9 marzo 2016

Weekly Recap #140

Weekly Recap nasce dalla voglia di non parlare solo delle mie new entry libresche, ma anche di altre piccole curiosità settimanali. Libri che ho adocchiato, un estratto che mi ha particolarmente colpito, un film che ho visto, e così via. Un po' come fanno alcuni blog con la rubrica Clock Rewinders on a Book Binge [X - X]. Ma tutto senza regole. Un po' alla cavolo insomma. Sostituisce In My Mailbox.

Buongiorno! Oggi ho trecento milioni di cose da fare, una faccia che a confronto gli zombi di Romero sembrano appena usciti dall'estetista, ma - cascasse il mondo - si recappa!!!

Letture

  

Partiamo coi romanzi.

Del successo di Jojo Moyes, Io Prima di Te, vi ho parlato in questo post che ho praticamente usato per sfogarmi e non per recensire il libro. Lo sapete che amo le storie difficili e che il tomento elevato all'ennesima potenza mi galvanizza, ma da questo romanzo ne sono uscita sconfitta. Sono dovuta scendere a patti con questo mood a me praticamente sconosciuto, perché ero pronta alla devastazione psicologica, sapevo che avrei versato fiumi di lacrime, ma il senso di impotenza che si è fatto strada nel mio animo da lettrice/crocerossina, non è stato facile da digerire. Comunque diciamo che ce l'ho fatta. Ho superato la cosa. Non ho ancora compreso del tutto Will (anzi l'autrice), ma ne ho accettato le scelte.
Lo consiglio? Ovviamente sì, ma armatevi di Dicodral (traduco: ne uscirete completamente disidratati).

Ovviamente dopo tanta sofferenza c'era bisogno di cambiare genere e con Wolf di Lavie Tidhar non ci sono andata per niente alla leggera. Romanzo particolarissimo che vi consiglio se amate la Storia e l'Ucronia. La premessa è molto semplice. Cosa sarebbe successo se Hitler non fosse salito al potere? Ve lo dice questo brillante autore israeliano i cui nonni sono stati vittime dell'olocausto.
Wolf (aka Adolf Hitler) vive in Inghilterra dove fa l'investigatore privato, ma gli affari gli vanno che è uno schifo e anche se è contro la sua "politica" si trova costretto ad accettare il caso di una donna ebrea. Lui odia gli ebrei... ma odia di più non avere un soldo...
Non dico altro, presto la recensione ;)

Altro cambio di genere. Vi anticipo che ad Aprile intervisterò alla biblioteca di Ozzano Nicola Arcangeli, quindi se siete della zona (Bologna e provincia) vedete di esserci o vi tolgo l'amicizia.
Dove Oggi è Già Domani è un romanzo che inizia come un giallo, ma che non è un giallo. Ha innumerevoli risvolti drammatici, una leggera suspense che trasuda costante tra le pagine, ma soprattutto è un libro scritto bene. Voi sapete quanto sia difficile imbattersi in autori che non fanno a cazzotti con la grammatica italiana e quando capita di trovarne uno è motivo di grande piacere e orgoglio.
Altro indizio. Nel libro c'è un elemento paranormale che non voglio rivelarvi, ma che sono certa farebbe brillare gli occhi a tante mie colleghe blogger... ma per ora non aggiungo altro. Suspense... ehehehehe...

 

Di graphic novel e fumetti ho fatto incetta, ma voglio soffermarmi su quelli più di spicco.
Blankets di Craig Thompson è bellissimo, l'autore (oltre che disegnatore) in una sorta di percorso autobiografico si mette a nudo sotto ogni aspetto. Ne seguiamo la crescita, il legame con il fratello che invece di evolvere si trascina tra silenzi e incomprensioni, il conflittuale rapporto con la religione in cui trova conforto ma che è anche fonte di dubbi e incertezze e infine la scoperta dell'amore... quello che credi durerà tutta la vita.
Blankets è un romanzo grafico che sembra un diario; è uno squarcio nel cuore dell'autore e come tale va trattato con cura. Da leggere.

