23 aprile 2018

Recensione, Anthony Perkins, prigioniero della paura


Il Book Bloggers Blabbering di Aprile mi è piaciuto da impazzire. Mi ha fatto scoprire una casa editrice fantastica e un uomo pieno di ambiguità che è da sempre uno dei miei attori preferiti. 
Pronti a leggere la recensione? 

 Anthony Perkins di Michelangelo Capua

| Lindau, 2015 | pag. 256 |

"Norman Bates è morto." Il 12 settembre 1992 i giornali di tutto il mondo diedero così la notizia della scomparsa di Anthony Perkins, condannando in eterno l'attore alla maschera dello psicopatico e suggellando uno dei più formidabili esempi di vampirismo artistico che il cinema ricordi. Agli occhi del pubblico Anthony Perkins era Norman Bates, era invecchiato con lui "Psyco" è del 1960, "Psycho IV" del 1990 -, ne possedeva il carattere introverso, solitario e il destino tragicamente segnato. In realtà, racconta Michelangelo Capua in questa documentata ricostruzione, Anthony Perkins è stato un attore raffinato che si è messo alla prova su più registri (ha recitato per Cukor, Litvak, Wyler, Welles, Chabrol, interpretato commedie e gialli, portato al successo a Broadway numerosi spettacoli teatrali) e un personaggio contraddittorio e forse misconosciuto perché prigioniero di un'identità ambigua e fragile, la stessa che aveva affascinato Hitchcock mentre girava uno dei capolavori più amati della storia del cinema.
Lindau è una casa editrice indipendente presente sul mercato da quasi trent'anni ed è leader nella produzione di saggistica cinematografica. Considerando che 1) possiedo tutti i film di Alfred Hitchcock, anche quelli muti 2) Psycho è uno dei miei preferiti 3) ho il funko pop di Norman Bates... potevo non leggere la biografia di Anthony Perkins? No. Ma proprio no.
E così ho preso in mano Prigioniero della Paura di Michelangelo Capua, una biografia curatissima, ricca di stralci di interviste e dichiarazioni dello stesso attore ma anche di tutte quelle persone che l'hanno conosciuto, dagli amici ai parenti, dai registi ai colleghi.
Sappiamo tutti come andò a finire. Anthony Perkins morì di AIDS il 12 Settembre 1992, aveva solo sessant'anni, mentre la moglie Berry Berenson si trovava sul volo American Airlines schiantatosi l'11 settembre contro le torri gemelle. Un destino davvero infausto per entrambi.
Quello che molti non sanno, o forse non ricordano, è che Tony venne a conoscenza della sua malattia tramite i giornali. Durante degli esami di controllo un tecnico di laboratorio si prese la libertà di fargli il test e una volta visto il risultato positivo vendette la notizia ai tabloid. Perkins negò il più a lungo possibile, non voleva essere ostracizzato, se gli avessero tolto il lavoro gli avrebbero tolto tutto, l'avrebbero seppellito prima ancora del tempo ed è così che inizia la sua biografia, dalla fine, per poi fare un lunghissimo passo indietro e cominciare dal principio, proseguendo poi in ordine cronologico.
Michelangelo Capua non tralascia nulla. Racconta la nascita di Tony, il suo rapporto coi genitori, segue passo passo carriera e vita privata ed è attraverso quanto detto e quanto fatto che emerge la psicologia di un uomo complicato e fragile, prigioniero di un ruolo che gli diete un grandissimo successo ma che non lo rese più libero. Vestire i panni di Norman Bates fu un mix micidiale di fortuna e dannazione. È come se tutto fosse iniziato e finito con Psycho. È come se gli undici film interpretati prima e i trentasette dopo non esistessero. E dire che Anthony Perkins se l'è sudato il successo. Nonostante fosse figlio di Osgood Perkins - attore teatrale e cinematografico ai tempi molto stimato e apprezzato - il suo ingresso nel mondo dello spettacolo non fu accolto con grande entusiasmo, ma con occhio critico e indagatore. Se poi ai continui paragoni con il genitore (scomparso prematuramente per arresto cardiaco poche ore dopo uno spettacolo) aggiungiamo la figura ingombrante di una madre forte e dominatrice, abituata ad esercitare sul figlio un controllo al limite dell'oppressione, capiamo che la vita di Tony è stata segnata da profonde cicatrici fin da subito.


Timido e introverso, ma ricco di una gioia inespressa, Tony è cresciuto in bilico tra due mondi inconciliabili; quello che lo porta a desiderare una famiglia e quello che lo spinge verso gli uomini. Ben nota la sua duratura relazione con Grover Dale, i flirt con Rock Hudson e il ballerino Rudolf Nureyev, le assidue frequentazione di locali gay. C'è da dire che se da una parte l'attore è schivo e riservato dall'altra risulta aperto riguardo la sua bisessualità, soprattutto dopo il matrimonio con Berry, come se questo potesse in qualche modo fargli da scudo e proteggerlo. Ma la sua unione, da cui nacquero Oz e Elvis, non è mai stata una copertura, Anthony fu davvero un marito amorevole e un ottimo padre, ma a certe cose non seppe rinunciare. Ha sempre avuto una doppia innegabile personalità, entrava e usciva da un ruolo in un attimo, e anche sul set prediligeva ruoli ambigui e tormentati. Per questo prese parte, anche in veste di regista, ai seguiti di Psycho: Norman Bates, secondo lui, aveva ancora moltissimo da raccontare.


Quella di Michelangelo Capua è un'attenta e rigorosissima biografia; avvincente come un romanzo, approfondita come un saggio, oggettiva come un articolo di giornale, in Anthony Perkins, prigioniero della paura l'autore ripercorre passo passo la vita di un uomo che spesso si è accontentato, che nel lavoro non ha mai sgomitato, che in famiglia non ha mai alzato la voce, e che il ruolo più importante, probabilmente, l'ha interpretato lontano dai riflettori. 
Ecco una delle sue ultime dichiarazioni che ne riassumono l'anima e l'identità.
Ho scelto di non rendere pubblico il mio male per non fare concorrenza alle lacrime di Casablanca. Non sono bravo a essere generoso, ma non ci vuole molto a capire che i problemi di un vecchio attore non valgono una montagna di fagioli nella follia del mondo. Sono in molti a credere che questa malattia sia una vendetta di Dio, ma io credo che sia stata mandata tra gli uomini per insegnare ad amarci e a capirci e ad avere compassione. Ho imparato di più sull'amore e sull'altruismo dalle persone incontrate in questa grande avventura nel mondo dell'Aids, che dal mondo competitivo di tagliagole in cui ho vissuto tutta la mia vita.
Per gli amanti della settima arte un testo da avere. Assolutamente.

Nota: l'edizione è integrata da fotografie in bianco e nero, dalla filmografia di Anthony Perkins e dall'elenco cronologico degli spettacoli teatrali e partecipazioni televisive che l'hanno visto protagonista.  

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1 commenti:

choku ha detto...

Ho letto "prigioniero della paura" a Marzo dopo averlo trovato a metà prezzo su un sito di annunci . Era dai tempi di "Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve" che non leggevo un libro capace di catturarmi così, veramente bello.