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20 giugno 2018

Recensione, PAESAGGIO CON MANO INVISIBILE di M.T. Anderson

Lettori buongiorno! Preparatevi perché sabato scorso sono stata a Mare di Libri e per l'occasione 1) mi sono calata nella parte e ho letto un po' di libri per ragazzi 2) vi aspetta il super mega post!
Intanto parliamo di Paesaggio con Mano Invisibile di M.T. Anderson; l'autore era a Rimini domenica pomeriggio, purtroppo non l'ho potuto incontrare, avrei tanto voluto chiedergli "ma certe idee... come ti vengono?" invece mi terrò il dubbio 😁.
Vi lascio alla recensione, e ve lo anticipo subito: il libro mi è piaciuto molto!

Paesaggio Con Mano Invisibile di M. T. Anderson

| Rizzoli, 03/2018 | pag. 160 | 

Ci sono sistemi ben più sottili ed efficaci della forza per piegare un popolo alla schiavitù. Lo sanno bene i vuvv, che al loro atterraggio non hanno spianato sui terrestri fucili e cannoni, anzi, hanno distribuito gratuitamente meraviglie: farmaci che tutto curano, fonti di energia inesauribili, cibi perfetti che in un batter di ciglia debellano la fame nel mondo. Prodotti rivoluzionari e irresistibili, insomma di cui loro possiedono il monopolio, e di cui, ovviamente, si precipitano a fissare il prezzo. I vuvv non sono soldati, insomma, ma affaristi, e il loro arrivo stravolge l'economia, brucia milioni di posti di lavoro, mette la Terra in ginocchio. Ad Adam, 17 anni, non resta che inventarsi un lavoro, qualsiasi cosa pur di portare a casa quello stipendio che i genitori non riescono più a racimolare. La soluzione più felice mette insieme piacere e dovere, perché i vuvv mostrano una sciocca ossessione per il mondo patinato del passato, e così Adam e la sua ragazza Chloe iniziano a registrare i loro appuntamenti in posticcio stile anni Cinquanta per poi rivenderli agli invasori su un canale pay-per-view. Tutto funziona a meraviglia, fino a quando nell'idillio d'amore si spalancano crepe sempre più profonde, e Adam si ritrova costretto a chiedersi a quanto è disposto a rinunciare di se stesso pur di accontentare i vuuv.
Voto:

A Mare di Libri di quest'anno Davide Morosinotto ha consigliato Paesaggio con Mano Invisibile dicendo "è un libro particolare, strano, l'ho finito da giorni e ancora ci penso, ancora mi chiedo se l'ho capito del tutto, e quando un libro mi fa riflettere mi piace, è una bella cosa".
D'accordissimo.
Paesaggio Con Mano Invisibile è uno di quei romanzo che ti segue.
Certo, lo si può leggere come una storia di semplice fiction; c'è un'invasione aliena, il mondo intero viene colonizzato e c'è la storia di Adam che subisce le svariate problematiche del caso e cerca di essere di sostegno alla famiglia dopo che il padre se l'è data a gambe. C'è la sua storia d'amore con Chloe, la passione per l'arte e la speranza di poter avere abbastanza soldi per combattere il morbo di Merrick che lo fa stare di merda. Letteralmente. Ma si può andare oltre. Grattando la superficie scopriremo che l'opera di M. T. Anderson è una satira davvero feroce che si allaccia alla teoria dell'economista e filosofo Adam Smith il quale, nel 1700, parlava proprio di una mano invisibile capace di regolarizzare il mercato. Per dirla in termini spicci la ricerca del benessere del singolo individuo porterebbe in modo quasi inconsapevole al benessere dell'intera società.
Il concetto è semplice solo all'apparenza, se lo volete approfondire vi lascio due link (qui e qui), ma io vi consiglio di godervi il romanzo di Anderson senza troppe sovrastrutture.
Torniamo quindi alla storia.
Gli alieni che immagina l'autore - i vuuv - non portano morte e distruzione sulla Terra, ma un progresso inaspettato attraverso tecnologie all'avanguardia e medicinali in grado di guarire qualsiasi malattia.
Eppure il mondo col tempo si è spaccato in due, i prezzi sono saliti alle stelle e la crepa tra ricchi e poveri si è fatta sempre più larga e profonda.
Il desiderio dell'uomo medio è quello di poter vivere nella parte sopraelevata della città, alcuni addirittura imitano i vuuv strisciando sul pavimento e passandosi lozioni depilatorie sul corpo, mentre altri, come Adam e la sua fidanzata Chloe, si trasformano in un "prodotto" a uso e consumo degli alieni che, riproducendosi per gemmazione, non sanno cosa sia il romanticismo e ne sono oltremodo incuriositi.
Essendo la disoccupazione un malessere dilagante lavorare per i vuuv significa solo una cosa: soldi. E ad Adam i soldi servono un sacco. Così, tutti i giorni, lui e Chloe si collegano con lo spazio e trasmettono la loro storia d'amore... ma cosa succederà quando guardare la propria ragazza non provocherà più piacevoli sfarfallii allo stomaco, ma un fastidio molto simile alla nausea? The show must go on? Sempre e comunque?

