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27 ottobre 2022

LA STIRPE E IL SANGUE di Lorenza Ghinelli

| Bompiani, 01/06/2022 | pag.176 | € 18,00 |
Anno 1442. L’esercito ottomano al comando di Murad II irrompe in Valacchia devastando i villaggi. Tra le capanne divorate dalla violenza nasce Radu, un bambino affetto da una rara forma di anemia che riuscirà a sopravvivere solo grazie alla caparbietà di Maria, sua madre, e a quella della sorella Anna. I tre sfuggono all’invasione rifugiandosi nella foresta, ma l’efferatezza dei lupi e degli orsi impallidisce dinnanzi a quella degli uomini. Anna e Maria si trovano così costrette, per resistere, a infrangere ogni regola, e insegneranno a Radu un’ostinata resistenza e una ferocia che ha l’impudenza di rivelarsi necessaria. La loro è la storia di un esilio, e di una scalata che rovescia il potere affogandolo nel suo stesso sangue. La sopravvivenza come codice morale, l’amore come unica gomena. E a legarli, sopra ogni cosa, il rito del sangue che Maria insegna a Radu e che lo tiene in vita, unendo così il suo destino di giovane uomo alla leggenda che porterà Vlad l’Impalatore, meglio noto come Dracula, a imporsi nell’immaginario collettivo.

Voto:

Era da un bel po' che un libro non mi teneva incollata alle sue pagine. Davo la colpa al caldo e alla stanchezza (🫠) ma credo che il problema fosse un altro a questo punto; con il romanzo giusto la colonnina di mercurio può pure toccare i 40 gradi che prima di collassare il libro lo finisci.La Stirpe e il Sangue è una storia breve, magnetica, dai tratti gotici.
Inizia in Valacchia nel 1442, il tempo poi passa, ma non gli orrori che con l'avvento di Vlad Dracul diventano sempre più sanguinari.

C’è una donna che tenta di sopravvivere e di mantenere in vita i suoi figli e c’è un neonato che riesce a restare aggrappato a questo mondo nonostante la morte trovi in lui qualcosa di irresistibile.

E poi ci sono gli uomini. Quelli che dimostrano il loro valore mettendo i paesi a ferro e fuoco, quelli che le mani le usano per distruggere e non per costruire, quelli che si sentono virili nel momento in cui le donne le prendono con la forza.

In un contesto buio e violento che si porta addosso il sapore delle leggende ancestrali dove la fantasia si mescola alla realtà più bieca, @lorenzaghinelli è a suo agio come non mai.
Una penna ruvida come la terra su cui si muovono i suoi personaggi e densa come il sangue che scorre nelle loro vene, con un finale così perfetto ed evocativo da essere indimenticabile.

A completare il tutto le suggestive illustrazioni di @darkam_arcadia 🖤

Hai già letto un romanzo di Lorenza di Ghinelli? Il tuo preferito?
Nel caso la risposta fosse negativa potresti iniziare proprio da questo 🦇😎

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5 gennaio 2018

Le Migliori Letture del 2017



Buongiorno a tutti! Come sempre il primo post di Gennaio è giusto che sia dedicato al recap più atteso dell'anno, anche se chi mi segue sa già più o meno quali sono stati gli up e i down degli ultimi dodici mesi.
Il mio 2017 è stato caratterizzato da tanta editoria indipendente e da tanti romanzi per ragazzi. Poche le delusioni, e contrariamente al 2016 non ho abbandonato quasi nessun libro. 
Sono un po' in ritardo con la pubblicazione, ma gente, sono arrivata al 31 tutta bella pimpante, ma il capodanno mi ha messo letteralmente k.o. Praticamente il primo gennaio ero in uno stato di coma vigile. Molto coma, poco vigile. E il 2 ho ripreso a lavorare. Insomma, per riprendermi mi ci è voluta quasi una settimana.
Ma adesso bando alle ciance e veniamo a noi :)

LE MIGLIORI LETTURE DEL 2017


MIA CUGINA RACHELE
di Daphne Du Maurier

 
La grande abilità dell'autrice sta nell'aver creato due personaggi anagraficamente lontani (almeno per l'epoca) ma governati da impulsi differenti eppure simili. Entrambi vogliono qualcosa, ma i mezzi per raggiungerlo sono diametralmente all'opposto. Rachele ha esperienza, intelligenza ed è una donna paziente. Philip invece è fatto di istinto e sentimento, vive l'amore con un totale senso di abbandono godendo dello stato di ebbrezza in cui sembra essere precipitato.
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Mia Cugina Rachele è stato il classico migliore del mio 2017. Non che ne abbia letti tantissimi, ma supera, L'Uomo Che Visse nel Futuro di H. G. Wells (recensione), un titolo che amo particolarmente perché si parla di viaggi nel tempo e Noi di Evgenij Zamjatin (recensione), forse il primo distopico mai scritto.
Questa storia non poteva non diventare mia per due motivi. E' fatta di passioni forti, morbose, al limite della follia, ed è misteriosa e oscura come l'animo umano.
Adesso vorrei vedere il film, ma ho paura.... Che cosa strana. Appena ho saputo che ne avrebbero fatto una trasposizione ho esultato, saltato sul divano, sparso stelle filanti per casa... invece adesso rimando la visione di continuo perché temo che possa in qualche modo rovinarmi il ricordo di una lettura bellissima. Ma mi farò forza, Rachel Weisz sembra una Rachele a dir poco perfetta.



