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11 settembre 2018

Recensione, SGANCIANDO LA LUNA DAL CIELO di Gregory Hughes

Uno dei romanzi per ragazzi più divertenti e commoventi che abbia mai letto. Trovato a un mercatino per tre euro, si è rivelato in modo del tutto inaspettato un preziosissimo tesoro.

Sganciando la Luna dal Cielo di Gregory Hughes


| Feltrinelli, 2011 | pag. 270 | € 15,00 |


Voto:

Questa è la storia di Marie Claire Wazhashnoos, detta Il Ratto, e di suo fratello Robert, per gli amici Bob. Vivono a Winnipeg, una cittadina circondata dalle infinite praterie canadesi, finché un giorno non trovano il loro Vecchio "morto come un topo sullo zerbino" e decidono di seppellirlo in giardino per non finire in orfanotrofio.
Bob è sinceramente sconvolto, per il Ratto invece niente di nuovo, lei lo sapeva che sarebbe successo, così come sapeva che la sua amica Felicia sarebbe stata uccisa da un pedofilo e che un fulmine avrebbe centrato in pieno quell'antipatica di Taija facendola balbettare per un mese.

Come avrete capito Marie Claire è una bambina capace davvero di lasciare senza parole. Ha uno spiccato senso per il melodramma (da grande farà l'attrice!), adora il cappuccino (che beve solo nel quartiere francese perché fa più chic), e conosce più leggende sui nativi dei nativi stessi. Non ha mai versato una lacrima, non sa cosa sia la tristezza e vive ogni istante come se fosse l'ultimo. 
È pazza, pensa Bob, non può finire in un istituto, lì cercherebbero di farla tornare normale  e comunque non ci riuscirebbero; il Ratto poi ha bisogno di spazio per dare di matto, quindi c'è una sola cosa da fare, prendere armi e bagagli e andare nella Grande Mela per cercare un certo Jerome DeBillier che a quanto pare è un loro zio e di professione fa lo spacciatore.

La loro avventura inizia a bordo di un treno merci tra le mille paranoie di Bob - convinto che finiranno per essere ammazzati ancor prima di mettere piede in suolo newyorkese - e il folle entusiasmo del Ratto - convinta che ad attenderla ci saranno solo cose stra-mega-biiip (lei non dice mai parolacce, preferisce bippare tutto!) - e in fondo sarà proprio così. A bordo delle loro BMX sfrecceranno tra il Bronx e Manhattan, dormiranno sotto cieli pieni di stelle, in vecchie roulotte e in attici da capogiro, incontreranno truffatori dal cuore d'oro, star della musica, gente pronta ad aiutarli e altri... be', altri un po' meno.

Sganciando la Luna dal Cielo è un romanzo tragicomico pieno di situazioni al limite del reale, ma è soprattutto un libro capace di riempirti il cuore di tenerezza, di farti ridere a crepapelle e di commuoverti fino alle lacrime.
Ringrazio il giorno in cui, al mercatino dell'usato, mi è caduto l'occhio sulla bellissima copertina, poi il titolo ha fatto il resto. Non ho letto nemmeno la trama, ho portato il libro alla cassa senza pensarci due volte, perché anche se razionalmente controllo sempre goodreads o anobii per avere un'idea del feedback, in modo del tutto irrazionale so anche che gli acquisti fatti alla cieca possono rivelarsi i migliori. E alla fine è stato così. Tre euro per un piccolo preziosissimo tesoro.

Gregory Hughes, un passato allo sbando tra istituti di correzioni e riformatori, è stato salvato da un professore che l'ha avvicinato alla letteratura per poi incoraggiarne il talento e in questo libro d'esordio c'è anche un pezzetto del suo passato, di cose viste e persone incontrate. Non è una semplice storia fatta di eventi che collegano un inizio a una fine, ma un vero e proprio inno alla vita che ti accompagna anche a lettura terminata, un romanzo che parla di seconde possibilità, solitudine, emarginazione e lo fa attraverso una serie di personaggi che non vengono mai relegati all'interno di ruoli stereotipati. Un padre che affoga il dolore nell'alcol non picchia necessariamente i suoi figli, un ladro può anche essere un perfetto gentiluomo e dietro a una facciata di assoluto perbenismo capita che si celi il più grande dei mali.
E poi, ovviamente, si parla d'amore. Di amori immensi che non smetteranno mai di esistere. Per la vita, per le persone, per la musica di Frank Sinatra e ovviamente per il cappuccino

I did what I had to do 
And saw it through without exemption 
I planned each charted course, 
Each careful step 
Along the byway 
And more, much more than this, I did it my way.

Curiosità: nel 2011 Sganciando la Luna dal Cielo è stato tra i finalisti della Carnegie Medal ma fu battuto da Patrick Ness che vinse con Monsters of Men (La Guerra).

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5 febbraio 2018

Recensione SPAZIO APERTO di Christophe Lèon

Lettori buonasera, oggi vi parlo di una delle mie ultime scoperte: Christophe Lèon, autore algerino trapiantato in Francia che è stato anche a Mare di Libri un paio di anni fa e io, uffa, me lo sono perso. Urge macchina del tempo.
Scrive romanzi per ragazzi, ma non solo, e ha una penna davvero forte. E' il classico autore che non fa sconti... come piace a me insomma, ma sono sicura che piacerebbe anche a molti di voi :)

SPAZIO APERTO di Christophe Lèon

| Sinnos | pag. 157 | € 12,00 |
Lo spazio aperto è uno spazio di movimenti frenetici, di lavori incessanti e di caffè troppo zuccherati. Uno spazio dove è facile prendere e perdere il controllo. Ma è anche il luogo delle scelte, dove tutto ancora si può fare, dove la stessa strada può portare all'amore, oppure alla vendetta. Lewis ha 17 anni, un'ossessione chiamata Julia e un piano in testa che pesa sempre di più. Dopo "Reato di fuga", Christophe Leon costruisce uno strano thriller sulla società e sul ruolo che ciascuno di noi occupa al suo interno. Perché tutti, in fondo, facciamo parte di uno spazio aperto. 
Voto:

