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2 ottobre 2019

Recensione, IL PRINCIPE E LA SARTA di Jen Wang

Lettori buongiorno!
Oggi recensione lampo di un fumetto davvero delizioso, forse un po' troppo per la mia anima nerissima, ma questa volta, piuttosto che prendere un pugno nello stomaco, ho preferito farmi coccolare.

Il Principe e la Sarta di Jen Wang

| Bao Publishing, 2019 | pag. 296 |

 
| Edizione Bao Publishing | Edizione francese |
Jen Wang racconta una storia deliziosa, ambientata all’inizio del Ventesimo secolo, ma assolutamente senza tempo: il giovane principe del Belgio è un cross dresser, e assume una giovane sarta perché gli cucia i bellissimi vestiti femminili che lui stesso disegna. La sera girano i locali di Parigi, e nessuno sa che sotto la parrucca di Lady Crystallia c’è una futura testa coronata. Cosa può andare storto, giusto?
Una storia di amicizia, comprensione di sé, moda, pregiudizi, primi batticuori e la necessità di scriversi da soli il proprio destino. Un libro amatissimo e premiatissimo in tutto il mondo; un libro che fa bene, chiunque tu sia. Un piccolo gioiello narrativo, che rivela la piena maturità di una delle autrici più interessanti della moderna scena del romanzo grafico americano.
Voto: 

Quella del Principe e la Sarta è una storia dalla tematica attuale che mantiene però inalterati tutti i cliché tipici della più classica delle favole, abbiamo infatti un principe, una festa da ballo, uno stuolo di debuttanti che cerca di accalappiarsi l'erede al trono del Belgio e qualche vano tentativo di combinare un matrimonio vantaggioso.
Frances è una giovane piena di talento che confezionerà un abito così stravagante da attirare subito l'attenzione di una misteriosa persona che l'assumerà come sarta personale, ma la nostra protagonista non dovrà soddisfare solo le richieste del suo nuovo cliente, ma mantenere anche un segreto di proporzioni inimmaginabili. Colui che sta servendo infatti altri non è che il principe, un giovane ragazzo assolutamente etero, ma con l'insolito vizietto di vestirsi da donna. E chi potrebbe mai comprendere una simile stramberia nella Parigi del XX Secolo? Di certo non i genitori che non vedono l'ora di sistemarlo come si deve. E nemmeno il popolo, davanti al quale dovrebbe mantenere un'aria come dire... rispettabile?! Ma cos'è davvero rispettabile? E fino a che punto bisogna essere onesti verso il prossimo? Dove inizia la menzogna e finisce la verità?
In un susseguirsi di eventi quasi rocamboleschi, il principe e la sarta diventeranno più che amici, ma l'alter ego del futuro re, l'eccentrica Lady Crystallia, trasformatasi in breve tempo un'icona di moda e di stile, sembra destinata a finire in un baule insieme ai pizzi, ai volant e alla fulgida parrucca rosso fuoco... il mondo non è pronto per scelte così anticonformiste, bisogna farsene una ragione o, al contrario, bisognerebbe combattere per affermare la propria libertà d'espressione?


Forse uno dei pochi (per me l'unico) romanzo grafico che tratta il tema del cross dressing con una naturalezza tale da rendere questa lettura un vero e proprio toccasana. Chi se ne frega se la storia si svolge in modo del tutto prevedibile e chi se ne frega se il finale è scontato, ogni tanto qualcosa capace di stamparti un sorriso ebete sulla faccia e di metterti in pace con il mondo ci vuole!
La sceneggiatura ha un buon ritmo, è accattivante, i personaggi sono veri e carismatici anche se qualcuno ha delle uscite un po' fuori dalle righe, vedi il padre del principe alla fine, vabbe', fa tutto parte del gioco.
L'unica cosa che non mi ha fatto impazzire è il tratto grafico di Jen Wang (mero gusto personale); il disegno è semplice, pulito, ricco di colori, caratterizzato da nette sfumature, come se l'autrice stesse lavorando a un film d'animazione piuttosto che a un romanzo grafico, ma è tutto così fresco, spontaneo ed espressivo che alla fine quello che mi è parso un limite si è trasformato in un punto di forza. Però sì... ecco... adesso voglio/esigo/pretendo il film d'animazione!
Consigliato!

