13 febbraio 2015

Weekly Recap #119

Weekly Recap nasce dalla voglia di non parlare solo delle mie new entry libresche, ma anche di altre piccole curiosità settimanali. Libri che ho adocchiato, un estratto che mi ha particolarmente colpito, un film che ho visto, e così via. Un po' come fanno alcuni blog con la rubrica Clock Rewinders on a Book Binge [X - X]. Ma tutto senza regole. Un po' alla cavolo insomma. Sostituisce In My Mailbox.

Gente, si torna a recappare! Yeeee!!!
Dopo più di un mese in cui avevo messo la rubrica a riposo, eccomi di nuovo qui a chiacchierare di libri e film.
Nuove entrate libresche ce ne sono state, nuove visioni filmesche no, ultimamente io e la TV andiamo poco d'accordo e il mio catorcio di computer non mi ha permesso di vedere nulla in streaming. Oddio, volendo me lo permetteva anche, ma un film di due ore lo caricava in otto. Secondo voi ho questa pazienza? Manco per niente 
Ma veniamo alle new entry. Non sono tante, ma dopo la famosa "fase uno" anche detta "scambiamocomesenoncifosseundomani" sono passata alla "fase due" "leggiamocomenoncifosseundomani", anche perché solo così potrò tornare alla fase uno. Eheheh, che genia che sono!

New Entry


La foto come sempre non è il massimo della nitidezza, ma la tecnologia mi viene in soccorso e qui sotto trovate le copertine dei vari libri e i link ad Amazon nel caso vogliate leggere le trame.

 
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Chi mi conosce bene già saprà che per anni ho comprato i romanzi Harlequin in modo quasi compulsivo. Tutti i mercatini dell'usato erano miei e la caccia sembrava non avere fine. Perché mi era presa una tale smania? Dovete sapere che dieci anni fa questa casa editrice era l'unica a dare un po' di prestigio alle copertine dei romance e credetemi, non era una cosa da poco. Finalmente non c'erano cosce, tette e pettorali scolpiti che gridavano "leggimi e avrai orgasmi a gogò!", ma la parola d'ordine era eleganza e sobrietà. Ok, una copertina non è tutto, ma è davvero scocciante essere classificata come una casalinga frustrata che cerca l'evasione nel porno soft quando non è così. Io non sono frustrata! E soprattutto non sono una casalinga, visto che ho dei problemi anche solo a coordinare scopa e paletta! Ma per colpa di certe cover il messaggio che arrivava era sbagliato. Per questo adoravo la collana MIRA che tra l'altro mi ha fatto scoprire la mia amatissima Erica Spindler, ma sproloquio a parte, torniamo a noi.
Purtroppo, almeno per il mio gusto, la corrente e le vendite stanno spingendo in nuove direzioni e anche l'Harlequin si è adattata alla richiesta del gentile sesso iniziando a pubblicare romanzi erotici. C'è solo un piccolo problemino... a me non piacciono!!! Quindi quando mi sono vista recapitare Da Quando Non Ci Sei ho saltato di gioia, ma poi ho estratto dalla busta Voglio Tutto di Te e sono sprofondata al suolo. Adesso non voglio essere prevenuta che non va bene - non si parla male di un libro prima di averlo letto - quindi faccio un appello. Qualcuno che conosce vagamente i miei gusti l'ha letto e me lo consiglia? Mi servono degli input, anche perché è una trilogia e sono oltre 500 pagine °___° Un input bello grosso quindi... (niente doppi sensi eh )

 
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Il Signore delle Mosche di William Golding è uno di quei romanzi che gli amanti dei classici e dei titoli distopici non possono assolutamente farsi mancare. Se non l'avete rimediate subitissimo. Io l'ho letto secoli fa, l'avevo preso alla biblioteca, ma ero anche sicura di averne comprata una copia in seguito. Boh, non la trovo più. Forse non l'ho mai presa e mi sono sognata tutto, niente di più facile. Comunque voglio rileggerlo. Adesso che ho una discreta cultura del distopico contemporaneo voglio rituffarmi in quello classico. Voglio tornare là... dove tutto è cominciato.
Parlando con le Api invece è il romanzo che sto terminando al momento. Non ha la frenesia e il ritmo che amo nei thriller, ma incanalarlo in questo genere non mi sembra neppure corretto. La storia che racconta Peggy Hesketh è molto delicata e intimista e anche se parte con l'omicidio di due anziane signore, ben presto tocca temi come la solitudine, e la nostalgia. E' un titolo che punta sulla riflessione e ancora non so in che termini parlarne.

 

La gatta voleva intromettersi nella foto...
Ok, ci sono.

*bimbaminkia mode on*

Io ho Training in Love, e tu no! Io ho Training in Love, e tu no! Io ho Training in Love, e tu no! Io ho Training in Love, e tu no! Io ho Training in Love, e tu no! Io ho Training in Love, e tu no! Io ho Training in Love, e tu no!

*bimbiaminkia mode off*

Ah scusate, non avevo finito.

*bimbaminkia mode on*

Io ho la dedica di Manuela, e tu no! Io ho la dedica di Manuela, e tu no! Io ho la dedica di Manuela, e tu no! Io ho la dedica di Manuela, e tu no! Io ho la dedica di Manuela, e tu no! Io ho la dedica di Manuela, e tu no! Io ho la dedica di Manuela, e tu no! Io ho la dedica di Manuela, e tu no!

