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31 maggio 2018

Presentazione Rimini Graffiti di Nicola Arcangeli


Io e Nicola ci siamo conosciuti due anni fa per la presentazione di Solo il Vento lo Ascoltava (qui spiego la genesi dell'incontro) e in seguito non abbiamo perso occasione per chiacchierare di libri e film; essendo entrambi cresciuti a pane, horror e marmellata è molto facile trovare argomenti per una (in)sana conversazione 8)
Nicola è poi bravo a raccontare ma anche a raccontarsi, cosa che non è da tutti. Andare a una sua presentazione è un piacere, perché ti rendi conto che il tempo che gli stai dedicando non è tempo perso. Insomma, uno scrittore deve saper scrivere, mica parlare. In quanti sono bravissimi a imprimere il loro mondo sulla carta, ma faticano a spiccicare due parole in croce? Tanti. Ed è legittimo. Un autore non deve essere necessariamente un oratore, ma se lo è... be', ha senza dubbio un valore aggiunto.
E lo è anche una presentazione: un valore aggiunto al libro. E' come una bella prefazione capace di indurti una serie di input che altrimenti non avresti. Deve fungere da catalizzatore, deve farti venire l'acquolina, deve stimolare la tua fame letteraria. E attenzione, una presentazione non è fatta per dire "questo libro è bello, compratelo!", perché tutto è soggettivo, ma per creare intorno a romanzo un interesse.
A proposito di soggettività alla presentazione dell'ultimo libro di Nicola abbiamo fatto un gioco. Alt. Facciamo un passo indietro. Nicola Arcangeli ha scritto un altro libro - yes! - e martedì 22 l'ho presentato con lui alla Biblioteca di Ozzano dell'Emilia (BO) (qui le prove). Abbiamo sfidato il maltempo (questo maggio sembra tanto ottobre...) e il 22% di share del Grande Fratello. Siamo gente coraggiosa noi. Comunque dicevo... abbiamo fatto un gioco, quello che ultimamente si trova ovunque on line. Cosa sentite ascoltando questo audio? Lauren o Yanny?


Oppure, di che colore vedete questo vestito? Oro o blu?


Incredibilmente le risposte non saranno mai le stesse per tutti.
Un libro è la stessa cosa. Non riscontrerà mai i medesimi consensi e le percezioni potranno essere diverse da persona a persona.
A qualcuno Rimini Graffiti sembrerà un giallo, per molti sarà un noir, per la maggior parte probabilmente un romanzo di formazione. Ma cerchiamo di non costringere un libro in un singolo genere. Non è detto che si possa fare. Non soffermiamoci alle apparenze, non crediamo che solo perché dopo poche pagine c'è un cadavere debba esserci anche un'indagine e un colpevole dietro le sbarre. Ricordo benissimo la prima volta che feci questo errore, ero una ragazzina e il mio professore di Mass Media ci fece vedere Blow-Up di Michelangelo Antonioni. Che scema a pensare che l'omicidio nel parco avrebbe avuto una risoluzione. Ma non è sempre facile guardare oltre, dipende anche dal tipo di lettore che sei, dal numero e dal genere di romanzi che ti hanno formato. Se sei cresciuto con Heidi e le caprette ti facevano ciao difficilmente Rimini Graffiti potrà fare al caso tuo, ma in caso contrario dacci un'occhiata. Potresti restarne sorpreso.
Della trama si è detto poco durante la presentazione, il romanzo conta circa duecentotrenta pagine e cadere nello spoiler era un pericolo troppo grosso, tra l'altro è quel genere di storia che potresti finire in due pomeriggi, quindi perché togliere il piacere della lettura? Una spettatrice però mi ha fatto notare, a posteriori, che sarebbe stata curiosa di sapere qualcosa di più, e così provo a rimediare ora, restando il più possibile abbottonata.
Rimini Graffiti si snoda su due piani temporali e la cosa interessante è vedere come negli anni si sia perso il disincanto e come i protagonisti siano diventati, col tempo, più soli, malinconici, vittime di un destino che non è stato affatto clemente.
Tutto ha inizio nel 1963 quando Leonard Beck lascia l'assolata e caotica California per andare a vivere nel paese d'origine di sua madre, Rimini. Le cose all'inizio non sono facili, ma l'adolescenza è quell'età che ti spalanca mille porte e Leo si fa subito degli amici. Il legame più forte è sicuramente quello con Antonio un coetaneo particolarmente estroverso e impulsivo con un genitore alquanto "scomodo". E poi c'è Roberta, la ragazza perfetta, la fidanzata che ogni genitore vorrebbe per il proprio figlio, la prima persona che ha teso una mano a Leo e non l'ha fatto sentire in terra straniera. L'adolescenza però è anche l'età del tutto e del niente, del bianco e del nero... degli errori. Puoi razionalizzare il tuo cuore a quattordici anni? Puoi mettere a tacere l'istinto? Difficile. Praticamente impossibile. Soprattutto quando nel tuo gruppo c'è la classica ragazza che ti manda in corto circuito gli ormoni. E non si chiama Roberta.
Leonard non è il classico protagonista con gli attributi, lui si lascia vivere, lascia che gli eventi facciamo il loro corso. E di questo alla presentazione abbiamo parlato. Nicola ha detto "non posso amare troppo i miei personaggi, altrimenti non potrei ucciderli". Tranquilli, era una battuta (forse 😐), però è vero. Con Leonard non si crea una vera e propria empatia, perché se da ragazzo riesci a giustificarlo - l'età è un alibi molto potente - da adulto lo guardi e pensi "io non vorrei mai essere così". Il sessantenne che troviamo nelle prime pagine è un uomo che ha perso tutto e non ha fatto praticamente niente per evitare che accadesse. Ma il passato a volte torna a bussare e questa volta è lo squillo di un telefono a riaprire una vecchia ferita. Antonio è morto e il suo corpo è stato rinvenuto a Rimini, nel canale di carico e scarico delle acque del Kursaal...