Christophe Lèon fino ai quarant'anni non avrebbe mai pensato di fare lo scrittore, anzi. Lui era uno sportivo. Poi, a causa di una malattia, si è trovato bloccato nel letto e ha deciso di prendere carta e penna per ammazzare il tempo. Era il 2000, anno più anno meno. Ad oggi ha pubblicato oltre cinquanta libri, molti anche per adulti, ma è grazie a un'attenta e spietata introspezione del mondo giovanile che è arrivato al successo. Con Reato di Fuga (sempre pubblicato da Sinnos) nel 2006 ha vinto il Premio Andersen e in Francia ne è stato tratto anche un film. Ma come dice Lèon "Non guardatelo". O meglio "Prima leggete il libro. Le immagini a volte mettono in prigione." E non potrebbe esserci cosa più vera. Se penso a Spazio Aperto sul grande schermo mi viene subito da storcere il naso. La storia di Lewis è potente, crudele e controversa e mi chiedo se un film non rischierebbe di alterare il messaggio di fondo, un messaggio mica semplice tra l'altro. Tra queste pagine si parla di un adolescente che non accetta quello che la vita gli ha riservato, di un ragazzo che ha visto andare in pezzi la sua famiglia e che tra un presente carico si risentimento e un passato in cui vediamo il progressivo sgretolarsi dell'infanzia, lui non ce la fa più e decide di dire basta. A modo suo. Nell'unico modo che la mente di un diciassettenne ferito, compromesso e arrabbiato può partorire. Perché se niente intorno a te funziona... come puoi tu stesso funzionare?
Lewis non accetta la scomparsa del padre e nemmeno lo squallido tentativo della madre di rifarsi una vita. Prova fastidio quando la guarda con il suo nuovo compagno, è tutto sbagliato, è tutto fuori posto, come un capello nella minestra. Ma è sbagliato anche il suo tentativo di rivalsa, il lettore lo sa. Sbaglia Lewis quando adesca Julia fuori dalla palestra di yoga. Sbaglia quando finge di esserle amico. Sbaglia quando le fa credere di provare qualcosa... Ma ormai il copione è stato scritto e va rispettato. Così Lewis pondera attentamente i pro e i contro, pesa le parole, studia il linguaggio del corpo. Recita una parte.
"Non si può di certo dire che questa ragazza sia un bel vedere, anzi, è davvero tremenda, con quei suoi denti da cavallo, l'acne che le mangia le guance e le labbra troppo grosse.
In realtà, ad essere onesti, mi fa comodo che Julia sia così. Con un aspirante top model l'approccio sarebbe stato più complicato e le possibilità di riuscire abbastanza remote."
"Il mio progetto è molto semplice: attraverso la ragazza mi intrufolo nella famiglia, la qual cosa mi dà occasione di stare fianco a fianco con il padre"
Un dolore troppo grande, può portare a conseguenze devastanti. Lewis non ha pietà per nessuno, nemmeno per se stesso, se ne frega del dopo, lui pensa al presente, pensa alla vendetta. Ci sono crepe dentro cui vuole insinuarsi per far crollare il muro di ipocrisie che ha distrutto suo padre. Solo questo potrà dargli sollievo.
Lèon è davvero bravo nel tratteggiare gli aspetti più oscuri di un adolescente che non ha più un solo appiglio, ed è bravo soprattutto nel mostrare quanto spesso i genitori non capiscano i tormenti dei propri figli. Chiamalo egoismo, chiamalo rifiuto della realtà, chiamalo un po' come ti pare, ma la madre di Lewis è cieca e sorda.
Il finale ho dovuto assimilarlo, ma ero preparata, sapevo che Christophe Lèon li lascia spesso aperti, è convinto che la parola fine spetti al lettore. Così, io, il "mio" epilogo l'ho scritto. C'è una caratterizzazione così profonda del protagonista e una costruzione della storia talmente precisa, che non puoi non arrivare all'ultima pagina senza sapere cosa succederà. Lo sai. Oh, eccome se lo sai.
Un romanzo molto attuale capace di fotografare, attraverso lo sguardo affranto e disilluso di un adolescente, non solo i drammi che si consumano all'interno della famiglia e sui luoghi di lavoro, ma anche la profonda pochezza della società dentro cui ci muoviamo, una società fagocitata dai doveri, dalle scalate al successo e dall'affermazione del proprio "io".

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11 dicembre 2017

Recensioni in Pillole #15

Lettori buongiorno! Oggi parliamo di tre libri, tutti belli e/o interessanti per motivi differenti e niente... io sono sempre più "addicted" delle case editrici indipendenti che mi regalano le sorprese più belle e inaspettate!