In un panorama deprimente, cupo e delirante, dove l'arte sembra essere l'unica forma di libera espressione sopravvissuta, Adam imprigiona sulla carta quel mondo di cui si sente a sua volta prigioniero usando matite, acquarelli, tempere (è anche un po' sua la mano invisibile del titolo) e ci racconta una storia grottesca, tragicomica, spesso ironica, ma anche profondamente triste. Una storia che parla di totalitarismi, disgregazione familiare, perdita di valori e di come l'essere umano nel vano tentativo di omologarsi a un sistema rischi di perdere di vista la propria identità.

Anderson, presente a Mare di Libri, ha affermato che da ragazzo cercava romanzi adatti alla sua età ma capaci di affrontare tematiche forti, e non c'è da meravigliarsi se negli anni abbia voluto scrivere quello che probabilmente avrebbe anche voluto leggere. E che piace leggere anche a me tra l'altro! Il romanzo infatti, a distanza di giorni, me lo porto addosso e voglio che ci stia ancora per un po', in uno spazio indefinito tra la testa e lo stomaco entrambi compromessi dalla lettura e ancora in fase di recupero.
È un bel romanzo? Assolutamente sì.
È un romanzo per tutti? Forse no.
Però io ve lo stra-consiglio comunque.   
A questo punto riparte la caccia a Feed, il suo titolo più famoso purtroppo fuori commercio; l'ho cercato disperatamente per anni per poi abbandonare le speranze, ma adesso è tornato prepotentemente nella pole position della mia wish list. E dopo l'uscita di Paesaggio con Mano Invisibile credo che sia lecito confidare in una ristampa. #crossfingers 

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14 settembre 2017

Recensione, LA MACCHINA DEL TEMPO di H. G. Wells

Lettori bentrovati, oggi nuova recensione e si parla di classici. Tornata dalle ferie ho dovuto riprendere la solita routine e mi serviva una lettura "sicura" così mi sono buttata su Wells che da ragazzina avevo adorato con L'Uomo Invisibile (in foto vedete la mia vecchissima edizione Newton). Pronti a fare un salto nel futuro?