*bimbaminkia mode off*

Perfetto, adesso che mi sono espressa al meglio mi sento proprio bene.
Per chi non conoscesse Training in Love, o non avesse ancora avuto il piacere di leggerlo, vi consiglio di farlo. Anzi andate a leggere la mia recensione che male non fa. Eccola qui. Ovviamente è un romanzo tutto al femminile, è anche molto semplice, ma davvero delizioso. Una coccola. L'ebook costa meno di due euro, quindi non  fate i tirchi e accattatevillo!


Cosa mi sono vista

 

Praticamente niente.
Però voglio spendere due parole per un film di cui mi ero dimenticata di parlavi due o tre "puntate" fa e della mia visione anti San Remo di Giovedì sera. Volevo vedere Master Chef, ma volevo anche guardare la TV da letto e così mi sono sintonizzata su Canale 5 dove trasmettevano 27 Volte in Bianco. Film senza pretese, ma Katherine Heigl è carinissima e James Marsden non si butta di certo. Insomma, per le romanticone una visione tutta cuori e buoni sentimenti.

Tornando invece al film di cui non vi avevo parlato avrete già capito dalla locandina che si tratta di un horror. Niente di che, sinceramente. Quando ho visto che tra i produttori di Nave Fantasma c'era Robert Zemeckis mi sono brillati gli occhietti, ma dopo una mezz'oretta l'interesse era già scemato.
La prima scena però - super mega splatter - vale tutto il film. Pochi secondi che non si dimenticheranno facilmente, solo che la storia è un po' sempre la stessa e la recitazione lascia anche a desiderare. Nel cast c'è pure Francesca Rettondini che parla poco ma fa vedere le tette... capirete che non hanno investito chissà che capitale in questa pellicola.
Voto 6+/10.

Alla prossima!

12 febbraio 2015

Recensione in Pillole #11

Buonasera popolo di lettori!
Devo ammettere che ultimamente la sfiga mi perseguita. Come se non fossero bastati i giorni passati senza corrente al freddo e al gelo, adesso ci si mettono anche i malware a rompermi le scatole, così ieri pomeriggio, in preda a una crisi isterica, ho formattato tutto il computer. Ero così nervosa che non ho nemmeno salvato il salvabile e *sigh* credo di aver perso qualche recensione che era bella pronta da un po' di tempo. Pazienza. La salute mentale prima di tutto.
Avevo però voglia di chiacchierare di libri, quindi approfitto di questa fantastica (?) rubrica e parto subito con due titoli letti un botto di tempo fa. Uno addirittura ad agosto 2014. Ma bando alle ciance e cominciamo!


Le Sintonie dell'Amore di Colleen Hoover

| Leggereditore, 2014 | pag. 310 | € 12,00 | Hopeless #2 |
Ci sono ricordi che è pericoloso portare alla luce, cicatrici che è doloroso riaprire: ma per Holder e Sky, due ragazzi difficili con un tragico segreto alle spalle, è fondamentale affrontare quello che è stato per poter vivere quello che sarà.
Holder vive perseguitato dal proprio passato, schiacciato dal senso di colpa per il suicidio di sua sorella Leslie. E poi c’è il ricordo di Hope e di quel maledetto giorno in cui ha lasciato che la sua vicina di casa di quando era bambino salisse su quella macchina e sparisse per sempre dalla sua vita. Il rimorso che incupisce la sua esistenza lo costringe a continuare a cercarla, fino a quando in un supermercato incontra Sky, che ha gli stessi occhi della sua amica di un tempo, e pensa di averla ritrovata.
La vicenda di Le coincidenze dell’amore raccontata dal punto di vista di lui, per rivivere una splendida storia attraverso nuove emozioni.
Voto:
No voto, no party

