28 giugno 2018

Recensione, Fantasie di Stupro di Margaret Atwood

Casa editrice scoperta grazie al meraviglioso fiuto del Book Bloggers Blabbering, Racconti Edizioni, come dice il nome, si occupa per l'appunto di raccolte di racconti. Quindi se volete avvicinarvi al "genere" ma non sapete da che parte iniziare consultate il loro catalogo. Vi si aprirà un mondo. E se prima avevate un paio di dubbi su cosa leggere, dopo vorrete tutto.

Fantasie di Stupro di Margaret Atwood

| Racconti Edizioni | pag. 303 | € 18,00 |

Fantasie di stupro è una geografia di corpi, esistenze e sentimenti del femminile: le protagoniste di questi racconti sono tutte donne, problematiche, irrisolte e tutto fuorché perfette. Nel racconto che dà il titolo alla raccolta quattro amiche a pranzo conversano sull’ossessione dei settimanali rosa per gli stupri. Una cenerentola grassottella è tampinata da uno stalker e ci resta male quando scopre che lui non perseguita solo lei. Una guerra senza requie che ha come casus belli un bagno in condivisione viene scandita da un conto alla rovescia implacabile fino all’esplosione del conflitto. Racconti indimenticabili di una maestra assoluta della letteratura.
"Di rado veniva discriminata perché era una donna,
dato che nessuno la considerava tale."

Tradotta in oltre venti Paesi e considerata una delle scrittrici più influenti e talentuose del nostro secolo, Margaret Atwood, in Fantasie di Stupro, ci parla di donne frustrate, piegate dalla vite, sole e incomprese.
Un singolo racconto forse non può rendere giustizia alla complessità dell'opera concepibile solo nella sua interezza e da contestualizzare al periodo in cui è stata concepita: gli anni Settanta. Per molti quegli anni sono sinonimo di femminismo imperante, ricerca di uguaglianza, abolizione delle differenze; ma là dove molte donne hanno trovato voce, altre si sono rifugiate nel silenzio. Sono queste le figure femminili della Atwood. Donne prigioniere di convenzioni, desiderose di liberarsi dalle catene sociali e morali del tempo, ma impossibilitate dal farlo. Donne le cui guerre si consumano nelle loro menti, ma non nella vita vera.
C'è una certa inquietudine tra le pagine del libro a causa di una totale assenza di riscatto e un dilagante senso di apatia, rassegnazione e insoddisfazione. La protagonista di Sottovetro, scoperto il fallimento per proprio matrimonio, vorrebbe trasformarsi in una delle piante che coltiva in serra per poter in qualche modo fermare il tempo evitando così di affrontare il problema; la giornalista di Articolo di Viaggio, sopravvissuta a un incidente aereo, continua a pensare allo scoop o alla foto da scattare, senza percepire il reale dramma che sta vivendo; ne L’uomo che veniva da Marte Christine è vittima di uno stalker, ma quando la polizia lo ferma e lei torna a essere la solita anonima ragazza di sempre, senza una storia intrigante da raccontare, rimpiange di averlo denunciato.
E questi sono solo degli esempi di storie apparentemente prive di trama, in cui il paradosso è spesso il cardine su cui ruota la vita di donne che invece di vivere sopravvivono.
In Polarità l'autrice sposta l'obiettivo su un personaggio maschile, gli affida non la narrazione ma il punto di vista, e anche in questo caso la figura femminile è sbiadita, addirittura svilita. Morrison parla di donne che passano l'aspirapolvere, suonano l'organo e cantano inni religiosi, finché non si innamora, ma di chi? E perché? La risposta è raggelante:"Aveva trovato la sua donna ideale [...] una creatura sconfitta e informe su cui potesse imporsi come la vanga sulla terra, l’ascia sulla foresta, da usare senza essere usato, da conoscere senza essere conosciuto."
La penna della Atwood non risparmia nemmeno la figura del "tipico" maschio americano che sposa una donna e poi ne sceglie un'altra, beve birra, si spalma il burro di arachidi sui sandwich e per fare l'amore con la sua donna deve ritoccarne l'immagine mentalmente...
Se ne Il Racconto dell'Ancella l'autrice ha creato un intero mondo distopico, qui si rifugia in piccole realtà quotidiane a cui comunque nessuno auspica. Le situazioni raccontate hanno un risvolto indesiderato e spaventoso e per quanto conversazioni tra donne, screzi condominiali e crisi di coppia, siano all'ordine del giorno, non lo sono più nell'attimo in cui si distorce l'asse narrativo, portando a epiloghi del tutto inaspettati.
Sicuramente Margaret Atwood non è una di quelle autrici abituate a nascondere lo sporco sotto i tappeti e questa raccolta di racconti è semplice solo all'apparenza; va letta, riletta, assaporata e digerita.

