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29 luglio 2016

Recensione, SCRITTO NEL DESTINO di Terri Osburn

Buon-caldo-giorno! Oggi mi rivolgo solo alle lettrici, perché si parla, dopo tanto, di romance!
Sotto ho fatto anche una piccola premessa, non so perché, ma ogni volta che ne prendo in mano uno mi viene da pensare a come mi sono avvicinata a questo genere che in parte ha cambiato la mia "carriera" di lettrice.  Va be', potete anche saltare le prime righe e andare al sodo se non vi interessa, capita che diventi logorroica e non so nemmeno io il perché ^_^

Scritto nel Destino di Terri Osburn

 | AmazonCrossing, 2016 | pag.338 | € 9,99 | Anchor Island #1 |
A volte la soluzione migliore è quella che cercavi da sempre.
Beth Chandler ha passato tutta la vita tentando di compiacere gli altri. Ha studiato legge per far contenti i nonni. Ha acconsentito a sposare Lucas, il fidanzato maniaco del lavoro, per farlo felice. E, nonostante la fobia per le barche, è salita su un traghetto per conoscere i futuri suoceri e fare contenti anche loro.
Durante un attacco di panico in mare aperto, Beth incontra uno sconosciuto alto e attraente che placa le sue paure… e le fa battere il cuore allo stesso tempo. Ben presto Beth ha una nuova ragione per andare nel panico: il suo bellissimo salvatore dagli occhi azzurri altri non è che il fratello di Lucas, Joe. Ma lei non potrebbe mai lasciare il fidanzato… Anche se l’attenzione di Lucas è più concentrata sul diventare socio dello studio legale che sulla la loro relazione. E se Joe fosse tutto ciò che Beth non sapeva di aver sempre voluto?
Voto:

E finalmente eccomi qui, come promesso (mesi e mesi fa, ma meglio tardi che mai), a recensire un romance <3
Era da un po' che non mi addentravo in questo genere a me tanto caro, anzi, adesso che ci penso, credo di non avervi mai detto come mi ci sono approcciata, quindi faccio una piccolissima premessa.
Correva il lontanissimo 2002 (anno più, anno meno...) e stavo attraversando un momento davvero difficile, anche detto "blocco del lettore". Tra l'altro ero prossima alle ferie e non c'era un solo titolo tra quelli che avevo in casa che mi ispirasse a tal punto da volerlo infilare in valigia (ma questo mi capita anche adesso, come mera scusa per comprarne di nuovi).
Un bel giorno, mentre girovagavo perplessa tra gli scaffali del supermercato, mi cade l'occhio su Shanna di K.E. Woodiwiss, leggo la trama e penso "perché no? magari una storia d'amore potrebbe fare al caso mio...". Tenete conto che io fino a quel momento non avevo mai letto un romanzo rosa.
Vado quindi a casa e prima di infilarlo in valigia sfoglio un paio di pagine... tzè... un paio di pagine... il resto della storia credo sia facilmente intuibile. Libro finito in poche ore. Ovviamente sono subito corsa in libreria per comprare un altro romanzo di questa autrice che aveva risvegliato il mio lato romantico instillandomi un nuovo e insano bisogno!
Ecco, da lì non mi sono più fermata. Per un periodo non ho addirittura letto altro, poi ovviamente sono andata in overburning e ho ridimensionato nuovamente le mie priorità in fatto di romanzi.
Adesso un bel romance ogni tanto non me lo toglie nessuno, anzi tutta quella categoria di lettori che li denigra (senza tra l'altro averne mai letto uno!) urta fortemente il mio sistema nervoso #sapevatelo perché, miei cari, se un autore sa scrivere e se un romanzo è ben fatto, il genere di appartenenza è davvero l'ultima cosa da guardare. Ma questo l'avrò ripetuto migliaia di volte... se invece siete curiosi di sapere altro sul romance e su come la penso cliccate qui.

* * *

Detto questo veniamo al romanzo di oggi, Scritto nel Destino, un titolo pieno di adorabili cliché che rendono la lettura appagante quanto una vaschetta di gelato alla Nutella.
In questo caso abbiamo un bel triangolo e già che ci siamo cogliamo l'occasione per ripassare un po' di geometria 8)
Cateto a: Beth - giovane donna specializzata nel rendere felice il prossimo. Altruismo a gogò, una piccola fobia per l'acqua e un feeling non indifferente con gli animali pelosi.
Cateto b: Lucas - giovane uomo specializzato nel pensare solo ed esclusivamente al lavoro. Sulla carta d'identità, in segni particolari, è riportato "ambizioso".
Ipotenusa: Joe (non a caso si è beccato il lato più lungo ^_^) - giovane maschio (notare la differenza sostanziale con "uomo") specializzato nel non capire un tubo delle persone. Ha avuto una ex fidanzata con più acqua ossigenata in testa che cervello e considera Beth, ancor prima di vederla, una piccola arrampicatrice sociale. Ma noi amiamo i personaggi ottusi che poi si ricredono a suon di craniate contro al muro e chili di testosterone che gli circolano in corpo. Ahhh, quanto li amiamo!

La storia è molto semplice, Beth si reca ad Anchor Island per conoscere i futuri suoceri, ma poco dopo le presentazioni il suo promesso la molla lì, su un isolotto sperduto insieme a persone che non conosce, perché il lavoro - e lei dovrebbe saperlo senza fare quella faccia stupita! - viene prima di tutto, quindi se l'ufficio chiama non bisogna rispondere, ma correre!
Così anche Beth (insieme a noi) pensa bene di darsi alla geometria. Inizia calcolando l'area dell'isola, piccola, ma caratteristica e accogliente, per poi passare al perimetro di Joe... e cavolo, a guardarlo bene, è proprio un gran bel perimetro! Non perfetto come quello di Lucas, tutto rigore e disciplina, ma qualche imperfezione e una serie infinita di angoli da smussare sembrano una sfida fin troppo allettante. Una sfida a cui è meglio sottrarsi subito, prima che la faccenda diventi troppo pericolosa.
Infatti, nonostante i battibecchi e una sorta di immediata antipatia, è ovvio dalle primissime pagine che Joe e Beth sono perfetti l'uno per l'altra. Sono simili più di quanto credano, ma preferiscono mentire a loro stessi, un po' per salvare le apparenze, ma soprattutto per non ferire coloro che amano. Ma 1+1 fa sempre 2, e se la matematica non è un'opinione a volte anche l'amore non lo è.

