24 marzo 2016

Weekly Recap #141

Weekly Recap nasce dalla voglia di non parlare solo delle mie new entry libresche, ma anche di altre piccole curiosità settimanali. Libri che ho adocchiato, un estratto che mi ha particolarmente colpito, un film che ho visto, e così via. Un po' come fanno alcuni blog con la rubrica Clock Rewinders on a Book Binge [X - X]. Ma tutto senza regole. Un po' alla cavolo insomma. Sostituisce In My Mailbox.

Buonasera carissimi lettori, oggi è stata una bellissima giornata di sole e ne ho approfittato per fare un giro nel centro di Bologna e un salto al Libraccio. Ho (ovviamente) comprato qualcosa e mentre fotografavo il bottino mi è venuto in mente che è da un po' che non vi mostro le new entry, quindi direi che è il caso di fare il punto della situazione.


Partiamo proprio da oggi. Ho comprato tre libri, due dei quali erano in wish list, il terzo invece è stato amore a prima vista. Ho cercato di non farmi influenzare solamente dalla cover (anche se... sapete quanto siano importanti, vero?), ma il prezzo era super allettante e i commenti cercati rapidamente in internet decisamente positivi. Non che fossero tanti, ma non ho voluto soffermarmi troppo su certi dettagli o a quest'ora sarei ancora davanti a quello scaffale a meditare. Quindi tre, due, uno... e Iron House di John Hart è finito alla cassa.

L'ultimo romanzo (a detta di molti il meno riuscito #piango) di Carrisi, La Ragazza nella Nebbia, l'ho preso in nome della fiducia cieca che nutro verso questo autore. Donato vai tranquillo, puoi pubblicare anche un libro su come ti pettini che io lo comprerò!

Il Gusto Proibito della Zenzero l'avevo in wish list da tantissimo tempo. Mesi? Macché, direi addirittura anni! Sono stata più volte sul punto di acquistarlo in formato economico ma evidentemente era destino che prima o poi m'imbattessi nell'edizione rilegata scontata del 70%. Ode a te o Libraccio!
Come sopra vi lascio i link di Amazon sotto la foto così potete leggere le trame ;)

* * *

E adesso veniamo ai libri un po' più datati. Sono stata brava, anche perché sto smaltendo diversi romanzi che avevo da fin troppo tempo. Immagino capiti anche a voi di desiderare tanto una cosa e poi, non appena la stringete tra le mani, puff!, tutto finito! Ecco, coi libri mi capita troppe volte. Voglio un titolo in modo viscerale e quando ce l'ho - paga e soddisfatta - lo ripongo in libreria dove rischia di risposare fino alla fine dei tempi e diciamocelo QUESTA COSA NON VA BENE! 

 
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Aperta e chiusa parentesi, delle new entry ho letto solo Wolf di Lavie Tidhar (recensito qui), un titolo geniale e se amate l'ucronia non potete perdervelo. Ma anche se amate tutto quello che non è politicamente corretto, l'ironia acuta e pungente, il pulp e il thriller.  

Room di Emma Donoghue l'ho preso poco tempo fa mentre facevo la spesa al supermercato. Non vado matta per le cover che ripropongono le locandine del film, ma questo passava il convento e di questo ci siamo accontentati. Che preferivo il vecchio titolo Stanza Letto Armadio Specchio non ve lo dico nemmeno, ma almeno l'hanno scritto in piccolino piccolino (gli ipovedenti ringraziano) sulla cover. Voglio anche vedere il film, ma da brava lettrice sto frenando in tutti i modi la mia curiosità.