La Macchina del Tempo di H. G. Wells

| Newton Compton | € 5,90 | pag. 288 | 

Creatore di veri e propri miti destinati a durare nel tempo, Wells ottenne uno straordinario successo, che dura tuttora ininterrotto, perché i progressi della conoscenza e della tecnica non hanno minimamente intaccato la capacità di emozionarci, esaltarci o spaventarci davanti a queste mirabili storie. In "La macchina del tempo" appare per la prima volta un mezzo meccanico in grado di trasportare avanti e indietro nel tempo chi sappia maneggiarlo. Un gentiluomo inglese, scienziato dilettante, racconta agli amici il suo viaggio nel lontano futuro che è riuscito a realizzare attraverso quest'ingegnosa macchina. Negli esseri creati in laboratorio dal Dottor Moreau rivive l'incubo della creatura di Frankenstein...
Voto:

La Macchina del Tempo è il quarto classico di un 2017 che mi sta portando sempre più spesso a guardarmi indietro anziché in avanti. Con il romanzo di H. G. Weels ho potuto fare entrambe le cose colmando oltretutto una lacuna imperdonabile dal momento che è proprio con la trasposizione cinematografia di questa opera che si è consolidata la mia smodata passione per i time travel. L'Uomo Che Visse nel Futuro del 1960 è forse uno dei miei cult preferiti, ed ero davvero curiosa di scoprire in cosa si differenziasse dal romanzo. Non tanto a dire il vero, tranne che Hollywood, per rendere la trama più appetibile, ci ha infilato dentro la classica storia d'amore di cui a Wells fregava sicuramente zero.

Scritto nel 1895 racconta la storia di un eccentrico inventore di cui non ci è mai dato sapere il nome (probabilmente H. G. Wells in persona!) che attraverso la scoperta della quarta dimensione ha capito come poter viaggiare nel tempo, ma sembra che nessuno dei suoi amici gli creda finché una sera, trafelato e con abiti sporchi, non rientra a casa asserendo di essere stato per otto giorni nel 802.701 Dopo Cristo.
E così inizia l'incredibile racconto di un viaggio senza pari, il racconto di un mondo solenne, abitato da uomini intellettualmente evoluti che hanno saputo sottomettere la natura con l'intelligenza e l'istruzione. È questa la prima impressione del Viaggiatore, che crede di trovarsi in una situazione di agio e sicurezza, in un mondo bellissimo e bizzarro in cui piccole creature, esserini glabri non più alti di un metro, si esprimono attraverso un linguaggio a lui sconosciuto. Scoprirà ben presto la totale inettitudine di questo popolo (gli Eloi) capace solo di mangiare frutta, bagnarsi nel Tamigi, accoppiarsi e dormire. L'umanità del futuro è decadente e priva di stimoli e nella mente del protagonista poco alla volta prendono forma le teorie più disparate su come possa essersi evoluta (o meglio, involuta) la specie. Solo Weena sembra capace di provare qualcosa - riconoscenza - perché dopo che il Viaggiatore la salva dalle acque davanti all'indifferenza totale dei suoi simili, si trasforma in una sorta di cucciolo che non vuole abbandonare il suo padrone (nel film invece è una formosa bionda in grado di far perdere la testa a George...).
Non mancano continui parallelismi con la realtà del XIX Secolo (la perdita dei valori, le spaccature sociali tra ricchi e lavoratori, l'eterno conflitto uomo/macchina), e il panorama diventa ancora più abietto con la scoperta dei Morlock, gli abitanti del sottosuolo. Poco alla volta, in un costante crescendo di suspense, quello che prende forma è un romanzo assolutamente innovativo, originale, a tratti cinico, precursore addirittura del genere steampunk. Un romanzo che ha goduto di un successo immediato nonostante i numerosi cambiamenti che Wells non smetteva di apportarvi; un'iniziale pubblicazione a puntate non ha impedito al pubblico di appassionarsi immediatamente all'argomento, l'allievo di Thomas Henry Huxley (Il Mondo Nuovo) aveva talento e la fantascienza trovava nuove radici.

"Che peccato che lei non sia uno scrittore di romanzi!" esclama un amico del Viaggiatore del Tempo dopo averlo ascoltato. Be', lo era. E se per un fortunatissimo caso non vi siete mai imbattuti nel film, leggete questo gioiellino, ve lo godrete come non mai, in caso contrario scoprirete qualcosa che nella pellicola hanno omesso. Cosa ci sarà dopo l'anno Ottocentomila?