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11 febbraio 2019

Recensione, NON È TE CHE ASPETTAVO di Fabien Toulmé

Lettori buongiornissimo e buon lunedì, anche se questa cosa non credo sia possibile. Può mai essere "buono" un lunedì? Bah. E può un consiglio libroso renderlo meno amaro di quanto già non sia? Proviamo :)
Oggi infatti vi porto la recensione di un fumetto davvero bello che non potete assolutamente non leggere. È un libro che fa bene... ma anche un po' male... ed è un libro che tra le lacrime vi  strapperà anche un sorriso.

Non È Te Che Aspettavo di Fabien Toulmé

| Bao Publishing, 2018 | € 20,00 | pag. 211 |

Fabien Toulmé è diventato fumettista per raccontare questa storia. La storia di come ha temuto, saputo e poi accettato che la sua seconda figlia avesse la sindrome di Down. Non è te che aspettavo è un libro vero, dolce, che insegna a piegare ordinatamente la paura e a farne un bagaglio che possiamo portare con noi senza mancare mai dello spazio che ci servirà per la gioia che ancora dobbiamo provare, per l'amore che ci sorprenderà lungo la strada. Non è te che aspettavo è un racconto, una testimonianza, una prova tangibile della capacità umana di vedere il meglio nelle persone.
Voto:

Ma che bel fumetto. Semplice, pulito, onesto, spesso ironico, di sicuro tanto, tanto umano.
Tra queste pagine l'autore si mette totalmente a nudo e racconta cosa significa essere genitore di una bambina affetta da trisomia 21.
Le probabilità di partorire un figlio con la sindrome di Down sono pari a quelle di vincere alla lotteria, questo viene detto a Fabien e a Patricia che, contro ogni previsione, avranno Julia, una bambina con il cromosoma 21 in soprannumero.
Per Fabien è il concretizzarsi di tutte le sue paure. Lui non la voleva una bambina così. Pensa alla vita che li attenderà, ai pietosi sguardi della gente, ai viaggi che non potranno fare, alla vecchiaia che non si godranno e odia tutto e tutti per quel fardello inaspettato e indesiderato. Proprio a loro doveva capitare? È così grande il dolore che ha addirittura paura di non riuscire ad amare sua figlia, e dire che con Louise, la primogenita, avrebbero potuto dargli l'oscar come papà dell'anno... invece Julia non riesce nemmeno a prenderla in braccio.


Essendo una storia sull'accettazione il punto di partenza e quello di arrivo sono ovvi, ma l'autore è veramente bravo nel rendere tutto terribilmente vivo e vero. Non c'è alcuna ipocrisia tra queste pagine, solo una dura verità che ti viene sbattuta in faccia senza esclusione di colpi. Ed è qui l'indiscussa forza di Non È  Te Che Aspettavo; Fabien Toulmé non fa il buonista,  ma dimostra un grande coraggio nel mettere nero su bianco quei pensieri che molti non confesserebbero mai per vergogna. Per questo mi sono commossa. Per la grande umanità che sprigionano queste pagine. Perché è giusto sapere che le paure non ci rendono persone peggiori, ed è nell'affrontarle che diventiamo migliori.
Nonostante dica sempre che i fumetti mi emozionino a fatica in quanto finiscono troppo in fretta, questa volta le cose sono andate diversamente, questa volta la lacrima mi è addirittura scesa e la storia di Julia, che si è fatta voler bene nonostante gli occhi a mandorla, e il collo un po' più grosso del normale, me la sono portata dentro per giorni.


A contrastare questo turbinio di emozioni c'è il tratto grafico semplice ma efficace di Toulmé che ha scelto di arrivare al lettore attraverso una doppia bicromia che alterna i toni caldi del giallo e del rosso a quelli freddi del verde e dell'azzurro comunicando così uno stato d'animo ben preciso senza risultare però invadente.
Insomma, che altro dire? Non È  Te Che Aspettavo sfiora la perfezione. Infatti avendolo letto in digitale bramo l'edizione cartacea, perché l'opera di Toulmé si merita assolutamente un posticino d'onore nella mia libreria. 


