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1 maggio 2017

Recensione, IL GIOCO DEGLI OCCHI di Sebastian Fitzek

Lettori buongiorno e buon Primo Maggio! Avevo proprio bisogno di questo giorno di festa, perché - e ditemi che non sono stata l'unica - lunedì 24 aprile ero in ufficio. Per la sottoscritta niente ponte... mentre tutti i miei amici e parenti erano a casa io stavo seduta dietro a una scrivania. Per un attimo mi sono sentita leggermente sfigata ma mea culpa: quando imparerò a non dire sempre sì mi sentirò meno cogliona...
Detto questo parliamo di libri! 8)

Il Gioco degli Occhi di Sebastian Fitzek

| Elliot Edizioni | pag. 376 | duologia #1 |
Un pericoloso maniaco, detto il Collezionista di occhi, rapisce i bambini e li nasconde. Uccide la madre. Il padre ha quarantacinque ore a disposizione per scoprire il nascondiglio. Questo è il gioco. Quando l’ultimatum scade, la vittima muore. Ma l’orrore non finisce qui, perché al cadavere del bambino manca qualcosa: l’occhio sinistro. L’assassino però non vuole essere considerato un collezionista, ma un giocatore. E in questo gioco sinistro è intrappolato anche il reporter Alexander Zorbach, un ex poliziotto, narratore in prima persona, che man mano che la storia procede si rende conto che sta diventando sempre di più una pedina in un duello mortale. Il Collezionista di occhi finora non ha lasciato tracce. Ma improvvisamente compare una testimone misteriosa: Alina Gregoriev, una psicoterapeuta cieca, che sostiene di poter vedere nel passato dei suoi pazienti attraverso il semplice contatto fisico. E forse, ieri, ha avuto in terapia proprio il Collezionista di occhi… Con questo romanzo, Sebastian Fitzek, il più importante autore tedesco di psychothriller, dà vita alla sua seconda serie, senza voltare però completamente le spalle al passato: Il gioco degli occhi nasce proprio da Schegge, l’ultimo thriller della trilogia precedente. Si tratta di un passaggio lampo che prepara il lettore all’arrivo di questa grandiosa nuova invenzione in cui l’inizio è la fine di tutto.
Voto:

Voglia di thriller spesso e volentieri coincide con voglia di Fitzek, e un suo romanzo non dovrebbe mai mancare nella casa di un'amante del genere, un po' come una buona bottiglia di vino che si conserva per le occasioni speciali.
Peccato che in tutto i titoli pubblicati siano otto e che io sia già a quota cinque. Be', adesso sei.
Rispetto ad altri suoi romanzi ho sempre rimandato la lettura de Il Gioco degli Occhi per un motivo molto futile: fa parte di una duologia. Insomma, chi mi conosce sa il grande conflitto che viviamo io e le saghe; temevo un cliffhanger finale, un epilogo che invece di dare risposte ponesse nuove domande, ma devo dire che, anche se nuovi scenari si aprono, altri si chiudono. Sfogliata l'ultima pagina nessuna frustrazione, se non dovuta a un dettaglio che ha rovinato il mio modo di concepire un thriller: l'elemento paranormale.
Il Gioco degli Occhi è un thriller che ti inchioda alla poltrona, Fitzek è sempre il solito burattinaio che tira i fili non solo dei suoi personaggi, ma anche dei suoi lettori, facendogli credere quello che più gli fa comodo, ma davanti a certe tematiche sono troppo sensibile e non c'è Fitzek che tenga.
A livello stilistico però l'ho trovato uno dei suoi romanzi meglio scritti. Più volte ho sottolineato la straordinaria capacità di intrattenimento che ha l'autore, a discapito anche di personaggi poco approfonditi, ma questa volta la ricercatezza è capillare sotto ogni punto di vista.
Alexander Zorbach a causa di un increscioso episodio ha appeso il distintivo al chiodo e ora insegue i criminali armato di registratore, penna e taccuino. È irresistibilmente attratto dal male, a tal punto da mandare a monte il suo matrimonio e trascurare il figlio, perché prima di tutto c'è un'irrefrenabile e insana bramosia di essere sempre sul pezzo.
Per le vie di Berlino si aggira un serial killer che rapisce i bambini dopo averne ucciso la madre, e lascia al padre 45 ore di tempo per trovarli, Alexander è sulle sue tracce, ma da cacciatore ben presto si troverà preda. I ruoli si confonderanno in un abile gioco delle parti e la caccia al topo terminerà con un countdown crudele e macchinoso reso ancor più teso dalla numerazione delle pagine fatta al contrario (Fitzek ama questi giochetti!). Una specie di caccia al tesoro il cui premio sarà la vita di un bambino innocente.


