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28 agosto 2020

Recensione, IL MARATONETA di William Goldman

Marcos Y Marcos, 2020

Voto:

Finalmente riesco a dire qualcosa su Il Maratoneta anche qui sul blog, perché non lasciare traccia del mio pensiero su questo libro mi sa di illegale.
Amato? Di più!
Dopo le gioie che ha saputo regalarmi con la Principessa Sposa (qui la recensione), William Goldman torna a fare centro! Questa volta siamo in territorio thriller, ai confini con il noir e la spy story e se volete godere al 100% di questa avventura 1) non leggete la trama 2) non leggete nemmeno la prefazione. Partite alla cieca... quello che troverete, ve l'assicuro, vi piacerà un mondo.
Perché? Perché qui ci sono un paio di colpi di scena da cardiopalma, un capitolo cult in grado di farvi provare dolore fisico, un protagonista meraviglioso (che a tratti mi ha ricordato Forrest Gump) e poi lei, la strepitosa penna di Goldman che vi farà ridere e tremare allo stesso tempo. Come l'ironia si possa sposare con la suspense in modo così sapiente e intelligente non lo so, ma questo autore, quando scrive, compie dei veri e propri miracoli.

Della trama sarei propensa a non dire nulla. Sappiate solo che siamo a New York negli anni Settanta e che Babe - un giovane tutto spigoli e ossa, un po' goffo, tanto ingenuo, ma molto intelligente - si troverà invischiato in eventi più grandi di lui che affondano in un passato nemmeno troppo lontano. E questo passato si chiama "nazismo".

Che altro dire... non fatevi spaventare dal sottogenere, io detesto le spy story e tutti quei romanzi con intrighi politici e agenti segreti, ma non è questo il caso; Il Maratoneta è un romanzo per tutti, facile da seguire eppure sorprendente nel suo sviluppo con personaggi ricchi di sfaccettature, fatti di limiti da superare e ossessioni con cui convivere.
Goldman si conferma uno degli artisti più versatili del secolo scorso, abilissimo come sceneggiatore cinematografico e geniale come autore.
Un suo grande pregio (uno dei tanti!), è stato sicuramente quello di scrivere senza rinunciare alla propria onestà intellettuale. A lui non interessava soddisfare il pubblico, "tanto a Hollywood nessuno sa niente": prevedere un successo o un flop era praticamente impossibile, quindi tanto valeva fare le cose seguendo esclusivamente l'istinto e la passione.

Io ero così entusiasta una volta sfogliata l’ultima pagina che mi sono procurata subito il seguito (concepito dopo ben dodici anni dal maratoneta!) e anche se so già che in Fratelli non troverò la perfetta traduzione di Tilde Arcelli Riva (gran bel lavoro!!!) e che il Maratoneta poteva benissimo essere un romanzo autonomo... chi se ne frega. Alla #Goldmania non ci si sottrae.




Titolo originale: Marathon Man
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 1976
Durata: 125 min
Regia: John Schlesinger

Cast: Dustin Hoffman, Laurence Olivier, Roy Scheider, Marthe Keller


Trama: Il giovane ebreo newyorkese Thomas Babe Levy, studente universitario, divide le sue giornate studiando e allenandosi alla corsa di fondo nel Central Park  e amoreggiando con Elsa, una collega svizzera incontrata all'università. La sua vita scorre tranquilla fino al giorno in cui suo fratello Doc non gli fa visita e...

31 ottobre 2014

Libro VS Film - Sfida n°43

A volte vorrei parlare dei film che mi capita di vedere, ma poi penso che un blog di libri non sia il posto giusto. Allora penso di parlare dei film tratti dai libri, questa cosa avrebbe senso, no? Ma quello che ne viene fuori non è mai una recensione, ma continui paragoni tra due opere dalla struttura tanto diversa. E così nasce questa rubrica (che posterò di giovedì) in cui mi divertirò a mettere sul piatto della bilancia un'opera letteraria e una cinematografica e vedere da che parte penderà l'ago.
LIBRO VS FILM
chi vincerà?

Oggi in sfida
La Principessa Sposa

 
Vince il libro!