Il Rischio di Chiara Lico

| Sinnos, 2017 | pag. 140 | € 13,00 |


Quella de Il Rischio è una storia inventata, ma fino a un certo punto. Probabilmente ne esistono di fin troppo simili. Chiara Lico, volto noto per la conduzione del TG2, nel suo primo romanzo per ragazzi ha voluto raccontare una realtà che ha toccato con mano. Quella di Barra, un quartiere di Napoli che con Ponticelli e San Giovanni a Teduccio è noto come triangolo della morte.
In questo rione non devi vedere, sentire e soprattutto parlare. I bambini vengono usati come "postini" per traffici illegali e a dieci anni invece di giocare con un pallone stringono tra le mani una pistola. E la usano anche per ammazzare su commissione. 
I giovani, figli strappati al sistema, non hanno un futuro e Claudio, cerca di regalargliene uno. Raccoglie i ragazzini dalla strada, li costringe a tornare sui banchi di scuola e in cambio insegna loro le magie del circo.
Ciro, Principessa, Manolo, Carmine... hanno tutti la loro storia. Una storia che non si scolleranno mai di dosso, che come un marchio portano incisa sulla pelle, ma tra trapezi, birilli ed evoluzioni con il fuoco, possono sperare in un futuro diverso. Miglioreanche. Ma si può uscire da Barra senza portarsi dietro tutti i suoi peccati?
Un romanzo breve che è più una denuncia che altro. Scritto in terza persona con l'alternanza di capitoli narrati da una voce decisamente insolita, ma che ho apprezzato moltissimo per la sua sfacciata irriverenza, Il Rischio colpisce tanto per la storia in sé, un po' meno per come viene raccontata. C'è la voglia di scappare, il desiderio di riscatto, ma a tratti manca la parte più emozionale, quella che una volta chiuso il libro ti fa pensare un sacco a Barra, lasciando in seconda fila Ciro e i ragazzi del circo.

Nota: il personaggio di Claudio, è ispirato a Giovanni Savino, presidente della cooperativa Il Tappeto di Iqbal. Con il suo operato e attraverso l'arte circense strappa i giovani dall'analfabetismo, non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.

A chi lo consiglio? A tutti quei lettori che cercano nei romanzi la verità.


Contro Corrente di Alice Keller e Veronica Truttero

| Sinnos, 2017 | pag. 80 | € 12,00 |


Assolutamente A-DO-RA-BI-LE! Questo breve romanzo grafico che si rivolge a un target di giovani lettori è il classico esempio di come anche un adulto può godere appieno di un prodotto se questo è confezionato bene.
Ho amato da subito l'impatto visivo del libro che fa tanto vintage, perfetta l'impaginazione delle tavole che non segue uno schema preciso, ma si adatta alla narrazione, alternando testo e fumetto.
Si parla di Gertrude Ederle, una bambina poco femminile che ha sempre dimostrato una grande passione per il nuoto e che è passata alla Storia per essere salita, a soli diciannove anni, sul podio olimpico per ben tre volte e per essere stata la prima donna ad aver attraversato la Manica.
La realtà incrocia la fantasia, perché se Gertrude è un personaggio realmente esistito, non lo è sua cugina che tenta di emularla in tutto e per tutto. Emily vuole diventare una nuotatrice provetta, ma è costretta ad allenarsi di nascosto, perché la sua famiglia - tutta fiocchi, nastrini e bon-ton - non approverebbe mai. Ma quando si ha un sogno... niente può fermarci!

Alice Keller e Veronica Truttero funzionano che è una meraviglia. Artiste, amiche, collaboratrici nella gestione della libreria per ragazzi Momo, e già co-autrici in casa Sinnos in Di Becco in Becco e Hai Preso Tutto? con Contro Corrente fondono insieme componenti storiche, didattiche e humor, senza tralasciare il messaggio di fondo. Credi in te stesso. Sempre.

A chi lo consiglio? A tutti quei bambini che non sempre hanno il livello di autostima al top!



Mare Giallo di Patrizia Rinaldi

| Sinnos, 2014 | pag. 112 | € 11,00 |


Mare Giallo nonostante sia un romanzo per bambini/ragazzi è una piccola perla di linguaggio e stile. La storia in sé è molto semplice, ma è come viene raccontata che fa la differenza.
Per Patrizia Rinaldi "la Cina ha un fascino ingovernabile" e ce n'è un pezzetto anche in questo romanzo che ha per protagonista Han, un ragazzino di origini orientali nato a Napoli e abituato a scorrazzare tra i moli della città nell'attesa che la madre finisca di lavorare. E' sua la voce che ascoltiamo, ed è una voce scanzonata, irriverente, a tratti molto saggia. Han ci porta in un mondo in cui il colore della pelle e i tratti somatici del viso sono un po' un problema. Lui, che è in Italia da quando aveva due anni, sarà per sempre e per tutti o' cinese nonostante parli il dialetto meglio di un partenopeo doc.
Senza dire troppo della trama, che si snoda intorno a un piccolo giallo, quello che davvero colpisce è come l'autrice, con grande semplicità, riesca a trattare temi tanto importanti. In Mare Giallo si parla di emarginazione, senso di appartenenza, problemi familiari. Non si cade mai in inutile retoriche, non ci sono spiegoni, ma la narrazione è incisiva quanto basta per lasciare il segno. E poi c'è l'amicizia, in tutte le sue facce. Da quella con Insalata, fatta di ramanzine e consigli da "nonno", a quella con Thomas e Caterina, suoi coetanei, "partner in crime", entrambi vittime di un disagio che non riescono a superare. Thomas, per i continui spostamenti a causa del lavoro del padre, non riesce a mettere radici, Caterina, al contrario, si sente straniera nella sua stessa terra.
Fresco, genuino, simpatico e soprattutto intelligente, Mare Giallo è un romanzo che andrebbe regalato a tutte le scuole elementari e fatto leggere. Appassiona e insegna. Cose mica da poco.

A chi lo consiglio? A chi vuole abituare un giovane lettore alla qualità stilistica. Se invece non sei più un bambino leggi subito La Figlia Maschio (qui la recensione).


30 novembre 2017

Recensione, LUNA di Julie Anne Peters

Buongiorno lettori, come state? Siete già tutti in pieno mood natalizio? Io da un pezzo, ma non è una novità per chi mi conosce. In un'altra vita dovevo essere un elfo di Babbo Natale, chissà...
Oggi vi parlo di un libro davvero toccante, adatto a lettori di tutte le età. Ecco, se vi capita prendetelo, oppure regalatelo che il periodo è quello giusto, ed è pure scontatissimo su Amazon!!! Cioè... 3,46 euro, ma quando vi ricapita?

