21 dicembre 2018

Recensione, RESTIAMO COSÌ QUANDO VE NE ANDATE di Cristò

Sul Book Bloggers Blabbering cala il sipario di questo spumeggiante 2018 e a chiudere le scene in bellezza ci pensa TerraRossa casa editrice pugliese che ha saputo subito distinguersi grazie ai titoli ricercati e alle grafiche curatissime.

Restiamo Così Quando Ve Ne Andate di Cristò

| TerraRossa, 2017 | pag. 242 |


Francesco, il protagonista di Restiamo Così Quando Ve Ne Andate, lavora in un supermercato grazie alla raccomandazione paterna, odia fare gli straordinari e quando è a casa, nonostante gli infiniti buoni propositi, finisce per passare le ore, se non interi week end, su Internet a cercare la qualunque e a contare i like.
Francesco è la classica persona che la vita la subisce. Chi invece rompe gli schemi e spezza le catene del conformismo è l'autore. Cristò sperimenta, inventa un nuovo tipo di narrazione che si dipana su blocchi temporali differenti - dieci giorni, dieci minuti, dieci mesi, dieci anni - costruisce una trama che non è fine a se stessa e usa un linguaggio non linguaggio per raccontarci, nemmeno troppo tra le righe, una storia davvero terribile, triste, solitaria... addirittura misera. Ma anche ovvia, normale e comune, ahimé,  a molti di noi.
"Voglio cambiare vita, smettere una volta per tutte di lavorare, svegliarmi quando non ho più sonno pensando a cosa voglio fare e non a cosa devo fare. Invece mi sveglio sempre troppo presto e penso solo a quello che devo fare illudendomi che, prima il dovere e poi il piacere, domani o dopodomani, al massimo nel fine settimana, avrò un po’ di tempo per quello che voglio. Ed eccolo qui il fine setti­mana, con il portatile bollente sulle ginocchia, buttato sul divano, una canna di hashish tra le labbra e la televisione accesa su Ultimate Guinness World Records Show."
Nella vita di Francesco c'è Donatello, il migliore e forse troppo scontato amico, Monica la ragazza che chiama solo per il sesso (sì, è un gran bastardo!) e Fatima, la vicina di casa indiana, un sogno erotico degno di Tinto Brass. Ci sono poi le telefonate con la madre, i silenzi con il padre, c'è la musica che vorrebbe suonare e l'hashis che si fuma con regola. Le sue costanti sono divano, portatile, accendino, televisione. In un loop ininterrotto.
Francesco è solo in mezzo alla gente, pensa tanto ma conclude poco e gli unici testimoni del suo passaggio su questa terra sono i muri che spesso irrompono la scena per dire la loro, per mostrarci gli effetti collaterali del nostro pietoso mal di vivere e darci la possibilità di fermarci a riflettere.

Un romanzo molto attuale che attraverso una sorta di William Stoner all'italiana ci parla di un uomo vittima delle regole sociali, prigioniero del sistema, della sua casa e dei suoi stessi sogni.

Sicuramente Restiamo Così Quando Ve Ne Andate è quel tipo di libro che esce dalla mia solita confort zone e onestamente non lo consiglierei a prescindere, però mi è piaciuto, mi ha sorpresa, ha coraggio da vendere, ha quella cinica ironia che mi ha spinto a sfogliare le pagine senza nemmeno accorgermene e non è banale, anzi tutto il contrario. C'è questo dualismo che funziona perfettamente e che vede in contrapposizione una vita come tante e uno stile quasi sperimentale; Cristò ci consegna un romanzo avanguardistico e intelligentissimo.
Ecco, forse l'autore non sarà John Edward Williams, ma è stato capace di strapparmi un amaro sorriso e poi di commuovermi.

Nota: Aprite un libro TerraRossa e guardate nella bandella di sinistra, troverete quello che per la casa editrice è il lettore ideale del romanzo in questione. In questo caso: chi nella vita avrebbe voluto fare altro e forse è ancora in tempo per provarci; chi pensa che la narrativa non sappia fare i conti con la realtà (e con l’irrealtà); chi ama le opere di John Barth, William Burroughs, Guido Morselli; chi non crede che Cristò possa essere il vero nome dell’autore; chi ne ha appena rullato uno.

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Il Book Bloggers Blabbering


1 commenti:

Mr Ink ha detto...

Titolo ed editore che non conoscevo, ma mi sembra molto belle mie corde. Soprattutto quel paragone con uno Stoner all'italiana. Segno, sperando di scoprirlo l'anno nuovo.