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15 gennaio 2019

Recensione, Minivip & Supervip il mistero del via vai di Bozzetto, Panaccione

Lettori, oggi review di un fumetto che è diventato uno dei miei preferiti di sempre. Amo Minivip. Sapevatelo!

MiniVip & SuperVip, il mistero del via vai

di Bozzetto e Panaccione
| Bao Publishing, 2018 | pag. 288 |

Chi non ha mai sognato di avere un dispositivo con il quale viaggiare nello spazio e nel tempo senza bisogno di alcun mezzo di trasporto? Certo, nessuno immagina che quel marchingegno esista davvero, che si chiami "Via Vai" e che sia stato progettato da una perfida aliena determinata a invadere il nostro pianeta! Ma si sa che tenere un segreto è difficilissimo, ai giorni nostri. Prima o poi, si viene a sapere tutto...

Voto:

Ho guardato più volte la copertina di Minivip & Supervip domandandomi "ma dove li ho già visti questi due?" senza trovare una risposta. Poi grazie a google - l'oracolo del secolo! - mi si è accesa la lampadina! Ma certo! Bruno Bozzetto è il papà del Signor Rossi! Ma certo! Da piccola in tv ho visto il film! Sì, perché Minivip e Supervip sono nati nel 1968 grazie al film d'animazione Vip, Mio Fratello Superuomo e io ne ho un ricordo labile ma preciso: quel film l'ho visto. Sicuramente grazie a mio nonno, sicuramente su una qualche vecchia vhs, forse in TV, ma di sicuro l'ho visto. Youtube me lo conferma. Sono andata a vedermi qualche scena ed è stato come tornare piccola in un attimo. Mamma mia che ricordi. Chiudo gli occhi e sento l'odore della ciambella appena sfornata, della naftalina, delle caramelle Golia. Sento odore di nonni.
Vabbe', digressione a parte, torniamo a noi che non voglio tediarvi oltre.

Il mondo della nona arte è a mio avviso bellissimo quanto impervio. Capita che ci sguazzi che è una meraviglia o che fatichi proprio a entrarci. È vero che sono un'amante delle storie profonde, quelle che al di là delle apparenze dicono molto altro, quelle che ti deteriorano la psiche e ti fanno girare gli ingranaggi del cervello (Dolci Tenebre è un must per me!), ma a volte anche no. A volte anche meno. A volte c'è bisogno, anzi si sente proprio l'urgenza, di una storia tanto semplice quanto efficace. Il Mistero del Via Vai è un fumetto perfetto. Perfetto per i nostalgici e ancora più perfetto per la nuova generazione a cui un tuffo nel passato può fare solo che bene. Sfido chiunque a sfogliare l'ultima pagina senza sentire l'urgenza di guardare subito il film. E poi va detto che Bozzetto non passa proprio mai di moda. La sua vena ironica a distanza di cinquant'anni è rimasta la stessa, così come la satira pungente alla società e al consumismo, efficace e attuale come non mai. Già nel film Vip, Mio Fratello Superuomo la "cattiva" della situazione voleva conquistare il mondo attraverso la pubblicità massiva che avrebbe inebetito l'intera popolazione, un concetto molto più attuale oggi di allora, diciamocelo.
Anche nel fumetto edito in casa Bao Publishing in una fantastica edizione cartonata non manca un'attenta analisi a come il mondo, negli anni, sia sempre più invivibile. Ogni famiglia possiede almeno cinque macchine, l'aria è irrespirabile, lo stress è all'ordine del giorno e la televisione trasmette più spot che programmi.


