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26 giugno 2018

Mare di Libri 2018


Dal 15 al 17 giugno 2018 si è tenuta l'XI edizione di Mare di Libri e potevo non tentare di andare al festival in qualità di inviata speciale?
Così il 7 del mese faccio l'accredito online come blogger, prego tutti i santi del paradiso, scomodo madonne e dèi pagani e BAAAM, dopo pochi minuti mi arriva l'ok. Avrò il pass stampa 😍 Andrò a Mare di Libri! Gioia e Gaudio, nella mia testa sentivo gli angeli cantare e le trombe squillavano a festa.
Perché dovete sapere che Mare di Libri è un festival meraviglioso ma è a numero chiuso e l'80% dei biglietti è per i ragazzi. Ok, il discorso stampa è diverso, ma sapete quanti blog più giuuuovvvani di me ci sono? Anche loro hanno la precedenza. Tanto per farvi capire, nei cinema e nei teatri, durante gli eventi, i giovani stanno davanti, gli adulti dietro, perché il festival è prima di tutto fatto per loro, per invogliarli a leggere, per fare in modo che si appassionino a storie e autori (infatti io parto con occhiali e binocoli, altrimenti addio che vedo qualcosa). Sono sempre i ragazzi a occuparsi dell'organizzazione, delle interviste, della vendita dei biglietti. Insomma è il loro momento, ed è giusto non intaccarlo.
Però è un festival bellissimo, forse il mio preferito, e viverlo mi fa 1) tornare giovane 2) scoprire libri stupendi che non mi sono ancora stancata di leggere. Le cose belle non hanno età, ricordiamocelo.
Dopo questa tiritera, nonostante avessi il pass stampa, ho comunque cercato di mimetizzarmi con la massa 😎 per non sembrare la babbiona di turno. Jeans sdruciti stracciati, t-shirt di Star Wars, Converse ai piedi. Poi entro a teatro Galli dove c'è la vendita dei libri e la prima fanciulla che mi si presenta davanti fa "Signora, posso darle qualche consiglio?"
Signora??? Cioè, vabbe', in una frase il mio mondo si è disintegrato.
Comunque tralasciamo questi dettagli che non fregheranno a nessuno tranne che al mio ego e parliamo di Mare di Libri. Ero con la mia compare di letture per ragazzi, Simona, che con la scusa che ha tre figli sta sempre a comprare libri. Certo, spera che la prole vedendola leggere lo faccia a sua volta, ma anche quando gli sforzi non ottengono i risultati sperati lei va avanti per la sua strada. E continua ad accumulare libri. Che dire? La stimo un sacco!
Partiamo da Bologna cariche a molla e viaggiamo felici e galvanizzate su un treno che sembra uscito da una miniera di carbone, ma a distanza di giorni non ci sono comparse sulla pelle pustole e non sputiamo sangue, quindi bene così.
P.S. Grazie #trenitalia
Arriviamo alle 8,20 e marciamo verso il centro della città.

Primo Evento 9,40 Teatro degli Atti: Guido Sgardoli.
Mentre la mia partner in crime si è occupata dei biglietti per il viaggio io mi sono dedicata all'organizzazione della giornata. Purtroppo alcuni eventi capita che si accavallino e bisogna fare delle scelte difficilissime. Serve una giratempo... ma ci organizzeremo...

Guido Sgardoli
"Sono il primo lettore di me stesso"

Ho scelto l'evento con Guido Sgardoli perché anni fa avevo letto The Frozen Boy (qui la recensione), una storia tenera, malinconica che parla di seconde possibilità, o meglio, di scelte.
L'autore da quel "lontano" 2011 ha fatto molta strada.
Con L'Isola del Muto ha vinto il premio Andersen 2018 (miglior libro per ragazzi over 15) affrontando un "genere" anche inusuale: una saga familiare dove i grandi spazi e gli ampi respiri della natura incrociano la vita di personaggi che, generazione dopo generazione, diventeranno i custodi di un faro, spesso prigionieri consapevoli di una terra su cui è impossibile non mettere radici.
Non sono mancati però romanzi per ragazzi più canonici, si è parlato di The Stone la settima pietra, una recente uscita Piemme, e di SuperGatta, di cui mi sono innamorata. Questa serie di libri per bambini dai 5 agli 8 anni è nata grazie a un'attenta osservazione dell'autore di uno dei suoi animali domestici. Gli animali in casa Sgardoli non mancano, prima di diventare uno scrittore a tempo pieno ha fatto per anni il veterinario, ma Guido ha una gatta che non sa fare la gatta: ha paura di tutto, non sa scendere dagli alberi e nonostante viva all'aria aperta è grassa, perché preferisce le abbuffate e i pisolini alla corsa e alla caccia. Osservandola Guido ha pensato "Possibile che sia così? Non è che dietro a una personalità da non-gatta se ne nasconda un'altra? Un po' come per superman..." Ed è così che è nata SuperGatta! 😺
Guido è stato molto simpatico, ha una grande presenza scenica, ironizza un po' su tutto e i ragazzi del Circolo dei lettori della Libreria La Casa sull’Albero di Arezzo sono stati originali nelle domande ed è stato bello scorgere l'emozione che provavano nello stare sul palco con un microfono in mano.
E poi io amo le domande che arrivano dal pubblico di giovani lettori, tipo "Ma tu... come ti senti a essere famoso?" 😅 (Nota: aveva appena detto di non sentirsi famoso, anche perché per strada non lo riconosce mai nessuno!)
L'ora abbondante di presentazione è volata via in un attimo. Inevitabile non percepire quanto all'autore sia caro il tema della natura, degli spazi aperti, come ha tenuto a sottolineare "le riflessioni più importanti della mia vita le ho fatte durante i miei viaggi, quando mi trovavo da solo", ma ha anche precisato "nei miei libri i veri protagonisti sono sempre i personaggi, magari forgiati e influenzati dal mondo esterno, ma sono loro a portare avanti le storie che racconto"

Link utili

Secondo Evento 11,30 Cinema Fulgor: Omaggio a Siobhan Dowd, un talento splendente
Se non avessi avuto il pass stampa sarei comunque andata a Rimini, mi sarei messa in ginocchio e tra le lacrime avrei supplicato per farmi entrare al Fulgor. Perché a un evento dedicato a Siobhan Dowd non potevo mancare. Il pass stampa però l'ho avuto risparmiando al mondo una sceneggiata che, Mario Merola, scansate proprio.
Ma torniamo nella parte. Quella di blogger seria.