LE NOSTRE ANIME DI NOTTE
di Kent Haruf

 
Kent Haruf, con il suo stile estremamente familiare, coi suoi dialoghi che scorrono come fiumi, senza bisogno di venire nemmeno virgolettati e una raffinatezza narrativa più unica che rara, dopo la trilogia della Pianura ci riporta nuovamente nell'immaginaria cittadina di Holt e ci fa riscoprire la magia delle stelle e l'immortale forza dell'amore.
>> recensione completa
La semplicità di una storia e la grandezza della vita. Niente astronavi, niente supereroi, niente avventure mozzafiato. Qui ci troviamo faccia a faccia con la monotona quotidianità che prima o poi investe ognuno di noi. Qui si parla di solitudine e del bisogno di sconfiggerla. Mi ha emozionato il romanzo di Haruf. E mi ha fatto anche molto, molto arrabbiare. Ogni tanto ci penso a Addie e Louise... vedo le loro mani rugose sfiorarsi, i loro occhi stanchi che non hanno perso la voglia di sognare, le birre sul tavolo della cucina testimoni delle loro confidenze serali. Perché la vecchiaia non deve precludere nulla. Perché l'amore non ha tempo.
Anche in questo caso ho paura a vedere il film. Non so... Jane Fonda e Robert Redford mi sembrano fin troppo perfetti per interpretare due anime spezzate dal tempo e dal dolore che, nonostante tutto sono ancora in piedi. E cercano di starci sorreggendosi a vicenda. Delicatissimo, quasi una carezza.



ANCHE GLI ALBERI BRUCIANO
di Lorenza Ghinelli

  
Una storia breve, ma intensissima, un vero colpo di fucile come lo ha definito la stessa autrice, parole che sono proiettili, capitoli che bruciano tra le mani del lettore. La narrazione, tagliente e viva, quasi telegrafica a dimostrazione di quanto sia urgente, mi ha fatto innamorare di Lorenza Ghinelli. I suoi romanzi hanno una voce, sanno gridare, chiedono aiuto, si ribellano e vanno assolutamente ascoltati. Al momento ho il vago sospetto che li amerò tutti.
>> recensione completa
Quest'anno ho letto tre romanzi di Lorenza Ghinelli, e anche se probabilmente La Colpa (recensione) è un titolo più nelle mie corde, perché lo sapete, amo le storie nere, Anche Gli Alberi Bruciano ha un posto speciale nel mio cuore. Forse perché si parla di nonni. Forse perché i miei non li ho più. Forse perché non ci sono perché. Quando una storia ti porta via, tu non devi opporre resistenza, e non devi nemmeno farti domande. Assolutamente consigliato e assolutamente bello.



CATTIVE RAGAZZE
di Assia Petricelli e Sergio Riccardi

 
Sono queste le storie che fanno bene, storie che escono dai soliti stereotipi dettati da mode e momenti, dalle richieste del pubblico e dal marketing. Cosa c'è di più bello che imparare, conoscere e scoprire attraverso un libro? E se quello che si scopre ha la forza di quindici donne carismatiche, indomite e rivoluzionarie, be', io non so davvero cosa possa esserci di meglio.
>> recensione completa
Di-vo-ra-to. E non mi è bastato. Ne volevo ancora, ancora e ancora. Quindici storie che attraverso il grande dono della sintesi portano alla luce la vita di donne incredibili che hanno lasciato un segno nel tempo. Ci vorrebbe un tomo enorme con 365 storie. Una a sera. 



IN VIAGGIO NEL TEMPO CON IL CRICETO
di Ross Welford

 
Ross Welford ha scritto una storia senza tempo che nel tempo però ci viaggia; quella del bambino che cerca di riportare in vita il suo papà grazie alla straordinaria invenzione costruita dal genitore... oh, sia chiaro, da vedere non è niente di che, solo un computer collegato a una vecchia vasca di zinco, quindi se vi aspettavate l'imitazione della mitica DeLorean (vedi Ritorno al Futuro), emh... no. E non c'è nemmeno una specie di moderno Doc a guidare il giovane Al ( nome completo: Albert Einstein Hawking, ma direi che Al andrà più che bene ), solo le lettere di Pitagora Chaudhury, suo padre (problemi coi nomi in famiglia? ), e un criceto che in parte gli farà da cavia. Però - giuro - il fascino è lo stesso del grande film di Zemeckis, solo a misura di bambino, con tutti i pericoli annessi e connessi che comporta cambiare il corso degli eventi.
>> recensione completa
Potevo non mettere il criceto del mio cuor nella top ten? Giammai! Questo romanzo - sicuramente per un target giovanissimo - l'ho adorato. Pur comprendendone alcuni limiti mi ha conquistato in tutti i modi possibili. Per la storia - viaggi nel tempo! - per il protagonista - Albert Einstein Hawking Chaudhury ma quanto sei stato coraggioso? - per i sorrisi  e per le lacrime. Insomma, tra queste pagine sono tornata bambina. E non c'è viaggio nel tempo più bello.