Sono in grande, grandissima difficoltà, nel parlarvi di questo libro, perché se da una parte mi è piaciuto per svariate ragioni, dall'altra mi ha fatto giungere a un'amara conclusione. I romanzi fotocopia con il doppio punto di vista non servono a niente.
Adesso voi mi direte che in questo caso serviva eccome, perché Le Coincidenze dell'Amore è narrato dal punto di vista di Sky e tante cose di Holder non si sapevano, ed è vero, avete perfettamente ragione, ma serviva davvero un libro intero? Non sarebbe bastato che l'autrice aggiungesse dei capitoli in cui ci mostrava i suoi pensieri, il suo dolore e il suo passato? Oppure poteva essere sufficiente una sorta di racconto in appendice, o la raccolta delle lettere di Holder indirizzate alla sorella morta che sono stupendamente strazianti. Cavolo, alla fine mi è scesa pure la lacrimuccia!
Ma il punto è un altro. In questo romanzo c'è tanto di Holder e niente di tutto il resto.
Mentre ne Le Coincidenze dell'Amore ti vivi il libro, respiri i dialoghi, sbirci con discrezione l'intimità che si crea tra i protagonisti - un'intimità fatta di silenzi, sms, corse mattutine e segreti che invece di dividerli li uniranno ancora di più - qui non succede niente di tutto questo. Ti vivi solo Holder, e per carità, è un gran bel vivere, niente da dire, ma Sky? Lei che era così stramba, simpatica, insolita e divertente adesso è un'ombra, una marionetta, una figura che recita delle battute già sentite, ma senza emozionare.
E qui scatta la fatidica domanda. Come ha fatto Holder a innamorarsi di lei? Se nel precedente romanzo era tutto credibilissimo, in questo no. Ne Le Sintonie dell'Amore c'è un protagonista maschile stramegafighissimo che sa raccontarsi in modo toccante, le sue parole sono spine, le sue lacrime sangue, ma non riesce allo stesso modo a far emergere Sky. E Sky non può essere una semplice spalla! Anche qui potreste saltare su e dirmi che è normale, perché questo libro esiste solo grazie al precedente, ma non mi sta bene. Per me è un libro tronco. Sbilanciato.
Per carità, io ho amato Holder, e lo amo ancora (donna fedele sono!), infatti il libro l'ho divorato in due sere, eppure mi ha riempito il cuore senza svuotarmi la mente. Non sono riuscita a lasciarmi andare come faccio sempre quando leggo una bella storia d'amore e non ho potuto fare a meno di razionalizzare troppe cose. Di getto avrei dato 4 stelle. Dopo mezz'ora il voto era già sceso. Adesso a distanza di mesi non saprei... vorrei solo strappare le pagine con le lettere di Holder e incollarle in appendice a Le Coincidenze dell'Amore. Nonostante tutto so che molte lettrici più brave di me riescono a separare testa e cuore e di sicuro avranno amato e ameranno alla follia Le Sintonie dell'Amore. Vi invidio.
La mia "avventura" coi romanzi dal doppio pov invece finisce qui. Holder, perdonami se puoi ;_;


Il Bastardo di James Gabriel Berman

| Dalai Editore, 1998 | pag. 195 | 
Billy Crapshoot è senza dubbio un bel ragazzo; sbarca il lunario in diverse attività ben avviate: tassista occasionale, occasionale ladro di automobili, spietato assassino, sempre occasionale, ovviamente. Ora Billy ha deciso di compiere il suo capolavoro: "Donatore di sperma. Cinquanta dollari a provetta. Facile come rubare le caramelle a un bambino", pensa. Caitlin Bourke, bionda, romantica, è una ragazza di classe. Desidera tanto un figlio che non può avere. Tanto da farsi inseminare artificialmente. Facile indovinare chi sia il donatore. E' l'inizio di un incubo per la famiglia Bourke, ma anche l'incipit di un romanzo agghiacciante che illumina spietatamente le pieghe oscure di un'ossessione.

Voto:

Una donna ossessionata dal desiderio di avere un figlio, e un uomo - il bastardo* - divertito all'idea di lasciare ai posteri una traccia di sé. E così, mentre Caitlin Bourke e suo marito seguono la complicata trafila dell'inseminazione artificiale, Billy Crapshoot* dona alla banca del seme il suo dna su cui è scritto "truffatore, ladro, assassino". E indovinate un po' in quale ventre crescerà il figlio di codesto demonio? Non riuscite proprio a immaginarlo, vero?
Ma veniamo alle cose serie. A quelle che mi hanno spinto a iniziare questo libro.
Ho trovato Il Bastardo al Libraccio alla modica cifra di 3 euro e a tentarmi (oltre il prezzo ovviamente) è stato il commento sul retro copertina del Publisher Weekly "Un libro che ricorda Rosemary's Baby, ma a cui si aggiunge un'atmosfera da Stephen King." Io non mi lascio mai infinocchiare dai classici specchietti per le allodole, a volte penso pure che questi fantomatici critici nemmeno li leggano i romanzi che recensiscono, ma citatemi King e metteteci pure Ira Levin vicino che parto per la tangente.
A Rosemary's Baby diedi cinque stelline a Il Bastardo tre. Non avrei dovuto paragonarli, ma mi è venuto spontaneo, e il romanzo di James G. Berman per quanto piacevole da leggere è cattivo in modo così lampante che toglie suspense e divertimento. Invece Ira Levin sa scivolare sotto i tappetti, tra le assi del parquet, sulle crepe dei muri...  i suoi libri sembrano illuminati dalle tenebre, quelli di Berman hanno una lampada da 200 Watt puntata addosso.

Noticina: Nella mia edizione del 1998, sul risvolto di copertina, viene detto che da Il Bastardo sarà tratto un film con Franco Nero. A qualcuno risulta?


Alla prossima!

9 febbraio 2015

Recensione, PARAGON HOTEL di David Morrell

Pensavate fossi sparita? Be' lo ero °___°
Praticamente sono stata sommersa dalla neve e tutta la mia zona è rimasta per giorni isolata dal mondo intero. Non funzionavano i cellulari e nemmeno le linee telefoniche e - cosa tragica - non avevamo la corrente elettrica. Per non morire assiderata mi sono piazzata davanti al camino, ma ci ho guadagnato una fantastica dermatite. Urrà.
Oggi comunque sembra essere tornato tutto alla normalità così vi lascio una recensione (di tempo per leggere ce n'è stato!) non mia, ma di Pargolo!