Siobhan Dowd
Siobhan Dowd è scomparsa nel 2007, a soli quarantasette anni, ma al mondo ha lasciato tanto; romanzi bellissimi, una fondazione benefica che assiste i bambini che sono sprovvisti della gioia della lettura e il coraggio di lottare per i propri diritti.
Vi lascio i link alla recensione di due suoi romanzi, anzi tre, che possono farvi capire la grande sensibilità e versatilità di questa autrice.
Il mio lutto sarà perpetuo. Sapere di non poter leggere altro di suo è terribile. Per questo ho ancora due titoli al caldo, li conservo per i momenti speciali, ma dopo l'evento muoio dalla voglia di incominciarli subito.
Sante Bandirali è il direttore editoriale della casa editrice che pubblica i suoi romanzi, la Uovonero, è un traduttore bravissimo e, dopo oggi, è anche un presentatore eccezionale.
Ha riassunto le trame dei romanzi di Siobhan Dowd, ne ha tratto l'essenza, e mentre le immagini scorrevano sullo schermo Alessia Canducci leggeva (come solo lei sa fare ) i passaggi più significativi dei libri; in sala avevamo tutti la pelle d'oca.
Ci sono inoltre stati due interventi. Pam Smy ha raccontato la sua esperienza nell'illustrare Il Riscatto di Dond, lei è una grande amante delle chine, ma essendo un libro per giovani lettori ha dovuto smorzare i toni usando una base blu.


Robin Stevens invece, famosa per la sua serie Miss Detective, ha avuto l'arduo compito di scrivere il seguito de Il Mistero del London Eye. La Dowd aveva già pensato di riprendere la storia dei tre giovani protagonisti, ma non aveva fatto in tempo. Certi desideri però non possono restare inesauditi e non vedo l'ora di ritrovare Ted, i suoi modi impacciati, le mani che sfarfallano e quel cervello 2.0 che lo fa sempre stare un passo avanti a tutti.


In breve. Un evento incredibile, uno dei più belli a cui abbia mai partecipato. Adesso il pezzo del mio cuore occupato da Siobhan è diventato un po' più grande.

Il mio teSSSSoro
Terzo Evento 15,00 Teatro degli Atti: Davide Morosinotto
Se non fosse stato per Mare di Libri probabilmente non avrei mai scoperto Davide Morosinotto e sarebbe stato un gran peccato. 
Ho comprato Il Misterioso Catalogo Walker & Dawn poco prima che iniziasse l'intervista e fino all'ultimo sono stata lacerata dal dubbio. Lo compro. Non lo compro. Lo compro. Non lo compro. Mi sembrava il classico libro per ragazzi "vecchio stampo", alla Tom Sawyer per intenderci, ma io non sono mai stata una fan del romanzo picaresco. Poi mi sono decisa. A volte noi lettori dobbiamo essere coraggiosi e spesso il nostro coraggio ci ripaga. Il Rinomato Catalogo Walker & Dawn è davvero un bel libro in cui una classica e avventurosa storia old style si fonde a uno stile dinamico e moderno. Sì, avete capito bene, l'ho già letto, e mi è piaciuto davvero molto!

Davide Morosinotto
L'evento con Davide Morosinotto è stato sicuramente quello più allegro, frizzante e simpatico e i ragazzi della libreria Controvento di Telese Terme (BN) hanno portato avanti un'intervista davvero ben strutturata. Un applauso!
Davide Morosinotto, vincitore del premio Anderse 2017 con Il Rinomato Catalogo Walker & Dawn (categoria over 12), è un autore che di libri ne ha scritti tanti e sa cosa sia la gavetta. Ama le moto, la pioggia, le osterie e ha capito che scrivere storie gli piaceva un sacco quando andava ancora a scuola. Voleva il motorino a quei tempi, ma i genitori gli dissero "Bene, compratelo!". Lo scooter dei suoi sogni costava 3 milioni e 500 mila lire e - guarda caso - una locandina affissa sui muri della scuola promuoveva un concorso letterario... e il premio era proprio di  3 milioni e 500 mila lire. "Facile" - pensa Davide - "Scrivo il racconto, lo spedisco, vinco e mi compro il motorino!". Fece tutto in questo preciso ordine... ma non vinse il primo premio, però 50 mila lire se le portò a casa. Si comprò un vecchio Ciao a pedali -  "era così arrugginito che non capivo di che colore fosse" - ma il #mainagioia era in agguato. Dopo una settimana il motorino scoppiò. Con lui sopra. Che si fece anche parecchio male, ma pazienza. Scrivere quel racconto gli era piaciuto e sapeva che non si sarebbe più fermato.
E nemmeno io mi fermerò. Ho già infilato in wish list La Sfolgorante Luce di Due Stelle Rosse.