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Il Book Bloggers Blabbering

26 giugno 2018

Mare di Libri 2018


Dal 15 al 17 giugno 2018 si è tenuta l'XI edizione di Mare di Libri e potevo non tentare di andare al festival in qualità di inviata speciale?
Così il 7 del mese faccio l'accredito online come blogger, prego tutti i santi del paradiso, scomodo madonne e dèi pagani e BAAAM, dopo pochi minuti mi arriva l'ok. Avrò il pass stampa 😍 Andrò a Mare di Libri! Gioia e Gaudio, nella mia testa sentivo gli angeli cantare e le trombe squillavano a festa.
Perché dovete sapere che Mare di Libri è un festival meraviglioso ma è a numero chiuso e l'80% dei biglietti è per i ragazzi. Ok, il discorso stampa è diverso, ma sapete quanti blog più giuuuovvvani di me ci sono? Anche loro hanno la precedenza. Tanto per farvi capire, nei cinema e nei teatri, durante gli eventi, i giovani stanno davanti, gli adulti dietro, perché il festival è prima di tutto fatto per loro, per invogliarli a leggere, per fare in modo che si appassionino a storie e autori (infatti io parto con occhiali e binocoli, altrimenti addio che vedo qualcosa). Sono sempre i ragazzi a occuparsi dell'organizzazione, delle interviste, della vendita dei biglietti. Insomma è il loro momento, ed è giusto non intaccarlo.
Però è un festival bellissimo, forse il mio preferito, e viverlo mi fa 1) tornare giovane 2) scoprire libri stupendi che non mi sono ancora stancata di leggere. Le cose belle non hanno età, ricordiamocelo.
Dopo questa tiritera, nonostante avessi il pass stampa, ho comunque cercato di mimetizzarmi con la massa 😎 per non sembrare la babbiona di turno. Jeans sdruciti stracciati, t-shirt di Star Wars, Converse ai piedi. Poi entro a teatro Galli dove c'è la vendita dei libri e la prima fanciulla che mi si presenta davanti fa "Signora, posso darle qualche consiglio?"
Signora??? Cioè, vabbe', in una frase il mio mondo si è disintegrato.
Comunque tralasciamo questi dettagli che non fregheranno a nessuno tranne che al mio ego e parliamo di Mare di Libri. Ero con la mia compare di letture per ragazzi, Simona, che con la scusa che ha tre figli sta sempre a comprare libri. Certo, spera che la prole vedendola leggere lo faccia a sua volta, ma anche quando gli sforzi non ottengono i risultati sperati lei va avanti per la sua strada. E continua ad accumulare libri. Che dire? La stimo un sacco!
Partiamo da Bologna cariche a molla e viaggiamo felici e galvanizzate su un treno che sembra uscito da una miniera di carbone, ma a distanza di giorni non ci sono comparse sulla pelle pustole e non sputiamo sangue, quindi bene così.
P.S. Grazie #trenitalia
Arriviamo alle 8,20 e marciamo verso il centro della città.

Primo Evento 9,40 Teatro degli Atti: Guido Sgardoli.
Mentre la mia partner in crime si è occupata dei biglietti per il viaggio io mi sono dedicata all'organizzazione della giornata. Purtroppo alcuni eventi capita che si accavallino e bisogna fare delle scelte difficilissime. Serve una giratempo... ma ci organizzeremo...

Guido Sgardoli
"Sono il primo lettore di me stesso"