Paragon Hotel di David Morrell

| Piemme, 2007 | pag. 390 | € 18,90 |
In un motel di Asbury Park, cittadina fantasma sulla costa del New Jersey, un gruppetto di archeologi appassionati di edifici abbandonati si prepara a penetrare nel Paragon Hotel, un tempo lussuoso e ricercato albergo, chiuso da decenni e destinato a essere demolito. Si tratta di un professor e di suoi tre ex studenti, due ragazzi e una ragazza. Li accompagna nell'esplorazione notturna un giornalista del New York Times. I cinque si infiltrano nell'albergo attraverso un tunnel sotterraneo. Polvere, ragnatele, cigolii, ombre, pavimenti che collassano, stanze che celano inquietanti segreti: i brividi sono come da programma finché i cinque non si accorgono che non sono soli e che i loro nuovi compagni non hanno le migliori intenzioni. E mentre i colpi di scena si susseguono a un ritmo sempre più serrato, il lettore scopre che i protagonisti hanno moventi e identità segrete e che fra i muri cadenti del Paragon Hotel si nasconde qualcuno che è capace di rendere la luce dell'alba un desiderio irraggiungibile.
Voto:

Recensione a cura di Gianfranco F.

Paragon Hotel è un romanzo che nonostante le poche pretese sa come intrattenere, anche se i tanti cliché rendono prevedibile (oltre che improbabile) gran parte della storia.

Siamo sulle coste del NewJersey e il Paragon Hotel, un lussuoso albergo ormai in disuso e prossimo alla demolizione, cattura l'attenzione di alcuni "creepers*" che vogliono portare alla luce i misteri occultati da queste antiche mura.
Si dice che il vecchio proprietario, Morgan Carlisle, a causa di una forte forma di agorafobia, non uscisse mai dal grande edificio a forma piramidale dalla cui sommità controllava e spiava i suoi ospiti in modo morboso con il solo scopo di assaporare ogni singolo istante della vita altrui.
Si scoprirà che l'hotel è stato teatro di atroci delitti e i nostri protagonisti, intenti a cercare una stanza che dovrebbe contenere un caveau pieno d'oro, dovranno affrontare il Male nella sua forma più pericolosa. Forse non sono soli. Forse qualcuno li spia...

Tra passaggi segreti, quadri che ti spiano e trappole mortali, prende forma un romanzo che sembra un classico b-movie. Uno di quei film in cui sai chi morirà, quando e come, ma Paragon Hotel, se preso per il verso giusto, sa come regalare qualche brivido, qualche testa mozzata e un bel po' di sangue.

Avventura, horror e thriller si susseguono pagina dopo pagina e detta così potrei dar l'idea che il romanzo sia quasi perfetto, ma ovviamente non lo è.
La nota dolente del libro è la caratterizzazione - praticamente assente - dei personaggi. Sappiamo qualcosa su Frank Balenger, il protagonista, ma i ragazzi che lo accompagnano all'interno dell'albergo sono solo delle pedine. C'è lo sfigato, il bellimbusto, il saggio, la "femmina" di turno...
Se avessi prestato più attenzione al nome dell'autore forse me lo sarei anche potuto aspettare. Perché? Be', probabilmente David Morrell non vi dice niente ma costui, nel 1972, ha scritto nientepopodimeno che... Primo Sangue. Non vi dice un tubo nemmeno Primo Sangue? Come darvi torto... Allora, siete pronti per la rivelazione del secolo? Il protagonista di Primo Sangue è...
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* Persone senza fissa dimora che occupano case abbandonate solitamente per viverci. In questo caso gli scopi sono ben differenti dall'avere un tetto sulla testa.

Nota: I commenti rilasciati a questo post, saranno visibili anche nella pagina del sito dedicata alla recensione.

2 febbraio 2015

Libro VS Film - Sfida n°44

A volte vorrei parlare dei film che mi capita di vedere, ma poi penso che un blog di libri non sia il posto giusto. Allora penso di parlare dei film tratti dai libri, questa cosa avrebbe senso, no? Ma quello che ne viene fuori non è mai una recensione, ma continui paragoni tra due opere dalla struttura tanto diversa. E così nasce questa rubrica (che posterò di giovedì) in cui mi divertirò a mettere sul piatto della bilancia un'opera letteraria e una cinematografica e vedere da che parte penderà l'ago.
LIBRO VS FILM
chi vincerà?

Oggi in sfida
L'Amore Bugiardo

 
Vince il libro!