Con questa breve sinossi credo di aver gettato la prima esca facendovi capire parte del cerchio narrativo. Del Kursaal abbiamo parlato molto durante la presentazione, ed  è uno di quegli argomenti che dovrebbero rendervi molto, molto curiosi. Il termine tedesco significa letteralmente "sala di cura" e l'edificio, una meravigliosa costruzione in stile libery, rappresentava il cuore pulsante e mondano delle vacanze riminesi di fine Ottocento e primi Novecento. Qui si potevano fare bagni termali, assistere a spettacoli teatrali, giocare d'azzardo. Col tempo il Kursaal si è adattato alle esigenze della clientela più abbiente, ma nel dopoguerra è stato abbattuto e il motivo, pratico? (oscurava la vista mare), ideologico? (era un simbolo elitario da abbattere), economico? (restaurarlo era troppo costoso) non è mai stato del tutto chiaro. Insomma il Kursaal è tuttora il luogo perfetto per ricamarci attorno una storia piena di misteri e atrocità e Nicola l'ha usato come teatro di quelle vicende che faranno da cardine all'intero romanzo.
Siccome a me non piace tradire il patto con il lettore vi dico anche un'altra cosa. Ma potreste intuirla da soli leggendo la sinossi. La casa editrice paragona le atmosfere di Rimini Graffiti a quelle di Stand by Me e It e lo fa sostanzialmente per due motivi. Il romanzo è una chiara metafora di cosa comporta il diventare grandi, è un addio all'adolescenza, è un ultimo saluto carico di malinconia a un passato che potrà essere solo ricordato. E poi si parla del Male. Quello che assume forme diverse. Quello che la maggior parte delle volte ci coglie impreparati e porta nomi come guerra, tradimento, odio. Quello che spesso nemmeno la ragione può spiegare.
Bene, non mi sono sbottonata troppo credo... se Nicola non mi manda un messaggio entro dieci minuti sono salva... a proposito, se per caso siete di Ravenna e dintorni vi comunico che venerdì 15, ore 18,00, l'autore sarà alla libreria Liberamente per un'altra presentazione. Fateci un salto mi raccomando ;)
E noi Nicola ci vediamo tra due anni, con il tuo prossimo romanzo 8)