L'Uomo che Visse nel Futuro (1960)




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20 febbraio 2017

Recensione, L'UOMO CHE CADDE SULLA TERRA di Walter Tevis

L'Ultima volta che vi ho parlato di un classico della fantascienza è stato con "L'Invasione degli Ultracorpi" e come spesso mi capita quando esco soddisfatta e appagata da una lettura ho un solo pensiero in testa: perché non recuperare altri classici di questo genere? Lo farò. Ormai il mio 2017 è pieno di missioni impossibili e non vorrei aggiungerne altre, ma la tentazione è davvero troppo forte!

L'Uomo Che Cadde Sulla Terra di Walter Tevis

| Minimun Fax, Beat | pag. 231 | 

 
«Non era un uomo, eppure era molto simile all’uomo». E allora cosa è l’individuo gentile e fragile che si fa passare per cittadino britannico, nascondendosi dietro il nome altisonante di Thomas Jerome Newton, che accumula in breve tempo una vera e propria fortuna grazie a invenzioni geniali e inaudite, che vive in solitudine quasi completa dedicandosi a un compito misterioso e immane?
Uno dei pochi romanzi di fantascienza che abbiano lasciato una traccia indelebile nella letteratura mondiale, L’uomo che cadde sulla Terra è un apologo amaro sul mondo di oggi e (probabilmente) di domani, la storia disperata di un “alieno” in ogni senso, che in una celebre trasposizione cinematografica ha preso il volto inquietante e commovente di David Bowie.
Voto:
"la maggior parte degli uomini vive una vita di quieta disperazione"
Henry David Thoreau
Gli anni Sessanta in America hanno rappresentato un momento di grande rinnovamento culturale e la fantascienza ha smesso di essere un fenomeno di nicchia diffondendosi in breve tempo nell'immaginario comune attraverso i mass media, con lo scopo di diffondere messaggi sociali e politici.
È inoltre cosa nota che in quegli anni, attraverso romanzi di questo genere, si volessero raccontare gli attriti con l'URSS, i timori per una terza guerra mondiale, e l'alieno era il simbolo perfetto di un nemico - ignoto- contro cui ci si doveva difendere.
Walter Tevis, autore poliedrico noto per aver scritto Lo Spaccone e Il Colore dei Soldi, due romanzi ambientati nelle sale da biliardo da cui sono stati tratti gli omonimi film del 1961 e del 1986 rispettivamente diretti da Robert Rossen e Martin Scorsese, con L'Uomo Che Cadde Sulla Terra sembra discostarsi da un genere per abbracciarne un altro, ma non è proprio così. Questo testo, che parla di astronavi, pianeti sconosciuti e alieni, è in realtà una riflessione nostalgica sul decadentismo dell'uomo che cede all'edonismo, ai vizi, alle lusinghe, ai giochi di potere...
Thomas Jerome Newton (il cui vero nome è Rumpelstiltskin, il nostro Tremotino, e se non ricordate la fiaba cliccate qui) viene da Anthea, un pianeta devastato dalle armi nucleari, ormai al collasso e privo di qualsiasi fonte di energia. Newton, fisicamente simile, ma con un QI due volte superiore a quello di un uomo, viene addestrato per quindici anni e mandato sulla Terra con uno scopo preciso: salvare gli antheani. Provenendo da una società più avanzata non gli è difficile accumulare in breve tempo ingenti somme di denaro grazie a invenzioni straordinarie come la televisione 3D, ma più il tempo passa più Newton, incapace di provare rabbia e rancore, cede al fascino della Terra, alla sonnolente vitalità tipica dell'essere umano.
Non è un romanzo fatto di colpi di scena, sappiamo tutto fin dal principio e i continui richiami al dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio, La Caduta di Icaro, ci rendono già nota anche la fine.
Eppure, nonostante Newton venga scoperto e fallisca la sua missione, siamo noi a uscirne ulteriormente sconfitti. Noi, che abbiamo paura del diverso. Noi, che ci scagliamo contro i più deboli. Noi, che nel tentativo di proteggerci ci autodistruggiamo.
Bellissimo il finale, con un Newton sempre più umano e solo, ma che nonostante tutto non conosce ancora l'odio e il disprezzo. Lui, con il suo fragile corpo da uccellino ha sfidato la forza di gravità, il sistema solare, l'alienazione e la diffidenza, traendone solo una cosa. Soldi. Talmente tanti da non sapere cosa farsene e da non renderlo felice.
Leggetelo, forse L'Uomo Che Cadde Sulla Terra non brillerà per stile e ritmo, ma è sicuramente un indimenticabile e sempre attuale manifesto nel panorama della fantascienza.