Quando un libro si becca quasi cinque stelle (qui la recensione) è dura che possa vincere il film, ma ammetto di aver soppesato (anche se solo per una frazione di secondo) l'ipotesi di dare la parità. Poi no, non me la sono sentita, per quando il film sia fatto bene e la sceneggiatura (della stessa Gillian Flynn) scorra via senza risultare mai pesante, non ha quel quid capace di renderlo unico nel suo genere. Perché il libro lo è davvero: unico nel suo genere. Tra lo stile dell'autrice - impeccabile - e la cinica macchinazione degli eventi, ne esce un romanzo machiavellico e diabolico. Il film è cattivo, ma non così cattivo.
Il cast però l'ho trovato eccezionale.
Ben Affleck è un perfetto Nick. Questa volta la sua inespressività tanto criticata capita a fagiolo! Nick in fondo è proprio così. Sguardo sfuggente, emozioni trattenute, un'apparente indifferenza che nasconde altro.
Vogliamo poi parlare della Pike? L'unico aspetto negativo è che risulta un po' deviata già dal primo fotogramma, non ha per niente l'aspetto della brava ragazza, ma ci sta. Nel romanzo le pagine del suo diario raccontano la storia della povera Amy, cresciuta all'ombra di un'eroina letteraria forgiata a sua immagine e somiglianza, ma tante piccole cose parlano anche di problemi irrisolti e di una morbosità che aspetta solo di venir fuori. Sinceramente credo che l'autrice non abbia mai tentato di farla realmente apparire come la brava ragazza che lei cerca di essere agli occhi della gente. Lo stesso discorso vale per Nick. Anche a lui i panni del marito devoto vestono decisamente stretti. Entrambi stanno recitando per motivi diversi, ma la loro è una palese pantomima. 
D'altronde il titolo italiano, per una volta anche più calzante di quello originale, ci dice molto del libro. L'Amore Bugiardo. Queste due parole racchiudono l'essenza del legame che unisce Nick e Amy, un legame reso ancor più saldo dalle bugie piuttosto che dall'amore.
Però al film da 1 a 5 darei come voto 4. Qualche falla c'è. Forse alcuni passaggi possono anche risultare leggermente forzati o non chiarissimi se non si è letto il libro, perché tutto quello che di contorto ha creato la Flynn per forza di cosa è stato "semplificato". Ma non è una critica. Cinema e letteratura hanno due linguaggi diversi, non mi stancherò mai di dirlo; il primo deve risultare immediato, il secondo ha più tempo a disposizione.
Ma Finch alla regia è stata una mossa vincente, tra l'altro lui aveva già un'ottima esperienza con gli adattamenti di noti bestseller, vedi Fight Club, Zodiac, Il Curiosa Caso di Benjamin Button, Uomini che Odiano le Donne. Tra queste pellicole non ce n'è una che sia stato un flop, ma non ce n'è nemmeno una che si possa definire mediocre. Con Il Curioso Caso di Benjamin Button è addirittura riuscito a rendere un film decisamente migliore del romanzo! Insomma, quest'uomo dietro la macchina da presa fa miracoli e Gillian Flynn può star certa di aver affidato le sue pagine al meglio del meglio che Hollywood avesse da offrirle. Anche perché poteva sembrare un libro facile da adattare... ma non è per niente così.

- Trailer -


E secondo voi?
Libro o Film?

[nei commenti possibili spoiler]

30 gennaio 2015

Recensione, IL SOTTERRANEO di Stephen Leather

Buonasera lettori del web, sono alle prese da un paio di giorni con il sito che - poverino - è stato attaccato da un virus e ce la sto mettendo tutta per curarlo. Non sono preoccupata più di tanto, perché ho tutto l'archivio salvato in locale, quindi se altervista mi fa incazzare migro verso nuovi lidi.
Comunque in attesa che le cose evolvano - in positivo si spera -  posto l'intera recensione dell'ultimo libro che ho letto qui sul blog. Si tratta de Il Sotterraneo di Stephen Leather. O Stefano Pelle come avrei detto ai tempi della scuola. A sedici anni mi divertivo con le mie amiche a italianizzare tutti i nomi stranieri che in questo modo perdevano gran parte del loro fascino. Tom Cruise diventava Tommaso Crociera; George Bush, Giorgio Cespuglio; Jeremy Irons, Geremia Ferri; Oliver Stone, Oliviero Pietra e... va be' sto divagando e non sto dando una bellissima immagine di me x°D
Vi lascio alla recensione, buona lettura ^^


Il Sotterraneo di Stephen Leather

| Sperling & Kupfer, 2012 | pag. 206 | € 9,90 |
New York. Con una popolazione di circa quindici milioni di abitanti, è facile passare inosservati. Anche se sei un serial killer che tortura e uccide donne giovani, belle, di professione segretarie. L'assassino ha ora catturato l'ennesima vittima e la tiene prigioniera in un sotterraneo, da qualche parte in città. Ai detective del dipartimento di polizia Ed Turner e Lisa Marcinko tocca l'ingrato compito di passare al setaccio quei quindici milioni fino a trovare quello giusto, il colpevole, prima che sia troppo tardi. E questa volta sono sicuri di averlo individuato: si tratta dell'aspirante sceneggiatore Marvin Waller.
È sempre più frustrato perché non riesce ad avere successo, e i poliziotti pensano che la rabbia lo abbia portato a uccidere, anche se lui non sembra minimamente preoccupato di averli alle costole. Via via che il cerchio si stringe, Turner e Marcinko sono costretti però a domandarsi se sia davvero lui l'omicida. E, se non è lui, chi può essere? Serve tempo, ma il tempo è l'unica cosa che non hanno. Stephen Leather, maestro del thriller britannico, alterna la voce del sospettato con quella dell'assassino, costringendo il lettore a penetrare nella mente di un serial killer disturbato, in una combinazione perfetta di suspense e terrore, fino allo sconvolgente, imprevedibile, finale.