 
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Solo il Vento lo Ascoltava è il romanzo che sto terminando di Nicola Arcangeli ed è il seguito di Dove Oggi è già Domani. Vi ho accennato qualcosa in questo post e se siete curiosi vi invito a seguire la Pagina Facebook: tra foto, estratti e video, entrerete nel mood paranormal thriller in men che non si dica! Per capire se potrebbe piacervi prendete un pentolone e buttateci dentro le vecchie serie di Ai Confini della Realtà, un pizzico di Dario Argento, un tocco alla Ken Follett e una spruzzata di Stephen King. Come ricetta che dite? Fa al caso vostro? 8)

E infine Chanel Non fa Scarpette di Cristallo di Barbara Fiorio arrivato dritto dritto da Bookmooch. Ogni tanto quel sito mi toglie delle soddisfazioni, non c'è che dire! Ammetto però di averlo iniziato in ebook e di essermi bloccata dopo poche pagine... spero che con il cartaceo tra le mani le cose possano funzionare meglio.

Poi, circa due settimane fa, sono stata in fumetteria...


Dovete sapere che io da ragazzina adoravo Dylan Dog. Andavo alle superiori quando lo leggevo, poi non so se sono cambiata io o se sia stato lui a farlo, ma un bel giorno mi ha stancato. A quel tempo ero anche giovane e scema - parecchio scema - perché una mattina mi sono alzata, ho preso tutti i miei 100 numeri, e li ho portati a una libreria dell'usato. Un applauso alla deficiente di turno!
Adesso a distanza di anni mi è venuta un po' di nostalgia, soprattutto perché alcune storie avevano lasciato un segno. Io dico, se a distanza di *tot* anni (non specifichiamo) ricordo ancora la struggente bellezza di alcuni albi, perché me ne sono liberata? Ma si può sempre rimediare e così ho comprato (nel bellissimo formato rilegato) il mitico numero 81, Johnny Freak, e il suo seguito (che non avevo mai letto) Il Cuore di Johnny.
Rileggere Johnny Freak ed emozionarmi come un *tot* (continuiamo a non specificare) di anni fa è stato un tutt'uno. Bello. Bellissimo. Questo albo, ispirato a una storia vera, dimostra che per raccontare una l'orrore non servono fantasmi, vampiri o licantropi. Basta solo l'essere umano in tutta la sua misera crudeltà.
Anche se non amate i fumetti fidatevi e leggetelo

Alla prossima 8)

18 marzo 2016

Nicola Arcangeli e il fanta-thriller

Solo il Vento lo Ascoltava di Nicola Arcangeli uscirà il 29 Marzo ed è il romanzo che ho attualmente in lettura in quanto è il seguito di Dove Oggi è Già Domani (a breve la recensione).
I due titoli sono leggibilissimi anche singolarmente, ma io non riesco proprio a scinderli l'uno dall'altro; si danno forza a vicenda e - cosa per me fondamentale - quello che all'inizio poteva sembrare l'espediente per risolvere un mistero si trasforma nel mistero stesso.
Insomma... forse è ora che vi dica qualcosa in più. Non potendo trascrivere la trama del libro in uscita (no spoiler!) mi sbottono su Dove Oggi è Già Domani.


La scorsa settimana (qui il post) ho fatto un po' la misteriosa riguardo al libro di Nicola e visto che alcuni lettori mi hanno chiesto in privata sede quale sarebbe l'elemento paranormale di cui vi ho accennato, ho deciso di dirvelo per due motivi. 1) credo che possa destare la curiosità di molti 2) non è un vero spoiler. Mi spiego. Il romanzo inizia come un giallo, ma è chiaro fin da subito che c'è qualcosa che va oltre la logica comprensione. Nicola poi non scomoda maghi, folletti, o sensitivi - ok, l'elemento fantastico c'è, ma fino a un certo punto - rafforzando invece una teoria scientifica che arrovella la mente di molti studiosi da oltre un secolo. Adesso se volete sapere qual è cliccate qui sotto, al contrario, se preferite immergervi nella storia ignari di tutto, proseguite oltre ;)