La causa di tutto questo malessere è presto rilevata: un terribile mostro alieno - l'orripilante Fertile Sempiterna - ha fornito per secoli i mezzi opportuni perché l'uomo si rovinasse con le sue stesse mani e adesso è pronto per colonizzare la terra grazie alle mila e mila uova che ha covato e che sono pronte per schiudersi. Paura? In teoria tanta, in pratica si ride di più!
Ancora una volta il compito di salvare il Pianeta Terra spetterà a Minivip e Supervip che in modo quasi inconsapevole si troveranno invischiati in un caos dalle proporzioni cosmiche.
Ma come stanno i nostri supereroi?
Supervip è sempre quello figo e forte, ma la sua fidanzata l'ha mollato e non se la passa troppo bene. Minivip invece - quello piccolo e senza poteri -  è felicemente sposato con Nervustrella un personaggio a mio avviso riuscitissimo caratterizzato da un buonismo talmente artefatto che per assurdo non puoi non amarla.
Tra liti familiari, malintesi, depistaggi, rapimenti e chi più ne ha più ne metta, si snoda una storia avvincente e divertente che strizza l'occhio alla fantascienza classica e omaggia i vecchi film degli anni settanta.
Ovvio, gli stereotipi si sprecano, ma vengono anche dissacrati, esagerati, rimaneggiati e poi gente tra queste pagine ci si rilassa e si sorride parecchio, quindi vado subito a inserire Minivip & Supervip nel mio personale bugiardino delle letture terapeutiche. 

Graficamente poi è bellissimo.  Un applauso prima dei titoli di coda va tutto a Grégory Panaccione, il fantastico illustratore che ha dato a quest'opera un nuovo smalto senza snaturarne l'anima vintage.
Il Mistero del Via Vai nasce come sceneggiatura per un nuovo film, ma il sodalizio Bozzetto-Panaccione non fa rimpiangere la mancata uscita della pellicola, anzi; gli acquarelli, le splash page e le singole vignette hanno carattere, sono ricche di dettagli e si completano perfettamente con il testo.

Se volete un fumetto intelligente, ma allo stesso tempo leggero, fidatevi, non fatevelo scappare, perché anche se tra queste pagine si parla di salvaguardia ambientale, consumismo e risparmio energetico, i toni sono sempre giusti, la satira è acuta, ma non invadente e il divertimento - giuro - assolutamente assicurato.


Nota: il fumetto fa parte della collection Métamorphose della casa editrice francese Soleil, una collana di albi illustrati che tratta il tema della trasformazione.
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18 novembre 2018

Recensione, TOSCA DEL BOSCHI di Teresa Radice e Stefano Turconi

Lettori buonasera, è tempo di recuperare le recensioni lasciate indietro e parto con Tosca dei Boschi, fumetto che ho recuperato a Lucca Comics in questa bellissima edizione, ahimé, già esaurita.

Tosca dei Boschi di Teresa Radice e Stefano Turconi

| Bao Publishing, 2018 | pag. 160 | età: dai 5/8 anni in su |
variant edition
Teresa Radice e Stefano Turconi sono diventati in pochi anni autori di riferimento per il moderno Fumetto italiano. Con questa nuova avventura, studiata per un pubblico di tutte le età, ci portano tra Firenze e Siena, in pieno Rinascimento. E la piccola, incredibile Tosca sarà la nostra guida in un mondo tanto familiare quanto misterioso e ricco di avventure, in una storia destinata a fare epoca
Voto:

Meraviglia delle meraviglie.
Questa variant non si può commentare in altro modo, è un vero e proprio gioiellino che in foto non rende affatto. Per il Lucca Comics 2018 la Bao Publishing ha voluto dare un tocco di pregio all'ultima fatica Radice-Turconi con un'edizione che si rifà alle miniature medioevali decorate su foglia d'oro con tanto di titolo ornato da un bellissimo capolettera.
Tosca dei Boschi è una storia evergreen, senza tempo e senza età, ambientata nella Toscana del XIV, e più precisamente nel periodo in cui Firenze era sotto il controllo di Gualtieri VI di Brienne, duca nominale di Atene che, se da una parte mitigò i dissapori tra guelfi e ghibellini perché neutrale alle due fazioni, dall'altra attuò una rigida politica economica che portò il popolo a un generale malcontento.
È in questo clima fatto di tensioni e dissapori che Teresa Radice e Stefano Turconi raccontano una storia che - a onor del vero - sa di già letta (e riletta), ma gode di una tale cura e ricercatezza che è impossibile non amarla.
Non ci sorprenderà vedere Lucilla, la dolce figlia del Duca di Castelguelfo, desiderare una vita diversa da quella di palazzo, e prima l'amicizia con Tosca (una ladruncola dal cuore d'oro) e poi l'amore per Rinaldo (timido aedo di corte), la porteranno a vincere quel tipo di battaglia che non si combatte con spade, arco e frecce.
Immagino che l'epilogo l'avrete già intuito, vi anticipo anche che i "cattivi" gli individuerete subito e che gli intrecci non vi stupiranno, ma se amate i vecchi film Disney, un po' alla Robin Hood tanto per intenderci, allora non vi serve sapere altro: Tosca dei Boschi vi conquisterà!
Teresa Radice tra l'altro non lascia mai nulla al caso, lo dimostrano i testi che rimandano alla parlata toscana dell'epoca, i versi del Petrarca che fanno da "colonna sonora" alla storia d'amore tra Lucilla e Rinaldo e poi ci sono i disegni di Stefano Turconi, che molto spesso hanno più voce della parola stessa.
Un romanzo grafico che è un po' favola e un po' realtà e che non posso non consigliare, a meno che non abbiate un'anima nera come del Grinch e non abbiate mai aperto un libro che iniziasse con "C'era una volta..."