Link utili:

Quarto Evento 16,30 Museo della Città: Pam Smy
Ero molto curiosa di incontrare Pam Smy, anche se da brava lettrice scettica, sono arrivata a Rimini senza il suo libro. Solitamente sono attaccata con le unghie e con i denti allo sconto del 15% di Amazon, ma mi piace "finanziare" Mare di Libri e mi tengo sempre qualche titolo da comprare sul posto. Però sì, ero anche un po' dubbiosa riguardo Thornhill per un semplicissimo motivo: Pam Smy, docente di uno dei più importanti corsi per illustratori a livello mondiale, non aveva mai scritto un romanzo, ma li aveva sempre e soltanto disegnati. Quindi temevo che la parte narrata non fosse all'altezza della controparte grafica. Invece no. Anzi. La parte romanzata è suggestiva, paurosa, piena di atmosfera. Davvero molto, molto bella. E sono felicissima di essermi rotta le spalle infilando nello zaino quel mattone che è Thornhill.

Pam Smy
Seconda confessione. Ci tenevo tanto a questo evento perché lo presentava Lorenza Ghinelli. E io da Lorenza avanzavo un autografo dall'anno scorso, quando la incontrai a teatro Galli e nel momento in cui feci per tirare fuori il suo libro dalla borsa... BAM - epic fail - non l'avevo, il libro era rimasto in macchina. Così quest'anno mi sono riportata lo stesso libro, Anche Gli Alberi Bruciano, e a fine intervista sono corsa da lei <3
Ma adesso torniamo a Pam Smy e poniamoci il quesito del giorno. Ma questa donna... si veste sempre di nero? Secondo me sì. Pam dev'essere una di quelle persone che porta magliette con su scritto "black is my happy colour"  e quando parla delle sue creazioni - spesso macabre e tetre - ha una luce negli occhi davvero inquietante invidiabile.

"Disegnare è come parlare con me stessa"

Thronhill, come dicevo, è il suo primo romanzo, la cui struttura si ispira a quella di Hugo Cabret con una parte scritta e una illustrata. In questo caso specifico ci sono due storie parallele, una ambientata nel 1982 narrata in forma diaristica, e una ambientata nel 2017 interamente disegnata. Due storie destinate, ovviamente, a incrociarsi. Pam ha voluto parlare di bullismo, solitudine, emarginazione, sono temi forti e sono tutti trattati con grande verità. Mi è dispiaciuta solo una cosa; sapere che il finale pensato dall'autrice fosse diverso da quello realizzato. Pare che la casa editrice lo ritenesse troppo forte e pertanto la pillola è stata addolcita. Peccato. Anche se leggendo il libro penso che sia intuibile la possibile realtà che avrebbe voluto raccontare l'autrice non trovo giusto soffocare un'idea. I ragazzi di oggi sono corazzati, non hanno paura di realtà scomode e difficili da digerire, tutt'altro.
Thornhill ha anche il respiro dei grandi classici. L'edificio principale - l'orfanotrofio - ricorda il Bates Motel di Psycho (il film di Hitchock), mentre tra le pagine sono disseminati omaggi a romanzi come Il Giardino Segreto e la Piccola Principessa di Frances Hodgson Burnett e Jane Eyre di Charlotte Brontë.
Altre curiosità. Thornhill conta 165 illustrazione e Pam Smy ci ha lavorato per ben quattro anni. Attualmente sta scrivendo/disegnando un mistery. E noi tutti non vediamo l'ora di averlo tra le mani, vero?

Link utili:
* * *

Lettori, purtroppo è tutto, ci si vede nel 2019, ma io ho già recuperato alcuni titoli proposti durante il festival, oltre a quelli già citati, tra cui La Natura della Grazia di William Kent Krueger e The Hate U Give di Angie Thomas che tra l'altro ha vinto l'edizione di quest'anno di Mare di Libri.
Inoltre se volete vedere altre foto e gli autografi che mi sono portata a casa sul mio profilo Instragram  @silvia_inunclick (nelle stories salvate) trovate tutto.


Buone letture!

5 gennaio 2018

Le Migliori Letture del 2017



Buongiorno a tutti! Come sempre il primo post di Gennaio è giusto che sia dedicato al recap più atteso dell'anno, anche se chi mi segue sa già più o meno quali sono stati gli up e i down degli ultimi dodici mesi.
Il mio 2017 è stato caratterizzato da tanta editoria indipendente e da tanti romanzi per ragazzi. Poche le delusioni, e contrariamente al 2016 non ho abbandonato quasi nessun libro. 
Sono un po' in ritardo con la pubblicazione, ma gente, sono arrivata al 31 tutta bella pimpante, ma il capodanno mi ha messo letteralmente k.o. Praticamente il primo gennaio ero in uno stato di coma vigile. Molto coma, poco vigile. E il 2 ho ripreso a lavorare. Insomma, per riprendermi mi ci è voluta quasi una settimana.
Ma adesso bando alle ciance e veniamo a noi :)

LE MIGLIORI LETTURE DEL 2017


MIA CUGINA RACHELE
di Daphne Du Maurier

 
La grande abilità dell'autrice sta nell'aver creato due personaggi anagraficamente lontani (almeno per l'epoca) ma governati da impulsi differenti eppure simili. Entrambi vogliono qualcosa, ma i mezzi per raggiungerlo sono diametralmente all'opposto. Rachele ha esperienza, intelligenza ed è una donna paziente. Philip invece è fatto di istinto e sentimento, vive l'amore con un totale senso di abbandono godendo dello stato di ebbrezza in cui sembra essere precipitato.
>> recensione completa
Mia Cugina Rachele è stato il classico migliore del mio 2017. Non che ne abbia letti tantissimi, ma supera, L'Uomo Che Visse nel Futuro di H. G. Wells (recensione), un titolo che amo particolarmente perché si parla di viaggi nel tempo e Noi di Evgenij Zamjatin (recensione), forse il primo distopico mai scritto.
Questa storia non poteva non diventare mia per due motivi. E' fatta di passioni forti, morbose, al limite della follia, ed è misteriosa e oscura come l'animo umano.
Adesso vorrei vedere il film, ma ho paura.... Che cosa strana. Appena ho saputo che ne avrebbero fatto una trasposizione ho esultato, saltato sul divano, sparso stelle filanti per casa... invece adesso rimando la visione di continuo perché temo che possa in qualche modo rovinarmi il ricordo di una lettura bellissima. Ma mi farò forza, Rachel Weisz sembra una Rachele a dir poco perfetta.