Edizioni Urania


  


TRAILER FILM




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17 ottobre 2016

Recensione, LOST STARS di Claudia Gray

Buonasera a tutti, carissimi lettori! Oggi entriamo in modalità Star Wars e per calarci meglio nella parte infiliamoci il casco le cuffie e impugniamo una spada laser alziamo il volume al massimo!



Lost Stars di Claudia Gray

| Multiplayer Edizioni, 21/04/2016 | pag. 343 | € 19,90 |

Star Wars incontra Romeo e Giulietta, in questa storia di due amanti costretti a combattere l'una contro l'altro nella guerra tra Impero e Ribellione! Sono trascorsi otto anni dalla caduta della Vecchia Repubblica e l'Impero regna ora su tutta la galassia conosciuta. La Resistenza è stata sbaragliata e solo pochi ribelli coraggiosi - come Bail Organa di Alderaan -osano opporsi apertamente allo strapotere dell'imperatore Palpatine. Dopo tanti anni di battaglie, i pianeti dell'Orlo Esterno hanno deciso di arrendersi e l'Impero diventa più forte a ogni nuova conquista. L'ultimo pianeta ad essersi sottomesso è il mondo roccioso e isolato di Jelucam i suoi abitanti sperano ancora in un futuro migliore, nonostante la flotta imperiale incomba sulle loro teste...

Voto:

Dovete sapere che dopo l'acquisizione da parte della Disney della Lucasfilm molti romanzi di Guerre Stellare che si ritenevano canonici sono diventati leggenda.
Cosa vuol dire? Che gli avvenimenti raccontati in determinati libri (questi per la precisione) non è detto che siano realmente successi, ma non è detto nemmeno il contrario. Insomma sono lì, nel limbo, non contribuiscono al continuum della storyline principale, ma sono materiale indispensabile per i fan che non possono vivere senza un'avventura intergalattica.
Però, quando si sa di aver tra le mani una storia ufficialmente riconosciuta, be', lasciatemelo dire, è tutta un'altra faccenda. Lost Stars è bello proprio per questo. Trattandosi di un romanzo canonico copre un lasso temporale noto fornendoci non poche informazioni in più. Tutto inizia diversi anni prima gli avvenimenti del IV film, Una Nuova Speranza, per terminare con la famosa battaglia di Endor (il Ritorno dello Jedi). Tanto per dare un indizio in più, se avete visto Il Risveglio della Forza avrete notato sul desertico pianeta di Jakku, tra i vari rottami, un'imponente nave imperiale che fa da sfondo a molte scene. Questa.

