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20 febbraio 2017

Recensione, L'UOMO CHE CADDE SULLA TERRA di Walter Tevis

L'Ultima volta che vi ho parlato di un classico della fantascienza è stato con "L'Invasione degli Ultracorpi" e come spesso mi capita quando esco soddisfatta e appagata da una lettura ho un solo pensiero in testa: perché non recuperare altri classici di questo genere? Lo farò. Ormai il mio 2017 è pieno di missioni impossibili e non vorrei aggiungerne altre, ma la tentazione è davvero troppo forte!

L'Uomo Che Cadde Sulla Terra di Walter Tevis

| Minimun Fax, Beat | pag. 231 | 

 
«Non era un uomo, eppure era molto simile all’uomo». E allora cosa è l’individuo gentile e fragile che si fa passare per cittadino britannico, nascondendosi dietro il nome altisonante di Thomas Jerome Newton, che accumula in breve tempo una vera e propria fortuna grazie a invenzioni geniali e inaudite, che vive in solitudine quasi completa dedicandosi a un compito misterioso e immane?
Uno dei pochi romanzi di fantascienza che abbiano lasciato una traccia indelebile nella letteratura mondiale, L’uomo che cadde sulla Terra è un apologo amaro sul mondo di oggi e (probabilmente) di domani, la storia disperata di un “alieno” in ogni senso, che in una celebre trasposizione cinematografica ha preso il volto inquietante e commovente di David Bowie.
Voto:
"la maggior parte degli uomini vive una vita di quieta disperazione"
Henry David Thoreau
Gli anni Sessanta in America hanno rappresentato un momento di grande rinnovamento culturale e la fantascienza ha smesso di essere un fenomeno di nicchia diffondendosi in breve tempo nell'immaginario comune attraverso i mass media, con lo scopo di diffondere messaggi sociali e politici.
È inoltre cosa nota che in quegli anni, attraverso romanzi di questo genere, si volessero raccontare gli attriti con l'URSS, i timori per una terza guerra mondiale, e l'alieno era il simbolo perfetto di un nemico - ignoto- contro cui ci si doveva difendere.
Walter Tevis, autore poliedrico noto per aver scritto Lo Spaccone e Il Colore dei Soldi, due romanzi ambientati nelle sale da biliardo da cui sono stati tratti gli omonimi film del 1961 e del 1986 rispettivamente diretti da Robert Rossen e Martin Scorsese, con L'Uomo Che Cadde Sulla Terra sembra discostarsi da un genere per abbracciarne un altro, ma non è proprio così. Questo testo, che parla di astronavi, pianeti sconosciuti e alieni, è in realtà una riflessione nostalgica sul decadentismo dell'uomo che cede all'edonismo, ai vizi, alle lusinghe, ai giochi di potere...
Thomas Jerome Newton (il cui vero nome è Rumpelstiltskin, il nostro Tremotino, e se non ricordate la fiaba cliccate qui) viene da Anthea, un pianeta devastato dalle armi nucleari, ormai al collasso e privo di qualsiasi fonte di energia. Newton, fisicamente simile, ma con un QI due volte superiore a quello di un uomo, viene addestrato per quindici anni e mandato sulla Terra con uno scopo preciso: salvare gli antheani. Provenendo da una società più avanzata non gli è difficile accumulare in breve tempo ingenti somme di denaro grazie a invenzioni straordinarie come la televisione 3D, ma più il tempo passa più Newton, incapace di provare rabbia e rancore, cede al fascino della Terra, alla sonnolente vitalità tipica dell'essere umano.
Non è un romanzo fatto di colpi di scena, sappiamo tutto fin dal principio e i continui richiami al dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio, La Caduta di Icaro, ci rendono già nota anche la fine.
Eppure, nonostante Newton venga scoperto e fallisca la sua missione, siamo noi a uscirne ulteriormente sconfitti. Noi, che abbiamo paura del diverso. Noi, che ci scagliamo contro i più deboli. Noi, che nel tentativo di proteggerci ci autodistruggiamo.
Bellissimo il finale, con un Newton sempre più umano e solo, ma che nonostante tutto non conosce ancora l'odio e il disprezzo. Lui, con il suo fragile corpo da uccellino ha sfidato la forza di gravità, il sistema solare, l'alienazione e la diffidenza, traendone solo una cosa. Soldi. Talmente tanti da non sapere cosa farsene e da non renderlo felice.
Leggetelo, forse L'Uomo Che Cadde Sulla Terra non brillerà per stile e ritmo, ma è sicuramente un indimenticabile e sempre attuale manifesto nel panorama della fantascienza.

