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17 luglio 2023

Labirinti di Franck Thilliez [saga Caleb Traskman 3/3]

| Fazi Editore 30/05/2023 | pagine 334 |

Devo farmene una ragione, La trilogia di Caleb Traskman è finita. L'ha detto Thilliez, anche se personalmente di lui mi fido quanto di un politico italiano 😅

Labirinti è il romanzo meno labirintico dei tre, ma questa non vuole essere una critica, anzi, finalmente si parte senza capire un tubo e si sfoglia l'ultima pagina avendo un quadro chiaro e preciso della situazione. 

Tra l'altro mi sono più volte chiesta se Francuzzo nostro fosse un genio del thriller (A) o un abile illusionista (B) e adesso ho la risposta.
Accendo la B.

Intanto come sa giocare coi numeri lui, nessuno mai. Un vero mago!
Prendiamo Camille, il primo personaggio che incontriamo in Labirinti.
Camille: 3+1+13+9+12+12+5=55
E 55 sono i capitoli.
E Gabriel in C'era Due Volte ha 55 anni.
E Thilliez ha voluto che il libro uscisse assolutamente il 5/5
E potrei continuare...

In numerologia il 55 è il numero dell'istinto, del cambiamento ed è in assoluto il numero che rappresenta la nascita di un'idea.
Coincidenze? Non credo. Anche perché è proprio Thilliez a lanciare una serie di esche a cui - un lettore con varie turbe mentali (tipo me) - non può che abboccare; personalmente non appena ho incontrato un personaggio che di cognome fa Fibonacci ho applicato la sua stringa alla qualunque 😆😅 

Giochetti inutili ai fine della trama? Penso proprio di sì. 

Divertimento a parte (perché è innegabile che io viva i suoi libri come dei trip enigmistici), conscia del fatto che leggerò ogni sua pubblicazione, con Thilliez continuo un po' a prendermi a testate.

1. Gioca sempre, sempre, sempre con la memoria dei suoi personaggi e non solo in questa trilogia, l'ha fatto in Puzzle, l'ha fatto nel Sogno e l'avrà fatto anche in libri che devo ancora leggere e che lui forse deve ancora scrivere. Diciamo che alla lunga mi sembra un po' un "voler vincere facile", ecco.

2. Nonostante parli di traumi, vendette, nefandezze al limite dell'umana comprensione, io resto incollata alle pagine per la trama, non per l'empatia che sviluppo nei confronti di qualcuno. Curiosità a mille, battito cardiaco perlopiù regolare.

3. Anche se i suoi cattivi sono veramente CATTIVI, non entrano di diritto nella mia personale classifica di best villain. Nessuno turberà i miei sonni. Nessuno verrà a farmi visita nei miei incubi. Peccato 😆

Labirinti resta comunque un valido thriller d'intrattenimento, il mio cuore è tutto per il Manoscritto e... avete visto che alla fine del romanzo c'è un "vero" labirinto? Avete scoperto cosa farne della parola che viene fuori risolvendolo?

Adoro questi trucchetti, quindi mi tocca dirlo, merci pour tout Franck, à la prochaine fois. (l'avrò scritto bene? mah... ne dubito)


Trilogia Caleb Traskman:
  1.  Il Manoscritto - recensione | sezione spoiler
  2. C'Era Due Volte - recensione | sezione spoiler 
  3. Labirinti - sezione spoiler (per il link al file segreto)

7 dicembre 2021

C'Era Due Volte di Franck Thilliez - Sezione Spoiler

 

Hai letto C'Era Due Volte di Franck THilliez
e vuoi discutere del finale?
Direi che sei nel posto giusto!


S P O I L E R


ATTENZIONE!!!
I COMMENTI CONTENGONO SPOILER!


Per la recensione spoiler free clicca qui

Recensione, C'ERA DUE VOLTE di Franck Thilliez

Mamma mia, credo che i romanzi di Thilliez siano tra quelli che attendo maggiormente ogni anno; da questo autore non so mai cosa aspettarmi e la curiosità di scoprire cosa ha in serbo per noi lettori mi divora sempre, motivo per cui C'era Due Volte non l'ho lasciato sul comodino a prendere polvere, ma l'ho letto subito.
Bello. Bello, ma con delle riserve che potrebbero annullarsi in previsione di un terzo libro. In questo caso il voto potrebbe aumentare vertiginosamente, ma se Thilliez avesse deciso di fermarsi qui - ahi ahi - confermo le tre stelle e mezzo. Nel post vi dico perché...

C'era Due Volte di Franck Thilliez

| Fazi, 2021 - pag. 500 |
Nel 2008, in un piccolo paese di montagna, il tenente Gabriel Moscato è alla disperata ricerca della figlia, diciassettenne piena di vita scomparsa da un mese. Uniche tracce la sua bicicletta, i segni di una frenata e poi più nulla. Deciso a indagare sull’hotel due stelle dove la ragazza aveva lavorato l’estate precedente, Moscato si stabilisce nella stanza 29, al secondo piano, per esaminare il registro degli ospiti. Legge attentamente ogni pagina, prima di addormentarsi, esausto dopo settimane di ricerche infruttuose. All’improvviso, viene svegliato da alcuni suoni attutiti. Quando si avvicina alla finestra, si rende conto che piovono uccelli morti. E ora è nella stanza 7, al pianoterra dell’hotel. Si guarda allo specchio e non si riconosce; si reca alla reception, dove apprende che è il 2020 e che sono dodici anni che sua figlia è scomparsa: la memoria gli ha giocato uno scherzo crudele. Quello stesso giorno il corpo di una giovane donna viene trovato sulla riva del fiume Arve...
Voto:

Leggere un libro di Thilliez, pensare di essere arrivate alla fine con un paio di neuroni ancora integri, e poi scoprire, grazie alle magie dell'autore, che no... non è proprio così. E ormai è tardi, perché con due neuroni rimasti... che ci fai? Ovviamente niente 😐 

In breve. 
Lettura così 🤓😨😱 
Che finisce così 🤯🤯🤯 

C'Era Due Volte è l'ennesimo trucco di uno scrittore che ho sempre amato, ma che sotto sotto sto iniziando a odiare per l'altissimo livello di frustrazione che mi fa toccare. Per fortuna c'è stato il gruppo di lettura (leggasi supporto), un gruppo fatto di lettori più cervellotici, esauriti e visionari di lui 😂, ma almeno non mi sono sentita sola. 

Veniamo al libro.
Da una parte c'è la storia di un padre che cerca disperatamente la figlia scomparsa da anni. L'indagine sembra molto lineare sotto vari punti di vista, è fatta di indizi che portano ad altri indizi, ma è anche una vera e propria discesa verso gli inferi, un viaggio nel male il cui punto di arrivo credo sia impossibile anche solo immaginare. La cosa più sconvolgente è che Thilliez parla di cose reali, ed è quanto di più agghiacciante e meno etico mi sia mai capitato di leggere. Riassumo il tutto con "disturbante".