Devastator
Bene, grazie al libro sapremo chi c'era su quella nave spaziale e come ha fatto a precipitare...
Detto questo entriamo nel vivo di Lost Stars.
Thane Kyrell e Ciena Ree si conoscono quando sono solo bambini, ma un sogno comune li rende immediatamente inseparabili: vogliono diventare piloti dell'Impero. Riescono ad entrare nell'Accademia, abbracciano gli stessi ideali, si spronano a vicenda e insieme raggiungono quell'obiettivo tanto sperato. Poi qualcosa cambia. Lui viene assegnato alla Morte Nera, lei alla nave ammiraglia di Darth Vader, e le rispettive strade si dividono a tal punto da far divergere anche i loro cuori, da una parte fedeli all'impero, dall'altra resi fragili dall'amore. 
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20 aprile 2016

Recensione, SOLO IL VENTO LO ASCOLTAVA di Nicola Arcangeli

Buonasera a tutti!
Finalmente riesco a pubblicare la recensione che tenevo nel cassetto da oltre quattro settimane, ma ci tenevo a metterla proprio oggi, giorno della prima presentazione di Solo il Vento lo Ascoltava! Chissà, magari gli porterà fortuna!
Che mi è piaciuto non è un mistero. D'altronde, come si fa a resistere a una storia che parla di mondi paralleli e viaggi nel tempo? Io non ce la faccio.

Solo il Vento lo Ascoltava di Nicola Arcangeli

| Giraldi Editore, 2016 | pag.482 | € 17,50 |

Sono trascorsi ormai cinque anni dalla morte del piccolo Thomas. Dopo la crisi che ne era scaturita, Marco e Grazia Beltrami sono tornati ad essere una coppia, pur nella quotidiana difficoltà di vivere con un tremendo peso nel cuore. Dall'altra parte del mondo, sull'isola di Amsterdam, in mezzo all'Oceano Indiano, un gruppo di scienziati sta indagando sulla sparizione di un pallone sonda. Quando questo riappare all'improvviso è immediatamente chiaro che qualcosa non torna: oltre ai dati sballati registrati sul dispositivo, attaccata ad esso viene rinvenuta una misteriosa fotografia. Contemporaneamente a New York, un membro di spicco della NSA viene gettato sotto un convoglio della metropolitana. C'è qualcosa che unisce queste vicende, ed ha a che fare con gli strani baluginii violacei che hanno cominciato a tempestare i cieli di tutto il mondo. Dappertutto fioccano ipotesi e smentite circa la natura di questo fenomeno, dalle più tranquillizzanti a quelle più fantasiose e catastrofiche. In questo clima di attesa ed incertezza che scorre attorno a Marco, giunge una telefonata dal passato. Un passato che l'uomo credeva di essersi lasciato dietro le spalle e che invece lo obbligherà a guardarsi indietro, ma soprattutto dentro, aprendo le porte ad un'avventura senza ritorno.
Voto:

Wow...
A trenta pagine dalla fine, dopo averne sfogliate quasi ottocento (conto anche quelle di Dove Oggi è Già Domani) ho saputo elaborare solo un semplice, ma direi molto significativo, "WOW..."
Eh sì. Nei finali Nicola ci sa proprio fare e questo è un finale coi fiocchi. Dire che si chiude un cerchio è riduttivo, dire che ogni cosa torna al proprio posto anche.
Solo il Vento lo Ascoltava è il romanzo della catarsi; è la storia che mette in gioco vite passate, presenti e future e ne tira i fili con un misto di sensibilità e beffardo cinismo. Ma se nel romanzo precedente il multiverso era in qualche modo il mistero non dico da svelare, ma quanto meno da accettare, questa volta è il rebus da risolvere. Quindi gente lo ripeto... wow!

Siamo in un futuro prossimo, strane strisce violacee simili ad aurore boreali tempestano i cieli del pianeta Terra e solo in pochi ne comprendono il reale significato. Il multiverso sta collassando, i precari e inviolabili equilibri dei mondi paralleli rischiano di venire meno e la popolazione ha le ore contate.
Inizia così un incessante countdown che vede protagonisti alcune nostre vecchie conoscenze (e non solo) alle prese con qualcosa di più grande di loro.
Ritroviamo Marco Beltrami che ancora fatica ad andare avanti senza guardarsi indietro, ma ci prova, adesso c'è di nuovo Grazia al suo fianco e il dolore, se portato in due, è un peso più sopportabile; Pierre Delacroix invece è lo stesso uomo saggio e malinconico del primo romanzo, custode di pericolosi segreti e scomode verità. E poi c'è lui - Salvatore Renzetti - indomito eroe con tante macchie e altrettante paure, un personaggio in grado di smorzare i toni più drammatici e allo stesso tempo di creare la suspense più tesa. "Tore" si meriterebbe l'oscar come miglior attore non protagonista, anche se a pensarci bene, il vero protagonista, forse, è proprio lui.
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22 gennaio 2015