Ho scelto l'evento con Guido Sgardoli perché anni fa avevo letto The Frozen Boy (qui la recensione), una storia tenera, malinconica che parla di seconde possibilità, o meglio, di scelte.
L'autore da quel "lontano" 2011 ha fatto molta strada.
Con L'Isola del Muto ha vinto il premio Andersen 2018 (miglior libro per ragazzi over 15) affrontando un "genere" anche inusuale: una saga familiare dove i grandi spazi e gli ampi respiri della natura incrociano la vita di personaggi che, generazione dopo generazione, diventeranno i custodi di un faro, spesso prigionieri consapevoli di una terra su cui è impossibile non mettere radici.
Non sono mancati però romanzi per ragazzi più canonici, si è parlato di The Stone la settima pietra, una recente uscita Piemme, e di SuperGatta, di cui mi sono innamorata. Questa serie di libri per bambini dai 5 agli 8 anni è nata grazie a un'attenta osservazione dell'autore di uno dei suoi animali domestici. Gli animali in casa Sgardoli non mancano, prima di diventare uno scrittore a tempo pieno ha fatto per anni il veterinario, ma Guido ha una gatta che non sa fare la gatta: ha paura di tutto, non sa scendere dagli alberi e nonostante viva all'aria aperta è grassa, perché preferisce le abbuffate e i pisolini alla corsa e alla caccia. Osservandola Guido ha pensato "Possibile che sia così? Non è che dietro a una personalità da non-gatta se ne nasconda un'altra? Un po' come per superman..." Ed è così che è nata SuperGatta! 😺
Guido è stato molto simpatico, ha una grande presenza scenica, ironizza un po' su tutto e i ragazzi del Circolo dei lettori della Libreria La Casa sull’Albero di Arezzo sono stati originali nelle domande ed è stato bello scorgere l'emozione che provavano nello stare sul palco con un microfono in mano.
E poi io amo le domande che arrivano dal pubblico di giovani lettori, tipo "Ma tu... come ti senti a essere famoso?" 😅 (Nota: aveva appena detto di non sentirsi famoso, anche perché per strada non lo riconosce mai nessuno!)
L'ora abbondante di presentazione è volata via in un attimo. Inevitabile non percepire quanto all'autore sia caro il tema della natura, degli spazi aperti, come ha tenuto a sottolineare "le riflessioni più importanti della mia vita le ho fatte durante i miei viaggi, quando mi trovavo da solo", ma ha anche precisato "nei miei libri i veri protagonisti sono sempre i personaggi, magari forgiati e influenzati dal mondo esterno, ma sono loro a portare avanti le storie che racconto"

Link utili

Secondo Evento 11,30 Cinema Fulgor: Omaggio a Siobhan Dowd, un talento splendente
Se non avessi avuto il pass stampa sarei comunque andata a Rimini, mi sarei messa in ginocchio e tra le lacrime avrei supplicato per farmi entrare al Fulgor. Perché a un evento dedicato a Siobhan Dowd non potevo mancare. Il pass stampa però l'ho avuto risparmiando al mondo una sceneggiata che, Mario Merola, scansate proprio.
Ma torniamo nella parte. Quella di blogger seria.

Siobhan Dowd
Siobhan Dowd è scomparsa nel 2007, a soli quarantasette anni, ma al mondo ha lasciato tanto; romanzi bellissimi, una fondazione benefica che assiste i bambini che sono sprovvisti della gioia della lettura e il coraggio di lottare per i propri diritti.
Vi lascio i link alla recensione di due suoi romanzi, anzi tre, che possono farvi capire la grande sensibilità e versatilità di questa autrice.
Il mio lutto sarà perpetuo. Sapere di non poter leggere altro di suo è terribile. Per questo ho ancora due titoli al caldo, li conservo per i momenti speciali, ma dopo l'evento muoio dalla voglia di incominciarli subito.
Sante Bandirali è il direttore editoriale della casa editrice che pubblica i suoi romanzi, la Uovonero, è un traduttore bravissimo e, dopo oggi, è anche un presentatore eccezionale.
Ha riassunto le trame dei romanzi di Siobhan Dowd, ne ha tratto l'essenza, e mentre le immagini scorrevano sullo schermo Alessia Canducci leggeva (come solo lei sa fare ) i passaggi più significativi dei libri; in sala avevamo tutti la pelle d'oca.
Ci sono inoltre stati due interventi. Pam Smy ha raccontato la sua esperienza nell'illustrare Il Riscatto di Dond, lei è una grande amante delle chine, ma essendo un libro per giovani lettori ha dovuto smorzare i toni usando una base blu.


Robin Stevens invece, famosa per la sua serie Miss Detective, ha avuto l'arduo compito di scrivere il seguito de Il Mistero del London Eye. La Dowd aveva già pensato di riprendere la storia dei tre giovani protagonisti, ma non aveva fatto in tempo. Certi desideri però non possono restare inesauditi e non vedo l'ora di ritrovare Ted, i suoi modi impacciati, le mani che sfarfallano e quel cervello 2.0 che lo fa sempre stare un passo avanti a tutti.


In breve. Un evento incredibile, uno dei più belli a cui abbia mai partecipato. Adesso il pezzo del mio cuore occupato da Siobhan è diventato un po' più grande.

Il mio teSSSSoro
Terzo Evento 15,00 Teatro degli Atti: Davide Morosinotto
Se non fosse stato per Mare di Libri probabilmente non avrei mai scoperto Davide Morosinotto e sarebbe stato un gran peccato. 
Ho comprato Il Misterioso Catalogo Walker & Dawn poco prima che iniziasse l'intervista e fino all'ultimo sono stata lacerata dal dubbio. Lo compro. Non lo compro. Lo compro. Non lo compro. Mi sembrava il classico libro per ragazzi "vecchio stampo", alla Tom Sawyer per intenderci, ma io non sono mai stata una fan del romanzo picaresco. Poi mi sono decisa. A volte noi lettori dobbiamo essere coraggiosi e spesso il nostro coraggio ci ripaga. Il Rinomato Catalogo Walker & Dawn è davvero un bel libro in cui una classica e avventurosa storia old style si fonde a uno stile dinamico e moderno. Sì, avete capito bene, l'ho già letto, e mi è piaciuto davvero molto!