L'ARTE DI ESSERE NORMALE
di Lisa Williamson

 
Bello in modo pulito, sano, genuino. L'Arte di Essere Normale è il tipo di libro che ti fa proprio un gran bene ed è soprattutto quel tipo di libro che più che ai ragazzi ha tanto da insegnare agli adulti.
Racconta, con una normalità disarmante, la storia di David Piper, un adolescente intrappolato in un corpo che gli racconta solo bugie e vittima di uno specchio che lo tradisce ogni volta che ci si riflette.
>> recensione completa
Il bello dei recap è che a fine anno ti ritrovi a fare i conti con la durata delle emozioni. Sono loro la grande discriminante, il metro di giudizio che ti porta a capire quanto un libro l'hai amato davvero. Ho letto L'Arte di Essere Normale a Giugno e ancora adesso ricordo la delicatezza della narrazione unita all'incredibile forza dei personaggi. Tra David e Leo, è sempre quest'ultimo ad avere la metà più grande del mio cuore. Due ragazzi che diventano amici e che condividono un segreto che tale non può rimanere. Lisa Williamson ha sensibilità da vendere e tanta tanta classe, perché parlare di trasgender non è facile. Delicato e profondo.



LE ROSE DI SHELL
di Siobhan Dowd

 
È attraverso un lirismo poetico e avvolgente che la Dowd ci pone davanti alla tragica bellezza della vita e al fanatismo umano e religioso. Tutto quello che potrebbe, anzi dovrebbe coesistere - amore, fede, solidarietà, rispetto - qui è fatto di contraddizioni inconciliabili. Non ci sono sconti. Non ne fa la vita, ma non ne fa soprattutto la gente.
>> recensione completa
Siobhan Dowd è un'autrice che mancherà all'editoria e ai lettori. Con Il Mistero del London Eye (recensione) mi aveva conquistata, ma con Le Rose di Shell mi ha straziata. Faccio fatica a incanalare questo romanzo nella letteratura per ragazzi. Questo è un gran bel libro e basta.



TI DARO' IL SOLE
di Jandy Nelson

  
Capisco perché abbia vinto l'edizione 2017 di Mare di Libri. Di romanzi in grado di sconvolgerti ce ne sono pochi, di storie che continuano a seguirti una volta che le hai terminate ancora meno. Io li ho ancora qui con me Noah e Jude. Li vedo. Lui, sul tetto di casa a perdersi nell'infinito di un cielo carico di promesse. Lei, sulla panca di una chiesa, mentre incrocia l'obiettivo di Oscar. So che troveranno la loro strada. So che non sarà facile. Ma io sarò con loro... ♥
>> recensione completa
Ve l'ho detto io che questo è stato l'anno dei libri per ragazzi. E non me ne vergogno per niente, nonostante la veneranda età. Sarà sindrome da Peter Pan libresca? Non lo so, e nemmeno mi interessa, perché quando leggi cose belle, il target si frantuma davanti alla forza narrativa.
Questo libro per me è stato un po' un diesel, ma poi mi ha straziato e devastato in tutti i modi possibili. Leggerlo in corriera era quasi diventato problematico, perché sorridevo come un'ebete e dopo tre secondi piangevo come una disperata.
Tra queste pagine c'è il dolore e la gioia. Il sole e la tempesta. La paura e il coraggio. Bellissima la storia di Noah e Jude, ma bellissima perché l'autrice ha una penna capace di fare vere magie.



LA FIGLIA MASCHIO
di Patrizia Rinaldi

 
Pochi i dialoghi, tante le immagini immortalate dalle parole dure e incisive di Patrizia Rinaldi. Ed è grazie al suo linguaggio forte, visivo e a una psicologia che sviscera i personaggi in ogni angolo e in ogni crepa, che ho amato questo libro dalla prima riga.
Ci sono storie che ti scavano dentro poco alla volta, altre che ti bucano immediatamente e La Figlia Maschio fa parte di questa seconda categoria. Bello in modo crudele.
>> recensione completa
Patrizia Rinaldi è stata una delle scoperte migliori di quest'anno. Il suo stile è un magnete. La sua penna un'arma illegale. 
La Figlia Maschio racconta la vita di Na, giovane donna orientale venduta, cacciata, barattata, abusata. Negli anni in cui in Cina vigeva la legge del figlio unico nascere donna poteva essere una vera e propria maledizione. Ma non tutti sono destinati a essere delle vittime...
Una storia attuale che mi ha portato ad approfondire l'argomento, un libro che non è solo romanzo, ma qualcosa di più.



L'UOMO DEL LABIRINTO
di Donato Carrisi

 
Donato Carrisi si conferma un grandissimo autore il cui genio trova la sua forma perfetta in uno stile che non ha sbavature, in personaggi da cui non vorresti separarti mai, in storie che ti regalano incubi e brividi.
Ci penso, ci ripenso e mi chiedo. Ma come fa? Perché io di thriller ne ho letti tanti, ma come i suoi no. Mai. Tra queste pagine non c'è solo un'indagine ben orchestrata e un ritmo che non cede mai il passo alla noia, ma emozioni.
>> recensione completa
Il mio top 2017. Alla fine il cuore me lo ruba un romance o un thriller, non c'è storia. Quando mi chiedono chi sia il mio autore preferito rispondo sempre che non ne ho uno, che io mi innamoro dei romanzi, non di chi li scrive, però insomma... la tentazione di urlare a gran voce "Donatoooo" è tanta. Lui è geniale. E in effetti un po' lo amo. A proposito, voglio un suo audiolibro. Voglio che mi racconti le storie della buonanotte e voglio addormentarmi tra i suoi incubi.