Dall'altra parte (😬 e qui arrivano i dolori, le emicranie, le visioni, gli scleri...) c'è il Thilliez mago. Colui che in extremis moltiplica i pezzi del puzzle e li incasina ancora di più. Ha lanciato sassi e nascosto mani. È stato la dea Kali degli inganni. Vi assicuro che leggere Il Manoscritto, a confronto, è stata una passeggiata di salute.
⚠️ Essendo i due libri in qualche modo collegati (potremmo parlare di un libro nel libro, di un effetto matrioska) consiglio non solo di aver letto il Manoscritto… ma anche di ricordarselo 😅 
Veniamo ai puntini sulle “i”. 
Nonostante la storia “principale” si segua benissimo ho trovato alcuni personaggi contestualizzati in modo un po' forzato e situazioni rimaste avvolte nel fumo, ma tutto potrebbe avere un senso, per questo esigo un terzo libro. E non voglio lo spiegone da Thilliez, sia chiaro, solo un filo che mi possa permettere di collegare il tutto senza farmi finire in un reparto di psichiatria.

Chiedo troppo 😅?


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Sezione SPOILER


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21 maggio 2020

Le mie letture in quarantena

Ragazzi bentrovati su questi schermi con un post che voglio dedicare alle mie letture da quarantena.
All'inizio pensavo che avrei letto tutti quei romanzi che mi stavano aspettando fin da troppo tempo in libreria, poi le cose hanno preso una piega decisamente inaspettata. Sono stata travolta (ma forse dovrei dire "stravolta") da una sorta di apatia che non mi permetteva di fare altro se non pensare al lavoro (quello vero, quello che mi sono ritrovata a svolgere in smart working, quello che mi da la pappa a fine mese) e vegetare davanti alla tv nella speranza che le cose andassero meglio, ma non era così... A un certo punto staccare la spina era questione di vita o di morte, di sanità mentale o delirium tremens e così ho trovato la mia bombola di ossigeno nei fumetti. Ahhh, che grande cosa la nona arte!

Devo dire che la Bao Publishing - grazie alla sua iniziativa #iostoacasaconBao - è stata un po' la mia salvezza. Ogni tot giorni un blocco diverso di fumetti in digitale per allietare la quarantena. Parto con loro. Pagati € 1,99 e letti sul cellulare o sul computer a seconda del momento. Non il massimo, ma la poveranza ci fa scendere a compromessi, è un dato di fatto, e non avendo un reader mi sono arrangiata.


Prima gioia assoluta Freezer di Veronica "Veci" Carratello. Avendo una vera e propria passione per le famiglie disfunzionali e le storie ironiche che nascondono messaggi più profondi non potevo far altro che amarlo. Così tanto che mi sono comprata il cartaceo e ho anche acquistato Sognando Elvis, l'ultimo romanzo grafico sempre di Veronica. Belli entrambi. Si ride, ma sotto sotto ci si ferma anche a riflettere. Ho passato giorni interi a canticchiare Mrs Robbinson (di Simon & Garfunkel) perché non mi volevo separare da questa strampalata famiglia composta da un'adolescente che si rifiuta di crescere, una nonna in silenzio stampa da quando è rimasta vedova, un padre che si definisce attore ma fa le pubblicità dei lassativi, uno zio che la fobia del sedersi che vive in piedi e un gatto, Kafka, con tendenze suicide. Ho amato tutti. Indistintamente.
Poi con Sognando Elvis mi sono trovata a fare il tifo per Carlo che alla soglia dei 45 anni decide di affrontare la sua ipocondria cronica e fare un super-mega viaggio: direzione Australia, più precisamente Parkes dove si tiene ogni anno il raduno mondiale dei sosia di Elvis Presley, l'idolo indiscusso di Carlo. Una storia on the road divertente, intelligente e tanto, tanto introspettiva! Ah, in questo caso per giorni ho cantato Blue Suede Shoes.

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È arrivato poi il giorno (tanto atteso!) in cui la Bao ha messo in promozione tutti i lavori di Stefano Turconi e Teresa Radice. A Lucca Comics (novembre 2019... bei tempi!) sono rimasta inebetita davanti alla bellissima edizione variant de Le Ragazze del Pillar per tipo venti minuti, poi me ne sono andata a mani vuote, sigh!. Sapete, vero, quanto abbia amato Il Porto Proibito (qui la recensione)? E sapete anche quanto mi sia innervosita durante la lettura di Non Stancarti di Andare per una serie di motivi che elenco qui. Sono pazzamente innamorata del tratto di Stefano, un po' meno della narrazione di Teresa che a volte mi incanta, ma che altre volte trovo eccessiva. Mi sono tolta la curiosità di scoprire cosa si nascondesse tra le pagine di questa sorta di sequel del Porto alla modica cifra di 1 euro e 99. Ho fatto bene. Adesso so che posso vivere senza il cartaceo.
Non c'è logorrea tra queste pagine, e di questo sono stata contenta, però le prostitute disneyane, le tre storie dai tratti "da favola" e le morali buoniste, le avrei viste di più su Topolino. Mi sono mancate le atmosfere tese, drammatiche e poetiche del Porto Proibito. La lettura è stata carina, ma non sono riuscita a vedere un legame tra le due opere. Peccato.

  

Voglio invece avere in formato cartaceo La Giusta Mezura di Flavia Biondi. Ma che bella lettura. Una storia che parla di un rapporto di coppia che dopo anni arriva a un momento di stasi, quel momento in cui la quotidianità e le abitudini possono rovinare tutto, quel momento in cui si debbono fare delle scelte, si deve andare avanti, perché è tempo di crescere e non si può più guardare indietro. Una storia in cui credo tutti potranno identificarsi. Una storia di crisi e di rinascita. Bello davvero.

Molto bello anche Le Malerbe, la storia vera di una sopravvissuta e il suo drammatico racconto come donna di conforto durante la guerra che i soldati giapponesi mossero contro la Corea e la Cina negli anni Quaranta. Abusi, sottomissione, violenza, ma soprattutto un'esistenza priva di riscatto, un marchio indelebile che ha impedito a queste donne di avere una vita normale anche a conflitto terminato. Assolutamente da leggere nonostante non mi abbia fatto impazzire il tratto grafico di Keum Suk Gendry-Ki.

  

Carinissimo poi Nina Che Disagio di Ilaria Palleschi. È la storia di una ragazza super timida e piena zeppa di insicurezze che un giorno si ritrova faccia a faccia con il suo doppio, una tipa tutto pepe che le prometterà di aiutarla... ma sarà proprio così?
L'autrice ha un'ottima capacità di comunicazione e come sempre non riesco a non fare un applauso a tutti quei fumetti che accostano a tematiche serie una buona dose di ironia. Dedicato a chiunque, almeno una volta nella vita, abbia desiderato scomparire, essere invisibile, sprofondare venti metri sotto terra per non aver collegato bocca e cervello e non essere riuscito a dire quello che realmente pensava. Siamo stati tutti un po' Nina dai, ammettiamolo.

Una Sorella (titolo poco azzeccato) racconta i primi turbamenti amorosi (ma direi più che altro sessuali) di un ragazzo che si ritrova in casa una quindicenne sveglia e dai bollenti spiriti con cui intreccerà un'amicizia proibita e peccaminosa.
Peccato che la loro storia, lasciatemelo dire, a me più che segreta, passionale e all'insegna delle scoperte, sia sembrata un po' squallida... Inoltre il disegno l'ho trovato orrendo, vi dico solo che il protagonista all'inizio mi sembrava una femmina, poi la madre l'ha chiamato Antoine e ok... ho capito. Bocciato.

* * *

Ho poi fatto l'abbonamento a #kindleunlimited per usufruire dei due mesi di prova e vedere un po' cosa offrisse. Direi bene ma non benissimo. Ho letto un bel po' di fuffa infatti.