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Nota: Il fumetto è stato commissionate dall'editore francese Dargaud ed è uscito in Francia e in tre albi da circa quarantacinque pagine l'uno.

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28 settembre 2018

Recensione, SEMPRE LIBERA di Lorenza Natarella

Lettooooriiii ♪♫ Buongiooornoooo ♪♫♪♫
Oggi gorgheggio felice perché vi parlo di un romanzo grafico bello da vedere, un pochino meno da leggere (alt, non è come sembra, è solo che mi servono degli occhi nuovi)  che mi ha portato indietro nel tempo e fatto tanto felice.
Mio nonno era un grandissimo appassionato di musica classica, sono cresciuta sulle note della Traviata e della Norma, da piccola passavo interi minuti (stavo per dire ore, ma sarebbe stata una bugia colossale) a guardare il disco scorrere sotto alla puntina chiedendomi quale magico sortilegio producesse quella musica divina. Ed è proprio della divina che parliamo oggi. Siori e siore... Maria Callas. *un applauso, please*

Sempre Libera di Lorenza Natarella

| Bao Publishing, 2017 | pag. 192 | € 19,00 |


Voto:

Il romanzo grafico è uno dei linguaggi che preferisco quando c'è da raccontare una storia vera o una biografia. Lo trovo un mezzo fortemente d'impatto, non tergiversa, va dritto al punto e il disegno regala una nuova identità, oltre che carattere, alla storia e ai personaggi.
Per questo quando ho trovato sul Libraccio Sempre Libera di Lorenza Natarella a metà prezzo (be' quasi a metà prezzo, on line fanno il 46% di sconto i furboni) non ci ho pensato due volte e l'ho comprato.
Uscito nel 2017, a quarant'anni dalla scomparsa di Maria Callas, questo volume di quasi duecento pagine celebra la vita di una donna tenace, ostinata, intraprendete, spesso capricciosa, ma era la divina, ricordiamocelo, quindi cosa non le era concesso?

Credo che la storia sia nota più o meno a tutti, ma anche se non fosse l'autrice non tralascia nulla, si va dalla nascita alla morte della Callas, passando attraverso il rapporto complicatissimo con la madre, il matrimonio con l'imprenditore Battista Meneghini, l'amore travolgente per Onassis, l'incontro con Pasolini. La sua carriera è sempre stata oggetto di critiche e pettegolezzi e gli accenti sono posti soprattutto sul carattere non facile di una donna apparentemente forte e sicura di sé, ma anche fragile e bisognosa di affetto.

"la signora crede di poter disporre dei contratti
come dispone dei propri guanti"

Tra articoli al fulmicotone, spettacoli interrotti e stagioni di successo, Maria Callas non smette di far parlare di sé, tenta di affermarsi non solo come artista, ma anche come donna, dimagrisce cinquanta chili, rinnova la sua immagine, coniuga belcanto e interpretazione, affronta il mondo con fare melodrammatico, come se fosse una recita continua, come se la vita e la messinscena si fondessero continuamente, finché non si spengono i riflettori. Sono i grandi dolori e la troppa passione che portano Maria Callas a divenire sempre più irrequieta e stanca: sapendo di avere un dono si è sentita in dovere di offrirlo al mondo intero, ma poi si è ritrovata vittima del suo stesso ruolo.
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Il titolo, Sempre Libera, sembra una sorta di regalo postumo che Lorenza Natarella ha voluto fare alla Callas. Tutto l'albo è un vero e proprio omaggio a una donna che l'autrice ha saputo presentare nelle sue mille sfaccettature, raccontandola e mai giudicandola.

