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20 dicembre 2016

Libro VS Film - Sfida n°49

A volte vorrei parlare dei film che mi capita di vedere, ma poi penso che un blog di libri non sia il posto giusto. Allora penso di parlare dei film tratti dai libri, questa cosa avrebbe senso, no? Ma quello che ne viene fuori non è mai una recensione, ma continui paragoni tra due opere dalla struttura tanto diversa. E così nasce questa rubrica (che posterò random) in cui mi divertirò a mettere sul piatto della bilancia un'opera letteraria e una cinematografica e vedere da che parte penderà l'ago.
LIBRO VS SERIE TV
chi vincerà?

Oggi in sfida
Miss Peregrine - La Casa dei Ragazzi Speciali

 
Vince il Libro!

Buongiorno a tutti! Alzi la mano chi è già andato al cinema a vedere Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali! E alzi la mano chi ne è rimasto totalmente affascinato! Ecco, io sto ferma, non muovo un muscolo, non alzo nemmeno un ditino, perché insomma... per me tutto quello che tocca Tim Burton dovrebbe diventare oro, invece questa volta le cose sono andate in un modo che non mi sarei aspettata...

Con il romanzo (ricordate? qui la recensione) era stato subito amore, tutta la prima parte, quella in cui il protagonista affronta la morte del nonno e il successivo arrivo alla casa di Miss Peregrine mi aveva coinvolto tantissimo. Mi sentivo in una favola dai toni dark e le fotografie del romanzo avevano contribuito a una fortissima immedesimazione. Poi c'è stato un piccolo calo, come se l'entusiasmo e la magia si andassero ad esaurire poco alla volta, ma il libro non è lunghissimo e il finale aperto ti fa sperare che i seguiti siano all'altezza. Come saprete, ma se no ve lo dico, l'incanto non si è ripetuto e Hollow City mi ha delusa su diversi fronti (qui la recensione).
Con il film è successo un po' il contrario. Prima parte prevedibile, a tratti noiosa, recitazione mediocre, poi arriva Eva Green e CIAOOONE, la sua sola presenza manda in mille pezzi lo schermo e tutto assume una nuova luce. Qui Tim Burton ha fatto centro: se Miss Peregrine fosse stata una vecchia bacucca il film sarebbe stato un flop totale.
La scelta meno saggia? Samuel L.Jackson. A parte che non mi è mai piaciuto come attore, lo trovo eccessivo, troppo teatrale e con una voce a dir poco fastidiosa. Ricopre il ruolo del "cattivo" quindi che mi stia sulle balls va anche bene, ma nonostante tutto è una voce fuori dal coro.
Molto positivo invece che il regista abbia deciso di farsi sceneggiare il romanzo come se fosse autoconclusivo. Infatti se Ransom Rigg aveva chiuso una parentesi per aprirne una decisamente più grande, nel film il cerchio si chiude senza dare adito a nessun seguito.

Visivamente Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali è un film molto suggestivo non lo nego, anche se - effetti speciali a parte - la pellicola sembra permeata per buon a parte dai filtri di instagram, quelli tendenti ai toni freddi del blu e del grigio, ma emotivamente non ha toccato nessuna corda, non ci ho trovato il pathos del libro, e sapete bene che per me non è assolutamente scontato che il romanzo sia sempre migliore della sua trasposizione. In fondo con Big Fish (vedi libro VS film) Tim Burton aveva rimaneggiato un plot bello ma non memorabile dando vita a una delle pellicole più meravigliose di sempre. Miss Peregrine è carino, godibile, ma si dimentica, ed è un gran peccato.



E secondo voi?
Libro o Film?

22 aprile 2014

Pillole di Recensioni #1


Mi riprometto sempre di recensire tutto quello che leggo, ma a volte qualcosa nell'ingranaggio s'inceppa, soprattutto quando non mi metto subito alla tastiera (cosa che dovrei fare appena termino un romanzo) e permetto alle emozioni di evaporare. Se poi i libri in questione non mi hanno colpito particolarmente il processo di evaporazione è ancora più veloce xD
Va be', considerazioni a parte non mi sembra carino far finire nel dimenticatoio le letture, per cui eccomi qui a scrivere poche righe per dire come la penso riguardo a letture recenti e non.