Credo di aver detto tutto. Anzi, vi ho detto così tanto che adesso sarà un problema incuriosirvi a dovere con la recensione, ma se volete sapere ancora qualcosa su Nicola e sui suoi libri, leggete la presentazione che Gianluca Morozzi ha scritto per Solo il Vento lo Ascoltava. Io l'adoro!
Nicola Arcangeli è un coraggioso pazzo.
Poteva andare sul sicuro, come fanno in tanti. Poteva inventarsi un commissario, che tanto i commissari vanno sempre di moda. Belloccio, magari, romantico, con un triste passato, attaccato alla bottiglia, innamorato di una donna irraggiungibile, concupito da altre mille donne, severo ma giusto con i malfattori.
Oppure poteva scrivere una trilogia sui vampiri. Anche i vampiri vanno sempre di moda.
In ogni caso, avrebbe potuto farsi etichettare in un genere. I librai avrebbero saputo dove metterlo, dove collocare i suoi libri, senza doversi interrogare.
Invece, ha scelto di diventare un genere a se stante. Che genere fa Palahniuk? Il genere Palahniuk. Che genere fa Christopher Moore? Il genere Christopher Moore.
Così ha messo insieme tante cose diverse, Doctor Who, fantascienza, horror, un po' di Fringe, il mistero che ti stravolge le vite, che ti stravolge i pezzi sulla scacchiera.
E ha fatto una cosa che lo rende simile a nessuno.
Perché è davvero una cosa da scrittori sfigati, voler essere uguali a tutti gli altri.

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14 marzo 2016

Recensione, WOLF di Lavie Tidhar

Finalmente riesco a pubblicare la recensione di WOLF, un romanzo davvero intrigante, tanto assurdo quanto geniale! Però ecco... sono sincera, non lo consiglierei a tutti spassionatamente, per digerirlo serve stomaco, tanto stomaco, e poi dovete amare l'ucronia al 100%.

WOLF di Lavie Tidhar

| Frassinelli, 19/01/2016 | pag. 312 | € 20,00 |

Londra, 1939. Mr. Wolf è un investigatore privato, tedesco. Viene assoldato per ritrovare una ragazza scomparsa. La ragazza è ebrea. Wolf accetta il caso perché ha un bisogno disperato di soldi, ma Wolf odia gli ebrei. È colpa degli ebrei, infatti, se nel 1933 ha dovuto lasciare la Germania; è colpa degli ebrei se i comunisti hanno preso il potere a Berlino e da qui in quasi tutta l'Europa; è colpa degli ebrei se il partito nazista, che avrebbe dato ordine e disciplina all'Europa, è stato sconfitto e distrutto; è colpa degli ebrei se Wolf e molti dei suoi vecchi compagni sono finiti così, dispersi e braccati. L'indagine porterà Wolf a ripercorrere il suo passato, precipitare nelle sue perversioni, e finire da indagatore a indagato, e porterà invece il lettore in un gioco di continui spiazzamenti.
  Voto:
"...se fosse per me tutti gli omosessuali, gli ebrei e i comunisti sarebbero internati in campi speciali, costruiti appositamente per loro. Ma il mondo che avevo immaginato non sarebbe diventato realtà. Il futuro che avevo concepito mi era stato sottratto."