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20 aprile 2016

Recensione, SOLO IL VENTO LO ASCOLTAVA di Nicola Arcangeli

Buonasera a tutti!
Finalmente riesco a pubblicare la recensione che tenevo nel cassetto da oltre quattro settimane, ma ci tenevo a metterla proprio oggi, giorno della prima presentazione di Solo il Vento lo Ascoltava! Chissà, magari gli porterà fortuna!
Che mi è piaciuto non è un mistero. D'altronde, come si fa a resistere a una storia che parla di mondi paralleli e viaggi nel tempo? Io non ce la faccio.

Solo il Vento lo Ascoltava di Nicola Arcangeli

| Giraldi Editore, 2016 | pag.482 | € 17,50 |

Sono trascorsi ormai cinque anni dalla morte del piccolo Thomas. Dopo la crisi che ne era scaturita, Marco e Grazia Beltrami sono tornati ad essere una coppia, pur nella quotidiana difficoltà di vivere con un tremendo peso nel cuore. Dall'altra parte del mondo, sull'isola di Amsterdam, in mezzo all'Oceano Indiano, un gruppo di scienziati sta indagando sulla sparizione di un pallone sonda. Quando questo riappare all'improvviso è immediatamente chiaro che qualcosa non torna: oltre ai dati sballati registrati sul dispositivo, attaccata ad esso viene rinvenuta una misteriosa fotografia. Contemporaneamente a New York, un membro di spicco della NSA viene gettato sotto un convoglio della metropolitana. C'è qualcosa che unisce queste vicende, ed ha a che fare con gli strani baluginii violacei che hanno cominciato a tempestare i cieli di tutto il mondo. Dappertutto fioccano ipotesi e smentite circa la natura di questo fenomeno, dalle più tranquillizzanti a quelle più fantasiose e catastrofiche. In questo clima di attesa ed incertezza che scorre attorno a Marco, giunge una telefonata dal passato. Un passato che l'uomo credeva di essersi lasciato dietro le spalle e che invece lo obbligherà a guardarsi indietro, ma soprattutto dentro, aprendo le porte ad un'avventura senza ritorno.
Voto:

Wow...
A trenta pagine dalla fine, dopo averne sfogliate quasi ottocento (conto anche quelle di Dove Oggi è Già Domani) ho saputo elaborare solo un semplice, ma direi molto significativo, "WOW..."
Eh sì. Nei finali Nicola ci sa proprio fare e questo è un finale coi fiocchi. Dire che si chiude un cerchio è riduttivo, dire che ogni cosa torna al proprio posto anche.
Solo il Vento lo Ascoltava è il romanzo della catarsi; è la storia che mette in gioco vite passate, presenti e future e ne tira i fili con un misto di sensibilità e beffardo cinismo. Ma se nel romanzo precedente il multiverso era in qualche modo il mistero non dico da svelare, ma quanto meno da accettare, questa volta è il rebus da risolvere. Quindi gente lo ripeto... wow!

Siamo in un futuro prossimo, strane strisce violacee simili ad aurore boreali tempestano i cieli del pianeta Terra e solo in pochi ne comprendono il reale significato. Il multiverso sta collassando, i precari e inviolabili equilibri dei mondi paralleli rischiano di venire meno e la popolazione ha le ore contate.
Inizia così un incessante countdown che vede protagonisti alcune nostre vecchie conoscenze (e non solo) alle prese con qualcosa di più grande di loro.
Ritroviamo Marco Beltrami che ancora fatica ad andare avanti senza guardarsi indietro, ma ci prova, adesso c'è di nuovo Grazia al suo fianco e il dolore, se portato in due, è un peso più sopportabile; Pierre Delacroix invece è lo stesso uomo saggio e malinconico del primo romanzo, custode di pericolosi segreti e scomode verità. E poi c'è lui - Salvatore Renzetti - indomito eroe con tante macchie e altrettante paure, un personaggio in grado di smorzare i toni più drammatici e allo stesso tempo di creare la suspense più tesa. "Tore" si meriterebbe l'oscar come miglior attore non protagonista, anche se a pensarci bene, il vero protagonista, forse, è proprio lui.
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11 aprile 2016