Davide Morosinotto
L'evento con Davide Morosinotto è stato sicuramente quello più allegro, frizzante e simpatico e i ragazzi della libreria Controvento di Telese Terme (BN) hanno portato avanti un'intervista davvero ben strutturata. Un applauso!
Davide Morosinotto, vincitore del premio Anderse 2017 con Il Rinomato Catalogo Walker & Dawn (categoria over 12), è un autore che di libri ne ha scritti tanti e sa cosa sia la gavetta. Ama le moto, la pioggia, le osterie e ha capito che scrivere storie gli piaceva un sacco quando andava ancora a scuola. Voleva il motorino a quei tempi, ma i genitori gli dissero "Bene, compratelo!". Lo scooter dei suoi sogni costava 3 milioni e 500 mila lire e - guarda caso - una locandina affissa sui muri della scuola promuoveva un concorso letterario... e il premio era proprio di  3 milioni e 500 mila lire. "Facile" - pensa Davide - "Scrivo il racconto, lo spedisco, vinco e mi compro il motorino!". Fece tutto in questo preciso ordine... ma non vinse il primo premio, però 50 mila lire se le portò a casa. Si comprò un vecchio Ciao a pedali -  "era così arrugginito che non capivo di che colore fosse" - ma il #mainagioia era in agguato. Dopo una settimana il motorino scoppiò. Con lui sopra. Che si fece anche parecchio male, ma pazienza. Scrivere quel racconto gli era piaciuto e sapeva che non si sarebbe più fermato.
E nemmeno io mi fermerò. Ho già infilato in wish list La Sfolgorante Luce di Due Stelle Rosse.

Link utili:

Quarto Evento 16,30 Museo della Città: Pam Smy
Ero molto curiosa di incontrare Pam Smy, anche se da brava lettrice scettica, sono arrivata a Rimini senza il suo libro. Solitamente sono attaccata con le unghie e con i denti allo sconto del 15% di Amazon, ma mi piace "finanziare" Mare di Libri e mi tengo sempre qualche titolo da comprare sul posto. Però sì, ero anche un po' dubbiosa riguardo Thornhill per un semplicissimo motivo: Pam Smy, docente di uno dei più importanti corsi per illustratori a livello mondiale, non aveva mai scritto un romanzo, ma li aveva sempre e soltanto disegnati. Quindi temevo che la parte narrata non fosse all'altezza della controparte grafica. Invece no. Anzi. La parte romanzata è suggestiva, paurosa, piena di atmosfera. Davvero molto, molto bella. E sono felicissima di essermi rotta le spalle infilando nello zaino quel mattone che è Thornhill.

Pam Smy
Seconda confessione. Ci tenevo tanto a questo evento perché lo presentava Lorenza Ghinelli. E io da Lorenza avanzavo un autografo dall'anno scorso, quando la incontrai a teatro Galli e nel momento in cui feci per tirare fuori il suo libro dalla borsa... BAM - epic fail - non l'avevo, il libro era rimasto in macchina. Così quest'anno mi sono riportata lo stesso libro, Anche Gli Alberi Bruciano, e a fine intervista sono corsa da lei <3
Ma adesso torniamo a Pam Smy e poniamoci il quesito del giorno. Ma questa donna... si veste sempre di nero? Secondo me sì. Pam dev'essere una di quelle persone che porta magliette con su scritto "black is my happy colour"  e quando parla delle sue creazioni - spesso macabre e tetre - ha una luce negli occhi davvero inquietante invidiabile.

"Disegnare è come parlare con me stessa"

