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21 maggio 2020

Le mie letture in quarantena

Ragazzi bentrovati su questi schermi con un post che voglio dedicare alle mie letture da quarantena.
All'inizio pensavo che avrei letto tutti quei romanzi che mi stavano aspettando fin da troppo tempo in libreria, poi le cose hanno preso una piega decisamente inaspettata. Sono stata travolta (ma forse dovrei dire "stravolta") da una sorta di apatia che non mi permetteva di fare altro se non pensare al lavoro (quello vero, quello che mi sono ritrovata a svolgere in smart working, quello che mi da la pappa a fine mese) e vegetare davanti alla tv nella speranza che le cose andassero meglio, ma non era così... A un certo punto staccare la spina era questione di vita o di morte, di sanità mentale o delirium tremens e così ho trovato la mia bombola di ossigeno nei fumetti. Ahhh, che grande cosa la nona arte!

Devo dire che la Bao Publishing - grazie alla sua iniziativa #iostoacasaconBao - è stata un po' la mia salvezza. Ogni tot giorni un blocco diverso di fumetti in digitale per allietare la quarantena. Parto con loro. Pagati € 1,99 e letti sul cellulare o sul computer a seconda del momento. Non il massimo, ma la poveranza ci fa scendere a compromessi, è un dato di fatto, e non avendo un reader mi sono arrangiata.


Prima gioia assoluta Freezer di Veronica "Veci" Carratello. Avendo una vera e propria passione per le famiglie disfunzionali e le storie ironiche che nascondono messaggi più profondi non potevo far altro che amarlo. Così tanto che mi sono comprata il cartaceo e ho anche acquistato Sognando Elvis, l'ultimo romanzo grafico sempre di Veronica. Belli entrambi. Si ride, ma sotto sotto ci si ferma anche a riflettere. Ho passato giorni interi a canticchiare Mrs Robbinson (di Simon & Garfunkel) perché non mi volevo separare da questa strampalata famiglia composta da un'adolescente che si rifiuta di crescere, una nonna in silenzio stampa da quando è rimasta vedova, un padre che si definisce attore ma fa le pubblicità dei lassativi, uno zio che la fobia del sedersi che vive in piedi e un gatto, Kafka, con tendenze suicide. Ho amato tutti. Indistintamente.
Poi con Sognando Elvis mi sono trovata a fare il tifo per Carlo che alla soglia dei 45 anni decide di affrontare la sua ipocondria cronica e fare un super-mega viaggio: direzione Australia, più precisamente Parkes dove si tiene ogni anno il raduno mondiale dei sosia di Elvis Presley, l'idolo indiscusso di Carlo. Una storia on the road divertente, intelligente e tanto, tanto introspettiva! Ah, in questo caso per giorni ho cantato Blue Suede Shoes.

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È arrivato poi il giorno (tanto atteso!) in cui la Bao ha messo in promozione tutti i lavori di Stefano Turconi e Teresa Radice. A Lucca Comics (novembre 2019... bei tempi!) sono rimasta inebetita davanti alla bellissima edizione variant de Le Ragazze del Pillar per tipo venti minuti, poi me ne sono andata a mani vuote, sigh!. Sapete, vero, quanto abbia amato Il Porto Proibito (qui la recensione)? E sapete anche quanto mi sia innervosita durante la lettura di Non Stancarti di Andare per una serie di motivi che elenco qui. Sono pazzamente innamorata del tratto di Stefano, un po' meno della narrazione di Teresa che a volte mi incanta, ma che altre volte trovo eccessiva. Mi sono tolta la curiosità di scoprire cosa si nascondesse tra le pagine di questa sorta di sequel del Porto alla modica cifra di 1 euro e 99. Ho fatto bene. Adesso so che posso vivere senza il cartaceo.
Non c'è logorrea tra queste pagine, e di questo sono stata contenta, però le prostitute disneyane, le tre storie dai tratti "da favola" e le morali buoniste, le avrei viste di più su Topolino. Mi sono mancate le atmosfere tese, drammatiche e poetiche del Porto Proibito. La lettura è stata carina, ma non sono riuscita a vedere un legame tra le due opere. Peccato.

  

Voglio invece avere in formato cartaceo La Giusta Mezura di Flavia Biondi. Ma che bella lettura. Una storia che parla di un rapporto di coppia che dopo anni arriva a un momento di stasi, quel momento in cui la quotidianità e le abitudini possono rovinare tutto, quel momento in cui si debbono fare delle scelte, si deve andare avanti, perché è tempo di crescere e non si può più guardare indietro. Una storia in cui credo tutti potranno identificarsi. Una storia di crisi e di rinascita. Bello davvero.

Molto bello anche Le Malerbe, la storia vera di una sopravvissuta e il suo drammatico racconto come donna di conforto durante la guerra che i soldati giapponesi mossero contro la Corea e la Cina negli anni Quaranta. Abusi, sottomissione, violenza, ma soprattutto un'esistenza priva di riscatto, un marchio indelebile che ha impedito a queste donne di avere una vita normale anche a conflitto terminato. Assolutamente da leggere nonostante non mi abbia fatto impazzire il tratto grafico di Keum Suk Gendry-Ki.

  

Carinissimo poi Nina Che Disagio di Ilaria Palleschi. È la storia di una ragazza super timida e piena zeppa di insicurezze che un giorno si ritrova faccia a faccia con il suo doppio, una tipa tutto pepe che le prometterà di aiutarla... ma sarà proprio così?
L'autrice ha un'ottima capacità di comunicazione e come sempre non riesco a non fare un applauso a tutti quei fumetti che accostano a tematiche serie una buona dose di ironia. Dedicato a chiunque, almeno una volta nella vita, abbia desiderato scomparire, essere invisibile, sprofondare venti metri sotto terra per non aver collegato bocca e cervello e non essere riuscito a dire quello che realmente pensava. Siamo stati tutti un po' Nina dai, ammettiamolo.

Una Sorella (titolo poco azzeccato) racconta i primi turbamenti amorosi (ma direi più che altro sessuali) di un ragazzo che si ritrova in casa una quindicenne sveglia e dai bollenti spiriti con cui intreccerà un'amicizia proibita e peccaminosa.
Peccato che la loro storia, lasciatemelo dire, a me più che segreta, passionale e all'insegna delle scoperte, sia sembrata un po' squallida... Inoltre il disegno l'ho trovato orrendo, vi dico solo che il protagonista all'inizio mi sembrava una femmina, poi la madre l'ha chiamato Antoine e ok... ho capito. Bocciato.

* * *

Ho poi fatto l'abbonamento a #kindleunlimited per usufruire dei due mesi di prova e vedere un po' cosa offrisse. Direi bene ma non benissimo. Ho letto un bel po' di fuffa infatti.

  

Il titolo più meh di tutti è sicuramente stato La Distanza di Baronciani. L'autore, dopo la delusione di Quando Tutto Diventò Blu si conferma essere lontanissimo dal mio mondo e dalle mie corde. Non mi piace proprio il suo modo di raccontare. Quando Tutto Diventò Blu l'avevo trovato superficiale in relazione all'argomento che trattava (gli attacchi panico), La Distanza è semplicemente noia pura. Una storia in cui si vorrebbe dire che non è importante il viaggio in sé ma quello che si compie interiormente. Un sacco di bla bla che mi hanno fatto fare solo un sacco di sbadigli.