  

Il titolo più meh di tutti è sicuramente stato La Distanza di Baronciani. L'autore, dopo la delusione di Quando Tutto Diventò Blu si conferma essere lontanissimo dal mio mondo e dalle mie corde. Non mi piace proprio il suo modo di raccontare. Quando Tutto Diventò Blu l'avevo trovato superficiale in relazione all'argomento che trattava (gli attacchi panico), La Distanza è semplicemente noia pura. Una storia in cui si vorrebbe dire che non è importante il viaggio in sé ma quello che si compie interiormente. Un sacco di bla bla che mi hanno fatto fare solo un sacco di sbadigli.

Non sarebbe stato malaccio invece Vincent di Barbara Stock un fumetto in cui l'autrice ripercorre gli ultimi anni di Van Ghog, peccato che il disegno non sia proprio in linea con la narrazione. Scene tesissime e drammatiche in cui mi scappava da ridere per come venivano rappresentate. Boh. A cinque anni disegnavo meglio.

E poi c'è stato L'Ultimo Splendore (Favia - Bufi) che parte bene poi si perde. È la storia di un ragazzo con una serie di questioni irrisolte a causa del suicidio della madre avvenuto quando lui era solo un bambino. Modì ha dei buchi nell'anima che deve colmare per ritrovare se stesso, quello che abbiamo tra le mani è un fumetto quindi intimo, introspettivo, delicato, però l'autore non è riuscito a mantenere alto il mio interesse e le ultime pagine - che in qualche modo dovevano emozionare - mi hanno fatto tirare quasi un sospiro di sollievo. Finalmente potevo passare ad altro.

* * *

Ecco invece cosa avevo in casa di cartaceo. Poca roba, e l'ho fatta fuori quasi tutta.

  

Questi sono due top!
In Hitler di Mizuki ripercorrerete la vita del führer, dagli anni della scuola, fino al crollo del credo nazista e scoprirete un uomo che forse credevate di conoscere, ma non è proprio così.
A muovere ogni suo passo una cieca determinazione e l'assoluta convinzione di essere migliore degli altri. Il tratto grafico quasi caricaturale, in netto contrasto con una narrazione lucida e spietata, tratteggiano la figura di un uomo che in qualche modo è stato uno scherzo della natura, ma la sua indole gli ha permesso di portare l'intera umanità a un passo dall'apocalisse.

Con La Casati si conferma il mio grande amore per le biografie di Vanna Vinci che in questa opera ci racconta la storia di una donna che non ambiva a essere un'artista, ma voleva essere - lei stessa - un'opera d'arte. Eccentrica oltre ogni dire, unica e sola promotrice dello smokey eyes, amante di D'annunzio, dignitosa, orgogliosa e sfacciata dalla punta dei capelli arancioni fino all'unghia dell'alluce, La Casati ha fatto parlare di sé come poche altre e se voleva essere ricordata, be', ce l'ha fatta.

 

Alberto Mandrigal si racconta in Pigiama Computer Biscotti, ma nonostante nell'ordinario io veda sempre lo straordinario, qui no, qui ho visto solo una grigia quotidianità fatta di troppe ansie e poche emozioni. Cosa che non è successa invece tra le pagine di Dimentica il Mio Nome in cui Zerocalcare parla dell'elaborazione del dolore attraverso la morte della nonna con un mix incredibile di ironia e sentimento. Davvero bello. Arriva al cuore, te lo smonta e poi te lo rimette insieme con una risata. Perché abbia aspettato tanto a leggere Zero non lo so nemmeno io...

* * *

 

La passione manga è tornata prepotentemente in auge durante la quarantena, sicuramente vedere la camera di mio figlio piena di fumetti mi ha dato il "la" per prenderne in mano uno... Ho optato - sotto suo consiglio - per The Promised Neverland e nel giro di pochi giorni mi sono fatta fuori tutti i 14 volumi disponibili. Ieri mi è arrivato il 15 e l'ho già letto. In tutto dovrebbero essere una ventina e - A I U T O O O O O - l'attesa sarà logorante.
La trama è molto mia. C'è un orfanotrofio dove i bambini crescono felici e contenti, ma niente è come sempre, perché quel luogo dove tutto sembra perfetto è in realtà una fattoria e i pargoli sono carne da macello.
Spero solo che non si riveli una saga buonista in cui tutto finirà a tarallucci e vino, perché da una premessa simile mi aspetto dolore e sofferenza.

P.S. Su amazon Prime trovate la prima stagione dell'anime che riassume circa i primi cinque volumi.

* * *

Ok, credo sia tutto. Ho dimenticato qualcosa... mhhh, sicuramente sì perché i neuroni li ho ancora in quarantena, ahhhh, giusto, ho dimenticato loro, i volumi dei Capolavori della Letteratura rivisitati dalla Disney che stanno uscendo in edicola e che tra mille ripensamenti (perché 7,99 non sono pochi!) alla fine mi sto portando a casa. Il mio preferito è I Promessi Sposi, ma ho riletto da poco Guerra e Pace ed è stato meraviglioso! Ahhh, che ricordi! Che tuffi nel passato!


Stavolta penso davvero di aver esaurito le cartucce, quindi passo e chiudo. Baci virali!

22 luglio 2019

Recensione, A Bocca Chiusa di Stefano Bonazzi

Lettori buongiorno, finalmente ecco qui la recensione di A Bocca Chiusa, su Instagram vi ho ammorbato per due settimane con questo libro e sì, non sarò contenta finché non l'avrete letto tutti (tutti i lettori di storie malate ovviamente), perché dobbiamo parlare!!!
Intanto buona review ;)

A Bocca Chiusa di Stefano Bonazzi

| Fernandel, | pag. 252 |

L'afa d'agosto è insopportabile, soprattutto quando hai dieci anni e sei costretto a startene chiuso in casa con il nonno, una belva in gabbia la cui violenza trova sfogo su di te. E se non puoi frequentare gli altri bambini, anche tu diventi un animale solitario, destinato a crescere somigliando ogni giorno di più al tuo aguzzino. Così finisci per accogliere il seme del male. Lo covi per anni, lo senti germogliare, finché non spunta il desiderio di vendetta. Ma se la persona che ti ha allevato, trattandoti come una bestia, ora è morta, devi scegliere qualcun altro su cui sfogare la tua rabbia... "A bocca chiusa" di Stefano Bonazzi racconta la genesi di un assassino. Un viaggio allucinato tra i deliri del protagonista che, partendo da un'infanzia di violenze e privazioni, attraversa una cruda diseducazione sentimentale e sfocia in un finale tragico e spiazzante.
Voto:

Che strana a volte che è la letteratura. E che strani che siamo anche noi lettori. Quando un paio di mesi fa ho letto L'Inverno di Giona di Filippo Tapparelli mi aspettavo la storia che invece ho trovato qui, nel romanzo di Stefano Bonazzi, A Bocca Chiusa. E per ironia della sorte il primo, vincitore del Premio Calvino nel 2018, pubblicato da una casa editrice di spicco come la Mondadori, acclamato e applaudito dalla critica, non mi ha fatto gridare al capolavoro, anzi. Da un punto di vista narrativo l'ho trovato sbilanciato, la parte onirica fagocita quella più concreta consegnandoci una storia di cui non ho capito nulla per tre quarti e che alla lunga mi ha addirittura annoiata.
Ma non divaghiamo...
A Bocca Chiusa l'ho divorato, consumato, fatto in qualche modo "mio" e nonostante abbia diversi punti in comune con L'Inverno di Giona (ma è stato scritto prima, quindi Bonazzi non si è nemmeno vagamente ispirato a Tapparelli!) mi è piaciuto molto di più. L'ho trovato diretto, tangibile, doloroso, scomodo. Una favola nerissima e crudele che vuole essere una spietata e lucida riflessione sulla genesi del male.