E adesso tocca a voi.
Quali sono stati i vostri top?

22 novembre 2017

Recensione, ALMENO IL CANE e' UN TIPO A POSTO di Lorenza Ghinelli

Buongiorno lettori! Oggi ci parlo di un altro romanzo di Lorenza Ghinelli, mi sono ripromessa di recuperare le recensioni delle letture estive e, cavolo, ce la sto facendo! Forse radunerò alcuni titoli in "pillole", tanto a voi non frega niente se scrivo tre righe o trenta, quello che conta è che vi dia un parere su un libro, no?!
Tornando alla Ghinelli ho già Il Divoratore che mi aspetta in libreria, mentre voglio assolutamente comprare Con i Tuoi Occhi. Ve l'ho già detto che per colpa della cover l'avevo scambiato a suo tempo per un erotico?! No vabbe'... non ce la posso fare... x°°D

Almeno di Cane è un Tipo a Posto di Lorenza Ghinelli

| Rizzoli | pag. 266 | edizione economica Bur € 11,50 |
Massimo non è uno sfigato: ce lo hanno fatto diventare. La colpa al novanta percento è di Vito. È lui ad avergli affibbiato il nomignolo di Minimo, e se ti danno quel soprannome negli spogliatoi della piscina, è difficile che gli altri pensino che il tuo è un problema di altezza o di torace stretto. Vito però ha un segreto, un segreto fatto di lividi e serate trascorse trincerato in camera sua, e Massimo, suo malgrado, sta per scoprirlo. Poi c’è Celeste, divisa tra l’essere se stessa o trasformarsi in come mamma e papà la vorrebbero; Stefania, che desidera soltanto dimagrire; Margò, alle prese con un’estate da gigante prima di tornare hobbit a settembre. Intorno a loro, un’intera galassia di amici, parenti e adulti alle prese con una tempesta di incontri e scontri che nel corso di una manciata di giorni li cambierà per sempre.
Voto:

Credo di non aver mai letto in tutta la mia vita tre romanzi dello stesso autore uno di fila all'altro. In teoria è proprio una regola che mi impongo (il troppo stroppia ci ha insegnato la nonna!), ma in pratica questa volta me ne sono fregata.
Ecco forse avrei dovuto fermarmi a due romanzi per poi prendere una pausa, riconosco che mi sono sentita sotto gli effetti di qualche potente stupefacente, la Ghinelli crea una certa dipendenza, e adesso, per colpa sua, mi toccherà andare in comunità. 
Detto questo Almeno il Cane è un Tipo a Posto è un titolo che ti acchiappa subito per due motivi. Titolo e copertina. In pratica, senza dover nemmeno leggere una riga, lo si ama.
A pensarci a posteriori, la sensazione che mi è rimasta a fine lettura, è quella di aver consumato in un paio di giorni una commedia degli orrori (passatemi il termine) a tutti gli effetti. Commedia perché si ride, ma proprio tanto, l'ironia è onnipresente, non c'è personaggio, situazione o riflessione che non ti strappi un sorriso; degli orrori perché comunque i temi affrontati sono serissimi. Bulimia, violenza domestica, bullismo. Come Lorenza riesca a non minimizzare nulla facendoti pure ridere è il segreto della sua arte.

Nonostante i romanzi corali non siano proprio i miei preferiti anche questo l'ho divorato a tempo record, ma non mi ha lasciato le stesse sensazioni forti de La Colpa (qui la recensione) e Anche Gli Alberi Bruciano (qui la recensione), probabilmente proprio perché l'attenzione si sposta in continuazione da un personaggio all'altro. C'è Massimo, che deve convivere con il soprannome di "Minimo", datogli da Vito, un perfido ragazzino con un segreto seppellito sotto fiumi di parolacce e continue provocazioni. C'è Celeste, l'eterno maschiaccio, la ragazza bellissima che non vuole sbocciare e Stefania, che la detesta, perché per quanto ci provi lei non riesce a dimagrire nemmeno un grammo. E poi amici, parenti, condòmini e pure animali domestici che sembrano voler alzare i tacchi per stare cinque minuti in santa pace. Ma di pace ce n'è poca, anche se qualcuno la troverà attraverso un percorso più ortodosso che canonico, ma la vita in fondo è come una coperta, la tiri da una parte e ti scopre dall'altra, bisogna solo imparare a non volerla tutta per sé.
Almeno il Cane è un Tipo a Posto è un romanzo dissacrante e tragicomico, un titolo che ha il ritmo di una bomba a orologeria e che pur parlando agli adolescenti si fa ascoltare anche dagli adulti.
Io lo consiglio, ma la Ghinelli che piace a me è un po' più spietata.

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10 novembre 2017

Recensione, LA COLPA di Lorenza Ghinelli

È tempo di rispolverare le vecchie letture e di pubblicare le recensioni.  È tempo di uscire dal letargo anche se con questo freddo... ci entrerei volentieri!