Non sarebbe stato malaccio invece Vincent di Barbara Stock un fumetto in cui l'autrice ripercorre gli ultimi anni di Van Ghog, peccato che il disegno non sia proprio in linea con la narrazione. Scene tesissime e drammatiche in cui mi scappava da ridere per come venivano rappresentate. Boh. A cinque anni disegnavo meglio.

E poi c'è stato L'Ultimo Splendore (Favia - Bufi) che parte bene poi si perde. È la storia di un ragazzo con una serie di questioni irrisolte a causa del suicidio della madre avvenuto quando lui era solo un bambino. Modì ha dei buchi nell'anima che deve colmare per ritrovare se stesso, quello che abbiamo tra le mani è un fumetto quindi intimo, introspettivo, delicato, però l'autore non è riuscito a mantenere alto il mio interesse e le ultime pagine - che in qualche modo dovevano emozionare - mi hanno fatto tirare quasi un sospiro di sollievo. Finalmente potevo passare ad altro.

* * *

Ecco invece cosa avevo in casa di cartaceo. Poca roba, e l'ho fatta fuori quasi tutta.

  

Questi sono due top!
In Hitler di Mizuki ripercorrerete la vita del führer, dagli anni della scuola, fino al crollo del credo nazista e scoprirete un uomo che forse credevate di conoscere, ma non è proprio così.
A muovere ogni suo passo una cieca determinazione e l'assoluta convinzione di essere migliore degli altri. Il tratto grafico quasi caricaturale, in netto contrasto con una narrazione lucida e spietata, tratteggiano la figura di un uomo che in qualche modo è stato uno scherzo della natura, ma la sua indole gli ha permesso di portare l'intera umanità a un passo dall'apocalisse.

Con La Casati si conferma il mio grande amore per le biografie di Vanna Vinci che in questa opera ci racconta la storia di una donna che non ambiva a essere un'artista, ma voleva essere - lei stessa - un'opera d'arte. Eccentrica oltre ogni dire, unica e sola promotrice dello smokey eyes, amante di D'annunzio, dignitosa, orgogliosa e sfacciata dalla punta dei capelli arancioni fino all'unghia dell'alluce, La Casati ha fatto parlare di sé come poche altre e se voleva essere ricordata, be', ce l'ha fatta.

 

Alberto Mandrigal si racconta in Pigiama Computer Biscotti, ma nonostante nell'ordinario io veda sempre lo straordinario, qui no, qui ho visto solo una grigia quotidianità fatta di troppe ansie e poche emozioni. Cosa che non è successa invece tra le pagine di Dimentica il Mio Nome in cui Zerocalcare parla dell'elaborazione del dolore attraverso la morte della nonna con un mix incredibile di ironia e sentimento. Davvero bello. Arriva al cuore, te lo smonta e poi te lo rimette insieme con una risata. Perché abbia aspettato tanto a leggere Zero non lo so nemmeno io...

* * *

 

La passione manga è tornata prepotentemente in auge durante la quarantena, sicuramente vedere la camera di mio figlio piena di fumetti mi ha dato il "la" per prenderne in mano uno... Ho optato - sotto suo consiglio - per The Promised Neverland e nel giro di pochi giorni mi sono fatta fuori tutti i 14 volumi disponibili. Ieri mi è arrivato il 15 e l'ho già letto. In tutto dovrebbero essere una ventina e - A I U T O O O O O - l'attesa sarà logorante.
La trama è molto mia. C'è un orfanotrofio dove i bambini crescono felici e contenti, ma niente è come sempre, perché quel luogo dove tutto sembra perfetto è in realtà una fattoria e i pargoli sono carne da macello.
Spero solo che non si riveli una saga buonista in cui tutto finirà a tarallucci e vino, perché da una premessa simile mi aspetto dolore e sofferenza.

P.S. Su amazon Prime trovate la prima stagione dell'anime che riassume circa i primi cinque volumi.

* * *

Ok, credo sia tutto. Ho dimenticato qualcosa... mhhh, sicuramente sì perché i neuroni li ho ancora in quarantena, ahhhh, giusto, ho dimenticato loro, i volumi dei Capolavori della Letteratura rivisitati dalla Disney che stanno uscendo in edicola e che tra mille ripensamenti (perché 7,99 non sono pochi!) alla fine mi sto portando a casa. Il mio preferito è I Promessi Sposi, ma ho riletto da poco Guerra e Pace ed è stato meraviglioso! Ahhh, che ricordi! Che tuffi nel passato!


Stavolta penso davvero di aver esaurito le cartucce, quindi passo e chiudo. Baci virali!

22 maggio 2018

Pillole di Recensioni - Focus on Sinnos Editrice

Lettori buongiorno! Allora oggi facciamo un bel "focus on" sulla casa editrice Sinnos di cui mi sono innamorata grazie a Cattive Ragazze il libro vincitore del premio Andersen 2014 disegnato e scritto da Assia Petricelli e Sergio Riccardi. Non mi stancherò mai di dirvelo: leggetelo. No, perché un anno fa tutti a osannare Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli e adesso non fai in tempo a consultare un blog che trovi spammato ovunque Indomite di Pénélope Bagieu, e ci mancherebbe, sono due albi bellissimi, ma io non posso che gridare fino a farmi saltare le tonsille "gente, prima di loro c'erano le Cattive Ragazze di casa Sinnos!" non potete farvelo scappare, davvero, tra l'altro, per i più esigenti, è uscita anche l'edizione a colori. Poi dai, 11,00 euro... vi lascio il link Amazon, dateci un occhio, mi raccomando.

Altro amore nato in casa Sinnos è quello per Christophe Lèon, un autore per ragazzi che non si risparmia davvero in niente. Ho letto Spazio Aperto (qui la recensione), ma spero di recuperare tutto quello che è stato pubblicato, perché i libri schietti, veri che non mentono a nessuno, tanto meno ai giovani lettori, io li amo a prescindere.

Devo inoltre ringraziarli per avermi fatto conoscere Patrizia Rinaldi con La Figlia Maschio (qui la recensione), romanzo della casa editrice e/o ma che si sono presi a cuore perché l'autrice è un po' figlia anche loro. Infatti con Sinnos Patrizia ha pubblicato diversi titoli per ragazzi. A questo link vi parlo di Mare Giallo e di altri libri consigliatissimi, soprattutto Contro Corrente che sfoglio regolarmente e presto con piacere alle figlie dei miei amici perché adoro la storia e trovo l'edizione vintage super accattivante.