Scritto nel Destino è un romanzo semplice, onesto (molto onesto), con personaggi incredibilmente umani vittime dei loro cuori traditori. Sinceramente preferisco le storie più tormentate, adoro crogiolarmi nel dramma che scorre a fiumi, ma non posso muovere nessuna critica all'autrice che ha saputo dar vita a una dolcissima commedia fatta di amicizia, amore e rispetto per la natura. Una storia in cui ogni formula matematica trova la sua logica applicazione. 
Sono però curiosissima di leggere Up to the Challenge, perché mentre Joe e Beth si innamorano delle loro similitudini, Lucas e Sid manderanno all'aria ogni regola, da quella geometrica all'euclidea. E insomma... gli opposti che si attraggono hanno un fascino tutto loro, credo sia indiscutibile.

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21 maggio 2016

Recensione, UNA VALIGIA PIENA DI SOGNI di Paullina Simons

Lo sapete che una "brava" blogger non pubblica mai di sabato e domenica? Soprattutto se il week end cade in primavera o in estate (è risaputo che c'è un calo di visualizzazioni non indifferente)! Ma io brava non lo sono mai stata, e adesso sento troppo il bisogno di condividere con voi il mio pensiero sull'ultimo romanzo di Paullina Simons, Una Valigia Piena di Sogni.
Essendo una recensione è priva di spoiler, ma aspettatevi un post in cui vi dirò vita morte e miracoli su Johnny Rainbow.
Buona lettura <3

Una Valigia Piena di Sogni di Paullina Simons

| Harper Collins, 12/05/2016 | pag. 530 | € 14,90 |
Un giorno dovrai scegliere tra ciò che credi di desiderare e ciò che desideri sul serio. Allora capirai cos’è l’amore. Chloe e Mason, Hannah e Blake. Due coppie, due fratelli, due migliori amiche. Il viaggio dopo il diploma è l'occasione a lungo sognata per vivere una nuova avventura insieme prima che le loro vite prendano strade diverse. La meta è Barcellona, ma prima devono fare tappa in alcune città dell'Europa dell'Est per onorare una promessa di famiglia. E qui, tra i tesori di una terra che muove i primi timidi passi dopo il crollo dei regimi comunisti, Chloe incontra Johnny Rainbow, un misterioso ragazzo americano che gira il mondo con la chitarra sulle spalle, un sorriso sulle labbra e un oceano di segreti negli occhi.
Con lui i quattro amici attraversano in treno il vecchio mondo, da Carnikava a Treblinka, da Cracovia a Trieste, in un viaggio indimenticabile che li porta nel cuore dell'Europa e nell'oscuro passato di Johnny... Un viaggio che rischia di far saltare i progetti di Chloe per il futuro, che la costringe a mettere in discussione tutto ciò che era convinta di volere, che spoglia di ogni falsità il suo legame con gli amici di una vita finché non le rimane che un'unica certezza: comunque vada a finire, dopo questo viaggio le loro vite non saranno più le stesse.
Voto:

Se avete seguito i miei vaneggiamenti sul blog e su facebook sapete già quanto questo romanzo mi abbia messa alla prova. Probabilmente era assurdo anche solo pensare che stringere tra le mani un altro libro di Paullina Simons avrebbe significato rivivere quelle emozioni - potenti e devastanti - provate con la trilogia del Cavaliere d'Inverno, ma quando un'autrice ti ha coinvolto fino al midollo compromettendo il giudizio di qualsiasi lettura romantica "post Tatiana e Alexander", credo sia normale.

Lone Star è un romanzo che inizia molto lentamente e che per certi versi si potrebbe definire di formazione; il percorso di Chloe, la protagonista, si focalizza prevalentemente sui suoi quasi diciotto anni e su una torrida estate del 2002 che le porterà via l'innocenza in cambio di un'intera vita da vivere in pochi giorni. Barcellona doveva essere il regalo per il diploma, il viaggio perfetto da condividere con la sua migliore amica Hannah e i loro fidanzati, Blake e Mason, ma al di là di ogni previsione non ci saranno risate, nacchere, balli e spiagge, ma bugie, segreti e rancori che verranno a galla travolgendo la loro esistenza, che giovane non sarà mai più.
Dopo, niente sarà come prima.

Il problema è che prima di arrivare al momento di svolta, la cara Paullina ci delizia con duecentocinquanta pagine di tutto e niente. Dalle motivazioni a mio avviso poco chiare che spingono la famiglia di Chloe a farla partire a patto che cambi il suo itinerario e si faccia un bel giretto in Lituania e Polonia tra campi di sterminio e orfanotrofi, all'incontro con Johnny Rainbow, un ragazzo tutto fascino e distruzione.
È lui il cuore di un mistero che si cela dietro un nome fatto di sole, pioggia e colori. Johnny che risponde per enigmi, che non si separa dalla sua chitarra, che incanta il mondo con una profonda voce d'angelo e tenta di ingannare la vita con cordialità. Un vagabondo, un piantagrane, un mosaico di gioia, estasi e terrore. Vicino a lui tutte le certezze di Chloe andranno in frantumi, perché l'amore è così, irrazionale e spaventoso, incondizionato e privo di argini.
Non piangere, dice Johnny, la vita è bella.
Paullina Simons non ci ha mai abituati a storie semplici e personaggi perfetti, ed è chiaro fin da subito che la maggior parte delle relazioni hanno crepe e veleno.
I quattro amici che ci vengono descritti all'inizio non trasmettono nemmeno per un attimo unione e forza. Non sono dei moschettieri pronti a tutto l'uno per l'altro, ma quattro individui cresciuti insieme che non hanno il coraggio di prendere ognuno la propria strada.
Nel loro rapporto c'è la paura di crescere, il disagio del non sapere chi sono e cosa vogliono diventare. Solo Blake, con il suo essere grossolano, sciatto e istintivo, non inganna, non indossa maschere, non recita nessuna parte. Lo stesso non si può di dire di Hannah, frivola, superficiale, annoiata; di Mason che sembra indifferente a qualsiasi cosa; e anche di Chloe che nonostante i suoi silenzi nutre l'infondata convinzione che il tempo non distruggerà le cose, ma le sistemerà.
Poi c'è Johnny Rainbow. Un tassello che si aggiunge alle vite dei personaggi che ci hanno accompagnato per tre libri. Il Cavaliere d'Inverno, Tatiana e Alexander, Il Giardino d'Estate. Un tassello che non mancava, ma che porta con sé un piccolo eco.
Non lo nego. Nonostante la frustrazione iniziale, la lentezza narrativa e il voto non eccelso, la figura di Johnny Rainbow è come un respiro mozzato.
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24 novembre 2015

