25 maggio 2016

Preacher, considerazione episodio 1


Mamma mia... e chi lo credeva possibile che Preacher sarebbe diventato una serie tv? No dico... Preacher. Quello di Garth Ennis. Quello in cui si impreca, si tirano giù tutti i santi dal Paradiso e non c'è una sola cosa buona e giusta.
Be', con le dovute rivisitazioni, l'episodio pilota è passato ai controlli e ne sono usciti altri nove. Dieci in tutto.
Questa prima stagione, sviluppata per la AMC da Seth Rogen, Evan Goldberg e Sam Catlin, in America è in onda dal 22 Maggio; è ovvio che sia troppo presto per giudicare, ma un paio di considerazioni si possono fare, anzi direi che sono d'obbligo 8)


A interpretare Jesse Custer, il prete con poca vocazione e molti demoni a tormentarlo, è Dominic Cooper che avevo già apprezzato nella miniserie Fleming - Essere James Bond, in cui aveva il ruolo da protagonista.
Sinceramente l'ho trovato ben calato nella parte: colletto bianco, birra alla mano, sigaretta in bocca e un orecchio ben poco teso verso le confessioni dei fedeli. Jesse tenta di onorare una promessa fatta al padre prima di morire, ma come parroco di Annville, una piccola cittadina del Texas, è un vero schifo.
Il fumetto inizia con una forza sovrannaturale che distrugge la chiesa in cui stava celebrando messa infondendogli il Verbo, ovvero il dono di possedere la volontà altrui, mentre nella serie tv è una delle scene finali, cosa parecchio logica, trattandosi in origine di un episodio pilota. Un episodio più di presentazione che di altro.
Capiamo subito quanto questo Ministro del Signore abbia poca dimestichezza con prediche e sermoni, ma scopriamo anche quanto gli abitanti del paese, nonostante si ritrovino tutte le domeniche in chiesa, siano decisamente poco cattolici tra le mura di casa.
E qui è arrivato il primo dubbio. Garth Ennis non si è mai soffermato su questi personaggi secondari, anche perché la "cosa" che distrugge la chiesa fa fuori l'intera congregazione, eppure gli sceneggiatori hanno pensato bene di spiare dal buco della serratura di diverse famiglie... perché? Forse perché Jesse non lascerà Annville, ma tenterà di dare un senso alla sua permanenza nella ridente cittadina? Santo Cielo... spero di no! Perché Preacher ha una trama on the road in continuo movimento con una forte componente western che verrebbe sicuramente a mancare se fosse interamente ambientato in un cavolo di buco di paese! No, no e ancora NO! Insomma... Preacher è la storia di un trio poco canonico alla ricerca di Dio. E non in senso spirituale, ma proprio letterale. Chiaro? E quando si cerca qualcuno si alza il culo dalla sedia e ci si mette in marcia, ok?
Dopo la prima perplessità (che spero sia solo campata in aria, anche perché mi stavo parecchio riscaldando), passiamo alla seconda. Tulip O'Hara, l'ex fidanzata di Jesse.


Allora, io già non ero d'accordo che da bionda tettona fosse diventata mulatta con una seconda di reggiseno (ma la taglia è veramente un dato ininfluente, era tanto per fare la pignola), ma non ci siamo proprio a livello di caratterizzazione. Tulip è una donna con le palle quadrate,  ma è anche piena di fragilità, si capisce fin dalle prime tavole quanto ami ancora Jesse e quanto abbia sofferto per la fine della loro relazione. Ruth Negga invece più che interpretare un personaggio dalle mille sfaccettature è la personificazione di una macchina da guerra. Azione a mille. Sentimento sotto la suola degli anfibi.
Insomma... in una delle prime scene la vediamo costruire un bazooka con delle lattine di caffè e tirare giù un elicottero... vogliamo parlarne?!
Al contrario Joe Gilgun è assolutamente fighissimo! Il vampiro Cassidy è sempre stato il mio personaggio preferito e continuerà ad esserlo. Ironico, insolente, bastardo dalla testa ai piedi, e divertente come pochi. La scena in cui affonda una bottiglia spaccata in due nello stomaco di un pilota e poi la apre per distillarsi un po' di salutare sangue è galattica! Insomma #iostoconcassidy e ho detto tutto.


Poco o niente si sa per ora, del povero (si fa per dire) Eugene Root, detto Arseface, in italiano "faccia di c**o". Il perché di questo amorevole soprannome non è difficile immaginarlo, basta guardarlo. Il ragazzo, patito di Kurt Cobain, ha tentato di imitarne il suicidio sparandosi in bocca ma fallendo miseramente, e questo è il risultato.


Di Preacher si sono gettate le basi e io sono pronta a raccogliere i frutti.
Sono curiosa di vedere fino a che punto gli sceneggiatori decideranno di edulcorare il tutto. Alcune modifiche trovano sicuramente il mio consenso. I tratti duri e decisi di Steve Dillon (disegnatore ) e Glen Fabry (copertinista) sono stati ammorbiditi, lo stesso Eugene che nella graphic novel sembra un vecchio con un piede nella fossa adesso ha i connotati dell'adolescente nonostante sia sfigurato; a Jesse hanno sistemato quel cespuglio boccoloso alla Michael Jackson, e i vestiti anni '80 sono stati sostituiti con qualcosa di più attuale. Ci sono anche cellulari, ipad, computer. Condivido tutto. E che dire... a parte le perplessità già espresse sono contenta che Preacher sia finito sul piccolo schermo. Dopo tante false illusioni, dal film che doveva vedere James Marsden protagonista, alla serie tv annunciata da HBO nel 2006 e annullata nel 2008, spero che questa sia la volta buona. Ma se hanno deciso di ballare che ballino davvero! E chi ha letto l'opera di Ennis sa cosa voglio dire.
Per ora promuovo l'episodio sulla fiducia.

P R E A C H E R 

| Stati Uniti d'America, 2016 | Episodi: 10 da 60' |






Alla prossima 8) 

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma sì, come inizio non mi lamento, anch'io spero che non stravolgano la storia, Jesse sembra un po' troppo buonista no? Deve diventare più cinico, ma essendo una serie tv forse vogliono caratterizzarlo per gradi.
Fabio

Silvia Leggiamo ha detto...

Sì @Fabio,
spero proprio che sia così, magari gli sceneggiatori vogliono prendersi del tempo per mostrare i cambiamenti di Jesse... staremo a vedere cosa succederà!

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