Thronhill, come dicevo, è il suo primo romanzo, la cui struttura si ispira a quella di Hugo Cabret con una parte scritta e una illustrata. In questo caso specifico ci sono due storie parallele, una ambientata nel 1982 narrata in forma diaristica, e una ambientata nel 2017 interamente disegnata. Due storie destinate, ovviamente, a incrociarsi. Pam ha voluto parlare di bullismo, solitudine, emarginazione, sono temi forti e sono tutti trattati con grande verità. Mi è dispiaciuta solo una cosa; sapere che il finale pensato dall'autrice fosse diverso da quello realizzato. Pare che la casa editrice lo ritenesse troppo forte e pertanto la pillola è stata addolcita. Peccato. Anche se leggendo il libro penso che sia intuibile la possibile realtà che avrebbe voluto raccontare l'autrice non trovo giusto soffocare un'idea. I ragazzi di oggi sono corazzati, non hanno paura di realtà scomode e difficili da digerire, tutt'altro.
Thornhill ha anche il respiro dei grandi classici. L'edificio principale - l'orfanotrofio - ricorda il Bates Motel di Psycho (il film di Hitchock), mentre tra le pagine sono disseminati omaggi a romanzi come Il Giardino Segreto e la Piccola Principessa di Frances Hodgson Burnett e Jane Eyre di Charlotte Brontë.
Altre curiosità. Thornhill conta 165 illustrazione e Pam Smy ci ha lavorato per ben quattro anni. Attualmente sta scrivendo/disegnando un mistery. E noi tutti non vediamo l'ora di averlo tra le mani, vero?

Link utili:
* * *

Lettori, purtroppo è tutto, ci si vede nel 2019, ma io ho già recuperato alcuni titoli proposti durante il festival, oltre a quelli già citati, tra cui La Natura della Grazia di William Kent Krueger e The Hate U Give di Angie Thomas che tra l'altro ha vinto l'edizione di quest'anno di Mare di Libri.
Inoltre se volete vedere altre foto e gli autografi che mi sono portata a casa sul mio profilo Instragram  @silvia_inunclick (nelle stories salvate) trovate tutto.


Buone letture!

20 giugno 2018

Recensione, PAESAGGIO CON MANO INVISIBILE di M.T. Anderson

Lettori buongiorno! Preparatevi perché sabato scorso sono stata a Mare di Libri e per l'occasione 1) mi sono calata nella parte e ho letto un po' di libri per ragazzi 2) vi aspetta il super mega post!
Intanto parliamo di Paesaggio con Mano Invisibile di M.T. Anderson; l'autore era a Rimini domenica pomeriggio, purtroppo non l'ho potuto incontrare, avrei tanto voluto chiedergli "ma certe idee... come ti vengono?" invece mi terrò il dubbio 😁.
Vi lascio alla recensione, e ve lo anticipo subito: il libro mi è piaciuto molto!

Paesaggio Con Mano Invisibile di M. T. Anderson

| Rizzoli, 03/2018 | pag. 160 | 

Ci sono sistemi ben più sottili ed efficaci della forza per piegare un popolo alla schiavitù. Lo sanno bene i vuvv, che al loro atterraggio non hanno spianato sui terrestri fucili e cannoni, anzi, hanno distribuito gratuitamente meraviglie: farmaci che tutto curano, fonti di energia inesauribili, cibi perfetti che in un batter di ciglia debellano la fame nel mondo. Prodotti rivoluzionari e irresistibili, insomma di cui loro possiedono il monopolio, e di cui, ovviamente, si precipitano a fissare il prezzo. I vuvv non sono soldati, insomma, ma affaristi, e il loro arrivo stravolge l'economia, brucia milioni di posti di lavoro, mette la Terra in ginocchio. Ad Adam, 17 anni, non resta che inventarsi un lavoro, qualsiasi cosa pur di portare a casa quello stipendio che i genitori non riescono più a racimolare. La soluzione più felice mette insieme piacere e dovere, perché i vuvv mostrano una sciocca ossessione per il mondo patinato del passato, e così Adam e la sua ragazza Chloe iniziano a registrare i loro appuntamenti in posticcio stile anni Cinquanta per poi rivenderli agli invasori su un canale pay-per-view. Tutto funziona a meraviglia, fino a quando nell'idillio d'amore si spalancano crepe sempre più profonde, e Adam si ritrova costretto a chiedersi a quanto è disposto a rinunciare di se stesso pur di accontentare i vuuv.
Voto:

A Mare di Libri di quest'anno Davide Morosinotto ha consigliato Paesaggio con Mano Invisibile dicendo "è un libro particolare, strano, l'ho finito da giorni e ancora ci penso, ancora mi chiedo se l'ho capito del tutto, e quando un libro mi fa riflettere mi piace, è una bella cosa".
D'accordissimo.
Paesaggio Con Mano Invisibile è uno di quei romanzo che ti segue.
Certo, lo si può leggere come una storia di semplice fiction; c'è un'invasione aliena, il mondo intero viene colonizzato e c'è la storia di Adam che subisce le svariate problematiche del caso e cerca di essere di sostegno alla famiglia dopo che il padre se l'è data a gambe. C'è la sua storia d'amore con Chloe, la passione per l'arte e la speranza di poter avere abbastanza soldi per combattere il morbo di Merrick che lo fa stare di merda. Letteralmente. Ma si può andare oltre. Grattando la superficie scopriremo che l'opera di M. T. Anderson è una satira davvero feroce che si allaccia alla teoria dell'economista e filosofo Adam Smith il quale, nel 1700, parlava proprio di una mano invisibile capace di regolarizzare il mercato. Per dirla in termini spicci la ricerca del benessere del singolo individuo porterebbe in modo quasi inconsapevole al benessere dell'intera società.
Il concetto è semplice solo all'apparenza, se lo volete approfondire vi lascio due link (qui e qui), ma io vi consiglio di godervi il romanzo di Anderson senza troppe sovrastrutture.
Torniamo quindi alla storia.
Gli alieni che immagina l'autore - i vuuv - non portano morte e distruzione sulla Terra, ma un progresso inaspettato attraverso tecnologie all'avanguardia e medicinali in grado di guarire qualsiasi malattia.
Eppure il mondo col tempo si è spaccato in due, i prezzi sono saliti alle stelle e la crepa tra ricchi e poveri si è fatta sempre più larga e profonda.
Il desiderio dell'uomo medio è quello di poter vivere nella parte sopraelevata della città, alcuni addirittura imitano i vuuv strisciando sul pavimento e passandosi lozioni depilatorie sul corpo, mentre altri, come Adam e la sua fidanzata Chloe, si trasformano in un "prodotto" a uso e consumo degli alieni che, riproducendosi per gemmazione, non sanno cosa sia il romanticismo e ne sono oltremodo incuriositi.
Essendo la disoccupazione un malessere dilagante lavorare per i vuuv significa solo una cosa: soldi. E ad Adam i soldi servono un sacco. Così, tutti i giorni, lui e Chloe si collegano con lo spazio e trasmettono la loro storia d'amore... ma cosa succederà quando guardare la propria ragazza non provocherà più piacevoli sfarfallii allo stomaco, ma un fastidio molto simile alla nausea? The show must go on? Sempre e comunque?

In un panorama deprimente, cupo e delirante, dove l'arte sembra essere l'unica forma di libera espressione sopravvissuta, Adam imprigiona sulla carta quel mondo di cui si sente a sua volta prigioniero usando matite, acquarelli, tempere (è anche un po' sua la mano invisibile del titolo) e ci racconta una storia grottesca, tragicomica, spesso ironica, ma anche profondamente triste. Una storia che parla di totalitarismi, disgregazione familiare, perdita di valori e di come l'essere umano nel vano tentativo di omologarsi a un sistema rischi di perdere di vista la propria identità.

Anderson, presente a Mare di Libri, ha affermato che da ragazzo cercava romanzi adatti alla sua età ma capaci di affrontare tematiche forti, e non c'è da meravigliarsi se negli anni abbia voluto scrivere quello che probabilmente avrebbe anche voluto leggere. E che piace leggere anche a me tra l'altro! Il romanzo infatti, a distanza di giorni, me lo porto addosso e voglio che ci stia ancora per un po', in uno spazio indefinito tra la testa e lo stomaco entrambi compromessi dalla lettura e ancora in fase di recupero.
È un bel romanzo? Assolutamente sì.
È un romanzo per tutti? Forse no.
Però io ve lo stra-consiglio comunque.   
A questo punto riparte la caccia a Feed, il suo titolo più famoso purtroppo fuori commercio; l'ho cercato disperatamente per anni per poi abbandonare le speranze, ma adesso è tornato prepotentemente nella pole position della mia wish list. E dopo l'uscita di Paesaggio con Mano Invisibile credo che sia lecito confidare in una ristampa. #crossfingers 

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14 giugno 2018

Recensione, LASCIA DIRE ALLE OMBRE di Jess Kidd

E' il caso di dirlo "romanzi bellissimi, e dove trovarli". Sapevo che il romanzo di Jess Kidd mi sarebbe piaciuto, me lo diceva una vocina dentro, ma non avevo idea del motivo. Anzi, mi aspettavo un romanzo completamente diverso che è riuscito a stupirmi tantissimo!

