26 febbraio 2019

Recensione, ACIDO SOLFORICO di Amélie Nothomb

Lettori buongiorno! Oggi finalmente torna anche qui sul piacere della lettura il Book Bloggers Blabbering, se seguite la pagina facebook saprete che la casa editrice indipendente del mese è Voland e se mi seguite su Instagram (QUI) saprete che ho letto Acido Solforico della Nothomb.
Insomma magari sapete già tutto, in caso contrario ecco la recensione 8)

Acido Solforico di Amélie Nothomb

| Voland | pag. 131 |

Un reality show dall'inequivocabile nome Concentramento, basato su regole che ricordano il momento più orribile della storia dell'umanità. Per le strade di Parigi si aggira una troupe televisiva inviata a reclutare i concorrenti, che vengono caricati su vagoni piombati e internati in un campo dove altri interpretano il ruolo di kapò. La vita di tutti si svolge sotto l'occhio vigile delle telecamere e il momento di massima audience arriva quando i telespettatori decidono l'eliminazione-esecuzione dallo show di un concorrente attraverso il televoto. Gli strali della scrittrice da sempre al centro di polemiche colpiscono questa volta, con meno leggerezza ironica e più disgusto, una società in cui la sofferenza diventa spettacolo.
Amélie Nothomb, con Acido Solforico ha osato molto, portando in scena, addirittura in televisione, la spettacolarizzazione del dolore.
"Concentramento" è un reality show il cui nome dice tutto. Persone comuni raccolte dalla strada in una sorta di vero e proprio rastrellamento vengono poi divise in due categorie, prigionieri e kapò. Tutto procede come da copione. Lavori forzati, violenza gratuita, esecuzioni in diretta. E di questa centrifuga mediatica sono colpevoli tanto gli organizzatori quanto i telespettatori che attraverso audience mai registrati prima continuano a decretare il proseguimento - e il successo - del programma.

Ma come si è arrivati a questo punto?
Amélie Nothomb non spiega, ma provoca e denuncia attraverso due personaggi che sono la rappresentazione stereotipata del bene e del male. Da una parte Pannonique, giovane, bella, piegata dal sistema ma integra nell'animo. Dall'altra Zdena, ignorante, gretta, sadica, violenta. I ruoli sono ovvi. La prigioniera e il kapò. Tra loro si instaurerà una sorta di giocoforza che vedrà Zdena cedere al fascino dell'unica ragazza capace di tenerle testa rifiutandosi addirittura di confessarle il proprio nome. Perché è quello che ci rende umani. Non i codici alfanumerici. E finché avremo un nome da custodire avremo un'identità da rivendicare.

Quella di Acido Solforico è una società priva di valori e di empatia, la televisione è lo specchio del degrado morale a cui si è andati inesorabilmente incontro nel tempo e la ricerca di un'ideale all'interno di un mondo che non ne possiede più appare del tutto vana.
Amélie Nothomb attraverso il personaggio di Pannonique dice no. Lei non ci sta. La sua è una riflessione acuta, spietata, diretta, a tratti feroce e il romanzo, per quanto breve, ha la forza di un carro armato.
Stilisticamente Acido Solforico è semplice e asciutto, ma sa dove colpire, non per niente la sua pubblicazione ha scatenato diverse polemiche tra la stampa e i giornali (coda di paglia?) ma ha subito trovato il consenso dei lettori (lungimiranti?) che forse, a questo gioco, non ci vogliono giocare.
Attenzione, non stiamo parlando di un romanzo contrario alla televisione, ma solo a un certo modo di fare televisione, e non è nemmeno un libro sulla Shoah, ma in qualche modo ci vuole portare a non dimenticare, in qualche modo lancia un monito che sarebbe bene cogliere.
Devo ammettere che mi sono portata addosso questa lettura per diversi giorni e se dovessi riassumere il mio stato d'animo con una sola parola l'unica che mi viene in mente è indignazione. Custodiamo questa emozione. È grazie a lei che troveremo la forza di ribellarci quando la nostra dignità verrà calpestata.

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