5 giugno 2018

Libro VS Film - Sfida n°53, Fiori per Algernon

A volte vorrei parlare dei film che mi capita di vedere, ma poi penso che un blog di libri non sia il posto giusto. Allora penso di parlare dei film tratti dai libri, questa cosa avrebbe senso, no? Ma quello che ne viene fuori non è mai una recensione, ma continui paragoni tra due opere dalla struttura tanto diversa. E così nasce questa rubrica (che posterò random) in cui mi divertirò a mettere sul piatto della bilancia un'opera letteraria e una cinematografica e vedere da che parte penderà l'ago.
LIBRO VS SERIE TV
chi vincerà?

Oggi in sfida
Fiori per Algernon

 
Vince il libro!

[spoiler sulla sinossi, non sul finale]
Quando esci da una lettura provata, devastata, commossa, stravolta, insomma, non del tutto intera per essere chiari, se di quel romanzo esiste il film allora tu lo vuoi vedere. E subito anche.
Così, dopo una rapidissima ricerca, trovo su youtube la versione completa de I Due Mondi di Charlie, anno 1968, un oscar al protagonista Cliff Robertson e tanti complimenti dalla critica. Ovviamente clicco play. E Ovviamente non mi è piaciuto quanto il libro. Ma era prevedibile.
Non voglio dire la cosa più ovvia del mondo, ovvero che il libro è sempre migliore del film 1) perché non lo penso 2) perché non è vero. Però se un libro è bello, forte e intenso, un film difficilmente lo supera. Male che vada può gareggiare per un pareggio.
La cosa però che mi è dispiaciuta è che nella pellicola di Ralph Nelson c'è solo la superficie della storia di Charlie, non si è grattato il fondo, non si sono sviscerate le cause e gli effetti. Per questo - e lo dico a gran voce - urge un remake!
La trama è pressoché questa. Charlie ha trentadue anni ed è un ritardato mentale. Un giorno gli viene proposto un intervento che potrebbe raddoppiare, se non triplicare, il suo QI e lui accetta senza pensarci due volte, perché nonostante i vari limiti che lo contraddistinguono ha tanta fame di conoscenza.
Il romanzo, narrato in forma diaristica, ci porta nella mente e nel cuore di Charlie, ci mostra la sua grande ingenuità, la sua disarmante umiltà, la sua totale incapacità di conservare i ricordi per come sono esattamente. Ma soprattutto ci mostra come la madre abbia avuto un ruolo fondamentale nella sua formazione. Charlie non è stato amato perché stupido. Ed è stato abbandonato in un istituto per questo stesso motivo.
Nel film la sua infanzia non ci viene né mostrata né raccontata. Charlie è solo, non ha parenti, non si sa che fine abbiano fatto e per arginare il problema l'hanno messo a vivere nella soffitta di una vecchietta curiosa e pettegola.
Il resto poi è fedele alla storia di Daniel Keyes. Charlie si sottopone all'operazione o e poco alla volta il suo QI cresce in modo esponenziale, si innamora di quella che era la sua maestra alla scuola serale, studia, legge, compie ricerche e diventa un uomo completamente diverso, sicuro di sé, forse troppo...
Però la cosa bellissima e toccante del libro era leggere i capitoli del "primo" Charlie, scoprirlo senza armi, senza corazze, vederlo felice e circondato da gente che gli vuole bene. Il "secondo" Charlie invece si guarda indietro e scopre una realtà ben diversa. Si rivede preso in giro e umiliato da quelli che credeva i suoi migliori amici. Si rende conto che la madre ha smesso di amarlo nel momento in cui è nata la sorella, una bambina del tutto normale su cui la donna ha riversato un affetto incondizionato. E prende coscienza di una triste verità: da stupido era molto più felice.
Tante sfumature nel film si perdono. Il Charlie troppo colto, quasi saccente, non ci viene praticamente mai mostrato, la storia d'amore con Alice è molto diversa, e manca totalmente quella con Fay, la sua dirimpettaia, per non parlare di passaggi duri e cupi che rendono la lettura romanzo un'esperienza di forte impatto emotivo.
Sicuramente il film di Ralph Nelson è un'ottimo film, fuori moda anche per l'epoca, ma divenuto nel tempo un cult diffuso tuttora nelle scuole, ma visto che qui c'è una bilancia e che i due prodotti vanno pesati, l'ago non può non pendere che dalla parte del libro. Un libro bellissimo il cui fulcro è racchiuso in una frase di Charlie che poteva anche essere stupido, ma aveva un cuore enorme. "L'intelligenza è uno dei più grandi doni umani. Ma la ricerca della conoscenza esclude anche troppo spesso la ricerca dell'amore."

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2 commenti:

Mr Ink ha detto...

Non ho letto niente, temendo spoiler, ma è un romanzo che devo per forza leggere. Non sapevo del film, sarà che ha un titolo diverso, ma in rete ne ho letto bene: pare che i nostri Mastroianni e Petri avessero sgomitato per acquistarne i diritti, a fine anni Sessanta.

Silvia Leggiamo ha detto...

Sì, esatto, volevano i diritti, ma ciccia. Il film merita sicuramente, va sicuramente contestualizzato, personalmente l'ho trovato "vecchio" anche per l'epoca, la storia la riassume più o meno bene, ma non c'è l'anima di Charlie. O almeno io non sono riuscita a vederla.

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