Lascia Dire Alle Ombre di Jess Kidd

| Bompiani, 2018 | pag. 400 | € 19,00 |

Quando Mahony, cresciuto in orfanotrofio a Dublino, torna a Molderring, quattro strade e un pub sulla costa occidentale dell'Irlanda, porta con sé solo una foto sbiadita di Orla, la madre che non ha mai conosciuto, e l'ostinato desiderio di dissipare la cortina di bugie che avvolge il villaggio. Nessuno, vivo o morto, vuole raccontare cosa è successo più di vent'anni prima alla ragazzina che l'ha dato alla luce e poi abbandonato, eppure Mahony è certo che sono in molti a conoscere la verità. Un prete che assomiglia a una donnola, l'arcigna infermiera del villaggio, una banda di alcolisti sentenziosi, una caustica attrice imparruccata al di là del tramonto decisa ad aiutare Mahony infilando tra le pieghe dell'annuale messinscena un'indagine in piena regola: sono solo alcuni dei personaggi che animano una storia nera e grottesca, sovrannaturale ma più che mai umana.
Voto:

Wow, che libro! Era da tanto, tantissimo tempo che non mi capitava tra le mani un romanzo così evocativo e scritto talmente bene da volerlo centellinare per non perdermi quei momenti di raro piacere in cui potevo crogiolarmi nella sua lettura.
Dopo quattrocento pagine che forse sono volate anche troppo in fretta adesso vorrei solo ricominciarlo.
Mi manca Mahony, il giovane uomo dai lunghi capelli, i pantaloni a zampa e il cipiglio da orfano che lascia Dublino e fa ritorno a Muldering, il paese natio, per scoprire le sue origini. Tormentato da un passato che ignora e dal mistero che avvolge la scomparsa della madre, Mahony vorrebbe solo che qualcuno rispondesse alle sue domande, ma il paese è piccolo, omertoso, bigotto e parlare di Orla sembra un vero e proprio tabù.
A prenderlo sotto la sua ala malandata e decadente è la signora Cauley; occhio malandrino, un numero imprecisato di anni a pesarle sulle fragili ossa e un aspetto regale nonostante la parrucca sbilenca. Sarà lei, una sorta di "Miss Marple cazzuta" a sfruttare la recita annuale per interrogare (senza troppi sotterfugi) i vari paesani e scoprire cosa successe quel fatidico giorno del 1950.
A distanza di ventisei anni i ricordi tornano a galla, le bugie scorrono a fiumi e i morti si sollevano dalle lastre di pietra per sentire cosa i vivi hanno da dire...
"E' una verità universalmente ignota il fatto che, quando i morti fanno di tutto per ricordare qualcosa, i vivi, facciano ancora di più per dimenticarlo."
Onnipresenti ma mai invadenti, i fantasmi di Muldering si fanno vedere solo da Mahony, ma tacciono, non gli rivelano nulla, almeno non in modo esplicito. 
Adesso... immaginatevi un pagano bello, temerario e dagli occhi scuri a pie' libero in una cittadina bigotta sempre pronta a battersi il petto per ottenere il sacro perdono. Immaginate cosa potrà scatenare la sua presenza soprattutto quando dalla sua parte c'è quell'elemento sovrannaturale che vi renderà il tutto suggestivo e magico. Una foresta incantata. Un'invasione di rane. Un'uragano che può spazzare via le menzogne. Immaginate donne dai cuori infranti, uomini gelosi e segreti inconfessabili.
"Muldering è incastrata tra amore e paura, disprezzo e affetto, con Mahony sempre piantato in testa"
Potete avere tutta l'immaginazione del mondo, ma difficilmente sarete preparati a questo romanzo che di meraviglioso ha soprattutto la scrittura. La storia alla fine è semplice, si cerca di svelare quella verità che al lettore è parzialmente nota fin dal primo capitolo, ma è la penna di Jess Kidd a creare un incanto perpetuo. Il linguaggio è ricercato, visivo, classicheggiante, l'elemento magico si fonde perfettamente con la scelta delle parole e non mancano citazioni (sapientemente rimaneggiate) di grandi romanzi del passato.
Bello quindi. Bello tutto. Bella la costruzione che alterna le vicende di Orla negli anni Cinquanta a quelle del figlio nel 1976, ben riuscita la caratterizzazione dei personaggi e vorrei dire bello anche il finale, ma c'è qualcosa che mi è mancato. Una risposta che avrei voluto. Per Mahony, ma soprattutto per me stessa.
Nonostante l'autrice abbia dichiarato di amare gli epiloghi che lasciano dei sottintesi impliciti, quando mi affeziono a un protagonista, quando si scatena l'empatia, vorrei solo delle certezze e non nego che ancora ci penso a come sono andate le cose e a come sarebbero potuto essere assolutamente perfette.
Ma va bene lo stesso; Lascia dire alle Ombre resta un romanzo raro e prezioso, capace di soddisfare i palati più raffinati, e io resto la solita lettrice che se la lega al dito per le inezie, aggiunge un "meno" alle quattro stelline, e piange in un angolino, orfana, triste e sola, perché di romanzi così ne ha sempre bisogno e quando finiscono mancano da morire.

N.B.  Sembra che Jess Kidd abbia preso in considerazione l'idea di un libro dedicato a una giovane signora Cauley e non avete idea di quanto il suo personaggio se lo meriti. 