Shelter di Harlan Coben

| L'Ippocampo, 2013 | pag. 320 | € 13,00 | Mickey Bolitar # 1
L'anno che sta vivendo il quindicenne Mickey Bolitar non potrebbe andare peggio. Dopo aver assistito alla morte di suo padre e al ricovero di sua madre in un centro di disintossicazione, è costretto a vivere con lo zio Myron e a cambiare scuola. Con il nuovo college arrivano anche nuovi amici e nuovi nemici. Per fortuna di Mickey, arriva anche una nuova, grandiosa fidanzata, Ashley. Per un po' sembra che quel disastro senza fine che è la sua vita stia finalmente migliorando - finché Ashley scompare senza lasciare traccia. Deciso a non perdere un'altra volta una persona importante, Mickey si mette alla sua ricerca e viene così in contatto con un mondo squallido in cui capisce che la sua ragazza, dall'apparenza così dolce e timida, non è affatto quello che dice di essere. E nemmeno lo è il padre di Mickey di cui non si capisce poi se sia davvero morto. Ben presto il ragazzo viene a conoscenza di una cospirazione così spaventosa da far sembrare i problemi della scuola uno scherzo - e lo porta a porsi molte domande sulla sua vita, che fino ad allora credeva di conoscere.
Voto:

Ci voleva qualche brivido in più.
Magari leggetelo con le finestre aperte.

Forse voi non lo sapete ma io, tanti e tanti anni fa, mi sono innamorata di Harlan Coben. È successo con Non Dirlo a Nessuno il classico romanzo che consiglio a tutti i non lettori di thriller, perché unisce una serie di elementi capaci di catalizzare l'attenzione in maniera quasi ipnotica, ed è scritto in modo fluido e coinvolgente.
Detto questo passiamo a Shelter primo romanzo di una serie young thriller che vede protagonista il giovane Mickey Bolitar nipote del più noto Myron (esiste una serie dedicata a lui, purtroppo tradotto senza rispetto dal momento che la casa editrice è partita dall'ottavo libro dimenticandosi i precedenti sette... ma siamo abituati a queste cose, no?) alle prese con il suo primo "caso".
Ammetto che mi aspettavo qualcosina di più, ma devo anche ammettere che come libro per ragazzi è decisamente valido. Purtroppo manca di quella feroce suspense che io pretendo sempre da romanzi di questo genere, ma anche se non regala particolari sobbalzi alle coronarie, le atmosfere e la combriccola di adolescenti descritta da Coben sono decisamente convincenti. C'è anche una certa ironia che contrasta la paura incalzante e un finale che forse non è nemmeno così prevedibile.


Quella Volta a Londra di Julia Quinn

| I Romanzi Mondadori, 2013 - n°  1063 | pag. 300 ca. | serie Bevelstoke #2 |
Lady Olivia Bevelstoke ha saputo che il suo nuovo, affascinante vicino potrebbe aver ucciso la fidanzata e, determinata a scoprire la verità, decide di spiarlo. Sir Harry Valentine lavora per il ministero della Guerra traducendo documenti di importanza vitale per la nazione. Quando si accorge della splendida bionda che lo osserva di nascosto, dapprima si allarma, poi viene a sapere che potrebbe trattarsi della fidanzata di un principe russo sospettato di tramare contro l’Inghilterra. Riceve quindi l’ordine di indagare su entrambi: un incarico che ben presto si tramuta in piacere, poiché Olivia gli sta conquistando il cuore. E quando un grave pericolo incomberà su di lei, Harry dovrà ricorrere a tutta la sua abilità per proteggerla…
Voto:
 
La solita minestra riscaldata,
e questa volta è stata pure riscaldata poco e male.

Non mi è piaciuto un romance della Quinn. Ma vi rendete conto? E vi rendete conto di quanto mi senta in colpa nel dirlo? Insomma, io adoro Julia Quinn! Ricordo come se fosse ieri le risate che mi sono fatta con Il Visconte che mi Amava, tutti i pasticcini che si mangiava Colin in Un Uomo da Conquistare mentre corteggiava Penelope (senza saperlo), e avevo apprezzato anche il criticatissimo La Proposta di un Gentiluomo perché le rivisitazioni delle favole toccano parti di me che non posso ignorare.
Forse è proprio in nome di questi ricordi che la delusione è stata ancora più cocente.
Obiettivamente potrei dire che è carino, ma a mio avviso solo chi non conosce quest'autrice può apprezzarlo. Tutti gli altri rischiano di trovare l'ironia che solitamente caratterizza i personaggi della Quinn troppo forzata (a parte un paio di scene obiettivamente esilaranti) e come se non bastasse il romanzo tarda anche a decollare. Insomma se di solito ci si diverte, questa volta scappa qualche sbadiglio. Julia come hai potuto? Io mi fidavo di te!!!