Il mio lato fangirl deve continuare a esprimersi o non mi darà pace. Giuro (forse) che questa è l'ultima volta che vi parlo de La Principessa Sposa, ma potevo non dedicarci una puntata di Libro VS Film? Manco morta.
Che abbia fatto vincere il libro credo non stupisca nessuno dal momento che ci ho dato ben cinque stelle, ma il film è un gioiellino degli anni '80, un piccolo cult, una di quelle pellicole da consumare all'infinito perché ti sollevano a tre metri da terra.
Io da ragazzina adoravo La Storia Fantastica, film sceneggiato tra l'altro dallo stesso William Goldman che l'ha riproposto in una chiave leggermente diversa, diciamo più leggera, senza però modificare praticamente nessuna scena e nessun dialogo.
Se il romanzo ha un doppio piano di lettura - uno rivolto ai più giovani e uno a quei lettori più disincantati - il film ha tutti i crismi della favola per antonomasia. Anche qui c'è sempre una buona dose d'ironia e tanta satira, ma Goldman si lascia prendere dal romanticismo dimenticandosi per un'ora e mezza che la vita non è mai giusta e che prima o poi bisogna presentarsi alla cassa per pagare il conto. Per arrivare a questo risultato ha eliminato tutta la parte dedicata alla riscrittura (ne parlo nella recensione) e ha modificato la protagonista, Buttercup (in italiano Bottondoro), trasformandola nella classica eroina disposta a sacrificare tutto per il suo grande e unico amore. Buttercup, nel romanzo, è un'eroina per modo di dire: è sciocca, egoista e non brilla né per coraggio né per arguzia, anzi... è la classica fanciulla tutta bellezza zero cervello (ma mi ha fatto morire dal ridere).

 "Divino si scrive tutto attaccato o di, vino?"

Perché Westley ami questa "cima" di ragazza è un bel mistero, ma l'amore vero non ha regole, è irrazionale, e come tale non ha bisogno di essere spiegato! Non ce l'hanno già insegnato Biancaneve, Cenerentola e la Bella Addormentata nel Bosco? Sì. Quindi non dovremmo stupirci proprio di niente.
Nelle favole ci si incontra, ci si guarda e ci si innamora. Tutto nel giro di pochi istanti. E poi ci si ama incondizionatamente per tutta la vita.


Robin Wright Penn e Cary Elwes, giovani e bellissimi (lei è ancora stupenda, lui ha qualche chilo di troppo e ha perso buona parte del suo fascino), interpretano al meglio e in modo volutamente caricaturale, Bottondoro e Westley, prima divisi e poi riuniti da quel destino che si fa continuamente beffe dei loro sentimenti.
Per stare insieme dovranno sfidare il perfido Principe Humperdinck, l'astuto (?!) Vizzini, l'imbattibile spadaccino Inigo Montoya (la battuta "Ola, Mi nombre es Inigo Montoya. Tu hai ucciso mio padre, preparati a morire" è passata alla storia) e il gigante tonto Fezzik.

il famoso trio Lescano
Quindi anche se ho fatto vincere il libro, il film è a suo modo imperdibile: ha l'inconfondibile tocco delle pellicole degli anni '80, quando non si sbagliava un colpo, quando ci si emozionava con poco, quando non ci si prendeva troppo sul serio e per questo ci si divertiva.
Il romanzo è unico nel suo genere, ma forse lo è anche il film. Così, a memoria, non mi viene in mente di aver visto altro in cui si amalgamano così bene avventura, amicizia, amore e comicità. E se il libro può essere maggiormente capito da un adulto, il film farà breccia nei cuori più giovani. Goldman offre a tutti una scelta.

Ci sono stati cinque grandi baci dal 1642 a.C., quando la casuale scoperta di Saul e Dalila invase la civiltà occidentale. (Prima di allora le coppie agganciavano i pollici.) E una corretta valutazione dei baci è molto difficile, spesso conduce a grandi controversie in quanto, benché tutti concordino sulla formula – sentimento per purezza per intensità per durata – nessuno sa esattamente che valore attribuire a ciascun elemento. Ma a prescindere dal sistema applicato, ce ne sono cinque che secondo l'opinione generale meritano un punteggio pieno.
Be', questo li surclassava tutti.
Scena Spoiler


E secondo voi?
Libro o film?

19 ottobre 2014

Recensione, LA PRINCIPESSA SPOSA di William Goldman

Eccomi qui lettori e lettrici del web, oggi sono particolarmente felice, perché quella che sto per proporvi è la recensione di una delle letture più belle di quest'anno. Anzi no di sempre. Infatti La Principessa Sposa è diventato a tutti gli effetti uno dei miei libri preferiti!
Spero di contagiare almeno un pochino quei lettori che ancora non si sono imbattuti nella magia e nell'incanto di questo piccolo capolavoro!