La Colpa di Lorenza Ghinelli

| Newton Compton Editori | pag. 256 |


Voto:

"Non bastano quintali di vita a murare il passato."

Indorare la pillola, filtrare gli eventi, censurare i pensieri dei personaggi per rendere una storia meno forte, ma alla portata di tutti, significa, in parte, nascondere la verità. Ed è una cosa che Lorenza Ghinelli non fa. Mai. Lorenza ti toglie le mani dagli occhi, ti impedisce di coprirti le orecchie, e poi, con le parole, ti falcia, perché se non sai tutto, ma proprio tutto, allora non puoi affrontarlo un suo romanzo, non saresti in grado di capirlo fino in fondo.
Io credo di averli capiti fin troppo bene Estefan e Martino, i protagonisti de La Colpa, due ragazzi di diciannove anni, migliori amici, con un trauma che non può finire semplicemente nel dimenticatoio. In modi diversi hanno visto morire la loro infanzia. Gliel'hanno uccisa, strappata, fatta a pezzi.
Estefan ha perso improvvisamente l'amore dei suoi genitori. Non aveva nemmeno dieci anni quando ha dovuto dire addio ai baci della buonanotte, alle coperte rimboccate e agli abbracci caldi e rassicuranti di mamma.  Estefan prova a dimenticare. Tiene occupata la mente, spedisce il cervello il luoghi in cui la realtà si spacca e si deforma, e va avanti così, tra sogno, follia e realtà.
Martino invece ha un segreto pesante quanto il mondo. Uno di quei segreti che non puoi rivelare o diventerebbe tutto ancora più vero e allora ti si spaccherebbe il cuore. Il male invece va tenuto a bada, va lasciato dormire, magari potesse cadere in coma e non svegliarsi mai più...
Vivono Estefan e Martino, vivono in un quadro che gli adulti hanno sporcato di colpe e silenzi e non ci sono giustificazioni per quello che hanno fatto, eppure Lorenza non ammonisce, non condanna, perché il destino è così, imponderabile e crudele, ma dalle proprie ceneri si può risorgere, quello che non ti uccide spesso ti fortifica.
Finalista al premio Strega nel 2012 (l'anno in cui vinse Inseparabili di Alessandro Piperno), La Colpa è una di quelle storie che sanno di polvere, di terra, di carne e di sudore. È un libro che coinvolge i cinque sensi: lo senti, lo odori, lo tocchi, lo vedi e ha il sapore amaro delle ingiustizie unito a quello pungente della speranza.
Uno dei punti sicuramente più forti del romanzo è lo stile, la Ghinelli ha una penna da cui scrosciano parole difficili da arginare. Ogni capitolo è ansia, ansia e ancora ansia. Nemmeno i thriller hanno un ritmo così sostenuto, con frasi che ti crollano addosso e personaggi che ti si annidano nelle viscere.
Forse non sarà un'autrice per tutti, forse i suoi lati oscuri, quasi morbosi, potranno disturbare le anime più candide della mia, ma io non posso fare a meno di consigliarvela. Tra le voci italiani è una di quelle con le zanne più aguzze e gli artigli più affilati, voi pertanto corazzatevi, al resto penserà lei.

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10 luglio 2017

Recensione, ANCHE GLI ALBERI BRUCIANO di Lorenza Ghinelli

Lettori buongiorno,
oggi finalmente vi parlo in modo più approfondito dell'ultimo romanzo di Lorenza Ghinelli, anche se ormai lo sapete quanto mi sia piaciuto avendovelo spammato ovunque! <3

Anche Gli Alberi Bruciano di Lorenza Ghinelli

| Rizzoli, 06/2017 | pag. 178 | € 15,00 |


Voto:

Di solito i ringraziamenti si fanno alla fine, ma oggi mi va di partire con quelli. Grazie a Mare di Libri. Grazie a Rizzoli. Grazie a Lorenza Ghinelli. Grazie a un festival per ragazzi che propone titoli di altissima qualità, grazie a una casa editrice che mi ha permesso di scoprire una nuova voce italiana e grazie a un'autrice che scrive quello che a me piace leggere. Amando le storie difficili potevo non entrare in simbiosi quando si parla di resilienza?  È questo il filo rosso che unisce tutti i libri di Lorenza, un sostantivo in cui si racchiude la capacità che hanno le persone di affrontare un evento traumatico e di superarlo. Un anello debole che attraverso un percorso catartico si trasforma in forza e consapevolezza.
L'urto che subisce Michele - il primo di una serie - è bello tosto, difficile da mandar giù. Non che pensasse che la sua famiglia fosse quella del Mulino Bianco, ma entrare in casa e trovare una giovane studentessa a cavallo di tuo padre come minimo ti catapulta dritto dritto nello squallore tipico di una soap opera di infima categoria. Ma non si rompe Michele, anzi, in cambio del suo silenzio chiede il motorino che tanto desiderava. Tiè!
Non che stare su due ruote lo faccia sentire meglio, anzi. Fingere che vada tutto bene è uno schifo, è come nascondere la merda sotto al tappeto e lui è stanco di vivere in una famiglia ammalata di silenzi e rimpianti. Una famiglia che dovrebbe essere forte come una quercia e che invece pensa di risolvere i problemi scappando in America e sbattendo il nonno malato di Alzheimer in una casa di riposo.
Da sopportare è troppo, e presto arriva per Michele il momento di dire basta, perché disobbedire, a volte, è importante. 
L'adolescenza è il periodo più breve e intenso della nostra vita, è il momento della rivoluzione, solo che non sempre si hanno a disposizione i mezzi per fronteggiarla. In nemmeno duecento pagine Lorenza Ghinelli racconta la guerra di Michele che rifila le lasagne al nonno quando nessuno lo vede e lo porta di nascosto a fare una passeggiata per le vie di Rimini. Pazienza se poi piscia nei cestini delle biciclette, scappa dai tedeschi e lui debba fingersi un partigiano per farsi dar retta. È suo nonno, e Michele lo ama immensamente.
Così come ama Vera, la ragazza additata come quella facile, che va con tutti, ma nei cui occhi ha visto un dolore che vorrebbe condividere.
Una storia breve, ma intensissima, un vero colpo di fucile come lo ha definito la stessa autrice, parole che sono proiettili, capitoli che bruciano tra le mani del lettore. La narrazione, tagliente e viva, quasi telegrafica a dimostrazione di quanto sia urgente, mi ha fatto innamorare di Lorenza Ghinelli. I suoi romanzi hanno una voce, sanno gridare, chiedono aiuto, si ribellano e vanno assolutamente ascoltati. Al momento ho il vago sospetto che li amerò tutti.