Recensione, GUIDA AGLI APPUNTAMENTI PER IMBRANATE di Tracy Brogan

Ma quanto sono pigra ultimamente? Devo ammettere che è un periodo in cui il mio bioritmo si fa un po' i cavoli suoi e io ne subisco le conseguenze. Sedermi al computer è una specie di punizione divina e non ne capisco il motivo visto che ero abituata a passarci ore e ore. Però se devo parlarvi di un libro romantico e divertente tutto è più facile, quindi mettetevi comodi (anzi comode) e beccatevi la recensione di uno dei titoli usciti per la nuova Casa Editrice Amazon Crossing!

Guida Agli Appuntamenti per Imbranate di Tracy Brogan

| Amazon Crossing, 11/2015 | pag. 328 | € 9,99 | Bell Harbor #1 |
Se c’è una cosa che Sadie Turner sa fare benissimo è mettere ordine nelle cose. Perciò quando si rende conto che la sua vita “perfetta” è nel caos più completo, decide di trascorrere le vacanze estive nella casa al lago della zia, con la speranza che tutto torni al suo posto. Sadie vuole rilassarsi e curare le ferite che le ha lasciato l’ex marito infedele. E per questo ha bisogno di tempo, lontana dagli uomini. Da tutti gli uomini.
È difficile però trovare un momento di pace nel cottage dell’eccentrica zia Dody, con due cani sbavanti e due cugini impiccioni (di cui uno è un esuberante arredatore d’interni intenzionato a rimettere a nuovo la povera Sadie). Senza contare che sono tutti decisi a farla uscire con Desmond, il nuovo vicino sexy. Alto, abbronzato e muscoloso, Des è anche meraviglioso con i bambini di Sadie. Ma deve avere per forza un difetto (è un uomo!) e per questo lei deve mantenere le distanze.
Con il trascorrere dell’estate, la vita che Sadie stava cercando di semplificare diventa sempre più complicata: le si presenta una nuova opportunità di lavoro, il perfido ex torna a tormentarla e zia Dody rivela un tragico segreto. Ma forse un po’ di caos è proprio ciò di cui una ragazza imbranata ha bisogno per rimettere ordine nella sua vita.
Voto:

Ohhhh, felice io... finalmente dopo tanto tempo ecco un bel romance! Un romance che senza ricorrere a scene bollenti e super hot sa farti battere il cuore a suon di risate, sospiri e ancora risate! Sia chiaro a me i libri così di solito non piacciono, non so quale strano problema io abbia, ma preferisco piangere (probabilmente soffro di una costante sindrome pre-mestruale °_°), eppure Guida Agli Appuntamenti Per Imbranate non me lo sono solo letto, ma me lo sono addirittura "visto", scena per scena, da quando Sadie arriva con figli e bagagli nella stramba casa rosa di zia Dody, al meraviglioso epilogo con tanto di scambi di identità.
Ma procediamo con ordine che quando l'entusiasmo si impossessa delle mie cellule cerebrali è la fine. Già non connetto di mio, quindi fate voi...
Come ho già detto più volte, posso stroncare in modo impietoso un libro pieno di cliché oppure osannarlo come fosse il vangelo. Ecco, questo è il secondo caso.
I personaggi sono obiettivamente stereotipati, la maggior parte di quelli secondari sono delle vere e proprie macchiette, ma l'autrice non li ridicolizza affatto, rendendoli credibili nel loro essere strambi o eccentrici, dall'incontenibile zia Dody, al cugino molto gay e molto fashion Fountaine, dall'impenitente ex marito Richard, all'algida madre di Sadie a cui non si sposterebbe un capello nemmeno se venisse travolta dalla bora triestina. E poi c'è, lui, il Podista, l'uomo dai muscoli guizzanti che fa footing sulla spiaggia e che scopriremo essere - in una circostanza quasi tragicomica - il sostituto del dottore di Bell Harbor. Per farla breve, il nostro protagonista è un sex symbol in camice bianco, dolce, impudico, simpatico e con un irresistibile accento scozzese. Che dire... aye! Praticamente dopo averlo visto un paio di volte ero già cotta. Non Sadie però, lei grazie ad anni e anni di esperienza al fianco di un marito fedifrago non si lascia di certo fregare, perché una cosa l'ha imparata: l'uomo perfetto non esiste.
Non si nega però il piacere di una conoscenza, pertanto flirta, finge che tra loro ci sia qualcosa, tanto lo sa che prima o poi tutti gli scheletri che Des tiene sotto chiave cadranno dall'armadio, ma lei questa volta non ci finirà sotto, no no, lei è assolutamente certa di scansarsi in tempo.
"La realtà era che quella relazione era una deviazione, non una destinazione!"
Sadie è una protagonista decisamente divertente, ha un cervello che rischia di esplodere da un momento all'altro per i troppi pensieri che l'affollano e dei polmoni a prova di iperventilazione per colpa di un cuore che non vuole battere a un ritmo regolare. In lei collimano ribellione e contegno, sfrontatezza e disciplina, ardore e insicurezza. Un mix assolutamente irresistibile e a prova di noia.
Sinceramente mi aspettavo che a Des spuntasse l'aureola da un momento all'altro, perché stare dietro a una tipa così svalvolata come Sadie non è assolutamente semplice, comprenderla ancora meno!
Di normale ha poco o niente a partire da un'incomprensibile (almeno per me) passione per l'ordinare, classificare, piegare e impilare, al suo essere sentimentalmente una gran casinista. Fate entrare in ballo il cuore e sbarellerà di brutto, passando da crisi di pianto improvvise a repentine fughe post orgasmiche (sì, avete letto bene, ma non fatemi spiegare... leggete! ;) ).