Recensione, Dove Oggi è Già Domani di Nicola Arcangeli

Buonasera a tutti!
Fremo dalla voglia di parlarvi del seguito di questo romanzo, ma com'è giusto che sia, facciamo le cose per bene e nell'ordine giusto ;)
Oggi tocca a Dove Oggi è Giù Domani, il primo libro di una duologia (ma l'autore nemmeno la definisce tale in quanto ogni titolo è leggibile singolarmente) di cui vi avevo già anticipato qualcosa in questo post.
Buona lettura a tutti!

Dove Oggi è Già Domani di Nicola Arcangeli

| Giraldi Editore, 2014 | pag. 346 | € 15,00 |
Marco è un uomo solo, ha perso il figlio, morto in un incidente, e la moglie, da cui si è separato dopo la morte del loro Thomas. La sua nuova realtà è fatta di silenzi, mancanze e propositi di suicidio. Luigi è un poliziotto sull’orlo della pensione e la prospettiva di una vecchiaia accanto alla moglie malata di Alzheimer. In un commissariato semideserto risponde a una telefonata inconsueta: un funzionario del ministero lo informa del ritrovamento di una vittima nella sperduta isola di Saint Paul, in pieno Oceano Indiano. Da quel giorno incomincerà un viaggio che farà intrecciare le esistenze di Marco e Luigi, portando entrambi ai limiti della sofferenza e oltre quelli dell’impossibile, ponendoli di fronte alla grande domanda sul significato intrinseco della parola “vita” e inducendoli a riflettere sulla portata delle decisioni che, da lì in poi, saranno chiamati a compiere.
Voto:
 

Come spesso accade tutto è iniziato per caso.
Io e Nicola ci siamo incontrati grazie a un contatto comune all'interno di una biblioteca della provincia di Bologna; lui cercava qualcuno che lo intervistasse per l'uscita del suo ultimo romanzo e Federica, che organizza i gruppi di lettura, ha fatto il mio nome.
Io raramente (ok, diciamo pure mai) prendo impegni di questo tipo per una serie di motivi che non sto qui a sottolineare, ma non tergiversiamo... cosa mi ha spinto ad accettare? Non lo so, sono convinta che ci si sia messo di mezzo un qualcosa che devo ancora ben definire... Intuito? Destino? Fattore C? Ecco sì, buona la tre!
Il mio dramma di fondo era uno solo. Sapendo che non lo avrei mai potuto intervistare senza aver letto il suo libro avevo il terrore che - nel caso non mi fosse piaciuto - si sarebbe notato.
Già mi vedevo a porre le domande in modalità zombie, con l'occhietto spento e l'encefalogramma piatto --> 
Invece è entrato in gioco il Fattore C!
La faccio breve. Ci incontriamo, mi dice che il suo libro la casa editrice non l'ha ancora stampato e mi propone di leggere quello precedente, Dove Oggi è Già Domani, tanto i due titoli sono pure collegati!. Ovviamente accetto, dopo averlo conosciuto ero ancora più curiosa di scoprire cosa mi avrebbe riservato la sua vena da scrittore, perché le premesse erano davvero buone: adora Stephen King, è esterofilo - non al 100% ma quasi - e si diverte ad abbattere i canoni del giallo.
Infatti Dove Oggi è Già Domani inizia come un giallo... ma non lo è affatto...


Un uomo viene trovato morto sulle coste di St Paul, una piccolissima e disabitata isola di soli 8 km² nel bel mezzo dell'oceano Indiano. Dai documenti si risale alla sua identità; si tratta di Marco Beltrami e a ricevere il fax in cui se ne dà comunicazione alla polizia di Bologna è l'anziano Ferrari che si accolla il peso di informare la famiglia del defunto. Immaginate il suo stupore quando ad aprirgli la porta sarà proprio Marco Beltrami, vivo e vegeto...