Due parole le voglio dire anche su Tre Ombre di Cyril Pedrosa.
Mi aspettavo di più.
Con questa affermazione credo di aver lanciato una bomba atomica e fatto terra bruciata intorno a me. Sento che in molti mi staranno odiando... ma ve be', siamo qui per esprimere un parere, no?
Probabilmente avevo sentito troppo parlare di questo capolavoro e mi ero caricata di aspettative altissime. Sia chiaro, la storia è toccante e commovente, non nego che all'inizio e alla fine il cuore mi si sia stretto in una morsa, ma la parte centrale non mi ha dilaniato come avrei voluto.
Un romanzo che parla della perdita di un figlio deve disintegrarmi pagina dopo pagina, invece alcune parti mi hanno dato il tempo di rimettere insieme i pezzi. Voto 7 (ma confidavo in un 9).

* * *
Velocissimissima carrellata dei film visti. Sono stata brava, i tre mesi gratuiti su Infinity li sto sfruttando proprio per bene, ma con Marito alle costole mi sono dovuto sorbire anche qualche made in Italy... però non è andata malissimo.


Soap Opera è una simpatica commedia di Genovesi, non amo molto Ale e Franz, ma qui facevano la parte degli antipatici, quindi ok, li ho potuti digeriti (con due malox). L'intera storia è ambientata in un condominio e protagonisti sono gli inquilini e i loro amici/amanti...

Sempre di Genovesi ho visto Ma Che Bella Sorpresa, un film ispirato alla commedia brasiliana La Donna Invisibile.
A visione terminata ho pensato "se fosse stata una commedia americana sarebbe stata deliziosa", non che non lo sia, ma il regista punta molto sulla comicità, quando la storia è anche drammatica e molto introspettiva. Guido, un eterno romantico, ha perso l'amore della sua vita e dopo un periodo di profondo sconforto torna a sorridere grazie a Silvia, la donna perfetta, l'incarnazione di tutti i suoi sogni... peccato che la veda solo lui....

Carinissimo, attuale e per niente superficiale, Andiamo a Quel Paese di Ficarra e Picone che io A-DO-RO sempre e comunque! Tra una risata e l'altra non manca il dramma sociale che affligge il Sud e non solo... sopravvivere grazie alle pensioni dei parenti che vanno mantenuti in vita il più possibile...

   

Come ho scritto su facebook, dopo aver visto the Danish Girl tutto il mio odio (o ribrezzo?) per Eddie Redmayne è svanito. Puff, non esiste più. Probabilmente (ma non contateci) non mi sentirete più criticare la sua faccia da ebete e la sua recitazione in stile stoccafisso.
L'avevo già rivalutato tantissimo ne La Teoria del Tutto, ma con questa interpretazione si meritava addirittura l'Oscar, ma è andata male, il caro Leo quest'anno si è giocato pure la pelle dell'orso, quindi era durissima strappargli la statuetta ;)

Il Ponte delle Spie è il classico filmone spielberghiano. Al cinema l'ho saputo apprezzare, ma sono sicura che se l'avessi visto a casa avrei cambiato canale.
Meritato l'Oscar come miglior attore non protagonista a Mark Rylance e sempre bravissimo Tom Hanks.
Bello, ma lento, Sopravvissuto. Il film è praticamente identico al libro, ma forse ho preferito quest'ultimo e... no, Matt Damon candidato all'oscar mi è sembrata un'esagerazione.

  

Jennifer Lawrence sinceramente mi piace come attrice, ma questo film è noiosissimo. Dopo un inizio abbastanza (ma non troppo) promettente le due ore successive le ho passate a sbadigliare. E poi insomma... la storia della tizia che ha inventato il mocio facendo una barca di soldi e risollevandosi dalla polvere fa tanto sogno americano, ma andrebbe anche ridimensionata: Joy Mangano non ha scoperto l'antidoto al virus Ebola, ma come lavare i pavimenti...

Mad Max si è beccato qualcosa come sei Oscar ed era pure candidato come miglior film.
Vi dirò... è tutto un corri corri, fuggi fuggi, scappa scappa; è tutto sabbia e sangue e per studiare il copione gli attori ci avranno messo mezz'ora visto che le battute si contano sulle dita di una mano.
Sì, è bello da vedere, è la classica "figata", però non mi ha detto più di tanto...

Inside Out invece è carinissimo, la solita pixelata piena di buoni sentimenti... ma una visione basta e avanza ;)

Alla prossima!

6 marzo 2016

L'Importanza di una copertina...