L'autore racconta una storia terribile, quella di un bambino a cui viene negata l'infanzia in tutti i modi possibili. Il protagonista - di cui non ci verrà rivelato il nome - si ritrova a passare l'estate nel piccolo appartamento del nonno in attesa che la madre lo vada a prendere per riportarlo al "sicuro".
Sono pomeriggi caldi, silenziosi e infiniti, da trascorrere con un vecchio taciturno, violento e indecifrabile. L'unica compagnia che ha sono gli omini Lego con cui può giocare senza uscire dal tappeto rosso, perché in casa ci sono delle regole, il nonno non sta bene e non è concesso disobbedire. Mai.
Inevitabile il desiderio di ribellione; incontrarsi coi coetanei, giocare al pallone, scappare da quella prigione di calura e cemento, tornare a respirare, smetterla di contare i giorni che lo separano dall'inizio della scuola.
Ma un desiderio realizzato è un insubordinazione, e come tale va punita.
Improvvisamente lo spazio occupato dal tappeto rosso sembra immenso a paragone del balcone su cui viene rinchiuso senza acqua, senza cibo, sempre e solo coi suoi mattoncini, ma è difficile costruire edifici e inventare storie quando il sole ti picchia sulla testa, il respiro sembra abbandonarti da un momento all'altro e le parole del nonno ti rimbombano nel cervello. "se racconti tutto a tua madre, ti sgozzo!"

A Bocca Chiusa è la storia malata e perversa di chi con il male ci ha vissuto. È una richiesta d'aiuto soffocata e masticata da una realtà che non sempre ci viene mostrata per quello che è. È rabbia, incomprensione, negazione e alienazione. È tutto quello che non sembra e che non vorremmo che fosse.

Io non posso fare altro che consigliarvelo. Tra queste pagine mi sono commossa e arrabbiata tantissimo, ho anche stretto i denti, perché c'è una delle scene più atroci che mi sia mai capitato di leggere, eppure sono qui a dirvi "leggetelo"; a volte spostare il proprio asse, guardare le cose da un punto di vista differente... non è affatto male.

Nota: il romanzo era uscito nel 2014 per Newton Compton. 

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15 luglio 2019

Recensione, ANNE FRANK - diario di Ari Folman e David Polonsky

Era da una vita che non davo cinque stelle a un romanzo, ma a distanza di giorni (emh, settimane...) dall'aver terminato la lettura di Anne Frank, sento che quest'opera se li merita tutti.
Anne Frank è un libro emozionante, vero, divertente, surreale, onirico e crudele. È una delle cose più belle che mi siano mai capitate tra le mani e se nel giro di dieci giorni l'ho riletto due volte (e sto programmando la terza) un motivo ci sarà.

 Anne Frank - diario di Ari Folman e David Polonsky

| Einaudi 2017 | pag. 149 |

Settant'anni fa usciva il "Diario" di Anne Frank. Il mondo scopriva il volto intimo dello sterminio nazista attraverso gli occhi di una ragazzina "qualunque". E oggi, grazie allo sceneggiatore e regista Ari Folman e all'illustratore David Polonsky, le parole di Anne si trasformano in un graphic novel capace di conservarne la forza e di enfatizzarne la straordinaria qualità letteraria. Basandosi sull'unica edizione definitiva del Diario, autorizzata dall'Anne Frank Fonds fondata da Otto Frank, Folman e Polonsky ci consegnano, per mezzo di una prospettiva inedita, la voce di un'adolescente allegra e irriverente, che come ogni sua coetanea - di ieri, di oggi, di sempre - desidera soltanto scoprire un mondo che invece è costretta a sbirciare di nascosto.
Voto:

A determinati libri, o a determinate storie, ci si arriva solo da una strada ben precisa. Io so di averci messo molto tempo, ma di sicuro ne è valsa la pena, perché ho vissuto Anne Frank con grandissima partecipazione grazie al bellissimo evento di Mare di Libri presentato da Matteo Corradini, il curatore del Diario in edizione Bur.
Poi, come al solito, ho fatto le cose un po' al contrario, perché invece di buttarmi sull'opera originale (che avevo letto alle scuole elementari in forma probabilmente ridotta) sono corsa a comprare (prima di prendere il treno che mi riportava da Rimini a Bologna!) il romanzo grafico. Mi sono pentita di questa scelta? Assolutamente no! L'opera di Ari Folman è meravigliosa e le immagini di David Polonsky sono la sintesi perfetta dei pensieri e delle parole di una ragazza che ha cercato di sfuggire alla guerra vivendo segregata in ottanta metri quadri insieme ad altre sette persone per venticinque interminabili mesi.
Ho scoperto con grande dispiacere che spesso ai bambini/ragazzi viene raccontata una Anne Frank diversa, la sua storia, dal tragico epilogo, l'ha resa quasi una martire, il simbolo dell'orrore nazista, ma in realtà Anne era solo un'adolescente come tante e forse come tale andrebbe ricordata. Adorava il padre - l'uomo più buono del mondo - non sopportava la madre - ma si può risolvere tutto pregando? - aveva un rapporto non-rapporto con la sorella - troppo diversa da lei - e sicuramente le andavano stretti anche gli altri inquilini. Apparentemente forse non era l'adolescente più amabile del mondo(#siamotutteunpoanne), ma provate a immaginare una ragazza benestante, abituata alla libertà, ai corteggiatori, a prendere la vita con leggerezza, costretta a sparire dal mondo da un giorno all'altro.
Improvvisamente non c'erano più orizzonti sconfinati, ideali da inseguire e pensieri felici a cui aggrapparsi, ma solo la terribile paura di essere scoperti.
La cosa veramente incredibile di quest'opera però è che va oltre il racconto di guerra e segregazione, non solo stringe il cuore e commuove, ma riesce addirittura a divertire. La signora Van Daan è forse il personaggio più caricaturale, sempre avvolta nella sua costosa pelliccia e costantemente attaccata al suo preziosissimo vaso da notte, ma tutti gli inquilini hanno tratti e sfumature capaci di definirli con una veridicità mista a ironia sorprendenti. Anne era divertente, aveva una fervida immaginazione e Polonsky cattura questo suo lato fresco e inaspettato regalandoci sorrisi invece che lacrime.

Man mano che le pagine scorrono le parti del diario si fanno sempre più importanti e fotografano una ragazza matura e consapevole con un'incrollabile fiducia nel genere umano e la speranza sempre accesa nel cuore. Bellissimo il momento in cui si innamora di Peter, il figlio dei Van Daan; quel ragazzino con cui all'inizio non voleva spartire niente diventa improvvisamente il centro dei suoi pensieri, un motivo in più per credere che qualcosa di bello la vita lo riservi sempre.
Disarmanti invece gli incubi e i pensieri su cosa sta succedendo "fuori", la mente di Anne evoca immagini terribili e non c'è notte capace di regalarle un po' di pace.
L'epilogo credo sia noto a tutti, forse non la dinamica precisa, ma questa storia purtroppo non ha un lieto fine. Si pensa che un dipendente della fabbrica, forse insospettito da alcuni rumori, possa aver chiamato la polizia: le ricompense per chi denunciava degli ebrei erano cospicue e lì ce n'erano ben otto in un colpo solo. Se esiste il karma, se prima o poi tutto torna, in qualsiasi aldilà sia, quella persona non se la sta passando bene.

