15 febbraio 2017

Recensione the FIREMAN di Joe Hill

Buongiorno a tutti cari lettori, oggi mi devo togliere a malincuore un sassolino nella scarpa e non sapete quanto mi costi. Ho inserito the Fireman nel post delle delusioni del 2016 e adesso vi spiegherò perché. Forza e coraggio. Ah Joe, dico a te, non farmi mai più una cosa del genere, chiaro?

The FIREMAN #1 di Joe Hill

| Sperling & Kupfer, 2016 | pag. 312 | € 14,90 |
| parte uno, segue L'Isola della Salvezza |
Mantenete il sangue freddo.Arriva l'uomo del fuoco.
Nessuno sa dove e quando sia iniziata.
Tutti hanno imparato a loro spese che la nuova epidemia si diffonde più velocemente di qualsiasi altra malattia, e che ha già decimato la popolazione di grandi città come Boston, Detroit, Seattle.
Per i medici il suo nome è Trichophyton draco incendiarius, per la gente si chiama Scaglia di Drago, perché il suo primo sintomo è un marchio d'oro e nero sulla pelle e l'ultimo è la morte. Per autocombustione.
Milioni di persone sono infette; gli incendi scoppiano dappertutto. Non esiste antidoto. Nessuno è al sicuro.
Harper Grayson, bravissima infermiera che non si lascia abbattere da niente e nessuno, ha curato migliaia di malati prima che il suo ospedale fosse ridotto in cenere. Lei e il marito Jakob si erano promessi di farla finita, in caso d'infezione, ma ora che anche lei porta i segni terribili del Drago, Harper vuole vivere. Almeno fino al termine della sua gravidanza.
Incinta, abbandonata dal marito terrorizzato, perseguitata dalle feroci Squadre di Cremazione a caccia di infetti, Harper sembra destinata a soccombere.
Se non fosse per il misterioso straniero vestito da pompiere che arriva in suo soccorso.
L'unico uomo che sappia controllare il fuoco. Anche quello malato che cova dentro il suo corpo.
The Fireman è un romanzo apocalittico appassionante, diviso in due parti: L'uomo del fuoco eL'isola della salvezza.
Voto:
waiting...

C'è stato un tempo in cui Stephen King riempiva i miei sogni di bambina trasformandoli in veri e propri incubi. Ero nell'età in cui avevo bisogno di avere paura, perché l'orrore mi rendeva più forte, mi portava a sfidare i miei limiti, ma a distanza di sicurezza. Nella storia c'era il cattivo da sconfiggere, ma il libro era il mio scudo.
Oggi come oggi avere paura è più difficile, un po' perché crescendo mi sono corazzata, un po' perché la letteratura offre spunti sempre meno interessanti in questo campo, ma Joe Hill, da buon erede di suo padre, con alcuni suoi titoli era riuscito a far riaffiorare la bambina di un tempo, quella che leggeva di nascosto, sotto le coperte, con la torcia accesa e una ventina di peluche a proteggerla nel letto.
Figuratevi la mia gioia quando hanno annunciato l'uscita della sua ultima fatica.
Fireman doveva essere un titolo capace di infiammare gli animi, invece - ahimé - manca di spregiudicatezza ed è anche eccessivamente buonista. Almeno per ora, perché, vi ricordo, questa è solo la prima parte di un titolo che è stato diviso in due.

In un futuro molto prossimo una virulenta epidemia sta decimando la popolazione mondiale; sembra che dal Trichophyton draco incendiarius non ci sia scampo e venirne contagiati significa morire per autocombustione.
Il panorama che si prospetta al lettore è totalmente apocalittico; un mostro contro il quale non si hanno armi per combatterlo, il panico che genera il caos, ospedali al collasso, gente barricata in casa per proteggersi da un killer invisibile.
Harper Grayson lavora come infermiera e non si risparmia mai, nemmeno per un secondo, nemmeno quando la scaglia di drago si manifesta sulla sua pelle. Ha paura, certo, ma è incinta e vuole a tutti i costi portare a termine la gravidanza... chiede solo di sopravvivere nove mesi.
Sono pagine, queste, in cui si respirano le ceneri dei corpi bruciati, la tensione è oltremodo palpabile e come l'autore in pochi passaggi riesca a sgretolare il rapporto tra Harper e suo marito ha dell'incredibile: lui, che sembrava volerla proteggere dal male supremo, in preda alle fobie più deliranti tenta di ucciderla pur di non farsi contagiare, provocandone la fuga.
È in un momento di pura angoscia e inquietudine che la storia entra incredibilmente in una fase di stallo. Attenzione, non di noia, se c'è una cosa che Joe Hill sa fare è scrivere, ma a conti fatti succede poco o niente.
Harper trova rifugio ai margini della città e scopre una società di persone infette che riescono a controllare la scaglia di drago. Come? Con la gratitudine, l'amore, i pensieri felici. Si ritrovano in chiesa e cantano, finché un'esplosione di luce non si impadronisce dei loro corpi risanandoli. C'è la devastazione totale là fuori, ma loro cantano, e poco alla volta Harper riesce a sprigionare la Mary Poppins che è in lei in un tripudio di melodie e tonnellate di zucchero. Insomma, pare che la pandemia si possa controllare a suon di gorgheggi e che la paura funga da detonatore. (What?!?!)
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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono "purtroppo" d'accordo. Come prima parte non brilla, e sinceramente non ti invoglia a comprare il seguito, quindi non capisco questa mossa di dividere il libro in due.
Fabio

Silvia Leggiamo ha detto...

Non l'ho capita neppure io, ma le vie delle case editrici sono infinite...
La Corbaccio ha diviso tutti i libri della Gabaldon, la Mondadori quelli del Trono di Spade, quindi... non c'è nemmeno da stupirsi u.u
Quello che mi spiace di più è che dopo 300 pagine il libro non mi abbia "presa" veramente.

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