Ma adesso è tempo di aggiornarsi. Quest'anno al Bologna Children's Book Fair ho sbirciato per bene al loro stand e ho scelto due nuove letture, vediamo quali 8)

MicroMamma di  Piret Raud

| Sinnos, 2018 | pag. 160 | € 13,00 |


MicroMamma è un libro carino carino carino che parla di malattie attraverso un registro assolutamente geniale. Sanders è un bambino come tanti, ha voglia di giocare, di essere spensierato, ma qualcosa non va, la sua mamma diventa ogni giorno più piccola e lui non solo non capisce il perché, ma è anche molto spaventato all'idea che possa sparire all'improvviso. Finché un giorno non si sente dire: "la mia malattia non è infettiva. È qualcosa che sta dentro di me, e non si rimpicciolisce, ma cresce". Sanders si rende subito conto che la faccenda è più seria del previsto e che tocca a lui proteggere la mamma dalle insidie del mondo.
Un romanzo delicatissimo che non perde mai di vista il target a cui si sta rivolgendo. Micromamma è profondità e leggerezza, riflessione e allegria, amore e sacrificio. Le avventure che dovrà affrontare Sanders insieme a Zorro, un fantastico cane di cui Piret Raud ci offre anche il punto di vista, rappresenteranno un vero e proprio percorso di crescita e segneranno quel passaggio, inevitabilmente irto di ostacoli, dall'infanzia al diventare grandi.
Francesca Carabelli, l'illustratrice del libro, ha scelto di usare solo i tre colori primari per i suoi disegni, sta a noi mischiare rosso, giallo e blu, sta a noi guardare attraverso le infinite sfumature. Ed è quello che fa questo libro. Non si ferma alle apparenze, supera gli ostali, li aggira, li abbatte. E ci fa guardare oltre.
- Età di lettura: da 8 anni

Nota: di Piret Raud vi consiglio anche La Principessa e lo Scheletro, un romanzo folle e divertente che farà innamorare ogni giovane lettore, ma non devi assolutamente essere un bambino per poterlo apprezzare ❤️

Celestiale di Francesca Bonafini


| Sinnos, 2018 | pag. 108 | € 12,00 |


Una lettura breve, ma davvero "celestiale" che non posso non consigliare alle giovanissime e a chi si sente sempre young inside. Io per esempio sono quel tipo di lettrice a cui piace un sacco ricordare la propria infanzia. Lo so, è successo tanto, tanto, tanto, tanto tempo fa (😭), ma le emozioni che provi a quell'età - e il romanzo di Francesca Bonafini ne è la prova - sono tanto irripetibili quanto indelebili. Poterle in qualche modo rivivere non ha davvero prezzo.
Maddalena ha dodici anni e va pazza per le parole (celestiale al momento è la sua preferita), per il Portogallo (ascolterebbe il fado per ore) e per Fabrizio Fiorini, il ragazzo più bello del quartiere (almeno per lei). Si mettono insieme, poi si lasciano, ma si amano sempre un sacco, solo che Fabrizio non è come Maddalena, lui con le parole non ci sa proprio fare e così nascono i casini: "Mi piacciono tanto, le parole, però hanno il difetto di restarmi dentro la testa anche quando vorrei che uscissero fuori. E invece niente: le fannullone se ne rimangono lassù, stravaccate, in disordine, a farmi un gran baccano nel cervello. Cosicché io mi confondo, e rimango muto, oppure dico solo stupidaggini".
Poi c'è Ivano, un ragazzo che sembra cattivo, ma è solo "prigioniero". Fa la parte della carogna arrogante, usa le parole come se fossero un muro dietro cui nascondersi, ma sono le fragilità a renderlo scostante e prepotente.
Tre ragazzi diversi, ma non troppo, accomunati dal bisogno di affermare la propria identità, di essere se stessi a discapito dei giudizi altrui. Francesca Bonafini abbandona le tematiche più spinose e adulte e firma il suo primo romanzo per ragazzi, un romanzo capace di infondere ottimismo, speranza e buonumore. Celestiale è una storia che si legge con leggerezza, ma non è assolutamente superficiale. Tralasciando le tematiche più ovvie come la prima cotta, il rapporto con gli amici, il bisogno di sentirsi grandi e di venire accettati, Francesca ci ricorda quanto sia importante comunicare e che il mondo ci mette a disposizione tantissimi mezzi oltre la parola. E a volte, per capirsi, non c'è nemmeno bisogno di dire qualcosa. Può bastare una poesia. O magari un disegno un po' insolito... ;)
- Età di lettura: da 12 anni

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11 dicembre 2017

Recensioni in Pillole #15

Lettori buongiorno! Oggi parliamo di tre libri, tutti belli e/o interessanti per motivi differenti e niente... io sono sempre più "addicted" delle case editrici indipendenti che mi regalano le sorprese più belle e inaspettate!

Il Rischio di Chiara Lico

| Sinnos, 2017 | pag. 140 | € 13,00 |


Quella de Il Rischio è una storia inventata, ma fino a un certo punto. Probabilmente ne esistono di fin troppo simili. Chiara Lico, volto noto per la conduzione del TG2, nel suo primo romanzo per ragazzi ha voluto raccontare una realtà che ha toccato con mano. Quella di Barra, un quartiere di Napoli che con Ponticelli e San Giovanni a Teduccio è noto come triangolo della morte.
In questo rione non devi vedere, sentire e soprattutto parlare. I bambini vengono usati come "postini" per traffici illegali e a dieci anni invece di giocare con un pallone stringono tra le mani una pistola. E la usano anche per ammazzare su commissione. 
I giovani, figli strappati al sistema, non hanno un futuro e Claudio, cerca di regalargliene uno. Raccoglie i ragazzini dalla strada, li costringe a tornare sui banchi di scuola e in cambio insegna loro le magie del circo.
Ciro, Principessa, Manolo, Carmine... hanno tutti la loro storia. Una storia che non si scolleranno mai di dosso, che come un marchio portano incisa sulla pelle, ma tra trapezi, birilli ed evoluzioni con il fuoco, possono sperare in un futuro diverso. Miglioreanche. Ma si può uscire da Barra senza portarsi dietro tutti i suoi peccati?
Un romanzo breve che è più una denuncia che altro. Scritto in terza persona con l'alternanza di capitoli narrati da una voce decisamente insolita, ma che ho apprezzato moltissimo per la sua sfacciata irriverenza, Il Rischio colpisce tanto per la storia in sé, un po' meno per come viene raccontata. C'è la voglia di scappare, il desiderio di riscatto, ma a tratti manca la parte più emozionale, quella che una volta chiuso il libro ti fa pensare un sacco a Barra, lasciando in seconda fila Ciro e i ragazzi del circo.

Nota: il personaggio di Claudio, è ispirato a Giovanni Savino, presidente della cooperativa Il Tappeto di Iqbal. Con il suo operato e attraverso l'arte circense strappa i giovani dall'analfabetismo, non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.

A chi lo consiglio? A tutti quei lettori che cercano nei romanzi la verità.


Contro Corrente di Alice Keller e Veronica Truttero

| Sinnos, 2017 | pag. 80 | € 12,00 |


Assolutamente A-DO-RA-BI-LE! Questo breve romanzo grafico che si rivolge a un target di giovani lettori è il classico esempio di come anche un adulto può godere appieno di un prodotto se questo è confezionato bene.
Ho amato da subito l'impatto visivo del libro che fa tanto vintage, perfetta l'impaginazione delle tavole che non segue uno schema preciso, ma si adatta alla narrazione, alternando testo e fumetto.
Si parla di Gertrude Ederle, una bambina poco femminile che ha sempre dimostrato una grande passione per il nuoto e che è passata alla Storia per essere salita, a soli diciannove anni, sul podio olimpico per ben tre volte e per essere stata la prima donna ad aver attraversato la Manica.
La realtà incrocia la fantasia, perché se Gertrude è un personaggio realmente esistito, non lo è sua cugina che tenta di emularla in tutto e per tutto. Emily vuole diventare una nuotatrice provetta, ma è costretta ad allenarsi di nascosto, perché la sua famiglia - tutta fiocchi, nastrini e bon-ton - non approverebbe mai. Ma quando si ha un sogno... niente può fermarci!