LE NOSTRE ANIME DI NOTTE
di Kent Haruf

 
Kent Haruf, con il suo stile estremamente familiare, coi suoi dialoghi che scorrono come fiumi, senza bisogno di venire nemmeno virgolettati e una raffinatezza narrativa più unica che rara, dopo la trilogia della Pianura ci riporta nuovamente nell'immaginaria cittadina di Holt e ci fa riscoprire la magia delle stelle e l'immortale forza dell'amore.
>> recensione completa
La semplicità di una storia e la grandezza della vita. Niente astronavi, niente supereroi, niente avventure mozzafiato. Qui ci troviamo faccia a faccia con la monotona quotidianità che prima o poi investe ognuno di noi. Qui si parla di solitudine e del bisogno di sconfiggerla. Mi ha emozionato il romanzo di Haruf. E mi ha fatto anche molto, molto arrabbiare. Ogni tanto ci penso a Addie e Louise... vedo le loro mani rugose sfiorarsi, i loro occhi stanchi che non hanno perso la voglia di sognare, le birre sul tavolo della cucina testimoni delle loro confidenze serali. Perché la vecchiaia non deve precludere nulla. Perché l'amore non ha tempo.
Anche in questo caso ho paura a vedere il film. Non so... Jane Fonda e Robert Redford mi sembrano fin troppo perfetti per interpretare due anime spezzate dal tempo e dal dolore che, nonostante tutto sono ancora in piedi. E cercano di starci sorreggendosi a vicenda. Delicatissimo, quasi una carezza.



ANCHE GLI ALBERI BRUCIANO
di Lorenza Ghinelli

  
Una storia breve, ma intensissima, un vero colpo di fucile come lo ha definito la stessa autrice, parole che sono proiettili, capitoli che bruciano tra le mani del lettore. La narrazione, tagliente e viva, quasi telegrafica a dimostrazione di quanto sia urgente, mi ha fatto innamorare di Lorenza Ghinelli. I suoi romanzi hanno una voce, sanno gridare, chiedono aiuto, si ribellano e vanno assolutamente ascoltati. Al momento ho il vago sospetto che li amerò tutti.
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Quest'anno ho letto tre romanzi di Lorenza Ghinelli, e anche se probabilmente La Colpa (recensione) è un titolo più nelle mie corde, perché lo sapete, amo le storie nere, Anche Gli Alberi Bruciano ha un posto speciale nel mio cuore. Forse perché si parla di nonni. Forse perché i miei non li ho più. Forse perché non ci sono perché. Quando una storia ti porta via, tu non devi opporre resistenza, e non devi nemmeno farti domande. Assolutamente consigliato e assolutamente bello.



CATTIVE RAGAZZE
di Assia Petricelli e Sergio Riccardi

 
Sono queste le storie che fanno bene, storie che escono dai soliti stereotipi dettati da mode e momenti, dalle richieste del pubblico e dal marketing. Cosa c'è di più bello che imparare, conoscere e scoprire attraverso un libro? E se quello che si scopre ha la forza di quindici donne carismatiche, indomite e rivoluzionarie, be', io non so davvero cosa possa esserci di meglio.
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Di-vo-ra-to. E non mi è bastato. Ne volevo ancora, ancora e ancora. Quindici storie che attraverso il grande dono della sintesi portano alla luce la vita di donne incredibili che hanno lasciato un segno nel tempo. Ci vorrebbe un tomo enorme con 365 storie. Una a sera. 



IN VIAGGIO NEL TEMPO CON IL CRICETO
di Ross Welford

 
Ross Welford ha scritto una storia senza tempo che nel tempo però ci viaggia; quella del bambino che cerca di riportare in vita il suo papà grazie alla straordinaria invenzione costruita dal genitore... oh, sia chiaro, da vedere non è niente di che, solo un computer collegato a una vecchia vasca di zinco, quindi se vi aspettavate l'imitazione della mitica DeLorean (vedi Ritorno al Futuro), emh... no. E non c'è nemmeno una specie di moderno Doc a guidare il giovane Al ( nome completo: Albert Einstein Hawking, ma direi che Al andrà più che bene ), solo le lettere di Pitagora Chaudhury, suo padre (problemi coi nomi in famiglia? ), e un criceto che in parte gli farà da cavia. Però - giuro - il fascino è lo stesso del grande film di Zemeckis, solo a misura di bambino, con tutti i pericoli annessi e connessi che comporta cambiare il corso degli eventi.
>> recensione completa
Potevo non mettere il criceto del mio cuor nella top ten? Giammai! Questo romanzo - sicuramente per un target giovanissimo - l'ho adorato. Pur comprendendone alcuni limiti mi ha conquistato in tutti i modi possibili. Per la storia - viaggi nel tempo! - per il protagonista - Albert Einstein Hawking Chaudhury ma quanto sei stato coraggioso? - per i sorrisi  e per le lacrime. Insomma, tra queste pagine sono tornata bambina. E non c'è viaggio nel tempo più bello.