A questo punto la domanda può sorgervi spontanea. Perché il voto non è di quattro stelline piene? In risposta continuo a tessere le lodi dell'edizione: magnificamente chic la cover minimal ed elegante, mentre la tricromia di bianco, nero e rosa regala all'albo l'ennesimo tocco glamour. Anche lo stile spigolo, secco e tagliente della Natarella ben si presta a tratteggiare lo spirito di una donna più morbida nelle forme che nel carattere.
E quindi? Ok, arriviamo alla nota dolente. Il font purtroppo non è ad altissima leggibilità e la lettura, che secondo me deve sempre essere fluida e scorrevole, ne ha risentito in varie parti. L'uso dei balloon a sfondo anche nero e di un lettering tremulo che vuole essere lo specchio di un'emozione, sono scelte oggettivamente comprensibili, ma messe in pratica non sono state vincenti su tutti i fronti.
Però, io che solitamente tengo solo quei libri che ho amato e a cui ho assegnato un voto pari o superiore alle quattro stelle, da Sempre Libera non mi separerò assolutamente. La storia della Callas ti imprigiona, è un incantesimo, e questo fumetto è un po' la bacchetta che ti fa rivivere la magia di una donna che non sognava solo applausi e copertine, ma che forse solo quelli ha avuto.
Quindi sì, ve lo consiglio, e se volete fare le cose proprio in grande leggetelo con Medea in sottofondo...


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9 gennaio 2018

Recensione, NON STANCARTI DI ANDARE di Teresa Radice e Stefano Turconi

Lettori buonasera, finalmente trovo il coraggio di parlarvi di un romanzo grafico che ho bramato quanto l'ossigeno, un romanzo che consiglio e che mi ha davvero stretto il cuore, ma mi è successa una cosa strana: dopo averlo finito e aver pianto, poco alla volta sono venuti a galla i difetti, l'ho ripreso in mano, l'ho riletto e insomma... un po' mi sono arrabbiata. Non perché non sia bello, ma perché non è meravigliosamente perfetto come Il Porto Proibito (qui la recensione). E razionalmente non è esente da difetti.

Non Stancarti di Andare di Teresa Radice e Stefano Turconi

| Bao Publishing, 2017 | pag. 311 | € 27,00 |

Iris inizia a mettersi comoda nella casa di Verezzi mentre Ismail torna a Damasco per sistemare le ultime faccende. Separati da un destino violento e imprevisto, Iris si scopre incinta mentre Ismail lotta per tornare in Italia. Costellato di personaggi memorabili, Non stancarti di andare è un romanzo grafico lungo, denso, impegnato e impegnativo, sul senso dell'esistenza e della distanza. Una storia per distruggere le barriere, per imparare ad amare senza riserve, scritta con immenso coinvolgimento emotivo da Teresa Radice e disegnata, a colori, da uno Stefano Turconi che inventa nuovi trucchi per rendere su carta le emozioni della sceneggiatrice. Un libro che coltiva l'anima e la fa sbocciare, non importa quanto freddo faccia, fuori.
Voto:

Lo dico sempre, Teresa Radice e Stefano Turconi sono il miracolo del romanzo grafico italiano. Loro due, compagni nell'arte e nella vita, portano in libreria emozioni, sogni, fantasie. Ti fanno viaggiare coi loro libri e ti accompagnano in posti bellissimi.
Non Stancarti di Andare l'ho comprato a Lucca  durante il Comics perché loro erano lì e io volevo che me lo autografassero. Insomma ho rinunciato allo sconto del 15% degli store online (su 27 euro non sono mica spiccioli!), ma ci sta, per amore questo e altro.
L'ho letto appena sono tornata a casa, ma ve ne parlo solo ora per un motivo che fatico a dire. Con il tempo, tutto il turbinio di emozioni che il romanzo mi ha scatenato si è modificato, trasformandosi, in parte, in delusione.
Ma procediamo con ordine che sto già facendo un casino assurdo. E se non mi capisco io figuriamoci voi.
"Attendere. Infinito del verbo amare."
Teresa e Stefano hanno scritto e disegnato Non Stancarti di Andare forti di un viaggio fatto in Medio Oriente.
Un progetto ambizioso il loro, molto personale anche, che vuole trasmettere la speranza che possa esistere un amore universale capace di abbattere qualsiasi sorta di barriera, da quella culturale a quella religiosa. Si parla di rispetto, apertura mentale, sogni e progetti comuni. Si parla di un futuro migliore, come se questo fosse possibile, ma in fondo... a chi non piacerebbe? Tralasciando il fatto che a tratti ho trovato un po' troppo buonismo sparso qua e là, la storia è molto toccante.
Iris e Ismael si innamorano mentre lei è in vacanza con un'amica e ora che sono finalmente pronti per cominciare una vita insieme in Italia, lui deve tornare in Siria per sistemare alcune cose. Durante la sua assenza Iris scopre di essere incinta. Ismael però non torna. E non risponde nemmeno al cellulare. Alla radio riportano solo notizie di bombardamenti, rapimenti, paesi saccheggiati e uomini torturati. Inizia così una narrazione parallela, quella di Iris che tenta di andare avanti aggrappandosi al suo amore minuscolo che le cresce nel ventre e quella di Ismael e del suo terribile pellegrinaggio verso la salvezza.
Tantissimi i personaggi di contorno, tutti tratteggiati egregiamente, tutti capaci di uscire dalle pagine per grande merito delle matite di Stefano. Sicuramente la madre di Iris è la mia preferita. Il suo istinto materno pari a quello di un boa constrictor, il suo essere poco convenzionale e anche poco normale (soprattutto!) ha portato un insolito equilibrio in un romanzo fatto quasi esclusivamente di persone "buone". Adesso penserete che sono una lettrice acida, ed è vero. Se nella vita sono fin troppo disponibile e dotata di un insano ottimismo, quando leggo sono l'esatto opposto. Vorrei che la realtà fosse quella di Non Stancarti di Andare, ma vorrei che un libro fosse come la realtà. Difficile capirmi, me ne rendo conto.
Il punto è che non avrei cambiato un virgola dell'essenza della storia, ma a volte è troppo. La trama ha una forza insita in sé così dirompente che non necessitava di tutte quelle parole. Meno ridondanza, meno poesia, meno parti narrate. E tutto sarebbe stato assolutamente perfetto.


Giuro, piuttosto che scrivere quello che ho appena scritto avrei preferito una tranvata in fronte, perché quella ridondanza e quella poesia nel Porto Proibito le avevo amate infinitamente. Adesso invece mi ritrovo a pensare che questa opera poteva essere anche più importante e potente della precedente, ma non supera alcuni scogli, anzi vi si aggrappa con ostinazione. A volte è bello leggere tra le righe. E quando le immagini sono dotate di una grandissima carica espressiva le parole diventano superflue.
Che Teresa sia brava è indiscusso e l'intreccio del fumetto è molto cinematografico: passato e presente che prendono poco alla volta forma, i tasselli di tante vite che diventano un unico immenso quadro e la diversità, che non deve portare spaccature ma unioni, perché i puzzle per combaciare non possono essere uguali. 
Un messaggio bellissimo, e non lo nego, questo è un libro importante, che fa bene e che fa piangere, ma le sequele infinite di metafore, similitudini e paroloni hanno appesantito il mio carico emozionale. Sto in subbuglio. A distanza di due mesi sono più imbrogliata di una matassa, e non so come venirne fuori...
Vorrei linkarvi tutte le bellissime recensioni che ho letto in rete. Avrei voluto scriverne una così, piena di lusinghe e batticuori. Una di quelle recensioni che una volta letta ti fa correre in libreria. Invece la mia vi terrà con il culo incollato sulla sedia, ne sono consapevole, e non sapete quanto mi dispiaccia. Però giuro, nonostante le critiche e i vari "troppo" Non Stancarti di Andare merita. Mano sul cuore <3

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