Spesso le cose non vanno come dovrebbero o per meglio dire, come avremmo voluto.
Tanti autori ci hanno abituato a sbirciare nuove e (im)possibili realtà grazie alle affascinanti teorie dei mondi paralleli, ma Lavie Tidhar non sconfina nel paranormale, preferisce affidarsi direttamente nell'ucronia e riscrivere la Storia. Una sorta di ripicca, di sberleffo, di rivincita. Vendica così, in parte, tutte le vittime dell'olocausto, raccontandoci di un Hitler che ha perso le elezioni e non è mai salito al potere, del comunismo che come un morbo letale ha annientato il nazionalsocialismo e di una Germania invasa dalla Russia che si è trasformata nel paradiso degli ebrei.
Wolf/Htiler, come molti altri ex leader nazisti, vive sotto falso nome in una Londra di assassini e puttane, trafficanti e ladri, tra politici corrotti e uomini avidi di potere. Ormai non è più nessuno, se non un uomo grigio con un completo grigio... Pochi soldi, poche prospettive, solo tanti sogni infranti e un ammasso di ricordi poco piacevoli. Anche i suoi baffi sono finiti nel dimenticatoio, un taglio netto con il passato e con quella persona che doveva essere e non è stata, una persona che in molti nemmeno riconoscono più. Ed è questo il gioco di Tidhar, spersonalizzare al massimo la figura di un uomo che credeva di poter plasmare il futuro come se fosse argilla e renderlo il più comune possibile. Wolf non è il cattivo che ci aspetteremmo di leggere, ma allo stesso tempo non è nemmeno così lontano dal nostro immaginario collettivo. L'odio razziale gli sconquassa le viscere, pratiche sadomaso estreme gli instillano un insano piacere, è irascibile, arrogante, pieno di nevrosi, ma è palesemente un uomo sconfitto per cui è facile provare anche pietà.
Tidhar durante la lettura riesce a strappare sorrisi e smorfie di disgusto con la stessa facilità. Non ho ancora capito fino a che punto vorrebbe che il suo romanzo fosse preso sul serio, ma una cosa ce la insegna: non è mai un solo uomo a fare la Storia.
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Nota: I commenti rilasciati a questo post, saranno visibili anche nella pagina del sito dedicata alla recensione.

9 marzo 2016

Weekly Recap #140

Weekly Recap nasce dalla voglia di non parlare solo delle mie new entry libresche, ma anche di altre piccole curiosità settimanali. Libri che ho adocchiato, un estratto che mi ha particolarmente colpito, un film che ho visto, e così via. Un po' come fanno alcuni blog con la rubrica Clock Rewinders on a Book Binge [X - X]. Ma tutto senza regole. Un po' alla cavolo insomma. Sostituisce In My Mailbox.

Buongiorno! Oggi ho trecento milioni di cose da fare, una faccia che a confronto gli zombi di Romero sembrano appena usciti dall'estetista, ma - cascasse il mondo - si recappa!!!

Letture

  

Partiamo coi romanzi.

Del successo di Jojo Moyes, Io Prima di Te, vi ho parlato in questo post che ho praticamente usato per sfogarmi e non per recensire il libro. Lo sapete che amo le storie difficili e che il tomento elevato all'ennesima potenza mi galvanizza, ma da questo romanzo ne sono uscita sconfitta. Sono dovuta scendere a patti con questo mood a me praticamente sconosciuto, perché ero pronta alla devastazione psicologica, sapevo che avrei versato fiumi di lacrime, ma il senso di impotenza che si è fatto strada nel mio animo da lettrice/crocerossina, non è stato facile da digerire. Comunque diciamo che ce l'ho fatta. Ho superato la cosa. Non ho ancora compreso del tutto Will (anzi l'autrice), ma ne ho accettato le scelte.
Lo consiglio? Ovviamente sì, ma armatevi di Dicodral (traduco: ne uscirete completamente disidratati).

Ovviamente dopo tanta sofferenza c'era bisogno di cambiare genere e con Wolf di Lavie Tidhar non ci sono andata per niente alla leggera. Romanzo particolarissimo che vi consiglio se amate la Storia e l'Ucronia. La premessa è molto semplice. Cosa sarebbe successo se Hitler non fosse salito al potere? Ve lo dice questo brillante autore israeliano i cui nonni sono stati vittime dell'olocausto.
Wolf (aka Adolf Hitler) vive in Inghilterra dove fa l'investigatore privato, ma gli affari gli vanno che è uno schifo e anche se è contro la sua "politica" si trova costretto ad accettare il caso di una donna ebrea. Lui odia gli ebrei... ma odia di più non avere un soldo...
Non dico altro, presto la recensione ;)

Altro cambio di genere. Vi anticipo che ad Aprile intervisterò alla biblioteca di Ozzano Nicola Arcangeli, quindi se siete della zona (Bologna e provincia) vedete di esserci o vi tolgo l'amicizia.
Dove Oggi è Già Domani è un romanzo che inizia come un giallo, ma che non è un giallo. Ha innumerevoli risvolti drammatici, una leggera suspense che trasuda costante tra le pagine, ma soprattutto è un libro scritto bene. Voi sapete quanto sia difficile imbattersi in autori che non fanno a cazzotti con la grammatica italiana e quando capita di trovarne uno è motivo di grande piacere e orgoglio.
Altro indizio. Nel libro c'è un elemento paranormale che non voglio rivelarvi, ma che sono certa farebbe brillare gli occhi a tante mie colleghe blogger... ma per ora non aggiungo altro. Suspense... ehehehehe...