Personalmente ho trovato questo romanzo oltre che divertente veramente ben scritto, e soprattutto tradotto ad arte perché pieno di doppi sensi e giochi di parole che non sono andati persi e che in caso contrario avrebbero tolto alla narrazione quel tocco di folle irriverenza che invece è il suo punto di forza.
Ho apprezzato anche il finale, frettoloso in un certo senso, perfetto dall'altro, perché l'autrice ha saputo fermarsi al momento giusto, un attimo dopo sarebbe caduta nel melò o avrebbe minato il mio tasso glicemico in modo irreversibile. Invece è stato bello così. Così bello che non vedo l'ora che Amazon Crossing pubblichi un altro romanzo di Tracy Brogan che è entrata di diritto tra le mie autrici salvavita, un po' come la Phillips con cui condivide un'irresistibile vena ironica e la straordinaria dote di trasformare i personaggi più sgangherati, nel cast ideale per la perfetta commedia romantica.


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13 marzo 2015

Recensione, ODIO QUINDI AMO di Susan Elizabeth Phillips

Questa voleva essere una recensione in "pillola", poi mi sono lasciata leggermente prendere la mano ed è uscito qualcosa di più lungo. Non troppo, ma sufficiente comunque per farvi capire come la penso sull'ultimo romanzo della mia amatissima Susan Elizabeth Phillips, la regina indiscussa del romance contemporaneo.
Stavolta non ho messo il voto... ci sto ancora rimuginando sopra.


Odio Quindi Amo di Susan Elizabeth Phillips

| Leggereditore, 02/2015 | pag. 406 | € 9,90 |
Dopo quindici anni, Sugar Beth Carey sta per tornare a Parrish, Mississippi. Ai tempi del liceo, è stata la ragazza più cool della città, una principessa viziata che si divertiva a spezzare cuori e a rovinare amicizie e reputazioni. Quando rimette piede in città, con diversi mariti alle spalle, pochi soldi e nessun futuro, scopre che le sue vecchie conoscenze la stanno aspettando al varco per una rivincita. Quelle che erano le sue migliori amiche stanno affilando le punte degli eye-liner, Winnie Davis, cui aveva reso la vita un inferno, ora è pronta a sfidarla a colpi di popolarità e Colin Byrne, un insegnante che all'epoca aveva perso il posto di lavoro per colpa sua, è diventato uno scrittore di successo e vive nientemeno che nella vecchia casa di Sugar... Ma anche Sugar Beth è cambiata, la vita è stata meno generosa di quando era ragazza, e non è più la biondina viziata di una volta... Una storia di speranze e rimpianti, di amicizia e incomprensioni, in cui l'amore è la chiave per aprire le porte della felicità.

* * * * * 

In una recensione nemmeno troppo vecchia (questa) scrissi "Dare a un romanzo della Phillips un voto inferiore alle quattro stelline dovrebbe essere un reato punibile dalla legge. " e adesso gente... sento che rischio la galera!!!
Oddio, se devo essere sincera quattro stelline gliele darei comunque (la prigione mi fa taaaanta paura!), ma è un voto molto razionale che non mi sento di negare a un libro scritto come al solito benissimo.
Ma è un romance, e in un romance lo sapete cosa deve succedere, vero?
*ripetiamo in coro*
Mi devo innamorare del protagonista!
Invece il mio arido cuoricino è rimasto a bocca asciutta davanti a Colin. Com'è potuta succedere una cosa del genere non ne ho idea, anche perché amando i rapporti odio/amore quello tra il bel professore e la perfida, egocentrica e snob studentessa aveva tutte le carte in regola per svalvolarmi come si deve.

Io adoro come la Phillips riesce a scavare nel passato dei suoi personaggi senza lasciare nulla al caso, permettendo al lettore di conoscere ogni più piccola sfumatura delle loro vite. E di Colin e Sugar Beth sapremo anche il colore delle mutande una volta sfogliata l'ultima pagina... non che in un romance sia una novità, ma capite l'antifona :)
Quindi non so perché mi sia successa una cosa simile, ma mi è successa. Ho conosciuto Colin, l'ho visto vestire prima i panni del giovane e saccente professore e poi quelli del burbero scrittore, e non l'ho amato. Punto. L'ho visto sciogliersi davanti a questa donna che anni prima aveva praticamente odiato per il suo superficiale esibizionismo e non l'ho amato. Di nuovo punto.
La Phillips lo definisce "un uomo intrappolato nel secolo sbagliato" e forse è questo che mi ha impedito di cadere ai suoi piedi. Lo vedevo bene in un salotto londinese in compagnia di uomini del suo rango a conversare di sigari e brandy, mentre - in silenzio - si struggeva per una nobile decaduta dal carattere impossibile.

La nobile decaduta sarebbe ovviamente Sugar Beth. Le parti che riguardano la sua adolescenza sono state senza dubbio le mie preferite. Questa protagonista era una vera stronza, non c'è che dire, e i personaggi border line sono i migliori.
Da ragazza Sugar Beth aveva la scuola ai suoi piedi. Era lunatica, vanitosa, viziata all'inverosimile, e tutti la temevano e rispettavano allo stesso tempo. Tutti, tranne il giovane professore Colin Byrne che non si lasciava di certo mettere in piedi in testa da una perfida smorfiosetta cattiva fino al midollo. Definire "riprovevoli" le azioni di Sugar Beth è poco. Lei umiliava, schiacciava, soggiogava. E il centro dei suoi crudeli scherzi era spesso Winnie, la sorellastra, così diversa da lei e per questo così disprezzata.

Anni dopo, quando Sugar Beth ritorna nella sua città natale dopo essere passata attraverso una serie infinita di relazioni e matrimoni sbagliati, non è più la stessa. Ha la stessa letale sensualità di un tempo, le spine non sono cadute, ma questa volta le servono per difendersi e non per attaccare. Fare pace con il passato non sarà facile. Rimettere i tasselli della sua vita al posto giusto ancora meno. Riabilitare la sua immagine non ne parliamo. Colin tra l'altro è intenzionato più che mai a fargliela pagare con gli interessi, così quando viene a sapere che sta cercando lavoro e le propone di diventare la sua domestica, non ha di certo idea del guaio in cui si sta cacciando. 1) Sugar Beth sa a malapena tostare due fette di pane. 2) Sugar Beth lavora con minigonne vertiginose e magliette super scollate. 3) Sugar Beth non è più la stronza che ricordava.