Non c'è bisogno che aggiunga altro perché con un incipit del genere il lettore si trova subito inchiodato alle pagine, travolto dalla storia di Marco, un uomo privato di ogni speranza, desideroso solo di poter mettere la parola fine a quella che non riesce nemmeno più a chiamare "vita". Il figlio tanto amato è morto in un tragico incidente, il suo matrimonio è alla deriva, con il padre, una figura perlopiù assente, non ha rapporti da anni e l'oblio eterno sembra essere la più dolce delle consolazioni.

"se morire era così bello, perché non l'aveva deciso prima?"

Attraverso uno stile pulito e asciutto, ma mai trascurato, Nicola Arcangeli ci porta prima nella vita di un protagonista assolutamente fuori dagli schemi - debole, depresso, inerte - per poi insinuarsi nell'infelice e opprimente quotidianità dell'agente Ferrari, un uomo capace di trovare consolazione solo in quel lavoro che presto la pensione gli strapperà via.
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18 marzo 2016

Nicola Arcangeli e il fanta-thriller

Solo il Vento lo Ascoltava di Nicola Arcangeli uscirà il 29 Marzo ed è il romanzo che ho attualmente in lettura in quanto è il seguito di Dove Oggi è Già Domani (a breve la recensione).
I due titoli sono leggibilissimi anche singolarmente, ma io non riesco proprio a scinderli l'uno dall'altro; si danno forza a vicenda e - cosa per me fondamentale - quello che all'inizio poteva sembrare l'espediente per risolvere un mistero si trasforma nel mistero stesso.
Insomma... forse è ora che vi dica qualcosa in più. Non potendo trascrivere la trama del libro in uscita (no spoiler!) mi sbottono su Dove Oggi è Già Domani.


La scorsa settimana (qui il post) ho fatto un po' la misteriosa riguardo al libro di Nicola e visto che alcuni lettori mi hanno chiesto in privata sede quale sarebbe l'elemento paranormale di cui vi ho accennato, ho deciso di dirvelo per due motivi. 1) credo che possa destare la curiosità di molti 2) non è un vero spoiler. Mi spiego. Il romanzo inizia come un giallo, ma è chiaro fin da subito che c'è qualcosa che va oltre la logica comprensione. Nicola poi non scomoda maghi, folletti, o sensitivi - ok, l'elemento fantastico c'è, ma fino a un certo punto - rafforzando invece una teoria scientifica che arrovella la mente di molti studiosi da oltre un secolo. Adesso se volete sapere qual è cliccate qui sotto, al contrario, se preferite immergervi nella storia ignari di tutto, proseguite oltre ;)



Credo di aver detto tutto. Anzi, vi ho detto così tanto che adesso sarà un problema incuriosirvi a dovere con la recensione, ma se volete sapere ancora qualcosa su Nicola e sui suoi libri, leggete la presentazione che Gianluca Morozzi ha scritto per Solo il Vento lo Ascoltava. Io l'adoro!
Nicola Arcangeli è un coraggioso pazzo.
Poteva andare sul sicuro, come fanno in tanti. Poteva inventarsi un commissario, che tanto i commissari vanno sempre di moda. Belloccio, magari, romantico, con un triste passato, attaccato alla bottiglia, innamorato di una donna irraggiungibile, concupito da altre mille donne, severo ma giusto con i malfattori.
Oppure poteva scrivere una trilogia sui vampiri. Anche i vampiri vanno sempre di moda.
In ogni caso, avrebbe potuto farsi etichettare in un genere. I librai avrebbero saputo dove metterlo, dove collocare i suoi libri, senza doversi interrogare.
Invece, ha scelto di diventare un genere a se stante. Che genere fa Palahniuk? Il genere Palahniuk. Che genere fa Christopher Moore? Il genere Christopher Moore.
Così ha messo insieme tante cose diverse, Doctor Who, fantascienza, horror, un po' di Fringe, il mistero che ti stravolge le vite, che ti stravolge i pezzi sulla scacchiera.
E ha fatto una cosa che lo rende simile a nessuno.
Perché è davvero una cosa da scrittori sfigati, voler essere uguali a tutti gli altri.

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