Edizioni Urania


  


TRAILER FILM




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11 marzo 2015

Recensione, PARLANDO CON LE API di Peggy Hesketh

Credo sia ora di recuperare le vecchie letture :)

Parlando con le Api di Peggy Hesketh

| Neri Pozza, 2013 - Beat, 2014 | pag. 288 | € 16,50 - € 9,00 |
- telling the bees -
Albert Honig è un uomo burbero e riservato che, in un paesino della California del Sud, ha deciso di invecchiare soltanto in compagnia delle sue api. Un giorno, tuttavia, un drammatico evento lo costringe a fare i conti col suo passato: nell’abitazione nei pressi della sua, nella casa delle «Signore delle api», Albert scopre i cadaveri di Claire e Hilda Straussman, le due sorelle, legate e imbavagliate. Sigillata la casa e raccolte le impronte, il detective Grayson non tarda a capire di trovarsi di fronte a una rapina finita male. Ci sono segni di effrazione, e mancano all’appello gioielli e soldi. Tuttavia, come trovare il colpevole? Deciso a scoprirlo, il detective prega l’apicoltore di raccontargli tutto quanto sa delle due donne.Inizia così un viaggio a ritroso nella memoria dell’apicultore: dal primo incontro alle fughe nei boschi con Claire per sfuggire all’infelice signora Straussman, la madre della ragazza; dalla passione per l’apicoltura trasmessa a Claire alla nascita di un amore troppo intenso per essere confessato, fino alla partenza di Claire e a quel ritorno, tempo dopo, con un misterioso bambino.
Voto:

Sono un lettrice abbastanza impaziente, ma devo ringraziare la neve e i tre giorni di blackout generale che hanno interessato la mia zona a Febbraio, se ho avuto tutto il tempo di questo mondo per leggere senza essere disturbata o venire distratta.
Ho consumato Parlando con le Api prima davanti al camino e poi al lume di una candela.
Un'atmosfera perfetta per calarsi in una storia dai sapori quasi ancestrali, una storia in grado di contrapporre la frenetica e schematica vita di un alveare ai ritmi imprevedibili dell'essere umano. Siamo così diversi. Eppure così simili...

Tutto ha inizio un mattino di maggio, quando l'anziano Albert Honig, dopo aver fatto colazione, scopre i cadaveri delle sue vicine di casa. Le Signore della Api sono morte e non ci sono dubbi, sono state assassinate.
Prende forma così un'insolita indagine che vede Albert, un instancabile osservatore, alle prese con il detective Grayson, un uomo rude e impaziente che dovrà mettere un freno ai suoi ritmi per star dietro ai pensieri e ai ragionamenti dell'unico testimone. Sono gli unici due personaggi del romanzo, tralasciando tutto il corollario di figuranti che vengono presentati durante le lunghe digressioni del signor Honing che porteranno anche alla risoluzione del caso.

Parlando con le Api è un romanzo lento, intimista, fortemente nostalgico e ricco di amarezza.
Parla di solitudine, ma anche di come certe persone amino gli stretti confini della loro vita e non sentano il bisogno di superarli. Al contrario di altre che per quanto scappino e si allontanino dalle loro radici vivranno per sempre prigioniere dei propri irraggiungibili desideri.
L'autrice, con questa opera d'esordio, ha creato una storia intimista e discreta, nonostante alla base ci sia un delitto e la sua risoluzione, a un certo punto sembra che la morte delle Signore della Api passi in secondo piano.
Tanti gli spunti di riflessione, i continui parallelismi tra l'uomo e la quotidianità delle instancabili operaie e tante le verità nascoste tra le righe e le bugie svelate. Perché le menzogne più crudeli sono quelle che raccontiamo a noi stessi.
Una voce discreta e mite quella del signor Honing, quasi timida. O forse semplicemente stanca, afflitta dai pensieri e dai ricordi. Schiacciata dal passato e dai segreti.
Si sfoglia l'ultima pagina con un certo senso di inquietudine e ci si chiede se quello che si è letto è davvero un giallo.