Che un libro non si dovrebbe mai giudicare dalla copertina è cosa nota, è un po' come dire "l'abito non fa il monaco", ma la triste realtà - ahimè - è un'altra. Non sempre un romanzo ha la copertina che si merita e l'esperienza ci ha insegnato che titoli meravigliosi con una grafica da capogiro possono rivelarsi delle colossali delusioni, mentre delle copertine scialbe e insignificanti rischiano di nascondere dei piccoli tesori letterali.
Il problema è uno solo. Riconoscere un buon libro dalla copertina è assolutamente impossibile, ma se un autore non si chiama Stephen King (lui può anche usare la carta straccia come cover) l'impatto visivo è fondamentale.
La copertina di un libro deve fungere da calamita e con pochi elementi deve trasmettere un messaggio.
Certi tipi di cover possono permettersele solo grandi case editrici che fatturano un miliardo di euro all'anno (vedi Mondadori), mentre quelle più di nicchia devono sapere farsi notare.
Dove? Nelle librerie ovviamente, ma anche negli store online, in cui le cover sono delle Thumbnail (miniature) e dovrebbero rispondere a due requisiti 1) uscire dall'anonimato spiccando nella massa 2) mantenere il messaggio della copertina che non deve perdere troppo in definizione.
Come? Ecco, qui viene il bello e la parola chiave è una sola: semplicità.
Direi di fare degli esempi così sarà tutto più chiaro.

La Marcos y Marcos ha subito centrato il bersaglio. Sfondi in tinta unita, un elemento in primo piano e il titolo stampato con un carattere tipografico con grazie.
Tralasciando che ormai è una delle mie case editrici preferite, perché hanno dimostrato di sapere cosa sia la qualità, posso dire senza vergogna di essere stata attratta, in un primo momento, proprio dal lato estetico. 

  

La neonata Casa Sirio ha ripreso il medesimo concetto personalizzandolo. Gli elementi grafici sono stilizzati e il titolo è sempre posto all'interno di un cerchio. Ricordate: la ripetitività di un elemento è fondamentale per essere identificati a colpo d'occhio.

  

Guardate le copertine della Elliot. Credo che ormai tutti riconoscano il loro meraviglioso banner arzigogolato che racchiude titolo e autore; che in copertina ci sia una foto o un disegno non importa, è il loro frame il vero protagonista.

  

La Minimun Fax è un'altra casa editrice che ha sempre puntato sulla chiarezza: contorni ben definiti, colori compatti, autori ben in evidenza (spesso più dei titoli).

   

Gli esempi che potrei fare sono davvero innumerevoli, ma alla fine riporterebbero tutti alla medesima conclusione: una cover non può raccontare l'intera trama del romanzo, ma dovrebbe quanto meno coglierne l'essenza nel modo più semplice e veloce possibile.

Un copertinista americano, George Foster, spiega che non sempre l'immagine giusta è sufficiente per trasmettere un messaggio, ma anche il colore non va sottovalutato. Non è difficile capire come; il giallo esprime gioia, allegria; il grigio chiaro trasmette tranquillità, equilibrio; il nero mistero; il rosso rischio, coraggio, e via dicendo...
Sembra tutto molto facile e immediato, no? Poche regole e gioco è fatto, eppure non è così.
E' brutto da dire, ma Piemme, Mondadori, Corbaccio, eccetera... possono anche permettersi qualche scivolone, tanto a sostenerle c'è spesso un'operazione di marketing pubblicitario, autori che sono una garanzia e prezzi competitivi, ma le altre case editrici se non vogliono finire nell'ombra devono stare attente a ogni minimo dettaglio.
Vediamo dove sbagliano...

  

Non ho letto i libri, quindi il mio è un giudizio puramente estetico, ma ...che quanto piace al mondo è breve sogno di Francesca Santucci è una macchia scura che rimpicciolita diventa quasi indefinibile. Sempre George Foster suggerisce di convertire la cover in bianco e nero e verificare se si mantiene un buon contrasto... ecco, dubito sia questo il caso.

La Albatros ha scelto per La Forza e il Coraggio di Vivere di Liliana Speziale (o è stata l'autrice stessa, non lo so) un disegno fatto a mano, cosa che personalmente eviterei a priori. Stiamo pubblicando un romanzo, non un fumetto.

In Corpi di Confine di Ezio Gavazzeni la WLM Edizioni attraverso la cover ci trasmette sicuramente inquietudine e orrore, ma si poteva fare di più, se non per l'immagine, almeno per il font del carattere.