L'ARTE DI ESSERE NORMALE
di Lisa Williamson

 
Bello in modo pulito, sano, genuino. L'Arte di Essere Normale è il tipo di libro che ti fa proprio un gran bene ed è soprattutto quel tipo di libro che più che ai ragazzi ha tanto da insegnare agli adulti.
Racconta, con una normalità disarmante, la storia di David Piper, un adolescente intrappolato in un corpo che gli racconta solo bugie e vittima di uno specchio che lo tradisce ogni volta che ci si riflette.
>> recensione completa
Il bello dei recap è che a fine anno ti ritrovi a fare i conti con la durata delle emozioni. Sono loro la grande discriminante, il metro di giudizio che ti porta a capire quanto un libro l'hai amato davvero. Ho letto L'Arte di Essere Normale a Giugno e ancora adesso ricordo la delicatezza della narrazione unita all'incredibile forza dei personaggi. Tra David e Leo, è sempre quest'ultimo ad avere la metà più grande del mio cuore. Due ragazzi che diventano amici e che condividono un segreto che tale non può rimanere. Lisa Williamson ha sensibilità da vendere e tanta tanta classe, perché parlare di trasgender non è facile. Delicato e profondo.



LE ROSE DI SHELL
di Siobhan Dowd

 
È attraverso un lirismo poetico e avvolgente che la Dowd ci pone davanti alla tragica bellezza della vita e al fanatismo umano e religioso. Tutto quello che potrebbe, anzi dovrebbe coesistere - amore, fede, solidarietà, rispetto - qui è fatto di contraddizioni inconciliabili. Non ci sono sconti. Non ne fa la vita, ma non ne fa soprattutto la gente.
>> recensione completa
Siobhan Dowd è un'autrice che mancherà all'editoria e ai lettori. Con Il Mistero del London Eye (recensione) mi aveva conquistata, ma con Le Rose di Shell mi ha straziata. Faccio fatica a incanalare questo romanzo nella letteratura per ragazzi. Questo è un gran bel libro e basta.



TI DARO' IL SOLE
di Jandy Nelson

  
Capisco perché abbia vinto l'edizione 2017 di Mare di Libri. Di romanzi in grado di sconvolgerti ce ne sono pochi, di storie che continuano a seguirti una volta che le hai terminate ancora meno. Io li ho ancora qui con me Noah e Jude. Li vedo. Lui, sul tetto di casa a perdersi nell'infinito di un cielo carico di promesse. Lei, sulla panca di una chiesa, mentre incrocia l'obiettivo di Oscar. So che troveranno la loro strada. So che non sarà facile. Ma io sarò con loro... ♥
>> recensione completa
Ve l'ho detto io che questo è stato l'anno dei libri per ragazzi. E non me ne vergogno per niente, nonostante la veneranda età. Sarà sindrome da Peter Pan libresca? Non lo so, e nemmeno mi interessa, perché quando leggi cose belle, il target si frantuma davanti alla forza narrativa.
Questo libro per me è stato un po' un diesel, ma poi mi ha straziato e devastato in tutti i modi possibili. Leggerlo in corriera era quasi diventato problematico, perché sorridevo come un'ebete e dopo tre secondi piangevo come una disperata.
Tra queste pagine c'è il dolore e la gioia. Il sole e la tempesta. La paura e il coraggio. Bellissima la storia di Noah e Jude, ma bellissima perché l'autrice ha una penna capace di fare vere magie.



LA FIGLIA MASCHIO
di Patrizia Rinaldi

 
Pochi i dialoghi, tante le immagini immortalate dalle parole dure e incisive di Patrizia Rinaldi. Ed è grazie al suo linguaggio forte, visivo e a una psicologia che sviscera i personaggi in ogni angolo e in ogni crepa, che ho amato questo libro dalla prima riga.
Ci sono storie che ti scavano dentro poco alla volta, altre che ti bucano immediatamente e La Figlia Maschio fa parte di questa seconda categoria. Bello in modo crudele.
>> recensione completa
Patrizia Rinaldi è stata una delle scoperte migliori di quest'anno. Il suo stile è un magnete. La sua penna un'arma illegale. 
La Figlia Maschio racconta la vita di Na, giovane donna orientale venduta, cacciata, barattata, abusata. Negli anni in cui in Cina vigeva la legge del figlio unico nascere donna poteva essere una vera e propria maledizione. Ma non tutti sono destinati a essere delle vittime...
Una storia attuale che mi ha portato ad approfondire l'argomento, un libro che non è solo romanzo, ma qualcosa di più.



L'UOMO DEL LABIRINTO
di Donato Carrisi

 
Donato Carrisi si conferma un grandissimo autore il cui genio trova la sua forma perfetta in uno stile che non ha sbavature, in personaggi da cui non vorresti separarti mai, in storie che ti regalano incubi e brividi.
Ci penso, ci ripenso e mi chiedo. Ma come fa? Perché io di thriller ne ho letti tanti, ma come i suoi no. Mai. Tra queste pagine non c'è solo un'indagine ben orchestrata e un ritmo che non cede mai il passo alla noia, ma emozioni.
>> recensione completa
Il mio top 2017. Alla fine il cuore me lo ruba un romance o un thriller, non c'è storia. Quando mi chiedono chi sia il mio autore preferito rispondo sempre che non ne ho uno, che io mi innamoro dei romanzi, non di chi li scrive, però insomma... la tentazione di urlare a gran voce "Donatoooo" è tanta. Lui è geniale. E in effetti un po' lo amo. A proposito, voglio un suo audiolibro. Voglio che mi racconti le storie della buonanotte e voglio addormentarmi tra i suoi incubi.



E adesso tocca a voi.
Quali sono stati i vostri top?

27 giugno 2017

Recensione, LE ROSE DI SHELL di Siobhan Dowd

Lettori, meglio tardi che mai... si dice così vero? Avevo questa recensione al caldo da settimane, e nonostante non mi convincesse al 100% mi sono decisa comunque a pubblicarla.
Ho letto Le Rose di Shell al momento giusto, sappiate solo che bramavo i miei 40 minuti di corriera (80 tra andata e ritorno casa/lavoro), in cui potevo catapultarmi tra le pagine del libro. La sensazione più bella del mondo, essere strappata dalla realtà e buttata in un'altra. Il romanzo è molto diverso dai tanti young adult che si vedono in giro, a mio avviso è il classico titolo che sfonda ogni barriera di target e genere ed entra prepotentemente nel cuore di un lettore.