Luna di Julie Ann Peters

| Giunti, collana Y, 2010 | pag. 384 | € 9,90 |

Liam ha sedici anni. E' alto, bello, muscoloso e corteggiatissimo, ma la verità è che si sente una ragazza intrappolata dentro un corpo da ragazzo. Sua sorella, Regan, è l'unica a condividere questo segreto con Liam - o Luna, come preferisce farsi chiamare - che ogni notte clandestinamente si trasforma con trucchi e vestiti da ragazza nel suo alter ego femminile. All'insaputa dei genitori, una madre troppo occupata nella sua professione di wedding planner e un padre frustrato da un lavoro rutinario, Regan si trova da sola a dover aiutare e sostenere il fratello (quasi una sorella) nell'accidentato e stravagante percorso verso la trasformazione. Ma anche per lei è il momento del cambiamento, e insieme ai primi batticuori arrivano anche gli imprevisti che l'avere un fratello trans comporta... Un romanzo ricco di colpi di scena esilaranti, una commedia borghese sul tema dell'identità sessuale che non mancherà di divertire, commuovere e affascinare i lettori e le lettrici della generazione Y.
Voto:

Sarà che ultimamente sto selezionando accuratamente le mie letture evitando perlopiù di buttarmi alla cieca sulle novità, ma sto leggendo solo cose belle. Ed è una gioia. Una gioia grandissima! Era da tanto che aprendo il sito non vedevo file e file di recensioni a 4 stelle!
Ma iniziamo facendo un passo indietro. Quando a giungo, durante l'incontro con Lisa Williamson a Mare di Libri si è parlato di romanzi per ragazzi a tematica transgender, a detta dell'intervistatrice l'unico titolo uscito, oltre a L'Arte di Essere Normale (qui la recensione), era George di Alex Gino (link Amazon qui). Sbagliato! Avrei voluto alzare la mano, ma odio fare la maestrina, quindi me ne sono stata appollaiata sulla sedia da brava blogger, ma la tentazione di ricordare che Luna, già nel 2010, affrontava questo delicatissimo argomento, è stata forte.
Luna l'avevo già in wish list da tempo immemore, probabilmente da quando era uscito e volevo tutti i titoli della collana Giunti Y. Poi è stato Michele a ricordarmelo, perché si sa, il tempo passa, l'età avanza, la wish list si allunga... insomma io del romanzo di Julie Anne Peters mi ero proprio dimenticata.
L'ho recuperato sul Libraccio (qui il post) e adesso vive nella mia libreria, vicino ai suoi fratelli Y, piccoli e cicciotti, comodi da portarsi in giro, perfetti nella loro veste grafica e originali nei contenuti. Perché quella collana sia morta è un mistero. Perché non mi pubblichino il terzo di Dentro Jenna (#1 e #2) idem. Spero comunque di recuperare altro di questa collana, tipo Gli Zombi Non Piangono (qui la recensione) che mi aveva fatto ridere un sacco e che ho solo in ebook.
Ma dopo questa lunghissima premessa parliamo di Luna.

Io l’amavo, lei era mio fratello.

Quando si affrontano determinate tematiche lo si fa prevalentemente dando voce al diretto interessato senza pensare che, spesso, anche le persone che gli sono vicino, pur non vivendo le stesse problematiche, si trovano a doverne affrontare altre, non per questo più semplici.
La cosa che ho amato di più in questo romanzo è la narrazione attraverso il pov di Regan, una ragazza abituata a condividere la vita di suo fratello Liam privandosi totalmente della propria. Il bilancio dei suoi quindici anni è perlopiù questo: relazioni sociali pari a zero, collegamenti con il mondo esterno praticamente nulli.
D'altronde lei è la sola che può proteggerlo, perché è l'unica che conosce il suo segreto.
Liam è nato nel corpo sbagliato, ma è cresciuto con l'ossessione di dover per forza di cose compiacere la canonica concezione di vero uomo che ha suo padre. Con il tempo si è calato in un ruolo, ha chiuso Luna in un baule e ha trovato in Regan la sua ancora di salvezza.

Maschio di giorno, femmina di notte.
Ma dentro, lui era femmina sempre.

Per Regan il peso da sopportare però è incontenibile. La doppia vita di Liam la risucchia, ha il terrore che la verità possa distruggerli entrambi, e così si nega un presente per proteggere suo fratello. Nella sua camera, di notte, Liam ritrova la sua identità, e lei glielo concede, parla con Luna, la conforta, la fa respirare. E' una metamorfosi necessaria, inevitabile, l'importante è che di giorno tutto torni come prima.
Questo legame, bellissimo e struggente, sembra però non portare da nessuna parte. E tutto si fa più complicato quando Chris , il nuovo ragazzo della scuola, chiede a Regan di uscire, perché lei non può, non può permettere a nessuno di accorciare quelle distanze che lei tanto faticosamente sta cercando di mantenere.
Attraverso un presente che sembra non poter sbocciare in nessun roseo futuro, i ricordi di Regan portano a galla una verità che è sempre stata sotto gli occhi di tutti e che nessuno ha mai voluto vedere. Liam che gioca con le bambole. Liam che socializza solo con le femmine. Liam che chiede un reggiseno per il suo compleanno.
Solo Regan sembra capire, ma allo stesso tempo non comprende. Perché nessun altro vede? 
Un romanzo dolcissimo e crudele che parla di egoismo, vergogna, cecità; una storia in cui gli adulti mostrano indifferenza e i giovani sono privi di empatia. Nonostante uno stile anche leggero e a tratti ironico l'autrice non fa sconti, non regala nulla. Mentre Liam tenta di affermare la sua identità sessuale la sorella si rifugia nell'anonimato, perché preferisce non essere vista. La spaventano i giudizi, le malelingue, le cattiverie.
Proteggere Liam, per Regan, significa nascondere Luna. Ma tutti abbiamo un baule delle meraviglie pieno di sogni. E tutti dobbiamo poterlo aprire.
Insieme a L'Arte di Essere Normale un altro titolo che non ti insegna ad abbattere le barriere, ma ad evitare di costruirle. Bello bello.