Che altro dire. Questo libro è un gioiello. Mi ha turbato, divertito, commosso e straziato. Mi ha fatto riflettere. Ho pensato tantissimo, ho rivissuto la storia di Anne infinite volte e per infinite volte avrei voluto avere il potere di cambiarne le sorti. Fa male pensare che per poco non ce l'abbia fatta. Anne è morta di tifo nel marzo del 1945 nel campo di concentramento di Bergen-Belsen pochi giorni prima che arrivassero gli Alleati. In quali orribili tranelli ci fa cadere il destino?

Il romanzo si chiude con l'ultima pagina del diario e per ironia della sorte le parole scritte sono di fede e speranza. È a quel punto che sono crollata sotto il peso di una storia disumana e spietata. È a quel punto che se ne sono andati i sorrisi per lasciare posto alle lacrime.
Obiettivamente credo che non possa esistere una recensione in grado di rendere giustizia a questo piccolo capolavoro. L'opera di Folman e le parole trasformate in immagini da Polonsky ci riportano una Anne che non potrete non amare per la forza e la fragilità, la sfrontatezza e il sarcasmo, il suo essere polemica e irriverente, ma anche dolce e piena di paure. Un romanzo grafico con l'eco. A pochi libri do questa definizione, ma Anne Frank, una volta sfogliata l'ultima pagina, resterà con voi per molto, moltissimo tempo.



Nota: Ari Folman è figlio di ebrei polacchi sopravvissuti ad Aushwitz. David Polonsky è israeliano di origini russe. Immaginate quale impegno possa essere stato per loro dare voce al Diario di Anne Frank.

Nota 2: Ari Folman ha annunciato il film d'animazione Where Is Anne Frank? in cui la via di Anne sarà narrata da Kitty, il suo diario.



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30 aprile 2019

Recensione, Figlio Unico di Mei Fong

Lettori belli buon pomeriggio e come ogni mese buon #BBB!
La Carbonio Editore è stata la piacevolissima scoperta di Aprile e il libro che ho scelto di leggere mi è piaciuto moltissimo. Non ciancio oltre e vi lascio quindi alla recensione!

Figlio Unico di Mei Fong

| Carbonio Editore | pag. 265 |

Nel 1980 il Partito comunista cinese ha adottato ufficialmente la politica del figlio unico per arginare la crescita demografica e rilanciare l'economia del Paese. Ma a quale prezzo? Le leggi di pianificazione familiare hanno causato aborti, sterilizzazioni forzate, abbandoni, infanticidi. E non solo: hanno prodotto una moltitudine di secondogeniti ignorati dallo Stato, un fiorente mercato nero delle adozioni e una serie di drammatici effetti collaterali che ancora oggi continuano a funestare la società cinese, come il notevole invecchiamento della popolazione e un'inquietante disparità di genere, conseguenza degli aborti selettivi. In un lungo viaggio attraverso la Cina, la giornalista Premio Pulitzer Mei Fong analizza le ripercussioni della politica del figlio unico nella società contemporanea, intrecciando le storie private della gente intervistata con il racconto delle sue vicende personali sullo sfondo di eventi epocali, quali il devastante terremoto del Sichuan e le grandiose Olimpiadi del 2008. Il suo reportage ci mostra un Paese ferito, vittima di una legge crudele destinata ad avere un impatto drammatico anche sul resto del mondo nei decenni a venire.
La Cina, nota per il suo autoritarismo pragmatico, negli anni ottanta adottò una politica atta al controllo demografico per sopperire all'incremento di quasi 30 milioni di persone verificatosi durante il governo di Mao Tse-Tung. La cosa "divertente" è che sociologi ed economisti furono tagliati fuori dai processi decisionali e la soluzione al problema fu affidata a un gruppo di scienziati missilistici i quali si dimostrarono pessimi conoscitori del comportamento umano. Strano eh?!
A distanza di quasi mezzo secolo si può tranquillamente affermare che quello del figlio unico fu un esperimento sociale fallimentare sotto tutti i punti di vista. Oggi in Cina il numero dei pensionati sta superando quello dei lavoratori e se prima si facevano anche sei figli è raro arrivare a due. Il Paese è tragicamente diviso tra modernità e tradizione e per molti è impossibile dimenticare quanto subito. D'altronde, come si fanno a seppellire decenni in cui, per essere considerato una persona, non bastava venire al mondo?
Mei Fong, giornalista cilo-malese, ha sentito il bisogno di scavare, di sapere, di capire, e questo libro si è rivelato molto più intimo di quanto mi aspettassi.
Figlio Unico non è un insieme di dati e informazioni, ma di vite che si incrociano e amalgamano tra agghiaccianti verità e dolori indicibili. E, ironia della sorte, mentre Mei Fong incontra e intervista famiglie che sono state vittime dello Stato, parallelamente c'è la sua di storia, quella di una donna che vorrebbe diventare madre ma la natura sembra impedirglielo. La Cina è una terra ostile per Mei Fong e per quanto forte sia il suo richiamo, c'è qualcosa che le impedisce di mettere radici.

Devo dire che a livello umano e psicologico è stato un viaggio duro. Ma è stato un viaggio fatto di voci che nessuno voleva ascoltare e, nel mio piccolo, desideravo affrontarlo.
E così ho conosciuto i secondogeniti, gli hei haizi, anche detti figli in nero, esseri umani privi di qualsiasi diritto, impossibilitati a studiare, lavorare, curarsi, sposarsi. Molti hei haizi non vivono semplicemente nell'ombra ma sono stati comprati, venduti, rubati appena nati; privati di un'identità si sono visti negare anche un futuro. O, al contrario, hanno perso il contatto con il loro passato. Oggi però esiste il test del DNA; un'arma a doppio taglio, potenzialmente devastante, per ritrovare il loro ago biologico in un pagliaio con miliardi di pagliuzze. Quanti bambini adottati all'estero vorranno sapere, un giorno, da quali braccia sono stati strappati?Mi ha colpito molto l'episodio dell'ottomamma, una donna che è riuscita ad avere otto figli, ma quando è stata scoperta incinta l'hanno costretta ad abortire tra grida e lacrime.
Le interruzioni di gravidanza erano ovviamente all'ordine del giorno, così come le sterilizzazioni e le sanzioni imposte alle famiglie che trasgredivano alle regole. Una multa poteva essere pari a dieci volte il reddito annuale del reo. Gli addetti alla pianificazione familiari erano senza scrupoli, non c'era pietà, ma solo ordine e rigore in funzione di un unico obiettivo da perseguire.
Tra queste pagine, come avrete capito,  c'è l'orrore vero. Quello dell'uomo perpetrato a un altro uomo. E ci sono le parole bellissime e toccanti di una giornalista che racconta uno spaccato di Storia come se fosse una favola terribile, ma necessaria, da tramandare ai bambini affinché sappiano e non dimentichino.
Nel 2013 la politica del figlio unico viene abolita, lo Stato esce finalmente dalle camere da letto dei suoi abitanti, non si insinua più nell'utero delle donne, ma forse è troppo tardi. Forse guardare avanti non è possibile quando alle spalle ci sono cicatrici così profonde e forse solo il tempo aiuterà un Paese tanto grande ma con orizzonti tanto limitati.