Le Rose di Shell di Siobhan Dowd

| Uovonero, 2016 | pag. 302 | € 14,00 |

Dopo la morte di sua madre la vita di Shell Talent è diventata difficile. Suo padre ha abbandonato il lavoro e si è rifugiato nella religione e nell'alcool, lasciando a lei il compito di prendersi cura di suo fratello e di sua sorella. Quando può, Shell passa il tempo con Bridie, la sua migliore amica, e con l'affascinante e seduttivo Declan, con cui condivide sigarette e battute irriverenti. Shell è attratta dalla gentilezza di Padre Rose, un giovane prete, ma si troverà presto al centro di un grosso scandalo che scuoterà dalle fondamenta il piccolo villaggio irlandese dove vive.
Voto:

Dopo aver finito Il Mistero del London Eye la mente mi diceva di cambiare genere, di leggere altro, come di solito mi impongo di fare, ma mi è stato impossibile, il cuore gridava "Siobhan Dowd" e così, alla faccia delle regole che in fondo sono fatte per essere infrante, ho iniziato Le Rose di Shell, un romanzo che non solo ha confermato le doti di questa stupenda autrice, ma che me l'ha fatta amare sotto ogni punto di vista per la sua immensa versatilità.
Se con Il Mistero del London Eye aveva saputo trattare con grandissima ironia una malattia delicata come la sindrome di Asperger mettendo gli accenti sui punti di forza piuttosto che su quelli deboli, con Le Rose di Shell ci trasporta nell'Irlanda degli anni Ottanta, tra superstizioni, ipocrisie e magia.
Nella mente di Shell, Gesù era sceso dalla croce e se n’era andato al bar più vicino. La faccia della mamma di Shell si era accartocciata, come quella di un bambino che sta per scoppiare a piangere. Poi era morta. Gesù si era scolato il suo bicchiere di birra ed era uscito definitivamente dalla vita di Shell.
Michelle Talent, detta Shell, ha smesso di credere in Dio nel preciso istante in cui sua madre è morta. Lei, a soli quindici anni, si ritrova a vivere con un padre che, al contrario, alla Chiesa, si avvicina in un modo davvero insolito; la domenica indossa i panni del profeta, sale sul pulpito, e legge con fin troppo ardore le sacre scritture; negli altri giorni abbraccia onorevoli cause benefiche raccogliendo cospicue offerte tra i fedeli e trattenendosene una generosa parte. Shell lo odia. Odia il suo odore, un misto di wisky e sudore, odia quando la costringe, insieme ai fratelli, a recitare le decine del rosario, odia quando la mattina li manda a raccogliere i sassi nel campo dietro casa, per chissà quale motivo. Shell odia così tanto non essere amata che trova rifugio tra le braccia di Declan, un chierichetto votato alla fede solo per il vino che si scola in sagrestia. Si incontrano il giovedì, si sdraiano nudi nei campi dei Duggan e non si promettono un bel niente.
La vita di Shell si snocciola così. Tra la scuola, la spesa, i doveri di casa, i fratelli che solo lei protegge come meglio può. In un paese retrogrado e bigotto, in cui ognuno coltiva il suo piccolo orto senza smettere di sbirciare in quello altrui, l'arrivo di Padre Rose, giovane, gentile e pieno di buoni propositi, è sinonimo di luce e speranza nel cuore di una ragazzina che nonostante i pochi sogni e la tanta rassegnazione, ha mantenuto un'anima sensibile che pulsa di vita e possibilità.
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26 maggio 2017

Recensione, IL MISTERO DEL LONDON EYE di Siobhan Dowd

Finalmente sono ufficialmente entrata nel mondo di Siobhan Dowd e adesso non vedo l'ora di leggere TUTTI gli altri suoi libri. Che autrice fantastica. <3

Il Mistero del London Eye di Siobhan Dowd

| Uovonero, 2011 | pag. 256 | € 14,00 |

Ted Spark non sente un gran bisogno di diventare normale, però ha capito che esiste una cosa che (agli occhi della gente) lo avvicina a quella condizione: dire bugie. Lui che in 12 anni non ha mai mentito, adesso, è costretto a dirne tre in due soli giorni per salvare l'indagine parallela condotta insieme a sua sorella Kat alla ricerca del cugino Salim. Salim è sparito, facendo un giro sullagigantesca ruota panoramica di Londra. Un giallo avvincente, la storia di un ragazzo inglese nel cui cervello gira un sistema operativo diverso da quello delle altre persone. La voce narrante del libro è proprio quella di Ted, affetto da sindrome di Asperger, una forma di autismo che non viene mai nominata come è giusto che sia perché tutti (chi più o meno) siamo nello spectrum autistico.
Voto:

Dopo aver letto e amato Sette Minuti Dopo la Mezzanotte, romanzo scritto da Patrick Ness sugli appunti di Siobhan Dowd, autrice prematuramente scomparsa, ho sentito il bisogno, fortissimo, di fare l'avvocato del diavolo e di capire di chi fossero i reali meriti di un'opera tanto perfetta. Be', di entrambi ho scoperto. Che Siobhan Dowd sapesse entrare nel mondo più intimo e nascosto dei giovani era indiscusso, ma le parole che avrebbe usato sarebbero state efficaci quanto quelle di Ness? Assolutamente sì.
Ne ho avuto la conferma dopo aver iniziato Il Mistero del London Eye. Mi sono bastate poche righe e Ted, con il suo mondo un po' rovesciato, mi aveva già conquistata. La scrittrice britannica ha affidato la narrazione a un dodicenne assolutamente fuori dal comune nel cui cervello è stato installato un sistema operativo diverso da quello delle persone normali. La sua patologia non ha mai un nome, eppure è descritta in maniera impeccabile: Ted non ha amici, non comprende il linguaggio del corpo e le metafore le traduce alla lettera; ha una passione sfrenata per la meteorologia e un'uniforme che indossa anche quando non c'è scuola. È molto intelligente e nonostante il senso di solitudine che a volte l'affligge ha la mente costantemente affollata da mille pensieri che gli permettono di vedere cose che agli altri sfuggono. 
Quando con la sorella Kat e il cugino Salim vanno al London Eye succede qualcosa che ha dell'inspiegabile. Salim sale sulla ruota grazie a un biglietto regalatogli da un misterioso signore, ma sparisce nel nulla. Dopo il canonico giro di trenta minuti tutti i passeggeri scendono dalla capsula tranne lui. Cosa fare? Come giustificare alla madre e alla zia la sua scomparsa?
Ted, che non ha mai detto una bugia, perché non è proprio capace di farlo, cercherà in tutti i modi di crackare il suo cervello e di farlo funzionare al meglio, perché anche se ha dei limiti diagnosticati da medici e professori competenti, anche se dimentica le piccole cose e le mani gli sfarfallano in modo incontrollabile quando si agita, ha anche una capacità logica e deduttiva fuori dal comune capace di abbattere quegli schemi e quelle barriere che a volte ti impediscono di vedere le cose per come sono realmente. Insomma, Ted avrà anche una patologia, ma è una patologia ad alto funzionamento. A volte nemmeno sua sorella Kat riesce a stargli dietro, perché lei - che è "normale" - si fa prendere dall'ansia, ragiona a sproposito, va in tilt al minimo ostacolo. Ma insieme sono un grande duo, insieme sono il braccio e la mente. 

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25 maggio 2017

Libro VS Film - Sfida n°51

A volte vorrei parlare dei film che mi capita di vedere, ma poi penso che un blog di libri non sia il posto giusto. Allora penso di parlare dei film tratti dai libri, questa cosa avrebbe senso, no? Ma quello che ne viene fuori non è mai una recensione, ma continui paragoni tra due opere dalla struttura tanto diversa. E così nasce questa rubrica (che posterò random) in cui mi divertirò a mettere sul piatto della bilancia un'opera letteraria e una cinematografica e vedere da che parte penderà l'ago.
LIBRO VS FILM
chi vincerà?

Oggi in sfida
Sette Minuti Dopo la Mezzanotte

 
Parità!

Durante un viaggio Bologna/Profondo Sud mi sono portata in macchina Sette Minuti Dopo la Mezzanotte e l'ho letteralmente letto tutto d'un fiato, senza pause, se non quelle obbligate all'autogrill. In Puglia avevo gli occhi rossi. In Calabria ero in un bagno di lacrime. Marito guidava e sospirava farfugliando cose tipo "no, ma... grazie per la compagnia". Va be', ma questa è un'altra storia, lui sa che a volte sono presente fisicamente ma la mia mente è altrove. Mi capita anche senza avere un libro in mano, figuriamoci quando ce l'ho.
Il romanzo che Patrick Ness ha scritto sul soggetto di Siobhan Dowd, talentuosa autrice di romanzi per ragazzi prematuramente scomparsa, è delicato, struggente, sospeso tra realtà e fantasia per tutte le sue duecento bellissime pagine.

La storia credo che ormai la sappiate tutti. Colin, ogni sera, riceve una visita sette minuti dopo la mezzanotte, quella del grande tasso che veglia sulla collina che si sradica dal suolo e va alla sua finestra per raccontargli tre storie. Tre storie in cui la verità non è mai assoluta.
Colin ha solo tredici anni, ma non ha paura, sono altre le cose che lo spaventano veramente, come l'arrivo improvviso del padre e della nonna, le ore da passare a scuola quando dovrebbe fare le lavatrici e accudire la mamma malata. 
Una storia amara e crudele permeata da un alone fantastico, un espediente narrativo già utilizzato al cinema in film come Un Ponte per Terabitha (tratto dall'omonimo romanzo di Katherine Paterson) o Il Labirinto del Fauno di Guillermo del Toro. Si fugge dalla realtà attraverso l'immaginazione. Ci si rifugia in un luogo dove il dolore sembra attutito.

Il film è una fedele e ben fatta trasposizione, ma sinceramente da Juan Antonio Bayona, dopo capolavori come The Orphanage e the Impossible, non mi aspettavo niente di meno. Sette Minuti Dopo la Mezzanotte chiude meravigliosamente una sorta di trilogia in cui il regista spagnolo ci parla - in modi sempre differenti - dell'incredibile rapporto madre/figlio.
Rispetto al romanzo solo le parti in cui il "mostro" racconta le tre storie non le ho trovate visivamente d'impatto. Abituata agli schizzi di Jim Key mi aspettavo qualcosa di più vibrante, di sagome in bianco e nero che prendevano vita sullo schermo, di macchie informi che si modellavano poco alla volta, invece le sequenze animate, anche se particolarissime, mi sono sembrate poco consone al contesto. Ma è davvero un dettaglio, un qualcosa a cui ci si abitua anche.

il mostro di Jim Key

il mostro del film doppiato da Liam Neeson
Al contrario il grande albero - il mostro - è perfetto, e se devo dirla tutta ho guardato il film in inglese perché non potevo perdermi il doppiaggio di Liam Neeson. Voce roca, palpabile, suadente. Amo.
Sul resto del cast niente da dire, solo applausi. Sigourney Weaver regala sempre performance di alto livello, Felicity Jones è bellissima anche coi capelli rasati e 3 centimetri di occhiaie, ma la vera rivelazione è il piccolo Lewis MacDougall, un bambino nato per recitare e bucare lo schermo. Mi ha ricordato Barret Oliver, il piccolo Bastian de La Storia Infinita, ma sinceramente gli auguro una carriera più brillante e un parrucchiere con più gusto (capisci a me...).