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3 giugno 2014

Recensione, SCHEGGE di Sebastian Fitzek

Ragazz* ho una flemma in questo periodo che non ne avete un'idea! Urgono ricostituenti, la primavera mi stende come un materasso, voglio l'autunno, voglio l'inverno, voglio andare in letargo e accoccolarmi sul divano, con il camino acceso, la coperta sui piedi, il cappuccino sul tavolino e un libro in mano. Insomma in questo momento spero che l'estate finisca prima ancora d'iniziare!
Detto questo, passiamo al libro di oggi. Mamma mia, è da un sacco che non posto una vera recensione, faccio proprio la figura della latitante, ma la verità è che lo sono davvero >.<


Schegge di Sebastian Fitzek

| Elliot, collana Scatti, 2010 | pag. 360 | € 18,50 - € 9,90 | 
Quando Marc Lucas, avvocato che ha dedicato la sua vita ad aiutare gli altri, viene a conoscenza di un esperimento psichiatrico che potrebbe cancellare dalla sua memoria i terribili ricordi che l’accompagnano e lo tormentano dal giorno in cui sua moglie incinta ha perso la vita in un incidente automobilistico del quale lui si sente responsabile, non ha dubbi: la sola speranza di liberarsi di questo peso insopportabile vale il rischio infatti di sottoporsi all'esperimento. Ma, invece che concedergli sollievo e alleviare le sue pene, con l’inizio dei primi test l’orrore comincia a prendere possesso di ogni attimo della sua vita: di ritorno dalla clinica psichiatrica, la chiave di casa non apre più l’appartamento, il nome sul campanello non è più il suo e, quando la porta viene aperta dall’interno, l’incubo ha inizio… Intenso e mozzafiato, sorprendente e inaspettato, Schegge è il romanzo più recente di Sebastian Fitzek e quello che ne ha decretato la definitiva affermazione come il più originale giallista tedesco di questi ultimi anni.
Voto:
 ---

Quando ho voglia di storie complesse, ma narrate con estrema semplicità, un libro di Fitzek difficilmente mi delude. È un autore furbo ma intelligente - e anche se nei suoi romanzi non trovo mai passaggi che valgano la pena di essere annotati, o frasi in grado di trafiggermi il petto - leggerlo mi diverte nel vero senso della parola.
Mi piace iniziare un suo libro e non capirci assolutamente nulla, mi piace trovarmi di fronte a enigmi apparentemente irrisolvibili per poi scoprire che la verità ce l'avevo proprio lì, davanti agli occhi, e mi piace come la logica e la scienza portino sempre a soluzioni plausibili per quando incredibili.
In pratica di Fitzek non amo i personaggi, ma le storie. Storie che sono come dei complicatissimi rebus e dei cervellotici sudoku. È vero che sentire sulla pelle le emozioni dei protagonisti è una cosa quasi fondamentale per me, ma se con i suoi romanzi non succede sinceramente non m'importa. L'unica cosa che davvero m'interessa è arrivare il prima possibile all'ultima pagina per dare una risposta alle innumerevoli domande che mi si sono formate nella mente.