Morte Malinconica del Bambino Ostrica di Tim Burton

| Einaudi, 2006 | pag. 136 | € 11,50 |

 Tim Burton è l'ormai celebre regista di tanti film famosi e originali, come "The Nightmare Before Christmas". Il suo lavoro è segnato da una cifra particolare e inequivocabile di orrore, comicità e insieme malinconia, che apparenta le sue figure di esseri sconfitti, dolenti, o almeno colpiti da un'assoluta solitudine, alle invenzioni della grande letteratura e arte. Il libro è una raccolta di racconti i cui protagonisti sono bambini, specchio della nostra mostruosità di adulti e della nostra incapacità di ridurre tutto a cose. C'è il Ragazzo-Ostrica che giace sepolto in riva al mare, e il suo ricordo dura lo spazio di una marea che cancella tutto. Ci sono il Bimbo-Formaggio e la Bambina-Spazzatura e il Bimbo con i Chiodi negli Occhi...
Voto:
  
Una perla da tenere sul comodino
e lucidare di tanto in tanto.

Un libro sulla diversità che non viene accettata, che viene condannata, che viene derisa. Ed è proprio qui che si riassume l'opera di Burton, dietro a una lacrima che nasconde un sorriso.
Credo che non ci sia altro da aggiungere, il nome dell'autore è sinonimo di garanzia e i suoi incredibili disegni vi riporteranno alla mente tutti gli amici e i parenti di Edward Mani di Forbice e Jack Skeletron (Nightmare Before Christmas). In questa piccola opera le Favole al Telefono di Rodari incontrano le cupe atmosfere di Edgar Allan Poe e si colorano di nero e di rosso. Ma i paragoni sono inutili. È Tim Burton. Ed è inconfondibile come solo i geni possono essere.
Un unico appunto. La traduzione. Purtroppo riadattare delle filastrocche non è facile, le rime spesso sono forzate, i vocaboli modificati, e parte del pathos si perde, ma nell'edizione Einaudi c'è anche la versione originale quindi, se potete, affidatevi a questa.
Vi auguro buoni incubi.

Nota: A questo link trovate l'opera completa.


7 giugno 2012

Libro VS Film - Sfida n°2


A volte vorrei parlare dei film che mi capita di vedere, ma poi penso che un blog di libri non sia il posto giusto. Allora penso di parlare dei film tratti dai libri, questa cosa avrebbe senso, no? Ma quello che ne viene fuori non è mai una recensione, ma continui paragoni tra due opere dalla struttura tanto diversa. E così nasce questa rubrica in cui mi divertirò a mettere sul piatto della bilancia un'opera letteraria e una cinematografica e vedere da che parte penderà l'ago. Posterò Libro VS Film di giovedì, spero vi piaccia l'idea!

Libro VS Film
chi vincerà?

La "sfida" di oggi è tra Big Fish di Daniel Wallace e il film di Tim Burton.

 
Vince il film! 

Non posso non dare questo premio virtuale al meraviglioso film di Tim Burton che rispetto al romanzo è più emozionale, più visionario, più toccante. Più tutto. Il regista ha saputo personalizzare la storia di Wallace senza stravolgerla, addirittura condendola con piccoli richiami ai suoi precedenti film (vedi le mani meccaniche che ricordano quella di Edward Mani di Forbice.) Ma non è tutto, Burton strizza l'occhio anche a Forrest Gump, Nightmare Before Christmas, alle foto di Diane Arbus, e fa bene. Lo fa con stile. Un film non deve sempre essere una fedele fotocopia del libro, deve avere una sua anima, deve esserci impresso lo stile del regista e penso che come ci riesca lui, in pochi sappiano farlo. Ne esce un film fantastico che ti prende il cuore per restituirtelo solo durante i titoli di coda, mentre scende una lacrima e il petto ti si gonfia di nuove speranze.
Il libro non lo sconsiglio, anzi, ma manca di quella profondità utopica che ho trovato nella pellicola. Se il film ti fa volare, il romanzo ti lascia coi piedi per terra, al massimo ti solleva di una spanna da terra, ma va comunque apprezzato, perchè con delicatezza racconta il difficile rapporto padre/figlio e di come la fantasia e l'immaginazione possano essere il sale della vita.
E secondo voi? Meglio il libro o il film?
Se amate Wallace vi consiglio Mr Sebastian e L'Ombra del Diavolo, sembra che Tim Burton sia rimasto incantato anche da quest'opera ambientata nel magico mondo del circo, un luogo ideale dove confondere realtà e fantasia.
Alla prossima settimana!

Noticina: Il 21 Giugno, per la Newton Compton, uscirà Il Circo del Diavolo che non è altro che il sopra citato Mr Sebastian e L'Ombra del Diavolo riproposto in edizione economica (costerà € 6,90) ma con un altro titolo.