Non me la sento di consigliarlo a tutti, dovete amare il lirismo narrativo e dovete essere pazienti; non vi coinvolgerà probabilmente dalla prima pagina, ma una volta terminato lo sentirete ronzare per diverso tempo nella vostra testa. 


La Critica


«Un classico americano… un romanzo eccezionale per chiunque ami le storie profonde e indimenticabili».
Elizabeth George, The New York Times

«Che romanzo fantastico! Un capolavoro in cui il mistero della vita e quello della morte vengono evocati in maniera estremamente coinvolgente».
Karen Joy Fowler, autrice di The Jane Austen Book Club

«Un romanzo perfetto».
Library Journal


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Nota: I commenti rilasciati a questo post, saranno visibili anche nella pagina del sito dedicata alla recensione.

18 febbraio 2013

Recensione, QUELLI CHE CI SALVARONO di Jenna Blum

Forse questo libro mi sarei dovuta organizzare per presentarvelo durante la Giornata della Memoria, ma l'esperienza mi ha insegnato che se faccio dei progetti, è la volta buona che non li rispetto. Adesso so che anche quando non ne faccio il risultato non cambia xD
Bando alle ciance, vi lascio alla recensione di Federica che ringrazio di cuore.

| Beat Edizioni | Pagine 506 | Prezzo € 9,00 |
Weimar, 1939. La guerra è appena iniziata e Anna, una diciottenne orfana di madre, che vive con il padre ma senza il suo affetto, conosce Max Stern, un medico ebreo trentaseienne, e se ne innamora. Quando Stern è costretto a fuggire, ricercato dalle SS non solo perché ebreo ma per la sua attiva partecipazione alla rete di resistenza antinazista, Anna decide di ospitarlo nella propria casa, in un sottoscala dimenticato, di nascosto dal padre, che non fa mistero delle proprie simpatie per il regime. Max e Anna diventano amanti. Aiutata dalla fornaia Mathilde, membro della resistenza, Anna tenta di procurarsi dei documenti falsi per espatriare in Svizzera con Max. Ma proprio quando i documenti sono pronti e Anna sta per annunciare a Max di essere incinta, il padre scopre il nascondiglio e fa arrestare il medico, che viene internato nel campo di concentramento di Buchenwald, costruito nei boschi intorno alla città. Dopo un duro confronto col padre, Anna scappa di casa e si rifugia da Mathilde, la fornaia: non rivedrà mai più né suo padre, che presto si trasferisce a Berlino, né Max, che verrà impiccato nel campo. Nell'anno in cui Anna mette al mondo Trudy, la figlia concepita con Max, Mathilde viene scoperta mentre trasporta un carico di armi verso il campo ed è uccisa. Al forno si presenta un ufficiale nazista, il quale fa chiaramente capire ad Anna che avrà salva la vita se accetterà di essere la sua amante. E così sarà, fino alla fine della guerra e alla fuga del soldato in Sud America.

Voto:

R e c e n s i o n e

Il libro racconta su due piani sequenza paralleli, tra passato e presente, la storia di due donne, Anna e Trudy, madre e figlia di origine tedesca emigrate in America dopo la Seconda Guerra Mondiale. 
Weimar, 1939, primi mesi di guerra. Anna, diciotto anni, vive con un padre dispotico e filonazista.
La sua esistenza di ragazza bella, ariana e abbastanza agiata verrà improvvisamente sconvolta dall'incontro e dalla successiva relazione con un medico ebreo, il Dottor Max Stern, che collabora segretamente con la Resistenza. Dopo poco lui viene rinchiuso nel vicino campo di Buchenwald, lei scappa di casa incinta e viene ospitata e aiutata dalla fornaia Frau Mathilde Standt che in segreto consegna messaggi cifrati e pane ai prigionieri del vicino campo. Anna aiuterà Mathilde nella sua attività sovversiva, ma quando vengono scoperte, Anna non avrà altro modo per salvare se stessa e sua figlia nata da poco che diventare l'amante di Horst von Steuern, uno dei più alti ufficiali di Buchenwald.
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