Mei Fong è una giornalista sino-malese naturalizzata americana, membro del think tank New America. Trasferitasi negli Stati Uniti con una borsa di studio alla Columbia University, ha iniziato a collaborare con il Wall Street Journal nel 2001, vincendo numerosi premi giornalistici, tra cui l'Amnesty International Human Rights Press Award. Vive a Washington. Ha vinto nel 2007 il Premio Pulitzer nella categoria International Reporting.
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Il Book Bloggers Blabbering

17 marzo 2019

Recensione, CHI HA RUBATO ANNIE THORNE di C. J. Tudor

Ma che belli i libri che creano malessere! Quanta gioia nel ritrovare in libreria un horrror. E chi se ne frega se la Tudor si ispira/copia/omaggia King. Lo fa bene. Serve altro?

CHI HA RUBATO ANNIE THORNE? di C. J. Tudor

| Rizzoli, 2019 | pag. 350 |

Arnhill, piccolo villaggio di miniera inglese. Nel 1992 una banda di quindicenni trova l'ingresso ai cunicoli. Scendono in cinque: Hurst, la mente; Fletch, il braccio; Chris, la bussola; Marie, l'affascinante fidanzatina di Hurst; e Joe Thorne. Si imbattono in un ossario di bambini, sepolti laggiù da chissà quanto tempo. Ma non sono soli. Annie, la sorellina di otto anni di Joe, li ha seguiti fin lì. E quando un'altra presenza si manifesta, vomitando milioni di scarafaggi dai teschi, dalle ossa e dai crepacci del terreno, tutto precipita. Nella confusione della fuga, qualcuno sferra un colpo mortale alla testa di Annie. Nonostante gli altri lo abbiano abbandonato chiudendosi la botola alle spalle, Joe riesce a tornare a casa. Due giorni dopo, torna anche Annie. Nessuno sa dove sia stata. Oggi, venticinque anni dopo quel giorno e infrangendo la promessa che aveva fatto a se stesso, Joe ha deciso di rimettere piede a Arnhill. A convincerlo a intraprendere il viaggio è stata un'email anonima: "So cos'è successo a tua sorella", gli hanno scritto. Sta succedendo di nuovo.
Voto:


"A volte hai solo una scelta,
ed è quella sbagliata."

Avevo amato L'Uomo di Gesso (qui la recensione) non tanto per la parte thriller della storia, ma proprio per lo stile narrativo, per la grande capacità dell'autrice di tracciare, lungo le pagine, una scia di malessere quasi contagiosa. E ho amato Chi Ha Rubato Annie Thorne? per lo stesso identico motivo.
C. J. Tudor torna a omaggiare Stephen King e in un panorama di pubblicazioni in cui il genere horror sembra non esistere quasi più, io sono grata a questo libro. È vero, leggendo la trama basterà fare 1+1 e sarà subito chiaro quale romanzo possa aver ispirato l'autrice, ma sapete una cosa? Chi se ne frega.

Anche questa volta il libro è strutturato su due piani temporali, passato e presente si alternano e se all'inizio conosciamo Joe Thorne, un uomo con una voragine nel petto e una lunga lista di bugie pronte per essere snocciolate, poco alla volta scopriamo il perché del suo ritorno ad Arnhill, il paese natale, un luogo ostile, ripiegato su se stesso, in cui i visitatori sono guardati con diffidenza e sospetto. A Joe non verrà riservato nessun trattamento di favore, perché dopo venticinque anni non è più considerato uno del posto; ufficialmente è tornato per ricoprire il posto di professore all'interno della scuola, ufficiosamente vuole saldare antichi debiti, svelare segreti, sollevare tappeti. Perché una notte di tanti anni prima è successo qualcosa di terribile... e forse sta per ricapitare.
"Vorrei poter dire alla mia sorellina che le volevo bene. Che la amavo con tutto il cuore. Era la mia migliore amica, la persona con cui potevo essere davvero me stesso, l'unica capace di farmi ridere fino alle lacrime.
Ma non posso. Perché a otto anni mia sorella è scomparsa. All'epoca pensai che fosse la cosa più terribile che potesse mai accadere al mondo.
Solo che poi tornò."
Ci sono miracoli e miracoli. Alcuni arrivano dall'alto, altri invece salgono dal basso.
Joe sa bene a quale categoria appartenere. Dopo quella notte nella Fossa, all'interno della vecchia miniera, niente è più stato come prima. Sua sorella è scomparsa per poi tornare dopo quarantotto ore... solo che non era più la sua Annie. È stato l'inizio della fine. I ricordi belli hanno iniziato a svanire, come se non fossero mai esistiti, e la vita ha cominciato a riempirsi di incubi e rimpianti. Il tempo non ha curato nessuna ferita e il dolore si è diffuso come un morbo.

Sono diverse le cose che ho amato in questo libro a partire proprio da Joe, una voce narrante di grandissimo effetto, non il solito protagonista bravo e buono, ma un uomo fatto di lividi e ossa rotte. Ex bambino nerd, sempre attaccato a tv e videogiochi, da adolescente è stato scelto da Hurst per far parte della sua banda di giovani debosciati e per sentirsi parte di un gruppo, per non essere più uno sfigato, si è ritrovato a fare le peggio cose. Poi è cresciuto, è diventato adulto, ha accumulato debiti di gioco, è diventato un insegnante, ma anche in questo caso sono stati più i demeriti dei meriti. Joe è un antieroe in tutto e per tutto. Cinico, inaffidabile, rancoroso. Ma a conquistarmi è stata la sua tagliente ironia che sfoggia come meccanismo di difesa e che lo fa apparire come un grandissimo stronzo menefreghista. Invece una coscienza ce l'ha. O non sarebbe tornato ad Arnhill.
"La vita non è gentile. Con nessuno.
Accumula macigni su macigni, ce li carica sulle spalle. Dilania le cose a cui teniamo e riempie le nostre anime di rimpianti."
Stilisticamente l'ho adorato. La Tudor è una calamita, anche quando non racconta niente di stravolgente riesce a tenerti incollato alle pagine. Arnhill è un po' la Derry di It. Tanti segreti, poche verità. Atmosfere cupe, incubi che prendono forma. Non c'è scampo tra queste pagine. E come per L'Uomo di Gesso ho apprezzato che il genere del libro e la storia in sé, fossero un pretesto per raccontare anche altro. L'adolescenza, la crescita, il bullismo, l'emarginazione. Sono tutti temi cari alla Tudor e anche se talvolta ne abusa sa come gestirli e li mette a servizio dello sviluppo dei suoi personaggi.
Ecco, se proprio devo muovere una critica, forse c'è uno sfoggio eccessivo di "botta e risposta", però i dialoghi al fulmicotone sono i miei preferiti quindi la assolvo da tutti i suoi peccati, confido che la sua anima possa diventare ancora più nera, e resto in trepidante attesa del suo prossimo romanzo.