Per par condicio ecco delle cover - a mio gusto orrende - di libri più o meno noti ma pubblicati con grandi case editrici

  

Seriamente. Se un Pinco Pallino qualsiasi avesse pubblicato un libro con in copertina una bambolina macrocefala chi se lo sarebbe fumato? Ma è John Green ed è uscito con la Rizzoli Editori, quindi? Quindi 1 + 1 fa sempre 2.
Anche Revival di Stephen King è stato un pugno nello stomaco per i fan, ma secondo voi non l'hanno comprato lo stesso?
Non parliamo poi dei due modelli moooolto espressivi scelti per la saga fantascientifica della Revis. No, no e ancora no. Brilleremo tra un milione di soli sembra un libro sul trapasso: lui e lei in punto di morte troveranno la pace solo nell'aldilà. Amen.

Ma se le grandi case editrici possono concedersi lavori di dubbia qualità, lo stesso discorso non vale nel mondo della piccola editoria che non può assolutamente permettersi di sottovalutare l'importanza di una buona copertina, sarebbe come darsi la zappa sui piedi, ma in tanti lo fanno. Probabilmente credono di risparmiare, senza rendersi conto che la sola parte grafica può incidere di una buona percentuale sulle vendite... Un libro, finché non l'abbiamo letto, è un semplice oggetto, e come tale deve piacere. Deve appagare la vista. Deve chiamarci quando lo scegliamo tra centinaia di titoli.
Ma facciamo un gioco. Ditemi quei romanzi (possibilmente non di famosi gruppi editoriali) che non vi piacevano esteticamente, ma che una volta letti vi hanno conquistato.

Io dico la mia: Aristotele e Dante Scoprono i Segreti dell'Universo. Devo ammettere che dopo aver letto il libro e averlo amato sono anche entrata in sintonia con la copertina, ma se non avessi conosciuto l'autore e la storia davanti a un cover del genere non mi sarei mai soffermata. Anzi, forse sarei scappata. A colpo d'occhio mi ricorda un vecchio testo di scienze che usavo alle elementari... e ho detto tutto ;)

 
cover: 4 - libro: 8

Adesso tocca voi!
"brutta cover, ma bel libro..."

3 marzo 2016

Recensione, L'Orologio del Tempo [Morgan Lost #5]

Morgan Lost, L'Orologio del Tempo - Sergio Bonelli Editore
uscita mensile 12/2015 - pag.90 - € 3,50
Soggetto_ Claudio Chiaverotti
Artwork: Giuseppe Liotti - Cover: Fabrizio De Tommaso
E' un periodo che ho un po' la spina staccata lo sapete, ma nel vero senso della parola: computer in modalità bradipo, cellulare rotto, tablet passato a miglior vita, quindi arrivo qui sul blog a singhiozzo, o meglio quando la tecnologia non mi volta spudoratamente le spalle.
Questo è anche un periodo in cui il lavoro mi sta prosciugando (senza farmi dimagrire... non capisco :/) e fumetti e graphic novel sono la mia àncora di salvezza.
Ultimamente sono un po' in fissa con Morgan Lost, "lui" sa come tenermi compagnia, e soprattutto quando. Puntuale come un orologio svizzero, il giorno in cui esce, mi faccio trovare davanti all'edicola alle sette in punto, dieci minuti prima di prendere la corriera. Il mio albo è già pronto, lo pago, e dopo un rapido sguardo alle ultime novità e ai saluti di rito, mi dirigo verso la fermata. Morgan mi tiene compagnia nel tragitto casa lavoro e mentre una miriade di studenti, fermata dopo fermata, mi si affolla intorno, io me ne resto rannicchiata al mio posto (terza fila a sinistra vicino al finestrino) ansiosa di raggiungere New Heliopolis...

Quello de L'Orologio del Tempo è stato il mio viaggio migliore.