Alice Keller e Veronica Truttero funzionano che è una meraviglia. Artiste, amiche, collaboratrici nella gestione della libreria per ragazzi Momo, e già co-autrici in casa Sinnos in Di Becco in Becco e Hai Preso Tutto? con Contro Corrente fondono insieme componenti storiche, didattiche e humor, senza tralasciare il messaggio di fondo. Credi in te stesso. Sempre.

A chi lo consiglio? A tutti quei bambini che non sempre hanno il livello di autostima al top!



Mare Giallo di Patrizia Rinaldi

| Sinnos, 2014 | pag. 112 | € 11,00 |


Mare Giallo nonostante sia un romanzo per bambini/ragazzi è una piccola perla di linguaggio e stile. La storia in sé è molto semplice, ma è come viene raccontata che fa la differenza.
Per Patrizia Rinaldi "la Cina ha un fascino ingovernabile" e ce n'è un pezzetto anche in questo romanzo che ha per protagonista Han, un ragazzino di origini orientali nato a Napoli e abituato a scorrazzare tra i moli della città nell'attesa che la madre finisca di lavorare. E' sua la voce che ascoltiamo, ed è una voce scanzonata, irriverente, a tratti molto saggia. Han ci porta in un mondo in cui il colore della pelle e i tratti somatici del viso sono un po' un problema. Lui, che è in Italia da quando aveva due anni, sarà per sempre e per tutti o' cinese nonostante parli il dialetto meglio di un partenopeo doc.
Senza dire troppo della trama, che si snoda intorno a un piccolo giallo, quello che davvero colpisce è come l'autrice, con grande semplicità, riesca a trattare temi tanto importanti. In Mare Giallo si parla di emarginazione, senso di appartenenza, problemi familiari. Non si cade mai in inutile retoriche, non ci sono spiegoni, ma la narrazione è incisiva quanto basta per lasciare il segno. E poi c'è l'amicizia, in tutte le sue facce. Da quella con Insalata, fatta di ramanzine e consigli da "nonno", a quella con Thomas e Caterina, suoi coetanei, "partner in crime", entrambi vittime di un disagio che non riescono a superare. Thomas, per i continui spostamenti a causa del lavoro del padre, non riesce a mettere radici, Caterina, al contrario, si sente straniera nella sua stessa terra.
Fresco, genuino, simpatico e soprattutto intelligente, Mare Giallo è un romanzo che andrebbe regalato a tutte le scuole elementari e fatto leggere. Appassiona e insegna. Cose mica da poco.

A chi lo consiglio? A chi vuole abituare un giovane lettore alla qualità stilistica. Se invece non sei più un bambino leggi subito La Figlia Maschio (qui la recensione).


3 aprile 2017

Recensioni in Pillole #14

Torna la rubrica più concentrata del blog, "recensioni in pillole" in cui vi parlo velocemente di alcuni titoli letti. Spero perdonerete l'assenza delle ultime settimane, questa volta non è colpa del lavoro, ma della vita e della primavera...

Un Buon Presagio di Gillian Flynn

| Rizzoli | pag. 80 | € 12,00 |
La incontriamo in un piovoso mattino d'aprile, nel bugigattolo dove legge l'aura a signore fragili di nervi, dispensando loro consigli e previsioni. Di lei non conosciamo il nome, sappiamo solo che è una giovane donna intraprendente, scaltra, cresciuta da una madre bizzarra e spesso assente, e che fin da bambina è stata abituata a vivere di espedienti, a escogitare ogni giorno un modo per tirare avanti. Quando nel piccolo locale entra Susan Burke, bionda, bella, occhi azzurri e ben vestita, da una analisi veloce la nostra "sensitiva" si convince che si tratta dell'ennesima signora benestante e infelice, in cerca di emozioni forti. In realtà Susan è lì per chiedere aiuto: nella vecchia casa dove vive con la famiglia si verificano fatti inquietanti. Fiutato l'affare, la truffatrice si propone per una "purificazione" dell'ambiente domestico a base di spargimenti di sale, erbe da bruciare e formule pseudomagiche. Nel varcare la soglia della sinistra casa vittoriana, però, si rende conto che qualcosa davvero non va, e l'incontro con il figliastro di Susan non fa che confermare le sue impressioni. Miles è un quindicenne indecifrabile, dal comportamento disturbato e violento, capace con le sue storie di creare nuove realtà. Ma sono davvero soltanto storie, le sue? In presenza di Miles nulla è come sembra, verità e invenzione si sovrappongono e si mescolano fino a confondersi.

Venduto come romanzo breve all'esorbitante cifra di 12 euro - un furto! - trattasi invece di un racconto forse più lungo della media, ma che vi porterà via non più di tre quarti d'ora. Facendo una rapida botta di conti, ogni pagina (ne ha in tutto un'ottantina) costa circa 15 centesimi. Sticazzi!
Tralasciando l'ovvia riflessione che mi porterebbe a dire cose poche carine, posso affermare che la Flynn non è sempre un acquisto sicuro, ma quasi. Non mi aveva entusiasmato Sulla Pelle (qui la recensione) nonostante alcune trovate davvero geniali, invece mi sono divertita tantissimo con L'Amore Bugiardo (qui la recensione) un concentrato ineccepibile di follia e talento.
Che l'autrice sappia scrivere è quindi un dato di fatto, almeno per me, e le prime pagine di Un Buon Presagio me ne hanno dato ulteriore conferma grazie soprattutto a una protagonista fuori dagli schemi, astuta, ambiziosa e aspirante nerd. L'innominabile (perché un nome in effetti non ce l'ha) lavora come veggente presso Palmi Spirituali, ma se ufficialmente offre visioni future ai suoi clienti, ufficiosamente vende sesso soft sul retro del locale. Per capire quale delle due attività le frutti di più vi basti sapere che a trent'anni si ritrova con il polso di un'ottantenne...
Poi un giorno si trova al cospetto di una donna che ha bisogno di aiuto, perché a casa sua (una suggestiva dimora vittoriana) stanno succedendo cose molto, ma mooolto strane...
Una storia dalle tinte torbide e oscure, in cui sul finale si susseguono continui colpi di scena che ribaltano la prospettiva dell'intreccio dandoci continuamente nuove forme, ma se come esercizio di stile la Flynn si merita un 8, Un Buon Presagio come romanzo non ha molto senso di esistere. Potrebbe essere l'incipit di qualcosa di più corposo, in fondo finisce proprio sul più bello lasciando il lettore con un cruciale e sibillino quesito: e quindi?

* * *

1) Se volete ridere (le protagoniste dissacranti io le amo!), leggete le prime righe qui.
2) In origine il racconto (perché non è un romanzo!!!) faceva parte dell'antologia Rogues curata da George R. R. Martin e Gardner Dozois. Tradurla tutta, no?
3) Leggetelo solo se amate le storie brevi e i finali aperti.