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15 ottobre 2018

Le uscite di Ottobre 2018

Lettori buongiorno, è giunto il momento di dare mano al portafoglio un occhio alle uscite del mese, perché ce ne sono di mooolto interessanti. Tipo Fornace. Ma avete visto la cover? Più Halloween di così non potrebbe fare, però attenzione, perché se l'edizione sembra quasi vintage, le quattordici storie raccontate al suo interno sono assolutamente contemporanee. In alto infatti potete leggere "modern weird", che sta a specificare il genere, anzi il sottogenere, quello che mischia elementi fantastici con il fantasy e l'horror per sfociare nel "bizzarro" (ma non si tratta di "bizarro fiction" che è decisamente più estrema e grottesca, se volete provarla consultate il catalogo Vaporteppa e divertitevi!)
Ma andiamo avanti.
Sta per uscire  il quarto libro di Miss Peregrine e io non lo sapevo. Ma dove vivo? Convintissima che con il terzo fosse tutto finito (e ho anche ringraziato perché questa serie inizia in modo stupendo per poi colare a picco), adesso devo rivedere le mie priorità. Do un'altra possibilità alla serie? Mhhh... mi sa di no!
Da mettere assolutamente in wish list Dai Tuoi Occhi Solamente perché Francesca Diotallevi è brava, brava, brava e sono molto curiosa di vedere come abbia tratteggiato il personaggio di Vivian Maier, e mi sembrano degne di nota anche le uscite in casa Newton Compton, in fondo un thriller non fa mai male!
Personalmente però non vedo l'ora di sfogliare Attenti Ai Lupi di Baccalario e Morosinotto che non riscrivono per l'ennesima volta le classiche favole con cui siamo tutti cresciuti, ma ce le raccontano in tutta la loro veridicità. Perché le cose non sono andate come ci ha voluto far credere Walt Disney 8)

Edizioni Hypnos

 
| Fornace di Livia LLewellyn | pag. 244 |
Dopo gli oscuri recessi di Obsidia in "Profondità", torna Livia Llewellyn con la sua raccolta di racconti più importante, quattordici storie che si insinuano nei più profondi e torbidi meandri dell'essere umano, con una prosa oscura, commovente e disturbante, come una lama che affonda nella carne, in un cruento e sensuale viaggio sulla scia di autori quali Edgar Allan Poe, Clive Barker e Caitlín R. Kiernan. "La mia vita è una sorta di Frankenstein di attimi e di esperienze perdute. Le gioie, i trionfi, gli attacchi, l'amore, la violenza, la vergogna, le lotte, i piaceri, il dolore, la bellezza, le mostruosità: l'atto di sforzarmi di vivere la mia vita verso la morte ha cancellato tutto, anno dopo anno, sistematicamente. Non so nulla. Tranne quando scrivo." (Livia Llewellyn)
Dal 10 Ottobre 2018.

Rizzoli

 
| La Mappa dei Giorni di Ransom Riggs |
- Serie Miss Peregrine #4 -
Di ritorno da devil's acre e dall'inghilterra vittoriana, dove ha sconfitto i mostri che tenevano sotto scacco il mondo speciale, jacob portman riparte dal presente, dalla florida, dove tutto aveva avuto inizio con la morte di suo nonno abe. Ma lì con lui, adesso, proprio a casa sua, ci sono miss peregrine e i suoi amici speciali; e questa sarebbe un'occasione perfetta per regalarsi una piccola vacanza condivisa sulle belle spiagge americane, mentre emma e enoch e millard e tutti gli altri imparano a muoversi tra i normali – però il destino ha in mente altro. I ragazzi, infatti, scoprono un bunker sotterraneo nell'appartamento di nonno portman. Lentamente emergono le tracce della vita parallela vissuta da abe, e jacob intuisce di avere per le mani un'eredità pericolosa, che sta per proiettarlo in uno scenario emozionante e sconosciuto. In questo quarto episodio della saga di miss peregrine il luogo dell'azione è l'america speciale, un luogo selvaggio, privo di regole, difficile da capire, nel quale non si sa nemmeno che fine abbiano fatto le ymbryne sorprendenti personaggi incroceranno la strada dei nostri amati eroi sollecitando il loro coraggio, mettendone alla prova l'intelligenza, sfidandoli a crescere. Mentre jacob e emma dovranno ritagliarsi uno spazio a parte per fare i conti con l'amore. Come da tradizione, anche stavolta le suggestive fotografie vintage disseminate tra le pagine aumentano l'indiscutibile piacere di questo lunghissimo viaggio in un fantasy senza uguali, inatteso seguito che ransom riggs regala ai suoi innumerevoli lettori. Una sorpresa che lascia intendere che le avventure di jacob portman non sono affatto finite.
Dal 23 Ottobre 2018.


  
| Figli di Sangue e Ossa di Tomi Adeyemi | pag. 552 |
- Legacy of Orïsha #1 -
Un tempo i maji, dalla pelle d'ebano e i capelli candidi, erano una stirpe venerata nelle lussureggianti terre di Orisha. Ma non appena il loro legame con gli dei si spezzò e la magia scomparve, lo spietato re Saran ne approfittò per trucidarli. Zélie, che non dimentica la notte in cui vide le guardie di palazzo impiccare sua madre a un albero del giardino, ora sente giunto il momento di rivendicare l'eredità degli antenati. Al suo fianco c'è il fratello Tzain, pronto a tutto pur di proteggerla, e quando la loro strada incrocia quella dei figli del re si produce una strana alchimia tra loro. Ha inizio così un viaggio epico per cercare di riconquistare la magia, traverso una terra stupefacente e pericolosa, dove si aggirano le leopardere delle nevi e dove gli spiriti vendicatori sono in agguato nell'acqua. Un'esperienza umana che non risparmia nessuno, in un turbine di amore e tradimento, violenza e coraggio. Nella speranza di ridare voce a un popolo che era stato messo a tacere.
Dal 2 Ottobre 2018.

Neri Pozza

  
| Dai tuoi occhi solamente di Francesca Diotallevi |
New York, 1954. Capelli corti, abito dal colletto tondo, prime rughe attorno agli occhi, ventotto anni, Vivian ha risposto a un'inserzione sul New York Herald Tribune. Cercavano una tata. Un lavoro giusto per lei. Le famiglie l'hanno sempre incuriosita. La affascina entrare nel loro mondo, diventare spettatrice dei loro piccoli drammi senza esserne partecipe, e osservare la recita, la pantomima della vita da cui soltanto i bambini le sembrano immuni. La giovane madre che l'accoglie ha labbra perfettamente disegnate con il rossetto, capelli acconciati in onde rigide, golfini impeccabili. Dietro il suo perfetto abbigliamento, però, Vivian sa scorgere la crepa, il muto appello di una donna che sembra chiedere aiuto in silenzio. Del resto, questo è il suo lavoro: prendersi cura della vita degli altri. L'accordo arriva in fretta. A lei basta poco: una stanza dove raccogliere le sue cose; una città, come New York, dove potere osservare le vite incrociarsi sulle strade, scrutare mani che si stringono, la rabbia di un gesto, la tenerezza in uno sguardo, l'insopportabile caducità di ogni istante. Ed essere, nello stesso tempo, invisibile, sola nel mare aperto della grande città, a spingere una carrozzina o a chinarsi per raddrizzare l'orlo della calza di un bambino. Scrutare i gesti altrui e guardarsi bene dall'esserne toccata: questa è, d'altronde, la sua esistenza da tempo. Troppe, infatti, sono le ferite che le sono state inferte nell'infanzia, quando la rabbia di un gesto - di sua madre, Marie, o di suo fratello Karl, animati dalla medesima ira nei confronti del mondo - si è rivolta contro di lei. Sola nella camera che le è stata assegnata, Vivian scosta le tende dalla finestra, lancia un'occhiata al cortiletto ombroso e spoglio nel sole morente di fine giornata, estrae dalla borsa la sua Rolleiflex e cerca la giusta inquadratura per catturare il proprio riflesso che appare contro l'oscurità del vetro. È il solo gesto con cui Vivian Maier trova il suo vero posto nel mondo: stringere al ventre la sua macchina fotografica e rubare gli istanti, i luoghi e le storie che le persone non sanno di vivere.
Dal 4 ottobre 2018.