La Principessa Sposa di William Goldman

| Marcos y Marcos, 2007 | pag. 329 | € 17,00 - 15,00 | 

Un celebre sceneggiatore è disperatamente a caccia di una copia del romanzo chiave della propria infanzia. Quel romanzo gli aveva spalancato orizzonti impensati, rivelato uno strumento strepitoso: la lettura. Darebbe un occhio pur di trovarlo, vorrebbe regalarlo al figlio viziato e annoiato, sperando che il prodigio si ripeta. Quando ne agguanta una copia, si rende conto che molti capitoli noiosi erano stati tagliati dalla sapiente lettura ad alta voce del padre. Decide di riscriverlo. Togliere lungaggini e divagazioni. Rendere scintillante la "parte buona". La magia si realizza. Il risultato è straordinario. Si parte da una cotta clamorosa, un amore eterno tra un garzone di stalla e la sua splendida padrona, che sembra naufragare a causa di una disgrazia marittima. C'è poi il di lei fidanzamento con un principe freddo e calcolatore. Poi c'è un rapimento, un lungo inseguimento, molte sfide: il ritmo cresce, l'atmosfera si arroventa. Il trucco della riscrittura arricchito da brillanti "fuori campo" dell'autore - l'incanto di personaggi teneri o diabolici, i dialoghi perfetti, fanno crescere il romanzo a livelli stellari. Disfide, cimenti, odio e veleni, certo. Ma anche vera passione, musica, nostalgia.
Voto:
 

Non ha senso perdersi in inutili giri di parole, questa recensione deve partire andando dritto al punto, e il punto è che La Principessa Sposa è il romanzo più geniale, irriverente, divertente, sconsiderato e appassionante che abbia mai letto. 
Racchiude in sé talmente tanti generi, talmente tanti piani di lettura, ed è così innovativo e moderno, che nonostante abbia poco più di quarant'anni lo si può considerare già un classico.
Goldman ha costruito questo suo romanzo (l'unico tra l'altro, perché lui è principalmente uno sceneggiatore) su una serie di stereotipi che enfatizza e deride, sui cliché delle fiabe dei fratelli Grimm e di Perrault, sui romanzi cappa e spada e i cicli epici in cui si narrano grandi gesta, e poi ha coeso il tutto con una vena di spiccata, irresistibile e cinica ironia che è anche alla base del leitmotiv dell'opera.
Quindi, se conoscete a grandi linee la storia, non crediate di trovarvi davanti alla classica favoletta d'amore che vede protagonista una bellissima principessa (in questo caso un po' stupida) e un'aitante eroe (in questo caso davvero aitante) che pur di stare insieme sono disposti a superare mille peripezie. No. Perché anche qui interviene Goldman a ricordarci che la vita non è mai giusta... è appena un filo più decente della morte, tutto qui. 
Attraverso lo schema narrativo del metaromanzo l'autore ci presenta se stesso, un padre di famiglia che vorrebbe regalare al figlio di dieci anni una copia de La Principessa Sposa di Morgenstern (autore fittizio), con la speranza che la magia possa ripetersi. Anni prima, quando una brutta polmonite l'aveva costretto a letto per giorni, era stato suo padre e leggerglielo e ancora oggi ricorda le immagini che quelle parole avevano evocato e i terribili batticuori che l'avevano scosso. Ma più di ogni cosa vorrebbe condividere qualcosa con quel bambino, grasso, noioso e perennemente incollato ai videogiochi che sembra non sapere cosa sia la fantasia e a cosa potrebbe servire.
Solo che quando inizia a leggere si accorge che suo padre aveva alleggerito il libro di tutte le parti più noiose e ininfluenti e così decide di riscriverlo per poterlo rendere gradevole e adatto a qualsiasi età.
È attraverso la nuova stesura del libro di Morgenstern che ha inizio la favola del garzone che s'innamora della sua giovane e superba padrona e di lei che improvvisamente, trafitta da una fitta di gelosia, capisce di ricambiarlo.
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Il film, La Storia Fantastica
(scena "ai tuoi ordini")



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Ma non vivete nell'ignoranza, capito?


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