In Schegge ci troviamo davanti al classico puzzle i cui pezzi sono stati sparpagliati nel modo più confuso possibile lungo le trecentosessanta pagine del romanzo, e tocca a Marc, un giovane assistente sociale laureato in legge, risolvere l'enigma di cui si trova essere vittima e protagonista. Tutto succede nel giro di poche ore. Improvvisamente nessuno lo riconosce più, le carte di credito non gli funzionano, alla scrivania del suo ufficio siede un altro uomo, e nell'appartamento in cui ha traslocato da poco vive la moglie morta settimane prima. Il caos regna sovrano, e più Marc cerca di darci un senso, più i collegamenti con la sua vita vera si spezzano: non ha un presente a cui aggrapparsi e i ricordi si rivelano inutili e vigliacchi traditori.
Ed è proprio sui ricordi che Fitzek ci pone un 'interessante interrogativo già dalle prime pagine. Cosa succederebbe se fosse possibile cancellare dalla mente umana tutto il dolore che la vita ci ha inflitto? Una madre non dovrebbe piangere la scomparsa di un figlio, una coppia si potrebbe gettare il divorzio alle spalle senza inutili piagnistei, e l'esistenza di ognuno di noi si snoderebbe senza pentimenti, rimorsi e sofferenza.
Ma non sono i colpi bassi a renderci più forti? Non sono le lacrime che abbiamo versato ad averci reso quello che siamo?
Eppure Marc riceve questa agghiacciante proposta da uno strano individuo e nonostante rifiuti di sottoporsi a un esperimento tanto folle, perché la sua vita sembra un cubo di rubik dalle facce scombinate?
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30 ottobre 2013

Recensione, IL SONNAMBULO di Sebastian Fitzek

Alla vigilia di Halloween non potevo non parlare di un libro capace di disturbare tutti i vostri sonni presenti e futuri... siete pronti a fare due passi nel vostro "io" più oscuro? Siete pronti a risvegliarlo?

D i e  S c h l a f w a n d l e r

| Einaudi, 01/2013 | pag. 269 | € 18,00 |
Leon vive in un elegante appartamento con la giovane moglie Natalie, in un condominio progettato da un famoso architetto. Nonostante tutto sembri procedere per il meglio, l'uomo comincia a notare qualche dettaglio sospetto e un giorno la moglie scompare nel nulla. Leon è tormentato dall'idea di aver commesso qualcosa di irrimediabile e che siano tornati a manifestarsi i sintomi della grave forma di sonnambulismo che aveva funestato la sua adolescenza. Già allora, infatti, in quel durissimo periodo, innescato dalla morte di entrambi i genitori, aveva avuto episodi violenti che lo avevano costretto per anni a seguire una cura psichiatrica. Terrorizzato da se stesso, decide di piazzare una telecamera nella stanza da letto e monitorare i propri comportamenti. E cosi scopre la vita notturna della quale era totalmente inconsapevole...

Voto:
 

Torna Fitzek e torna per tenerci svegli la notte, per farci dubitare di chi siamo e di cosa facciamo mentre dormiamo, o mentre crediamo di dormire per l'esattezza, quando un altro "io" potrebbe svegliarsi e compiere le peggiori delle azioni. Azioni che al nostro risveglio non ricorderemo ovviamente.

È quello che succede a Leon che una mattina si sveglia nel suo letto e vede la moglie Natalie intenta a fare le valigie. La donna ha un occhio tumefatto, le mancano delle unghie da una mano e da come si comporta sembra proprio che la colpa sia del marito. Il sospetto che si fa strada in Leon ha radici nel passato quando, dopo la morte dei genitori, aveva sofferto di una sorta di sonnambulismo "vigile" ed era stato ritrovato accanto al letto del figlio della famiglia affidataria con un coltello in mano. Come se non bastasse tutt'ora soffre di paralisi notturna... Il quadro che prende forma davanti al protagonista è angosciante e terribile, è un incubo che ritorna pronto a distruggergli la vita e a trasformarlo in un mostro. Ma questo è niente rispetto a quello che l'attende. Leon precipita lentamente in un tunnel claustrofobico e pericoloso, dove il nemico è il suo stesso "io". Quell'"io" che cerca di combattere posizionandosi una telecamera addosso in modo da riprendere ogni azione inconscia e salvare così sua moglie dal demonio che riposa nella sua anima... sempre che non sia troppo tardi...
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Altri romanzi di Sebastian Fitzek recensiti


La Terapia >> recensione
Il Bambino >> recensione
Il Ladro di Anime >> recensione

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27 agosto 2013

Recensione, IL BAMBINO di Sebastian Fitzek

Ragazz*, carburare dopo le ferie si sta rivelando più difficile del previsto e dover parlare anche di un libro che mi ha deluso non mi aiuta di certo, ma ho pensato che era meglio togliersi il dente il prima possibile e così eccomi con la recensione de Il Bambino di Sebastian Fitzek.

