da Marte Christine è vittima di uno stalker, ma quando la polizia lo ferma e lei torna a essere la solita anonima ragazza di sempre, senza una storia intrigante da raccontare, rimpiange di averlo denunciato.
E questi sono solo degli esempi di storie apparentemente prive di trama, in cui il paradosso è spesso il cardine su cui ruota la vita di donne che invece di vivere sopravvivono.
In Polarità l'autrice sposta l'obiettivo su un personaggio maschile, gli affida non la narrazione ma il punto di vista, e anche in questo caso la figura femminile è sbiadita, addirittura svilita. Morrison parla di donne che passano l'aspirapolvere, suonano l'organo e cantano inni religiosi, finché non si innamora, ma di chi? E perché? La risposta è raggelante:"Aveva trovato la sua donna ideale [...] una creatura sconfitta e informe su cui potesse imporsi come la vanga sulla terra, l’ascia sulla foresta, da usare senza essere usato, da conoscere senza essere conosciuto."
La penna della Atwood non risparmia nemmeno la figura del "tipico" maschio americano che sposa una donna e poi ne sceglie un'altra, beve birra, si spalma il burro di arachidi sui sandwich e per fare l'amore con la sua donna deve ritoccarne l'immagine mentalmente...
Se ne Il Racconto dell'Ancella l'autrice ha creato un intero mondo distopico, qui si rifugia in piccole realtà quotidiane a cui comunque nessuno auspica. Le situazioni raccontate hanno un risvolto indesiderato e spaventoso e per quanto conversazioni tra donne, screzi condominiali e crisi di coppia, siano all'ordine del giorno, non lo sono più nell'attimo in cui si distorce l'asse narrativo, portando a epiloghi del tutto inaspettati.
Sicuramente Margaret Atwood non è una di quelle autrici abituate a nascondere lo sporco sotto i tappeti e questa raccolta di racconti è semplice solo all'apparenza; va letta, riletta, assaporata e digerita.

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Il Book Bloggers Blabbering

4 commenti:

Mr Ink ha detto...

Già in lista, dopo la lettura (e la visione) del bellissimo Il racconto dell'ancella.
Autrice bravissima e sempre illuminante, poco da dire.

Angela ha detto...

Interessante, la Atwood non l'ho ancora letta e pensavo di iniziare da Il racconto dell'ancella ma questo pure potrebbe essere un buon "battesimo" :-D

Giusy P. ha detto...

Devo leggere qualcosa della Atwood. Non conoscevo questa raccolta e ad essere onesta non mi piacciono troppo nemmeno i racconti, ma di sicuro ci farò un pensierino!

Anonimo ha detto...

Mi ha già inquietato quello che hai scritto, pensa se leggo il libro!
Sarah

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