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Nota: ci sono poche copie ancora disponibili su Amazon, il cartaceo è scontato del 50% e costa meno dell'ePub. Insomma, io non me lo farei proprio scappare.

15 novembre 2017

Recensione, TI DARÒ IL SOLE di Jandy Nelson

Me lo avete consigliato in centocinquantamila, ma io ho i miei tempi, e comunque adesso sono pronta con fischietti e trombette per unirmi a voi ed esaltare con canti e danze la delicatissima bellezza di questo romanzo. Per farla breve, Ti Darò il Sole non può mancare dalla libreria di nessun lettore. Adesso lo so.

Ti Darò il Sole di Jandy Nelson

| Rizzoli 2016 | pag. 485 | € 17,50 |

Solo un paio d'ore dividono Noah da Jude, ma a guardarli non si direbbe nemmeno che sono fratelli: se Noah è la luna, solitaria e piena di incanto, Jude è il sole, sfrontata e a proprio agio con tutti. Eppure i due gemelli sono legatissimi, quasi avessero un'anima sola. A tredici anni, su insistenza dell'adorata madre stanno per iscriversi a una prestigiosa accademia d'arte. Tecnicamente è Noah ad avere il posto in tasca - è lui quello pieno di talento, il rivoluzionario, l'unico che nella testa ha un intero museo invisibile - e invece in un salto temporale di tre anni scopriamo che è Jude ad avercela fatta, ma anche che i due fratelli non si parlano più, che Noah ha smesso di dipingere, che si è normalizzato, e che Jude si è ritirata dal mondo che tanto le calzava a pennello. Cos'ha potuto scuotere il loro legame così nel profondo? In un racconto a due voci e a due tempi, Noah e Jude ci precipitano tra i segreti e le crepe che inevitabilmente si aprono affacciandosi all'età adulta, ma anche nelle coincidenze che li risospingono vicini, laddove, forse, il mondo può ancora essere ricucito.
Voto:
"Non voglio immaginare prati, voglio attraversali correndo"
Pelle d'oca e brividi. Mamma mia, era da tanto che non mi capitava, ma ci sono state un paio di situazioni in questo libro che mi hanno davvero accelerato i battiti del cuore e rizzato i peli delle braccia. Per la gioia, certo, ma soprattutto per la paura che i due protagonisti potessero perdere tutto il loro meraviglioso universo fatto di alberi, prati, fiori, stelle... Noah e Jude hanno iniziato a negoziarsi il mondo fin da quando erano piccoli, sono gemelli, sono inseparabili - se uno si ferisce, l'altro sanguina - ma sono anche profondamente diversi e ignari di come alcuni baratti, possano portare tanto alla rovina quanto alla salvezza.
Ad accomunarli una passione sfrenata per l'arte, ma anche questo amore lo vivono ognuno a modo proprio.
Noah dipinge nella sua testa prima ancora che sulla tela, trasforma in un quadro ogni emozione, pensiero o situazione. È introverso, insofferente, per molti quasi imbarazzante, ma la sua anima è una tavolozza con infinite sfumature che aspettano solo di essere catturate.
Jude invece è fin troppo estroversa, sembra essere costantemente in rotta di collisione con tutti, in primis con la madre, e la sua arte la tiene solo per sé.
Avere tredici anni è un grandissimo casino, ed è Noah a raccontare questo periodo meravigliosamente difficile, con la sua voce ancora stridula, i sogni a cielo aperto e un arcobaleno al posto del cuore. Ci parla del legame fortissimo con la madre, l'unica in grado di capirlo davvero, degli attriti con il padre, di una sessualità che non riesce più a contenere e di Brian, il ragazzo con gli occhi di rame che colleziona meteoriti.
Quando è Jude a prendere la parola, la scena si sposta di tre anni in avanti e i due gemelli sono irriconoscibili. Sembra quasi che si siano scambiati di corpo.
Noah non brilla più. Si è spento. Del ragazzo speciale di un tempo non c'è traccia, è diventato come tutti gli altri: un sedicenne schifosamente conformista. Fa sport, esce con le ragazze (whaaat?!), organizza feste e le sue dita non stringono più matite e carboncini.
Jude invece ha deciso di indossare l'uniforme di Ragazza Invisibile. Parla con la nonna morta, controlla su internet quale malattia potrebbe aver contratto, recita occulte preghiere e si porta dietro amuleti anti-disgrazia. È la custode silenziosa di suo fratello, perché ormai non si parlano quasi più. Sono diventati due estranei, ed è inevitabile chiedersi il perché.
Le risposte arriveranno poco alla volta, prima scopriremo tanto altro.
Di come Oscar, il ragazzo dalla chiacchiera sempre pronta con un curriculum di trasgressioni e peccati da far invidia a James Dean, si intrufolerà nella vita di Jude. Di come Noah tre anni prima, abbia perso se stesso. Di come l'amore non possa - non debba - essere sbagliato, mai. Di come i sensi di colpa possano ridurti in cenere.
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15 ottobre 2017

Recensione, TUTTA COLPA DELLE MEDUSE di Ali Benjamin

Buona domenica lettori! Finalmente mi prendo un po' di tempo per me e per il blog e vi parlo di un titolo assolutamente adorabile che non potete perdervi!