L'Amica Geniale di Elena Ferrante

| Edizioni E/O | tetralogia l'Amica Geniale #1 | pag. 400 | € 18,00 |
L’amica geniale comincia seguendo le due protagoniste bambine, e poi adolescenti, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana, tra una folla di personaggi minori accompagnati lungo il loro percorso con attenta assiduità.
L’autrice scava intanto nella natura complessa dell’amicizia tra due bambine, tra due ragazzine, tra due donne, seguendo passo passo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i buoni e i cattivi sentimenti che nutrono nei decenni un rapporto vero, robusto. Narra poi gli effetti dei cambiamenti che investono il rione, Napoli, l’Italia, in più di un cinquantennio, trasformando le amiche e il loro legame. E tutto ciò precipita nella pagina con l’andamento delle grandi narrazioni popolari, dense e insieme veloci, profonde e lievi, rovesciando di continuo situazioni, svelando fondi segreti dei personaggi, sommando evento a evento senza tregua, ma con la profondità e la potenza di voce a cui l’autrice ci ha abituati...
Non vogliamo dirvi altro per non guastare il piacere della lettura.

Mi sono poi decisa a leggere Elena Ferrante e la sua Amica Geniale anche se, mi tocca ammetterlo, non so se è proprio il genere di libro che fa per me... L'ho trovato senza dubbio un testo scritto bene, ma speravo mi coinvolgesse maggiormente a livello emotivo. Cosa? Non capisco una mazza, sono una povera mentecatta, ho i gusti libreschi di un'analfabeta? Che vi devo dire... avete ragione. Come sempre quando leggo un romanzo amato dall'intero universo mi sento quasi in colpa per non aver saputo cogliere quello che milioni di lettrici hanno osannato su blog e social, tanto più che non ho particolari critiche da muovere, semplicemente non fremo dalla voglia di sapere come continuerà la storia. Anzi, bugia, se proprio devo dirla tutta vorrei passare direttamente all'ultimo titolo della quadrilogia e scoprire che fine ha fatto Lila. Il libro infatti si apre con la sua scomparsa e con Elena che, attraverso un viaggio a ritroso di quasi mezzo secolo, racconta la loro amicizia: speciale, unica, geniale.
La Ferrante scrive bene, la psicologia delle due protagoniste è ben delineata, e come se non bastasse ho sottolineato tantissimi passaggi. Eppure, per quanto il complicato mondo femminile di Lenù e Lila venga sviscerato a dovere e lo spaccato di una vecchia Napoli violenta e maschilista sia reso al meglio, non ho avuto nessun fremito. Niente pelle d'oca, niente battiti accelerati del cuore.
Il romanzo ha quasi il respiro di una fiction (non per niente ne verrà tratta una serie TV), tantissimi aneddoti sono ininfluenti al proseguo della trama eppure risultano ricchissimi di particolari, e una certa ridondanza ha impedito che consumassi le pagine con avidità, cedendo a qualche sbadiglio tra un passaggio e l'altro.
Insomma, considerando il passaparola che ne è stato fatto, visto il mistero (volutamente?) creato intorno allo pseudonimo dell'autrice e tenendo conto che i diritti sono stati venduti anche all'estero, devo ammetterlo, mi aspettavo di più.

Il Metodo 15/33 di Shannon Kirk

| Rizzoli, 2017 | pag. 280 | € 18,00 |
Ha sedici anni, è incinta e vulnerabile, ed è appena stata rapita, scaraventata sul pianale di un furgoncino lurido. Dovrebbe essere terrorizzata, dovrebbe supplicare di essere liberata, ma non lo fa. Dal primo istante del suo sequestro, con freddezza, ha iniziato a pianificare la fuga, pregustando la vendetta. È metodica, calcolatrice, analitica; tutto ciò che scorge intorno a lei diventa una risorsa utile per il suo fine. Senza lasciare nulla al caso, sicura dei suoi tempi e delle sue mosse, aspetta il momento per colpire, e i rapitori si muovono ignari di avere tra le mani una fredda sociopatica. Gli agenti dell’FBI Roger Liu e la sua compagna Lola devono fare in fretta, ma per salvare chi? La vittima o l’aggressore? La linea che li separa, infatti, si assottiglia sempre di più. Vincitore di diversi premi letterari – Gold Medal IBPA Benjamin Franklin; National Indie Excellence Award; School Library Journal Best Adult Books – il thriller d’esordio di Shannon Kirk ci fa sussultare, trasalire, trattenere il respiro. E incollati alla pagina, noi seguiamo le mosse di chi, da vittima, si trasforma in carnefice.

Il Metodo 15/33 di Shannon Kirk mi ha infastidito da subito. Dopo tre righe odiavo la protagonista, una povera sedicenne rapita da un pazzo che non mi ha mosso a compassione nemmeno per un secondo. Colpa dei suoi modi freddi e razionali e di come abbia fatto sembrare il sequestro di persona una mezza passeggiata. Basta avere sangue freddo, una mente allenata e un QI di tutto rispetto che - #sapevatelo - potrete farla franca... anzi a tremare sarà l'uomo nero che ha avuto la pessima idea di sottrarvi alla vostra vita tutta soli, cuori e amori...
Stavo per salvare le ultime settanta pagina, ma l'epilogo, nauseante e inutile, ha mandato all'aria tutto quello che di buono l'autrice aveva costruito. Ho apprezzato il ribaltamento dei ruoli, le vittime diventano carnefici e viceversa, ma purtroppo è tutto così poco credibile che la suspense risulta impalpabile. Gli escamotage narrativi poi sono di bassissimo livello: i protagonisti sono astuti e intelligenti, tutti gli altri rasentano la demenza, polizia compresa.
L'epilogo poi mi ha fatto tremare di paura. No, non è un buon segno. L'autrice rivela un particolare che ovviamente non vi svelo (ma sappiate che mi ha fatto cadere le braccia) e che potrebbe fare da apripista a una serie... no, vero???!? Ditemi che mi sbaglio. Please...

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15 settembre 2015

Recensione in Pillole #13

A volte bastano poche parole per consigliare o meno un libro. Io non so se ho il dono della sintesi, di sicuro non sono prolissa, ma mi rendo conto che a distanza di tempo dalla lettura di un romanzo ho le idee più chiare. Quindi mi chiedo, è meglio scrivere di getto o a freddo? Per me vale sempre la prima regola - leggere e buttare già le proprie impressioni immediatamente - ma a volte mi capita di fare il contrario e mi sento un po' in colpa. Tipo oggi che vi parlo de Il Creasogni. L'ho chiuso con un sorriso che è svanito troppo in fretta e lo sapete, per me un romanzo deve avere l'eco, e quanto questa è più lunga, quanto più il libro è bello. Però, se mi fossi messa davanti alla tastiera appena sfogliata l'ultima pagina sono certa che avrei enfatizzato quella sensazione di piacevole leggerezza che mi aveva trasmesso. Be', voi fate 1+1 e avrete l'idea generale che mi sono fatta ;)

P.S. ma solo io detesto che "eco" sia femminile? Leggevo sulla Treccani che in molti lo usano al maschile... mi sa che mi converto e sgrammatizzo senza rimorsi!