Ovviamente il loro rapporto - come rivela il titolo - sarà di puro odio e vero amore, e avrà il lieto fine che ogni romance ci promette ancora prima di iniziarlo.

Solo che come dicevo prima, in un libro di questo genere mi piace andare in brodo di giuggiole per il protagonista. Colin invece si è rivelato troppo dandy per i miei gusti, però sia chiaro, nel panorama del romance contemporaneo Odio Quindi Amo si fa dar del "lei".
Come sempre la Phillips riesce a strutturare le sue storie al meglio e lascia grande spazio ai personaggi secondari che poco alla volta si ritrovano ad avere un ruolo fondamentale per lo svolgersi delle vicende. Personalmente mi è piaciuto vedere come si risolverà il rapporto tra Sugar Beth e la sorellastra Winnie; mi sono trovata immersa nelle dinamiche familiari che vedono coinvolti ex fidanzati, nipoti problematiche e paesani curiosi; e sì, non mi sono innamorata di Colin. Nella sua storia con Sugar Beth, per quanto apparentemente complicata e impossibile, ho respirato aria di "e vissero per sempre felici e contenti..." dal loro primo incontro. E per quanto razionalmente la fine è sempre ovvia, irrazionalmente voglio che l'autrice mi porti all'epilogo a occhi chiusi e cuore aperto.
Forse ero in letargia ormonale, che ne so. Fatto sta che aspetto con impazienza un altro romanzo della Phillips.

P.S. Stupende le citazioni a inizio capitolo tratte dai romanzi di Georgette Heyer ♥


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18 febbraio 2015

Recensione, IL PRIMO BACIO A PARIGI di Stephanie Perkins

Buon pomeriggio lettrici del web, oggi mi rivolgo soprattutto a voi, anime romantiche che si sciolgono davanti alle storie d'amore che non hanno età! Come ben saprete aspettavo tantissimo che Anna and the French Kiss uscisse in Italia quindi mi ci sono fiondata sopra praticamente subito. Il risultato... "ni". Adesso non fatevi influenzare dall'inizio della recensione - sto attraversando un momento particolarmente difficile a quanto pare °___° - il libro è carino, ma non ha lasciato nessun segno indelebile...


Il Primo Bacio a Parigi di Stephanie Perkins

| De Agostini, 02/2015 | pag. 428 | € 14,90 |
- Anna and the french kiss # 1-
Non c'è nulla che Anna aspetti più dell’ultimo anno al liceo. E’ sicura che ogni singolo momento insieme alla sua migliore amica e al ragazzo per cui ha una cotta colossale sarà indimenticabile. Ma le cose non vanno affatto come sperato perché i genitori di Anna decidono di spedirla per un anno intero in collegio a Parigi. Anna è disperata … almeno fino al giorno in cui incontra Etienne St.Clair. Divertente, sensibile, affascinante, St. Clair sembra proprio il ragazzo perfetto. C’è solo un piccolo problema: lui è fidanzato. Ma- si sa – Parigi è la città più romantica del mondo, e tra una passeggiata sulle rive della Senna e un appuntamento al chiaro di luna, tutto può succedere...

Voto:

Posso piangere?
Non credevo di poter arrivare a dire una cosa del genere, ma voglio un protagonista su cui sbavare. E io di solito non lo voglio. Voglio coinvolgere testa, cuori e ormoni, ma in questo periodo devo avere una qualche disfunzione, perché la fase sbavante ha l'assoluta priorità.
Ho puntato tutto su Etienne St. Clair, ma ho fallito. Anzi no, lui ha fallito.
Perché?
Adesso sto per dire una cosa che mi farà sembrare uno schifo di persona. Una di quelle superficiali, snob e senza valori. Sto per fare outing e credetemi, non è facile.
Vado?
Vado...
Allora... io ho un problema con le altezze.
Il mio uomo può avere tutti i difetti di questo mondo, ma deve essere più alto di me. Anche solo di un centimetro, l'importante è che non debba abbassare la testa per guardarlo negli occhi. Ovviamente quando leggo un libro - e nello specifico una storia d'amore - ogni protagonista diventa il mio ipotetico uomo.
Adesso ridetemi pure in faccia e sputatemi in un occhio. Sono una persona orribile, me ne rendo conto, perché Etienne, con la sua bella faccia, i suoi capelli perfetti, la sua passione per la Storia (finalmente un protagonista con una buona fetta di cultura!) non mi ha mandato in tilt... e tutto perché gli mancano dieci centimetri per essere alto come Anna Oliphant, la protagonista.

Detto questo razionalizziamo il tutto e cerchiamo di parlare in modo sensato de Il Primo Bacio a Parigi.

Le mie tre stelline sono tutte per Anna, una protagonista divertente e simpatica, una voce narrante colorata e piena di brio. Anna è una ragazza normalissima, con tanti dubbi, poche certezze e la paura folle di non riuscire ad adattarsi in un posto che non è "casa". Il padre infatti l'ha spedita a Parigi per un anno di scuola, inutili le sue preghiere e suppliche per farlo desistere, alla fine le è toccato ubbidire. Ma Parigi è così straniera che le mette quasi soggezione. Lei non è abituata a leggere romanzi carichi di sensualità, non indossa tacchi vertiginosi e baschi colorati, e di solito fa colazione con uova e pancetta, non con croissant e macarons. Scoprire, vivere e visitare la città più romantica del mondo attraverso i suoi occhi è senza dubbio la cosa che più mi è piaciuta del romanzo. Capire che casa non è un posto, ma una persona - delle persone - quelle persone che ti amano e ti fanno stare bene, è il messaggio più incisivo e significativo che la Perkins fa passare attraverso queste pagine.
Con Anna ha creato un personaggio a tutto tondo. Anna che ha diciotto anni e ha voglia di innamorarsi. Anna che passa ore al telefono con il suo migliore amico. Anna che ha un blog e una passione sfrenata per il cinema. Anna che sogna a occhi a occhi aperti ed esprime desideri sul point zero.