 

Di graphic novel e fumetti ho fatto incetta, ma voglio soffermarmi su quelli più di spicco.
Blankets di Craig Thompson è bellissimo, l'autore (oltre che disegnatore) in una sorta di percorso autobiografico si mette a nudo sotto ogni aspetto. Ne seguiamo la crescita, il legame con il fratello che invece di evolvere si trascina tra silenzi e incomprensioni, il conflittuale rapporto con la religione in cui trova conforto ma che è anche fonte di dubbi e incertezze e infine la scoperta dell'amore... quello che credi durerà tutta la vita.
Blankets è un romanzo grafico che sembra un diario; è uno squarcio nel cuore dell'autore e come tale va trattato con cura. Da leggere.

Due parole le voglio dire anche su Tre Ombre di Cyril Pedrosa.
Mi aspettavo di più.
Con questa affermazione credo di aver lanciato una bomba atomica e fatto terra bruciata intorno a me. Sento che in molti mi staranno odiando... ma ve be', siamo qui per esprimere un parere, no?
Probabilmente avevo sentito troppo parlare di questo capolavoro e mi ero caricata di aspettative altissime. Sia chiaro, la storia è toccante e commovente, non nego che all'inizio e alla fine il cuore mi si sia stretto in una morsa, ma la parte centrale non mi ha dilaniato come avrei voluto.
Un romanzo che parla della perdita di un figlio deve disintegrarmi pagina dopo pagina, invece alcune parti mi hanno dato il tempo di rimettere insieme i pezzi. Voto 7 (ma confidavo in un 9).

* * *
Velocissimissima carrellata dei film visti. Sono stata brava, i tre mesi gratuiti su Infinity li sto sfruttando proprio per bene, ma con Marito alle costole mi sono dovuto sorbire anche qualche made in Italy... però non è andata malissimo.


Soap Opera è una simpatica commedia di Genovesi, non amo molto Ale e Franz, ma qui facevano la parte degli antipatici, quindi ok, li ho potuti digeriti (con due malox). L'intera storia è ambientata in un condominio e protagonisti sono gli inquilini e i loro amici/amanti...

Sempre di Genovesi ho visto Ma Che Bella Sorpresa, un film ispirato alla commedia brasiliana La Donna Invisibile.
A visione terminata ho pensato "se fosse stata una commedia americana sarebbe stata deliziosa", non che non lo sia, ma il regista punta molto sulla comicità, quando la storia è anche drammatica e molto introspettiva. Guido, un eterno romantico, ha perso l'amore della sua vita e dopo un periodo di profondo sconforto torna a sorridere grazie a Silvia, la donna perfetta, l'incarnazione di tutti i suoi sogni... peccato che la veda solo lui....

Carinissimo, attuale e per niente superficiale, Andiamo a Quel Paese di Ficarra e Picone che io A-DO-RO sempre e comunque! Tra una risata e l'altra non manca il dramma sociale che affligge il Sud e non solo... sopravvivere grazie alle pensioni dei parenti che vanno mantenuti in vita il più possibile...