TUTTA COLPA DELLE MEDUSE di Ali Benjamin

| Il Castoro, 21/09/2017 | pag. 317 | € 13,50 |

Suzy Swanson sa un sacco di cose che gli altri non sanno. Sa che ogni anno sulla Terra 150 milioni di persone vengono punte da una medusa. Sa quanto dormono le formiche ogni giorno. Ma, soprattutto, sa di avere fatto una cattiveria tremenda alla sua ex migliore amica, Franny Jackson. E vorrebbe tanto poter rimediare. Però sa anche che è impossibile, perché la vita di Franny è stata spezzata all'improvviso mentre nuotava nello splendido mare d'estate. Suzy non si dà pace e si convince che la causa sia stata la puntura di una rara medusa. Mentre decide di non parlare più fino a quando avrà dimostrato la sua teoria, Suzy comincia a guardarsi attorno con occhi diversi che le rivelano piccole sorprese e piccoli gesti, oltre all'amore e alla speranza di cui ha disperatamente bisogno per riuscire a perdonarsi.
Voto:


Lo dico sempre più spesso e ogni romanzo che esce è un'ulteriore conferma: quella del Castoro è una delle realtà editoriali per ragazzi che preferisco. Tematiche forti trattate con garbo e intelligenza, personaggi non facili, storie coraggiose, edizioni curate e traduzioni impeccabili. Non sono solita a fare sviolinate, ma quando ce vo' ce vo'!

Tutta Colpa delle Meduse ha per protagonista una dodicenne che forse, alle scuole medie, nemmeno io avrei degnato di uno sguardo. C'è un'età in cui non si è necessariamente cattivi, quanto indifferenti, esiste solo il proprio mondo che evolve in continuazione e non tutti hanno il privilegio di poterne far parte.
Suzy Swanson è una di quelle bambine con i genitori divorziati e nessuno con cui condividere la solitudine. Non ora almeno. Prima c'era Franny, loro erano Miss Creepy e Strawberry Girl, ma adesso la sua migliore amica è morta. Be', ex migliore amica, perché le cose hanno iniziato a cambiare prima che Franny annegasse, e nonostante gli adulti continuino a dirle che alcune cose succedono e basta, lei non ci crede e decide di trovare la causa di quell'effetto devastante che l'ha portata a non voler più parlare con nessuno. E dire che la chiamavano parla-sempre perché non riusciva mai a tenere la bocca chiusa... Adesso invece è tutto nella sua testa: pensieri, emozioni, progetti. E non vuole nessuno con cui condividerli, perché tanto nessuno la capirebbe.
Suzy è una di quelle ragazzine curiose che di cose ne sa tante, tipo che il cuore batte tre miliardi di volte se vivi ottant'anni e e che la maggior parte delle ghiandole sudoripare sono sulle piante dei piedi, ma non sa un bel niente di ragazzi e di moda; le manca il lasciapassare per potersi sedere al tavolo della mensa con le ragazze cool della scuola.
Tra la fine della prima media e l'inizio della seconda maschi e femmine cambiano pelle, ma lo fanno con tempi e modalità diversi. Suzy pensa di essere nel posto sbagliato del mondo e si abitua a guardare le persone di spalle piuttosto che in faccia, e sotto sotto non sembra soffrirne nemmeno troppo di questa cosa (Frenny a parte), perché sono gli altri a essere cambiati, non lei. Ed è incredibile come l'autrice riesca a farti provare empatia per una dodicenne piena di colpe e difetti, perché per quanto Suzy sembri una vittima in più di un'occasione, non lo è sempre. Spesso è lei a ostruire muri invece che abbatterli. Ed è sempre lei a voltarsi dall'altra parte, a rifiutarsi di vedere e sentire. Lei che è fragile, ma anche intelligente, razionale e fin troppo intraprendente pretende di comunicare con un linguaggio che non a tutti è comprensibile. Si convince che Franny non è morta perché a volte le cose succedono e basta, secondo la sua teoria è stata punta da una medusa. E sarà la ricerca di questa verità ad andare di pari passo con l'emotività di una ragazzina che si aggrappa alla scienza per sfuggire a una realtà assurda, priva di una logica spiegazione.
Il veleno è una difesa. Più fragile è l'animale e più a bisogno di proteggersi. Perciò, più veleno ha una creatura e più dovremmo riuscire a perdonare quell'animale. È lui quello che ne ha più bisogno.
Un romanzo straordinariamente onesto che attraversa vari gradi di solitudine affrontando il dolore della perdita con grandissima sensibilità. Bellissimi i rimandi a personaggi reali, come Jamie Seymour e Diana Nyad (esperto di tossicologia e campionessa di nuoto sulle grandi distanze) ma bellissime soprattutto le tante curiosità sul mondo marino e terrestre. Ali Benjamin ci aiuta a guardarci intorno con più stupore, ci insegna a non cercare necessariamente un perché a tutto, ci toglie le vecchie difese per offrircene di nuove.  
Sono questi i libri che piacciono a me. Semplici, ma profondi come il mare. Delicati, ma pericolosi come le creature che lo infestano.

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10 luglio 2017

Recensione, ANCHE GLI ALBERI BRUCIANO di Lorenza Ghinelli

Lettori buongiorno,
oggi finalmente vi parlo in modo più approfondito dell'ultimo romanzo di Lorenza Ghinelli, anche se ormai lo sapete quanto mi sia piaciuto avendovelo spammato ovunque! <3

Anche Gli Alberi Bruciano di Lorenza Ghinelli

| Rizzoli, 06/2017 | pag. 178 | € 15,00 |


Voto:

Di solito i ringraziamenti si fanno alla fine, ma oggi mi va di partire con quelli. Grazie a Mare di Libri. Grazie a Rizzoli. Grazie a Lorenza Ghinelli. Grazie a un festival per ragazzi che propone titoli di altissima qualità, grazie a una casa editrice che mi ha permesso di scoprire una nuova voce italiana e grazie a un'autrice che scrive quello che a me piace leggere. Amando le storie difficili potevo non entrare in simbiosi quando si parla di resilienza?  È questo il filo rosso che unisce tutti i libri di Lorenza, un sostantivo in cui si racchiude la capacità che hanno le persone di affrontare un evento traumatico e di superarlo. Un anello debole che attraverso un percorso catartico si trasforma in forza e consapevolezza.
L'urto che subisce Michele - il primo di una serie - è bello tosto, difficile da mandar giù. Non che pensasse che la sua famiglia fosse quella del Mulino Bianco, ma entrare in casa e trovare una giovane studentessa a cavallo di tuo padre come minimo ti catapulta dritto dritto nello squallore tipico di una soap opera di infima categoria. Ma non si rompe Michele, anzi, in cambio del suo silenzio chiede il motorino che tanto desiderava. Tiè!
Non che stare su due ruote lo faccia sentire meglio, anzi. Fingere che vada tutto bene è uno schifo, è come nascondere la merda sotto al tappeto e lui è stanco di vivere in una famiglia ammalata di silenzi e rimpianti. Una famiglia che dovrebbe essere forte come una quercia e che invece pensa di risolvere i problemi scappando in America e sbattendo il nonno malato di Alzheimer in una casa di riposo.
Da sopportare è troppo, e presto arriva per Michele il momento di dire basta, perché disobbedire, a volte, è importante. 
L'adolescenza è il periodo più breve e intenso della nostra vita, è il momento della rivoluzione, solo che non sempre si hanno a disposizione i mezzi per fronteggiarla. In nemmeno duecento pagine Lorenza Ghinelli racconta la guerra di Michele che rifila le lasagne al nonno quando nessuno lo vede e lo porta di nascosto a fare una passeggiata per le vie di Rimini. Pazienza se poi piscia nei cestini delle biciclette, scappa dai tedeschi e lui debba fingersi un partigiano per farsi dar retta. È suo nonno, e Michele lo ama immensamente.
Così come ama Vera, la ragazza additata come quella facile, che va con tutti, ma nei cui occhi ha visto un dolore che vorrebbe condividere.
Una storia breve, ma intensissima, un vero colpo di fucile come lo ha definito la stessa autrice, parole che sono proiettili, capitoli che bruciano tra le mani del lettore. La narrazione, tagliente e viva, quasi telegrafica a dimostrazione di quanto sia urgente, mi ha fatto innamorare di Lorenza Ghinelli. I suoi romanzi hanno una voce, sanno gridare, chiedono aiuto, si ribellano e vanno assolutamente ascoltati. Al momento ho il vago sospetto che li amerò tutti.

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3 luglio 2017

Recensione, L'ARTE DI ESSERE NORMALE di Lisa Williamson

Mamma mia come sono in ritardo nel recensire questo libro, è che ci tenevo a farlo dopo l'incontro con  Lisa Williamson a Mare di Libri (qui il post), incontro che ha solo confermato la grandissima sensibilità di un'autrice bra-vis-si-ma!
Detto questo, bando alle ciance, e beccatevi la recensione. Tanto lo sapete che l'ho amato, ve l'ho detto in tutti i luoghi e in tutti i laghi, e queste poche righe servono solo a suggellare il mio amore per L'Arte di Essere Normale <3 
P.S. Voi non lo sapete, ma far leggere mia mamma è un'impresa titanica. Be' dopo essersi sbloccata con Anche Gli Alberi Bruciano di Lorenza Ghinelli si è persa tra le pagine di questo gioiellino e l'ha letteralmente adorato. Perché i libri per ragazzi, non sono solo per ragazzi. Ricordiamocelo sempre.

L'Arte di Essere Normale di Lisa Williamson

| Il Castoro, collana Hot Spot, 2017 | pag. 329 | € 16,50 |

David Piper ha quattordici anni, ed è sempre stato un emarginato. I suoi genitori sono convinti che sia gay, a scuola è vittima dei bulli. I suoi due migliori amici sono gli unici a sapere la verità: David sente di essere una ragazza. Leo Denton viene da una realtà disagiata e, al suo primo giorno alla prestigiosa scuola di Eden Park, ha un solo obiettivo: passare inosservato. Ma ben presto cominciano a circolare voci sulla sua espulsione dalla scuola precedente. E il fatto che la bella e popolarissima Alicia si innamori di lui non aiuta a tenerlo lontano dai guai... Quando Leo prende le parti di David in una lite con i bulli della scuola, nonostante le diffidenze di Leo tra i due nasce un'inaspettata amicizia. Ma le cose stanno per diventare ancora più complicate, perché alla Eden Park i segreti non rimangono tali a lungo, e presto tutti scopriranno quello che Leo sta disperatamente cercando di nascondere.
Voto:

Bello. Bello in modo pulito, sano, genuino. L'Arte di Essere Normale è il tipo di libro che ti fa proprio un gran bene ed è soprattutto quel tipo di libro che più che ai ragazzi ha tanto da insegnare agli adulti.
Racconta, con una normalità disarmante, la storia di David Piper, un adolescente intrappolato in un corpo che gli racconta solo bugie e vittima di uno specchio che lo tradisce ogni volta che ci si riflette. Sul suo segretissimo taccuino delle ispezioni annota tutti quei cambiamenti che non vorrebbe vedere, perché il suo sogno, come ha scritto da piccolo quando la maestra ha chiesto ai suoi alunni cosa sarebbero voluti diventare da grandi, non è come quello di tutti gli altri. In una classe di aspiranti sportivi, ministri e addirittura maghi, lui desidera essere una femmina.