Il Creasogni di Simone Toscano

| Ultra, 03/2015 | pag. 190 | € 16,00 |
Il Signor Ettore è un uomo schivo, di poche parole, con un velo di tristezza negli occhi. Nulla si conosce di lui, se non che possiede un dono speciale: sa di quale materia sono fatti i sogni. Ne conosce l'essenza lieve, che ha imparato a modellare, nella forma e nei colori, nelle sfumature e nei dettagli, riuscendo a creare visioni bellissime e avvolgenti. Nella piccola comunità di Mangiatrecase spetta a lui il compito di esaudire le richieste di chi, pur tra mille difficoltà, non vuole rinunciare a inseguire un sogno. Per tutti costruisce illusioni su misura, tranne che per sé e per la sua particolare "famiglia": una cagnetta che lo segue come un'ombra, e un bambino, spuntato anche lui dal nulla. Dietro questa apparente serenità ribolle però un mondo di speranze infrante, di assenze e rimpianti, di amori perduti. Sarà un evento drammatico come l'improvvisa scomparsa del bambino a risvegliare i cuori dei protagonisti che troveranno la forza di superare le difficoltà della vita e di sognare ancora, con coraggio. Un romanzo lieve e delicato come un sogno, ingenuo e difficile come l'amore, vero come la vita stessa.

Le recensioni che mi vengono di getto appartengono solitamente a due tipologie di libri. Quelli che ho amato alla follia e quelli che non ho apprezzato proprio per niente. Procrastinare non mi piace, ma purtroppo mi capita quando un romanzo mi mette in difficoltà, com'è successo con Il Creasogni, romanzo carinissimo da cui però - visto l'incipt insolito e suggestivo - mi aspettavo qualcosa di più.
Forse è un mio limite non saper prendere certi libri per quello che sono e questo non è altro che una favola: scorrevole, semplice e in bilico tra realtà e fantasia.
Cos'ho io contro le favole? Assolutamente nulla, anzi, c'è ancora una bambina con le trecce e le ginocchia sbucciate che scalpita dentro di me, ma chissà perché credevo che il Signor Ettore mi avrebbe regalato emozioni diverse.
Sentendo il parere di altri lettore mi ha fatto strano constatare che a molti non è piaciuto l'inizio, ma si sono trovati coinvolti nella storia poco alla volta, quando a me invece è successo esattamente il contrario (sono strana, l'ho sempre saputo u.u). Ho trovato le prime pagine delicate, impalpabili e le parole, cariche di detti e non detti, mi avevano riempito di aspettative. Vedevo il Signor Ettore intento a creare sogni per le persone, mentre lui - malinconico, solo e introverso - non era più capace di farlo. Vedevo gli abitanti del paese correre a casa sua con assurde richieste e mi piaceva, perché sognare fa bene, dovrebbe quasi essere un diritto inalienabile. Mangiatrecase lo figuravo come un paese quasi naif e la storia si stava dipingendo ai miei occhi al pari di un quadro di Chagall dove gli accenni all'infanzia e all'ingenuità sono palpabili, e dove la fantasia fa tutto il resto. E in definitiva è così, un romanzo che si sfoglia con piacere, che ci parla dell'amore in tutte le sue forme e che a un certo punto si tinge di avventura. Stranamente è questa la parte che ho preferito di meno e che ha influenzato la mi asticella di gradimento. Avrei preferito che l'autore raccontasse di meno e si concentrasse sulle emozioni, invece, poco a poco, la parte naif del libro ha cancellato quella surreale e visionaria che tanto stavo amando, lasciando il posto a un quadro in cui tutto è ben definito e forse un po' troppo stereotipato. 
In definitiva però Il Creasogni è romanzo/racconto strutturato bene, con lampi di originalità che si vanno a incastrare in quella noiosa e banale quotidianità capace di ingrigire la vita di ognuno di noi. Ma è da noi che dipendono luci e colori, ed è questo il messaggio di fondo; mai sottovalutare il potere delle piccole cose, mai sottovalutare la forza devastante di un "ti voglio bene".


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1 maggio 2015

Recensione in Pillole #12

Ho ancora problemi con la linea di Internet, in pratica va a singhiozzo, quando piove poi muore del tutto, ma finalmente oggi sembra sprizzare un filo di vita, per cui ne approfitto subito!

La Sirenetta di Hans Christian Andersen

| Feltrinelli, 2014 | € 0,99 |
“La sirenetta bevve la bollente acre pozione, e fu come se una spada a doppio filo le attraversasse il corpo sottile, svenne e rimase lì come morta. Quando il sole ormai splendeva sul mare si destò e sentì un dolore pungente, ma proprio davanti a sé vide lo splendido giovane principe che la sovrastava, tenendo fissi su di lei gli occhi neri come il carbone; lei abbassò i suoi e si accorse che la sua coda di pesce era scomparsa e che aveva le più graziose, piccole gambe bianche che una fanciullina potesse avere.”Una delle più celebri fiabe di tutti i tempi, tradotta nella sua interezza struggente.


Ho letto La Sirenetta una domenica mattina... così, tanto per farmi del male. Lo sapete tutti, come finisce la favola di Andersen, vero? Insomma, niente a che vedere con la versione Disney dove tutti vivono strasupermegahappy... quindi se non volete che vi rovini questo ideale di felicità non continuate a leggere.
Ah, dimenticavo! Sempre per restare in tema "ma sì, facciamoci del male che tanto non abbiamo niente di meglio da fare", nel pomeriggio mi sono vista pure il film, anzi il cartone, ma quello del 1975, una versione giapponese fedelissima all'originale.
Conclusione? Mi chiedo perché queste storie vengano stravolte... insomma, se ne potrebbero inventare di nuove, magari sempre con giovani Sirene per protagoniste, fanciulle acquatiche che vogliono andarsene dal mare e scorrazzare sulla Terra dove incontreranno la loro dolce metà, la sposeranno, avranno tanti figli, invecchieranno insieme, e bla bla... La sorte che tocca alla protagonista di Andersen però è un'altra. Lei muore. E muore per amore. Ha la possibilità di vivere annullando l'incantesimo della Strega e non lo fa, perché farlo significherebbe uccidere il suo Principe. E avrebbe tutti i motivi per eliminarlo. Lei gli salva la vita nel naufragio e lui non la riconosce. Lei cerca in tutti i modi di farlo innamorare e lui non capisce una mazza. Anzi, la scambia pure per un'altra... e si sposa con questa tizia di cui non sa un tubo, quando invece con la Sirenetta ci ha vissuto mesi interi... E così alla fine lei, con il coltello incantato in mano, va nella camera da letto del suo amore accanto alla sua sposa e non fa nulla. Li guarda e crede che siano felici, quando a unirli per la vita sarà solo una bugia, o uno strano scherzo del destino se così vogliamo chiamarlo, giusto per indorare la pillola...
Una storia amara, anche se in extremis il buon cuore della Sirenetta le permette di trasformarsi in una creatura dell'aria e non in schiuma di mare come aveva predetto la Strega. La differenza? Dovrà compiere trecento buone azioni e poi potrà andare in Paradiso... boh, come premio di consolazione non mi pare un granché... :/


SoloSua di Anna Chillon

| autopubblicato | pag. 361 | € 2,99 |
Anna Chillon racchiude in quest’antologia di racconti le tante sfaccettature del suo modo unico di raccontare l’erotismo. Lo fa attraverso rapporti di dominio e sottomissione che si insinuano nella vita di ogni giorno come un gioco stimolante nel quale perfino le perversioni possono trovare appagamento. Ciò che va in scena in queste storie non è il mero modo di fare sesso, quanto il modo di soffrire, amarsi, odiarsi, fuggire o redimersi.
In un eterogeneo susseguirsi di situazioni e personaggi, la realtà si alterna al surreale, dando spazio a creature insolite animate da desideri oscuri e lussuriosi. Nel loro petto gridano istinti che non possono essere ignorati: reprimerli è impossibile. E quando anche l’ultimo briciolo di umanità scompare, non resta altro che dare libero sfogo alle proprie brame, siano esse di violenza, di sesso o perfino di sangue.