   

Come ho scritto su facebook, dopo aver visto the Danish Girl tutto il mio odio (o ribrezzo?) per Eddie Redmayne è svanito. Puff, non esiste più. Probabilmente (ma non contateci) non mi sentirete più criticare la sua faccia da ebete e la sua recitazione in stile stoccafisso.
L'avevo già rivalutato tantissimo ne La Teoria del Tutto, ma con questa interpretazione si meritava addirittura l'Oscar, ma è andata male, il caro Leo quest'anno si è giocato pure la pelle dell'orso, quindi era durissima strappargli la statuetta ;)

Il Ponte delle Spie è il classico filmone spielberghiano. Al cinema l'ho saputo apprezzare, ma sono sicura che se l'avessi visto a casa avrei cambiato canale.
Meritato l'Oscar come miglior attore non protagonista a Mark Rylance e sempre bravissimo Tom Hanks.
Bello, ma lento, Sopravvissuto. Il film è praticamente identico al libro, ma forse ho preferito quest'ultimo e... no, Matt Damon candidato all'oscar mi è sembrata un'esagerazione.

  

Jennifer Lawrence sinceramente mi piace come attrice, ma questo film è noiosissimo. Dopo un inizio abbastanza (ma non troppo) promettente le due ore successive le ho passate a sbadigliare. E poi insomma... la storia della tizia che ha inventato il mocio facendo una barca di soldi e risollevandosi dalla polvere fa tanto sogno americano, ma andrebbe anche ridimensionata: Joy Mangano non ha scoperto l'antidoto al virus Ebola, ma come lavare i pavimenti...

Mad Max si è beccato qualcosa come sei Oscar ed era pure candidato come miglior film.
Vi dirò... è tutto un corri corri, fuggi fuggi, scappa scappa; è tutto sabbia e sangue e per studiare il copione gli attori ci avranno messo mezz'ora visto che le battute si contano sulle dita di una mano.
Sì, è bello da vedere, è la classica "figata", però non mi ha detto più di tanto...

Inside Out invece è carinissimo, la solita pixelata piena di buoni sentimenti... ma una visione basta e avanza ;)

Alla prossima!

6 marzo 2016

L'Importanza di una copertina...

Che un libro non si dovrebbe mai giudicare dalla copertina è cosa nota, è un po' come dire "l'abito non fa il monaco", ma la triste realtà - ahimè - è un'altra. Non sempre un romanzo ha la copertina che si merita e l'esperienza ci ha insegnato che titoli meravigliosi con una grafica da capogiro possono rivelarsi delle colossali delusioni, mentre delle copertine scialbe e insignificanti rischiano di nascondere dei piccoli tesori letterali.
Il problema è uno solo. Riconoscere un buon libro dalla copertina è assolutamente impossibile, ma se un autore non si chiama Stephen King (lui può anche usare la carta straccia come cover) l'impatto visivo è fondamentale.
La copertina di un libro deve fungere da calamita e con pochi elementi deve trasmettere un messaggio.
Certi tipi di cover possono permettersele solo grandi case editrici che fatturano un miliardo di euro all'anno (vedi Mondadori), mentre quelle più di nicchia devono sapere farsi notare.
Dove? Nelle librerie ovviamente, ma anche negli store online, in cui le cover sono delle Thumbnail (miniature) e dovrebbero rispondere a due requisiti 1) uscire dall'anonimato spiccando nella massa 2) mantenere il messaggio della copertina che non deve perdere troppo in definizione.
Come? Ecco, qui viene il bello e la parola chiave è una sola: semplicità.
Direi di fare degli esempi così sarà tutto più chiaro.

La Marcos y Marcos ha subito centrato il bersaglio. Sfondi in tinta unita, un elemento in primo piano e il titolo stampato con un carattere tipografico con grazie.
Tralasciando che ormai è una delle mie case editrici preferite, perché hanno dimostrato di sapere cosa sia la qualità, posso dire senza vergogna di essere stata attratta, in un primo momento, proprio dal lato estetico. 

  

La neonata Casa Sirio ha ripreso il medesimo concetto personalizzandolo. Gli elementi grafici sono stilizzati e il titolo è sempre posto all'interno di un cerchio. Ricordate: la ripetitività di un elemento è fondamentale per essere identificati a colpo d'occhio.