Anche la storia d'amore avrebbe tutte le carte in regola per essere promossa a pieni voti. Quello di Anna e Etienne è un rapporto che cresce, matura e si solidifica in un anno. Tra di loro c'è un feeling immediato, ma prima di tutto diventano amici. Lei ha un "quasi" ragazzo che l'aspetta dall'altra parte del mondo, lui una fidanzata storica che sembra non aver nessuna intenzione di lasciare. Però passano un sacco di tempo insieme... E quando si sfiorano non è mai per caso...
"La maggior parte delle ragazze ride troppo forte alle sue battute e cerca scuse per sfiorargli il braccio. Per toccarlo. Io invece ci litigo, gli lancio occhiatacce esasperate e mi comporto in modo diverso. Quando lo tocco, è per dargli una spinta. Perché è così che fanno gli amici."
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28 novembre 2014

Recensione, IRRAGGIUNGIBILE di Abbi Glines

Lettura post operatoria. Mi serviva qualcosa di poco impegnativo e una cosa è certa, meno impegnativo di questo c'è solo Carosello.
Sarò breve comunque, parlare male di un libro di Abbi Glines è un po' come sparare sulla Croce Rossa.

Irraggiungibile di Abbi Glines

| Mondadori, 2014 | pag.224 | € 14,90 |  serie Rosemary Beach #1 |

Rush Finlay ha ventiquattro anni, è sexy e arrogante, e nessuno riesce a dirgli di no. Blaire Wynn ha solo diciannove anni, è splendida, innocente e off limits: è figlia del nuovo patrigno di Rush. Quando Blaire, alla morte della madre, lascia la sua fattoria in Alabama e si trasferisce in Florida dal padre che non vede ormai da anni, trova ad attenderla solo Rush, il fratellastro fascinoso e inaffidabile, con cui dovrà trascorrere l'estate. Blaire non è preparata a quel mondo pieno di lusso e tentazioni, e soprattutto a quella potente attrazione, impossibile da contenere, che la trascina verso Rush... Perché la felicità sembra sempre così irraggiungibile?

Voto:

RECENSIONE V.M. 18
Ai tempi in cui lessi The Vincent Boys pensavo che solo la lobotomizzazione avrebbe potuto riportarmi sulla strada di Abbi Glines, invece ho capito che anche un intervento chirurgico, l'anestesia e gli antidolorifici possono farti fare cose di cui poi non risponderai se non in presenza del tuo avvocato. Io, il mio, ce l'ho qui vicino, sappiatelo.

Allora... Irraggiungibile. Premetto che per me l'unica cosa irraggiungibile è la mente deviata di questa autrice che secondo me potrebbe giusto andare a sceneggiare Beautiful, ma Abbi ti prego, piantala di scrivere stronzate libri. Non sei capace, fattene una ragione. Punti tutto sul sesso e lo fai anche nel modo più squallido possibile, perché i tuoi protagonisti sembrano degli squilibrati ninfomani.

Invece il senso del titolo mi sfugge proprio, perché i due protagonisti sono particolarmente raggiungibili (per non dire accessibili) da tutte le parti sotto tutti i punti di vista. Ma non soffermiamoci su queste sottigliezze e scopriamo queste perle di personaggi.

Lui, Rush, è un ventiquattrenne perennemente in fregola, infatti ogni volta che la protagonista lo spia dalla finestra è impegnato a dare colpi d'anca alla fortunata di turno. E' viziato, arrogante e ricco da fare schifo.
Lei invece, Blaire, è la tipica ragazza di provincia, semplice e ingenua. Grandi tette, culo piccolo, maglie scollate e pantaloncini corti (mi sembra pure sbilanciata la ragazza) e una faccia che dice, Oddio, ma perché tutti mi guardano in quel modo? a cui segue la faccia che ci accompagnerà per mezzo libro, Oddio, ma perché Rush tromba tutte tranne me?
Avete capito il genere? 
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23 settembre 2014

Recensione, IL TUO MERAVIGLIOSO SILENZIO di Katja Millay

Dopo tanto buio, ecco la luce! Ultimamente non ho letto romanzi in grado di farmi fare le ore piccole o di leggere in qualsiasi ritaglio di tempo. Come al solito mi dicevo "sono io", "è un momento così". Ma cazzate. Era colpa dei libri, perché appena trovi quello giusto ti rendi conto che non c'è niente che tenga. Addio sonno di bellezza, benvenuti pasti surgelati. Ogni minuto, per essere speso bene, dovevo spenderlo con questo libro.

Il Tuo Meraviglioso Silenzio di Katja Millay

| Mondadori, 2014 | pag. 462 | € 14,90 |
Le sue dita non possono più correre sul pianoforte, il suo mondo pieno di note è diventato muto. Nastya era una promessa della musica, prima. Prima che tutto precipitasse, prima che la vita perdesse ogni significato. Da 452 giorni Nastya ha smesso di parlare, e il suo unico desiderio è tenere nascosto il motivo del suo silenzio. La storia di Josh non è un segreto: ha perso tragicamente i suoi cari, e solo nel recinto impenetrabile che ha costruito intorno a sé si sente al riparo dalla compassione degli altri e libero di dedicarsi in solitudine all'unica cosa che lo tiene in vita: intagliare il legno. Quando sembra non esserci più luce né speranza, Nastya e Josh si trovano e le sensazioni sopite esplodono dal corpo e dal cuore. Due lontananze si incontrano, cercando l'una nell'altra la forza per superare il passato e rinascere davvero.

Voto:

"Vivo in un mondo senza magia né miracoli. Un posto dove non ci sono chiromanti o prestigiatori, angeli o ragazzi dotati di superpoteri pronti a salvarti. Un posto dove le persone muoiono, la musica si è spenta e le cose fanno schifo."

Eccolo, eccolo, eccolo! Eccolo il libro che cercavo, il romance capace di risollevarmi dall'apatia e dalla noia, il romance come dico io. Il Tuo Meraviglioso Silenzio custodisce la triade per eccellenza: una storia dolorosamente drammatica, personaggi straordinariamente veri, e un finale che ha del miracoloso per quanto sia perfetto. No davvero, sapete quanto io ami questo genere di libri, ma spesso mi scende il sangue dal naso per colpa di epiloghi talmente zuccherosi da risultare nauseanti. Invece Katja Millay ci regala uno dei "per sempre" più belli mai scritti e a cui dedico il mezzo voto in più.