Un viaggio del tutto inaspettato, avevo già fantasticato sulla copertina (De Tommaso è un Artista con la "A" maiuscola) facendomi diversi film, e avrei scommesso che l'elemento paranormale avrebbe fatto da padrone, invece mi sbagliavo.
L'Orologio del Tempo è molto semplicemente una storia d'amore e di dolore; è il tipo di storia che prediligo perché in sole novanta pagine sa dire tanto, lo stesso protagonista sembra non volere invadere lo spazio dei personaggi secondari che in questo modo si raccontano senza filtri, mettendo a nudo i loro peccati, le loro debolezze, i loro drammi.
Quindi sì, in copertina c'è un Morgan biotecnologico e un caimano assassino, ma tra le pagine -magistralmente disegnate da Giuseppe Liotti - c'è una madre messa in ginocchio dal passato, spezzata in due da un presente che le ha tolto tutto e crudelmente privata di un futuro in cui sperare.
C'è ovviamente un assassino, il cui volto tra l'altro è noto quasi subito (mossa astuta), e ad attenderci c'è una costruzione narrativa che manderà in tilt le lancette dell'orologio. Come ha rivelato Claudio Chiaverotti - lanciando una sfida su Facebook - la struttura dell'albo è un omaggio al bellissimo e struggente Alabama Monroe, in particolare la scena dell'ambulanza dove tutto trova un inizio e una fine (avete collegato? state già piangendo? ok, direi che ci siamo allora...); è mentre lo staff medico cerca disperatamente di rianimare una giovane donna che tra macchie di rosso, ricordi fin troppo vividi e momenti di puro terrore, si srotola la pellicola di quello che al momento è il miglior "film" della serie.

Alla prossima 8)

29 febbraio 2016

Razzie Awards 2016


E mentre nel web spopolano i post dedicati agli Oscar, io preferisco dar sfogo alla mia vena sadica parlandovi dei film più brutti del 2015... e chi poteva vincere se non 50 Sfumature di Grigio?


Come sapete il romanzo l'avevo trovato pessimo (qui la recensione), ma l'omonima trasposizione cinematografica è qualcosa di inguardabile, un abominio di noia e nonsense di cui vi ho parlato più approfonditamente nella rubrica libro vs film. Per fortuna una giuria - che a questo punto "giudico" molto competente - è rimasta sconvolta quanto me da cotanta schifezza!

Ai Razzie Award si becca infatti ben quattro statuette.
peggior film - e non c'erano dubbi.
peggior attore protagonista - Jamie Dornan - "occhio da triglia" non ha incantato nessuno.
peggiore attrice protagonista - Dakota Johnson - povera, in fondo non era facile interpretare la "classica" brava ragazza dall'anima candida e dagli impulsi più sozzi di un paio di calzini portati per una settimana... le mando il mio abbraccio virtuale.
peggiore coppia sullo schermo - credibili quanto Brunetta e la sua dolce metà.
peggior sceneggiatura - un erotico che concilia il sonno si era mai visto? Adesso sì!


Anche I Fantastici Quattro si sono fatti notare.
peggior film - a parte il film... solo io non posso più vedere Miles Teller?!
peggior remake - e già quello del 2005 non era chissà che...
peggior regia - amen


Fino a poco tempo fa avrei esultato nel vedere Eddie Redmayne in un post del genere, ma dopo the Danish Girl e La Teoria del Tutto le cose sono cambiate. E parecchio.
Comunque il poverino si è aggiudicato una statuetta come peggior attore non protagonista per la sua interpretazione in Jupiter e dalla sua foto qui sopra... emh... potrei quasi essere d'accordo °_°


E per finire Sylvester Stallone - candidato ai Razzie innumerevoli volte - vince il Redemption Award il premio assegnato a quegli attori che nel tempo si sono migliorati. Insomma, era quasi d'obbligo essendo candidato addirittura come miglior attore non protagonista per Creed, Nato per Combattere. Bravo Syl, il botulino ti ha fatto del bene!

E coi Razzie è tutto,
adesso attendo la replica degli Oscar!
8)

17 febbraio 2016

Libro VS Film - Sfida n°46

A volte vorrei parlare dei film che mi capita di vedere, ma poi penso che un blog di libri non sia il posto giusto. Allora penso di parlare dei film tratti dai libri, questa cosa avrebbe senso, no? Ma quello che ne viene fuori non è mai una recensione, ma continui paragoni tra due opere dalla struttura tanto diversa. E così nasce questa rubrica (che posterò di giovedì) in cui mi divertirò a mettere sul piatto della bilancia un'opera letteraria e una cinematografica e vedere da che parte penderà l'ago.
LIBRO VS FILM
chi vincerà?