Detto questo non posso far altro che consigliarvi il film, ma se non avete letto il libro non fate i furbi. Prima il romanzo (qui la recensione), poi, dopo, potrete andare al cinema.

Trailer


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19 luglio 2016

Recensione, Sette Minuti Dopo la Mezzanotte di Patrick Ness

Cari lettori, finalmente pubblico la recensione di questo gioiellino di libro che mi sono letta durante il viaggio che mi ha portato dall'Emilia Romagna alla Calabria. Sono arrivata a destinazione con un groppo in gola che non vi dico, ma sono felicissima di essermelo gustata al meglio, di averlo letto tutto d'un fiato e di averlo fatto mio pagina dopo pagina.
A questo punto attendo con ansia l'uscita del film.

Sette Minuti Dopo la Mezzanotte di Patrick Ness

| Mondadori, 2012 | pag. 222 | € 16,00 - € 10,00 |
Il mostro si presenta sette minuti dopo la mezzanotte. Proprio come fanno i mostri. Ma non è il mostro che Conor si aspettava. Il ragazzo si aspettava l'orribile incubo, quello che viene a trovarlo ogni notte da quando sua madre ha iniziato le cure mediche. Conor si aspettava l'entità fatta di tenebre, di vortici, di urla... No. Questo mostro è un po' diverso. È un albero. Antico e selvaggio. Antico come una storia perduta. Selvaggio come una storia indomabile. E vuole da Conor la cosa più pericolosa di tutte. La verità.




Voto:

Intorno a certe storie non si può girare intorno, è inutile, "la verità" è l'unica soluzione possibile.  
È questo che il MOSTRO cerca di insegnare al giovane Colin, un tredicenne che lotta quotidianamente contro la malattia della madre e la paura di perderla... ma è solo un momento, perché le cose si sistemeranno, lei si curerà e tutto tornerà come prima. Intanto lui pensa alla colazione, a far partire la lavatrice a buttare la spazzatura. Va a scuola, e quello è il momento più difficile dell'intera giornata. Da quando hanno saputo di sua madre nessuno lo guarda più, è come se improvvisamente fosse diventato invisibile; la maestra non lo interroga e non gli chiede i compiti, perché tanto lo giustificherebbe; i compagni non gli rivolgono una parola, perché non saprebbero cosa dirgli e l'unico momento in cui sente di esserci è quando i tre bulli della scuola se la prendono con lui.
A un quadro già non propriamente idilliaco un giorno si va ad aggiungere la nonna, che arriva per dare una mano, anche se... nessuno gliel'ha chiesta, lui e sua madre se la sono cavata sempre benissimo anche da soli. E poi dall'America ricompare suo padre, dopo averli abbandonati per ricostruirsi una nuova famiglia dall'altra parte dell'Oceano eccolo, tutto sorrisi, vane promesse e stupidi nomignoli con cui apostrofarlo.
Colin è sempre più esasperato. Nemmeno la notte gli è di conforto perché - o c'è l'INCUBO - o arriva il MOSTRO. Eppure non lo teme quel grande tasso che si sradica dal suolo assumendo, in un groviglio di rami e foglie, fattezze quasi umane; non lo teme nemmeno quando lo vede attraversare il piccolo cimitero, scende dalla collina e arriva alla finestra della sua camera.

Proprio non hai paura, vero?
- No. Non di te comunque.
Il mostro strinse gli occhi.
Ne avrai, disse. Prima della fine.

Il MOSTRO ha tre storie da raccontare. La quarta spetterà a Colin e dovrà essere la verità. Basta finzioni. Basta inganni. Basta bugie. 
Un romanzo delicatissimo e infinitamente commovente in cui la fantasia sovrasta la realtà, nascondendone in parte le brutture e le ipocrisie.
Mi ha ricordato Il Labirinto del Fauno perché dietro a una storia cupa, dark, dalle tinte quasi horror, si cela la vita, quella vera, che non fa sconti, non ha pietà, non guarda in faccia a nessuno. E il grande albero, dalle braccia nodose, con il suo caldo alito odoroso di terriccio, è una guida, un po' come i tre fantasmi del Natale di Dickens; lui mostra a Colin storie dai doppi risvolti in cui niente è come sembra, in cui spesso la verità è celata dall'egoismo, dall'invidia, dagli inganni, ma a fronte di una narrazione quasi surreale c'è una parabola profonda, veritiera, dura da digerire.
Sette Minuti Dopo la Mezzanotte doveva portare in copertina il nome di Siobhan Dowd (Il Mistero del London Eye, La Bambina Dimenticata dal Tempo), ma credo che l'autrice, scomparsa prematuramente, possa riposare sonni tranquilli; Patrick Ness, ha saputo dare identità a quei personaggi solo abbozzati, togliendo la polvere a un manoscritto che non poteva - non doveva - restare chiuso in un cassetto. Perché questa è una di quelle storie che fa del bene e del male allo stesso tempo. Da una parte ti mette le catene, dall'altra ti rende libero. 
Imperdibile l'edizione illustrata da Jim Kay (Harry Potter e la pietra filosofale) le cui chine rendono il tutto ancora più nero e opprimente, ma non fatevi fuorviare dal font macroscopico, dalla presenza di disegni e dalla classificazione standard che lo cataloga dai 12 anni in su. No. Patrick Ness racconta la storia di un tredicenne, imprigiona tra le pagine il suo dramma, la sua rabbia, i suoi incubi peggiori, ma in realtà è agli adulti che parla, perché se un bambino ha il potere di rifugiarsi nella fantasia, loro hanno il dovere di riportarlo alla vita vera. Quella vita che bisogna imparare a mordere e a prendere a calci, ma a cui capita di doversi anche arrendere.

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