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22 giugno 2017

Chiacchiericcio con Lorenza Ghinelli

Carissimi lettori oggi abbiamo un ospite speciale per cui mettetevi il vestitino della festa e accomodatevi!
Come vi ho già detto (QUI) ho incontrato Lorenza a Mare di Libri, abbiamo scambiato due chiacchiere e io da brava pirla avevo pure dimenticato Anche Gli Alberi Bruciano in macchina così addio autografo (ma me lo sono comunque fatto fare su un quaderno). Sapete quando si dice "breve ma intenso"? Ecco, vederla è stato così. Parlateci due minuti e vi sembrerà di conoscerla da una vita. Lorenza è solare, divertente, piena di entusiasmo e - cosa di fondamentale importanza - scrive benissimo. Così bene che il suo ultimo libro ha sbloccato anche mia mamma che da anni non riusciva a portare a termine nemmeno uno straccio di lettura.
Se ancora non la conoscere 1) rimediate 2) qui sotto trovate il nostro chiacchiericcio 8)

foto rubata dalla sua pagina Facebook

- Con Anche gli Alberi Bruciano mi hai decisamente conquistata e adesso voglio sapere tutto su questo libro. Com'è nato, in quanto tempo l'hai scritto, se ti sei ispirata a persone della tua vita...
Lorenza: “Anche gli alberi bruciano” è nato dalla necessità di affermare che, a volte, disobbedire è un valore. Nel titolo parlo di alberi, e leggendo il romanzo si comprende che gli alberi a cui mi riferisco sono quelli genealogici, “che crescono marci e divorano tutto, pure i loro stessi frutti. Ho imparato che la mela può cadere lontanissima dall’albero, così lontana da osservarlo bruciare mantenendo intatti i suoi semi, nonostante tutto”. È un romanzo ispirato a molti fatti che nella vita mi hanno sfiorato. L’ho scritto in pochi mesi, volevo che fosse un colpo di fucile.

- Hai una formazione come educatrice sociale, quanto del tuo lavoro c'è nei tuoi libri?
Lorenza: Nei miei libri c’è la passione che mi ha portato a studiare per diventare educatrice. Amo le storie di vita che non possono mai essere ridotte a nessuna etichetta, amo la complessità e anche la leggerezza. Un tempo credevo fossero inconciliabili. Mi sbagliavo.

- Invece quali sono gli autori che hanno influenzato il tuo stile?
Lorenza: Herta Müller, Stephen King, Svetlana Aleksievic, Anne Sexton, Cesare Pavese e tantissimi altri.

- Sei di Cesena e tutti i tuoi libri sono ambientati a Rimini. Come mai questa scelta? E' un discorso affettivo o secondo te è importante conoscere il luogo in cui si muovono i tuoi personaggi?
Lorenza: Amo Rimini, il mio immaginario affonda le sue radici qui, qui nascono tutte le mie storie. In “Con i tuoi occhi” ho raccontato anche Favignana e Bologna, altri luoghi in cui ho lasciato pezzi di cuore.

- Un bravo scrittore deve anche essere un bravo lettore?
Lorenza: Soprattutto.

- Un aggettivo per ogni libro che hai scritto.
Lorenza: No, ti prego! Un aggettivo solo sarebbe come mettere ai miei romanzi un’etichetta, e tu sai quanto io non le sopporti. Posso però darti una parola che li lega insieme: resilienza. Se proprio vuoi un aggettivo, posso dirti che i miei romanzi sono resilienti.

- Niente etichette, giusto, e a proposito di questo argomento, a Mare di Libri ci siamo dette che non esistono libri per adulti e per ragazzi, ma libri belli e libri brutti ed è una cosa che sottolineo sempre, soprattutto quando mi capita di leggere un bellissimo romanzo che probabilmente non arriverà mai sul comodino di tanti lettori per un problema di genere e/o target. Per molti buttare giù questa barriera non è facile. Secondo te come mai? Perché siamo così settoriali? Perché abbiamo bisogno di canalizzare un romanzo o un autore dentro a un genere ben definito?