Se ho iniziato questa antologia di racconti la colpa è tutta di Nina. Solo lei e poche altre possono farmi prendere in mano un erotico, ma vi dirò... non è male. Anche se - limite mio, lo dico sempre - non saprei darci un voto, pur riconoscendoci tante cose. Cose buone sia chiaro, come il coraggio di un'autrice che non nasconde il sesso dietro all'amore. A volte tra i protagonisti c'è un sentimento, altre volte si intuisce che il puro desiderio si trasformerà in qualcosa di più profondo, ma ci sono anche quelle volte in cui il sesso è solo istinto e fame. Sicuramente è la cosa che ho apprezzato di più. Ogni volta che ho letto un romanzo erotico mi veniva l'orticaria in certe scene... tipo quando lei fa cose turche solo perché lo ama e non perché quelle cose le piacciono... bella mia, aripigliati!!!
Non ho ancora letto tutti i racconti, sono ventuno, ma ogni tanto mi tengono compagnia, soprattutto la sera quando la stanchezza ha il sopravvento e tra queste pagine riesco a non cedere immediatamente al sonno. Chissà perché...
Più che raccontare una storia Anna fotografa un momento, riesce a immortalare il possesso, la violenza, la sottomissione, l'irrazionalità di un comportamento... Tutto questo in poche pagine. Se fossero momenti estrapolati da un romanzo forse alcuni avrebbero potuto disturbarmi, ma non conoscendo i personaggi non li condanno e nemmeno spero in un lieto fine. Sono stata una spettatrice silenziosa e molto, molto curiosa. Attraverso il buco della serratura ho visto mondi popolati da creature soprannaturali, scene di vita "quasi" quotidiana, un ipotetico e terrificante futuro. E ho visto sangue, violenza, desiderio, tormento, sofferenza... Anna Chillon poi sa scrivere e questo mi spinge a scoprire altro di lei, e credo proprio che leggerò Nobili Parole, Nobili Abusi... il titolo è tutto un programma!
Un unico appunto. Non ho capito se SoloSua si scrive tutto attaccato o no. Questo dubbio mi ha tolto ore di sonno (se non dormivo non era per le scene erotiche sappiatelo e credeteci soprattutto), quindi illuminatemi, grazie!


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12 febbraio 2015

Recensione in Pillole #11

Buonasera popolo di lettori!
Devo ammettere che ultimamente la sfiga mi perseguita. Come se non fossero bastati i giorni passati senza corrente al freddo e al gelo, adesso ci si mettono anche i malware a rompermi le scatole, così ieri pomeriggio, in preda a una crisi isterica, ho formattato tutto il computer. Ero così nervosa che non ho nemmeno salvato il salvabile e *sigh* credo di aver perso qualche recensione che era bella pronta da un po' di tempo. Pazienza. La salute mentale prima di tutto.
Avevo però voglia di chiacchierare di libri, quindi approfitto di questa fantastica (?) rubrica e parto subito con due titoli letti un botto di tempo fa. Uno addirittura ad agosto 2014. Ma bando alle ciance e cominciamo!


Le Sintonie dell'Amore di Colleen Hoover

| Leggereditore, 2014 | pag. 310 | € 12,00 | Hopeless #2 |
Ci sono ricordi che è pericoloso portare alla luce, cicatrici che è doloroso riaprire: ma per Holder e Sky, due ragazzi difficili con un tragico segreto alle spalle, è fondamentale affrontare quello che è stato per poter vivere quello che sarà.
Holder vive perseguitato dal proprio passato, schiacciato dal senso di colpa per il suicidio di sua sorella Leslie. E poi c’è il ricordo di Hope e di quel maledetto giorno in cui ha lasciato che la sua vicina di casa di quando era bambino salisse su quella macchina e sparisse per sempre dalla sua vita. Il rimorso che incupisce la sua esistenza lo costringe a continuare a cercarla, fino a quando in un supermercato incontra Sky, che ha gli stessi occhi della sua amica di un tempo, e pensa di averla ritrovata.
La vicenda di Le coincidenze dell’amore raccontata dal punto di vista di lui, per rivivere una splendida storia attraverso nuove emozioni.
Voto:
No voto, no party

Sono in grande, grandissima difficoltà, nel parlarvi di questo libro, perché se da una parte mi è piaciuto per svariate ragioni, dall'altra mi ha fatto giungere a un'amara conclusione. I romanzi fotocopia con il doppio punto di vista non servono a niente.
Adesso voi mi direte che in questo caso serviva eccome, perché Le Coincidenze dell'Amore è narrato dal punto di vista di Sky e tante cose di Holder non si sapevano, ed è vero, avete perfettamente ragione, ma serviva davvero un libro intero? Non sarebbe bastato che l'autrice aggiungesse dei capitoli in cui ci mostrava i suoi pensieri, il suo dolore e il suo passato? Oppure poteva essere sufficiente una sorta di racconto in appendice, o la raccolta delle lettere di Holder indirizzate alla sorella morta che sono stupendamente strazianti. Cavolo, alla fine mi è scesa pure la lacrimuccia!
Ma il punto è un altro. In questo romanzo c'è tanto di Holder e niente di tutto il resto.
Mentre ne Le Coincidenze dell'Amore ti vivi il libro, respiri i dialoghi, sbirci con discrezione l'intimità che si crea tra i protagonisti - un'intimità fatta di silenzi, sms, corse mattutine e segreti che invece di dividerli li uniranno ancora di più - qui non succede niente di tutto questo. Ti vivi solo Holder, e per carità, è un gran bel vivere, niente da dire, ma Sky? Lei che era così stramba, simpatica, insolita e divertente adesso è un'ombra, una marionetta, una figura che recita delle battute già sentite, ma senza emozionare.
E qui scatta la fatidica domanda. Come ha fatto Holder a innamorarsi di lei? Se nel precedente romanzo era tutto credibilissimo, in questo no. Ne Le Sintonie dell'Amore c'è un protagonista maschile stramegafighissimo che sa raccontarsi in modo toccante, le sue parole sono spine, le sue lacrime sangue, ma non riesce allo stesso modo a far emergere Sky. E Sky non può essere una semplice spalla! Anche qui potreste saltare su e dirmi che è normale, perché questo libro esiste solo grazie al precedente, ma non mi sta bene. Per me è un libro tronco. Sbilanciato.
Per carità, io ho amato Holder, e lo amo ancora (donna fedele sono!), infatti il libro l'ho divorato in due sere, eppure mi ha riempito il cuore senza svuotarmi la mente. Non sono riuscita a lasciarmi andare come faccio sempre quando leggo una bella storia d'amore e non ho potuto fare a meno di razionalizzare troppe cose. Di getto avrei dato 4 stelle. Dopo mezz'ora il voto era già sceso. Adesso a distanza di mesi non saprei... vorrei solo strappare le pagine con le lettere di Holder e incollarle in appendice a Le Coincidenze dell'Amore. Nonostante tutto so che molte lettrici più brave di me riescono a separare testa e cuore e di sicuro avranno amato e ameranno alla follia Le Sintonie dell'Amore. Vi invidio.
La mia "avventura" coi romanzi dal doppio pov invece finisce qui. Holder, perdonami se puoi ;_;