Oggi in sfida
Insurgent

 
Vince il libro!

Post chiacchiericcio quello di oggi, anche perché non solo ho il criceto del computer che vuole dare forfait, ma anche il mio cellulare ha pensato di mettermi il bastone tra le ruote passando a miglior vita. In pratica per scrivere due righe qui sul blog mi devo armare di santa pazienza e sfruttare l'ipad di mamma o quel rudere di computer che ha mio padre.
Ma veniamo a noi.
Se non sbaglio non ho mai fatto un libro VS film per Divergent, quindi in breve ecco cosa penso della prima trasposizione cinematografica del romanzo di Veronica Roth (qui invece cosa penso del libro).
Sceneggiatura: il libro è stato adattato bene, diciamo che avrei omesso alcuni particolari a favore di altri, ma nel complesso le due ore abbondanti di film passano che è una meraviglia.
Cast: Promossi Shailene Woodley e Theo James, forse lui è pure troppo figaccione, ma sul grande schermo tutto fa brodo. Ansel Elgort è un Caleb ancora ibrido, mentre totalmente sfocati sono i personaggi secondari, da Christina (Zoë Kravitz) a Peter (Miles Teller) che non hanno ancora abbastanza spessore per suscitare emozioni. Ci sono e basta...
A proposito di questo "ci sono e basta" devo dire che la sensazione di essere di passaggio è un po' il difetto dei romanzi, perché la Roth ha riempito le pagine di personaggi secondari che vanno e vengono, sono così tanti che quando muoiono ringrazi pure il cielo, perché avrai un nome in meno da ricordare, ma nel film non doveva essere così. Nel film ci dovevano essere attori capaci di bucare lo schermo con poche battute, cosa che purtroppo non è successa. Insomma Christina è la migliore amica di Tris, un'amica con gli attributi tra l'altro, invece è una presenza quasi del tutto superflua e anche Peter nel primo episodio non è sufficientemente cattivo e ambiguo... sì, ti sta sulle balls, ma non ti fa venire la pelle d'oca come nel libro.
Perfetta invece Kate Winslet (la Roth deve farle un monumento per questa Jeanine), e diciamocelo... lei quando non lo è?

Caleb in versione: "chi sono? dove sono? cosa faccio?"
Ma passiamo a Insurgent. Premettendo che per me è il romanzo più riuscito della trilogia (qui la mia recensione) posso dire che il film non mi ha assolutamente delusa. Ho fatto bene a non guardarlo quando ero troppo fresca di lettura, probabilmente sarei entrata in fase fangirl e avrei criticato tutte le modifiche apportate alla trama (che sono tante!), ma a distanza di un anno devo ammettere che la sceneggiatura è stata adattata al meglio e che il tutto risulta incalzante e pieno d'azione.
In realtà quello di Insurgent è un libro molto psicologico e introspettivo. Tantissime pagine sono dedicate al dramma che sta vivendo Tris e nella pellicola c'è solo una piccola parte di quella protagonista autolesionista, dilaniata dai dubbi e distrutta dai sensi di colpa che abbiamo conosciuto grazie alla Roth. La Tris del film non ha paura di impugnare una pistola e non ha nemmeno paura del sesso che pratica come se non ci fosse un domani, perché... be', in effetti... chi lo sa se ci sarà un domani, quindi - diciamocelo - fa benissimo a darci dentro prima che sia troppo tardi! 8)


Nel romanzo c'è sicuramente troppa carne al fuoco, bruciarla tutta sarebbe stato impossibile, ma nonostante i tagli (necessari) e gli adattamenti (ben congegnati) ho avuto la sensazione che il film restasse strettamente funzionale al libro. In pratica guardandolo mi sono più volte domandata se potrebbe piacere anche a chi non è un fan della Roth e una risposta non me la sono ancora data.
Difetti oggettivi poi ce ne sono. Theo James non sa fare altro che sciogliersi per Tris, Miles Teller è un Peter più convincente che in Divergent, ma io non ci posso fare niente, ogni volta che lo guardo penso a come saltellava (male) nel remake di Footloose (anche lì rivestiva un ruolo che gli andava tre taglie più stretto). Stesso discorso per Ansel Elgort che non ha niente del meraviglioso Augustus di Colpa delle Stelle; è vero che Caleb è un codardo traditore, ma non l'ho trovato abbastanza subdolo. Stessa cosa per Naomi Watts che non rende giustizia alla madre di Quattro, sarà che hanno solo sedici anni di differenza, ma non era l'attrice giusta per un ruolo simile.
La cosa quasi assurda è che il cast di questa serie è davvero stellare, e forse è proprio qui che sta il problema. C'è troppo individualismo, ognuno focalizza l'attenzione sul proprio nome e non sul proprio personaggio e tra di loro si amalgamano come l'acqua con l'olio. A parte Tris e Quattro ovviamente, che lovvo sempre e comunque <3