Recensione Saga #1 #2 #3 #4 di Brian K. Vaughan e Fiona Staples

E' arrivato il momento di recensire come si deve Saga, una delle graphic novel più originali - nonostante una trama quasi scontata - che mi sia mai capitato di leggere negli ultimi tempi.
Attenzione. Saga è ancora in corso, pertanto se volete tuffarvi in questo mondo per uscirne solo alla parola "fine" dovrete aspettare ancora. Quanto, non ci è dato saperlo.

SAGA di Brian K. Vaughan e Fiona Staples

| Bao Publishing, 2013, 2014, 2015 | volumi #1 #2 #3 #4 |

Voto:

      

Tutto ha inizio con un romance. 

"Ti dice niente questo?"
Ebbene sì miei cari lettori, proprio così. Il romance, quel genere di romanzi di infima categoria che tanto viene bistrattato ma che alla fin fine incuriosisce - e non poco - è il fulcro intorno a cui ruota la storia di Marko e Alana. Lui è un prigioniero, lei la sua carceriera. Lui viene da Wreath, un pianeta i cui abitanti praticano la magia, un satellite di Landafall che condanna ogni forma di stregoneria e alleva generazioni di combattenti armati fino ai denti i quali hanno un unico fine: sottomettere il nemico. Alana è una di loro.
E' durante le ore in cui sorveglia Marko (incatenato e quindi impossibilitato a fuggire) che legge Fumo di Notte e scopre che l'amore tra due popoli diversi è possibile. Addirittura bellissimo.

"Ma è proprio questo il fatto! E' una storia d'amore!
Il mostro e la ragazza si incontrano ma,
invece di uccidersi a vicenda, stanno insieme,
fanno giochi da tavolo e ogni tanto lasciano l'appartamento
 per andare a mangiare panini al cinema."
"Ti prego. Continua a leggere."
E adesso ditemi che Marko,
anche se dotato di due corna non indifferenti,
non è un bel vedere.
Alana legge ad alta voce mentre Marko è ai lavori forzati e così, con la complicità di un romanzo e di uno sguardo di troppo, i due s'innamorano. E scappano. Alana lo libera e insieme si danno alla fuga.

Saga inizia con la nascita della piccola Hazel, la loro bambina, la prova vivente che l'amore tra due razze diverse è possibile. C'è solo un problemino. Adesso i loro nemici hanno un motivo in più per volerli tutti morti. Hazel è il simbolo della pace e la Storia purtroppo ci ha insegnato che alimentare l'odio è meno complicato che coltivare l'amore. Strano, ma vero. 
A dar loro la caccia il mondo intero. L'universo anzi. Forze armate, mercenari disposti a tutto pur di riempirsi le tasche, genitori, suoceri e anche ex fidanzate... Sono tutti sulle loro tracce, e tutti per motivi differenti.
Comunque non voglio dirvi altro se non che ogni albo chiude un arco narrativo per aprirne uno nuovo e che l'intera storia ruota intorno a questi sfortunati ma determinati Romeo e Giulietta che non hanno però nessuna intenzione di morire. Alana e Marko vogliono solo trovare un posto in cui vivere come una famiglia normale. Niente di più.
Ma Saga non è solo una semplice e scontata storiella d'amore o non avrebbe già vinto tre Eisner Award. Saga è la collisione tra la fantascienza e il fantasy. I mondi ideati da Vaughan hanno dell'incredibile e Fiona Staples li ha resi visivamente abbaglianti. Ma Saga è soprattutto innovazione. La favola per eccellenza si colora di irriverenza, a tratti è addirittura grottesca, e le sfumature che la caratterizza non sono di certo rosa. 