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5 giugno 2018

Libro VS Film - Sfida n°53, Fiori per Algernon

A volte vorrei parlare dei film che mi capita di vedere, ma poi penso che un blog di libri non sia il posto giusto. Allora penso di parlare dei film tratti dai libri, questa cosa avrebbe senso, no? Ma quello che ne viene fuori non è mai una recensione, ma continui paragoni tra due opere dalla struttura tanto diversa. E così nasce questa rubrica (che posterò random) in cui mi divertirò a mettere sul piatto della bilancia un'opera letteraria e una cinematografica e vedere da che parte penderà l'ago.
LIBRO VS SERIE TV
chi vincerà?

Oggi in sfida
Fiori per Algernon

 
Vince il libro!

[spoiler sulla sinossi, non sul finale]
Quando esci da una lettura provata, devastata, commossa, stravolta, insomma, non del tutto intera per essere chiari, se di quel romanzo esiste il film allora tu lo vuoi vedere. E subito anche.
Così, dopo una rapidissima ricerca, trovo su youtube la versione completa de I Due Mondi di Charlie, anno 1968, un oscar al protagonista Cliff Robertson e tanti complimenti dalla critica. Ovviamente clicco play. E Ovviamente non mi è piaciuto quanto il libro. Ma era prevedibile.
Non voglio dire la cosa più ovvia del mondo, ovvero che il libro è sempre migliore del film 1) perché non lo penso 2) perché non è vero. Però se un libro è bello, forte e intenso, un film difficilmente lo supera. Male che vada può gareggiare per un pareggio.
La cosa però che mi è dispiaciuta è che nella pellicola di Ralph Nelson c'è solo la superficie della storia di Charlie, non si è grattato il fondo, non si sono sviscerate le cause e gli effetti. Per questo - e lo dico a gran voce - urge un remake!
La trama è pressoché questa. Charlie ha trentadue anni ed è un ritardato mentale. Un giorno gli viene proposto un intervento che potrebbe raddoppiare, se non triplicare, il suo QI e lui accetta senza pensarci due volte, perché nonostante i vari limiti che lo contraddistinguono ha tanta fame di conoscenza.
Il romanzo, narrato in forma diaristica, ci porta nella mente e nel cuore di Charlie, ci mostra la sua grande ingenuità, la sua disarmante umiltà, la sua totale incapacità di conservare i ricordi per come sono esattamente. Ma soprattutto ci mostra come la madre abbia avuto un ruolo fondamentale nella sua formazione. Charlie non è stato amato perché stupido. Ed è stato abbandonato in un istituto per questo stesso motivo.
Nel film la sua infanzia non ci viene né mostrata né raccontata. Charlie è solo, non ha parenti, non si sa che fine abbiano fatto e per arginare il problema l'hanno messo a vivere nella soffitta di una vecchietta curiosa e pettegola.
Il resto poi è fedele alla storia di Daniel Keyes. Charlie si sottopone all'operazione o e poco alla volta il suo QI cresce in modo esponenziale, si innamora di quella che era la sua maestra alla scuola serale, studia, legge, compie ricerche e diventa un uomo completamente diverso, sicuro di sé, forse troppo...
Però la cosa bellissima e toccante del libro era leggere i capitoli del "primo" Charlie, scoprirlo senza armi, senza corazze, vederlo felice e circondato da gente che gli vuole bene. Il "secondo" Charlie invece si guarda indietro e scopre una realtà ben diversa. Si rivede preso in giro e umiliato da quelli che credeva i suoi migliori amici. Si rende conto che la madre ha smesso di amarlo nel momento in cui è nata la sorella, una bambina del tutto normale su cui la donna ha riversato un affetto incondizionato. E prende coscienza di una triste verità: da stupido era molto più felice.
Tante sfumature nel film si perdono. Il Charlie troppo colto, quasi saccente, non ci viene praticamente mai mostrato, la storia d'amore con Alice è molto diversa, e manca totalmente quella con Fay, la sua dirimpettaia, per non parlare di passaggi duri e cupi che rendono la lettura romanzo un'esperienza di forte impatto emotivo.
Sicuramente il film di Ralph Nelson è un'ottimo film, fuori moda anche per l'epoca, ma divenuto nel tempo un cult diffuso tuttora nelle scuole, ma visto che qui c'è una bilancia e che i due prodotti vanno pesati, l'ago non può non pendere che dalla parte del libro. Un libro bellissimo il cui fulcro è racchiuso in una frase di Charlie che poteva anche essere stupido, ma aveva un cuore enorme. "L'intelligenza è uno dei più grandi doni umani. Ma la ricerca della conoscenza esclude anche troppo spesso la ricerca dell'amore."

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