Soprannominato il Fenomeno (leggasi: da baraccone), David è oggetto di scherni, risate, atti di bullismo, ma trova una grande forza nei suoi due migliori amici, la Mutante e il Secchione, e quando si chiude la porta di casa alle spalle, ad attenderlo c'è una famiglia meravigliosa che lui ha paura di deludere. È combattuto David. Vorrebbe darsi delle scadenze, vorrebbe dire a tutti chi è veramente, vorrebbe liberarsi di un corpo che non è il suo, ma la sola idea lo terrorizza. E rimanda. Scrive lettere che non consegna, inizia frasi che gli si bloccano in gola, finché non conosce Leo, il nuovo reietto della scuola, un ragazzo ruvido e silenzioso che sembra voler vivere in uno stato di isolamento sociale perpetuo. Cos'hanno in comune David e Leo? Niente. Tutto. Ma poi... non sono forse le differenze a renderci simili? E mentre uno indossa di nascosto le camice da notte di sua madre, l'altro, sua madre, non perde occasione per mortificarla, perché è un disastro, perché non sa tenersi un lavoro, perché gli uomini li fa scappare di continuo.
L'autrice fotografa momenti difficili e altri più leggeri con grande sensibilità e anche con un pizzico di ironia, raccontandoci David e Leo attraverso i loro segreti, le loro lotte interiori, i loro amori impossibili e meravigliosi.  Si conoscono tra i banchi di scuola, si confessano sul fondo di una piscina abbandonata, scappano da Londra alla ricerca di se stessi e della verità. E io li ho seguiti durante un percorso quasi catartico.  Il tempo porterà lacrime, risate, nuove paure ma anche inaspettate speranze. Perché questo romanzo della Williamson compie un piccolo miracolo, quello di essere letto e allo stesso tempo di leggerti.
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27 giugno 2017

Recensione, LE ROSE DI SHELL di Siobhan Dowd

Lettori, meglio tardi che mai... si dice così vero? Avevo questa recensione al caldo da settimane, e nonostante non mi convincesse al 100% mi sono decisa comunque a pubblicarla.
Ho letto Le Rose di Shell al momento giusto, sappiate solo che bramavo i miei 40 minuti di corriera (80 tra andata e ritorno casa/lavoro), in cui potevo catapultarmi tra le pagine del libro. La sensazione più bella del mondo, essere strappata dalla realtà e buttata in un'altra. Il romanzo è molto diverso dai tanti young adult che si vedono in giro, a mio avviso è il classico titolo che sfonda ogni barriera di target e genere ed entra prepotentemente nel cuore di un lettore.

Le Rose di Shell di Siobhan Dowd

| Uovonero, 2016 | pag. 302 | € 14,00 |

Dopo la morte di sua madre la vita di Shell Talent è diventata difficile. Suo padre ha abbandonato il lavoro e si è rifugiato nella religione e nell'alcool, lasciando a lei il compito di prendersi cura di suo fratello e di sua sorella. Quando può, Shell passa il tempo con Bridie, la sua migliore amica, e con l'affascinante e seduttivo Declan, con cui condivide sigarette e battute irriverenti. Shell è attratta dalla gentilezza di Padre Rose, un giovane prete, ma si troverà presto al centro di un grosso scandalo che scuoterà dalle fondamenta il piccolo villaggio irlandese dove vive.
Voto:

Dopo aver finito Il Mistero del London Eye la mente mi diceva di cambiare genere, di leggere altro, come di solito mi impongo di fare, ma mi è stato impossibile, il cuore gridava "Siobhan Dowd" e così, alla faccia delle regole che in fondo sono fatte per essere infrante, ho iniziato Le Rose di Shell, un romanzo che non solo ha confermato le doti di questa stupenda autrice, ma che me l'ha fatta amare sotto ogni punto di vista per la sua immensa versatilità.
Se con Il Mistero del London Eye aveva saputo trattare con grandissima ironia una malattia delicata come la sindrome di Asperger mettendo gli accenti sui punti di forza piuttosto che su quelli deboli, con Le Rose di Shell ci trasporta nell'Irlanda degli anni Ottanta, tra superstizioni, ipocrisie e magia.
Nella mente di Shell, Gesù era sceso dalla croce e se n’era andato al bar più vicino. La faccia della mamma di Shell si era accartocciata, come quella di un bambino che sta per scoppiare a piangere. Poi era morta. Gesù si era scolato il suo bicchiere di birra ed era uscito definitivamente dalla vita di Shell.
Michelle Talent, detta Shell, ha smesso di credere in Dio nel preciso istante in cui sua madre è morta. Lei, a soli quindici anni, si ritrova a vivere con un padre che, al contrario, alla Chiesa, si avvicina in un modo davvero insolito; la domenica indossa i panni del profeta, sale sul pulpito, e legge con fin troppo ardore le sacre scritture; negli altri giorni abbraccia onorevoli cause benefiche raccogliendo cospicue offerte tra i fedeli e trattenendosene una generosa parte. Shell lo odia. Odia il suo odore, un misto di wisky e sudore, odia quando la costringe, insieme ai fratelli, a recitare le decine del rosario, odia quando la mattina li manda a raccogliere i sassi nel campo dietro casa, per chissà quale motivo. Shell odia così tanto non essere amata che trova rifugio tra le braccia di Declan, un chierichetto votato alla fede solo per il vino che si scola in sagrestia. Si incontrano il giovedì, si sdraiano nudi nei campi dei Duggan e non si promettono un bel niente.
La vita di Shell si snocciola così. Tra la scuola, la spesa, i doveri di casa, i fratelli che solo lei protegge come meglio può. In un paese retrogrado e bigotto, in cui ognuno coltiva il suo piccolo orto senza smettere di sbirciare in quello altrui, l'arrivo di Padre Rose, giovane, gentile e pieno di buoni propositi, è sinonimo di luce e speranza nel cuore di una ragazzina che nonostante i pochi sogni e la tanta rassegnazione, ha mantenuto un'anima sensibile che pulsa di vita e possibilità.
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