  

Guardate le copertine della Elliot. Credo che ormai tutti riconoscano il loro meraviglioso banner arzigogolato che racchiude titolo e autore; che in copertina ci sia una foto o un disegno non importa, è il loro frame il vero protagonista.

  

La Minimun Fax è un'altra casa editrice che ha sempre puntato sulla chiarezza: contorni ben definiti, colori compatti, autori ben in evidenza (spesso più dei titoli).

   

Gli esempi che potrei fare sono davvero innumerevoli, ma alla fine riporterebbero tutti alla medesima conclusione: una cover non può raccontare l'intera trama del romanzo, ma dovrebbe quanto meno coglierne l'essenza nel modo più semplice e veloce possibile.

Un copertinista americano, George Foster, spiega che non sempre l'immagine giusta è sufficiente per trasmettere un messaggio, ma anche il colore non va sottovalutato. Non è difficile capire come; il giallo esprime gioia, allegria; il grigio chiaro trasmette tranquillità, equilibrio; il nero mistero; il rosso rischio, coraggio, e via dicendo...
Sembra tutto molto facile e immediato, no? Poche regole e gioco è fatto, eppure non è così.
E' brutto da dire, ma Piemme, Mondadori, Corbaccio, eccetera... possono anche permettersi qualche scivolone, tanto a sostenerle c'è spesso un'operazione di marketing pubblicitario, autori che sono una garanzia e prezzi competitivi, ma le altre case editrici se non vogliono finire nell'ombra devono stare attente a ogni minimo dettaglio.
Vediamo dove sbagliano...

  

Non ho letto i libri, quindi il mio è un giudizio puramente estetico, ma ...che quanto piace al mondo è breve sogno di Francesca Santucci è una macchia scura che rimpicciolita diventa quasi indefinibile. Sempre George Foster suggerisce di convertire la cover in bianco e nero e verificare se si mantiene un buon contrasto... ecco, dubito sia questo il caso.

La Albatros ha scelto per La Forza e il Coraggio di Vivere di Liliana Speziale (o è stata l'autrice stessa, non lo so) un disegno fatto a mano, cosa che personalmente eviterei a priori. Stiamo pubblicando un romanzo, non un fumetto.

In Corpi di Confine di Ezio Gavazzeni la WLM Edizioni attraverso la cover ci trasmette sicuramente inquietudine e orrore, ma si poteva fare di più, se non per l'immagine, almeno per il font del carattere.

Per par condicio ecco delle cover - a mio gusto orrende - di libri più o meno noti ma pubblicati con grandi case editrici

  

Seriamente. Se un Pinco Pallino qualsiasi avesse pubblicato un libro con in copertina una bambolina macrocefala chi se lo sarebbe fumato? Ma è John Green ed è uscito con la Rizzoli Editori, quindi? Quindi 1 + 1 fa sempre 2.
Anche Revival di Stephen King è stato un pugno nello stomaco per i fan, ma secondo voi non l'hanno comprato lo stesso?
Non parliamo poi dei due modelli moooolto espressivi scelti per la saga fantascientifica della Revis. No, no e ancora no. Brilleremo tra un milione di soli sembra un libro sul trapasso: lui e lei in punto di morte troveranno la pace solo nell'aldilà. Amen.

Ma se le grandi case editrici possono concedersi lavori di dubbia qualità, lo stesso discorso non vale nel mondo della piccola editoria che non può assolutamente permettersi di sottovalutare l'importanza di una buona copertina, sarebbe come darsi la zappa sui piedi, ma in tanti lo fanno. Probabilmente credono di risparmiare, senza rendersi conto che la sola parte grafica può incidere di una buona percentuale sulle vendite... Un libro, finché non l'abbiamo letto, è un semplice oggetto, e come tale deve piacere. Deve appagare la vista. Deve chiamarci quando lo scegliamo tra centinaia di titoli.
Ma facciamo un gioco. Ditemi quei romanzi (possibilmente non di famosi gruppi editoriali) che non vi piacevano esteticamente, ma che una volta letti vi hanno conquistato.