Ma partiamo dal principio. Non posso dire di aver capito subito di avere tra le mani un romanzo veramente valido, perché spesso dietro alla rappresentazione del dolore che tanto piace agli autori e ai lettori c'è sempre la solita minestra: siamo sfigati, ma insieme ce la faremo. Evviva. Batti cinque. Two is megl che one...
Questa volta no. Questa volta Nastya e Josh non ce la fanno. Sanno di non poterci riuscire, si rendono conto di essere emotivamente instabili e anche se le cause del loro dolore sono diverse la consapevolezza è la stessa.

"Morire non è poi così male dopo la prima volta.
Lo so per esperienza..."

Nastya è devastata nel corpo e nell'anima. Lei, che aveva il mondo ai suoi piedi e che poteva ambire a essere addirittura straordinaria, adesso non è più nemmeno normale. Non è nessuno. È morta. Ha il corpo ricoperto di cicatrici e la mano sinistra che era solita scivolare sui tasti del pianoforte con grazia e leggerezza è un insieme di ossa aggiustate e placche di ferro.
Nastya è una sopravvissuta. Forse dovrebbe essere grata alla vita per averle dato una seconda possibilità e forse dovrebbe aggrapparsi all'amore della sua famiglia, ma non ce la fa. A sostenerla ci sono esclusivamente l'odio, la rabbia e il terribile ricordo dell'istante in cui la sua esistenza è arrivata al capolinea.
Nastya però non vuole condividere i suoi segreti e siccome nessuno può farsi carico delle sue sofferenze, piuttosto che mentire, preferisce rifugiarsi in un silenzio che non infrange con nessuno.

Finché, dopo due anni, rivolge la sua prima parola a Josh.

Josh è il ragazzo che dalla vita non ha perso tutto, ma tutti. A una a una le persone che amava sono cadute come birilli, e ormai è così abituato a stare solo che non sa quasi più cosa sia la solitudine.
Insieme passano ore e ore nel garage di lui a lavorare il legno, un luogo che diventa un rifugio, la loro via di fuga, il loro mare della tranquillità. Più il tempo passa più uno s'insinua nei silenzi dell'altro finché questi non si spezzano.

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18 agosto 2014

Recensione, DI CARNE E DI CARTA di Mirya

Non sapevo di quale libro parlarvi per primo e alla fine ho sorteggiato lasciando questa ardua decisione nelle mani del destino! Tocca a Mirya e al suo romanzo autopubblicato aprire le danze e non posso che esserne felice, perché anche se non mi ha conquistata dalla prima pagina mi sono fatta trasportare dallo stile e dalla qualità dell'autrice. Mirya ha classe e si vede, difetti a mio gusto ce ne sono, ma quattro stelle Di Carne e di Carta se le merita tutte!

Di Carne e di Carta di Mirya

| autopubblicato, 06/2014 | € 2,68 |

Chiara vive di carta. Insegna, studia e legge di tutto. Sui libri e coi libri è cresciuta, i libri sono stati la sua famiglia e i suoi migliori amici e dai libri ha appreso l’amore: l’amore per le pagine ma anche per gli uomini che in quelle pagine vivono. Leonardo entra nella sua vita per seguirla nel Dottorato di ricerca, ed è un uomo concentrato sulla realtà di carne: per lui il distacco dalle parole scritte è vitale e non accetta l’approccio passionale di Chiara. Ma è stato davvero un caso, a portarlo da lei, o c’è una trama anche dietro al loro incontro?
Tra un canto di Dante e una canzone degli ABBA si combatte la guerra tra la carne e la carta, una guerra che non ha vincitori né perdenti e che forse non ha nemmeno schieramenti.









Voto:

Come poteva per lui essere l'Inferno, 
ciò che per lei era il Paradiso?

Ammetto di aver iniziato il romanzo di Mirya grazie ai commenti sul web e ai consigli delle amiche, grazie a quel miracolo anche detto passaparola, perché titolo e cover non mi attiravano per niente. Lo so, sono motivi stupidi per non leggere un libro, motivi del tutto superficiali e bla bla bla... Lo so. Ma tant'è, e ormai non perdo nemmeno più tempo a giustificarmi.
Il titolo poi mi ricordava una tesina che feci ai tempi della scuola e che avevo intitolato "Dalla Carta alla Carne". Questo fattore forse avrebbe dovuto stimolare la mia curiosità, invece no, effetto contrario anche in questo caso. Non so perché... e ci ho pure ragionato sopra, ma non sono venuta a capo di niente. Di certo non mi aspettavo di trovarci delle similitudini, non avevo mica scritto un romanzo! Io parlavo dei personaggi dei romanzi che avevano trovato un volto nel cinema, Mirya invece ci parla di Chiara, una ventisettenne convinta di non poter provare sulla propria pelle la passione struggente e incendiaria che sente attraverso i testi letterari.
Insomma, razionalmente non so perché imboccassi tante strade tranne quella di Di Carne e di Carta, ma sotto sotto sapevo che a quello STOP avrei dovuto fermarmi prima o poi. E l'ho fatto. Cambierei ancora titolo e copertina, ma il contenuto, che poi è quello che realmente conta, mi ha gradualmente conquistata.
Mi sono divertita con le citazioni dantesche, coi riferimenti a Novecento e Orgoglio e Pregiudizio, a canticchiare le canzoni degli ABBA e a recitare Leopardi.  A volte avrei bacchettato Mirya per aver ostentato un po' troppo il suo amore per la carta, ma tra un rimprovero virtuale e l'altro mi sono sciolta. 
Sfogliata l'ultima pagina ero talmente liquefatta che avrei potuto dare al romanzo mezzo voto in più, e l'avrei fatto volentieri in nome di un capitolo che racchiude la perfetta essenza dell'anti romance e di cui avevo sinceramente bisogno: mentre Leonardo offre a Chiara il suo pegno d'amore ero in standing ovation. L'unico problema è che a diciotto anni volevo fare la professoressa e deve essermi rimasta incollata adosso una qualche vena di stronzaggine, quindi quattro stelle, ma giuro, meritatissime (immaginatevi quattro stelle belle panciute e super brillanti).
Al contrario se avessi dovuto dare un voto dopo le prime ottanta pagine sarei stata seriamente in difficoltà. All'inizio mi sembrava tutto troppo esagerato. Leonardo che tratta Chiara come la più totale delle nullità e con parole esasperanti al limite dell'umana comprensione (mai rapporto di odio/amore è iniziato con intenzioni peggiori e apparentemente immotivate). Alessandra, la migliore amica della situazione, che colora ogni battuta con continue allusioni sessuali (il solito cliché). Chiara che educa i suoi studenti con fermezza e passione, ma allo stesso tempo si diverte a sfotterli dosando bastone e carota (la perfetta prof. moderna che si lascia però andare a qualche scambio di battuta un po' troppo confidenziale, altro cliché). Qualcosa graffiava le mie corde. Qualcosa non mi convinceva.
Tutto questo succedeva all'inizio.
Tutto questo succedeva quando il colpo di fulmine non mi aveva ancora colpito.
Il "problema" è che Mirya sa scrivere porca miseria, e io davanti a una bella penna non capisco più niente ed entro in modalità "fai di me ciò che vuoi"! Infatti se all'inizio venivo respinta dalla storia per colpa di parole e passaggi un po' troppo altisonanti, a un certo punto mi ci sono trovata dentro, quasi senza rendermene conto. Mirya era riuscita a incastrarmi, mi aveva resa succube della sua prosa, e nonostante qualche forzatura stilistica mi ha fatto amare Di Carne e di Carta, tanto da perdonargli alcuni difetti.
Mi è piaciuta (in modo crescente) Chiara, una ventisettenne idealista con la rara capacità di saper ancora sognare e sperare, nonostante tutti i "se" del suo passato e i "forse" del futuro. Una donna - come la definisce Leonardo - capace di ubriacarsi di letteratura colta di giorno e romanzetti rosa di notte, troppo amante della parola scritta e poco della vita vera.
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26 aprile 2014