Infatti, nonostante tutto, Insurgent mi ha ributtato in fase fangirl. Ho rielaborato il romanzo, ci ho aggiunto le scene del film, e adesso nel mio cervello la storia della Roth è in 3D. Una figata.

Per quanto riguarda Alleggiant invece il mio dilemma al momento è uno solo. Quand'è che Tris ha avuto il tempo per andare dal parrucchiere?

hairstyle Insurgent

hairstyle Allegiant

E secondo voi?
Libro o Film?

8 febbraio 2016

Io Prima di Te di Jojo Moyes - spoiler e considerazioni

 

Quella di oggi non sarà una recensione, ma una considerazione su un romanzo che mi ha letteralmente spaccata in due mettendo addirittura a tacere il mio innato bisogno di condividere qui sul blog il pensiero che ho a riguardo.
E' stato il trailer del film a farmi cambiare idea. Vedere Io Prima di Te sullo schermo del mio precario piccino (è il nome del mio piccolo e sgangherato computer) ha riportato a galla una marea di emozioni contrastanti.
Quindi mettetevi comodi, ma solo se 1) avete letto il libro 2) sapete già come finisce 3) non ve ne frega niente degli spoiler.
Ok, a questo punto procediamo.
Che il romanzo sia un buon romanzo è indiscusso, credo sia un dato puramente oggettivo che la Moyes sappia scrivere ed emozionare, e nonostante tratti un tema spinoso come quello dell'eutanasia l'autrice non è stucchevole e melodrammatica, anche perché non avrei sopportato un protagonista che decide di farla finita e che si piange addosso per quasi 400 pagine. Il bello - si fa per dire - è che in questo genere di libri è proprio il contrasto che si viene a creare tra la narrazione e quello che c'è sotto ad annientarti. Durante la lettura ti innamori dei personaggi, ridi con loro, senti il battito del tuo cuore che accelera... e poi alla fine ecco che ti arriva una bella mazzata tra capo e collo.

Fin dall'inizio si sa che la condizione di Will, divenuto tetraplegico in seguito a un incidente, sarà la colonna portante di tutta la trama, e fin dall'inizio si spera che Lou - insolita, divertente e stravagante ragazza di provincia - possa ridargli la voglia di vivere, ma non sarà così.
Allora io mi chiedo... che senso ha questo libro? L'ho letto tutto d'un fiato, ho amato Will, ho amato ogni suo gesto, ma alla fine non ho potuto fare a meno di domandarmi "sei un uomo pieno di coraggio fin dentro al tuo compromesso midollo, o sei solo un fottutissimo codardo?"
Ovviamente mentre ero immersa nella lettura Will era il classico protagonista dalle palle quadrate, ma i dubbi sono arrivati a posteriori.
Attenzione, non nego che il significato del libro sia profondo e che tocchi un tema molto delicato con grandissimo tatto, e non sono nemmeno contraria al suicidio assistito, ognuno deve poter fare della propria esistenza quello che crede, ma quando Will dice che dall'incidente - morire  - è la prima cosa che sceglie di fare in modo autonomo, dico che non è vero! (è tetraplegico non cerebroleso!). E quando dice a Lou che i sei mesi passati con lei sono stati i più belli della sua vita, dico balle!
Volevo dargli ogni briciolo di vitalità che sentivo e costringerlo a vivere. Mi resi conto che avevo paura a vivere senza di lui. “Com’è che tu hai il diritto di distruggere la mia vita” volevo chiedergli “ma io non ho voce in capitolo nella tua?” Ma avevo fatto una promessa.
Will, mentre è seduto sulla carrozzina, mentre Lou lo cura, gli parla, lo conforta e lo ascolta, fa una cosa terribile. La fa innamorare. Doveva succedere il contrario, invece è lui a farla cambiare. Lou scopre un mondo pieno di possibilità, si scopre audace, coraggiosa, indipendente, piena di voglia di sapere. E intanto lui che fa? La guarda, sorride, gode della sua vista e nonostante tutto continua a pensare che morire sarà comunque l'unica via d'uscita.
Ovviamente Louise pensa di poter ridare a Will sogni e speranze, di potergli bastare e di poter avere un futuro con lui, ma da brava illusa si sbaglia di grosso.