Lorenza: Carissima Silvia, quello che mi poni è un problema tipicamente italiano. All'estero non è così. Nel nostro Paese purtroppo c'è la tendenza a considerare la letteratura per ragazzi letteratura di serie B. Pensa che scarsa considerazione la maggior parte degli adulti deve avere dei ragazzi. È una cosa che trovo inaccettabile, ci sono tantissime perle che non vengono alla luce proprio a causa di questa mentalità.
Più un paese è evoluto meno ha bisogno di etichette. Abbiamo molta strada da fare, un primo passo potrebbe essere quello di essere più curiosi anziché giudicare prima ancora di sapere cos'è che stiamo rifiutando. E questo discorso vale per tante altre questioni.

- Torniamo ai tuoi romanzi. A quale sei più legata e ti è mai capitato di voler cambiare qualcosa di una tua storia, ma ormai era troppo tardi?
Lorenza: Sono legata a ognuno di loro in modo diverso, in questo momento “Anche gli alberi bruciano” è certamente quello in cui mi rispecchio di più. Quando metto la parola fine, non torno indietro. Ogni storia è completa in sé stessa, nel bene e nel male. Non ho mai desiderato rimettere mano a nessun romanzo. Finita l’ennesima riscrittura e dato alle stampe, passo al romanzo successivo.

- Ci siamo incontrate a Mare di Libri e ti ho scoperta proprio grazie alle letture che ho fatto per il festival, cosa significa per te questo evento al quale ormai sei un habitué?
Lorenza: Potrei dire che Mare di Libri è una specie di miracolo, ma farei un torto immenso a tutti i meravigliosi volontari che ogni anno si impegnano al limite delle loro energie fisiche e mentali. È l’unico festival di letteratura gestito interamente da adolescenti, in grado di portare a Rimini autori davvero brillanti e capaci provenienti da ogni parte del mondo. Quando i media parlano di adolescenza, e quasi sempre ne parlano male, è perché chiaramente non sanno di cosa stanno parlando. Mare di Libri è il miglior antidoto contro il cinismo e contro i veleni che da tempo infettano il mondo dell’editoria. I ragazzi di Mare di Libri, il loro splendido festival, mi aiutano a tenere viva la fiamma che mi spinge a scrivere.

E con questo lettori è tutto, Lorenza, grazie mille davvero, sarò ripetitiva ma non vedo l'ora di leggere tutti gli altri tuoi libri!
Lorenza: Grazie a te, cara Silvia. A prestissimo!

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20 giugno 2017

Weekly Recap #161 - speciale Mare di Libri



Lettori buongiorno! Avevo in mente di farvi un recap con le ultime new entry, ma visto che la maggior parte sono state letture mirate per il festival, perché non fare una sorta di "speciale Mare di Libri"? Per molti di voi lo so che questo post saprà di già visto e già letto, su Facebook e su Instagram ho già rotto le balls a dovere, ma potevo non lasciare anche qui una traccia del mio passaggio?
Tutto è cominciato con il mio accredito che purtroppo non è andato a buon fine causa anagrafe. Non vi dico che smacco. Fatti pure i capelli rosa, mettiti pure i jeans stracciati, ma quando un anonimo form ti dice "digita la tua data di nascita" c'è ben poco fare. E la verità fa male miei cari Mare di Libri è un festival dedicato in primis ai giovani e tu che giuovvvane non sei più, al 99% sei fuori. Ciao, via, sciò, smamma vecchia bacucca. Ma a volte le favole hanno anche un lieto fine. La mia fata Turchina si chiama Giulia Taddeo ed è l'addetta stampa Rizzoli. Grazie a lei ho avuto il pass e venerdì 16 Giugno ho tolto le scarpette di cristallo, infilato le Adidas, e sono finalmente scappata a Rimini!


Eccomi arrivata in Piazza Cavour, questo è il teatro Galli, sede della Stampa in cui era allestita una libreria con tutti i titoli consigliati ai ragazzi; si trattava soprattutto di novità, ma una sezione era dedicata ai romanzi di Siobahn Dowd e subito la mente e il cuore sono volati a due gioiellini che avrei voluto consigliare a tutti quelli che li guardavano di sfuggita: Le Rose di Shell e Il Mistero del London Eye (recensione).
Aperta parentesi: a parte tanti libri c'era anche tanto caldo. Chiusa parentesi.
Ma facciamo un passo indietro. Come mi sono preparata per il festival?
In questi post (qui e qui) potete vedere le primissime new entry, ci sono ovviamente i romanzi di Siobhan Dowd e il bellissimo L'Arte di Essere Normale di Lisa Williamson, ma scopriamo insieme le ultime novità.