Recensione, TRAINING IN LOVE di Manuela Pigna

Devo ringraziare il post di Nina (questo) e il post di Manuela (questo) se ho iniziato Training in Love e se adesso ho una nuova autrice che fa parte del mondo del self da seguire!
Ragazze, siete le "scoperte libresche" che mi danno più soddisfazione!

Training in Love di Manuela Pigna

| autopubblicato | pag. 284 | € 2,68 |
Olivia è una ragazza dolce e simpatica, ha un unico problema: il sovrappeso.
Per quasi tutta la vita è stata una ragazza grassa, presa di mira a scuola e non solo a causa delle sue dimensioni; ha passato diversi anni a lottare strenuamente con la bilancia, gettando la spugna quando sembrava che ogni tentativo non andasse a buon fine, e rassegnandosi a vivere per sempre con tutti i suoi chili in più.
Finché una sera un incontro con un ragazzo speciale non le ridona un nuovo stimolo per risolvere il problema con l'alimentazione una volta per tutte e iniziare a vivere la sua vita a pieno, cominciando dal cambiare se stessa e finendo con il progetto di conquistare il ragazzo in questione.
Attorniata da amici premurosi, cerca una figura professionale che la aiuti nel suo intento, senza sapere che questo sconvolgerà per sempre i suoi piani.
E proprio quando tutto si realizzerà esattamente come si era augurata, si renderà conto che il fato è ironico e birichino, e a volte, quando i desideri si realizzano, non si è così felici come ci si aspetterebbe, soprattutto se nel frattempo quei desideri sono cambiati, sconvolti da un turbine alto e biondo, difficile da ignorare...
Voto:

Ma si può dimagrire leggendo un libro? Perché - giuro - dopo Training in Love mi sento più leggera, svolazzo di stanza in stanza meglio di Trilli e cavolo, ho quasi voglia di uscire a correre, peccato che non ci sia un personal trainer come Andrea a tenermi il passo, e nel caso ci fosse... non so quanto farebbe piacere a mio marito (dettaglio non del tutto trascurabile). Comunque mi sento bene, in pace con il mondo, e ho anche un fantastico sorriso ebete stampato sulla faccia.
Avevo iniziato Training in Love Giovedì mattina mentre ero in fila all'Agenzia delle Entrate e all'improvviso, in quel luogo pregno di aria viziata e gente con il muso lungo, ho sentito pervadermi da una piacevole brezza. Adoro quando i libri mi danno simili sensazioni. L'avrei finito nel pomeriggio se un attacco di allergia stagionale non mi avesse messa k.o., Venerdì stavo pure messa peggio, ma questa mattina (Sabato) sono passata dal letto al divano e non mi sono mossa finché non ho sfogliato l'ultima pagina e adesso sento che questa giornata sarà migliore: Manuela e la sua storia l'hanno resa migliore! Urka sono di buonumore e sento di poter sfidare anche i pollini primaverili!

La storia di Olly e dei suoi venti chili di troppo è un po' la storia di tutte le donne che si sono sentite almeno una volta nella vita a disagio con il proprio corpo, e non necessariamente per un problema di sovrappeso, ma per qualsiasi difetto fisico che è potuto essere oggetto di scherno.
Tra le righe troverete consigli, piccole e grandi e verità, e alcuni passaggi si riveleranno dei veri momenti di inconsapevole training autogeno, infatti alla fine del romanzo il mio "io" più silenzioso (quello che non è mai saggio e razionale) aveva addirittura voglia di fare due chiacchiere anche se le risposte alle sue domande non sono arrivate (ci sento poco ).
Tanto per fare un esempio qualcuno può spiegarmi perché se mio marito mi dice "amore, hai messo su qualche chilo" io - dopo essere entrata in modalità Ciclope e averlo incenerito con un battito di ciglia - sono già sulla bilancia con il telefono in mano a cercare su internet una dieta miracolosa, mentre se brutalmente gli faccio "tesoro, ma guarda come ti sei ridotto da quando ci siamo sposati!" lui si rimira allo specchio (forse ha pure un'erezione) e sorridendo (senza nemmeno guardarmi, perché il suo riflesso lo sta abbagliando) afferma "macché, sono sempre strafigo"!?
Perché l'autostima degli uomini batte quella delle donne 1000 a 1?
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