I L  B A M B I N O

| Elliot, 2009 | pag. 360 | € 17,50 |
Robert Stern all'apparenza è un uomo felice. E un avvocato di successo, ha una villa lussuosa a Berlino e una vita di cui è l'unico padrone. Eppure tutto questo nasconde a malapena un tremendo segreto che riguarda il suo passato e continua a tormentarlo: la morte del suo unico figlio a pochi giorni dalla nascita. E adesso che Stern ha acconsentito a un insolito incontro notturno appena fuori città con un'infermiera, Carina, con la quale ha avuto una breve relazione, il suo passato si ripresenta inaspettato nelle vesti di un bambino di dieci anni, Simon Sachs, che ha bisogno del suo aiuto. Infatti il bambino, un malato terminale seguito dai servizi sociali, è convinto di essere stato un assassino nella sua precedente vita. Simon, in seguito a una seduta di regressione presso uno psichiatra, è perseguitato da terribili incubi che sembrano diventare reali e che sono collegati a sparizioni misteriose rimaste irrisolte. Quando Stern e Carina, guidati dal piccolo, scoprono dei resti umani nello scantinato di una fabbrica dismessa, capiscono però che non si tratta solo di una fantasia macabra originata da un serio disturbo psicologico...
Voto:
 - - -
Paragonato agli altri libri di Fitzek
un romanzo appena sufficiente.

R e c e n s i o n e


Dopo due piccoli capolavori come Il Ladro di Anime e La Terapia, era inevitabile che arrivasse la delusione. E Il Bambino a conti fatti lo è stata. Una piccola e cocente delusione che non mi aspettavo e che ci ho messo un po' a metabolizzare, non per niente ho rimandato all'inverosimile questa recensione a discapito del libro stesso: purtroppo più tempo faccio passare, più i pregi sfumano e i difetti emergono in tutta la loro dirompente veridicità. Ma adesso è tempo di toglierci i sassolini dalle scarpe.
Questa volta l'autore tedesco, nonostante abbia ideato un plot molto intrigante - un bambino malato di cancro che afferma di essere l'incarnazione di un serial killer morto anni prima e un avvocato che tenta di scoprire la verità a costo di rimetterci prima la  reputazione e in seguito anche la vita - non ha saputo mantenere accesa la suspense. E 360 pagine senza suspense non sono poche ve l'assicuro. 
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18 aprile 2013

Recensione, IL LADRO DI ANIME di Sebastian Fitzek

Dopo La Terapia, ecco un altro bel libro dello scrittore tedesco. Entrare nelle pagine di Fitzek significa entrare in un tunnel di cui non vediamo l'uscita, ma nemmeno più l'entrata, Significa ansia, ansia e ancora ansia. Basta leggerlo muniti di barbiturici e tutto sarà più semplice. Io però mi diverto con questo genere di libri, che ci posso fare?! ^^

D e r  S e e l e n b r e c h e r

| Elliot edizioni, 2009 | pagine 300 | € 17,50 |
Tutto accade in una notte, la Vigilia di Natale. In una lussuosa clinica psichiatrica fuori Berlino, mentre la neve scende copiosa rendendo il luogo ancora più isolato, medici e pazienti si rendono conto con orrore che il maniaco che da tempo terrorizza la città, il cosiddetto "Ladro di anime", si trova all'interno della struttura. Di lui si conoscono soltanto i tremendi effetti provocati da un misterioso trattamento in grado di spezzare la volontà delle sue vittime, riducendole a meri involucri umani, e gli ambigui indovinelli che lascia dietro di sé come macabra firma. L'unica via di salvezza sarà affrontarlo tutti insieme: ma il piccolo gruppo, guidato da Caspar, ricoverato in seguito a un'inspiegabile amnesia che ha cancellato completamente il suo passato, si troverà a far fronte a qualcosa di assolutamente inaspettato e terribile. Mentre il tempo scorre inesorabile nel tentativo di neutralizzare il Ladro di anime, Caspar viene folgorato con sempre maggior frequenza da scene della sua vita precedente, che progressivamente fanno luce sulla sua identità e sulla sua drammatica storia personale, costringendolo a uno sconvolgente viaggio negli abissi più oscuri della propria psiche...
Voto:
 