Ecco, questa era la mia borsa giovedì sera.
Come potete vedere c'è iBoy di Kevin Brooks che ho già recensito qui e che mi è davvero piaciuto, d'altronde io ai supereroi non resisto se poi sono anticonformisti ancora meglio. L'autore sarebbe dovuto essere presente domenica 18 ma sapendo che io non sarei potuta andare ha disdetto l'incontro. Kevin... ci vedremo in un'altra occasione, stai tranquillo! (certo Silvia credici)
Per prepararmi all'incontro con Katherine Rundell non sapevo se leggere Sophie sui Tetti di Parigi o La Ragazza dei Lupi, poi ho scelto quest'ultimo, vincitore del Premio Andersen 2017 come miglior libro per ragazzi tra i 9 e i 12 anni. Solitamente preferisco titoli per adolescenti, ma ci sono sempre le eccezioni che confermano la regola, come è successo con un altro romanzo Rizzoli, In Viaggio nel Tempo con il Criceto. Il libro della Rundell mi è piaciuto (non quanto il Criceto però!), e l'ho trovato perfetto da regalare a una piccola lettrice in erba. L'autrice crea eroine giovani che ancora non conoscono la paura, pronte a buttarsi anima e cuore nelle imprese più straordinarie e incredibili. Un libro che ha tanto da insegnare, in primis il rispetto per gli animali e la forza dell'amicizia.
Ma la vera scoperta è stata Lorenza Ghinelli e il suo Anche Gli Alberi Bruciano. Storia breve ma intensa, veloce e dolorosa come un pugno in pieno stomaco. Nonostante tematiche difficili e importanti questo libro mi ha strappato anche tanti sorrisi, e ha toccato corde che da tempo nessuno riusciva nemmeno a sfiorare. Quindi lettori, comprate la Ghinelli. Io adesso voglio tutti i suoi romanzi.


E adesso torniamo a Rimini. Appena sono arrivata ho incontrato proprio Lorenza sui gradini del Teatro Galli e tutta felice e contenta faccio per tirare fuori il suo libro dalla borsa e - panico - non c'è .Il mio cervello si collega un attimo, ripassa i miei ultimi trenta minuti di vita e mi invia un messaggio del tipo "cogliona, l'hai lasciato sul sedile della macchina!". Oh porca vacca - respiro - respiro ancora - e mi ricompongo.
Dopo due chiacchiere, tanti complimenti perché lei se li merita tutti, e l'autografo fatto sul mio misero quadernino, la lascio libera anche perché stava per accompagnare i ragazzi al Teatro degli Atti per l'evento "Ragazze che Amano la Scienza" con Samantha Cristoforetti, Filomena Grimaldi e Licia Troisi. 

Essendo quasi mezzogiorno e non avendo niente da fare fino alle 14,30 me ne sono andata al mare a mangiare una super bruschetta pomodoro e mozzarella e poi con la panza piena mi sono spiaggiata al teatro degli Atti in attesa dell'Elogio al Lettore presenziato da Aidan Chambers. A introdurre l'evento c'è stata Beatrice Masini e dopo una frecciatina non troppo felice (ma forse l'ho interpretata male io) alla sua ex casa editrice (la Rizzoli), il monologo ha inizio. Bravo Chambers un grandissimo oratore davvero!

 
Lisa Williamson a sx - Katherine Rundell a dx (la rinco dietro sono io)

Alle 15,45 sono poi andata al bar Cavour dove mi aspettava Giulia con Katherine Rundell (adorabile, dolcissima... una fatina strappata dai boschi) e abbiamo fatto due chiacchiere proprio sul suo ultimo lavoro La Ragazza dei Lupi. Nei prossimi giorni pubblicherò recensione e intervista, all in one, quindi portate pazienza e restate sintonizzati!
Dopo, giusto il tempo di comprare un servizio di piatti di Villa d'Este stupendo, perché allo shopping non si rinuncia MAI, sono corsa alla biblioteca Gambalunga per l'incontro con Lisa Williamson, autrice de L'Arte di Essere Normale. Ci ha raccontato di quando ha lavorato con bambini e ragazzi transgender, del suo passato da adolescente e di come si sia sentita sola pur non avendo angoscianti segreti da confessare come David, il suo protagonista. D'altronde quando hai quindici anni sentirsi parte di un gruppo, avere la tua tribù, è una cosa di vitale importanza. Il libro per Lisa doveva quindi lanciare messaggi positivi mantenendosi però veritiero; doveva essere un faro, un rifugio, un testimone da poter consegnare ai genitori dicendo loro: ecco, leggetelo, io mi sento così.
Dopo circa quaranta minuti a cui non sono mancati vari interventi di ragazzi decisamente incuriositi davanti a un argomento così spinoso di cui si ha ancora timore di parlare (secondo Lisa, dieci anni fa, non sarebbe mai riuscita a pubblicare L'Arte di Essere Normale), è iniziata la sessione autografi; Mare di Libri è l'unico festival in cui vale la regola "prima i giovani" ma io ho cercato di mimetizzarmi al meglio nella fila... oddio, non credo abbia funzionato, ma forse, mossi da pietà, nessuno ha avuto il coraggio di dirmi niente o di darmi della babbiona (ragazzi educati, bravi :) )
A questo punto erano quasi le 18.00 e io ero felice ma sfinita. Volevo un letto. Ma anche i gradini di una chiesa sarebbero andati bene. Invece sono salita in macchina pensando al mio divano alla bella giornata trascorsa, a quanto i libri possano essere potenti e a quanto bene facciano. Mare di Libri è un festival straordinario, diverso da tutti gli altri, diverso da qualsiasi fiera; è più intimo, più discreto, ma ha una cassa di risonanza senza pari. 

A domani, con un altro post sempre collegato a Mare di Libri 8)