Il Bastardo di James Gabriel Berman

| Dalai Editore, 1998 | pag. 195 | 
Billy Crapshoot è senza dubbio un bel ragazzo; sbarca il lunario in diverse attività ben avviate: tassista occasionale, occasionale ladro di automobili, spietato assassino, sempre occasionale, ovviamente. Ora Billy ha deciso di compiere il suo capolavoro: "Donatore di sperma. Cinquanta dollari a provetta. Facile come rubare le caramelle a un bambino", pensa. Caitlin Bourke, bionda, romantica, è una ragazza di classe. Desidera tanto un figlio che non può avere. Tanto da farsi inseminare artificialmente. Facile indovinare chi sia il donatore. E' l'inizio di un incubo per la famiglia Bourke, ma anche l'incipit di un romanzo agghiacciante che illumina spietatamente le pieghe oscure di un'ossessione.

Voto:

Una donna ossessionata dal desiderio di avere un figlio, e un uomo - il bastardo* - divertito all'idea di lasciare ai posteri una traccia di sé. E così, mentre Caitlin Bourke e suo marito seguono la complicata trafila dell'inseminazione artificiale, Billy Crapshoot* dona alla banca del seme il suo dna su cui è scritto "truffatore, ladro, assassino". E indovinate un po' in quale ventre crescerà il figlio di codesto demonio? Non riuscite proprio a immaginarlo, vero?
Ma veniamo alle cose serie. A quelle che mi hanno spinto a iniziare questo libro.
Ho trovato Il Bastardo al Libraccio alla modica cifra di 3 euro e a tentarmi (oltre il prezzo ovviamente) è stato il commento sul retro copertina del Publisher Weekly "Un libro che ricorda Rosemary's Baby, ma a cui si aggiunge un'atmosfera da Stephen King." Io non mi lascio mai infinocchiare dai classici specchietti per le allodole, a volte penso pure che questi fantomatici critici nemmeno li leggano i romanzi che recensiscono, ma citatemi King e metteteci pure Ira Levin vicino che parto per la tangente.
A Rosemary's Baby diedi cinque stelline a Il Bastardo tre. Non avrei dovuto paragonarli, ma mi è venuto spontaneo, e il romanzo di James G. Berman per quanto piacevole da leggere è cattivo in modo così lampante che toglie suspense e divertimento. Invece Ira Levin sa scivolare sotto i tappetti, tra le assi del parquet, sulle crepe dei muri...  i suoi libri sembrano illuminati dalle tenebre, quelli di Berman hanno una lampada da 200 Watt puntata addosso.

Noticina: Nella mia edizione del 1998, sul risvolto di copertina, viene detto che da Il Bastardo sarà tratto un film con Franco Nero. A qualcuno risulta?


Alla prossima!

2 dicembre 2014

Recensione in Pillole #10

Avevo preparato qualche surrogato di recensione prima di andare in ospedale con l'intenzione di proporvene una ogni tanto, ma poi tutto è andato a farsi benedire e quindi eccomi qui, a tappare i buchi dovuti a mio attuale stato di shock.
Ebbene sì... sono tornata a lavorare °____°


Sangue Apache di Nora Roberts

| Harlequin Mondadori 1992 - 1994 | 
Jake Redman e Sarah Conway si incontrano durante un violento attacco indiano, nel selvaggio West di fine Ottocento e della corsa all'oro.
Lui è un avventuriero, forte, bello, coraggioso e indomito, con sangue apache nelle vene.
Lei è una fanciulla elegante e raffinata, appartenente a una buona famiglia di Philadelphia e cresciuta in un severo collegio di suore.
Ciononostante, sembra determinata a fare di quello sperduto avamposto di frontiera la sua casa, e Jake, che tenta invano di resistere alla crescente attrazione che prova per lei, scopre che in realtà Sarah ha l'anima di una vera pioniera.


Voto:

Pur amando il romance storico e pur apprezzando Nora Roberts, questo libro non mi ha convinto più di tanto. Voglio però mettere le mani avanti e dirvi subito che le storie con gli indiani non mi fanno particolarmente impazzire, però amando gli opposti che si attraggono  (lui è un selvaggio mezzosangue, lei una fighetta di buona famiglia) ci sono cascata anche perché Nora Roberts è bravina.
Avendolo letto un bel po' di anni fa non scendo nei particolari, ma una cosa mi è rimasta impressa. Il finale. Uno dei finali più dolci/amari che un romance mi abbia mai regalato e conoscendomi avrei dovuto essere contenta... invece no. Questo finale alla fine è anche più stucchevole di un epilogo in cui mi devo sorbire lei incinta di venti gemelli e lui che la guarda trasognato con in braccio i dieci eredi già sfornati. Nora mi spiace. Stavolta non è andata.


Piccole Confusioni di Letto di Emily Giffin

| Piemme, 2006 | pag. 376 | € 10,50 |
Rachel e Darcy, migliori amiche da sempre. Rachel, la brava ragazza, un po' chiusa e sognatrice, e Darcy, quella nata con la camicia, rigorosamente firmata, che da piccola non ha mai dovuto mettere l'apparecchio ai denti e aveva tutti i ragazzi che voleva, tanto che ora, non ancora trentenne, porta al dito un anello di fidanzamento grande quanto un cocomero. Rachel non aveva mia pensato di poter condividere qualcosa con Darcy, né i suoi vestiti alla moda né tanto meno Dex, il suo fidanzato. Eppure, quando, un giorno, si risveglia tra le braccia del futuro maritino, Rachel capisce di averla combinata grossa.

Voto:

Questo romanzo mi ha confermato che io e i chick lit viaggiamo su binari che raramente si incroceranno. Peccato. Se avesse avuto la struttura del romance secondo me l'avrei adorato, invece dover seguire l'iter della protagonista (scappatella, senso di colpa, innamoramento, bla bla) attraverso le sue pippe mentali a un certo punto mi ha annoiata. E il punto è uno solo. Chi scrive chick lit vuole far sorridere, vuole divertire, vuole strappare una risata e se non ci riesce allora ha fallito. Ma ho la mia parte di colpe, io sono una lettrice anti Bridget Jones tanto per farvi capire con chi avete a che fare. Cioè... io odio proprio Bridget Jones, almeno quanto amo Darcy. Quindi se avete una testa meno bacata della mia probabilmente vi piacerà. Se però non siete sufficientemente curiose c'è sempre il film (che non è comunque sta gran cosa!).


Alla prossima!