Saga non ha filtri.

"Ho un alito terribile"
(poesia allo stato puro)
Marko: "Questa. Questa è stata la volta migliore."
Alana: "Sei. Sei venuto dentro di me?"

Saga è sessualmente esplicito.

"Ti voglio fino in fondo baby"


Saga è volgare.

"Sto cagando? Sembra che sto cagando!"
Emh... no, stai partorendo u.u

Saga è divertente.

"Ragazzo, mi secca convincere qualcuno che non sono un genio,
ma ti giuro che quella storia aveva solo un tema per me: soldi facili."

Saga è politicamente scorretto.

Per farla breve...
Alana s'impasticca per rendere più soft la giornata lavorativa.

Ma se quelli sopra citati vi possono sembrare dei difetti - e non lo sono - sappiate che Saga sa essere anche infinitamente tenero.


Sophia: "Sono sporca dentro, perché ho fatto cose brutte con..."
GattoBugia: "Bugia"

Insomma, leggendolo vi potrà sembrare di essere di fronte a una colossale presa per i fondelli, invece ci sono tante piccole verità tra queste pagine. Giuro, non vi sto prendendo in giro, anche se le immagini qui sopra possono farvi pensare a una storia superficiale, non è così. Anzi, a colpire maggiormente il lettore è proprio il contrasto che c'è tra il modo in cui vengono narrati i fatti e il significato stesso di quei fatti. Bisogna saper andare oltre le apparenze, ma sarà più facile di quel che sembra, dopo un albo o due vi verrà addirittura naturale. A me il colpo di fulmine è scattato in ritardo, con il terzo albo per la precisione, ma è scattato, ed è questo che conta.
Inizialmente non avevo idea di che razza di fumetto fosse Saga, e non nego che mi ha spiazzata. Vedevo Marko e Alana che fuggivano, alla disperata ricerca dell'autore del romance "galeotto", convinti che solo lui potesse avere la chiave per la pace del mondo e mi chiedevo se ci facevano o ci erano questi due pazzi. Poi ho capito. E anche le cose più assurde hanno trovato la loro collocazione logica.
In Saga tutto è possibile. Ma soprattutto in Saga c'è molto più realismo di quel che sembra.
C'è la guerra con i suoi soprusi, le sue violenze, le sue assurdità. E c'è la quotidianità di due persone che pur essendosi dati alla macchia, pur sapendo che rischiano la vita ogni giorno, non possono fare a meno di provare ogni sorta di sentimento, razionale o meno che sia. Passione, gelosia, rabbia, frustrazione e solitudine fanno parte di loro. Come possono crescere una bambina in un mondo dove l'odio germoglia in ogni angolo? Come possono amarsi liberamente se devono vivere di segreti e sotterfugi?
Il divario tra la drammaticità della storia e la comicità degli eventi è geniale, e per quanto Saga sia paradossale è anche pura poesia. Basti pensare alla tenerezza della voce narrante, quella di Hazel, che vede e racconta con occhi innocenti tutto ciò che la circonda. Occhi che ancora non sanno. Occhi che ancora non sono stati contaminati dall'ipocrisia e dall'avidità. 
Ma basta, ho già parlato troppo.
Spero solo di avervi un minimo incuriosito. Spero che i disegni di Fiona Staples abbiano trafitto anche le vostre cornee. E spero che Brian K. Vaughan sia un ulteriore motivo per farvi fiondare in libreria. Lui non è solo un fumettista, ma è uno degli sceneggiatori di telefilm come Lost e Under the Dome pertanto credo che non servano ulteriori parole... lo si odia o si ama. Io lo lovvo.


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