Se dovessi giudicare Io Prima di Te in base alle lacrime versate dovrei darci cinque stelle, se dovessi farlo in base alla rabbia che mi è salita a posteriori dovrei buttarlo dalla finestra e mettermi l'anima in pace. Ma non è tutto bianco o nero, lo so, e rileggendo quello che ho scritto finora mi sembra di essere una stupida che crede nelle favole, cosa che non è assolutamente vera. Anzi. Nei romanzi cerco sempre la verità, odio le ipocrisie, le falsità, tutto quello che è politicamente troppo corretto. Insomma, forse dovrei amare alla follia questo romanzo, invece quando si toccano certi tasti non sono più la solita cinica che critica il buonismo dirompente e dilagante a cui ci stanno abituando tanti autori. Non ci riesco. Anche perché nella scelta di Will, sotto sotto, vedo un messaggio pieno zeppo di retorica.
Sarà che ho visto combattere persone per molto meno, sarà che ho visto gente aggrapparsi a speranze del tutto inesistenti e sarà anche che il protagonista della Moyes ha una vagonata di soldi che gli permettono di avere - passatemi il paragone forzatissimo - gambe e braccia. Per quanto sia disperata la sua situazione, non lo sarà mai quanto quella di chi non ha il becco di un quattrino. 
Quando lessi la storia di Lou e Will ero reduce da La Teoria del Tutto e avevo da poco rivisto in tv Quasi Amici. Storie vere ci tengo a sottolinearlo. Nel primo caso vediamo Stephen Hawking che  a causa di una malattia del motoneurone è condannato all'immobilità eppure, dopo quasi quarant'anni di calvario, oggi è direttore del Dipartimento di Matematica Applicata e Fisica Teorica di Cambridge e fino a poco tempo fa occupava la cattedra lucasiana di matematica all'Università di Cambridge.
L'altro film invece è ispirato alla storia di Philippe Pozzo di Borgo un miliardario paralizzatosi in seguito a una caduta col parapendio che nel suo romanzo Le second souffle racconta la sua vita prima e dopo l'incidente; una vita con un risvolto crudele soprattutto in seguito alla prematura morte dell'amatissima moglie uccisa da un cancro. Eppure, nonostante tutto, ha ritrovato la speranza. Non subito, c'è voluto tempo, ma ce l'ha fatta. Quello che invece non si dà Will è tempo. Cosa sono sei mesi? Se osserviamo razionalmente il suo "prima di conoscere Lou" e il suo "dopo" è palese la differenza, eppure quando lei dice di amarlo lui le risponde che non è abbastanza. 
"io non voglio guardarti ogni giorno, vederti nuda, osservarti mentre gironzoli per la dépendance con i tuoi abiti pazzi e non... non essere in grado di fare quello che desidero con te. Oh, Clark, se sapessi cosa vorrei farti in questo momento. E io... io non posso vivere con questa consapevolezza. Non posso. Non è da me. Non posso essere il tipo di uomo che semplicemente... accetta"
Will rimpiange le corse in moto, gli sport estremi, il sesso (perché lui faceva taaaanto sesso), il lavoro (perché lui i clienti in affari li annientava nel vero senso della parola) e tutto questo, sul piatto della bilancia, pesa molto di più del cuore di Louise.
Che lui non voglia condannarla a una vita di sacrifici e di rinunce lo rende incredibilmente altruista, ma anche tanto irreale; siamo tutti un po' egoisti, non neghiamolo. 
Per questo, a conti fatti, dopo aver chiuso il libro e aver versato un mare di lacrime, ho pensato che la storia della Moyes fosse più paracula di quello che voleva farci credere. 


P.S. Ah, se volete sapere se per caso guarderò mai il film, la risposta è sì. Amo farmi del male, perché nonostante una serie infinita di considerazioni molto razionali, so già che ne uscirò emotivamente compromessa.