R e c e n s i o n e

È la viglia di Natale, e in una fatiscente villa adibita a clinica psichiatrica si consumano le nove ore che precedono la "paura".
Immaginate un uomo che ha perso la memoria e che ha brevi squarci di quello che è il suo passato: Caspar, il protagonista. Immaginate una dottoressa che lo affascina da subito, un'infermiera che vorrebbe fare la rock star, un paziente che non articola bene le parole, una vecchia signora appassionata di indovinelli, e poi una cuoca, un custode e un infermiere che guida le ambulanze... Chiudeteli nella clinica, abbassate le paratie e immaginateveli imprigionati dentro, mentre fuori imperversa una bufera di neve e sono stati interrotti tutti i collegamenti telefonici.
Ah dimenticavo. Chiudeteli dentro con il Ladro di anime...
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24 marzo 2013

Recensione, LA TERAPIA di Sebastian Fitzek

Grande esordio!
Come al solito arrivo un pelo in ritardo dal momento che è uscito nel 2007, ma suvvia, 6 anni che saranno mai?! Adesso comunque voglio tutti i libri di Fitzek sul mio comodino!
La Terapia è un libro da leggere. E possibilmente da rileggere.

D i e  T h e r a p i e

| Elliott/Rizzoli | Pagine circa 260 |
Viktor Larenz è un ricco e brillante psichiatra di Berlino, reso celebre dalle sue frequenti apparizioni televisive. La sua vita però va improvvisamente in frantumi quando la figlia dodicenne Josy, affetta da una malattia sconosciuta, scompare senza lasciare traccia durante una visita nello studio del dottore che l'ha in cura. Viktor la cerca ovunque senza mai rassegnarsi, sacrificando la carriera e il matrimonio. Quattro anni dopo, mentre si trova bloccato su un'isola a causa di una tempesta, l'uomo riceve la visita di un'enigmatica e inquietante scrittrice di libri per l'infanzia, Anna Spiegel. La donna vuole assolutamente entrare in terapia con lui perché in qualche modo è perseguitata dai suoi personaggi, che hanno la capacità di diventare reali. Uno di essi, in particolare, somiglia in modo impressionante a Josy: si tratta di Charlotte, la protagonista del suo ultimo romanzo, che ha gli stessi sintomi della piccola e deve sfuggire a un'identica minaccia. Ma chi è davvero Anna Spiegel? Le sue allucinazioni sono il semplice frutto di una mente schizofrenica o nascondono indizi che potranno aiutare Viktor a risolvere il mistero della scomparsa della sua bambina? "La terapia", opera che ha rivelato Fitzek, è lo psychothriller che ha dato origine a un nuovo genere letterario, conquistando milioni di lettori.
Voto:
 

R e c e n s i o n e

Porca §@#*% che libro!  Non dico che adesso la terapia serve a me, ma quasi! Fitzek si fa davvero dar del "lei" con questo romanzo d'esordio incalzante e destabilizzante.
Ammetto di aver intuito buona parte dell'epilogo, ma solo perchè non ho mai dimenticato che quello che stavo leggendo era un thriller psicologico; in ogni caso la fine di ogni capitolo mi ha sempre spinto a leggere il sucessivo con un'avidità che non provavo da tempo. Con Fitzek si entra quasi in un circolo vizioso e interrompere il viaggio del protagonista, alla ricerca di una disperata verità, è semplicemente impossibile.
L'incubo inizia quando la piccola Josy di soli 12 anni scompare, gettando nel panico più completo il padre, Viktor Lorenz, un affermato psichiatra, e la moglie Isabelle. Mentre quest'ultima si getta nel lavoro per seppellire il dolore, Viktor non riesce a darsi pace e ricostruirà l'incredibile sequenza degli eventi, mattone dopo mattone, in un susseguirsi di colpi di scena mirati a nascondere una verità che è a un passo da noi.
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