Io dico la mia: Aristotele e Dante Scoprono i Segreti dell'Universo. Devo ammettere che dopo aver letto il libro e averlo amato sono anche entrata in sintonia con la copertina, ma se non avessi conosciuto l'autore e la storia davanti a un cover del genere non mi sarei mai soffermata. Anzi, forse sarei scappata. A colpo d'occhio mi ricorda un vecchio testo di scienze che usavo alle elementari... e ho detto tutto ;)

 
cover: 4 - libro: 8

Adesso tocca voi!
"brutta cover, ma bel libro..."

3 marzo 2016

Recensione, L'Orologio del Tempo [Morgan Lost #5]

Morgan Lost, L'Orologio del Tempo - Sergio Bonelli Editore
uscita mensile 12/2015 - pag.90 - € 3,50
Soggetto_ Claudio Chiaverotti
Artwork: Giuseppe Liotti - Cover: Fabrizio De Tommaso
E' un periodo che ho un po' la spina staccata lo sapete, ma nel vero senso della parola: computer in modalità bradipo, cellulare rotto, tablet passato a miglior vita, quindi arrivo qui sul blog a singhiozzo, o meglio quando la tecnologia non mi volta spudoratamente le spalle.
Questo è anche un periodo in cui il lavoro mi sta prosciugando (senza farmi dimagrire... non capisco :/) e fumetti e graphic novel sono la mia àncora di salvezza.
Ultimamente sono un po' in fissa con Morgan Lost, "lui" sa come tenermi compagnia, e soprattutto quando. Puntuale come un orologio svizzero, il giorno in cui esce, mi faccio trovare davanti all'edicola alle sette in punto, dieci minuti prima di prendere la corriera. Il mio albo è già pronto, lo pago, e dopo un rapido sguardo alle ultime novità e ai saluti di rito, mi dirigo verso la fermata. Morgan mi tiene compagnia nel tragitto casa lavoro e mentre una miriade di studenti, fermata dopo fermata, mi si affolla intorno, io me ne resto rannicchiata al mio posto (terza fila a sinistra vicino al finestrino) ansiosa di raggiungere New Heliopolis...

Quello de L'Orologio del Tempo è stato il mio viaggio migliore.

Un viaggio del tutto inaspettato, avevo già fantasticato sulla copertina (De Tommaso è un Artista con la "A" maiuscola) facendomi diversi film, e avrei scommesso che l'elemento paranormale avrebbe fatto da padrone, invece mi sbagliavo.
L'Orologio del Tempo è molto semplicemente una storia d'amore e di dolore; è il tipo di storia che prediligo perché in sole novanta pagine sa dire tanto, lo stesso protagonista sembra non volere invadere lo spazio dei personaggi secondari che in questo modo si raccontano senza filtri, mettendo a nudo i loro peccati, le loro debolezze, i loro drammi.
Quindi sì, in copertina c'è un Morgan biotecnologico e un caimano assassino, ma tra le pagine -magistralmente disegnate da Giuseppe Liotti - c'è una madre messa in ginocchio dal passato, spezzata in due da un presente che le ha tolto tutto e crudelmente privata di un futuro in cui sperare.
C'è ovviamente un assassino, il cui volto tra l'altro è noto quasi subito (mossa astuta), e ad attenderci c'è una costruzione narrativa che manderà in tilt le lancette dell'orologio. Come ha rivelato Claudio Chiaverotti - lanciando una sfida su Facebook - la struttura dell'albo è un omaggio al bellissimo e struggente Alabama Monroe, in particolare la scena dell'ambulanza dove tutto trova un inizio e una fine (avete collegato? state già piangendo? ok, direi che ci siamo allora...); è mentre lo staff medico cerca disperatamente di rianimare una giovane donna che tra macchie di rosso, ricordi fin troppo vividi e momenti di puro terrore, si srotola la pellicola di quello che al momento è il miglior "film" della serie.

Alla prossima 8)