Voto:
 

Se penso a Il Sotterraneo mi viene da ridere, perché Leather mi ha fregata e a me piace da morire quando qualcuno ci riesce, infatti il voto sufficiente se l'è beccato solo per questo. In caso contrario sarei stata spietata per una serie di motivi che adesso andremo a vedere e, emh, per la cronaca, un po' spietata lo sarò lo stesso.
La storia. Se avete letto la trama sul risvolto di copertina (o qui sopra), sapete già troppo. Il libro è corto e andrebbe iniziato nella più totale ignoranza sapendo solo che la polizia ha a che fare con un serial killer e con la sparizione di giovani donne. Un classico? Sì, ma fidatevi, ho già detto pure troppo.
I personaggi. Ecco, adesso vorrei poter scrivere pochi ma buoni, perché in effetti sono pochi, ma... mica tanto buoni. In linea di massima sono tutti abbozzati per sommi capi e fanno leva su una serie di prevedibili cliché. Abbiamo il poliziotto nero e incazzato, la poliziotta bianca, bona e acuta, e poi arriva lui, Marvin Waller, un essere talmente tronfio e pieno di sé che ho dovuto arrivare alla fine del romanzo per capire cosa cavolo volesse dimostrare l'autore con un protagonista del genere. Marvin ha un'ironia così spocchiosa da farti prudere le mani e ha un altissimo QI che sfoggia con superbia e tracotanza, atteggiamento che lo fa sembrare più che altro un idiota, ma comunque... sorvoliamo sui dettagli. Ammetto che una risata o due me l'ha pure fatta fare... certe consapevolezze non sono da tutti.
"Non sono razzista, io tratto tutti come esseri inferiori."
Lo stile. Essenziale, quasi minimalista. Diciamo pure povero. Il Daily Mail lo definisce "impeccabile, senza una parola di troppo" e su questo siamo perfettamente d'accordo, peccato che qualche parolina in più non avrebbe guastato. L'inizio però è davvero accattivante e sono state proprio le prime righe a non farmi più staccare dalle pagine che sono scivolate via una dopo l'altra senza che me ne accorgessi, solo che a un certo punto mi sono resa conto che c'era poco di tutto. Pochi aggettivi, poca profondità psicologia, poca trama. Per buona parte del libro la polizia suona al campanello di Marvin, scambia con lui delle battute da far invidia a Zelig, e poi lo saluta. Il giorno dopo stessa tiritera, e così via fino alla fine.
"Marvin, vorremmo tu venissi alla stazione con noi."
"Perché, avete paura ad andarci da soli?"
"Maledizione, portiamolo alla stazione e basta!"
"Devo prendere un treno?"
In conclusione i difetti non mancano, ma il libro si legge in un pomeriggio e poi sul piatto della bilancia un finale inaspettato pesa più di qualsiasi cosa. Ammetto che la mia mente malata e deviata aveva dato vita a degli epiloghi niente male, ma Leather è stato furbo e anche se non si è perso a dare troppe spiegazioni, chi se ne frega, è rimasto fedele a se stesso, al suo dire e non dire, al suo essere criptico e volutamente confusionario. Io poi ho tanta fantasia e tutto quello che non è stato messo nero su bianco me lo sono immaginato con dovizia di particolari. Roba da far invidia a Dario Argento, ve l'assicuro.


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Nota: I commenti rilasciati a questo post, saranno visibili anche nella pagina del sito dedicata alla recensione.

26 gennaio 2015

Recensione, L'AMORE BUGIARDO di Gillian Flynn

Buon pomeriggio lettori del web, eccomi finalmente con una nuova recensione. In effetti ultimamente sto andando leggermente a rilento, ma la vita vera chiama e io non posso far altro che rispondere.
Oggi vi parlo di un romanzo che ho rimandato all'infinito. Quando si parla troppo di un fenomeno letterario non so perché, ma invece di esserne attratta ne vengo respinta, e poi avevo letto Sulla Pelle (qui uno straccio di recensione) che non mi aveva fatto impazzire, quindi capirete, la curiosità c'era ma non era alle stelle.
L'uscita del film però ha fatto da catalizzatore. Mi sono caricata come si deve e l'ho letto. Non dico divorato, perché la prima parte mi è sembrata prevedibile e poco originale, ma poi... poi ciao, ho perso la bussola. In questo libro non è importante il chi, ma il come e il perché e io me li sono gustati al meglio. Cattivo e malato. Il libro perfetto per me.


L'Amore Bugiardo di Gillian Flynn 

| Rizzoli, 2013 | pag. 462 | € 18,00 |
Amy e Nick si incontrano a una festa in una gelida sera di gennaio. Uno scambio di sguardi ed è subito amore. Lui la conquista con il sorriso sornione, l'accento ondulato del Missouri, il fisico statuario. Lei è la ragazza perfetta, bella, spigliata, battuta pronta, il tipo che non si preoccupa se bevi una birra di troppo con gli amici. Sono felici, innamorati, pieni di futuro. Qualche anno dopo però tutto è cambiato. Da Brooklyn a North Carthage, Missouri. Da giovani professionisti in carriera a coppia alla deriva. Amy e Nick hanno perso il lavoro e sono stati costretti a reinventarsi: lui proprietario del bar di quartiere accanto alla sorella Margo, lei casalinga in una città di provincia anonima e sperduta. Fino a che, la mattina del loro quinto anniversario, Amy scompare. È in quel momento, con le tracce di sangue e i segni di colluttazione a sfregiare la simmetria del salotto, che la vera storia del matrimonio di Amy e Nick ha inizio. Che fine ha fatto Amy? Quale segreto nasconde il diario che teneva con tanta cura? Chi è davvero Nick Dunne? Un marito devoto schiacciato dall'angoscia, o un cinico mentitore e violento, forse addirittura un assassino? Raccontato dalle voci alternate di Nick e Amy, "L'amore bugiardo" è una incursione nel lato oscuro del matrimonio. Un thriller costruito su una serie di rovesciamenti e colpi di scena che costringerà il lettore a chiedersi se davvero sia possibile conoscere la persona che gli dorme accanto.
Voto:

Imperdibile romanzo sugli inganni del matrimonio e sulle menzogne che invece di separare tengono unita una coppia. Mi aspettavo un thriller, invece L'Amore Bugiardo è un vero e proprio noir, con un finale che ha dell'incredibile, che a molti non è piaciuto, ma che personalmente ho trovato tanto improbabile quanto d'effetto. Forse può sembra quasi surreale, un gioco con troppi incastri, ma a volte, più una bugia è grande, più è credibile.

Nick e Amy sono uniti da un amore che li ha travolti e che in breve si è trasformato in una banale e monotona routine da srotolare come un tappetto sotto cui nascondere polvere e cocci. Sembrano una coppia perfetta, ma non lo sono, d'altronde... chi lo è? 
Entrambi i personaggi hanno macchie, colpe e segreti, credono di poter tenere tutto archiviato come si deve, ma quando Amy scompare nel nulla, proprio il giorno del loro quinto anniversario di matrimonio, la loro vita finirà sotto i riflettori. I tappeti verranno sollevati, i cassetti svuotati, gli armadi ripuliti.
Nick, un uomo imperscrutabile, pragmatico, dotato di fin troppo autocontrollo e di un'espressione che non tradisce mai nulla, diventa il bersaglio preferito dei mass media. Quando una donna sparisce il marito è sempre colpevole, soprattutto agli occhi di una popolazione cresciuta davanti alla TV e con Internet. Il caso è chiuso prima ancora di essere aperto, servono solo le prove per incastrarlo e il gioco è fatto.
Il romanzo alterna la narrazione di Nick alle pagine del diario di Amy, pagine che fanno emergere la figura di una ragazza innamorata, devota al suo uomo, disposta a tutto pur di far funzionare le cose, ma Amy è anche una ragazza fragile, cresciuta all'ombra di due genitori perfetti che l'hanno mitizzata attraverso una serie di romanzi che li hanno resi famosi e di cui lei è l'immaginaria protagonista. Amy in realtà è un nodo di fili spinati, un groviglio di lana da cardare, una superficie grezza da levigare. Cerca sostegno, comprensione, amore, ma Nick spesso mostra solo indifferenza e frustrazione.
"Era offesa che avessi pensato alla data del mio compleanno e non, per esempio, a quella del nostro anniversario: ancora una volta avevo scelto me anziché noi."
- Nick
"Tutti pensano che la vita sia dura per i figli dei divorziati, ma anche i figli dei matrimoni incantati hanno i loro problemi."
- Amy
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Il Film 



Film: L'Amore Bugiardo, gone girl
U.S.A, 2014
Durata: 149'
Genere: thriller
Regia: David Fincher
Cast: Ben Affleck, Rosamund Pike, Neil Patrick Harris.

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Nota: I commenti rilasciati a questo post, saranno visibili anche nella pagina del sito dedicata alla recensione.

22 gennaio 2015

Recensione Saga #1 #2 #3 #4 di Brian K. Vaughan e Fiona Staples

E' arrivato il momento di recensire come si deve Saga, una delle graphic novel più originali - nonostante una trama quasi scontata - che mi sia mai capitato di leggere negli ultimi tempi.
Attenzione. Saga è ancora in corso, pertanto se volete tuffarvi in questo mondo per uscirne solo alla parola "fine" dovrete aspettare ancora. Quanto, non ci è dato saperlo.

SAGA di Brian K. Vaughan e Fiona Staples

| Bao Publishing, 2013, 2014, 2015 | volumi #1 #2 #3 #4 |

Voto:

      

Tutto ha inizio con un romance. 

"Ti dice niente questo?"
Ebbene sì miei cari lettori, proprio così. Il romance, quel genere di romanzi di infima categoria che tanto viene bistrattato ma che alla fin fine incuriosisce - e non poco - è il fulcro intorno a cui ruota la storia di Marko e Alana. Lui è un prigioniero, lei la sua carceriera. Lui viene da Wreath, un pianeta i cui abitanti praticano la magia, un satellite di Landafall che condanna ogni forma di stregoneria e alleva generazioni di combattenti armati fino ai denti i quali hanno un unico fine: sottomettere il nemico. Alana è una di loro.
E' durante le ore in cui sorveglia Marko (incatenato e quindi impossibilitato a fuggire) che legge Fumo di Notte e scopre che l'amore tra due popoli diversi è possibile. Addirittura bellissimo.

"Ma è proprio questo il fatto! E' una storia d'amore!
Il mostro e la ragazza si incontrano ma,
invece di uccidersi a vicenda, stanno insieme,
fanno giochi da tavolo e ogni tanto lasciano l'appartamento
 per andare a mangiare panini al cinema."
"Ti prego. Continua a leggere."
E adesso ditemi che Marko,
anche se dotato di due corna non indifferenti,
non è un bel vedere.
Alana legge ad alta voce mentre Marko è ai lavori forzati e così, con la complicità di un romanzo e di uno sguardo di troppo, i due s'innamorano. E scappano. Alana lo libera e insieme si danno alla fuga.