Newton Compton

 
| Il Matrimonio delle Bugie di Kimberly Belle | pag. 350 |
Dopo sette anni di matrimonio, Iris e Will sono il ritratto della coppia felice: vivono in una bella casa, hanno un lavoro appagante e stanno cercando di avere un bambino. Quando Will parte per un viaggio di lavoro in Florida, Iris non sa che il suo mondo perfetto sta per crollare. Quella mattina, infatti, un aereo diretto a Seattle precipita e tra i nomi delle vittime c’è inspiegabilmente quello di Will. Iris è sconvolta, ma è certa che si tratti di un errore. Perché Will avrebbe dovuto mentirle? Che cosa doveva fare a Seattle? E su cosa altro ancora potrebbe averle raccontato bugie? Se vuole davvero arrivare alla verità, Iris dovrà affrontare un’indagine disperata per scoprire che cosa si nascondeva sotto la superficie calma del suo matrimonio. Ma non ha idea delle conseguenze che tutto ciò potrebbe avere…
Dal 4 Ottobre 2018.


 
Il piccolo Billy aveva solo otto anni quando, durante una passeggiata al parco con sua sorella Rose, scomparve nel nulla. Stava giocando con un aquilone, prima che di lui si perdessero le tracce. Dopo due giorni di ricerche, venne ritrovato morto. Sedici anni dopo, Rose prova ancora un terribile rimorso. Si considera colpevole per la morte del fratellino, perché non è stata in grado di proteggerlo. Non è mai davvero riuscita a superare il trauma, e si è chiusa in se stessa, incapace di fidarsi degli altri. Riesce ad aprirsi completamente solo con Ronnie, il suo vicino, che conosce da quando era piccola. Quando Ronnie si ammala, Rose si presenta alla sua porta per offrirsi di aiutarlo, ma ciò che trova nella sua soffitta è destinato a sconvolgerle, una seconda volta, la vita. Rose pensava di conoscere la verità su ciò che è accaduto a Billy. Pensava di conoscere Ronnie. Adesso l'unica cosa che sa è di essere in grave pericolo.
Dal 25 Ottobre 2018.


  
| Niente è Come Credi di Helen Callaghan | Pag. 454 |
I genitori di Sophia hanno sempre vissuto una vita tranquilla e anonima. Perlomeno è quanto credeva Sophia, fino al giorno in cui va a trovarli e nota che la casa è particolarmente silenziosa. Suona il campanello, ma nessuno viene ad aprire la porta. Sophia fa il giro del giardino e sul retro della casa fa una scoperta scioccante: la madre è impiccata a un albero, e il padre giace a terra in una pozza di sangue, ancora vivo ma incosciente. La polizia crede che si tratti di un tentato omicidio e suicidio, ma Sophia non pensa che la madre sia un'assassina, e poiché il padre non è in grado di parlare, sta a lei convincere la polizia. Per discolpare la madre, Sofia cerca qualsiasi indizio frugando nella vita dei genitori. E incappa in un diario, un diario che a quanto pare la madre stava per pubblicare, che racconta un passato di cui lei ignorava completamente l'esistenza, e da cui capisce che dei suoi genitori in realtà lei sapeva ben poco...
Dall'11 Ottobre 2018.

Einaudi

 
| The Game di Alessandro Baricco | pag. 325 |
Quella che stiamo vivendo non è solo una rivoluzione tecnologica fatta di nuovi oggetti, ma il risultato di un'insurrezione mentale. Chi l'ha innescata - dai pionieri di Internet all'inventore dell'iPhone - non aveva in mente un progetto preciso se non questo, affascinante e selvaggio: rendere impossibile la ripetizione di una tragedia come quella del Novecento. Niente più confini, niente più élite, niente più caste sacerdotali, politiche, intellettuali. Uno dei concetti più cari all'uomo analogico, la verità, diventa improvvisamente sfocato, mobile, instabile. I problemi sono tradotti in partite da vincere in un gioco per adulti-bambini. Perché questo è The Game.
Dal 2 Ottobre 2018.

Fabbri

 
| Quasi Tre di Tommaso Avati | pag. 237 |
Raffaele e Benedetta, undici anni di matrimonio, zero figli, due adorabili maialini d'appartamento da chiamare "bambini". Due voci, l'una il controcanto dell'altra, che si rincorrono e ci raccontano la loro storia: lei segretaria in un'agenzia romana per lo spettacolo e appassionata di cucina, lui sceneggiatore mancato riciclatosi insegnante, figlio d'arte in attesa perenne di sfondare nel mondo del cinema. Un rapporto ormai cristallizzato in una routine distratta, il loro, eroso dall'abitudine e dalla delusione di non essere riusciti a fare della propria esistenza qualcosa di cui andare fieri. Poi accade l'impensabile. A quarantasei anni, quando già comincia a pensare alla menopausa, Benedetta rimane incinta: il caso, con grande ironia, inizia a giocare con Lele e Benny, concedendo loro un'altra possibilità, l'occasione per riprendere il controllo del loro matrimonio e delle loro vite. Ma a volte non c'è niente di meglio di un "secondo tempo" per rimescolare le carte di una vita intera: tra genitori disfunzionali e colleghi sull'orlo di una crisi di nervi, Lele e Benedetta vengono risucchiati in un turbine di incomprensioni, aspettative malriposte e disavventure esilaranti, dove la posta in gioco è un amore dolceamaro, quasi acido. Insomma, un amore normale.
Dal 2 Ottobre 2018.

DeAgostini

 
| Attenti ai Lupi | pag. 260 |
Sette fiabe per stupire. Sette fiabe per incantare. Sette fiabe per stregare e per non far dormire sonni tranquilli. Pierdomenico Baccalario e Davide Morosinotto hanno scritto un libro per chi non ha paura del buio. Per chi non teme i mostri e non ama solo le fiabe a lieto fine. Un libro per ragazze e ragazzi tosti, che vogliono sapere che cosa accadde davvero quando Cappuccetto Rosso entrò nel bosco. Che cosa fecero le sorellastre di Cenerentola pur di indossare la scarpetta di cristallo. Che cosa c'era nello specchio magico di Biancaneve. Che cosa sopportarono Hansel e Gretel nella casa della strega... Sette storie eccezionalmente spaventose che raccontano in modo inedito i più grandi capolavori dei fratelli Grimm. Dal Principe Ranocchio a Sette in un colpo, da Hänsel e Gretel al Pifferaio magico. Non avete mai letto i Grimm così.
Dal 7 Ottobre 2018.





Alla prossima!