Saga inizia con la nascita della piccola Hazel, la loro bambina, la prova vivente che l'amore tra due razze diverse è possibile. C'è solo un problemino. Adesso i loro nemici hanno un motivo in più per volerli tutti morti. Hazel è il simbolo della pace e la Storia purtroppo ci ha insegnato che alimentare l'odio è meno complicato che coltivare l'amore. Strano, ma vero. 
A dar loro la caccia il mondo intero. L'universo anzi. Forze armate, mercenari disposti a tutto pur di riempirsi le tasche, genitori, suoceri e anche ex fidanzate... Sono tutti sulle loro tracce, e tutti per motivi differenti.
Comunque non voglio dirvi altro se non che ogni albo chiude un arco narrativo per aprirne uno nuovo e che l'intera storia ruota intorno a questi sfortunati ma determinati Romeo e Giulietta che non hanno però nessuna intenzione di morire. Alana e Marko vogliono solo trovare un posto in cui vivere come una famiglia normale. Niente di più.
Ma Saga non è solo una semplice e scontata storiella d'amore o non avrebbe già vinto tre Eisner Award. Saga è la collisione tra la fantascienza e il fantasy. I mondi ideati da Vaughan hanno dell'incredibile e Fiona Staples li ha resi visivamente abbaglianti. Ma Saga è soprattutto innovazione. La favola per eccellenza si colora di irriverenza, a tratti è addirittura grottesca, e le sfumature che la caratterizza non sono di certo rosa. 

Saga non ha filtri.

"Ho un alito terribile"
(poesia allo stato puro)
Marko: "Questa. Questa è stata la volta migliore."
Alana: "Sei. Sei venuto dentro di me?"

Saga è sessualmente esplicito.

"Ti voglio fino in fondo baby"


Saga è volgare.

"Sto cagando? Sembra che sto cagando!"
Emh... no, stai partorendo u.u

Saga è divertente.

"Ragazzo, mi secca convincere qualcuno che non sono un genio,
ma ti giuro che quella storia aveva solo un tema per me: soldi facili."

Saga è politicamente scorretto.

Per farla breve...
Alana s'impasticca per rendere più soft la giornata lavorativa.

Ma se quelli sopra citati vi possono sembrare dei difetti - e non lo sono - sappiate che Saga sa essere anche infinitamente tenero.


Sophia: "Sono sporca dentro, perché ho fatto cose brutte con..."
GattoBugia: "Bugia"

Insomma, leggendolo vi potrà sembrare di essere di fronte a una colossale presa per i fondelli, invece ci sono tante piccole verità tra queste pagine. Giuro, non vi sto prendendo in giro, anche se le immagini qui sopra possono farvi pensare a una storia superficiale, non è così. Anzi, a colpire maggiormente il lettore è proprio il contrasto che c'è tra il modo in cui vengono narrati i fatti e il significato stesso di quei fatti. Bisogna saper andare oltre le apparenze, ma sarà più facile di quel che sembra, dopo un albo o due vi verrà addirittura naturale. A me il colpo di fulmine è scattato in ritardo, con il terzo albo per la precisione, ma è scattato, ed è questo che conta.
Inizialmente non avevo idea di che razza di fumetto fosse Saga, e non nego che mi ha spiazzata. Vedevo Marko e Alana che fuggivano, alla disperata ricerca dell'autore del romance "galeotto", convinti che solo lui potesse avere la chiave per la pace del mondo e mi chiedevo se ci facevano o ci erano questi due pazzi. Poi ho capito. E anche le cose più assurde hanno trovato la loro collocazione logica.
In Saga tutto è possibile. Ma soprattutto in Saga c'è molto più realismo di quel che sembra.
C'è la guerra con i suoi soprusi, le sue violenze, le sue assurdità. E c'è la quotidianità di due persone che pur essendosi dati alla macchia, pur sapendo che rischiano la vita ogni giorno, non possono fare a meno di provare ogni sorta di sentimento, razionale o meno che sia. Passione, gelosia, rabbia, frustrazione e solitudine fanno parte di loro. Come possono crescere una bambina in un mondo dove l'odio germoglia in ogni angolo? Come possono amarsi liberamente se devono vivere di segreti e sotterfugi?
Il divario tra la drammaticità della storia e la comicità degli eventi è geniale, e per quanto Saga sia paradossale è anche pura poesia. Basti pensare alla tenerezza della voce narrante, quella di Hazel, che vede e racconta con occhi innocenti tutto ciò che la circonda. Occhi che ancora non sanno. Occhi che ancora non sono stati contaminati dall'ipocrisia e dall'avidità. 
Ma basta, ho già parlato troppo.
Spero solo di avervi un minimo incuriosito. Spero che i disegni di Fiona Staples abbiano trafitto anche le vostre cornee. E spero che Brian K. Vaughan sia un ulteriore motivo per farvi fiondare in libreria. Lui non è solo un fumettista, ma è uno degli sceneggiatori di telefilm come Lost e Under the Dome pertanto credo che non servano ulteriori parole... lo si odia o si ama. Io lo lovvo.


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